Chi sarà il nuovo presidente della repubblica?



Abbiamo intervistato un politico, uno di quelli che potrà votare per eleggere il nuovo presidente della repubblica. Per questioni di privacy, la nostra fonte ha deciso di rimanere segreta, d’altronde in questo modo potrà rispondere a (quasi) tutte le nostre domande senza peli sulla lingua (e non le manderà a dire)…

«C’è una ridda di nomi da far girare la testa questa volta…»

«È vero. E ha notato una cosa?»

«Cosa?»

«Mai vista una lista di papabili a presidente della repubblica così ributtanti! Hanno riesumato certi schifosi della prima repubblica che non le dico! E poi tutta quella sfilza di gente dal partito di maggioranza! Per non parlare di quelli che fanno pensare alla gente: ah, ma pure quello potrebbe essere eletto?! allora vale tutto!… Conviene?»

«Effettivamente. Ma come mai? Sembra che non ci sia nulla di meglio… Possibile?»

«Ah!», ride come chi la sa lunga, «È proprio questo che vorrebbero far credere a tutti! Cioè, la lista è per prepararsi la strada. Così, quando il nuovo presidente sarà eletto, il popolo dirà: beh, poteva andarci molto peggio, accontentiamoci… Se sapesse chi stanno tentando di portare al trono, se solo sapesse!»

«Per esempio? Ci faccia qualche nome…»

«Mi dispiace, questo non posso proprio farlo. Se rompo il segreto mi fucilano… E uso “fucilare” come forma assai edulcorata. In verità potrebbero benissimo far apparire che mi sono improvvisamente suicidato, per poi montarmi attorno un falso (o vero) caso di corruzione (che tanto so’ tutti corrotti, non ultimo io). Ah, ma i miei colleghi saprebbero, saprebbero come sono andate le cose davvero… Eccome se lo saprebbero… Siamo nel paese delle bombe, in cui le bombe le mette lo Stato stesso, sa! Non lo dimentichi mai!»

«Ah, io lo tengo sempre a mente, non si creda… Insomma non vuole farci qualche nome…»

«Non posso. Comunque, sia chiaro, anche se gliene facessi qualcuno, qualsiasi nome in questo momento avrebbe meno dell’un per cento di possibilità di essere eletto.»

«Perché?»

«Perché non si sono ancora accordati. Tutti vorrebbero avere un peso, o meglio il peso decisivo, per poter dire che contano. Contano se stanno al governo, o contano se stanno all’opposizione. Tutti vogliono uscirne vincitori.»

«Ma è solo questo?»

«No che non è solo questo.»

«Allora non sia reticente, ci dica…»

«Ha ragione. Sa, sono abituato a essere reticente», mi strizza l’occhio, «In verità, questa volta è particolare

«Perché è particolare?»

«Questa volta è la più speciale di tutte. Perché… mai, prima d’ora, si era verificata una tale incredibile congiunzione astrale.»

«Che intende per “congiunzione astrale”?»

«Intendo che mai, due tipi come quelli, si sono ritrovati al governo assieme, a fare finta di essere diversi, ma essendo così disgustosamente simili.»

«Intende il Pregiudicato che Ama Farsi Chiamare Papi e la Faccia di Bronzo Foderata di Amianto…»

«Io non ho detto niente. Ma sì, intendo proprio loro. Appartengono alla stessa razza. La razza dei piazzisti che vorrebbero dare a intendere al mondo che loro sono i meglio, che non perdono mai, che non sbagliano mai, neppure quando rettificano una loro posizione…»

«E cosa comporta dunque questa “congiuntura”?»

«Comporta, tornando al discorso di prima, che effettivamente, per la prima volta, il presidente della repubblica, visto che figli di puttana sono questi due tipi, per la prima volta potrebbe non essere davvero tanto garante, potrebbe non essere il presidente più o meno di tutti… Oh! Questi qui, pur di perseguire i loro sogni infarciti di potere sempre più smodato, sarebbero disposti pure a pugnalare alle spalle il tipo che li ha appena salvati da sicuro annegamento. È la loro storia che parla! Per la serie #staitranquillochetantotelomettocmqalculo!»

«Ho capito. Lei sostiene che per la prima volta il presidente della repubblica potrebbe essere qualcuno che magari dapprincipio appaia abbastanza superpartes ma che poi…»

«Ha capito perfettamente, complimenti. Lei è molto bravo… Ma poi il nuovo presidente potrebbe fare il doppio gioco, rivoltandosi a colui o coloro che l’hanno messo lì. E allora potrebbe succedere di tutto. Anche colpi di stato mascherati da crisi politica perché, se il presidente della repubblica, mettiamo il caso, cominciasse a impuntarsi per non firmare più leggi palesemente incostituzionali… Insomma, potrebbe accadere di tutto. Compreso che una nazione, diciamo “ostile”, che vuole favorire il caos, come al solito, come succede altrove, prevalentemente in Africa e Medio Oriente, una nazione esterna cominci a foraggiare branche assai estreme del nostro paese, ali paramilitari. E magari, per favorire la contrapposizione, foraggi con iniezioni di denaro liquido anche chi dovrebbe preservare l’ordine costituito… Sa che cosa ne verrebbe fuori?»

«La guerra civile.»

«Esatto. Mi sorprende. Lei è molto sveglio. Ma in che giornale lavora?»

