Dunkirk

Con questo film Nolan ci dimostra che non sa solo dirigere film che si interrogano sul concetto fisico/scientifico di tempo. Difatti questa storia, costatagli un lavoro di svariati anni di ricerca e approfondimento, si ispira e narra vicende di guerra più o meno realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dei soldati inglesi si ritrovarono incagliati in terra francese, su una spiaggia, in attesa di tornare in patria, con i tedeschi alle porte che li bombardavano tranquillamente, e i francesi che mantenevano una caparbia resistenza ma non potevano fare a meno di perder sempre più posizioni.

Praticamente si tratta di un film corale (anche se ci si concentra su alcuni personaggi in particolare) che segue tre diverse linee narrative, tra l’altro una a terra, una in mare e una in aria. In questo modo Nolan è come se fornisse una visione panoramica dell’intera vicenda. Il risultato ultimo è eccellente. Il film è pieno di tensione, dal principio alla fine, con alcune scene enfatiche di catartico sollievo.

Anche le musiche accompagnano perfettamente gli stati d’animo dello spettatore e dei protagonisti.

Il film dura meno di due ore ma è talmente intenso che sembrano di più. Alla fine si rimane esausti – e questo non è affatto casuale perché anche in altri film di Nolan accade esattamente la stessa cosa.

Se amate i film di guerra giudicherete questo film un vero e proprio capolavoro. Ma anche se non amate questo genere è indubbio che valuterete questo film assolutamente riuscito.

Nolan, ripeto ancora una volta, è uno dei registi contemporanei più bravi in assoluto. Qui ne fornisce un’ennesima soddisfacente prova.

La guerra la fanno gli Stati, non i popoli

Scooby Doo e Batman – Il caso irrisolto

Gradevole film d’animazione in cui l’eroe della Justice League, Batman, unisce le forze col cane Scooby Doo e tutta la sua brigata del mistero. Molto umorismo, enigmi da risolvere e sopratutto un sacco di supereroi e supercriminali provenienti dallo sgargiante mondo della DC Comics caratterizzano questo lungometraggio.

Nell’archivio segreto di Batman esiste un solo caso che egli non riuscì a risolvere ai primi tempi della sua carriera da vigilante mascherato e riguarda degli scienziati che stavano creando una macchina avveniristica nella quale uno di loro venne risucchiato… Ora sembra che quel tipo, nelle sembianze di un mostruoso essere informe, sia tornato per vendicarsi di Batman. Il quale verrà aiutato dall’allegra comitiva di Scooby Doo per risolvere il rebus della vera identità dello spettro e sopratutto capire quali siano le sue reali motivazioni…

Nice! 🙂

PS: voglio aggiungere solo una postilla su Scooby Doo. Da piccolo odiavo quei suoi cartoni che mi dovevo sorbire sempre. Mi sembravano molto stupidi e infantili. Per me l’unico interesse era scoprire chi si celasse sotto le fattezze del mostro di turno. Non so dire se il mio giudizio fosse oggettivo, o meglio se rivedendoli oggi, da grande, li apprezzerei molto di più. Sta di fatto che le più recenti rivisitazioni di Scooby, talvolta intraviste oggi, mi hanno colpito positivamente e non mi sono sembrate affatto male… 😉

Cartoni irrinunciabili: I Supereroi! #2

Dopo Superman, altri supereroi antesignani che ricordo apparvero in tv furono Space Ghost e Birdman. Credo che entrambe le serie furono di produzione della “santa” Hanna-Barbera (che negli anni ci ha donato un’infinità di personaggi e situazioni diverse nel mondo dei cartoni). Entrambe furono create da un certo Alex Toth. Difatti le serie sono molto simili: si svolgono nello spazio, sono piene di fantasia e avventure, criminali da fermare e poteri strani.

Space Ghost aveva una tuta bianca e un mantello nero e rosso, con un cappuccio in testa che gli copriva il viso. Space Ghost sa volare e spara raggi da alcuni braccialetti portentosi di cui è equipaggiato…

Birdman è un uomo uccello (e infatti ha le ali), vestito tutto sul giallo/arancione. Anche lui sa volare e sprigiona raggi, ma a differenza del vendicatore incappucciato di cui sopra prende praticamente tutti i suoi poteri dal sole.

Per noi piccoletti cartoni del genere erano una beata fonte di magnifici viaggi immaginari di indicibile bellezza…

Paul Auster: Lulù on the bridge (sceneggiatura)

Alcuni decenni fa a Paul Auster viene in mente una storia. Dato che sarebbe da realizzare più come film che come romanzo, e che lui viene già da due esperienze registiche che l’hanno sfinito (Smoke e Blue in the face), prova a ignorare la voce di quella storia. La quale però ormai gli è entrata nella testa talmente prepotentemente che non lo lascerà stare finché non l’avrà in qualche modo portata alla luce. Allora, per liberarsene, prova a scriverla sotto forma di romanzo. Sennonché il risultato ottenuto non lo soddisfa affatto, proprio perché la storia è troppo visiva per i suoi gusti. Allora infine cede: scrive una sceneggiatura. Di seguito prova a passarla al suo amico Wenders. Il quale in un primo momento accetta di portarla in scena. Ma anche qui c’è un intoppo… Infatti un bel giorno Wenders si rende conto che tutti i suoi ultimi film parlavano di registi che stavano facendo un film, cosa che in parte succede anche in Lulù in the bridge. Allora decide di declinare la proposta di Auster. Al quale non resta che dirigere lui stesso la propria opera, anche se all’inizio non ne aveva affatto voglia…

Dunque la storia di Lulù on the bridge esiste sia sotto forma di sceneggiatura, che ho letto, che sotto forma di film, che, se la mia mente non mi inganna, devo aver veduto secoli fa.

