Astruso intrico di gatto, ovvero Ambrosia


Ieri.

Eravamo fuori. A pochi passi da casa. Io, Nick, Bob e mia sorella Martha. D’improvviso si fece buio (anche se mancava ancora un’ora abbondante all’alba). Il cielo si annuvolò e cominciò a piovere sottilmente ma costantemente. I vicoli divennero labirinti oscuri nei quali anche gente esperta del luogo, come noi, faticava a raccapezzarsi.

Non sono mai stati illuminati dalla divina elettricità, questi nostri vicoli. No, non qui. Di qui non frega niente a nessuno. A parte a noi che ci abitiamo.

Mi sembra di scorgere una specie di lampo nel buio. Anzi sono due…

Adesso.

Guardo fuori la finestra. In alto. Sono già accovacciato per sviare eventuali altri sguardi indagatori. Dunque posso solo guardare verso l’alto, da dove però posso a mia volta essere avvistato. Ed è proprio questo che accade. Una giovane donna con lo sguardo truce mi nota immediatamente (chissà da quanto tempo stava buttando un occhio sulle mie finestre, la stronza)…

Una settimana fa.

Non credevo che scambiando due semplici chiacchiere con qualcuno avrei mai potuto mettermi nei guai nel modo peggiore di tutta la mia vita. Sono in strada con Martin l’elegantone. Non so neppure perché finiamo a parlare di Pap old-man. Eppure è così… Lui mi considera con il suo sguardo amichevole e mi fa la domanda diretta. Mi chiede se Pap old-man mi è simpatico. E io so invero che la sua non è una domanda normale, tuttavia faccio l’errore di rispondergli sinceramente…

Stamattina.

Ore cinque. Come al solito l’inquilina del piano di sopra si sveglia presto. È un’insonne zitella erotomane che per stemperare le sue insaziabili voglie suole eseguire bagni lunghissimi (sia d’inverno che d’estate) nei quali presumo cerchi di calmarsi con un escamotage o l’altro. Ma il brutto è che durano ore…

Ieri.

Mi dico che deve essere un effetto ottico causato dalla pioggia e dal buio a oltranza. Così mi appiccico a Nick, che mi è davanti. Non mi fermo fino a quando non lo intruppo. Pochi secondi dopo anche Bob e Martha mi intruppano a loro volta. Nessuno vede più un cazzo. Sembriamo davvero sprofondati nelle tenebre dell’inferno. E dire che almeno Nick e Martha, che hanno gli occhi chiari, dovrebbero vederci un po’ meglio di noi altri due… Mentre Nick mi manifesta le sue perplessità circa la direzione da percorrere (e io non sono capace di aiutarlo), quello strano fenomeno dei lampi nella notte si verifica nuovamente. Stavolta ne sono certo. Sembrano quasi sue faretti i quali però sono ad altezza marciapiede…

Adesso.

Mi ha visto. Eccome se mi ha visto. Ma chi era? Non l’ho mai conosciuta. Sono in un mare di sudore. Me la sto facendo addosso. Ma la mia interrogazione dura poco. Non ci vuole molto a capire che anche lei è della pula… Dunque anche da questo lato interno della casa mi tengono d’occhio. Il mio edificio è costruito in maniera circolare, in modo che ogni inquilino abbia delle finestre che danno sia sull’esterno che sull’interno del cortiletto. E io sono sorvegliato da entrambe le parti. Sono nella merda più profonda…

Una settima fa.

Dico a Martin l’elegantone che Pap old-man ha avuto un diverbio con me e che lo detesto. Lui mi guarda sereno. Sorride. Si tira su il cappello e mi fa: «Saresti contento se lo uccidessi per te?». È serio. Ma io la predo quasi come fosse un gioco e dico: «Come no! Faresti di me un uomo felice, Martin!», manifestandomi entusiasta. Lui si riabbassa il cappello e guardandomi diritto negli occhi mi dice: «Bene. Tra qualche giorno c’è il caso che questa cosa possa davvero avvenire. Facciamo così… Nel momento in cui apprenderai dai giornali o dalla tv della sua morte, dovrai chiamarmi a questo numero», mi passa un bigliettino, «e dirmi la parola di conferma “Ambrosia”. Ma solo dopo le ventitré del giorno in cui avverrà la sua morte, mi hai capito?».

Stamattina.

Ascolto i liquidi che copiosi discendono nella vasca della mia vicina come fossero cascate. Ma quanto cazzo ci mette a riempirsi, per la miseria?! E poi già so che, quando fra un paio d’ore tenterò di farmene una anche io, non ce ne sarà più perché la zitella ninfomane l’avrà consumata tutta per sé… Impreco nella mente e fatico a riaddormentarmi. Mi dico, lascia perdere che dopo ti sale l’adrenalina e non dormi più, e dopo a lavoro sembri un morto di sonno che di notte si dà ai bagordi. Quando io non sono così…

Alla fine raccatto la scopa che sta nell’angolo, la impugno dal basso e la batto forte sul soffitto per darle un cazzo di segnale di farla finita di consumare tutta quell’acqua. Già altre volte ne abbiamo discusso animosamente e lei lo sa già. Quindi è preparata e capisce l’antifona. Difatti, appena le batto dicendole «Chiudi quell’acqua, troia!», lei la chiude.

