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CONTRO LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

Io sono contro gli assassini e i torturatori.

Io sono contro la sperimentazione dei farmaci sugli animali.

Io sono contro le industrie farmaceutiche e il Capitalismo.

Io sono contro i nazisti vestiti da medici.

Di conseguenza io non faccio donazioni per la ricerca scientifica.

Io sono contro i governi del mondo che permettono tutto questo.

Un giorno gliela faremo pagare molto, molto cara.

Come meritano.

NINNINI: Messaggio tra le righe (per editori scassatori)

Quanto segue riguarda soprattutto l’editore…

Si sarà accorto che io dico molte parolacce. Ma visto che questo è un libro per bambini, le ho sempre sostituite con altre parole che si potevano dire, oppure ho messo gli asterischi. Quindi non mi rompesse il cacchio, cazzabubbola!, che io non ho violato nessuna legge, e lei ci deve stare!, e questo mio bel libro della mia minc*** me lo deve pubblicare e starsi pure zitto e muto che sennò vengo lì e gli fiondo una marea di *** nel suo bel ***one flaccido fin quando non dice “mamma, mamma, non avrò più problemi ad andare di corpo d’ora in poi!!”

Beh, acciderbolina, bambini. Abbiamo finito questa prima parte introduttiva su come scrivere un libro. Adesso però comincia la storia vera, quella che vi piacerà di più. Buona lettura e buon divertimento!

GREEN PASS – In un mondo ideale…

In un mondo ideale vaccinarsi vuol dire essere buoni e salvare se stessi e gli altri, certo. Ma il mondo reale è diverso. Non è così che vanno le cose. Sappiamo che i vaccini hanno forti controindicazioni per alcuni soggetti. Sappiamo che alcuni vaccini in passato sono stati commercializzati solo per meri fini di lucro. Sappiamo sopratutto che questi ultimi del covid sono stati realizzati molto in fretta e dunque sono molto meno testati e affidabili degli altri.

In un mondo ideale se ti ammali di covid ti vengono a fare il tampone a casa e poi eventualmente ti ricoverano curandoti con le terapie migliori. Nella realtà può benissimo accadere che ti abbandonino a te stesso e neppure ti facciano un solo tampone. Può accadere che se sei vecchio semplicemente scelgano scientemente di disinteressarsi di te e farti morire, in barba a ogni diritto alla salute e alla costituzione italiana, che dicono ben altro.

In un mondo ideale è cattivo chi fa assembramenti e non porta la mascherina. Poi però i primi a dare il cattivo esempio sono i politici – ovvero coloro che fanno le leggi e stabiliscono le regole – e gli idioti che gli vanno dietro (e allora andassero affanculo tutti). Per non parlare dei calciatori, che prima degli altri possono accedere ai tamponi (ogni volta che gli serve) e poi si abbracciano, si baciano e scopano tra loro o con altri senza mascherina dopo (o anche prima) un gol. Ma non c’era quella direttiva che vietava il contatto fisico? Come mai è stata come dimenticata? Come mai ai calciatori è permesso tutto?!

In un mondo ideale, vaccinato o no, finché esisterà questo virus devi continuare a portare la mascherina e non fare assembramenti; non ti dai alle feste in casa e alla vita sociale come prima solo perché sei un coglione vaccinato.

In un mondo ideale non esistono cittadini di seria A e di serie B, vengono trattati tutti allo stesso modo. Ma abbiamo visto che non siamo in un mondo ideale.

In un mondo ideale i governi del mondo, se gli arriva un’informativa che dall’altra parte del mondo si è sviluppata una malattia potenzialmente globale, intervengono subito, non aspettano mesi che essa giunga anche nel loro paese.

In un mondo ideale i governi del mondo non permettono che nei mercati si vendano animali selvatici che hanno dei virus potenzialmente letali per l’uomo.

In un mondo ideale i governi del mondo neppure permettono che degli scienziati in un laboratorio scherzino a creare virus potentissimi capaci di sterminare la razza umana.

In un mondo ideale i governi del mondo impediscono il disboscamento e la deforestazione che anch’essi fanno in maniera di venire a contatto con animali selvaggi che hanno virus potenzialmente dannosi per l’essere umano.

