Personaggi perlopiù insignificanti dell’agenzia Voli di Gabbiano #18 (Parte II)

Nemesis si guardò nei paraggi. Nel marasma della moltitudine brulicante di persone, uomini e donne, che si aggiravano senza posa in quella agenzia, fu rischiarato da una considerazione spaventosa. Molti di loro – perfino lui stesso – si trovavano in quell’azienda proprio per la grande e irretente quantità di offerta umana che vi si poteva trovare. Cioè, vi era un tale convegno di uomini e donne, che era statisticamente valido poter ritenere che molte di quelle persone sostassero lì non solo per portare a casa uno striminzito stipendio a fine mese, ma soprattutto per avere dei rapporti sociali, i quali il più delle volte sfociavano fatalmente nell’attrazione fisica. E i dirigenti di quella compagnia non potevano non saperlo. Dunque capì che quella mescolata e costante promiscuità, il lavorare tutti ammassati, delle volte anche calcati uno sull’altro, era sia un metodo calcolato per risparmiare sulle spese sia principalmente un metodo per render più allettante quel soggiorno, che per molti di loro sarebbe dovuto essere solo un momentaneo porto d’attracco in attesa di una sistemazione più sicura, duratura e di valore. Con il trascorrere del tempo, quel momentaneo soggiorno diventava una sorta di volontaria reclusione volta all’ergastolo. Questo gli apparve improvvisamente roboante e mefistofelico: venivano trattati come polli d’allevamento ai quali rendevano più interessante la villeggiatura prima della macellazione, la quale alla fine sarebbe immancabilmente avvenuta. E quella mattazione equivaleva al dilapidare della loro unica ricchezza: la giovinezza.

In quell’insano ambiente lavorativo, quanta gente si inebriava di nuove storie, complicità, amicizie, ma anche contrasti e nefandezze e scontri – tutti accadimenti che comunque facevano sentir vivi. Ciò costituiva per gli sfruttati un notevole incentivo a rimanere, anche se lo stipendio era sottopagato, non si rispettavano i diritti sindacali e venivano spinti a rifocillarsi di valori deviati utili all’azienda.

Quell’occorrenza era aberrante, pensò Nemesis in un momento d’irrefutabile lucidità. E allora la sua nausea crebbe a dismisura e infine maturò l’idea di andarsene da quel limbo che pietrificava il corretto svolgimento della vita tentando di renderla viziata e contorta.

L’assordante silenzio del mondo della cultura su queste leggi liberticide e fasciste

Dove sono finiti tutti quei paladini dell’antifascismo? Dove sono tutti coloro che si opponevano strenuamente a berlusconi quando scese in politica? Dove sono finiti i partigiani che fecero la Seconda Guerra Mondiale combattendo il fascio-nazismo?! Che fine ha fatto il popolo viola? E le associazioni ebraiche? E i sindacati? Si sono tutti sciolti al sole, annientati dalle criminali fake news e dalle omissioni dei tg di regime – compreso lo spot che invita a vaccinarsi e invoca di non credere alle fake news! Ma se sono loro le fake news!

Vi ricordate quel post (che ho messo pure in evidenza) in cui spiego bene perché queste leggi sono fasciste? Ecco dovete sapere che ad alcuni dei soggetti che menzionavo sono davvero andato a rompere le scatole sui loro social media…

Eccone qui un breve resoconto…

Sono andato a rompere a una rivista culturale ebraica – perché teoricamente loro dovrebbero un tantinello indignarsi ogni volta che risalta fuori un regime fascista – e ho lasciato il testo di quel famoso post. Risultato: sono stato ignorato. Solo una persona mi ha chiesto conto che avessi messo nella mia lista della gente che avrebbe dovuto dire qualcosa ma non l’ha fatto la Murgia…

Sono andato sul profilo della cgil e anche lì il mio commento è stato ignorato, ma in quel caso perché ce n’erano un mucchio di altri che criticavano aspramente landini e la sua sparata che tutti i lavoratori dovrebbero vaccinarsi. landini, mi fai semplicemente schifo. Sei un opportunista. La prova lampante è il tuo cambio di strategie, in ogni ambito, da quando sei nel sindacato più importante di Italia. È chiaro che questa tua sparata l’hai fatta solo per allinearti con gli altri, perché se non ti esponevi qualcuno avrebbe potuto pensare che sull’argomento vaccini eri ambiguo. Ecco, adesso sappiamo che sei filo governativo, di un governo fascista. Sì, sì, applaudite draghi, che non si è mai visto che la cgil plauda un personaggio come quello. Fate schifo, ve l’ho già detto?

