In Bruges – La coscienza dell’assassino

Film molto ironico che narra invece una storia che sarebbe abbastanza drammatica. Due killer si stabiliscono a Bruges, in Belgio, in attesa di ordini del loro capo. Uno dei due ha invero combinato un casino nell’ultimo “lavoro” compiuto: senza accorgersene, ha ammazzato un ragazzino…

Tra incontri bizzarri, battute fulminanti, crisi di coscienza con conseguenti pulsioni al suicidio e rapporti d’amicizia messi a dura prova dalla fedeltà e dall’onore. Con nani.

Alcuni considerano questo film un capolavoro. A me è semplicemente piaciuto.

Cartoni irrinunciabili: La famiglia Mezil

La famiglia Mezil – chissà in quanti se la ricorderanno, io confesso non rammentavo il nome ma ricordavo le sensazioni che mi lasciava e in parte le storie – è un vecchio cartone (ungherese!) che parla delle avventure fantastiche di una apparentemente ordinaria famiglia.

Anche stavolta mi sono appoggiato a Wikipedia per rinfrescare ricordi che altrimenti sarebbero stati troppo opachi. Così sembra che questo cartone così pieno di trovate si componga di tre stagioni. Nella prima un loro parente è in contatto con il figlio della famiglia dal futuro e le cose che gli manderà incasineranno non poco le loro vite. Nella seconda il ragazzino costruisce un razzo con il quale, in compagnia del cane, va all’esplorazione di mondi sconosciuti. Nella terza, di cui ho solo un vaghissimo ricordo, la famiglia si ritrova a girare per il mondo a causa del fidanzato della figlia…

Questo geniale cartone provò che un buon cartone animato poteva essere prodotto in qualsiasi parte del mondo, bastava volerlo!, non solo in Giappone. E che comunque se si avevano a disposizione delle buone idee queste sarebbero bastate. Detto ciò, non voglio dimenticare lo stile del disegno, che ricorda un po’ quello di alcune vignette caricaturali che si vedono su periodici tipo La settimana enigmistica, il quale certo ha avuto anch’esso un suo peso circa il suo successo…

Credo che farebbe bella figura pure oggi. 🙂

Cartoni irrinunciabili: Kimba il leone bianco!

Signore e signori, qui siamo di fronte a uno dei più belli, antesignani, intensi e animalisti cartoni di sempre! Kimba, il leone bianco – che ovviamente influenzò parecchio Il Re Leone della Disney.

Una postilla per iniziare: dovete sapere che i leoni bianchi in natura esistono sul serio – se ancora non li hanno estinti – anche se sono molto meno numerosi dei non-bianchi e più che bianchi hanno un manto diciamo più stinto…

Il cartone nasce dal manga del grande Osamu Tezuka – qualcosa mi dice che questo nome risalterà fuori quando parlerò anche di altri cartoni mitici entrati nella storia. Gli animali della storia vivono tutti assieme nella foresta/savana. La saga è costruita come fosse una comune storia di potere fra animali, ma poi ci sono anche tematiche assai avanguardiste che affrontano temi quali i cacciatori di frodo, e più in generale il devastante e nefasto impatto dell’essere umano nel mondo della natura. Difatti l’essere umano è qui visto come il cattivo per eccellenza – personalmente sottoscrivo in pieno.

Le storie sono commuoventi, vivaci, talvolta crude e seguono Kimba da quando nasce ed è cucciolo a quando diventerà grande e re…

Tra i top di sempre.

Cartoni irrinunciabili: Judo boy!

Quando ero piccolo impazzivo per questo cartone. Sia per la storia, non banale, che per i disegni, che all’epoca trovavo innovativi e in qualche misura realistici – certo, a rivederlo oggi, mi rendo ben conto di quanto ormai risultino anacronistici entrambi gli aspetti…

C’è questo ragazzo a cui uccidono il padre in un qualche modo vigliacco. Allora lui, in sella alla sua moto, comincia a girare il mondo alla ricerca spasmodica del colpevole, che non conosce, ma ha un indizio principe che può portarlo a lui: all’assassino manca un occhio – infatti da lì in poi questi sarà sempre “l’uomo da un occhio solo”!

Ah, un altro particolare non da poco è che il padre aveva una palestra di judo, e anche il figlio è un esperto e valente judoka. Difatti ogni incontro con un possibile sospettato si concreta in una tenzone con urli e salti vari, dopo che il nostro eroe ha indossato il suo kimono rosso, rievocazione del defunto genitore, e dunque anche simbolo della propria vendetta.