Ora che sapete come stanno le cose, avete ancora il coraggio di puntare il dito accusatore su chi non si vaccina e non ha il green pass e lasciare impunite le altre immani responsabilità che hanno creato tutta questa emergenza? Perché non volete inchiodare i politici alle loro colpe? Siete talmente tanto bene asserviti allo Stato da esser incapaci a ribellarvi, perfino quando è in gioco la vostra vita e quella dei vostri cari?! Siete delle merde senza speranza.

Vaccinati stoca$$o

Il falsario – Operazione Bernhard

Il film racconta una storia vera. Prima che terminasse la Seconda Guerra Mondiale il regime nazista (che stava andando in bancarotta) mise su un gruppo di prigionieri con competenze specifiche i quali doveno occuparsi di falsificare valute estere antagoniste. Dapprima la sterlina inglese. Poi il dollaro USA. L’intento era di distruggere la loro economia immettendo in circolazione forti quantità di denaro falso.

Le tematiche del film potete immaginarle. La guerra. I nazisti. La fame. La prigionia. I privilegi di alcuni prigionieri. Fin dove ci si può spingere se si ha l’obiettivo di permanere in vita… E poi le violenze dei nazisti sugli ebrei, così simili a quelle, per rimanere a fatti recenti, della polizia penitenziaria sui galeotti…

Un discreto film, imperdibile se amate questo genere di storie.

Si può vedere gratis al seguente link:

https://www.raiplay.it/video/2018/07/Il-falsario—Operazione-Bernhard-e488ac36-7959-4938-8d0c-97debeebd098.html

Boyhood (film)

Una (abbastanza comune) famiglia con genitori separati. In particolare la lente di ingrandimento viene puntata sul figlio maschio. Fine.

Di film come questo ne esistono a centinaia. E questo non apporta proprio nulla di nuovo, in nessun senso. Dunque io non ve lo consiglio affatto nonostante questa pellicola abbia vinto diversi premi.

Ma come mai ha vinto dei premi?, vi chiederete voi. Perché il film ha una particolarità che lo rende unico. È realizzato nel corso di una dozzina d’anni, seguendo i protagonisti, in particolare i figli della famiglia, durante il loro sviluppo fisico. Cioè, per renderlo più credibile hanno utilizzato sempre gli stessi attori, dilazionando le riprese per tutti quegli anni. Secondo alcuni ciò rappresenterebbe una cosa notevole, mentre a me non ha impressionato granché.

Gli eventi che pur accadono prendono una forma troppo evanescente. Non si approfondisce quasi mai nulla, se non gli aspetti più scontati. Così l’impressione che rimane è di una storia che in fondo ci potevamo comodamente risparmiare.

Alla fine dei conti è quasi un’operazione da voyeur, di stare lì a vedere quanto e come sono cambiati nel fisico i protagonisti con il trascorrere del tempo.

Incel? Allora fottiti!

Appena sceso dalle scale mobili della metropolitana. Mi affaccio sulla banchina sporgendo la testa per cercare di capire il prima possibile dai cartelloni luminosi quanti minuti manchino al passaggio del prossimo treno.

Un mezzo uomo, bassino, magrolino, con una di quelle carnagioni mortifere per esser stato rintanato troppo tempo al buio (a nascondersi), che avevo già notato poiché alquanto intento a emettere gigantesche volute di fumo dalla bocca, pronuncia questa frase:

«Cara, sai l’ora?»

Ovviamente non gli rispondo.

Sennonché quello mi fissa e la ripete. Quindi ce l’ha proprio con me. E La sua è una provocazione bell’e buona.

Allora gli rispondo come si conviene in questi casi, ovverosia minacciosamente.

«Non si fuma sulla banchina!»

Quello si trova subito in imbarazzo. Prova a ribattere:

«Questa è elettronica… Si può…»

«No! Non si può!», ribadisco ancor più ferocemente mentre quello comincia a darmi le spalle e, temendomi, fa per allontanarsi con la coda tra le gambe.

Adesso vi spiego come mai ritengo che quel tipo fosse una specie di incel fascista testa di cazzo col membro amputato… D’estate ho l’abitudine di indossare delle camicie a maniche corte aperte sul davanti, con solo un paio di bottoni allacciati alla fine. Come mai?, vi chiederete voi. Evidentemente perché così, porcorazzo!, passa più aria e di conseguenza ho meno caldo! Ora, ho già riscontrato altre volte in passato come questo mio modo di apparire dia adito a fraintendimenti, facendo erroneamente ritenere a qualche idiota ipointelligente che io sia bellamente un gay. Ecco dunque spiegato perché quell’incel si è sentito di fare il bullo con me ritenendosi a torto molto più virile. 😀

Che poi deve ringraziare il cielo se non ho seguito quell’istinto che avevo di buttarlo direttamente sotto i binari.

