L’apparizione di Hildita

Quando ormai manca poco al nostro arrivo, si siede nel posto rimasto libero anche una ragazza che mi ricorda molto Hildita. È alta e formosa, con dei grandi seni materni. È un po’ sfatta per via dell’età. Deve essermi coetanea ma sembra più vecchia di me. Lei ha passato la vita a vivere, ha sicuramente avuto dei bambini ed è impegnata in un lavoro che non le dà molte soddisfazioni. Lei, in una parola, è andata avanti, ha vissuto quel che la società aveva in serbo per lei. Io invece no. Io, al suo cospetto, sembro più giovane, eppure scommetterei che abbiamo gli stessi anni. Io è la prima volta da anni che prendo un treno e la Signora deve insegnarmi come si fa. Io ho trascorso gli ultimi anni a sospendere la mia esistenza in un limbo che mi permetta di fare l’unica cosa che posso fare. Io non ho rapporti sociali. Io non ho amici, non sono immersa in niente. Io scompaio, mi faccio sempre più trasparente. Io sembrerò sempre inadeguata e immatura a una come Hildita. Su di me non si può contare su niente perché io non posso dare nulla di concreto alle poche persone che pure volessero stanarmi dal mio guscio. Io posso dare amore, sì, ma senza impegno, e l’amore intangibile non basta mai, in questa vita così materiale che ci hanno imposto alla quale mi oppongo con fermezza.

Col passare del tempo spio la nuova Hildita dal riflesso che essa getta sul finestrino e faccio sempre più finta che sia davvero lei. Che bei seni grandi che hai, Hildita. Quel vestito te li mette in mostra. D’altronde d’estate come diavolo dovresti vestirti se non così? Altre si porrebbero mezze nude, se avessero le tue poppe, tu invece no… Hildita controlla maniacalmente il cellulare e allora penso: con chi ti infrolli il cervello, Hildita? Eh, a me non mi hai più voluta quando alla fine hai stabilito la mia manchevolezza al tuo cospetto, hai capito che non avrei mai fatto il passo lungo verso te. E difatti solo passettini posso fare, e avrei potuto fare, ma tu questo non lo sai. Che mostro egocentrico sarei se mi curassi esclusivamente del mio piacere senza pensare minimamente al dolore che ti farei patire una volta che, avendoti imbrogliata, avendoti fatto credere che sia un buon partito, ti costringessi a una vita di dolore incatenata a me, impossibilitata a lasciarmi, se non tra terribili sensi di colpa? Così tu adesso messaggi con gente ben più spietata che vuole solo approfittarsi della tua madida, calda vagina, e a me non pensi più e non ci vuoi più pensare, a me che sono stata così “cattiva” da non impormi nella tua vita…

laila6

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Redneck Rampage (gioco)

Ennesimo gioco sparatutto con visuale in prima persona, in stile Doom, di ambientazione contadinesca (!), comprensivo di luoghi comuni e cafonerie più o meno accettabili su questo mondo – come scoregge e quant’altro.

Diciamo che per completarlo sono ricorso a man bassa a trucchi come l’immortalità, il poter passare attraverso i muri, eccetera, come non mi capitava da tempo. Il fatto è che il gioco è mediamente più difficile di giochi simili, in particolare in quasi tutti i quadri rappresenta un grosso problema trovare quelle fottute chiavi che ti aprono le porte. Insomma, non è che uno può passare la vita a buttare il proprio tempo nel cesso in cerca di quelle cazzo di chiavi, fosse pure un ragazzino imberbe che davvero non ha niente di meglio da fare nel suo tempo libero. Da questo punto di vista il gioco è bocciato. Poi c’è anche qualche fottuta stanza-labirinto, che odio sempre, che fa abbastanza arrabbiare che si potevano risparmiare.

Ecco, il primo quadro è un esempio perfetto di quello che vi aspetta. Se riuscirete a superarlo, allora vorrà dire che sarete sufficientemente in sintonia col gioco e non avrete troppi problemi andando avanti. Se invece, come me, non ne sarete in grado e per andare avanti dovrete cercare la soluzione online, allora questo gioco vi darà un po’ di grane. Primo quadro, dicevo, in cui le chiavi non si trovano, in cui probabilmente sareste già morti se non aveste imbrogliato in qualche modo, in cui se non sganciate la dinamite nel punto giusto, non vi si aprirà mai il resto del mondo, necessario per andare avanti. In cui dovrete anche spostare un mobile per farvi strada!

Per il resto, ci sono anche delle belle ambientazioni. A uno come me, che non è più tanto un ragazzino di primo pelo, il gioco interessa solo per vedere i numerosi e variegati scenari che può offrire, la parte dell’ammazzare i nemici conta poco.

A ogni modo sono abbastanza orgoglioso di essere stato in grado di terminarlo nonostante le asperità – che sono state talvolta notevoli, pur utilizzando l’immortalità.

