Scooby Doo e Batman – Il caso irrisolto

Gradevole film d’animazione in cui l’eroe della Justice League, Batman, unisce le forze col cane Scooby Doo e tutta la sua brigata del mistero. Molto umorismo, enigmi da risolvere e sopratutto un sacco di supereroi e supercriminali provenienti dallo sgargiante mondo della DC Comics caratterizzano questo lungometraggio.

Nell’archivio segreto di Batman esiste un solo caso che egli non riuscì a risolvere ai primi tempi della sua carriera da vigilante mascherato e riguarda degli scienziati che stavano creando una macchina avveniristica nella quale uno di loro venne risucchiato… Ora sembra che quel tipo, nelle sembianze di un mostruoso essere informe, sia tornato per vendicarsi di Batman. Il quale verrà aiutato dall’allegra comitiva di Scooby Doo per risolvere il rebus della vera identità dello spettro e sopratutto capire quali siano le sue reali motivazioni…

Nice! 🙂

PS: voglio aggiungere solo una postilla su Scooby Doo. Da piccolo odiavo quei suoi cartoni che mi dovevo sorbire sempre. Mi sembravano molto stupidi e infantili. Per me l’unico interesse era scoprire chi si celasse sotto le fattezze del mostro di turno. Non so dire se il mio giudizio fosse oggettivo, o meglio se rivedendoli oggi, da grande, li apprezzerei molto di più. Sta di fatto che le più recenti rivisitazioni di Scooby, talvolta intraviste oggi, mi hanno colpito positivamente e non mi sono sembrate affatto male… 😉

Convivenza #30

Lei digerisce pure i sassi e si può coricare tranquillamente a letto anche un minuto dopo essersi ingozzata.

Tu invece devi stare attento a non mangiar troppo o troppo tardi la sera sennò poi non digerisci e devi alzarti per favorire i rutti – se non lo fai, finisci per aver acidità. O, peggio, vomiti.

Questo, decisamente, glielo invidi.

W pasta e Ceci!

Giuseppina Torregrossa: Morte accidentale di un amministratore di condominio

Si sa, gli amministratori di condominio sono tutti un po’ ladri e non risolvono i problemi della gente. Per cui… Chi di noi non ha mai sognato di ammazzare un amministratore di condominio? Quando ho visto questo titolo, non ho resistito. Dovevo leggerlo! 😀

La lettura si è rivelata un mero intrattenimento. Il tono del libro è molto ironico. Scorre via veloce, senza approfondimenti di sorta. I personaggi sono sempre solo accennati. Compreso l’ispettore incaricato delle indagini.

La vicenda si apre con la fresca morte della madre dello stesso – pure questa appena accennata, tanto che verrebbe da pensare che la storia si incastri in altre avventure narrate precedentemente… C’è stato un delitto in una palazzina bene. È morto l’amministratore di condominio, un tipo che sembra avesse il vizio delle donne. La sua scomparsa parrebbe accidentale. Eppure molte cose non tornano. Vi anticipo solo che l’autrice, ritratta in terza di copertina con un bel sigaro in mano – e ciò non depone a suo favore nemmeno un po’ – ha elaborato un’uccisione assai inverosimile…

Kill the administrator!

Stanlio & Ollio (film)

I famosi attori comici – probabilmente l’accoppiata più divertente della storia del cinema –, per rilanciare la loro carriera, decidono di intraprendere una tournée teatrale nel Regno Unito. Ciò dovrebbe esser loro d’ausilio anche per raccogliere dei fondi per un (ultimo?) film che vogliono fare, una parodia di Robin Hood.

Tuttavia tra loro c’è come un’ombra che li divide. Infatti, circa quindici anni prima, Ollio accettò di fare un film senza Stanlio, e quello rappresentò la fine del loro connubio. Durante la tournée il loro antico diverbio rinascerà più forte che mai, tanto da compromettere ogni loro progetto futuro. Sennonché poi subentrerà un altro fatto che invece li farà riavvicinare parecchio: la grave malattia di Ollio.

Su Stanlio e Ollio ci sarebbe potuto dire tutto un mondo. Gli autori invece hanno fatto un film quasi ridotto all’osso, che si concentra unicamente su quell’unico periodo del loro sodalizio artistico e sentimentale. Così il film avrebbe potuto esser fin troppo rarefatto se non avesse avuto quell’accelerazione coincidente con l’affezione di Ollio. A visione ultimata rimane la grande, commuovente amicizia instauratasi tra quei due.