«Dopo glielo dico. Sicuramente non lo conoscerà… Okay, lei ci ha appena dipinto un quadro piuttosto grave e pericoloso della situazione odierna. Ma scommetto che siamo ancora un po’ lontani dal raggiungerlo, o che comunque voi ancora non ci pensate minimamente, sbaglio?»

«No! Lei è proprio una sagoma! A noi non ce ne frega un cazzo! Noi viviamo alla giornata! Noi veniamo da anni e anni di arraffamenti truffaldini… Che poi, se tanto succede qualcosa di brutto, io mi sono già comprato una casetta in un luogo caldo e accogliente, dove uno come me con la sua famigliola può fare la vita del gran signore quietamente fino alla vecchiaia…»

«Torniamo al discorso dei nomi….»

«Sì. Andiamo al sodo. Ancora non l’abbiamo fatto… Dunque… Al cento per cento, le prime tre votazioni saranno un buco nell’acqua. È praticamente impossibile che accada diversamente. Cioè, potrebbe accadere solamente se qualcuno, leggendo questo articolo, dovesse convincersi che sia il caso di smentirlo nei fatti, così da screditare tutto quello che ho detto… No, ritengo, e sono abbastanza sicuro di questo e mi giocherei anche mia moglie, che andrà così. Si comincerà a fare sul serio solo a partire dalla quarta votazione. Lì un accordo bisognerà trovarlo per forza perché saremo al punto più temuto da tutti: che i piccoli partiti o le correnti non maggioritarie dei partiti maggiori si coalizzino convergendo tutte su un outsider, uno non nominato dai capoccia. Questo sarebbe davvero gravissimo e molto destabilizzante per loro…»

«Okay. Abbiamo capito che ancora non si sa praticamente nulla su chi sarà il prossimo presidente di queste repubblica di banane. Ci vuol almeno dire chi voterà lei alla prima elezione e se terrà una linea indirizzata in un certo modo piuttosto che cambiare di volta in volta nome…»

«Ma certo! Questo glielo posso dire. E posso anche farle in esclusiva alcuni nomi che verranno sicuramente fuori, almeno alla prima votazione… Deve sapere che esistono solo due linee guida per votazioni di questo tipo. La prima dice di votare sempre il candidato che si considera migliore tra i nomi che girano, fin dalla prima votazione. Io non mi ci spreco, se so che non ci saranno possibilità concrete che venga eletto. Anche perché, l’avrà capito, io non appartengo a questa corrente, che potremmo chiamare dei “coscienziosi”. No, io appartengo alla corrente dei… “cazzaroni”. Proprio così. Ha capito bene. Cioè alla corrente di coloro i quali si annoiano quasi sempre quando hanno a che fare con questioni politiche. Ma che palle i bilanci! Ma che palle le leggine a persona! Ma che palle le postille che lo mettono in culo alla gente! Tutte cose vecchie, vecchie, vecchie e stravecchie per vecchi ladroni. Io invece mi sento con l’animo di un ragazzino. Io mi voglio ancora divertire alla mia età di [omissis] anni. Io sono un perenne Peter Pan! Per questo, io, insieme alla maggior parte dei miei colleghi, alla prima votazione voteremo un qualsiasi nome in grado di tenerci su il morale. Anzi, le svelo un segreto… Esiste un concorso segreto tra di noi, a chi escogita il nome più divertente, quello che fa fare maggiori risate! Che sballo! Per esempio, le posso garantire, perché lo so per certo, che usciranno almeno una volta i seguenti nomi… Vado con la lista, eh!… Giuseppe Garibaldi… Bettino Craxi… (questi sono quasi costituzionali, direi, perché hanno fortemente caratterizzato il Paese nel bene e nel male con la loro presenza, per cui vanno citati come omaggio, per forza… E come vede, possono benissimo essere morti. Anzi, se nono morti è pure meglio)… Sennò Carlo Conti… Charlize Theron, Cameron Diaz (esiste una corrente di esterofili che stravede per le attrici americane, mentre io, essendo nazionalista, non le avrei in simpatia)… Martin Luther King… Francesco Totti (c’è sempre qualche romanista che non vede l’ora di nominarlo ogni volta che può)… papa Francesco… (vedrà che nomineranno anche lui)… Umberto Eco (giusto per dare un tocco intellettuale, quando tutti sanno benissimo, compreso lo stesso scrittore, che è oltremodo impossibile che uno come lui, che non è davvero addentro alla politica, possa mai diventare il presidente)… Sarah Connors (qui non le spiego la citazione, la deve scoprire da solo)… Adriano Celentano… Mino Reitano (anche i cantanti vanno forte)… Pippo Kenendy (quei maledetti simpatizzanti della satira di sinistra!)… Ilona Staller (un ever green)… Rocco Siffredi… John Holmes… Questi glieli spiego… Ce la vede la presidentessa che leggerà i foglietti a pronunciare i loro nomi? È come immaginarsi che se la ingroppino in un’orgia, non trova! È così divertente!… E poi tanti altri nomi… Eccetera… eccetera… eccetera… Ma da ultimo le voglio svelare il mio nome in anteprima, purché mi prometta che questo articolo non uscirà prima della prima votazione…»

«Non glielo prometto ma le garantisco che, visto che il mio modesto gazzettino viene letto da davvero pochissime persone…»

«Bene. Allora glielo faccio! Non sto più in me dalla contentezza di aver elaborato un nome così geniale! E voglio che qualcuno lo apprezzi a dovere, sia anche uno come lei… Tenga presente che quest’anno voglio puntare diritto al miglior nome comico della tenzone dei nomi più divertenti. E credo di avere notevoli chance di vincere… Allora, il nome è… Napompa Fammeh… Non è divertentissimo?! Quando la presidentessa lo leggerà, non rendendosi conto di quel che sta dicendo, verrà giù l’aula dalle risate, verrà giù!»

