Dunkirk

Con questo film Nolan ci dimostra che non sa solo dirigere film che si interrogano sul concetto fisico/scientifico di tempo. Difatti questa storia, costatagli un lavoro di svariati anni di ricerca e approfondimento, si ispira e narra vicende di guerra più o meno realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dei soldati inglesi si ritrovarono incagliati in terra francese, su una spiaggia, in attesa di tornare in patria, con i tedeschi alle porte che li bombardavano tranquillamente, e i francesi che mantenevano una caparbia resistenza ma non potevano fare a meno di perder sempre più posizioni.

Praticamente si tratta di un film corale (anche se ci si concentra su alcuni personaggi in particolare) che segue tre diverse linee narrative, tra l’altro una a terra, una in mare e una in aria. In questo modo Nolan è come se fornisse una visione panoramica dell’intera vicenda. Il risultato ultimo è eccellente. Il film è pieno di tensione, dal principio alla fine, con alcune scene enfatiche di catartico sollievo.

Anche le musiche accompagnano perfettamente gli stati d’animo dello spettatore e dei protagonisti.

Il film dura meno di due ore ma è talmente intenso che sembrano di più. Alla fine si rimane esausti – e questo non è affatto casuale perché anche in altri film di Nolan accade esattamente la stessa cosa.

Se amate i film di guerra giudicherete questo film un vero e proprio capolavoro. Ma anche se non amate questo genere è indubbio che valuterete questo film assolutamente riuscito.

Nolan, ripeto ancora una volta, è uno dei registi contemporanei più bravi in assoluto. Qui ne fornisce un’ennesima soddisfacente prova.

La guerra la fanno gli Stati, non i popoli

Paul Auster: Lulù on the bridge (sceneggiatura)

Alcuni decenni fa a Paul Auster viene in mente una storia. Dato che sarebbe da realizzare più come film che come romanzo, e che lui viene già da due esperienze registiche che l’hanno sfinito (Smoke e Blue in the face), prova a ignorare la voce di quella storia. La quale però ormai gli è entrata nella testa talmente prepotentemente che non lo lascerà stare finché non l’avrà in qualche modo portata alla luce. Allora, per liberarsene, prova a scriverla sotto forma di romanzo. Sennonché il risultato ottenuto non lo soddisfa affatto, proprio perché la storia è troppo visiva per i suoi gusti. Allora infine cede: scrive una sceneggiatura. Di seguito prova a passarla al suo amico Wenders. Il quale in un primo momento accetta di portarla in scena. Ma anche qui c’è un intoppo… Infatti un bel giorno Wenders si rende conto che tutti i suoi ultimi film parlavano di registi che stavano facendo un film, cosa che in parte succede anche in Lulù in the bridge. Allora decide di declinare la proposta di Auster. Al quale non resta che dirigere lui stesso la propria opera, anche se all’inizio non ne aveva affatto voglia…

Dunque la storia di Lulù on the bridge esiste sia sotto forma di sceneggiatura, che ho letto, che sotto forma di film, che, se la mia mente non mi inganna, devo aver veduto secoli fa.

Leggere una sceneggiatura ovviamente è diverso da leggere un romanzo. Comunque posso dire che mi sia piaciuta. Si parla della vicenda di un certo Izzy, un musicista di buon successo, molto chiuso in sé, egocentrico e scontroso, a cui un giorno un fuori-di-testa spara. Quell’incidente, oltre che portarlo a un passo dalla morte, lo costringe a cambiare completamente vita. Lui era un musicista, e la musica era tutto per lui: ora non può più suonare. Così non sa più che fare della propria vita. Poi un giorno, per strada, si imbatte in un uomo morto ammazzato con accanto una valigetta. D’istinto Izzy la prende e se la squaglia. Dentro la valigetta trova una pietra che sembra magica: al buio irradia una luce azzurra e si solleva in aria. Ma non solo: probabilmente emana anche un’energia vitale, positiva. A ogni modo la pietra lo porterà a incontrare la donna della sua vita, che vuol far l’attrice. Solo che quella pietra è molto ambita e i tizi che hanno accoppato il tizio che la possedeva in precedenza torneranno alla carica per riottenerla…

Il film ha come protagonista maschile Harvey Keitel e per protagonista femminile Mira Sorvino. Non credo venga passato troppo spesso. Difatti, pur essendomi rimasto impresso il titolo, non lo ricordavo quasi per niente.