:’)

PS: non so se poi nella realtà lo fecero per davvero quel film su Robin Hood. A me però sembra di ricordarmelo… 😉

25 Aprile 2022 – Festa della Liberazione — 2010: Fuga da Polis

I partiti Progressisti sono lieti di invitarvi alla Festa della Liberazione, che si terrà lunedì 25 Aprile 2022 presso i giardini di Villa Balestra, nel quartiere popolare dei Parioli, in Roma Per motivi logistici, il settore per le classi subalterne, che votano il M5S, è stato collocato nel Giardino Comunale di Torre del Greco, in […]

25 Aprile 2022 – Festa della Liberazione — 2010: Fuga da Polis

Questa è satira, bellezza… 😉

NINNINI: Il giorno più brutto nella vita di Ninnini (Seconda Parte)

Così Ninnini non aveva scelta. Era troppo vicino a quel traguardo così succoso per rinunciarvi. Non poteva mollare propri adesso, anche se non si sentiva più le gambe, gli dolevano i polsi, doveva pisciare e gli stavano venendo le vesciche alle zampe. Non poteva mollare perché era sicuro che non avrebbe più potuto giovarsi di tutte quelle botte di fortuna e di bravura che l’avevano portato fin lì. L’avrebbe rimpianto tutta la vita, se non fosse riuscito ad arrivare a quel traguardo ormai così a buon mercato, così vicino… In fondo si trattava solo di reggere per un altro quadro, forse due! Ancora uno sforzo e poi avrebbe potuto riposarsi per giorni vantandosi per il resto della vita di aver conseguito quell’importantissimo traguardo mai raggiunto da nessuno dei suoi coetanei!

Ninnini ebbe pure una sorta di minivisione in cui il vecchio sindaco della città, un uomo tutto curvo, coi capelli bianchi, lo premiava pubblicamente donandogli una nuova console dei giochi fiammante, solo per lui… Così Ninnini radunò le forze residue e cominciò a giocare al quadro ottantaduesimo, che era uno dei più temuti…

Fin da subito però si trovò in notevole difficoltà. Aveva perso da tempo il controllo della pallina, la quale, ogni volta che colpiva, finiva per assumere rimbalzi strani, effettati, che poi quando gli tornava indietro era ancora più ingestibile. In almeno tre occasioni Ninnini rischiò di capitolare sul serio. Tuttavia in qualche maniera sopravvisse. Dietro di lui, una ragazzina scambiò il suo modo di giocare per una sfrontata manifestazione di maestria, non di affanno. Questo lo colmò di orgoglio. Bastò quello per infondergli nuova linfa vitale. E non solo superò quel quadro, ma superò anche quello dopo, che era molto semplice, e anche quello ancora dopo, facendo incetta di altri punti che andarono ad arricchire ulteriormente il suo stratosferico punteggio.

A quel punto Ninnini aveva assunto la disinvoltura di Humphrey Bogart in Casablanca e quando poteva permetterselo diceva al suo incredulo amico, che non faceva che complimentarsi con lui per essere ormai entrato in classifica, che voleva spingersi più in alto possibile, visto che non gli sarebbe mai ricapitato in vita sua di vivere un’esperienza del genere.

L’amico gli rispondeva che ora, col punteggio raggiunto, sicuramente aveva scalato anche altre posizioni in classifica! Cioè, come minimo era arrivato all’ottava posizione!, ma poteva anche essere che fosse riuscito a raggiungere addirittura la quarta! Purtroppo non ricordava bene le cifre altrimenti sarebbe stato più preciso, ma quel ch’era certo fu che Ninnini era già entrato nella storia di quel videogioco! E il suo nome forse sarebbe rimasto in eterno scritto nella lista dei punteggi migliori!

A un certo punto Ninnini, che si sentiva nuovamente in armonia con Dio e ogni minima manovra, anche ardita, gli riusciva come fosse stata la cosa più semplice del mondo, per eccesso di confidenza, commise un grave errore, un errore da babbeo e, volendo caricare la pallina di un effetto che nei suoi piani l’avrebbe spinta in una zona dove c’erano un mucchio di mattoncini da abbattere, esagerò e finì per lisciarla completamente.