«Sì, è molto divertente. Ma non poteva escogitarne uno per una donna, dato che c’era…»

«Beh, adesso che mi ci fa pensare, sì… Avrei potuto. Mi ha fatto venire un terribile dubbio… Però… A parte che… dove la trovavo una frase del genere da dire al femminile? Mettimelo Dentro? No, se ne sarebbe accorta. E poi Napompa Fammeh mieterà il suo successo perché è volgare e popolaresco, non per altro! Sono proprio un genio, eh!?»

«A suo modo. Beh, grazie del suo “illuminante” contributo.»

«Grazie a voi. Di che giornale siete?»

«Siamo dello Stermina il Corrotto…»

«Stermina il Corrotto… Mai sentito… Ma… cos’è quel cappio?… Che volete fare?… Che volete fare?!… Che cazz… Gaaahhhhhhh!…»

Questo politico corrotto non voterà alle prossime elezioni per l’elezione del nuovo presidente della repubblica. Lo garantiamo al popolo.

Lo abbiamo intervistato solo per farvi vedere di che pasta sono fatti. Non ce ne frega niente di chi verrà eletto da questa gente. Siamo certi che, comunque vada, non cambierà in niente la sostanza del loro sudicio potere.

3<–

 

Le implicazioni del rubare


Mi sono accorto che il cassiere del discount mi ha rubato 11 centesimi.

La cosa mi fa imbestialire.

Non è per i soldi (213 lire).

È per il principio.

Non è stato un caso.

Non si è solo sbagliato.

L’ha fatto di proposito.

Ecco perché ci ha tenuto a darmi i soldi del resto in mano e non li ha messi sul bancone.

Altrimenti pensava che me ne sarei accorto.

E questo rappresenta un cospicuo aggravante.

Non ha improvvisato.

Ha eseguito una serie di pensieri per rubare.

Lui sapeva perfettamente cosa stava facendo.

E lo ha fatto con astuzia.

Non è la prima volta che mi succede qualcosa del genere in questo discount.

Per esempio tempo fa vedevo sempre una cicciona che mentre stava alla cassa si scartava degli snack e se li mangiava.

Poi non l’ho più vista.

È stata licenziata.

Oppure c’era quel tizio che si “scordava” di darti lo scontrino.

Anche lui alla fine lo hanno fatto giustamente fuori.

Ma anche gente che non avrei mai sospettato mi sono accorto che frega sul resto (e ci sono rimasto male)…

A questo punto torno con la testa all’ultimo ladro.

Si tratta di un immigrato.

Mi chiedo perché lo abbia fatto.

Perché è semplicemente un ladro, o perché ha così bisogno di denaro da non aver più tanto timore di fottersi per pochi centesimi?

Rubare in questo modo è un suicidio.

Perché devi fare tanti piccoli furti e sperare che non ti becchino.

E poi ne ricavi molto poco, rispetto a quel che rischi…

Certo, non sembra uno che navighi nell’oro.

Dunque l’avrà fatto sicuramente per disperazione.

E chi sono io per ergermi a suo giudice?

Se davvero è molto indigente come sembra, non è giusto che io mi accanisca su di lui, che è un bisognoso, mentre gente a ben più alto livello sceglie scientemente di rubare, solo per avidità e desiderio di potere.

Sogno #59: Appuntamento per il nuovo lavoro


Mi sono alzato presto. Ho studiato bene la piantina per raggiungere il luogo del colloquio. Non è propriamente dietro l’angolo. Però è anche vero che ho scelto la strada più lunga, quella che mi permetterà di raggiungerlo più comodamente, con i mezzi pubblici.

Ci impiego più di un’ora, dopo che però ho dovuto attendere l’autobus al capolinea per quasi quaranta minuti. Ciò vuol dire che se riuscissi ad affinare e far combaciare le coincidenze (ma già so che non potrò) teoricamente il viaggio sarebbe molto meno fiaccante. In ogni caso, avendo previsto possibili ritardi, giungo mezz’ora prima…

La zona stranamente mi piace molto, seppure da un punto di vista architettonico-estetico non sia granché. Però ci sono molti giardini all’ombra (piuttosto incustoditi e abbandonati a loro stessi) che sarebbero ideali per le pause pranzo. Il resto del quartiere appare molto tranquillo, periferico. È il classico suburbio che sembra un paesello. Fattostà che, più passa il tempo e più mi diventa piacevole. Sto prendendo in seria considerazione l’idea di lavorare qui. Stavolta mi tocca, mi dico con nostalgia pensando alle giornate libere che dovrò abbandonare. Presto, presumibilmente non avrò più tempo per aver cura di me, se non nei week end, che però utilizzerò principalmente per riposarmi e che in ogni caso passeranno molto in fretta, sempre troppo… Pertanto trascorreranno gli anni e io sentirò di non averli assaporati davvero, quegli anni, che me li hanno scippati da sotto il naso senza che avessi potuto oppormi…

Leggo il libro che porto sempre con me con noia. Il tempo, quando sei in anticipo, sembra non passare mai…

Adesso manca un quarto d’ora all’orario dell’appuntamento. Okay, mi ci posso recare. Chiudo il libro che rinfilo nella borsa e vado. Cammino lento, anche perché non c’è nessuna fretta. È proprio per questo che mi muovo sempre con largo anticipo, così poi non devo correre.

