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CONTRO LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

Io sono contro gli assassini e i torturatori.

Io sono contro la sperimentazione dei farmaci sugli animali.

Io sono contro le industrie farmaceutiche e il Capitalismo.

Io sono contro i nazisti vestiti da medici.

Di conseguenza io non faccio donazioni per la ricerca scientifica.

Io sono contro i governi del mondo che permettono tutto questo.

Un giorno gliela faremo pagare molto, molto cara.

Come meritano.

ITDIDEU: Il profeta (2/7)

Secondi dopo il dibattito riprese piede.

«…Perché la Chiesa si cura dei bambini più di chiunque altro! Nessuno ha premura dei bambini, come voi, meglio di noi…», rispose il prete a una delle prime interrogazioni.

Nemesis parlò senza neppure accorgersene, come se un pensiero gli fosse zampillato autonomamente dalla testa.

«…Se si eccettuano i numerosi casi di pedofilia che accadono tra le vostre fila.»

Il prete si arrestò inorridito.

«Scusi, lei chi è? Desidera qualcosa?», disse piccato.

«Io? Nessuno. Scusi se mi è scappata questa frase. Delle volte mi capita di parlare senza accorgermene, specialmente in questo periodo. È un mio limite. Capisco che lei non voglia essere interrotto…»

Ma il prete, facendo intendere ai suoi piccoli adepti che in quella chiesa si respirava aria di libertà e soprattutto di confronto disponibile, aveva sempre detto loro che non avrebbe mai ostacolato il dialogo con nessuno. Per questo si sentì in dovere di spalancare le porte del discorso anche a quel singolare ospite mai veduto prima che aveva la lingua così sciolta e affilata.

«Per carità! Se vuole può intervenire quando vuole. Qui non si censura nessuno…»

Nemesis lo prese alla lettera.

«Davvero posso?»

«Ma certo. Però, mi raccomando! Con moderazione! Che ho un indottrinamento da tenere, io. Inoltre lo spazio sarebbe per i più piccini. Non vorrà mica toglier loro questo spazio vitale, riservato tutto a loro, nevvero?»

«Okay, con moderazione…», disse Nemesis conciliante.

E il prete avrebbe proseguito diritto, ma quell’intervento aveva dato la stura anche alle interpellanze di qualche altro bambino. Così, un piccolo, di evidenti origine coreane, osò domandare:

«Signor prete, ma è vero che Gesù era biondo e non aveva gli occhi a mandorla?»

Il volto del prete si fece sorridente, con dentro qualche segreta fierezza di appartenere alla razza giusta.

«Sì. Come si vede dai quadri, infatti…»

«…E perché?», gli fece quello, che voleva domandargli come mai, se Gesù era davvero il salvatore di tutti, quindi anche suo, allora non aveva i lineamenti come i suoi bensì come quelli degli occidentali.

«Vedi piccolino, Gesù doveva pur avere una faccia… Comunque una sarebbe valsa un’altra…»

Tutti i bambini fissavano Nemesis. Il prete se ne accorse e allora lo trovò con una mano alzata, a chieder udienza.

«Permette?», chiese Nemesis.

«Come no…», disse smarrito il prete.

«Vede, se davvero, come pare che sia, Gesù è esistito transitando per quei luoghi che si dice… Allora è altrettanto vero che la sua pelle e le sue apparenze non corrispondano affatto a quelle che gli hanno sempre attribuito i pittori al servizio della Chiesa. Per esempio, è indubbio che Gesù non avesse gli occhi azzurri e avesse invece la pelle scura, perché, nelle terre dalle quali proveniva, quelli erano i colori vigenti…»

Il prete si trovò in imbarazzo. Aveva già sentito quella argomentazione affiorare nel corso della sua vita, ma in quel momento non gli sovveniva quale fosse il modo migliore per far crollare le fondamenta di quell’affermazione così sediziosamente e virtualmente blasfema. I bambini lo guardavo attoniti aspettandosi da lui una replica, che però non gli continuava a venire. Nemesis aveva il potere di confonderlo e interdirlo.

«Beh, questa cosa non è proprio così… Ma ve la spiego un’altra volta…», disse rivolto loro facendo intendere che la questione fosse assai più complessa di quanto appariva e che al momento non disponessero degli strumenti adatti per vagliarla al meglio.