Il libro è corredato con foto di scena tratte dal film. Inoltre alla fine presenta una ricca sezione con interviste al regista e ad altri componenti della produzione.

“Lulù?” “Uì, se mua!”

Dredd – Il giudice dell’apocalisse

Interessante film – tratto dal celebre, pessimistico fumetto underground britannico – che riunisce più generi: il crime, il film d’azione e ovviamente la fantascienza distopica. L’uso contestuale di alcune riprese al rallentatore ne aumenta il fascino. Insomma, non aspettatevi un’americanata blockbuster in stile Stallone. Il film è più somigliante a un fumetto indipendente.

Il giudice Dredd vive in un futuristico mondo iperviolento dove i poliziotti sono anche giudici, ovvero combinano la pena all’istante, se è il caso. A Dredd viene affiancata, in prova, una nuova recluta, una certa Anderson. Si tratta di una donna che ha superato a malapena le selezioni per ricoprire quel ruolo. Però possiede in sé un gran potenziale. Anche perché è dotata di un potere non da poco: una specie di telepatia che, facendola entrare nelle menti di chi le è attorno, le fa capire le vere intenzioni della gente. Una facoltà che potrebbe aiutarla parecchio, sopratutto in casi intricati o ferali, laddove si debba scegliere immediatamente a chi credere oppure no.

Dredd e la recluta si trovano intrappolati in una cittadella dove regna una potente criminale padrona assoluta di una nuova droga sintetica. Riusciranno a cavarsela senza perder la vita?

😉

“Hey, stai parlando con me?!”

Stanlio & Ollio (film)

I famosi attori comici – probabilmente l’accoppiata più divertente della storia del cinema –, per rilanciare la loro carriera, decidono di intraprendere una tournée teatrale nel Regno Unito. Ciò dovrebbe esser loro d’ausilio anche per raccogliere dei fondi per un (ultimo?) film che vogliono fare, una parodia di Robin Hood.

Tuttavia tra loro c’è come un’ombra che li divide. Infatti, circa quindici anni prima, Ollio accettò di fare un film senza Stanlio, e quello rappresentò la fine del loro connubio. Durante la tournée il loro antico diverbio rinascerà più forte che mai, tanto da compromettere ogni loro progetto futuro. Sennonché poi subentrerà un altro fatto che invece li farà riavvicinare parecchio: la grave malattia di Ollio.

Su Stanlio e Ollio ci sarebbe potuto dire tutto un mondo. Gli autori invece hanno fatto un film quasi ridotto all’osso, che si concentra unicamente su quell’unico periodo del loro sodalizio artistico e sentimentale. Così il film avrebbe potuto esser fin troppo rarefatto se non avesse avuto quell’accelerazione coincidente con l’affezione di Ollio. A visione ultimata rimane la grande, commuovente amicizia instauratasi tra quei due.

:’)

PS: non so se poi nella realtà lo fecero per davvero quel film su Robin Hood. A me però sembra di ricordarmelo… 😉

Cartoni irrinunciabili: I Supereroi! #1

Ricordo bene quel preciso momento della mia vita di bambinetto in cui mi dissi con convinzione: ma perché non trasmettono più cartoni animati con i supereroi, che sono in assoluto quelli che mi interessano di più?! Ce ne sono troppi pochi in giro!