Ieri.

Nel frattempo mi si fa giorno nella testa. Quelli che ho definito “faretti”, altro non sono che un paio di piccoli occhi di qualche animaletto randagio, anche lui colto di sprovvista dalla repentina pioggia. Ma a giudicare dalla loro grandezza e dai movimenti felpati dell’animaletto, non credo che sia un cagnolino. No. È indubbio che si tratti di un gattino…

Adesso.

Gli altri sono tutti di là. Martha e Bob hanno raggiunto Nick, nella stanza che dà verso l’esterno. Sono tutti a bocca aperta ad ammirare l’assembramento dei poliziotti disposi in evidente azione di pre-intervento nell’edificio dirimpetto a noi, con i loro innumerevoli occhietti cattivi e pronti a tutto che puntano sulle nostre finestre… Nick prima non se ne è accorto che sono lì per noi, o meglio per me. Chissà se ora ha compreso che è un po’ sospetto che guardino tutti verso di noi. Io invece l’ho capito subito e in un attimo sono venuto in questa altra stanza…

Una settimana fa.

Io gli faccio di sì con la testa, felice. Neppure mi chiedo il perché di quella strana cosa che dovrei fare. Se davvero mi facesse il favore di togliermi dalla vista Pap old-man, credo che non farebbe un soldo di danno, dato anche che Pap è un vecchio mafioso che nel corso della sua vita ne ha combinate di cotte e di crude, e sarebbe ora che alla fine pagasse per tutte le malefatte compiute, una buona volta. Chiaramente io, che sono incensurato e non frequento giri malfamati, non potrei mai infilarmi in un’impresa simile, di farlo fuori, dico. Ma Martin l’elegantone invece no. Lui è uno che sta dentro a certe cose e certi traffici. E forse era solo questione di tempo prima che il nuovo che avanza fagocitasse il vecchio derelitto ormai buono per nulla, penso…

Stamattina.

Dunque la troia erotomane si dà una calmata con l’acqua. Ma poi però iniziano le protratte abluzioni approfondite, che sembrano dei perenni risciacqui che per l’appunto non avranno mai fine. E il brutto è che me la immagino tutta nuda e bollente che cerca di addivenire alla sua pace in quel modo, mentre magari con un’altra mano… Ma quel giorno almeno, per qualche motivo, si rivela fausto, e lei mi risparmia il solito tormento. Ovvero, pare accelerare tutte le operazioni di lavaggio ai livelli di una persona normale. Così, dopo cinque minuti, pare che abbia terminato. Intuirò solo dopo il vero motivo di quel suo cambiamento di programma…

Ieri.

Il gattino mi supera e finisce invero per farci strada, come se la conoscesse sul serio la mia dimora. Quando si volta indietro, torno a osservare quei suoi strani e affascinanti occhi risplendenti. Al momento sono le uniche luci che percepisco, a parte la furbata di Bob di tirare fuori l’accendino per rischiarare un po’ l’ambiente. Ma, tra una folata di vento e la pioggia, ne traiamo scarsi benefici.

Finalmente, guidati dal gattino, giungiamo a casa. Non è granché, ma per noi che ci transitiamo, e per me in particolare che ci vivo, è pur sempre la mia reggia. In fila indiana saliamo le rampe delle scale nello stesso ordine nel quale abbiamo marciato (il gattino è rimasto titubante al bordo del portone). Non siamo poi così fradici di pioggia.

Adesso.

Mi sistemo sotto lo spesso tavolino in legno. Ho il terrore che comincino a spararmi dalla finestra. Mi chiedo se il legno del tavolino sarà capace di preservarmi dai loro proiettili. Forse da quello comuni sì. Ma non da quelli speciali, perforanti, che hanno in dotazione. Senza contare i lacrimogeni (che non sopporto) o eventualmente le granate. Oddio, mi sento come un topo in trappola! È solo questione di tempo e loro verranno qui a prendermi…

Una settimana fa.

Martin l’elegantone si avvolge nel suo impermeabile vecchio stile, mi saluta con complicità (e io scioccamente spero che davvero avrà modo di dare seguito ai suoi termini di assassinio) e si allontana a piedi in pieno giorno. Di lui non saprò più nulla per giorni, né lo vedrò. Ma, agghiacciante, mi giungerà in seguito la notizia della sua azione. E poi da lì precipiterà tutta la situazione. Prima la sua. E poi di conseguenza la mia (che pure non c’entro nulla. È forse un reato desiderare la morte di qualcuno che altro non è che un essere ripugnante?!).

Stamattina.