Nabokov: Lolita

Ultimamente avevo sentito una blogger parlare molto male di questo libro. Allora, visto che era nella mia lista da secoli, ne ho approfittato finalmente per leggerlo.

All’inizio ne sono rimasto entusiasta. Ho trovato l’autore istrionico e brillante. Sicuramente è scritto in uno stile non convenzionale, anche un po’ arrogante, da uno che vuol far vedere che è bravo – e in genere dapprincipio ci è riuscito.

Poi però, anche prima della metà del libro (che conta circa 450 pagine), e precisamente nel momento in cui il protagonista, appena divenuto vedovo, ha cominciato a viaggiare con la sua Lolita per non farsi trovare… mi ha cominciato ad annoiare e ho cominciato a ritenere il suo stile molto meno efficace, talvolta tronfio, confuso, fumoso, sicuramente molto meno “sul pezzo” di prima. Da quel momento leggere questo libro non è più stato il bel piacere di prima. Sul finale poi un po’ si riprende ma… non è riuscito a farmi pensare di star leggendo un vero e proprio capolavoro della Letteratura mondiale. Si dilunga troppo in questioni irrilevanti, mentre altre che avrebbero potuto rappresentare notevoli apici emozionali le liquida con poche parole (delle volte senza quasi che me ne accorgessi).

Mi sono pentito di aver letto questo libro?

No. Per prima cosa perché comunque si tratta di un testo, anche se incostante, potente, con una storia potente, che a ogni modo rimane dentro. E va dato atto all’autore di aver voluto affrontare questa storia così difficile da narrare nonostante i vari ostacoli, prima di tutto quelli rappresentati dalle case editrici stesse che non volevano pubblicarla.

Poi proprio la storia lo rende assolutamente unico, perché parla della vicenda di un vero pedofilo (un giovane uomo attratto solamente da bambine dai 12 anni fino forse al massimo i sedici). Dico “vero pedofilo” perché ci sono dei pedofili che vanno con i bambini solo poiché spinti ad approfittarsene (e andrebbero pure coi vecchi, o minorati, solo per potersi fare una scopata che ritenessero “facile”).

Ho apprezzato che il protagonista non nasconda affatto i suoi veri pensieri. Nonostante questo, ovviamente, non si tratta di un libro eccessivamente licenzioso o tanto meno pornografico.

Vorrei anche parlarvi delle differenze con il film – tuttavia si tenga presente che la pellicola l’ho vista qualche anno fa, quindi i miei ricordi potrebbero essere un po’ imprecisi. Dunque per prima cosa nel film non avevo avuto l’impressione che si trattasse di un vero pedofilo. Se non erro, ero propenso a ritenere che il protagonista fosse stato attratto da Lolita per un caso fortuito o per una sorta di balzano colpo di fulmine. Inoltre nel libro il protagonista è un giovane uomo avvenente; nel film mi sembra proprio che non sia così e che si tratti di un uomo molto più maturo. Infine, circa il ruolo dell’odioso terzo incomodo, trovo che Peter Sellers lo abbia incarnato alla perfezione. Anche se nel film l’ho detestato molto più che nel libro, probabilmente poiché più presente e visibile e non solo una specie di fantasma aleggiante qua e là.

Questo libro è importante e verosimile perché riporta il reale pensiero dei pedofili: il quale sarebbe che nei bambini si nasconda una parte ambigua e voluttuosa. Noi “normali” sappiamo che non è così; ma loro, i pedofili veri, pensano che dietro certi sguardi o atteggiamenti ci possano essere pensieri sessuali o finanche provocatori – quando invece proviene tutto da loro, dalla loro testa malata.

Infine parliamo di alcune questioni che il libro mi ha lasciato in testa. Questioni dolorose e irrisolvibili… Per esempio… Lolita sembra una ragazzina invero superficiale e indisponente. Tanto che delle volte subisce le violenze/attenzioni del patrigno senza lamentarsi troppo. Ma è davvero così? Quanto hanno impattato su di lei le azioni del pedofilo se poi essa (come lui stesso considera nel libro) pur di sganciarsi da lui è pronta a legarsi sentimentalmente a un uomo qualunque, banale, con poche prospettive, che a ogni modo non l’avrebbe mai amata come invece sarebbe stato capace di fare lui? Evidentemente lui le ripugnava talmente tanto da esser pronta a tutto pur di allontanarsene – anche se poi sarà lei a mettersi in contatto con lui per mere questioni economiche e non si paleserà poi troppo shockata all’idea di rivederlo. In ogni caso, una bambina, buona o cattiva che sia, non dovrebbe mai esser messa di fronte a certe situazioni lascive come possono esserne alcune ingenerate dal sesso. Non dovrebbe essere oggetto di adorazione di nessuno, perché non è giusto che debba gestire tali situazioni che anche un adulto faticherebbe assai a gestire.