Anche sul profilo dell’ampi, cioè dei partigiani, sono stato semplicemente ignorato. In un post ho trovato però scritto perché non si sentivano di opporsi: perché non volevano esser accomunati coi fascisti che protestavano. E vi sembra una ragione sufficiente?! Dedicherò un post speciale a questa argomentazione… Ne riparliamo poi…

Veniamo a qualche personaggio noto a cui ho rotto il cazzo. Li elenco in ordine di delusione, dalla minore alla maggiore…

Murgia

Il profilo di Michela Murgia non è attivo da mesi (ovvero non pubblica niente di nuovo). Che starà facendo adesso questa scrittrice? Di sicuro non si sta opponendo a questo governo fascista, altrimenti lo avrebbe scritto da qualche parte e sicuramente i media l’avrebbero già messa all’angolo e additata come novax, cosa che non è avvenuta. Così, anche in questo caso, il mio commento è stato semplicemente ignorato, e non so neppure se lo ha letto. Ma certo è curioso che una paladina di antifascismo come lei taccia, una che ha scritto pure un libro su come diventare fascisti, non sappia riconoscere un regime fascista quando ci vive dentro. Michela Murgia, sei colpevole di non saper usare il cervello come si deve. Eh, sì, è grave, perché da te mi aspettavo che prima o poi ti saresti palesemente esposta, invece non l’hai fatto. Per questo ti condanno.

S. Guzzanti

Poi è stato il turno di Sabina Guzzanti. Il mio intervento è capitato proprio a fagiolo perché in questo periodo, allarmata che berluscopi possa diventare presidente della repubblica, ha dato nuovamente il suo contributo satirico per screditarlo. E allora in aggiunta le ho detto: ma come, quando si tratta di berluscopi, torni a essere antifascista, ma quando un intero governo vara leggi fasciste non dici neppure mezza parola e non ti schieri?! Ovviamente non ho ricevuto alcuna risposta al mio commento caustico.

A onor del vero però Sabina mezza parola l’aveva detta. Più precisamente, qualche tempo fa, velatamente, sui vaccini aveva manifestato dei dubbi. Ma visto che la maggior parte dei suoi devoti fan erano decisamente già indottrinati dal governo, questi l’hanno ripresa severamente, e allora lei, che è sempre una piena di dubbi, nel dubbio ha preferito non toccare più nemmeno lontanamente l’argomento… Lei che fa i film d’inchiesta impegnati che gli altri non fanno. Lei che ha parlato del saccheggio di L’Aquila, che ha celebrato Zapatero quando ha vinto le elezioni, che ha perfino fatto un film sulla trattativa tra Stato e mafia… lei non ha detto niente su questo governo fascista. Sabina, forse un giorno ci farai un film sopra? E come lo intitolerai? “Tutti morimmo a stento – la storia di un pese intero divenuto fascista che se la prendeva con i non vaccinati essendosi del tutto dimenticato di cosa volesse dire essere fascista”?

Celestini

Infine la persona e l’artista che mi ha deluso di più: Ascanio Celestini, uno che ha fatto un sacco di spettacoli in cui parlava di fascismo a più livelli e pure di guerra. Ho già detto che l’ho trovato messo molto male. Ha preso spunto da una dichiarazione di un vecchio guru anarchico per aderire completamente alle direttive del governo. Ho battibeccato con lui, ma è stato totalmente inutile. Ormai aveva il cervello totalmente in pappa. Inutile dirgli che Chomsky affermava quelle cose basandosi soprattutto sui gruppi fascisti americani, che si oppongono a mascherine e ogni restrizione e se ne vanno in giro armati. Chiunque è contro quegli idioti! Comunque quando poi gli ho fatto l’esempio più articolato, sugli zingari, anche lui non ha risposto.

Tutto questo per ribadire, anche agli artisti, i quali dovrebbero essere il motore culturale della nazione, che se certe cose le ho capite io, anche loro avrebbero dovuto farlo, seppur indottrinati 24 ore su 24 da media di regime.

Artisti che invero sono stati i primi a vaccinarsi. Infatti ricorderete come furono gli ultimi a riaprire tutto. Artisti dunque che se non si fossero vaccinati rischiavano di morire di fame… Ma non li giustifico ugualmente. Perché moriamo tutti di fame, se non siamo ricchi!

Sapete invece una comunità che non mi ha deluso? Gli anarchici, quelli veri. Seppure quest’argomento sia stato molto divisivo e abbia scatenato feroci critiche interne, alla fine l’associazione che seguo si è dichiarata apertamente contro il green pass. Che poi è la cosa più importante. Loro, i fascisti, li sanno ancora riconoscere, anche quando sono mascherati da altro. ❤

The visit (film)

Da questo regista, Night Shyamalan, ci si aspetta sempre molto, sopratutto nel campo dei film fantastici e paranormali. Sarà per questo che codesto film ha deluso alcuni: perché è un horror, sì, ma senza né elementi fantastici, né paranormali. A ogni modo il film è buono e sicuramente riuscito.

Due ragazzini, precisamente un maschietto e una femminuccia, vengono parcheggiati ai nonni materni (che non hanno mai visto) per favorire la vita sentimentale della madre, la quale vorrebbe farsi un viaggetto propiziatorio con il suo nuovo spasimante. I nonni li accolgono a braccia aperte. Molto presto però cominciano a manifestare strani comportamenti. In breve emergerà come la nonna soffra di una malattia che le faccia andare fuori di testa, ma solo la notte. Mentre il nonno, più ombroso e introverso, pare collezionare pannoloni sporchi (di merda) nel granaio. Man mano che i giorni procedono aumentano i comportamenti alienati degli anziani. Fin quando i ragazzini non decidono di mettere una telecamera in salotto per capire meglio cosa succede la notte…

I segreti della nonnina…

Michela Murgia: Istruzioni per diventare fascista

Non mi è piaciuto per niente. Perché è ricolmo di retorica. Retorica fascista, direte voi. Non solo! Anche retorica su ciò che vuol dire essere fascista. Retorica comunista e antifascista, che è pur sempre retorica! E la retorica è uno dei maggiori mali del secolo. Perché la retorica è quello strumento secondo cui puoi convincere una persona di una certa tesi indipendentemente dall’esattezza o dalla veridicità della stessa.

In questo libro… si spaccia per fascismo quello che talvolta non lo è. Si dicono frasi ad effetto che in fondo non vogliono dire un cacchio. Si enfatizzano concetti molto alti che dovrebbero certificare la superiorità dei non-fascisti sui fascisti. Peccato che quei discorsi però, essendo retorici, perdano del tutto di valenza. E tenete presente che io mi considero un grande antifascista… A questo punto sarebbe stato molto meglio scrivere un libro di satira con lo scopo manifesto di prendere per il culo il Fascismo, e basta.

Così ho scoperto che la Murgia è un’abile retorica, sì. E non è certo un pregio, da par mio. Ribadisco che la preferisco romanziera.

Detto questo, sono certo che la Murgia, leggendo il mio blog, lo troverebbe fascista… 😀

E non ho sentito dire neppure mezza parola alla Murgia sul fatto che codesto odierno regime si stia comportando in maniera fascista. Dunque per lei, questo, non è fascismo. Dunque alla prova dei fatti, anche lei si è allineata. Non occorre essere un virologo per capire certe cose. Pure lei si è contentata dell’informazione e degli slogan di regime. Povera lei.

Ecco perché ci mancano personaggi come Pasolini. Il quale non si sarebbe mai lasciato infinocchiare (passatemi la battuta involontaria) da questo dragoniano regime fascista.