Così in un lampo si rese conto che la partita era finita. Allora, nervosamente, anche se non era arrabbiato perché era certamente entrato in classifica, spinse un bottone con particolare foga, come avesse avuto ancora il potere di sganciare i raggi. Ma quella azione innocua, che normalmente non avrebbe dovuto creare la minima reazione poiché il gioco era virtualmente finito, produsse invece un danno di proporzioni astronomiche: gli esplose l’asse-astronave un’ulteriore volta come quando accadeva che si lisciava la pallina, e dunque venne inopinatamente saltato il pezzo in cui lui doveva inserire il proprio nome nella classifica!

Mentre quasi tutti gli spettatori alle sue spalle si dileguarono velocemente ancora commentando la sua partita, Ninnini guardò il suo amico con stupore mentre quello faceva la stessa cosa con lui. In breve fu questi a sollevare quella questione tanto temuta che nessuno dei due voleva porre: ma non ti ha fatto inserire il nome?!, disse.

Era proprio così! Ninnini smanettò ancora per vedere se pigiando qualche altro bottone non fosse comparsa la mascherina per inserire il nome, ma niente. Lo schermo mostrò la vecchia classifica generale; e chiaramente lì non c’era il suo nome, perché Ninnini non aveva avuto la possibilità di inserirlo!

Controllarono i punteggi e videro che, con lo score raggiunto, Ninnini avrebbe preso il posto del settimo in classifica, addirittura. Poi un ragazzo un po’ più grande, che ancora non se n’era andato, rivelò loro l’arcano: è un baco del gioco, è successo pure a me una volta che alla fine ti riesplode l’astronave e non ti fa inserire il nome. Peccato. Non ci si può far niente. Eri entrato in classifica, ragazzino. Beh sarà per la prossima volta, disse. E Ninnini e il suo amichetto rimasero come imbalsamati di fronte a quella cupa notizia.

In seguito Ninnini, riavutosi parzialmente dalla catastrofe, pensò anche di andare a protestare dal gestore. Allora, con il fedele amico al fianco, si recò presso il banco dove si distribuivano i gettoni. I due pischelletti riuscirono, nonostante lo choc ancora cocente, a esprimergli a parole le loro rimostranze. Ben presto capirono però che il giostraio non avrebbe potuto far molto per loro. Allora infine Ninnini chiese almeno che, per principio, gli venisse restituito il gettone. Ma l’uomo dei videogiochi a quella richiesta ribatté in questo modo: aspetta, mi stai dicendo che con un gettone sei stato a giocare per delle ore… e adesso vorresti pure che te lo restituissi? A quel punto rise brevemente. Poi aggiunse: ma vai a farti un giro!

Quello fu il giorno più triste della vita di Ninnini, il quale successivamente, più volte, provò a emulare quella sua straordinaria performance, ma non si sentì mai più in comunione col Creato come in quella magica circostanza, così non emulò mai nemmeno un quarto del punteggio raggiunto quella volta.

Ben presto il suo amico rimase il solo testimone storico di quel suo successo che il destino gli aveva negato. Il brutto fu che gli altri bambini non credettero mai alle loro parole affermando invece che si erano inventati tutto ed erano solo dei rivoltanti bugiardi. E lo ribadirono talmente tante volte che lo stesso amico di Ninnini un giorno si convinse che forse si era solo immaginato di aver assistito a Ninnini che realizzava quel punteggio esorbitante. Dunque ritrattò bellamente anche lui la sua versione dei fatti e Ninnini rimase il solo essere vivente sulla faccia della Terra a sapere della sua impresa, e non ci fu mai più nessuno che lo credette, neppure quelli di Bim Bum Bam!

NINNINI: Il giorno più brutto nella vita di Ninnini (Prima Parte)

E poi venne il giorno più brutto nella vita di Ninnini! Sì, perché anche un bambino scanzonato e pigrone come lui aveva dei sentimenti profondi e non era immune alle grandi delusioni della vita. Così accadde, sì, accadde anche a lui di ritrovarsi un giorno come sprofondato nella depressione più cosmica: che sentiva di essere il bambino più sfigato dell’intero universo. Così non aveva più voglia di far niente. Se non di buttarsi sulla poltrona a mangiare popcorn salati, oppure dolciumi glicemici, oppure gelati, fino a farsi venire la diarrea – a proposito, Ninnini scoprì questo metodo sbrigativo per spurgarsi, ma non lo consigliamo a nessuno dei bimbi, sia per l’eccessivo innalzamento degli zuccheri che porta, sia per gli effetti, diciamo così, dirompenti che ne potrebbero seguire.