Riesco bene o male a riaddormentarmi. Ma non so quanti minuti dopo (è ancora molto presto), vengo risvegliato da un sordo rumore come di effrazione. Il fracasso è così forte che mi procura immediatamente spavento. Sbarrò gli occhi con ancora l’eco di esso negli orecchi. Per un secondo mi chiedo se me lo sono sognato, ma non sono propenso a crederlo. Sembrava fosse stata forzata la finestra dell’altra camera (e in casa quest’oggi ci sono solo io). Ho timore di scoprire che un ladro si sia fatto sotto. Ma chi verrebbe mai a rubare in una catapecchia come questa? Giusto uno sbandato, un tossico, o uno in cerca di rogne…

Ieri.

Dopo aver offerto degli asciugamani e qualche bibita ai miei ospiti, se ne vanno approfittando del fatto che sia spiovuto. Ma prima noto uno strano fenomeno: il gattino mi entra dalla finestra, come fosse di casa. Me ne sorprendo e gli vado dietro con l’intento di respingerlo fuori. Ma Nick mi informa che era già entrato ieri e che lui gli ha offerto un po’ di latte. Inoltre mi fa osservare che, se non fosse stato per lui, il gattino, forse a quest’ora potevamo essere ancora zuppi in mezzo alla strada, totalmente persi. E io accolgo la sua istanza a favore del gattino e stabilisco che d’ora in avanti potrà entrare e uscire quando vuole. Gli do un po’ di latte e poi il gattino, così come era venuto, se ne va via.

Adesso.

Cerco di ragionare. Mi sforzo! Devo rimettere tutti i pezzi del puzzle al loro posto se voglio avere una minima chance di uscirne vivo. Primo. Il discorso delle granate e dei proiettili perforanti, dovrebbe essere fuori luogo. Perché loro sono qui per catturarmi presumibilmente. Però, qualora dovessi dimostrarmi minaccioso, non ho dubbi che non vedrebbero l’ora di trivellarmi da capo a piedi cosicché mia madre non mi riconoscerebbe più! Perché io per loro sono il capro espiatorio! E tra vivo e morto, sicuramente mi preferirebbero morto! Perché i morti non parlano!

Stamattina.

Alla fine però non mi muovo, un po’ per viltà, un po’ attendendo sviluppi. E forse faccio bene. Dopo qualche minuto odo altri rumori fugaci provenire dallo studio. Stavolta li ho individuati bene. Mi tocca alzarmi. Ho degli ospiti. Ho ancora nella testa i paranoici umori di ieri sera, con la terribile consapevolezza di aver compiuto probabilmente un passo falso effettuando quella chiamata, senza contare la storia di Martin. Così adesso sono terrorizzato. Devo trovare un modo di affrontare l’intruso (sono ormai certo che ce ne sia uno), oppure di farlo sfuggire, oppure fuggire io stesso….

Ieri.

Rimango da solo. Mi faccio un toast e mi metto davanti la televisione. Alle venti mi sintonizzo sul TG della VBC. E la prima notizia mi fa quasi strozzare con il boccone trangugiato in bocca: Pap old-man è stato ammazzato. Ne esulto. Ma in realtà più che altro ne rimango shockato. Mi ricordo di quella mezza promessa di Martin l’elegantone… Alla fine l’ha messa in pratica! Strano. Non me lo sarei creduto. Per questo me ne ero dimenticato. Non credevo che uno come Martin trovasse il coraggio di ammazzare un pezzo grosso come Pap old-man, uno che da queste parti ci aveva fatto le ragnatele per quanto tempo ci era stato, riverito e temuto (ma anche molto odiato)…

Adesso.

Sì, i morti non parlano, porca miseria! E sarò morto presto se non faccio attenzione a tutto quello a cui posso!… Ma che posso fare ormai?! L’unica cosa che mi verrebbe in mente sarebbe la fuga, ma ormai è impraticabile! Ho le spalle al muro!… Ragiona, ragiona, ragiona, cristo santo! Allora, dicevo, se avranno l’occasione mi faranno secco senza farselo ripetere due volte. Però io cercherò di non fare nessuna mossa falsa, per non dar loro adito a intervenire in siffatta maniera. Dunque mi catturano, okay? E dopo che succede? Mi incriminano per il delitto di Pap old-man, mi dicono che hanno numerose prove a mio carico e divulgano la mia cattura alla stampa, per farsi belli… E dopo che succede?!

Stamattina.

Malauguratamente non posso fuggire. La porta di ingresso è sulla strada per lo studio e finirei per incrociarmi con l’ignoto malfattore che si è introdotto in casa mia abusivamente. È da scartare pure l’ipotesi di affrontarlo, seppure abbia già afferrato la mia più cara amica (per un riflesso condizionato): la mazza da baseball. Mi rimane dunque l’ultima opzione: di far fuggire lui.