Citofono, mi aprono. Faccio una rampa di scale, suono il campanello di una porta che somiglia tanto a quella di una comune vecchia abitazione e mi trovo dentro. Come immaginavo: qui una volta c’era un appartamento. Mi dicono di attendere all’ingresso. Mi siedo e attendo. Non mi va di leggere il libro. Guarderò nel vuoto cercando di non essere nervoso. Se riesco a oziare, ne trarrò molto beneficio…

C’è un cucciolo di cane in giro che zampetta e corre a destra e manca. Me ne sono accorto subito appena entrato. Vuol giocare. Per ora è indaffarato con alcuni impiegati e non mi ha dato rilevanza, ma forse in seguito…

Difatti poco dopo lo chiudono fuori (perché devono lavorare, loro) e il cucciolo non ha altri a cui rivolgersi che me. Così viene scodinzolante nella mia direzione. Alza le zampe anteriori ponendole sulle mie ginocchia per invogliarmi a giocare. Sembra un cucciolo di dobermann e tra non molto mi potrebbe fare molta paura.

Decido di essere professionale e di non rivolgergli alcuna attenzione. Ma il cane se ne ha a male e allora abbaia e mi fa un mugolio tale che mi fa sentire un senza-cuore per averlo ignorato. Tento di rimediare accennandogli una carezza e il piccoletto ne è subito rasserenato. Nel frattempo il suo mugolio ha richiamato il suo padrone, che esce dall’ufficio, si ferma sulla soglia e, eretto, fa: «Ti hanno sbattuto fuori, eh? Beh, vieni qui con me allora…». E il cane si precipita affettuosamente da lui, il quale, riavutolo con sé, chiede: «Non ti ha dato fastidio, vero?». Rispondo prontamente «Nessun fastidio!» sorridendo bonario.

Poco dopo è lo stesso individuo che mi dice di seguirlo. Dunque è lui che mi farà il colloquio.

Mi fa le domande di rito. E io rispondo ammodo e tranquillo. Non sono nervoso: il luogo e l’ambiente non mi incutono alcun timore.

Mi scruta penetrandomi con lo sguardo, cercando di carpire che tipo di persona sia in realtà. Il modo di intendere il suo ruolo è un po’ puerile. È assurdo pensare che bastino dieci minuti per giudicare qualcuno. Ma nessuno si pone mai la questione. E poi parliamo di giudicare, non solo capire se un tipo sia simpatico o loquace (che pure lì si può sempre fingere). Giudicare è qualcosa di molto più impegnativo: una cosa difficilissima, roba che ci vorrebbero ore e ore di conversazione, anni addirittura; e poi potrebbe essere che neppure lo psicologo da cui vai assiduamente riesca a farsi un’idea corretta di te e ignori alcuni aspetti che tu non abbia mai fatto emergere, o meglio lui non sia mai stato in grado di cogliere. Insomma, qualora fossi un sociopatico, chi mai potrebbe accorgersene? Nessuno se ne rende conto… Vi è andata bene che non lo sia…

Finora tutto okay. Sto andando bene. È facile arguirlo dal suo modo di approvarmi. Poi la sua faccia si fa leggermente più scura, increspandosi, ma dura solo un attimo. Accade quando mi chiede come mai finora non ho trovato un altro lavoro. Mi rammento transitoriamente il giorno in cui questionai con Occhi di Serpente…

Gli rispondo che non lo so perché non ho ancora trovato un (nuovo) lavoro. Che qualche volta nei colloqui posso essere più aperto, altre volte può essere che mi presenti mentre mi girano. In generale, rispondo sempre allo stesso modo alle interrogazioni dei vari selezionatori: è la loro opinione nei miei confronti a variare, se supero l’esame o meno. Gli faccio pure notare che forse qualcuno scremi in base alla mia barba incolta o al mio vestiario trasandato (aspetti, questi, che talvolta possono contribuire a farmi apparire un po’ trascurato); ma è lui stesso il primo ad ammettere che ciò non dovrebbe contare nulla vista la mansione da svolgere. E io gli ribadisco che sono ovviamente d’accordo con lui ma che ho ugualmente la sensazione che per alcuni di loro questo conti eccome, che pretendano che pure per un posto come questo ci si debba presentare con la cravatta.

Lo convinco in pieno. E alla fine mi fa pure i complimenti per come sono andato rilevandomi cosa l’ha colpito di me. La mia grande pacatezza, dice, infonde sicurezza. E hanno proprio bisogno di uno come me alla loro azienda, dice. E io so che talvolta appaio molto più sereno di quanto non sia, è una mia peculiarità (mentre dentro invece…). Incassato l’apprezzamento, ottengo il posto.

A questo punto devo subire una prima infarinatura di quello che andrò a fare e dovrò parlare con quella che sarà la mia prima e più diretta superiora.

Cambio di locale.