Eppure… che dire? Quel giorno era cominciato esattamente come gli altri e Ninnini si era alzato dal letto, era andato in bagno, si era lavato; poi si era vestito, aveva fatto colazione – vi ricorda qualcosa, bambini? Ma certo! Fin qui è uguale uguale a uno dei vostri primi temi su “cosa fate a casa” che vi assegnano le maestre a scuola –; quindi aveva masticato, deglutito e anche fatto in un caso un ruttino. Poi aveva bevuto il latte col miele. Ah, sì, poi aveva pure respirato, ma tanto quello lo faceva sempre automaticamente tutti i giorni e a tutte le ore – tranne quando tratteneva il fiato in apnea in piscina, chiaramente – per cui non ci sarebbe da dirlo, ma meglio essere precisi che delle volte non si sa mai, che qualcuno potrebbe dare adito a illazioni gratuite. Non sia mai che poi qualcuno possa accusare Ninnini di essere uno “sporco zombie”. Lo sapete, no?, che gli zombie non respirano… Però mangiano lo stesso, anche se carne umana, chissà poi perché… Beh, non vogliamo star qui a sindacare sui gusti personali. Non è compito di questo libro trattare una simile, scottante materia più volte dibattuta nei filmini dell’orrore…

Torniamo a Ninnini… A quel punto della mattinata, il suddetto adorabile frugoletto si trovò al bivio della sua giornata, ma noi potremo pure dire della sua vita, anche se lui ancora non lo sapeva. Che doveva fare? Si ventilava l’ipotesi di piazzarsi davanti al televisore – perché dietro non sarebbe servito a niente – a guardare i cartoni della mattinata, e quello avrebbe fatto, ve lo giuro, signore e signori!, se nella sua vita però non fosse entrato in gioco quel certo elemento disturbante assai insolito. Difatti venne un suo amichetto a citofonargli per dirgli se voleva andare con lui alla sala giochi. E fu questa dunque la scelta che Ninnini dovette suo malgrado compiere in un battito di ciglia…

Dunque neppure fu tanto colpa sua se quel suo amico, ingenuamente, lo portò verso quella che sarebbe stata la rovina più grande della sua intera vita! Ma questo Ninnini non poteva ancora saperlo sennò non avrebbe mai accettato di seguirlo, come effettivamente fece sentendosi anche felice perché avrebbe giocato al suo videogame preferito.

Alla sala giochi di videogames belli e pieni di lucette invitanti ce n’erano tanti, ma per Ninnini e il suo amichetto primeggiava solo uno, che ritenevano meglio di tutti gli altri messi assieme in colonna fino ad arrivare alla Luna. Ora il nome non ce lo ricordiamo, ma sono certo che lo riconoscerete anche voi appena ve ne parlerò. Era quel gioco… Ma sì, quello! Tanto simile a quell’altro, di cui in verità era proprio un doppione, e venuto pure molto bene. Beh, non possiamo fare i nomi neppure dell’antesignano, per non far pubblicità. Per questo ci limiteremo a descriverlo. Si tratta di quel gioco in cui c’è come questa specie di cosa, anzi cosetta, dritta in orizzontale, che sembra un po’ un pezzo di legno, un pezzo di asse, ma potrebbe essere anche un’astronave stilizzata, la quale si può muovere solo a destra o sinistra per colpire una pallina la quale deve a sua volta colpire dei mattoncini. Lo scopo del gioco è eliminare tutti i mattoncini colpendoli con la pallina. Capito di che bel gioco stiamo parlando? Ecco, questa versione era anche la meglio mai realizzata in tutto il creato! Perché c’erano un mucchio di variazioni, degli extra, che permettevano di cambiare forma all’asse che si muoveva, oppure far sparare dei raggi, o anche si potevano moltiplicare le palline. Insomma che vi sto a dire? Era una vera delizia di gioco a cui consiglio di giocare per davvero quando avrete fatto i compiti e sarà tutto okay nella vostra vita di preadolescenti sbarbatelli che ancora si fanno il bagno una volta a settimana – e con questo non sto dicendo che il bagno non vada fatto, anzi!