Sembrerebbe una mossa ardita, la mia. Ma Nick mi ha raccontato di questa tecnica e mi ha detto che funziona molto più di quanto si possa supporre… Indosso delle cuffie insonorizzanti e accendo la radio a tutto volume. Attendo qualche secondo. Mi sembra di udire qualche rumore di vetro rotto, ma potrei sbagliarmi per via del baccano e soprattutto delle cuffie che attutiscono i suoni. Dopo trenta secondi vado di là. Trovo evidenti tracce del passaggio di qualcuno. È tutto in disordine. E la finestra è aperta. Vorrei tanto credere che ce l’ho lasciata io, la sera prima. Ma non è così.

Ieri.

Ancora tramortito dalla notizia dell’uccisione di Pap old-man, riesco a risedermi in poltrona e finisco il toast (il cui sapore non riesco però a gustarmi). Ma nemmeno il tempo di mandare giù un sorso di birra che mi ricordo della promessa con Martin, la quale in parte riguardava anche me. Che cosa dovevo fare? Ah, sì. Dovevo effettuare una chiamata dicendo una specie di parola d’ordine. Che strana cosa mi ha chiesto di fare… E adesso che la dovrei fare mi sembra ancora più strana, senza senso. Ma non mi va di passare per uno che non mantiene la parola data. Mi reco al telefono. Poi mi frugo per cercare il bigliettino da visita che mi ha lasciato. Eccolo. Lo trovo nel portafoglio (meno male. Credevo di averlo smarrito). Ma prima di comporre il numero mi devo ricordare la parola da pronunciare… Mi concentro e la parola scaturisce naturale come se Martin me la stesse nuovamente pronunciando adesso, di fronte a me: ambrosia.

Adesso.

Credo di essermi pisciato addosso. Che vergogna se Martha o gli altri mi vedessero in queste condizioni… D’altronde lo spettro della morte non farebbe felice neppure loro, se gli comparisse davanti annunziando la loro prossima dipartita… Mi devo sforzare a riflettere, cazzo! È la mia sola occasione di uscirne vivo! Ma non ce la faccio a ragionare sapendo che il cerchio della polizia mi si stringe intorno sempre più stretto e ben presto saranno qui per prendermi! Allora… Supponiamo che finisco in galera… Poi che succede? Riflettiamo… Se davvero si andrà avanti col processo, nonostante le pesanti prove indiziarie, alla fine non ho dubbi che la mia innocenza verrà provata. Infatti, ho l’alibi che mi forniranno i miei amici. Per fortuna sto sempre con loro. Senza parlare delle prove che hanno in mano loro… A parte la telefonata al numero di Martin (se davvero era di Martin), non hanno proprio un fico secco su di me… E se pure potranno fabbricare all’inizio delle prove false che non faranno altro che avvalorare l’ipotesi della mia colpevolezza, non temo che, in un dibattimento processuale realmente giusto, tali prove verranno tutte a decadere una dopo l’altra, e rimarrà infine solamente quell’unica scellerata prova indiziaria della telefonata che feci a Martin…

Stamattina.

La mattinata finisce in modo brillante con la notizia che la polizia ha fatto secco Martin l’elegantone. Ciò è così incredibile! Mai Martin avrebbe accettato uno scontro a fuoco con loro e, semmai, non avrebbe avuto alcun problema a farsi beccare per giocarsi le sue carte in tribunale, con quel fior fiore di avvocati che si può permettere. E pure se infine lo avessero condannato, con i suoi agganci c’è modo da pensare che non sarebbe stato in gatta buia per più di cinque anni. E cosa sono cinque anni per uno in gamba come lui? La storia mi puzza assai. Da ieri accadono cose assai bizzarre…

Ieri.

Compongo il numero deciso a liberarmi dell’incombenza in pochi secondi. Ma chi mi risponderà? Lo stesso Martin? O forse qualcuna delle sue amanti? Non credo però che questo sia il numero di dove abita. No. E anche sul bigliettino da visita non è che ci sia scritto niente altro, a parte il numero. Non c’è neppure il nome di Martin. Dunque dove mi sta facendo chiamare e chi sto avvertendo (e che vuol dire questa “ambrosia”)?

Squilla tre volte e poi rispondono. Non dicono niente. Meglio. Così pronuncio quella parola, ambrosia. Poi riaggancio. Bene, è stato facile e indolore. Adesso ho sistemato anche la commissione con Martin. Mi rimetto seduto davanti al televisore. Passano trenta secondi. Nel frattempo avevo abbassato il volume per non aver problemi… Sento venire un suono dall’apparecchio telefonico appena utilizzato, come se dall’altra parte avessero appena attaccato.

Adesso.

Sarei dunque salvo una volta giunto al processo. Sì. Credo di sì. Ma il punto è proprio questo, adesso che ci penso. Io a quel processo non ci arriverò mai! Mi faranno secco prima! Adesso comprendo! Dunque non ho alcuna speranza! Mi assassineranno come fu per il presunto killer del presidente! Mi faranno sparare da un fucile di precisione durante uno dei miei spostamenti. O, ancora più semplice per loro, mi accopperanno dietro le sbarre, pagando un ergastolano che non ha più nulla da perdere e solo da guadagnarci, cazzo! Sennò sono così bravi a far sembrare che la gente si suicidi! Già mi vedo appeso al lenzuolo della mia stanza… Rammento di quella volta che ebbero la faccia tosta di sostenere che un certo tipo si era fatto centinaia di chilometri per raggiungere l’aperta campagna, per spararsi un colpo di rivoltella (essendo lui mancino) alla tempia destra. Per poi riporsi diligentemente la rivoltella nella cintura dei pantaloni! Cristo santo! Il mio destino è già segnato!