Nella stanza sono presenti due ragazze. La prima è una simpatica grassona loquace che vuol subito far amicizia. Nessun problema. L’altra è una tipa che fin dal principio mi colpisce. È molto formosa e provocante di corpo, non altrettanto di faccia, ma è proprio questa che mi colpisce. Infatti mi dà proprio l’idea di averla già vista. Tuttavia non saprei dire dove. Così mi incanto a guardarla non potendo distogliere lo sguardo da lei. Ma non le appaio scortese, perché lei tiene con me esattamente il medesimo atteggiamento. Dunque ha la mia stessa reazione: deve essere vero che ci siamo già incrociati, forse addirittura durante un’altra selezione per un lavoro similare.

Poi entra un’altra donna. È qui che ho la prima brutta sorpresa della giornata. Perché io quella lì la conosco già (e per lei è lo stesso, ne sono sicuro). Certo gli anni sono passati, sia per me che per lei, ma la riconosco subito (come potrei dimenticarla?). E anche lei lo fa nonostante, rispetto a quando ero bambino, mi sia cresciuto il naso e sia diventato molto più alto. Lei invece si è sgonfiata. Da ragazzetta prometteva benissimo ed era piuttosto tornita. Era una delle ragazze più ricercate del quartiere. Invece adesso… niente: piallata e squadrata come legno levigato. Tanto che fa pena: non ha più alcuna attrattiva e sembra un comune maschio, basso, di corporatura minuta (per fortuna non è pelosa)… Ma è inutile stare a sottilizzare. Siamo nella stessa stanza e ci siamo riconosciuti. Che cosa accadrà adesso?

Mi chiede come mi chiamo. Ripete il mio nome dopo che gliel’ho detto e qualcosa dentro di lei scatta. Poi… finge semplicemente di non conoscermi. Tipicamente femminile!, penso. Non le costerebbe nulla dirmi che mi conosce, ma preferisce non farlo. Forse perché pensa sia meglio non dover niente a nessuno: nel senso che, se la nostra conoscenza venisse alla luce, poi potrei approfittarne, secondo lei. Ma non solo. C’è stato subito qualcosa di molto pudico nel modo in cui mi ha guardato. Si vergognava di essere scoperta in quel frangente, a fare quel lavoro che non è certo il massimo. E presumibilmente in seguito deve essersi vergognata pure per me, forse, perché sarei andato a rivestire un ruolo che addirittura era inferiore al suo. Una strana storia di pudicizia…

Ci introduce la materia con molta enfasi ma parlando anche chiaro. È tutta dalla parte dell’azienda che le dà il pane, per cui sorvola bellamente su alcune palesi crepe del discorso che sta tenendo. Ma si dà il caso che io quell’argomento lo conosca bene, avendo già avuto esperienza in quel settore. E sono io che la metto alla berlina scoperchiando la magagna più grossa. E lei dice che è vero quel che dico, ma di non dirlo ai clienti per nessun motivo al mondo!, perché quello è il principale punto debole di tutta l’offerta della rinomata azienda per la quale venderemo i servizi… Puah! Io venditore! Il pensiero mi dà il voltastomaco. Ancora non capisco come possa aver accettato questa opportunità…

Capisce che non sono un novellino e neppure uno stupido. Lo capiscono tutti lì dentro. Li guardo con tedio e alterigia. Mi sento un gigante in mezzo a loro. D’altronde, più scendo i gradini della dignità umana e più divento re…

La cicciona già mi sbava dietro… Ma forse anche l’altra neo assunta, quella con il corpo formoso da urlo ma con la faccia brutta, prova una certa attrazione per me. Ho una visione e immagino come il tempo, con il suo lavorio, finisca per farmela piacere completamente. Adesso che ci penso, anelo già di mettere le mani su quel suo corpo fecondo… In quest’ambiente diverrei presto una specie di sovrano riverito e rispettato che ha tutto quello che desidera (compreso l’aspetto sessuale).

Anche il secondo colloquio termina (finalmente). Rientra il primo tipo, che poi sarebbe il proprietario. Ha con sé i contratti che dobbiamo firmare subito. Mi dà sui nervi che si pretenda che si firmi qualcosa immediatamente, senza poterla vagliare a dovere, ma il tipo deve aver già previsto questo appunto, così ci concede ben quindici minuti per leggerlo. Tra le clausole scopro qualcosa di ambiguo che non mi va giù circa i pagamenti…

Siamo rimasti qualche minuto soli, noi nuovi, io e le due ragazze. La cicciona mi vede meditabondo. «Che hai? Non sei contento di firmare il contratto?», mi chiede ingenuamente mentre l’altra continua a osservarmi stregata. E io le riferisco il mio cruccio principale: il proprietario mi aveva preannunciato alcune cose che però non si sono verificate, che il contratto non prevede. E questo non è di buon auspicio per iniziare un nuovo rapporto basato sulla fiducia.

Comunque, alla fine, firmiamo tutti il contratto. Che tra l’altro è quasi carta straccia, non vale un fico secco, secondo me. E poi, se alla fine mi volessi sottrarre, sicuramente farei sempre in tempo a scantonare pur avendolo appena sottoscritto. Finché non inizierò il lavoro, non potrà incastrarmi. Questo mi instilla flemma.