In realtà ce n’erano diversi, e pure molto buoni per un ragazzino della mia età, ma io, fan sfegatato degli eroi in calzamaglia, divorato da una fame atavica di quel genere specifico di prodotto, non ne avevo mai abbastanza!

Beh, il primo cartone animato in assoluto sui supereroi che ricordo fu quello mitico di Superman, della Fleischer. Ogni puntata durava pochi minuti ma era davvero uno spettacolo per gli occhi; per quanto le storie fossero molto puerili e non facessero che ripercorrere fino alla noia il solito iter “vittima da salvare-eroe che la salva”. Per quella sua caratteristica, di mettersi sempre nei guai, giuro che odiavo alla morte Loise Laine! 😀

Dicevo, l’animazione di questi cartoni era eccellente e sicuramente fu il frutto di grande lavoro da parte degli animatori, tuttavia ricordo alcune grosse ingenuità. Come quella volta in cui Superman dovette scontrarsi con un mostro appena scongelatosi, proveniente dagli albori della vita sul pianeta. Ora, questo mostro sembrava un incrocio tra un drago, Godzilla e una papera (aveva un muso simile a un becco). Oggi nessun disegnatore si sognerebbe mai di creare un mostro talmente sconclusionato!

PS: ricordo che giravano delle versioni completamente in inglese. Inutile dire che quello non costituiva certo un problema insuperabile e le si guardava ugualmente, tanto si capiva perfettamente il senso… 😉

Garrone: Pinocchio (2019)

La domanda che mi ponevo prima di vedere questo film e che mi ripongo adesso che l’ho visto è:

MA CON LE GIÀ NARRATE, CELEBERRIME VERSIONI DI QUESTA STORIA – DI MONICELLI E DI BENIGNI (TRALASCIANDO QUELLA DISNEY) – BEN PIANTATE NELLA MEMORIA DI OGNI ITALIANO… C’ERA PROPRIO BISOGNO DI QUESTA ENNESIMA TRASPOSIZIONE DI PINOCCHIO?!

La risposta, purtroppo, è: no. Assolutamente no! Tanto più che questa edizione non arricchisce in nulla la vicenda né fornisce un’interpretazione talmente diversa o innovativa da valere l’impegno dispiegato per realizzarla.

E allora a chi è servita questa storia? Forse a qualche bambino piccolo che ancora non conosce la favola. Unicamente a loro…

Spero che a Garrone, che è un regista che ho in stima, codesto film sia stato utile perlomeno da un punto di vista economico, per far soldi, in maniera così da poter realizzare, con maggiore facilità, nel prossimo futuro, suoi progetti più importanti e intriganti.

Il film non è fatto male, seppur la seconda parte sembra più noiosa e tirata via della prima. Tuttavia, ripeto, come paventavo, ha il dispregio di esser nato del tutto superfluo.

Occhio, Pinocchio!

Zodiac (2007, di David Fincher)

Bel film su uno dei serial killer più noti ed efferati della storia, perlomeno americana, che si faceva chiamare Zodiac, il quale scriveva lettere alla polizia sfidandoli apertamente allegando pure messaggi cifrati.

Questa storia ha la particolarità di essere raccontata più che altro attraverso le persone (note) che più di tutte ebbero a che fare con questo uccisore: dunque ispettori di polizia che con gli occhi dei media puntati contro vollero farsi belli; giornalisti che studiarono il caso fino allo sfinimento; e semplici appassionati per cui il killer divenne un ossessione, diciamo così.

Il film è lungo ma non annoia. Riporta fatti veri, e vi posso anticipare che non ci sarà un lieto fine tipico da film rassicurante…

Ecco, l’unica cosa che dispiace è proprio quel finale… che non vi dico ma magari sapete già.