Insomma, Ninnini e il suo amico – che non citeremo poiché vuole rimanere anonimo – cominciarono a fare una partita per uno a quel giochetto così intrigante. Finché a un certo punto Ninnini sbancò imbroccando la partita “quasi perfetta”. Si sentì talmente in sintonia col gioco che anche le manovre più ardite gli venivano facili. Si sentì in comunione con Dio in persona – e pensò che tutto sommato gli era convenuto fare la Prima Comunione!

Così, quando vennero i quadri difficili, Ninnini li superò brillantemente. A dire il vero fu anche molto fortunato perché quegli extra di cui sopra gli capitavano sempre proverbialmente al momento giusto. Così, con quadri che potevano rivelarsi anche complicatissimi, che avrebbero potuto durare anche un’ora, Ninnini se la cavò in appena pochi esaltanti secondi.

Ordunque avvenne l’insperabile: Ninnini andò sempre più avanti, polverizzò il suo record precedente a quel giochetto, giungendo a un punteggio che era circa dieci volte tanto! Rimase incollato a quello schermo a smanettare con la levetta e i pulsanti associati per oltre cinque ore e mezzo!, radunando anche un sacco di gente dietro le sue spalle che faceva il tifo per lui.

A un certo punto Ninnini si accorse che tra i suoi fan si erano concretizzate anche delle bambine più o meno della sua età (che avevano l’odore della gomma da masticare). Non osava girarsi per guardarle ma a giudicare dalle loro voci soavi dovevano essere tutte bellissime pezze di bambine piazzatesi tutte molto bene al concorso di bellezza indetto dalla scuola quell’anno.

Così Ninnini, per l’emozione, cominciò a innervosirsi, a sbagliare: non si sentì più in comunicazione diretta con Dio. In parole povere ridivenne il solito Ninnini imbranatello cronico, anzi, anche un filino di più. In brevissimo tempo prese a perder sempre più colpi. Dunque oltre la fatica, lo stress e gli schiamazzi alle sue spalle, ci mise anche del suo commettendo degli errori in serie che rischiarono di compromettergli tutta la partita.

In pochi secondi Ninnini dilapidò la bellezza di ben tre vite! Così giunse al punto che gliene rimaneva solo una: se avesse perso quella, sarebbe stato fatto fuori! Game over sarebbe stata la scritta comparsa sullo schermo a immane beffa della giornata.

Tuttavia Ninnini era un bambino strenuo e tentò di resistere a tutte quelle vibrazioni negative finendo il quadro a cui stava giocando, anche se a quel punto non ce la faceva più, si sentiva stanchissimo e paventava seriamente che presto sarebbe stramazzato stremato al suolo, anche se con i pieni meriti dei caduti sul campo di battaglia. D’altronde non aveva forse già polverizzato il suo record precedente? Di quello poteva già andar molto fiero, in fondo…

Ah, ma quanto sa essere amara la vita delle volte, che quando ottieni un grosso risultato, subito ne intravedi un altro ancora più appetibile e allora faresti di tutto per giungerci, e brevemente quello passato diventa così pura e semplice mondezza da buttare nel secchione che sennò puzza pure! Proprio una cosa del genere difatti accadde a Ninnini a partire dal momento in cui il suo fidato amico gli fece notare che gli mancavano appena centocinquanta punti per entrare in classifica generale come decimo punteggio. E dire che ciò, fino a pochi minuti prima, rappresentava un miraggio che lui non aveva osato fantasticare nemmeno nei suoi sogni più favorevoli.

Ninnini non poteva credere che anche il suo nome sarebbe entrato nella top della crema della crema elitaria dei giocatori professionistici della sala giochi, gente del calibro di Tafano Stercoraro, o la mitica Susix, o quel gran gradasso de Lo Slinguazzatore, tutta gente con gli occhiali da sole che lui aveva solo intravisto delle volte, perché apparivano più raramente degli spettri, visto che erano così importanti. Gente grande con molti più anni di lui, con le mani talmente veloci e pronte che erano in grado di smontare un moschetto e rimontarlo col colpo in canna in appena quaranta secondi cronometrati. Oppure sapevano lanciare una tale scarica di pugni consecutivi a folle velocità che i colpi non si vedevano nemmeno, e per questo li chiamavano i Kenshiro, che poi dopo quei colpi segreti potevi anche morire dopo tre giorni senza quasi accorgertene…