La trapezista

Tutta bianca e nera. Il suo vestito che sbrilluccica. Si tende in volo. Si lancia coraggiosa, incosciente, sicura, da un trapezio all’altro. Io penso: quanto è bella. Come può esser così bella? Non può essere umana come me, come tutti. Non sa quanto è bella. Non conosce il male. Fa qualcosa di molto pericoloso, senza senso. Eppure è la persona più serafica che esista. È in armonia col mondo. La amo. Non ti spiaccicare, non ti spiaccicare – prego. Lei non mi delude, non si sfracella. Da dove ti viene tutta quella tranquillità? Ma non hai problemi, tu? Tu non bevi. Non puoi, perché devi essere lucidissima, al millesimo di secondo, che se un giorno i tuoi riflessi fossero anche solo leggermente obnubilati avresti perso la scommessa col fato: che non cadrai mai, per tutta la vita, finché danzi nell’aria pur non avendo le ali. Quelle gambe, come le muovi bene. Agili, veloci, precise. Nate per camminare, eppure rivoltate a fluttuare. Sì, adesso capisco che tu sei tutta una rivolta, una rivolta tanto gentile quanto implacabile a cui è impossibile opporsi. Hai nel sangue la rivolta, negli occhi, nell’anima. C’è forse qualcosa di più rivoluzionario di quello che offri tu? Sputi sulla morte, perché sei viva. Eppure la tua vita è appesa a un filo, non è vero? Non è una contraddizione, questa? Ti libri. I capelli raccolti. Non devono andarti davanti gli occhi perché non devono distrarti neppure un istante, ti sarebbero fatali altrimenti. I capelli raccolti in quella crocchia. Il trucco perfetto. Il vestito aderente che non nasconde nulla del tuo corpo perfetto. Sei la donna ideale, rappresenti tutte le donne. Sei il motivo per cui gli uomini amano le donne. Sei il mistero. La dedizione assoluta. Il duro lavoro. Sei il costruire la bellezza di un attimo con il lavoro di anni. Sei una vita di sacrifici e solitudine. Sei un folle investimento per il domani. Sei la donna che tutte le donne vorrebbero essere, sei la più invidiata e vilipesa. Sei la donna che tutti gli uomini vorrebbero avere. Sei la più desiderata e fantasticata, e anche la più dispregiata se i tuoi favori non arridono a chi li desidera. Posso quasi sentire i tuoi pensieri. Da vicino nessun eroe è tale. Sono solo una donna, pensi. Una donna che sa fare bene il suo mestiere. Non mitizzatemi. Non fatevi troppe fantasie su di me. Se voi sapeste… Se voi sapeste che mangio e piango proprio come tutti voi e tutte voi… Non guardatemi con quegli occhi. Quegli occhi hanno qualcosa di profondamente sbagliato dentro, tra chi mi brama per una notte o per tutta la vita e chi vorrebbe immolarmi in un lancio feroce, definitivo, che andasse a culminare in una pozza schizzata di sangue, da lì fino al primo seggiolino del pubblico. Non sono la donna perfetta. Non so neppure cucinare. So solo volteggiare come una folle, nell’aria, in questa azione senza senso che però ha il grande merito di inseguire quel che più a l’uomo è sempre stato negato, cioè che più sogna: volare come un uccello e volteggiare nel vuoto…

Truth seekers (serie)

Serie fanta-horror che però ha come maggior pregio la comicità. Un simpatico uomo panciuto si occupa di recarsi in giro per il mondo indagando strani fenomeni paranormali. Cammin facendo si uniranno a lui altre persone. Alla fine, nell’ultima puntata, tutti i fili e le sottotrame delle puntate precedenti verranno radunati nel gran finale.

Sicuramente una serie gradevole.

3:-)

Zora e Beta

Tramite un’amica comune, Zora, vengo in possesso del numero di telefono di un’altra vecchia amica dispersa, Beta ,la quale mi odia da decenni. Crede che, quando eravamo ragazzi, le abbia addirittura sottratto un costoso libro.

Zora mi ha fissato un appuntamento con Beta, in cui finalmente le porterò quel dannato libro – acquistato appositamente anche se non ho mai avuto nulla a che spartire con quell’espropriazione. Così spero che pure tutti gli altri nostri fraintendimenti saranno una volta e per sempre superati. Sono pieno di aspettative positive per l’incontro…

Però quel giorno devo andare al mare con Zora. Allora provo, per messaggio, a spostare l’appuntamento con Beta al giorno prima. Non oso chiamarla direttamente, per non disturbarla. È talmente suscettibile alla mia presenza che potrebbe ripensarci mandando tutto a monte. Anche Zora mi ha suggerito di contattarla solo per sms sennò Beta potrebbe dileguarsi.

Beta però non risponde alla mia richiesta. Che faccio? Beh, per correttezza, non sapendo se ha accettato la modifica, mi devo recare lo stesso all’appuntamento. L’aspetto… Ma lei da ultimo non si presenta. Non fa niente, mi dice pure Zora; vedrai che domani ci verrà; in fondo l’hai avvisata all’ultimo che volevi vederla in un altro momento.