Ricordo che alcune avventure erano forse un po’ cruente. Ricordo che Judo Boy si imbatteva in tanti cattivi, e talvolta questi potevano corrispondere col profilo che cercava. Non ricordo però se alla fine lo becca, quell’uomo da un occhio solo – ma certo raddrizza tanti torti comunque… Su wikipedia ho letto che il finale è totalmente aperto e non esiste la puntata in cui lo trova. Ciò sarebbe terribile! Perché… immaginate dei bambini che ogni volta si mettono davanti al televisore sperando che Judo Boy abbia la sua giusta vendetta, e ogni volta si devono dire “sarà per la prossima volta”, solo che la volta in cui il torto viene sanato… non arriva mai! Terribile.

PS: mi sono ricordato che è da lì che avevo copiato il gesto di toccarmi il naso che per anni mi ha contraddistinto! 😀

Cartoni irrinunciabili: A morte i pescatori… ma viva Sampey!

Sono contro caccia e pesca. Secondo me gli animali andrebbero mangiati se e solo se gli si concede una vita (e pure una morte) dignitosa – cosa che non avviene praticamente mai nella realtà. Detto ciò, però la mia onestà intellettuale mi impone di segnalare questo cartone anni Ottanta che parla di un giovane pescatore e di tutto l’ambiente della pesca facendolo sembrare qualcosa che non è, ovvero un meraviglioso mondo carico di scoperte e sfide continue, in cui contano molto l’acume, una certa cultura in materia e un carattere ostinato che non si piega di fronte alle numerose avversità trovate sul percorso.

Immagino lo conosciate tutti Sampey. Questo ragazzono appassionato di pesca col tempo conoscerà altri pescatori, imbastirà con loro gare di pesca contro pesci difficili da pescare e quant’altro.

Esistono film di propaganda stilisticamente eccellenti che semplicemente raccontano il falso. Ecco, qui è più o meno lo stesso.

I pesci non sono oggetti che devono rispondere a ogni volere dell’essere umano. Sono animali capaci di provare dolore, emozioni. Alcuni sono pure molto intelligenti.

Parto col folle

Chiarissimo il riferimento a un vecchio film che amo molto, con Steve Martin e John Candy (rifatto molto malamente anche in Italia, con Brignano) in cui il primo deve compiere un lungo viaggio per tornare in tempo dalla propria famiglia ed è costretto a fare tutto il percorso con mezzi di fortuna assieme a un tipo molto invadente che presto impara a detestare.

Qui il copione è lo stesso. Solo che lo scassatore è il ciccio di Una notte da leoni, mentre il bravo padre di famiglia è impersonato da “Tony Stark”, ma senza l’armatura di Iron Man… 😉

Risultato gradevole. Ma il film originale è nella mia lista dei film comici che amo di più e non è battibile.

Parto col folle

Temporary Road – (Una) Vita di Franco Battiato

Per tutti quelli come me a cui manca un artista del calibro di Franco Battiato (che rimane molto simpatico anche umanamente) consiglio di recuperare questo film su di lui, sulla sua filosofia di vita, che ripercorre con le sue stesse parole la sua avventura su questa terra, sia da un punto di vista umano che musicale. Ovviamente non mancano curiosità e aneddoti, oltre che ovviamente le sue canzoni, da quelle più vecchie alle recenti.

https://www.raiplay.it/video/2016/08/Temporary-Road-una-vita-di-Franco-Battiato-0fed0f8d-7240-4bf2-9461-3c5a8fd667cf.html

Cartoni irrinunciabili: I drammoni strappalacrime degli ’80/’90!

All’epoca dei primi cartoni animati la gente, in Italia – non certo in Giappone dove venivano prodotti da decenni e infatti erano già ben diversificati per genere e target –, faceva spesso l’errore di attribuire ai cartoni stessi una valenza inderogabilmente “per bambini”. Mai associazione poté esser più sbagliata e pressapochista. Perché c’erano, e ci sono, cartoni e cartoni.