Insomma, era gente importantissima, anche un tantinello pericolosa, quella. E Ninnini non poteva credere che uno come lui, un tappo, un pappamolle, uno smidollato, un piccoletto che ancora si faceva vestire dalla mamma e mettere pure il pigiama prima di andare a dormire la sera, potesse entrare in quell’Olimpo. Che poi, se davvero lo avesse fatto, la sua vita sarebbe cambiata per sempre! Anche lui avrebbe cominciato a mettersi gli occhiali da sole, e non avrebbe più indossato quelli fasulli di plastica, di Topolino, che portava allora; no, gli sarebbero toccati proprio quelli per grandi, gli occhiali a specchio! Senza contare poi che, avendo introitato quel titolo, avrebbe potuto ripresentarsi davanti la bellissima bambina che si chiamava Ninnina con nuove prospettive di conquistarla, perché essa non avrebbe mai potuto rifiutare l’interesse di un bambino così prominente nel quartiere, il bambino più importante di tutto il quartiere, da ultimo, dato che nessun bambino prima era mai entrato in classifica in quel videogioco!

La canzone più criptica dell’universo! :D

Proviamo a spiegare il testo de “La musica che gira intorno” di Ivano Fossati. Dai, che forse, se la analizziamo scientificamente tutti assieme, ce la faremo a svelarlo…

Per niente facili

uomini così poco allineati

li puoi chiamare ai numeri di ieri

se nella notte non li avranno cambiati

Beh, fin qui si capisce, no? Evidentemente si parla di uomini particolari, gente un pochino asociale che solitamente non è facile contattare… O almeno questo si evince dalle prime battute…

Per niente facili

uomini sempre allineati

li puoi pensare nelle strade di ieri

se non saranno rientrati

Ah, ma aspetta… ‘Sti uomini sono allineati oppure no? Ma sta parlando di altri uomini, o sempre di quelli (citando la teoria che gli opposti coincidono)? Forse si tratta di uomini allineati per certe cose e disallineati per altre… Beh, sicuramente i versi seguenti chiariranno la questione…

Sarà possibile sì

incontrarli in aereo

avranno mani e avranno faccia di chi

non fa per niente sul serio

Okay, questi uomini prendono l’aereo e sembra abbiano una faccia di chi “non fa sul serio”, qualsiasi cosa voglia dire…

Perché l’America così come Roma

gli fa paura

e il Medio Oriente qui da noi

non riscuote nessuna fortuna

A questi uomini fanno paura… i grandi paesi, le cose grosse, le responsabilità?! La cosa sul Medio Oriente non l’ho capita. Cioè che c’entra?! Ma forse è detta per arricchire il discorso…

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

Dunque il nostro prova ad attribuire la colpa di tutto alla musica… Allora c’è della musica che gira, che non ha futuro, perché evidentemente si tratta di canzonette, musica usa e getta, usata esclusivamente per intrattenere?!… Poi fornisce un’altra possibile soluzione: è colpa nostra che abbiamo un muro nel cervello, che evidentemente ci impedisce di essere aperti circa certe questioni. Sì, okay, ma quale cazzo era il problema, non si capisce!?

Ma uno che tiene i suoi anni al guinzaglio

e che si ferma ancora ad ogni lampione

o fa una musica senza futuro

o non ha capito mai nessuna lezione

Ah, questo è tutto da decodificare, ma forse ci si può arrivare. Allora, vediamo, uno che tiene i suoi anni al guinzaglio… è uno che si sente ancora giovane (lasciam perdere che si ferma a ogni lampione, che forse vuol dire che cerca la verità nella luce, o forse che è ubriaco). Dunque quest’uomo che si mantiene giovane, dice, o fa una musica senza futuro (la musica di cui sopra) o non ha capito nessuna lezione… Ma perché?! Perché sarebbe obbligato a fare della musicaccia?! Perché?! Perché?!

Sarà che l’anima della gente

funziona dappertutto come qui

sarà che l’anima della gente

non ha imparato a dire ancora un solo sì

Ed ecco che riprova a fornire una spiegazione… Sì, ma quale cazzo è il problema, la questione, il dilemma di cui stiamo parlando?! Non si capisce! L’anima della gente funziona dappertutto nello stesso modo, okay… L’anima della gente non ha imparato ancora a dire un solo sì. Dunque si nota una certa chiusura mentale, e anche prima c’eravamo imbattuti in qualcosa di simile, me lo ricordo, sì… E dunque?!