Deve essere sicuramente così, penso anche io. Però, certo, Beta poteva almeno farmi sapere che non le stava bene la variazione. Ma fa niente, penso; all’appuntamento ufficiale ormai ha detto che verrà, l’ha detto a Zora, che ha combinato tutto, e non ho modo di ritenere che non manterrà la parola data a entrambi.

il giorno dopo, come previsto, passo la mattinata al mare con Zora. È gradevole la sua compagnia. Lei ha un debole per me, lo so. Volendo, mi potrei mettere con lei ma… è come se temporeggiassi. Se riesco a recuperare il rapporto con Beta forse… Un tempo io e Beta eravamo molto attratti l’uno dall’altra. Chissà che non si possa riprender da lì…

Durante tutta la giornata tengo costantemente d’occhio il visore dell’orologio. Sembro calmo ma in realtà non faccio che pensare all’emozione che mi darà rivedere Beta. Zora, che un po’ se n’è accorta, mi ha suggerito di togliermi l’orologio e riporlo nella sacca che ci siamo portati dietro e consultare solo il suo, di orologio, che lei tiene attaccato, spiovente, all’ombrellone. E così ho fatto sinora.

Al pomeriggio, dato che il posto dell’incontro non è molto lontano da lì, Zora si offre di accompagnarmi in macchina. Sono ormai le 18 e l’appuntamento è tra mezzora. Abbiamo tutto il tempo di arrivarci comodamente. Prendiamo l’auto e andiamo.

Ma Zora gira, gira, ma finisce per perdersi. Anche io, che conoscerei abbastanza bene quei luoghi, mi ritrovo smarrito. Ci siamo recati molto più giù di quanto avremmo dovuto. Qui le vie sembrano tutte uguali…

Controllo il mio orologio e mi rendo conto che siamo già in ritardo di 15 minuti! Ma come è possibile?! Scopro allora che l’orologio di Zora va male. È fortemente in ritardo di svariati minuti.

A un certo punto, dato che Zora non ne viene a capo ed è incapace di ritrovare la strada giusta, mi faccio lasciare a piedi. Ma anche così non sono fortunato. Comprendo che non potrò arrivare all’appuntamento, se non parecchio in ritardo. Ormai tutto è perduto. Il riavvicinamento tanto anelato con Beta… probabilmente non avverrà più.

Son sicuro che Beta si arrabbierà. Traviserà ancora una volta pensando che l’ho fatto apposta, per ripicca, perché il giorno prima non si è voluta presentare all’altro incontro.

Mi gioco l’ultima carta a mia disposizione: provo a chiamarla, anche se non dovrei; tuttavia il suo telefono risulta staccato.

Ma sarà davvero suo quel numero?, mi chiedo ora. Non ho avuto alcun reale riscontro in merito. Sì, d’accordo, me l’ha dato Zora, di cui normalmente mi fiderei a occhi chiusi ma, a ben vedere, essa è pur sempre parte in causa. Perché Zora vorrebbe mettersi con me. Dunque non le conviene che le cose tra me e Beta si sistemino appianandosi definitivamente. Zora vede Beta come una rivale al mio cuore. E per Beta deve essere lo stesso. Mi scopro incredibilmente ingenuo a non averne tenuto conto sinora…

Zora
Beta

Cartoni Irrinunciabili: Bia – La sfida della magia!

Un cartone che parla di magia: Bia!

Pure questo ci teneva tutti incollati alla tv quando andava in onda sulla RAI. Teoricamente sarebbe stato per ragazze ma ovviamente lo vedevano tutti i bambini senza alcuna distinzione di sesso!

Bia viene da una famiglia di streghe, difatti anche la mamma lo è. Mentre il padre, citrullo pantofolaio, non sospetta minimamente che le due abbiano poteri magici.

Bia è in forte competizione con una certa Noa, per la quale a dire il vero impazzivo quando ero piccolo, perché la trovavo più intrigante, anche se lugubre, con quella carnagione così cadaverica. Bia invece era più solare e aveva un incarnato rosa rosa, tipo una maialina, e stava sempre in gonna mostrando quelle sue lunghe gambe nude, sulle quali mi interrogavo spesso e già avevano il potere di eccitarmi…

Bia si trovava spesso in mezzo a grossi guai per via del mondo magico. Delle volte aveva bisogno dell’aiuto della sua coetanea antagonista per risolvere qualche faccenda, altre volte invece era proprio essa che rappresentava il suo problema da sistemare…