Per esempio un bel cartone che da piccolo mi son sciroppato tutto ma mi angosciava terribilmente era… Dolce Remy. Che è la storia, in larga parte tristissima, di un ragazzino che si ritrova col nonno artista di strada e qualche animale a vagare per il mondo cercando di sopravvivere alla giornata lottando costantemente con la fame – vi ricordate quel pezzo della sigla che dice ipocritamente per sdrammatizzare: “senza cena però che allegria”?! 😀 –, la gente malvagia che se li vuole inchiappettare, eventi climatici avversi e sfighe quotidiane. Ecco a me quel cartone da piccolo – avrò avuto credo cinque o sei anni – mi faceva venire il magone, anche se lo attendevo con ansia e infatti mia madre mi aveva comprato anche il pupazzetto di Dolce Remy. Ricordo che mia ingenua genitrice mi diceva: ecco, adesso comincia Remy, sei contento? E io mi sedevo rassegnato e raggelato davanti la tv col desiderio di tagliarmi le vene, pensando: chissà stavolta che cacchio gli capita a quel poveraccio…

Questo per dire che esistono dei cartoni che andrebbero somministrati non propriamente in bambini molto piccoli, in particolare quelli di stampo drammatico. Ne posso citare anche altri, che per fortuna mi gustai un po’ più grandicello… Candy Candy, Lady Oscar, Georgie.

Candy Candy è la storia di un’orfana cresciuta proprio in un orfanotrofio – da notare che pure Remy lo era, orfano, salvo poi scoprire che aveva un parente ricco, se non erro la madre, ancora viva che infatti lo cercava – la quale, una volta uscita da quel luogo in fondo sicuro per lei, ne passa di tutti i colori, dapprima in collegio, poi quando va a servizio da un paio di fratelli stronzi che non vi dico. Tra una cattiveria e l’altra per fortuna trova il tempo di innamorarsi ricambiata di un bel ragazzo biondo, che con lei è sempre gentilissimo. Sennonché la sfiga vuole che egli sia destinato a rimanerci secco da giovane… E come ti sbagli! Ma per fortuna c’è un altro che già la ama anche se lei ancora non l’ha minimamente capito e cagato… Candy Candy aveva anche una seconda stagione in cui si ritrovava per la strada a fare una vita itinerante (come Remy!)…

In Lady Oscar invece c’è questa ragazza cresciuta come un maschio che col tempo fa carriera salendo sempre più di rango, arrivando a diventare tipo capo delle guardie reali. Solo che sono tempi duri per il lavoro che svolge perché il tutto accade proprio poco prima della… Rivoluzione Francese! Nella serie si intrecciano tantissimi temi, da quelli inerenti l’ambizione personale, all’antagonismo ricchi-poveri, a quelli militareschi. Ma è chiaro che la fa da padrone il conflitto che Oscar vive col proprio corpo – che poi lei neppure è lesbica!… Sopratutto quando a un certo punto un suo amico di infanzia si farà avanti dicendole che la ama…

Qui, al contrario dei due cartoni precedenti, il finale che è tragicissimo! Sigh! 😥

Ma se Atene piange, pure Sparta non ride! Difatti pure Georgie non è che farà tutta questa vita felice… Per cominciare viene adottata da una famiglia che sarebbe pure buona sennonché… con la morte prematura del capofamiglia si scatena la gelosia della matrigna la quale la ritiene responsabile di quella dipartita. Per di più Georgie crescendo diventa una ragazza bellissima e i due fratelli che le sono al fianco non possono fare a meno di innamorarsi di lei. Dunque sensi di colpa a gogò! Così il maggiore dei fratelli, per non pensare troppo a lei, si imbatterà su un cargo battente bandiera liberiana; mentre il minore finirà in un brutto giro, nelle mani di due poco di buono, un uomo e una donna, che lo renderanno loro succube (e schiavo sessuale, non scherzo!). Da notare che questa parte della storia è stata bellamente censurata in Italia perché riguardava distintamente omosessualità, prostituzione e violenze varie. Per questo, assistendo al cartone, potreste avere la netta sensazione che in questa porzione ci sia qualcosa che non torna. Nel frattempo Georgie si troverà un fidanzato altolocato, solo anche lui afflitto dalla sfiga, destinato come minimo a morire in preda a immani sofferenze…

Se non ricordo male almeno c’è un parziale lieto fine. Infatti in realtà Georgie viene ritrovata da chi la cercava e si scopre che pure lei era nobile e ricca…

Sipario.

sigla Georgie

B. Akunin: LE CITTÀ SENZA TEMPO – STORIE DI CIMITERI

Dall’amore per i cimiteri di Akunin è nato questo libro che si presenta in duplice veste. Difatti i viaggi dello scrittore nei vari cimiteri del mondo hanno fatto sì che sia il romanziere che il saggista in lui si siano sentiti di dire la loro sulle suggestioni introitate. Dunque la parte che somiglia a un saggio funge da introduzione dei racconti che seguono i quali si ispirano alle informazioni espresse nel rispettivo saggio di riferimento ogni volta su un cimitero diverso. Il risultato è sorprendente e positivo.