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

Insomma c’è sta musicaccia senza futuro e noi che abbiamo un muro… Ah, ma aspetta! Forse la musica non ha futuro non perché è usa e getta, ma perché la gente non la capisce?! Era questo il senso?!

Per niente facili

uomini così poco allineati

li puoi cercare ai numeri di ieri

se nella notte non li avranno cambiati

Sì, ma ‘sti uomini chi sono, i musicisti che fanno musica, che poi hanno paura ad andare in America, oppure sono la gente comune, la quale, essendo mediocre, non è capace ad apprezzare la musica vera e per questo la fa morire poco dopo, alla musica?!

Per niente facili

uomini poco affezionati

li puoi tenere tra i pensieri di ieri

se non ci avranno scordati

Vabbè, vabbè, capita l’antifona… Ma aspetta!… Tu puoi tenere tra i pensieri questi uomini se loro non ci avranno scordati?! Ma questa frase non dovrebbe essere il contrario, per avere un senso?!

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

La canzone è finita… A Ivà… Nun se capisce ‘na mazza! Iscrivite a un corso de comunicazione!

PS: si narra che Ivano Fossati abbia scritto questa canzone dopo aver ascoltato “Life on Mars” di Bowie ed essersi calato un acido, dicendo: ah, sì, tu hai scritto questo, bowie?, e mo te faccio vedè io cosa pò scrive ‘n italiano! (SCHERZO) 😀

PPS: come forse saprete, Ivano Fossati mi è molto simpatico e apprezzo abbastanza la sua musica. Viene anche considerato una persona di una certa cultura e con bei testi… Però io non sono d’accordo sui testi, Ivano mi perdonerà… 😉

PPPS: Ah, ultima cosa: ho sentito dire che in realtà l’autore di questo testo neppure sarebbe Ivano, bensì Zucchero! 😀

Convivenza #29

Quando eri single vedevi tutte le coppie e ti dicevi con orgoglio: io non diverrò mai come questi due, che non si somigliano per niente, che discutono per sciocchezze, che non si sa proprio come si siano appaiati, se sono così diversi. Io non farò la fine di Giorgio Gaber e Ombretta Colli (che politicamente erano su due pianeti diversi)…

Poi un giorno capisci. Capisci che è toccato anche a te metterti con una che per certe cose è il tuo opposto – d’altronde lei è donna!

Tu sei di orientamento, diciamo così, comunitario. Lei si dichiara di destra.

Lei sarebbe per concedere libertà di parola a tutti indistintamente. Tu agli stronzi la leveresti.

Lei è cattolica; tu non credi nelle religioni.

Lei è bassa, tu sei alto…

Capisci che l’amore fa di questi scherzetti: ed è toccato pure a voi soggiacere a uno di essi.

Per fortuna avete un bel paio di cose in comune che vi permetteranno di andare avanti fino alla fine dei tempi. Siete entrambi buone persone. E anche molto sincere. Qualità, queste, molto rare al giorno d’oggi.

Un eroe dei nostri tempi

Strepitosa commedia albertosordiana di Monicelli che presenta molti degli stereotipi che in seguito Sordi amplierà e ripeterà all’infinito. La cosa straordinaria è che questo film è stato talmente seminale che molte di queste gag (con piccole variazioni) saranno presenti anche in altri film successivi, e non solo di Sordi!

Il protagonista è un ragazzo vile e pavido, interessato a far carriera facendo il furbo, come pure a sollazzarsi coi piaceri della vita, ma allo stesso tempo è anche sprovveduto e un po’ paranoico. Finisce con l’attrarre una vedova chiacchierata (Franca Valeri) di cui si dice che abbia ammazzato il marito; …tentare di intrattenere relazioni con una ragazza minorenne che ha però un fidanzato manesco e violento il quale, quando scopre che è incinta, se la prenderà con lui; …esser perseguitato dalla polizia che lo riterrà un potenziale attentatore!

Si ride a crepapelle. 😀

Nella storia del cinema.

Una commedia troppo poco celebrata e ricordata, visto il suo valore.