Infine c’era quella sigla con quella canzone bellissima che ancor oggi non so perché mi fa sempre venire la pelle d’oca…

Personaggi perlopiù insignificanti dell’agenzia Voli di Gabbiano #18 (Parte I)

«Ma che ti succede da un po’ di tempo a questa parte, Candida? Non vendi più neppure un bottone!» disse Faccia di Pesce mettendo in imbarazzo non poco la ragazza, la quale sbatté tre volte di seguito le palpebre e si affrettò ad affermare:

«Ehhh! Proprio non lo so che mi succede! Ho la testa fra le nuvole. Non ne imbrocco più una…», fece la poverina, visibilmente scossa per il brusco calo del proprio tasso di commerci.

Nemesis la guardò impietosito. Da giorni l’aveva notata inebriandosi della sua innata dolcezza, la quale ella spandeva ignara ovunque si portasse.

Candida aveva sempre avuto dei traffici costanti. Non era mai stata tra quelli che eccellevano, è vero; però neppure era mai stata segnalata al Boss Nano giacché dovesse esser messa nella lista dei candidati all’epurazione. Da quando Nemesis le si era messo accanto, i suoi indici avevano cominciato a calare a precipizio. Nemesis pensava che forse lei… poteva esser stata in qualche modo intimorita dalla sua presenza. Non lo sapeva, ma lo sospettava. In tal caso ciò avrebbe significato che ella ricambiava quel sentimento carico di attaccamento che era sbocciato in lui per lei.

Faccia di Pesce ebbe una parola anche per Nemesis e, vedendolo lì presente – e forse intuendo, molto più di quanto si pensasse, la nuda verità –, gli disse:

«E tu, Nemesis, invece mi pare che hai gli occhi lucidi. Hai forse la febbre?»

E stavolta toccò a Nemesis cautelarsi in una qualche maniera e risponderle:

«Forse. Effettivamente oggi mi sento un po’ strano…»

Nessuno di loro, né Nemesis, né Candida, voleva ammettere che, se l’una non riusciva a ritrovare la concentrazione necessaria per lavorare al meglio, e l’altro avvampava di passione amorosa quando ce l’aveva vicina, era solo perché entrambi soffrivano della stessa identica malattia, la quale dava loro differenti sintomatologie.

Quel pomeriggio Nemesis fece pausa con lei, come ultimamente ci teneva accadesse sempre. I due si ritrovarono a parlar soli. Nemesis se la gustò spostarsi lenta, leggera come l’aria, guardare tenuemente con quei suoi occhi profondi e irraggiungibili – che in un attimo parevano oscurarsi e divenire più foschi, preoccupati di chissà quale rilevante incombenza. La osservò mettere in moto con estrema dolcezza le esilissime scarnite falangi delle mani. Candida era così magra – soffriva forse di anoressia? – che le era sparito completamente il seno – o non lo aveva mai avuto? –; in compenso le sue ossa, soprattutto del bacino, erano indubbiamente femminili, e Nemesis gliele avrebbe volute sbaciucchiare adagio e con dovizia.

Ma mentre Nemesis si stava innamorando sempre più di lei, Candida cercava strenuamente di fare il contrario con lui. Nemesis lo capì solo quel giorno, allorché lei, per la prima volta, introdusse un argomento rispetto al quale non si erano mai confrontati.

«Presto, quando il lavoro andrà meglio, mi piacerebbe sposarmi con il mio ragazzo e metter su famiglia. Ma chissà quando arriverò a farlo di questo passo. Finché rimango in questa palude melmosa…»

Lo disse guardandolo fisso negli occhi, come a comunicargli che quel messaggio fosse diretto esclusivamente a lui, e che Nemesis non avrebbe dovuto più far finta di non sapere della sua situazione sentimentale – la quale però in realtà lui davvero non aveva appreso da nessuno fino a quel momento e dunque, la sua, non era stata una mancanza causata dalla superbia. Poi Candida distolse lo sguardo fiacco, il quale le si perse nelle semioscurità della propria mente.

Solo allora Nemesis vide per la prima volta quello che avrebbe dovuto mirare già da giorni: a una delle sottilissime sue dita – perfettamente formate da risultare egualmente fragili e bellissime – era infilata una fedina tipica di chi fosse fidanzata. Appena Nemesis la ebbe scoperta, dovette parlargliene.

«Quell’anello… Te l’ha forse donato lui?», disse trepidante.