Ieri.

Mi reco all’apparecchio e controllo. Alzo il ricevitore e poi lo riabbasso. C’è linea. Alcune volte, se uno non riattacca subito, può isolare il telefono del chiamante. Non è il mio caso. Mi sto per dirigere ancora verso la poltrona, quando sento squillare il telefono. Lo fisso come presago di qualcosa di atroce. Insolito che mi chiamino adesso, penso. Mi chiedo se sia il caso di rispondere. Ma poi meccanicamente alzo la cornetta senza farmi troppe domande. Non sento niente. Ma in quel vuoto mi pare tanto di udire lo stesso vuoto del numero che ho chiamato prima. Resisto alla tentazione di dire “pronto”. La tensione diviene presto insopportabile. Nel frattempo anche dalla parte opposta non si ode un fiato. Alla fine, stremato nei nervi, attacco il telefono di impeto.

In che guaio mi sono ficcato?

Adesso.

Ripenso a Martin assassinato dalla polizia. Ne ho avuto notizia al notiziario della mattina. Da allora ho capito che potrei esserci anche io su quella lista della polizia. Per di più ieri ho anche fatto quella chiamata (e nell’ora sbagliata!) alla quale non so chi ha risposto. Sarebbe facile supporre che sia stata la polizia. Sarebbe l’accostamento più semplice da stabilire tra me e Martin, cioè tra colui che ha materialmente ucciso Pap old-man. Ma sono certo che lo svolgersi degli eventi che mi stanno risucchiando non sia così lineare. La vicenda è troppo più complessa di come pare, me lo sento nelle ossa…

Ieri.

Dopo aver attaccato però succede una cosa molto spiacevole. Il telefono comincia a squillare a più non posso. E anche se penso di non rispondere, chi sta chiamando sembra non avere alcuna intenzione di mollare. Non sopportando più quel martellamento molesto, decido di staccarlo. Almeno ne guadagno in sanità mentale.

Al televisore stanno ancora parlando dell’assassinio di Pap old-man. Ma mentre danno un servizio diverso, compare improvvisamente un riquadro con l’immagine di Martin, cazzo! Alzo l’audio e capisco. Sembra, da alcune indiscrezioni, che stia emergendo come il probabile esecutore materiale del reato. Proprio lui, Martin l’elegantone! E ciò mi fa raggelare. E non solo per la simpatia che ho per Martin, ma anche perché temo che, se beccano lui, potrei finirci implicato anche io. Ma perché mai dovrebbero prendersela con un incensurato come me? No, non so da dove mi nasca questo sospetto, mi rassicuro. Forse questi ultimi fatti mi hanno scosso oltremisura…

Adesso.

Tremo di paura. Ho infine compreso che non ho alcuna speranza. Eppure… c’è qualcosa che mi rode nella testa. Qualcosa che devo aver sottovalutato. Qualcosa che forse devo ancora assimilare. Qualcosa che potrebbe trarmi dagli impacci. Ed è qualcosa che, per quanto può sembrare strano, riguarda quel gattino che da poco si è palesato nella mia vita.

Lo so che sembra pazzesco, eppure il mio cervello è come se mi inducesse a pensare a lui in questi miei ultimi momenti di libertà, poiché forse, attraverso lui, passa una strategia per potermi salvare. Ma tale strategia dovrà però scaturire da qualcosa che ho trascurato, un piccolo dettaglio, una conclusione ancora non tratta, un minuscolo episodio ancora non riscontrato il quale potrebbe cambiare prospettiva a tutta questa vicenda… Se solo potessi afferrarlo…

Mi lacero la mente in ogni direzione cercando di individuare una scappatoia. E penso alla prima volta che ho veduto il gattino bagnato sotto la pioggia, ai suoi occhi riflettenti la scarna luce di allora. A quando Nick mi parlò di lui dicendomi che esso era entrato in casa anche il giorno innanzi a quello che io credevo. A quando l’ho visto oggi per l’ultima volta…

Ma mentre brancolo nei meandri della mia psiche sperando di orientarmici, ecco che l’oggetto del mio pensiero entra nella stanza dalla porta, lento, con i suoi passettini morbidi. Mi cerca, mi individua appollaiato sotto il tavolo e mi raggiunge. Miagola. Mi fissa. È come se mi dicesse: «Ancora non hai compreso?». E io cerco in quei suoi piccoli ma smisurati occhi il mistero di questa storia. Mistero che ancora mi sfugge, come sabbia tra le dita in un giorno di tempesta.

Ieri.