Torna il proprietario con quella che sarà la nostra superiora. Ci annuncia che avrebbe piacere anche a presentarci un altro tipo importante dell’azienda che fa un po’ di tutto lì dentro, che poi sarebbe il cugino della superiora. Anche lui conosco già. Tremo al pensiero di rivederlo, di scoprire come sia diventato. D’altronde il proprietario lo descrive come un tipo “molto particolare”, estroverso, con un lieve difetto nell’andatura, diabetico… e chissà cos’altro! Mi fa proprio terrore immaginare di essere in qualche modo sotto di lui…

Poi il proprietario ci porta a vedere il luogo fisico dove lavoreremo. Una stanzetta con altri condannati ai lavori forzati che però sembrano molto sereni e concentrati sui loro obiettivi di vendita. Ma riscontro una circostanza che, di nuovo, mi fa gelare il sangue. Gli strumenti che utilizzano sono molto antiquati: usano ancora comuni telefoni con la rotella! Cioè, ogni volta che contattano un potenziale cliente, la chiamata la devono fare manualmente (con tutti i rischi di sbagliare a comporre il numero)! La chiamata non viene passata da un sistema informatizzato! Tutto ciò, a me che sono stato con Mister Pera, mi sembra medievale…

Il proprietario ha talmente tanta voglia di coscriverci che ci fa: «Beh, quasi quasi proteste cominciare subito… Magari iniziate col vedere come fanno gli altri per un’ora o due e poi…», ma io gli faccio una tale faccia che lui declina subito l’offerta. «Beh, vabbè. Comincerete domani, con calma. Non c’è fretta». Non mi è mai capitato di presentarmi da qualche parte per un posto e di essere arruolato immediatamente seduta stante. Fosse sempre così, avrei così poca voglia di cominciare una nuova esperienza che non mi presenterei mai!

Saluto tutti e tutti mi salutano. Per oggi è andata. Sono in strada da solo. Osservo le vie e i vicoli e la gente circostanti. È lì che decido che non accetterò quel lavoro. Non mi piace l’idea di ritrovarmi ad avere a che fare con quelle persone. Non mi piace che già mi sia stata detta qualche frottola. Non mi piace dover lavorare in quel modo facendo molta più fatica dello spettante. Peccato, perché invece il posto mi piaceva assai, e già mi immaginavo di prendere quell’autobus periferico tutti i giorni e di fare le pause pranzo in questi giardini pubblici…

 

Sono fuori


fuori dal seminato

fuori tiro

fuori mano

fuori campo

fuori posto

fuori orario

fuori fase

fuori luogo

fuori stagione

fuori concorso

fuori di me

*

fuori dai giochi

fuori dai gangheri

fuori di testa

fuori di melone

fuori di zucca

fuori strada

fuori tempo

fuori tempo utile

fuori al primo strike

*

fuoriuscito

fuorviante

fuorviato

furibondo

fuoribordo

fuori fuoco

fuori asse

fuoriclasse

fuoricombattimento

fuorigioco

fuorilegge

fuoriprogramma

fuoriserie

fuoritutto

*

fatto fuori

venuto fuori

restato fuori

sputato fuori

buttato fuori

cacciato fuori

tagliato fuori

chiamato fuori

aspetto fuori

*

piegato in fuori

fuori l’autore

fuori uno

fuori ruolo

al di fuori

fuorché estinto

*

io sono fiori

fiori di campo

fiori di zucca

fiori appassiti

fiori secchi

fiori colorati

*

 

Sterminio


Vai, vai. Distruggi tutto. Devasta tutto. Fa che non resti più niente. Sporca tutto. Manda tutto affanculo. Umilialo. Smembra pezzo a pezzo tutto quel che di bello c’è stato. Sputaci sopra. Cacaci sopra. Pisciaci sopra. Scatarraci sopra. Rinnega, confondi, annacqua. Ritratta. Dì che non è vero, che non è mai successo, che in fondo ti sei solo distratta un attimo e qualcuno ne ha approfittato. Dì che non hai mai provato niente. Dì che comunque adesso non ne hai più voglia, e ne hai tutto il diritto. Dì che stavi facendo un favore a qualcuno e si doveva apprezzare. Non dire la verità. Non dire niente. Tientela per te. Affinché nessuno si possa mai difendere di colpe che non sa. Uccidi, uccidi l’amore che non è mai avvenuto. Uccidilo con costanza, ogni giorno, con efferatezza. Giorno per giorno. Implacabilmente, come la killer consumata che sei. Fino a quando il miele si trasformerà in fiele. E il fiele in limo. E il limo un giorno si seccherà e neppure puzzerà più di limo. Sarà solo terra secca. Polvere che il vento disperderà come non fosse mai esistita. Come non fosse mai esistita…

 

Green Lantern: The animated series


Lanterna Verde, quando ero piccolo, era nettamente il mio supereroe DC preferito. C’è chi teneva per Superman, chi per Batman. Anche Flash non era male… Però io scoprii Lanterna Verde (che sembrava non se lo intruppasse nessuno) e lo elessi a mio beniamino… Ah, ad averlo avuto un cartone animato così bello da vedere quando ero piccolino (ma anche fino a vent’anni ne sarei rimasto ammaliato)…

Questa serie è realizzata piuttosto bene, tanto da essere nettamente superiore al film su questo personaggio (Green Lantern non è un idiota con una fronte incredibilmente spaziosa, con una mascherina sadomaso in faccia!)…

Si tratta della lunga e celebre saga delle Lanterne Rosse, che negli ultimi anni ha rilanciato alla grande nei comics il mito di questo eroe…

Vi si trova dentro un mucchio di fantascienza, ma anche combattimenti (immancabili nel genere supereroistico), pathos, avventura e perfino soap…

Immagino che la solidità di base delle sceneggiature debba molto alle trame fumettistiche, ma non avendo letto la saga cartacea non saprei affermarlo con certezza.