Candida arcuò il braccio portandosi al viso quella vera che per lei aveva un enorme valore simbolico, fece un sorriso assai leggiadro e spontaneo, verso il quale Nemesis non poté provare alcun sentimento negativo, e gli disse oltremodo raggiante, interrompendo momentaneamente la propria depressa malinconia:

«Questo? Sì, è suo. Sono così felice che me l’abbia dato…»

Ma poi parve quasi menzionarsi che così dicendo avrebbe di fatto respinto le cortesi avance che Nemesis le stava velatamente porgendo da giorni. Allora l’assennata ragazza parve dolersene ancora tornando in pochi istanti a esser triste come prima.

Nemesis assimilò che lei sperava che lui le dicesse addio. Seppure alla fine essa avrebbe potuto cedere alla sua corte, questo avrebbe ingenerato in una brava ragazza quale lei era sensi di colpa tali che non le avrebbero permesso di vivere serenamente. Quindi, se le cose stavano così, il loro destino comune era già deciso. Era inutile opporvisi.

«Io torno dentro…», le pronunciò Nemesis che, per la prima volta, non l’aspetto. Ma poi gli venne un sussulto di educazione e pensò che forse sarebbe stato troppo scortese da parte sua voltarle le spalle appena saputo che lei apparteneva a un altro. Per questo esitò e le propose:

«Vieni anche tu?»

Ma lei, che era sulla sua stessa lunghezza d’onda, ancora una volta si dimostrò la signorina gentile e corretta che era. E gli disse, lasciandolo andare:

«No. Tu va pure. Io mi tratterrò ancora qualche secondo…»

E Nemesis da quel momento cambiò zona e cercò di non fermarsi più a parlare con lei. Ma non certo per causarle un dispetto, o perché fosse in collera con lei. Bensì perché entrambi sapevano che il loro rapporto clandestino avrebbe dovuto terminare, prima che si fosse fatto troppo ingestibile per potersi sospendere.

Quel giorno Nemesis pensò per l’ultima volta a Candida con tenerezza. Come è speciale, pensò. Come è diversa dalle altre. È lampante quanto sia buona… Non come tante cattive ragazze pronte a tutto pur di acquisire i loro obiettivi. Lei non si comporterebbe mai slealmente per meschini fini utilitaristici, come la Merla, o anche parzialmente Rose, o le altre… No, lei è davvero pura come una santa. Sarebbe la donna ideale per chiunque volesse realmente metter su famiglia… Non è bellissima, non ha un fisico straripante; tuttavia non si rifarà mai artificialmente i seni solo per avere qualche maschio sbavante che le lecchi i piedi (o qualcos’altro). Eppure, una così, sarà sempre più femmina di tante altre: incarna la stessa essenza della vera femminilità. La domestica e “normale” autenticità di Candida la rende in realtà una persona assai rara e preziosa. Beato il ragazzo che le sta accanto, che se la porterà all’altare!

La regina degli scacchi (serie)

Una ragazzina di nome Beth rimane orfana. Nello scantinato dell’istituto in cui verrà cresciuta, impara a giocare a scacchi con l’aiuto dell’introverso custode, il quale è il primo a comprendere l’immenso potenziale della piccina. Beth nel frattempo diventa dipendente da alcune droghe, all’epoca usate indiscriminatamente per tenere più calmi i ragazzini.

Beth sa giocare a scacchi molto meglio della media delle persone, e ciò potrà essere forse l’unica strada percorribile in grado di spalancarle le porte dell’emancipazione e forse della felicità. Così, tra lutti e dipendenze varie, proseguirà il suo percorso, scalando le vette delle classifiche dei migliori scacchisti. Fino a scontrarsi con i migliori in assoluto: i russi!

Una bella serie, di buona qualità, che delle volte sembrava quasi un film. Ha due piccoli difetti. Non narra una storia vera, come potrebbe sembrare, anche se è tratta da un libro. Inoltre in fondo di scacchi se ne vedono pochi. Ovvero, vengono mostrate tantissime partite, questo è vero; ma i pezzi sulla scacchiera e l’evoluzione della contesa appaiono sempre di sguincio. Il che mi rendo conto può anche essere un pregio per chi non ha mai giocato a scacchi, che forse avrebbe visto eventuali approfondimenti in tal senso come eccessivamente noiosi.

Matto in tre mosse…