PS: Adesso rammento che una volta una persona mi disse che Il dono di Nabokov era il libro più bello che avesse letto. Allora la prossima volta che mi cimenterò con questo autore leggerò proprio questa opera. 🙂

Un libro, un fumetto e un film ;)

Ernst Weiss: Jarmila – Una storia d’amore boema

In questo racconto lungo (non mi azzardo a chiamarlo romanzo breve perché non voglio rischiare di “elevarlo” troppo) si parla di orologi difettosi, donne (disumane) che strappano le penne alle oche quando ancora sono vive e un amore abusivo bislacco tra due persone che sarebbero già accompagnate (da altri). Lo stile non mi è piaciuto. Il tema neppure – giusto l’aspetto amoroso avrebbe potuto interessarmi ma non lo ha fatto e l’ho trovato troppo annacquato da altri fattori. Allora, giunto a metà, ho deciso di sospendere la lettura.

C’è a chi invece è piaciuto, questo racconto. Non escludo di averlo letto nel momento sbagliato, quando ero poco propenso a coglierne il meglio e avevo bisogno di altro.

*

Tom Gauld: Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo

Tom Gauld è un brillante fumettista inglese autore da decenni di imperdibili strisce per una nota rivista inglese. Questo volume è una racconta di esse.

I suoi temi sono la Letteratura, alcuni storici autori inglesi, la storia inglese, l’umorismo bristish… e anche surreale.

Il suo stile è davvero adorabile. Anche se delle volte effettivamente c’è molta (troppa) inglesività nelle sue strisce affinché risultino completamente comprensibili per un non-inglese.

Son curioso di leggere altre sue opere più “strutturate” (meno fucking-english!). :)))

*

Crazy, stupid, love

Commedia che comincia coi botti ma via via diventa sempre più buonista e prevedibile (ed è un peccato). Completamente incentrata sull’amore, ogni personaggio (di ogni età) è innamorato o ha problemi in questo ambito. In particolare un uomo maturo a cui la moglie confessa di volere il divorzio poiché s’è trombata un collega d’ufficio.

Il tizio, che rimane assai scosso dalla rottura, conosce casualmente uno sciupafemmine il quale lo prende in simpatia promettendogli di farlo tornare a essere un uomo virile desiderato dalle donne…

Si scopriranno incredibili intrecci tra i vari personaggi…

Paul Pope: Battling Boy

Molto accattivante graficamente, questo fumetto di Pope, il quale mostra di saper disegnare molto bene (quando vuole!) pur non rinunciando al suo stile “sporco” e underground.

L’opera è piuttosto ambiziosa. Infatti l’impressione è che si sia voluto creare un universo fantasy-horror piuttosto sfaccettato e dunque serva del tempo per descriverlo accuratamente. Che tradotto vuol dire che questo primo volume è un po’ interlocutorio da giudicare – probabilmente nelle puntate successive si vedrà meglio dove si vuole andare a parare. Per ora l’opera è un po’ un ibrido di tante cose e presenta diversi personaggi.

Sennonché mi ha molto infastidito il formato del volume della Bao, molto probabilmente rimpicciolito rispetto l’originale – come già riscontrato altre volte per altre opere. Il risultato è stato che talvolta si fatica un po’ a leggere e sicuramente ci si perde un mucchio di particolari del disegno ottimamente dettagliato di Pope (che qui si è impegnato al massimo delle sue possibilità, ed è un peccato che gli si faccia questo torto).