Incel. Codardi. Misogini. Fascisti. Bulli. Ritardati mentalmente ed emotivamente. Pseudo-esseri umani irrecuperabili che se avessero un pizzico di dignità in più dovrebbero trarre l’ovvia conclusione che per loro non c’è spazio su questo pianeta.

Il gaio carrozzone #5

Il secondo ospite è una donna anoressica che mentre racconta la propria storia afferma di essere un escremento e soprattutto una fallita. In vita sua ha sempre sbagliato tutto. Delle volte si è troppo nascosta; delle volte si è troppo esposta. Così si ritrova a cinquant’anni che non ha mai fatto un cazzo di sensato.

Praticamente racconta senza remore che ha pensato più volte al suicidio, ma senza mai dirlo chiaramente, senza nominarlo. È stata una sua idea rivelarlo perché non sapeva di che parlare. Ha pensato: vediamo che succede, magari qualcuno se ne accorge e mi salva. Ma nessuno è disposto a piangere per più di quattro minuti netti in quel carrozzone di vecchi, morti nel cuore e nell’anima. Così tutti fanno finta di niente, e a fine puntata la donna anoressica pensa se non sia il caso di farla finita davvero, per una volta. Ma poi ha l’illuminazione. È già morta. Infatti come si può chiamar “vita” quella condizione insultante in cui si trova adesso, in cui fa finta di esistere? Allora decide di lasciare tutto così. Si è già riservata il destino peggiore possibile, pensa. Se davvero si togliesse la vita, quel suo gesto risulterebbe ridondante: sarebbe un vero spregio per la vita che non ha mai vissuto. Non fa niente. Continuerà a far parte del nauseante carrozzone finché esso la vorrà fra i suoi tentacoli. Peggio di questo non c’è niente.

[Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. E anche cazzuale.]

Timecrimes (film)

Un uomo di mezza età è nel giardino di casa sua quando viene colto da una scena che lo spinge a indagare. Una giovane donna, nel bosco adiacente, assume strani atteggiamenti e poi si spoglia nuda. L’uomo si addentra nella boscaglia, la segue. La trova praticamente svenuta, seduta a terra. In quel momento viene accoltellato alle spalle da un misterioso uomo con una mostruosa maschera rosa. Allora fugge arrivando in un complesso piuttosto tecnologico. In breve entrerà in una macchina del tempo che lo materializzerà alcune ore prima… Ma a quel punto sarà già troppo tardi per “sistemare le cose”. Anzi, fin dall’inizio era già troppo tardi, perché le cose dovevano andare proprio così…

Non vi svelo i vari colpi di scena. Dico solo che l’uomo viaggerà altre due volte nella macchina del tempo nel vano tentativo di influenzare alcuni eventi nefasti.

In questo film ci ho visto anche una metafora filosofica dell’esistenza dell’essere umano: per quanto si affannerà a cambiarlo, egli è deputato a non esser in grado di cambiare il proprio destino.

Cartoni irrinunciabili: I drammoni strappalacrime degli ’80/’90!

All’epoca dei primi cartoni animati la gente, in Italia – non certo in Giappone dove venivano prodotti da decenni e infatti erano già ben diversificati per genere e target –, faceva spesso l’errore di attribuire ai cartoni stessi una valenza inderogabilmente “per bambini”. Mai associazione poté esser più sbagliata e pressapochista. Perché c’erano, e ci sono, cartoni e cartoni.

Per esempio un bel cartone che da piccolo mi son sciroppato tutto ma mi angosciava terribilmente era… Dolce Remy. Che è la storia, in larga parte tristissima, di un ragazzino che si ritrova col nonno artista di strada e qualche animale a vagare per il mondo cercando di sopravvivere alla giornata lottando costantemente con la fame – vi ricordate quel pezzo della sigla che dice ipocritamente per sdrammatizzare: “senza cena però che allegria”?! 😀 –, la gente malvagia che se li vuole inchiappettare, eventi climatici avversi e sfighe quotidiane. Ecco a me quel cartone da piccolo – avrò avuto credo cinque o sei anni – mi faceva venire il magone, anche se lo attendevo con ansia e infatti mia madre mi aveva comprato anche il pupazzetto di Dolce Remy. Ricordo che mia ingenua genitrice mi diceva: ecco, adesso comincia Remy, sei contento? E io mi sedevo rassegnato e raggelato davanti la tv col desiderio di tagliarmi le vene, pensando: chissà stavolta che cacchio gli capita a quel poveraccio…