Se amate curiosità sui cimiteri, ve lo consiglio.

Akunin è un esperto novelliere. Nella sua storia si è cimentato con successo anche in gialli, e nei suoi scritti non lesina elementi ironici e fantastici. Definirei il suo stile piuttosto “classico”, per i racconti.

Michela Murgia: Noi siamo tempesta – Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo

Partiamo da lontano… Noi anarchici vediamo quelli di “sinistra” come persone che certo sono generalmente un po’ meglio di quelli di “destra” ma allo stesso tempo ci sembrano allocchi indottrinati e stolti, capaci solo di vedere una parte del problema. Sono cuginetti scemi, borghesi, adattatisi così bene al Consumismo-Capitalismo da non esser più capaci di intendere quale sia il punto focale del problema, di conseguenza inabili anche solo a immaginare il mondo “diverso” che diciamo noi anarchici.

Premesso questo, la Murgia è indubbiamente di Sinistra. E data la progressiva e ineluttabile dissoluzione dei principi migliori della Sinistra (basti pensare che uno come renzi è stato il segretario del principale partito di sinistra in Italia per svariati anni), questa scrittrice si è sentita sempre più responsabilizzata a entrare in questioni politiche, che se ci fosse stata una minima sinistra decente il suo intervento non sarebbe stato necessario. Complessivamente è stato pure un bene in alcuni frangenti se lei si è fatta carico (prendendosi più rogne che altro) di portare avanti certe battaglie, spesso anche giuste, battaglie che altrimenti la sinistra istituzionale (con la sua faccia come il culo) avrebbe bellamente ignorato.

Tutto ciò per arrivare a questo libro. Che è un libro politico, ideologizzato, che ha come scopo quello di porre all’attenzione il concetto che tante volte la storia non la fanno i singoli, ma l’unione di più persone, cosa tra l’altro giustissima da dire e ribadire data anche l’odierna era di esasperata “concretezza virile” che viviamo, in cui sembra sempre che uno, eroe o no che sia, debba fare energicamente tutto da solo, nel bene e nel male. D’altro canto, ci sarebbero da ricordare gli enormi danni che in moltissimi casi una moltitudine è in grado di arrecare più o meno consapevolmente (per esempio pensiamo alla gente che abbandona la plastica nell’ambiente; un piccolo gesto, un piccolo errore reiterato di tanti, diventa un enorme problema impossibile da risolvere per chiunque)…

Insomma la Murgia realizza un libro raccontandoci una serie di aneddoti ispirati a fatti reali. E si mette lì, come deve aver fatto da bambina di fronte a un tema “sociale”, raccontando la sua bella favoletta imbellettata, buonista e perbenista. Esegue insomma uno di quei temi che a scuola presumo le facessero prendere sempre dieci, poiché molto mieloso e grondante ottimismo delle facoltà dell’essere umano, che alla maestra per quello piaceva tanto. E così ecco che tra le altre cose fa lo sponsor della ricerca scientifica (poiché progressista) e non dice niente sulle violenze e le torture agli animali su cui si sperimentano…

In breve, il suo intento sarebbe buono, e in certa misura è anche importante che qualcuno faccia quel che fa lei, visto che da quando c’è berluscopi la società è regredita e si va sempre più verso il peggio… Ma preferirei che scrivesse romanzi. Non raccontini ideologizzati. Al contempo mi rendo anche conto che possa essere difficile per lei sfornare romanzi essendo sempre più immersa in attività socio-politiche e bersagliata da attacchi fascisti che la distolgono da quel fine.

L’ultima annotazione la faccio alla grafica, che mi ha stupito molto. Il libro contiene parecchie illustrazioni e anche un fumetto breve. Le illustrazioni sono fatte indubbiamente bene ma… Peccato che per quanto mi riguarda richiamino una specie di grafica futurista, e dunque, per derivazione, in parte fascista! Il che è assai comico. Ora, mi chiedo se la Murgia se ne sia accorta oppure quelli della grafica abbiano deciso di farle un incredibile scherzo… Ai posteri l’ardua sentenza.