Leggere una sceneggiatura ovviamente è diverso da leggere un romanzo. Comunque posso dire che mi sia piaciuta. Si parla della vicenda di un certo Izzy, un musicista di buon successo, molto chiuso in sé, egocentrico e scontroso, a cui un giorno un fuori-di-testa spara. Quell’incidente, oltre che portarlo a un passo dalla morte, lo costringe a cambiare completamente vita. Lui era un musicista, e la musica era tutto per lui: ora non può più suonare. Così non sa più che fare della propria vita. Poi un giorno, per strada, si imbatte in un uomo morto ammazzato con accanto una valigetta. D’istinto Izzy la prende e se la squaglia. Dentro la valigetta trova una pietra che sembra magica: al buio irradia una luce azzurra e si solleva in aria. Ma non solo: probabilmente emana anche un’energia vitale, positiva. A ogni modo la pietra lo porterà a incontrare la donna della sua vita, che vuol far l’attrice. Solo che quella pietra è molto ambita e i tizi che hanno accoppato il tizio che la possedeva in precedenza torneranno alla carica per riottenerla…

Il film ha come protagonista maschile Harvey Keitel e per protagonista femminile Mira Sorvino. Non credo venga passato troppo spesso. Difatti, pur essendomi rimasto impresso il titolo, non lo ricordavo quasi per niente.

Il libro è corredato con foto di scena tratte dal film. Inoltre alla fine presenta una ricca sezione con interviste al regista e ad altri componenti della produzione.

“Lulù?” “Uì, se mua!”

Raf: Cosa resterà

Quando questa canzone uscì pensai: che scemo Raf a interrogarsi così malinconicamente sugli anni ’80. Avrei capito se fossero stati i ’60 o i ’70, ma gli ’80, che per me erano gli anni caciaroni ed effimeri dei paninari e del Drive In (la trasmissione trash di Italia1, proprio non trovavo che necessitassero di tributi nostalgici…
Si citava il confronto Reagan-Gorbaciov, che vabbè, per l’epoca fu importantissimo ma in definitiva… Reagan era una semplice merdina che infatti oggi nessuno più ricorda (né tanto meno si vuol celebrare) mentre Gorbaciov, beh, sì, lui la storia la fece, in una maniera o nell’altra.
A ogni modo era come paragonare uno gnomo con un gigante…
Venendo ai giorni d’oggi… devo dire che questa canzone ha lasciato il segno. Non tanto perché parla di quegli anni, ma perché si è imposta in generale come canzone che pensa al passato in maniera da rimpiangerlo.
E allora avanti con la nostalgia, visto che stiamo andando sempre più verso tempi duri…

Banco del Mutuo Soccorso: Moby Dick

Di questa canzone mi piace molto la musica, che tende a prestarsi per evocazioni quasi epiche, mentre detesto proprio il testo. La ragione è molto semplice: trovo che in esso ci siano delle forzature insopportabili. Va bene le metafore ma qui accennano agli amori di una balena (concetto verso il quale tendo a esser molto poco empatico); si parla di vascelli fantasma; …e cavalieri del Santo Graal che la inseguono! Per queste ragioni questa canzone mi risulta indigeribile!

Dredd – Il giudice dell’apocalisse

Interessante film – tratto dal celebre, pessimistico fumetto underground britannico – che riunisce più generi: il crime, il film d’azione e ovviamente la fantascienza distopica. L’uso contestuale di alcune riprese al rallentatore ne aumenta il fascino. Insomma, non aspettatevi un’americanata blockbuster in stile Stallone. Il film è più somigliante a un fumetto indipendente.

Il giudice Dredd vive in un futuristico mondo iperviolento dove i poliziotti sono anche giudici, ovvero combinano la pena all’istante, se è il caso. A Dredd viene affiancata, in prova, una nuova recluta, una certa Anderson. Si tratta di una donna che ha superato a malapena le selezioni per ricoprire quel ruolo. Però possiede in sé un gran potenziale. Anche perché è dotata di un potere non da poco: una specie di telepatia che, facendola entrare nelle menti di chi le è attorno, le fa capire le vere intenzioni della gente. Una facoltà che potrebbe aiutarla parecchio, sopratutto in casi intricati o ferali, laddove si debba scegliere immediatamente a chi credere oppure no.

Dredd e la recluta si trovano intrappolati in una cittadella dove regna una potente criminale padrona assoluta di una nuova droga sintetica. Riusciranno a cavarsela senza perder la vita?

😉

“Hey, stai parlando con me?!”

Sigle: Arrivano i superboys! :D

Questa sono certo che ve la ricorderete, anche se il cartone non lo vedevate, perché era molto particolare e rimaneva impressa… 😉

Ben prima di Holly e Benji, ci fu questo cartone sul calcio, in cui questo sport veniva preso estremamente seriamente. In cui cominciarono a fioccare impossibili tiri iperbolici contro le leggi della Fisica…

😀