Questo per dire che esistono dei cartoni che andrebbero somministrati non propriamente in bambini molto piccoli, in particolare quelli di stampo drammatico. Ne posso citare anche altri, che per fortuna mi gustai un po’ più grandicello… Candy Candy, Lady Oscar, Georgie.

Candy Candy è la storia di un’orfana cresciuta proprio in un orfanotrofio – da notare che pure Remy lo era, orfano, salvo poi scoprire che aveva un parente ricco, se non erro la madre, ancora viva che infatti lo cercava – la quale, una volta uscita da quel luogo in fondo sicuro per lei, ne passa di tutti i colori, dapprima in collegio, poi quando va a servizio da un paio di fratelli stronzi che non vi dico. Tra una cattiveria e l’altra per fortuna trova il tempo di innamorarsi ricambiata di un bel ragazzo biondo, che con lei è sempre gentilissimo. Sennonché la sfiga vuole che egli sia destinato a rimanerci secco da giovane… E come ti sbagli! Ma per fortuna c’è un altro che già la ama anche se lei ancora non l’ha minimamente capito e cagato… Candy Candy aveva anche una seconda stagione in cui si ritrovava per la strada a fare una vita itinerante (come Remy!)…

In Lady Oscar invece c’è questa ragazza cresciuta come un maschio che col tempo fa carriera salendo sempre più di rango, arrivando a diventare tipo capo delle guardie reali. Solo che sono tempi duri per il lavoro che svolge perché il tutto accade proprio poco prima della… Rivoluzione Francese! Nella serie si intrecciano tantissimi temi, da quelli inerenti l’ambizione personale, all’antagonismo ricchi-poveri, a quelli militareschi. Ma è chiaro che la fa da padrone il conflitto che Oscar vive col proprio corpo – che poi lei neppure è lesbica!… Sopratutto quando a un certo punto un suo amico di infanzia si farà avanti dicendole che la ama…

Qui, al contrario dei due cartoni precedenti, il finale che è tragicissimo! Sigh! 😥

Ma se Atene piange, pure Sparta non ride! Difatti pure Georgie non è che farà tutta questa vita felice… Per cominciare viene adottata da una famiglia che sarebbe pure buona sennonché… con la morte prematura del capofamiglia si scatena la gelosia della matrigna la quale la ritiene responsabile di quella dipartita. Per di più Georgie crescendo diventa una ragazza bellissima e i due fratelli che le sono al fianco non possono fare a meno di innamorarsi di lei. Dunque sensi di colpa a gogò! Così il maggiore dei fratelli, per non pensare troppo a lei, si imbatterà su un cargo battente bandiera liberiana; mentre il minore finirà in un brutto giro, nelle mani di due poco di buono, un uomo e una donna, che lo renderanno loro succube (e schiavo sessuale, non scherzo!). Da notare che questa parte della storia è stata bellamente censurata in Italia perché riguardava distintamente omosessualità, prostituzione e violenze varie. Per questo, assistendo al cartone, potreste avere la netta sensazione che in questa porzione ci sia qualcosa che non torna. Nel frattempo Georgie si troverà un fidanzato altolocato, solo anche lui afflitto dalla sfiga, destinato come minimo a morire in preda a immani sofferenze…

Se non ricordo male almeno c’è un parziale lieto fine. Infatti in realtà Georgie viene ritrovata da chi la cercava e si scopre che pure lei era nobile e ricca…

Sipario.

sigla Georgie

Convivenza #15

Lei ti racconta un po’ della sua infanzia e scopri qualcosa che non conoscevi ma a cui saresti potuto facilmente arrivare…

Da bambina, comprensibilmente, le accadeva di andare in altre case, da amichetti, per studiare o giocare, o anche solo per non essere lasciata sola. In tali occasioni spesso si portava appresso un libro da leggere. Difatti preferiva quello piuttosto che guardare per esempio un cartone alla tv che non le interessava.

Da allora non è cambiata di una virgola.

Chissà quanti libri ha letto in vita sua…