Forse la migliore epopea animata di supereroi di tutti i tempi nonostante qualche ingenuità.

 

Convito impossibile!


Non so come, non solo sono riuscito a convincerla a vedermi, ma l’ho pure invitata a mangiare a casa di un mio amico. E lei ha accettato! E pensare che glielo avevo detto così, essendo sicuro che non sarebbe venuta…

Invece lei ha detto subito sì, come fosse la cosa più normale del mondo. E allora le ho chiesto «Ma ne sei proprio sicura?» convinto che non avesse afferrato tutti i nessi e gli annessi della questione, su quello che voleva dire. E lei, stupita che glielo avessi chiesto, mi ha guardato e mi ha detto:

«Ma certo! Perché non dovrei esserne sicura?»

E poi ci siamo andati…

Campanello, porta aperta, attenta ai gatti, ma tanto adesso sono fuori in cortile… Ciao ciao, lei è… Ecco il primo impiccio. Come chiamarla? Come lo spiego al mio amico e alla dolce consorte accompagnante che non conosco il suo vero nome?! Mi prenderebbero per pazzo. Pazzo perché assecondo una sciroccata come lei. Beh, finché i problemi sono questi, me la posso cavare: la presento col suo soprannome, col nome che lei vuole che usi. No problem…

«Ma che bel nome che hai!», dice la moglie, «Proprio strano! Ma da dove viene? Dove lo ha sentito tua madre per sceglierlo?», dice sorridente.

E lei rintuzza, senza batter ciglio:

«Beh, diciamo che non me l’ha dato mia madre. Diciamo che me lo sono scelta da sola, da piccola, appena sono stata abbastanza grande per farlo…», e sorride furba.

La risposta lascia sconcertati il mio amico e consorte perché, detta così, sembra quasi che si sia cambiata il nome: che sia andata all’anagrafe e abbia vidimato l’atto. Ma per ora, sarà che siamo ancora all’ingresso e che ci siamo appena sfilati i cappotti, decidono di non affrontare l’argomento. E per fortuna, tra una cosa e l’altra, momentaneamente se ne scordano…

La moglie del mio amico le sorride molto ma trova una specie di muro in lei, che invece ha l’aria di pensare: ma che vuole questa qui da me? perché mi sorride con tutta questa ostentazione? neppure la conosco!

Allora la povera donna sposta i suoi sguardi su delle mete più abbordabili e consuete, e sorride a me, anche quando vorrebbe sorridere a lei. E io non la respingo perché… porco giuda!… è mia amica!

A tavola so che scoppierà la bomba. E infatti… Dopo che ci siamo riempiti lo stomaco con la prima portata, dopo che l’audio della tv è stato abbassato per parlare meglio, il mio amico, che è piuttosto curioso di suo anche senza che ci siano misteri da risolvere (ah, ma qui di misteri ce ne sarebbero a bizzeffe!), le fa la domanda diretta. Ed è una domanda pure molto “consueta”, normale, usuale, (segue sfilza di sinonimi). È una domanda inoffensiva. Cioè normalmente sarebbe inoffensiva, ma non se viene posta a lei.

«Beh, tu che lavoro fai?»

E lei infilza una patatina fritta con la forchetta, la mette in bocca e per un attimo sembra che non voglia rispondere. Poi rialza gli occhi, guarda diritto il mio amico e dice:

«Lavoro? Che importanza ha? Comunque faccio un lavoro. Noioso ma lo faccio…»

Il mio amico si ricorda di quando ha glissato sul suo nome e va subito in paranoia. A questo punto lo vuol sapere…

«Beh, avrà un nome questo lavoro, no? Si può dire o è segreto? Sei un agente segreto, lavori nella polizia o che altro? Non metto in dubbio che non sia un lavoro onesto, questo no, però… si può sapere che razza di lavoro fai?», la butta sullo scherzo.

«Un lavoro. Che importanza ha? Un lavoro stupido come tanti. Vi assicuro che non c’è bisogno di perderci del tempo…», dice seriamente lei.

E il mio amico non può credere che non glielo abbia voluto dire e mi guarda sconvolto come a dire: non è possibile che non me lo voglia dire!, ma allora deve essere qualcosa di grosso!… Ma io sottovoce, sorridendo, perché lui non la conosce affatto e forse solo ora comincia a capirmi, gli dico: lei è così, non ci dare troppo peso…

Mangiamo il secondo piatto parlando di noi altri, visto che di lei non si può parlare, lei è top secret! Al dolce però il mio amico vuole togliersi lo sfizio. Ormai le informazioni sulla misteriosa ragazza che ho portato con me gli diventano necessarie. È già un’ossessione per lui saperlo…

«Ma insomma… Certo che sei enigmatica, sai… Hai un nome che non è il tuo vero nome, se non ho capito male, giusto? Correggimi se sbaglio…», e lei annuisce, ma in maniera ambigua in modo da lasciargli un dubbio che non potrà mai essere estirpato completamente, «Ti fai chiamare in questo modo strano e non si può sapere che lavoro fai… Ma cos’è?! Un quiz?!», prova a riderne, «Che vuoi che proviamo a indovinare?»