Cerco di seguire tutti i telegiornali con le notizie. Ma ben presto mi rendo conto che, più lo faccio, e più mi agito. A notte tarda decido di spegnere la televisione. Vado a letto spronato a dormire, qualsiasi cosa accada. Mi preparo i sonniferi. Ma c’è qualcosa che mi impedisce di non pensare a Martin… Ingoio un paio di sonniferi e mi avvio verso il mondo dell’oblio. Sto per addormentarmi quando mi ricordo di quella cosa fondamentale. Martin mi aveva detto di chiamare quel numero dopo le ventitré, mentre io l’ho chiamato alle venti. E me lo aveva pure sottolineato di non farlo prima. Normalmente ricaverei dalla scoperta una tale scarica di adrenalina che mi impedirebbe di addormentarmi, ma quei dannati sonniferi fanno il loro sporco lavoro ed è come se fossi ancorato a dei pesantissimi macigni che mi tirano giù nel Mare del Nord. Non so se questo sia più una fortuna o una sfortuna.

Le primarie del Centrosinistra: famose du’ risate co ‘sta carnevalata!


Bersani

È lampante che vincerà lui.

Ha portato il PD a sostenere un governo di banchieri, di (ultra) destra, e per di più insieme a casini e al PDL! Questo basta e avanza per definirlo… Eppure (quasi) nessuno nel suo partito si pone la questione… Continuate pure a rimuovere la realtà dalla vostre vite ipocrite, prego. Continuate pure…

«Mica siamo qui a pettinare le bambole coi rastrelli, vacca boia!»

Renzi

Ecco quello che io definisco un perfetto esempio di “mediocre di successo”. Viviamo tempi molto scialbi e deludenti: chiaro quindi che uno come lui, uno buono per tutte le stagione e per tutti i partiti, che vuol rottamare i vecchi, ma solo perché lui si sente giovane, normale dicevo che uno come lui possa apparire un uomo (?) di successo…

E sarebbe lui uno di quelli che vuole cambiare il mondo?! Ma per piacere!

Vendola

Qui il discorso è più complesso e sottile. Sembrerebbe che Vendola non abbia imparato nulla dal passato e stia ripercorrendo, con SEL, la medesima strada che portò Rifondazione Comunista prima ad allearsi con il PDS e poi a sparire dal panorama italiano. Una strada tra l’altro impercorribile per un partito che voglia essere davvero di sinistra.

E questa strada sbagliata la pagherà non a queste, ma alle elezioni ancora dopo, quando il suo partito verrà spazzato via esattamente come fu per Rifondazione, tra rimorsi di coscienza di chi avrà ritenuto che per non far vincere b si dovesse pure arrivare ad appoggiare scelte liberiste, e chi invece si manifesterà duro e crudo e coerente (e verrà accusato di aver intralciato l’iter del Governo). È un film già visto, scontato, questo… Eppure nessuno rammenta più neppure il passato recente…

Ma a parte il tramonto già segnato di SEL, mi chiedo: possibile che Vendola non sappia quello che so e ho imparato pure io? Possibile che si allei con il PD solo perché è il partito preminente del centrosinistra? Come può coalizzarsi con una forza che è attualmente alleata con b per sostenere monti, che non ha fatto nulla di sinistra (anzi!)?!

Vendola, sei così ingenuo da sfiorare l’idiozia (come io credo), oppure in fondo anche tu sei solo uno che vuole entrare nelle stanze del potere e che pensa solo al presente?

Sei cambiato, Vendola. Ricordi quando eri giovane, avevi i capelli neri e andavi al Maurizio Costanzo Show a infervorarti e a dire impeccabili cose di sinistra? Adesso saresti meglio di allora? Solo perché hai ampliato il tuo vocabolario e ti sei ritrovato a divenire leader?! Mi sembra che da un po’ pensi troppo a cosa dire per portare la gente dalla tua parte, e dimentichi la sostanza delle cose… Ti affliggi per il congiuntivo e vorresti suscitare emozioni prima ancora che pensieri…

Vendola si dice convinto che vincerà (perché gli hanno detto che lo deve dire). Ma è chiaro che non lo faranno mai vincere. Che non lo avrebbero mai fatto partecipare se avessero ritenuto che avesse potuto vincere lui.

Tabacci

Cattolico, democristiano democratico. Sembra “un pezzo di pane”. Null’altro da dire…

È evidente che la sua candidatura sia solo di facciata, per far vedere che pure i moderati partecipano alla competizione…

Puppato

Premiata da Beppe Grillo come “miglior sindaco 5 stelle”, è l’ennesima nota di colore, giusto per far sembrare le primarie più serie di quanto in realtà non siano. È lì principalmente perché donna. E poi per tentare di strizzare un occhio a Grillo. E non ha una sola possibilità di vincere.

PS: alle primarie del centrodestra mi divertirò anche di più… Già mi scompiscio! 😉

(articolo scritto il 24/11/2012 alle ore 16:39)

Klimt: Ritratti


Klimt fu tra i (non molti) artisti che raggiunsero il successo e la fama in vita. Così gli capitò frequente che gli venisse chiesto di eseguire dei ritratti. E lui, se riteneva che fosse il caso, accettava.