Storia: un ragazzino con evidenti potenzialità superumane viene spedito dal super-padre su un altro mondo, infestato di mostri (perché sembra che questo facciano in famiglia: uccidano mostri). Ma il ragazzino imberbe ancora non ha manifestato in pieno i suoi poteri quindi si trova in grande difficoltà ad affrontarli. Per sua fortuna gli darà una grossa mano la figlia di un eroe (appena defunto) protettore di quel mondo…

Lillina e il bagnetto maledetto

Lillina era stata male, con la febbre alta così. Dunque, per precauzione, si decise che poteva saltare il solito bagnetto della domenica, in modo da non farle prender freddo. Lunedì però si provò a farglielo fare. Tuttavia lei obiettò:

«E no! Oggi non ho tempo! Che devo andare pure a catechismo! E poi sono ancora convalescente!»

Allora si tentò di farglielo fare il giorno dopo. Ma lei dissentì:

«E no! Oggi devo studiare per il compito in classe! Non sono mica agli ordini del bagnetto, io! È il bagnetto che deve sottostare alle mie volontà!»

Gliela si diede vinta pure quella volta, ma il giorno dopo, nonostante la bambinetta accampasse altre scuse, la si obbligò a fare il bagnetto.

Giunti a domenica le si propose di ripristinare la vecchia abitudine del bagno domenicale, ciononostante lei sindacò:

«E no! Adesso sono coperta per almeno una settimana, quindi non se ne parla proprio di fare il bagnetto questa domenica!»

“Io odio il bagnetto!”

2 serie (che non ci hanno convinto troppo) che ci hanno aiutato a passare il tempo boia quest’estate

Il tenente Sheridan: La donna di fiori

Sei puntate, mediamente di un’ora e dieci, che, se la matematica non è un’opinione, fanno sette ore piene, per questa vicenda poliziesca con un ritmo un pochino lento che, pur essendo di dignitosa fattura, mi ha un po’ sfracassato i gioielli di famiglia. Beh, sì: alla fine si palesa un attimino vetusta. ‘:)

La vicenda ruota attorno l’acquisizione di un terreno appartenente a un certo casato che fa gola almeno a due facoltosi concorrenti pronti a tutto pur di farlo loro. Ci saranno diversi morti e soprattutto un mistero da risolvere. Perché il primo uomo che viene assassinato si sentiva tanto sicuro di riuscire finalmente a far pender la bilancia dalla sua parte giovandosi semplicemente di una vecchia foto che lo ritraeva assieme a due belle, giovani e felici ragazze? Molti personaggi in ballo. Uno di loro (almeno) deve essere il colpevole…

Comunque di Sheridan esistono altre serie, sempre della rai, di quegli anni, con lo stesso attore protagonista, che condensano però le avventure in una sola ora, o giù di lì, e penso si riveleranno più confacenti al mio diletto la prossima volta che avrò voglia di gingillarmi con questo tenente.

*

24

…Perché all’epoca non l’avevo voluta vedere? Semplice: perché già allora ne percepivo gli evidenti limiti! No, non sopporto quando si scomoda la parola “capolavoro”, quando non c’è proprio aria di capolavoro. La tal cosa mi infastidisce parecchio e potrebbe ingenerare in me una reazione direttamente contraria, proporzionale allo sproposito affermato. Comunque possiamo convenire che nel suo genere (cioè l’azione) è fatta “abbastanza bene”, al netto delle enormi inverosimiglianze e discrepanze ululanti alla realtà. Cioè, è evidente che si tratti di una serie che fa di tutto per coinvolgerti fin dall’inizio, per buttarti in quel calderone, sperando che presto ti ci assuefarai, volendo vedere come andrà a finire, che poi è quello che è successo anche a me (seppur son rimasto pienamente cosciente del trucchetto subliminale utilizzato e avrei potuto smettere quando volevo!).

Anche l’idea di base è vecchia come il cucco, come il mondo del cinema, seppur ammetto che tale trovata non sia affatto passata di moda, né mai lo sarà. Cioè quella di (far finta di, o comunque dare a bere di) seguire certi fatti quasi in tempo reale.

La cosa che mi ha fatto sbellicare è che ogni puntata ci parla di un’ora ma… dura quaranta minuti! 😀 Se non erro, quando qualcuno ha fatto notare questa discrepanza agli autori, essi hanno risposto che ogni puntata dura venti minuti in meno perché… in essa sono compresi tempi “morti” che non avrebbe avuto molto senso mostrare, in cui si mangia, si va in bagno e si dorme! 😀 Macccerto! 😀 Ma perché la gente la vuol fare comunque fuori dal vaso anche quando viene tanata?!