Lei comincia a guardarlo male, gli inchioda gli occhi addosso e non smette più di guardarlo. Il mio amico sul momento non se ne accorge e va avanti. Poi lo prende come una sorta di incitamento. Si convince che basterà insistere ancora un poco e lei finalmente risponderà…

«Ma è un lavoro di fatica o no? Presumo di no, giusto? Non ti ci vedo a fare un lavoro di fatica…», da lei non esce fiato, «Stai davanti a un computer oppure no? Hai a che fare con le persone, per il tuo lavoro, o stai quasi sempre sola?» (e qui io penso: se glielo dice, mi incazzo! a me non l’ha mai voluto dire!).

Poi lei gli risponde:

«Diciamo di sì. Forse…», lo prende in giro.

«Forse cosa? Stai sola o lavori col computer?!»

«Forse…»

«Forse?! Ma perché, non puoi dirmelo chiaro e tondo?! Ma che hai i segreti?!»

E lei alla fine si infuria. Per fortuna non lo manda affanculo.

«Ti ho già risposto! Che importanza vuoi che abbia il lavoro che faccio?! Perché per te conta tanto? Non sarai mica uno di quelli che giudica le persone dalla professione no?!»

«No, che c’entra… Però che cazz… Neppure una parola… Si fa per parlare… Non capisco proprio perché…»

«Perché non voglio! Posso dirlo?! Oppure è vietato dalla legge? Sarò ben libera di scegliere cosa dire e cosa no, no?»

E poi, mentre la moglie del mio amico si persuade che deve fare la puttana se non ha il coraggio di dirlo, lei fa una cosa che nessuno si aspetta. Esasperata e probabilmente anche un po’ accaldata, si alza un attimo dalla sedia e si tira via il maglione, sfoggiando delle tette belle piene che ondeggiano davanti lo sguardo attonito del mio amico, mentre sua moglie non fa più neppure finta di sorridere e adesso ce l’ha a morte con lei perché giudica quel gesto impertinente, mooolto impertinente!

Il mio amico arranca, gli si annebbia il cervello. Non riesce a non toglierle gli occhi di dosso. Deglutisce chiedendosi che cosa voglia dire quel gesto. Per la prima volta si chiede se lei non stia tentando di sedurlo. Infatti lei, forte del cambiamento che si è prodotto in lui (è riuscita a zittirlo) sorride perversa. E continua a fissarlo in una maniera che proprio non si dovrebbe. E io prego che adesso distolga lo sguardo, ma lei non lo fa. Allora, prima che la moglie intervenga per prenderla per i capelli e bastonarla, me la porto di là e le dico:

«Ma che cazzo fai?!»

«Io? Niente! È lui che rompe il ca…»

«Sì ma non lo puoi fissare a quel modo e toglierti il maglione facendo vedere tutta la mercanzia, senza avviso…»

«Lui può torturarmi con tutte quelle domande e io non posso togliermi il maglione? Ma sei matto!», si arrabbia davvero convinta delle sue ragioni.

«Ma che c’entra?! Se tu continui a fissarlo così, puoi dare adito a fraintendimenti, anche gravissimi, porca miseria, lo capisci questo? Devi saperlo! Non sei più una ragazzina!»

Adesso sorride.

«Io non ho fatto niente…»

«Guarda, se con cambi registro, dovrò portarti via prima che scoppi un putiferio…»

«Ma sì, vabbè, vabbè. Faccio la brava. Però che palle i tuoi amici…»

«Finora si sono comportati assolutamente normalmente, loro. Sei tu che li provochi…»

Torniamo di là. Il mio amico è ancora sotto shock. Ormai gli è venuto duro. Ha capito di cosa è capace lei e non riesce a togliersela dalla testa. La moglie del mio amico, vedendolo così perso, digrigna i denti serrando le mascelle. Non l’ho mai vista così e non so di cosa sarebbe capace. Però è ovvio che potrebbe esplodere da un momento all’altro.

Ci ritroviamo ancora lì in salotto, con lei che si è rimessa il maglione. Peccato però che il gesto per rimetterselo sia stato molto più lento di quando lo aveva sfilato e che una tetta le sia rimasta fuori più a lungo del dovuto calamitando le attenzioni del mio amico…

È calato il silenzio. In sottofondo si ascolta nuovamente la televisione. Per questo lei si sente in diritto di fare quella battuta.

«Beh, adesso che si fa? Il gioco della bottiglia?»

Voleva risultare “simpatica” ma produce un innalzamento oltre il lecito nella libido del mio amico, oltre che una brutta crisi di gelosia nella moglie.

«Ma che cazzo sei venuta a fare a casa mia, zoccola?! A toglierti il maglione e a farci vedere le tette?! Zoccola!», dice la moglie.

«Zoccola a me?! Non è colpa mia se tuo marito sbava vedendo una gran fica come me! E la zoccola semmai sei tu!», risponde la mia amica.

Le separiamo prima che vengano alle mani. Io e lei ce ne andiamo di corsa prima che piovano porcellane e piatti…

Sapevo che non sarebbe uscito nulla di buono da questa “presentazione”…

Per fortuna è avvenuta solo in sogno. Solo in sogno… Nella realtà non avverrà mai… Mai…