Ma non rinunciava a imprimere ai dipinti che realizzava il suo tocco (e questo non piacque sempre ai suoi committenti).

Il suo tocco si estrinsecava principalmente in quelle sue tipiche decorazioni che contorniavano la figura ritratta…

 



Un gelido inverno (film)


Non mi aspettavo granché da questo film mai sentito prima. Eppure mi ha sorpreso in positivo.

Una diciassettenne si ritrova a dover badare a tutta la famiglia da sola poiché la madre è mentalmente depressa e il padre, spacciatore e mariolo, è irreperibile da mesi. Ad aggravare la situazione si viene a scoprire che il padre, per far fronte alla propria cauzione, si è impegnato tutta la fattoria…

Così questa ragazzina cresciuta già troppo in fretta ha poco tempo per trovarlo e intimargli di presentarsi all’autorità, altrimenti perderanno il tetto sotto il quale vivono.

Da qui inizia la sua ricerca disperata di ritrovarlo. Ma il mondo campagnolo-montano di provincia che gli è intorno è piuttosto ostile. Inoltre il padre e suo fratello sono molto odiati in quei luoghi in cui anche le donne indossano sempre camicie a quadri da boscaiolo e in cui fare uno sgarro a qualcuno vuol dire scherzare col fuoco rischiando di farsi davvero male…

Senza contare che si vocifera che qualcuno abbia ammazzato il padre… Ma chi sarà stato? Il fratello psicotico spacciatore e consumatore abituale anch’esso di droga? Oppure il cugino bastardo e inaffidabile, che ha delle mire sul fratellino della diciassettenne e vorrebbe che gli fosse affidato? O anche quell’intera famiglia nemica di suo padre, in cui il patriarca si rifiuta di parlarle?

Un film duro, di ricerca, in cui sembrerebbe che non ci si possa fidare di nessuno e che la sconfitta sia dietro l’angolo e inevitabile, alla fine, per quanto ci si affanni per non farla accadere…

Della violenza alle donne, dei suicidi dei più deboli, e altre notizie

A. non si è suicidato, è morto di omofobia

(Vorreste che fossimo tutti solo l’ennesimo mattone nel muro, vero? Per quanto mi riguarda, non ci contate…)

IL BAVAGLIO VIEN DI NOTTE

PETIZIONE MICROMEGA PER NUMERI IDENTIFICATIVI PER AGENTI

(Siamo nel 2012 e nessuno aveva mai pensato di inserire una normativa in tal senso, che strano!…)

Libere di scegliere. Anche in sala parto

Sovraffollamento carceri, Veronesi: “Abolire l’ergastolo”

(…Sbagliato! Piuttosto abolire tutti quei reati minori, spesso ridicoli, che neppure si sa bene come gestire, che non fanno altro che intasare le caserme, i tribunali e le carceri. Reati che talvolta sono giusto stati introdotti in questi ultimi anni: come il reato di immigrazione clandestina…)

Guerra fra i genitori, prime vittime: i bambini

Fornero, le Iene: “Il ministro è scappato alle domande”

La fantastica versione di Arcore convince solo Giuliano Ferrara

Loach, un premio non vale la dignità dei lavoratori

Roma, il sit-in delle madri antifasciste: “No al corteo di Casapound”

Il processo finisce in Cassazione? Non più
Ora il Pdl vuole il IV grado di giudizio
!

Salva Sallusti, il pasticcio all’italiana barcolla ma non molla

Siria, le pacifiste tornano in carcere: arrestate le ‘spose di Damasco’

* Post dedicato a tutti coloro che si devono sentir liberi di vestirsi di rosa, se vogliono farlo…

Ora basta: non si possono più tollerare gli ipocriti conformismi intolleranti.

*

Giornata mondiale contro le violenze alle donne

Se vi picchia, sappiate che quello non è amore. Non l’ha fatto perché è innamorato alla follia di voi. Ma solo perché è uno stronzo.

Lasciatelo subito. E denunciatelo, affinché altre non cadano nella sua spirale di violenza, così come è stato per voi.

Tutta occupata


Mi recai da lei insolitamente di mattina. Non lo facevo mai. Ci andavo sempre di pomeriggio, quando mi prendevo una pausa. Sia perché di solito a quell’ora avevo sbrigato tutte le grane della giornata ed ero dunque più libero; e sia perché prima di mezzogiorno la mia faccia era gonfia e si doveva ancora compattare (insomma, per una questione di bellezza! Lo ammetto: volevo sembrarle più bello).

Ma quella mattina avevo un movente per recarmi da lei. E il movente era che il pomeriggio sarei dovuto andare via. Poi il giorno dopo sarei stato gravato da lunghe riunioni, e il giorno ancora dopo ci sarebbe stata quella festicciola. Dunque, se non l’avessi fatto quella mattina, non avrei più avuto modo di farlo. E quel mio dubbio che in quel momento avevo maturato l’idea di dover imprescindibilmente redimere avrei dovuto procrastinarlo di almeno due settimane, perché poi ci sarebbero state di mezzo pure le vacanze natalizie. Mentre io lo volevo capire subito se mi dovevo considerare dentro o fuori dalla sua vita.