PS: Attenzione a non abusare di questi giochi. Che vanno dosati con moderazione. Se ci giocate troppo, ve li sognate la notte.

red

Riesumazioni: Un anello d’oro

Da quando mi ha dato quell’anello d’oro sono stato di cattivo umore, un umore nero che non voleva abbandonarmi.

Il primo giorno l’ho messo al medio della mano destra perché mi sembrava che a quello della mano sinistra mi scivolasse. Ma il giorno dopo, per curiosità, l’ho sfilato e ho visto che il dito era diventato quasi tutto viola. Era tutto un livido. Stringeva troppo.

Allora l’ho messo alla mano sinistra, dove dapprincipio avrei voluto metterlo. Però quella sensazione di sconforto arrabbiato non mi ha abbandonato. Ogni volta che guardavo la mano mi dicevo che sembravo proprio una persona sposata. Ciò mi avrebbe aiutato a camuffarmi meglio tra la gente. La gente avrebbe visto l’anello e avrebbe pensato che non dovevo farle poi tutta questa paura se in fondo ero uno sposato come loro…

D’altra parte sapere che anche io avrei potuto esser sposato a quest’ora, mi metteva proprio con la luna storta. Forse perché quella messinscena a me non sarebbe mai potuta capitare. Forse perché ero io che non l’avevo voluta far capitare, per viltà o per altro. Forse se mi fossi gettato maggiormente nella vita, a quest’ora sarei con qualche problema pratico in più ma anche con qualcuno accanto e, sopratutto, non solo.

Alla fine ho stabilito di indossare l’anello d’oro esclusivamente quando esco, come faccio per l’anello d’argento. È un abbellimento. Non deve essere una condanna che mi fa mancare l’aria opprimendomi.

L’anello d’oro è in prova, e non so se un giorno lo ripudierò dicendomi che non fa per me. L’anello d’argento invece corrisponde alla mia essenza. E non lo abbandonerò mai.

Nel racconto “La mia promessa sposa” si parla dell’anello d’argento e del suo significato. All’inizio diciamo che rappresentava la Morte, ma oggi potrebbe esser diventato un simbolo di narcisismo, nel senso positivo del termine: volersi bene.

anello

Marie Heurtin – Dal buio alla luce (film)

Sarà che sto diventando “vecchio”… ma film del genere ormai mi commuovono smodatamente. :’)

Marie è una ragazzina nata con handicap visivi e uditivi. I genitori la portano in un convento in cui si educano fanciulle sorde e tutti parlano il linguaggio dei segni. Ma il fatto che la ragazza sia anche cieca sembra rappresentare un ostacolo insormontabile. Eppure, una suora – che tra l’altro non sta neppure tanto bene e sembra afflitta da un male incurabile che presto determinerà la sua morte – se la prende a cuore portandola sotto la propria ala, per cercare di insegnarle a comunicare col mondo esterno…

Da una storia vera.

Vedetelo su RAIPLAY:

https://www.raiplay.it/programmi/marieheurtin/

marie

Sarkazein

Non so perché

sono ancora viva.

Pensavo tutto avesse una logica.

Ma se c’era

non era quella che credevo.

Il Male richiama altro Male.

Tuttavia…

Non tutto il Male viene per nuocere.

Dal Male può nascere il Bene,

bisogna ammetterselo.

Uccellini magri.

Mai visti così magri.

Muoiono forse di fame?

Nessuno ne parla.

Il loro silente patimento riverbera il mio.

Uccellini, siamo fratelli.

Solo voi e me.

Solo chi patisce ingiustamente ha il mio favore.

Chi patisce giustamente, no.

Ritorno in me.

Mi riapproprio della mia singolarità.

Dopo che mi hanno fatto vomitare l’anima a forza.

E più torno in me

e più comprendo.

E non lascerò passare.

Più torno in me

e più sarò spietata.

Ho compreso come l’abuso generi la Cattiveria.

Sarebbe stato semplice.

Anche io avrei potuto passare la staccionata.

Tuttavia non l’ho fatto.

Questo mi rende migliore.

Non mi avete cambiato, stronzi.

Questo mi rende migliore.

E molto più pericolosa degli altri.

Perché la mia vendetta sarà senza clemenza.

Non guidata dalla veemenza.

I diavoli fanno le pentole ma non i coperchi.

O i coperchi e non le pentole.

Gli stronzi non mancano mai, anzi.

Se ne scovi uno,

ti accorgerai che già un altro ne viene subito dopo.

Sopravvivere ai giorni

pensando costantemente alla Morte.

Qualcuno sarebbe potuto uscirne di senno.

Qualcuno avrebbe potuto decidere di farla finita.

Qualcuno avrebbe potuto compiere qualche gesto

d’estrema violenza

ingiudicabile

che non sarebbe stato mai compreso davvero.