Seguiamo molti personaggi in contemporanea. La vicenda che fa da motore coinvolge in particolare due di essi: il primo candidato a presidente nero degli stati uniti (obama ancora doveva palesarsi); e un valente superpoliziotto che lavora all’antiterrorismo il quale viene a sapere che proprio il probabile futuro presidente subirà a breve un serio attentato alla propria vita. E mentre il poliziotto sarà impegnato a sventare il fatto criminoso venendo anche a conoscenza che nella sua squadra esiste almeno una talpa che trama affinché ciò si verifichi, accadrà pure che la figlia venga rapita… dagli stessi tipi che vogliono accoppare il senatore nero…

Vedendola oggi ci è difficile credere a molte cose che accadono perché siamo tutti molto più smaliziati. Praticamente io e la mia compagna abbiamo indovinato tutti i colpi di teatro previsti prima che si verificassero. 😉

Per dire, la serie Homeland, molto più recente, anch’essa tutta action e incentrata sull’antiterrorismo, è su un livello nettamente superiore, per quanto riguarda la verosimiglianza e quanto sia avvincente la trama.

Insomma, l’abbiamo presa e ce la siamo sorbita tutta solo perché d’estate ci serviva una serie lunga da vedere per distrarci dal caldo immondo che girava…

PS: noi ci siamo fermati alla prima stagione ma ne esistono diverse altre! Orkaboia!

ITDIDEU: Il profeta (1/7)

Nel suo indefinito e scostante girovagare fisico, emotivo e intellettuale, Nemesis finì accidentalmente nei pressi di una chiesa. Veduti dei bambini giocare a pallone nell’oratorio della comunità, attirato da antiche rimembranze infantili, poiché anche lui era stato uno di loro un tempo, rimase a contemplarli scattare, vociare e divertirsi.

A seguire, tra il primo e il secondo tempo della partita, ci fu una specie di omelia all’aperto, tenuta direttamente sul campetto. Nemesis si adagiò sul comodo muretto che fungeva sia da perimetro del campo che da linea divisoria tra il territorio ecclesiastico e la strada comunale, e rimase in ascolto.

L’ordinario prete cinquantenne attaccò subito con una gargantuesca geremiade. Ma poi toccò alla parte aperta della discussione farsi largo, cioè al momento in cui erano gli stessi bambini che avanzavano le eventuali istanze più disparate accumulate durante la settimana. Il prete disse loro:

«Adesso sotto con le domande! Suvvia, non siate timidi.»

Nel frattempo, non riuscendo a resistere al fascino di una bionda, si era acceso una sigaretta con la quale soleva dare il via al tutto. Nemesis prese non invitato la parola.

«Mi scusi, buonuomo, anche io avrei una domanda, se permette… Ma fumare non è peccato?»

Tentò di essere meno invadente possibile, poiché capiva che il sacerdote avrebbe potuto trovarsi in difficoltà circa quella tautologica questione. Tuttavia l’argomento lo aveva sempre intrigato e voleva vedere come se la sarebbe cavata un simil prelato stimolato su una tal faccenda.

Prevedibilmente, il prete si trovò in impaccio. Così ci pensò qualche istante e poi, con fare salomonico e saggio, disse:

«Indirettamente sì.»

“Indirettamente”? E che voleva dire?! E perché non direttamente?! Tutti ormai sapevano che fumare faceva male, faceva soprattutto morire, tanto che le industrie del tabacco avevano dovuto adattarsi a scrivere sulle loro confezioni “IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE”! Nemesis avrebbe voluto lasciarlo stare poiché l’omuncolo gli faceva già pena, ma non resistette dall’incalzarlo.

«Perché indirettamente? Non si muore, forse, tramite il fumo?»

Tutti i bambini, adesso che Nemesis lo aveva fatto notar loro, erano d’accordo con lui. Il prete, visibilmente a disagio, per metter fine alla controversia, decise di spegnersi la sigaretta a terra schiacciandola con la suola della scarpa. Nemesis si placò, lasciandogliela passare.

«Ha ragione lei! Oggi non fumo. Anzi, da domani smetto!», disse il pastore per toglierselo dalle scatole mentre nel proprio animo imprecava verso lo sconosciuto che gli toglieva quel piacere così particolare, al quale non sapeva rinunciare, e infatti non l’avrebbe mai fatto.