In realtà già il fatto che non lo avessi afferrato poteva facilmente essere interpretato che non lo fossi, dopotutto, nella sua vita, che lei non mi ci volesse. Però lei era sempre stata così abile a manifestarsi alternativamente seducente, ammiccante, come pure annoiata da me e indifferente, che aveva sempre mantenuto in vita quella fiammella di possibilità, se non altro perché così le conveniva. Però io ero arrivato al limite e quel nodo lo volevo sciogliere nel modo più chiaro possibile. Io ero un maschio e non sapevo gingillarmi nell’ambiguità come molte donne avevo imparato che invece sapessero fare benissimo.

Dunque andai da lei, e lei si sorprese immediatamente della mia venuta, tanto che pareva che, anche se non me lo disse, ugualmente mi avesse posto quella domanda: «Come mai da queste parti così presto?!».

Quella mattina le sembrai un po’ più silenzioso del solito. C’era qualcosa a cui pensavo. Forse ero più torvo? Ma le sarebbe bastato attendere qualche minuto per comprendere tutto…

Sì, avevo un po’ paura, perché non sapevo come avrebbe potuto rispondere a quella mia domanda che le stavo per porre. E se ne avesse riso? Era una donna imprevedibile, che con una risata poteva facilmente radere al suolo il labilissimo orgoglio di un uomo, orgoglio costruito in anni e anni di delicate crescite personali ed emozionali. In realtà era una strega, ma io in quel periodo chissà perché la vedevo come una povera ragazza che passava un brutto momento e basta, che dunque andasse sostenuta.

A un certo punto le chiesi con un filo di voce che cosa faceva quel week end. E non scorderò mai come lei reagì. La sua faccia è ancora scolpita nella mia memoria. Sorrise mantenendosi in silenzio per svariati secondi. Era un riso in qualche modo esultante, ma con una sfumatura amara; un riso che voleva dire: «Alla fine ti sei deciso eh?!, scemo di guerra!».

Fu in quell’occasione che rammentai che una domanda del genere lei stessa me l’aveva posta più di un mese prima, con la tipica nonchalance che la contraddistingueva: in maniera da per poter poi facilmente ritrattare in caso di risposta negativa, o se l’avessi canzonata. Ed era stata così brava a chiedermelo… che non mi ero assolutamente accorto che mi stesse proponendo di uscire assieme! No, pensavo che mi avesse solo chiesto cosa avrei fatto… così, tanto per parlare e impicciarsi dei fatti miei! Per questo le avevo risposto banalmente che mi sarei dedicato alle attività che seguivo sempre (e chissà lei come lo aveva preso; forse aveva pensato che, la mia, fosse una chiusura).

Dopo aver esultato dentro di lei (perché alla fine avevo ceduto e glielo avevo chiesto!), le vidi dipingersi sul volto un’altra espressione che progressivamente crebbe fino a coprire l’altra. Pensò qualcosa del tipo: «Ma ormai è troppo tardi, bello mio! Dovevi cogliere l’occasione quando ti si è presentata su un piatto d’argento! Ormai mi sono già mossa!». Nella realtà mi disse (come a voler ribadire senza ombra di dubbio che la questione non fosse più minimamente trattabile): «Niente da fare! Per il week end sono tutta occupata!».

E non ci fu altro da aggiungere. Me ne andai di lì a poco immaginandola “tutta occupata”, in ogni momento del week end e in ogni suo orifizio.

Non passarono nemmeno quattro settimane che lei mi disse, durante uno scatto d’ira, senza motivo (e fu molto cattiva quando ciò accadde) che non dovevo più chiamarla al telefono (come se l’avessi bersagliata per mesi interi, quando invece l’avevo chiamata al massimo tre volte in tre mesi. E per due volte non mi era stato risposto).

Poi ci fu quel giorno che andò in crisi e che mi offrì la possibilità di venire via con lei. Declinai perché avevo già impegni (sennò che cosa sarebbe accaduto tra di noi?, mi chiedo).

Poi ci fu quella volta che le dissi che, una volta per tutte, volevo parlarle per chiare le cose tra di noi. Si erano infatti accumulate così tante ambiguità nel nostro rapporto (amici o spasimanti?) che avevo sempre lasciato andare (sperando che non ci fosse bisogno di precisare); ma ora urgeva che si mettessero una volte per tutte i puntini sulle “i”. Ciononostante quel chiarimento lei, pensandosi molto furba, lo eluse sempre.

Così infine decisi di cominciare a trattarla come lei mi trattava, senza più favoritismi. E dunque il nostro rapporto non poté che terminare fragorosamente, e con molto astio, e miseramente: perché, in verità, ero io il solo che lo teneva in piedi.

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