Trascorrere ore e ore attendendo il secondo successivo

con misere speranze che possa essere migliore.

Capire che

fosse per loro

mi tributerebbero quel marcio destino

fino alla fine.

Rendersi conto della terra bruciata formatasi tutta attorno.

Dell’inadeguatezza delle persone.

Della meschinità delle persone.

Del calpestato diritto alla vita

che non può essere per tutti uguale.

Non per tutti gli esseri umani.

Non deve essere esteso a tutti.

Il pensiero dei gatti randagi ormai mi angustia.

Compro croccantini e li lascio dove so che passano.

Non posso pensare che possano morire di fame.

Non sono esaurita.

L’evidente Violenza.

E nessuno che fa niente.

Neppure le persone che sarebbero preposte a farlo.

Il colmo è che alcune persone invece

ne estradano altre verso altro Male.

Ennesime menzogne.

Ennesime prepotenze.

Così si allontanano ancora di più.

Per paura.

Paura di me!

E allora abbiate timore!

Io non ve lo farò passare.

Cuocete nei vostri brodi di deficienza.

Solo i colpevoli devono temermi.

Ma anche agli idioti è concesso.

Non mi fanno dormire la sera.

Io dovrei passare la notte in bianco

perché lo fanno loro!

Io non avrei neppure il diritto di dormire

secondo loro.

Io torturata da mattina a sera,

potendo scappare solo poche ore,

solo poche ore.

Io in preda a improvvisi sopori inarrestabili.

Io colta da insonnia, poi.

Le loro sostanze,

le loro rivoltanti sostanze

che mischiano nell’aria.

Che immettono nell’aria

per ore e ore

impunemente.

Le mischiano tutte assieme.

Poi me le fanno assaggiare una alla volta.

Poi le combinano in una nuova permutazione.

Poi lasciano le sostanze vecchie

e ne trovano di nuove

così che io non possa mai dire:

è questa,

o è quest’altra.

Da sotto le loro porte si sprigiona il veleno.

Si sente il respiro di Satana alitare caldo

in tutti i suoi aromi.

Nelle loro case occultano il Male

credendosi al sicuro.

Ah, ma vedrete come siete al sicuro

lo vedrete eccome…

La Violenza diminuisce se deperisco.

Diminuisce se sono debole.

Certo.

Più sono spenta e meno soffro,

vero?

Ma la Nausea non va via.

Si pacifica solo un poco, a volte.

A questo vorreste portarmi, non è vero?

Al mio annichilimento.

Ma io ho capito il gioco.

E non lo avallerò.

Mangio controvoglia.

Mi obbligo a sopravvivere.

Io non cederò.

Io starò in piedi la notte rimuginando la mia vendetta.

Ogni secondo delle notti in bianco a cui mi costringete

sarà eterno nella mia memoria.

Io non travalicherò la soglia di coloro

che vengono considerati pazzi.

E neppure quella dell’anoressia.

Io sono più forte di voi.

Però dovrò farvela pagare molto cara,

capite?

Altrimenti tutta questa mia ingiusta sofferenza

non avrebbe alcun senso.

Perché io sono la Giusta

e voi la Merda.

Cambia il tempo.

Cala la temperatura.

Diminuisce l’Onda malvagia.

E più cala e più ritorno in me.

Me che sono cambiata

e più consapevole.

Io non dimenticherò.

Concedo un anno al massimo

per la risoluzione di questa faccenda.

La prossima estate dovrà essere molto diversa da questa.

La prossima estate sarà molto diversa da questa.

Se non sarà così

la cambierò io.

Anche adesso c’è.

Ecco un’altra zaffata…

Anche in questo momento.

Il Male non mi abbandona.

Continua ad alitarmi sul collo i suoi effluvi nauseanti.

Li sento.

Li sentirei anche con la porta chiusa.

Li sento meno intensi, eppur presenti,

con certi apici in cui danno dimostrazione

di come potrebbero in un attimo tornare immani

come era prima,

come era prima.

L’Onda adesso è placida.

Sembra innocua,

quasi benevola.

Ma basta poco a farla arrabbiare con me.

L’Onda vuole che io sia buona e arrendevole.

Buona e arrendevole.

Che chini la testa sconfitta.

Che mi pieghi, mi piaghi e mi spezzi.

Faccio finta d’aver abbandonato i miei alti propositi di Giustizia.

Ma poi

piomberò loro addosso come il falco predatore.

Io so.

Io sono io.

Io non dimentico.

Io la distruggerò.

L’Onda e tutti i suoi servitori malvagi.

Già immagino le loro lacrime…

Piangerete tutte le vostre lacrime.

Oh, poverini!

Che miserevolezza le lacrime dei colpevoli non ravvedutisi…

E infine tornai a riveder le stelle…

Nell’estate più calda degli ultimi centocinquanta anni…

Meglio:

nell’estate più calda di sempre…

Laila5