Parasite

Una famiglia povera si ritrova con nessuno dei suoi membri occupato. Il figlio però, un ragazzo sveglio che se potesse permettersela andrebbe all’università, ha un colpo di fortuna. Un suo amico, che deve partire, infatti gli propone di prendere il suo posto come insegnante privato di una ragazza appartenente a una famiglia ricca. Il ragazzo, approfittando che la madre e moglie (spesso sola) della famiglia agiata sia un po’ ingenua, ben presto riesce a far assumere anche tutti gli altri suoi parenti più stretti, delle volte cacciando via, con macchinazioni diaboliche costruite a tavolino, lavoratori già presenti in loco. Fin qui è una commedia… Sennonché poi c’è un colpo di scena che trasforma il film anche in una specie di thriller…

In realtà questo è un film che tenta di stupire parecchio. Per questo non esita ad adunare in sé più generi diversi, alla ricerca di un’approvazione generale più ampia possibile. Risultato: in molti (sopratutto gli esterofili, che magari appena vedono degli occhi a mandorla non capiscono più niente) hanno gridato sperticatamente al “capolavoro”. Non certo io. Per me il film è di buon livello ma ho trovato eccessiva e presuntuosa l’accozzaglia di livelli narrativi diversi in cui alla fine il film viene impantanato. Vi potrei citare film orientali molto superiori a questo, che non hanno avuto la stessa immeritata fortuna.

Sigle: Anna dai capelli rossi

Anna dai capelli rossi è la storia di una ragazzina, con i capelli rossi, orfana, vivente circa un paio di secoli fa…

A una mia amica piaceva tanto, questo cartone, a me personalmente non particolarmente. Lo trovavo più fumo che arrosto. A parte l’interessante atmosfera d’epoca, gira un po’ a vuoto. Se uno vede tutte le puntate una dietro l’altra, la serie appare un po’ scialba. Promette molto ma concretamente mantiene poco. Per questo l’ho inserito nella sezione sigle: secondo me la sigla è di maggior pregio rispetto al cartone.

Ora, ascoltatela e ditemi se non vi ricorda qualcosa…

Esatto! Se vi pare di conoscerla è perché è molto simile (nonostante sembra che l’autore affermi che non si tratti di una cover) di una nota canzone straniera, questa:

😉

Batman – La maschera del fantasma

Lungometraggio animato di Batman realizzato per sfruttare il successo del cartone anni Novanta che, col suo stile noir e retrò, ottenne moltissimo successo (abbastanza meritato, direi, e difatti prima o poi ne parlerò nella serie “Cartoni irrinunciabili”). Dunque possiamo assimilare facilmente codesto film a quella serie facendo finta si tratti di tre/quattro puntate della stessa cucite assieme.

La storia ripercorre gli inizi della carriera eroistica di Batman, quando era già Batman ma non lo era, quando ancora Bruce Wayne doveva inventarsi il costume (“per spaventare i criminali”). All’epoca Wayne era innamorato di una ragazza bellissima, orfana di madre, una certa Andrea, che aveva un padre facoltoso ma ammanicato con personaggi palesemente mafiosi. Mentre Bruce si interrogava se dedicarsi alla carriera del giustiziere come aveva promesso sulla tomba dei propri genitori oppure inseguire un sogno d’amore con la sua nuova spasimante, questa, da un giorno all’altro lo abbandonò dicendogli che non era ancora pronta per sposarlo. Ciò gli spezzò il cuore e indirizzò ancor di più i suoi destini in una accanita lotta al crimine. Dieci anni dopo appare un nuovo vigilantes che molti confondono erroneamente con Batman. Ma questi, al contrario di Batman, uccide davvero i criminali, non si limita a prenderli a cazzotti o assicurarli alla giustizia. Ciò rappresenta un problema per Batman, il quale, confuso con l’altro, viene ricercato dalla polizia per quegli omicidi. Poi riappare anche la vecchia fiamma di Bruce, Andrea, e più tardi emergerà un legame tra la gente uccisa e il padre della ragazza…

Questo film l’ho visto al seguente link: