Cartoni Irrinunciabili: Bia – La sfida della magia!

Un cartone che parla di magia: Bia!

Pure questo ci teneva tutti incollati alla tv quando andava in onda sulla RAI. Teoricamente sarebbe stato per ragazze ma ovviamente lo vedevano tutti i bambini senza alcuna distinzione di sesso!

Bia viene da una famiglia di streghe, difatti anche la mamma lo è. Mentre il padre, citrullo pantofolaio, non sospetta minimamente che le due abbiano poteri magici.

Bia è in forte competizione con una certa Noa, per la quale a dire il vero impazzivo quando ero piccolo, perché la trovavo più intrigante, anche se lugubre, con quella carnagione così cadaverica. Bia invece era più solare e aveva un incarnato rosa rosa, tipo una maialina, e stava sempre in gonna mostrando quelle sue lunghe gambe nude, sulle quali mi interrogavo spesso e già avevano il potere di eccitarmi…

Bia si trovava spesso in mezzo a grossi guai per via del mondo magico. Delle volte aveva bisogno dell’aiuto della sua coetanea antagonista per risolvere qualche faccenda, altre volte invece era proprio essa che rappresentava il suo problema da sistemare…

Infine c’era quella sigla con quella canzone bellissima che ancor oggi non so perché mi fa sempre venire la pelle d’oca…

Aldo Busi: Incipit [Audiolibro]

Come detto in precedenza, di Aldo Busi penso che sia uno scrittore di indubbio talento. Tuttavia non sono ancora riuscito a capire se di talento compiuto oppure no. Per intenderci, c’è gente che scrive benissimo ma non è mai stata in grado in sfornare un bel libro, mentre magari altri se la cavicchiano appena ma poi riescono ad assemblare un’opera che alla fine ha un senso seppur non sia un capolavoro – io mi metto in questa seconda categoria.

Per questo mi sono preso questo audiolibro in biblioteca – tra parentesi, per chi non sapesse di cosa si tratta, un audiolibro non è altro che un cd in cui sono registrate tracce audio in cui qualcuno legge per l’appunto una qualche opera…

Tuttavia il risultato si dipana tra luci e ombre. Per prima cosa l’audiolibro contiene alcuni incipit di suoi libri, quindi non una storia organica. Già questo contribuisce a ingenerare un senso di frammentarietà. Poi alcuni capitoli sono trascorsi come acqua corrente, ovvero non hanno lasciato in me il minimo segno. Mentre altri, gli ultimi sopratutto, quelli in cui usa un linguaggio molto colorito, li ho trovati maggiormente interessanti, poiché parlano senza ipocrisie di questioni sessuali che in altri libri sono sempre troppo edulcorate od omissive.

Faccio un ultimo appunto da un punto di vista tecnico. Solitamente questi audiolibri vengono letti da gente esperta, che sa come leggerli, delle volte anche da grandi attori, maestri di dizione e vocalizzi. In questo caso invece è stato lo stesso Busi a farci da anfitrione vocale. Certo, il vulcanico autore avrà pensato… chi meglio di lui avrebbe saputo interpretarli? Però in questo caso credo abbia un poco peccato di presunzione. In pratica, quando ascoltate un comune audiolibro, se esso è registrato seguendo tutti i criteri del caso, potrete notare come la voce narrante abbia un piacevole tono costante che vi guiderà con grazia lungo tutto il testo. Invece in questo audiolibro, oltre qualche piccola incertezza di lettura subito corretta da Busi – come fosse registrato a braccio –, sono presenti alcune grosse variazioni di tonalità, tali che dovrete star lì ogni volta ad alzare o abbassare il volume. E per me questo è un difetto.

Convivenza #27

Finalmente stai con una che… non è una stronza! Non ti era mai capitato in vita tua prima e, almeno da questo punto di vista, te la stragodi.

Però… il tuo passato comunque non si può totalmente cancellare. Ed esiste almeno una femmina estremamente scorretta di cui non puoi e non potrai mai sbarazzarti completamente: tua madre.

Così un giorno succede che tu e la tua lei stiate facendo la prima doccia assieme… quando tua madre, senza avvertire, entra come una ladra in casa, con la scusa che debba prendere delle scartoffie; e per fortuna ha perlomeno la decenza di andarsene appena sente le vostre voci equivoche in bagno.

Ti consoli pensando che avrebbe potuto andare perfino peggio: qualora fosse venuta mentre eravate discinti sul divano, per esempio, sarebbe stata una tragedia.

Tua madre lo ha fatto perché muore dalla voglia di conoscere la tua fidanzata. La curiosità, per lei, è una forza a cui non sa resistere. Tu però sei troppo intelligente per fargliela conoscere: quelle due non andrebbero mai d’accordo!

Mi è semblato di sentile un lumole…

Altman: I compari

Sarebbe un western, ma comunque col tocco altamiano, nel senso che ci sono molti più personaggi del consueto – anche se i protagonisti veri forse sono solo due, l’imprenditore e la prostituta capa, i quali si amano segretamente non essendo capaci a confessarselo – e si fa in qualche maniera una specie di critica sociale, all’inizio ironica.

Un misterioso pistolero con un passato che non vuole si sappia troppo in giro arriva in un posto ancora piuttosto “vergine” con dei soldi da investire in loco. Finisce per acquistare al cinquanta percento il bar in paese e poi anche per aprire un bordello con delle prostitute fatte arrivare apposta da vari luoghi. La sua opera imprenditoriale effettivamente trasformerà il posto rendendolo più vivace.

Poi a un certo punto verranno dei signori di una importante compagnia mineraria i quali hanno come compito quello di acquisire tutti i terreni circostanti. Ma l’imprenditore – che, a proposito, è interpretato da Warren Beatty –, per tirare troppo sul prezzo, si procurerà dei nemici ben presto non più disposti a trattare. Qui il film cambierà bruscamente atmosfera – c’è proprio una scena, in cui un ragazzo viene ammazzato con un pretesto, che fa da spartiacque – e da lì in poi si capirà che le cose non andranno troppo bene e sicuramente qualcuno finirà per giocarsi la vita.

Il proscenio della sparatoria e poi della morte sulla neve è rimasto nella storia del cinema.

Campa cavallo che l’erba cresce

Altman: Un matrimonio

Classica commedia anni Ottanta, corale, come poteva realizzarla Altman, con un mucchio di personaggi, che sembra voler prendere per il culo l’essere umano e tutte le sue assurde prese di posizione. Si narra del giorno del matrimonio di due giovani, provenienti da famiglie molto diverse tra loro. Uno dei fatti salienti su cui ruota la prima parte del film è la morte di una vecchia matriarca, che in un primo momento viene sottaciuta a tutti per non rovinare la festa… Nel finale ci saranno un altro paio di morti a sorpresa, affiorerà molta più malinconia, ma in fondo non troppa.

Una curiosità: tra gli attori chiamati a interpretare due ruoli da italiani ci sono nientemeno che Gassman padre e Gigi Proietti, che sembrano teletrasportati direttamente da commedie italiane di quegli anni. Proietti proprio da Febbre da cavallo, per quanto è caricaturale. Devo pensare che Altman li avesse visti all’opera in film precedenti ed, essendo rimasto parecchio impressionato, abbia chiesto loro di rifare grossomodo quei personaggi… 😉

Bohemian Rhapsody (film)

Alcuni hanno trovato questo film un “capolavoro”. Altri ne sono rimasti mortalmente delusi. Il mio giudizio è a metà tra questi due modi di vederla. Mi è piaciuto, nel complesso. Mi ha molto commosso il finale, ma trovo che si sarebbe potuto far meglio.

I dilemmi della storia – tutte questioni che gli autori si sono sicuramente posti – sono stati: quanto deve essere realistico, ovvero corrispondere al vero? Quanto spazio va dato alla musica? Ci si possono prendere, e se sì, in che misura, delle licenze poetiche?

Diciamo che sarebbe stato difficile non riuscire a commuovere lo spettatore – che sicuramente già conosceva e pure bene il front-man dei Queen – dopo avergli narrato che Freddy sarebbe morto di lì a poco e che doveva fare forse quello che sarebbe stato il suo ultimo concerto, mettendoci per di più dentro alcune delle canzoni più catartiche dei complesso rock, e proprio in quegli ultimi minuti finali della pellicola. Da questo punto di vista, la missione si può considerare compiuta.

Tuttavia rimane il dubbio che se si fosse scavato un po’ di più in alcuni momenti, e si fossero usate più canzoni – porcaputtana! Sembra siano andati al risparmio! – il film e il personaggio di Freddy sarebbero apparsi meno superficiali e macchiettistici.

Nanana-nnannna-nannannnnaaaa…

Personaggi perlopiù insignificanti dell’agenzia Voli di Gabbiano #17

Nemesis si andò a lamentare da Strabic Boy per il lavoro che gli toccava svolgere. Già da un po’ non ne poteva più ed era ormai lì lì per prendere ed andarsene.

Lo trovò in compagnia di Checco Isterico, un ragazzo alto, con i capelli tagliati cortissimi, che aveva mani e corpo curatissimi, un filo di rimmel sugli occhi e un’insopportabile voce per l’appunto da checca isterica. La cosa amena di Checco Isterico – esattamente come sarebbe stato per un tipo che Nemesis avrebbe incontrato in seguito – era che egli di fatto rappresentava un omosessuale completamente formato – avendo tutti i requisiti di un gay: i modi, gli atteggiamenti, gli abiti, ecc. –, ma per qualche strano motivo… non se lo ammetteva, né mai l’avrebbe fatto.

Quando Nemesis gli parlò, Strabic Boy, affondato nella propria poltrona girevole di pelle umana marrone, pareva ancora più piccolo e ridicolmente fanciullesco del solito.

«Vorrei che ogni tanto ci cambiasse di ruolo. Non ce la facciamo più a fare sempre le stesse cose e a dover vendere per forza gli stessi identici… – Nemesis avrebbe aggiunto volentieri “idioti”, ma, per spirito di corporazione, riuscì all’ultimo momento a omettere quell’aggettivo – …prodotti!»

Strabic Boy, con il consueto fare mendace e anestetizzante, disse:

«Ma ceeerto. Non ti preoccupare che noi sappiamo tutto. Sappiamo come fare il nostro lavoro. Non siamo mica gli ultimi arrivati», affermò, quando poi neppure ricordava come si chiamasse Nemesis.

Comunque la sparata di Nemesis suonò più veemente di quanto ci si potesse aspettare. Così, sul volto di Checco Isterico comparve un sorrisino ironico che provava a far servilmente comunella con Strabic Boy. E dato che Checco Isterico sentiva d’esser in intimità con esso molto più di Nemesis, non esitò a riprendere quest’ultimo severamente, non curandosi minimamente di quello che il malcapitato avrebbe pensato.

«…Ma guarda questo! Certa gente si crede chissà chi! Ma da dove è venuto fuori?! Ma chi ce l’ha mandato?!», affermò a voce alta e stridula con le solite moine da omosessuale intrattabile.

Proprio in quell’attimo Strabic Boy ricevette una chiamata al telefono e dovette assentarsi lasciandoli soli nella stanza.

Ci furono subito scintille tra Nemesis e Checco Isterico i quali si guardarono in cagnesco come cani randagi che si fossero fiutati come nemici.

Nemesis si chiese se fosse il caso di replicare qualcosa per fargli abbassare le penne. Ma in verità non era affatto sicuro di poter avere con lui una discussione esplicativa senza mandarlo a quel paese, o senza lasciarsi scappare qualche epiteto colorito – che però moriva dalla voglia di dirgli –, del tipo: culo rotto, fottuto frocio, checca isterica, ciucciacazzi, spompinatore di uomini, risucchiatore di sperma, ecc. Inoltre Nemesis capì dallo sguardo sfolgorante con il quale Checco Isterico lo fissava che non sarebbe servito proprio a nulla proferirgli un qualsiasi tipo di insulto; quello era già pronto a schizzargli la sua limosa favella sulla faccia.

Checco Isterico sembrava proprio esser uno di quegli individui che quando iniziano un diverbio con qualcuno poi non si fanno troppi problemi a terminarlo a pugni. A ben vedere, appariva prossimo a saltargli addosso come un pugile dopato che non aspettasse altro che di udire il suono del gong per lanciarsi in un feroce e devastante assalto.

Se Nemesis avesse aperto bocca, sarebbe finita come minimo in rissa. Per questo Nemesis non disse una parola. E, quando Checco Isterico lo adocchiò sprezzante per l’ennesima volta, fu Nemesis a distogliere il volto dalla parte della finestra e a guardar fuori.

E certo Checco Isterico dovette prendere quell’evento come un segnale indubbio della propria schiacciante prevalenza. Ciononostante, non pago di quella presunta vittoria, fu così cretino da andarlo a stuzzicare: cioè non si accontentò di credere di averlo battuto ma lo volle umiliare. E allora gli disse:

«Ma chi ti credi di essere per venire qui a dire ai tuoi superiori quello che devono fare?! Tu che, al loro confronto, sei un piccolo lombrico strisciante che è venuto al mondo da, sì e no, un paio di giorni!»

Nemesis allora si voltò di scatto cercando gli occhi ottenebrati dalla superbia dell’altro: contrasse la mascella con rabbia non celando l’astio provato. Checco Isterico, beandosi dell’ira suscitata, continuò a provocarlo beffandosi di lui con quel ghigno da deficiente saputello. Ciononostante Nemesis non commise nessuna avventatezza. E quando da ultimo si espresse gli disse telegrafico:

«Hai la bottega aperta, furbone.»

Esterrefatto, Checco Isterico si affrettò a portarsi entrambe le mani all’altezza dell’inguine riscontrando come Nemesis avesse ragione. Dalla quella patta dei pantaloni usciva un lembo della sua lunga camicia bianca da sabato sera. In parte si poteva osservare pure fare capolino un brandello della mutanda nera attillata da spogliarellista che vi era sotto.

Così Nemesis riuscì nella non semplice impresa di far vergognare Checco Isterico. E mentre questi si affannò a cercarsi la lampo per tirarla su nel più breve tempo possibile, Nemesis abbandonò la stanza senza attendere il rientro del brevilineo direttore.

Checco Isterico

Cartoni irrinunciabili: Gigi la trottola!

Gigi la trottola è semplicemente uno dei cartoni più divertenti mai realizzati. Parla di un ragazzino (bassissimo) di liceo che per tante cose sarebbe proprio una peste. Ama alla follia le mutandine bianche (che considera forse una specie di simbolo di purezza estrema) e in particolare quelle della sua amata Annina. Ma Gigi è anche un fenomeno in ogni sport che pratica. Così si dedicherà a varie discipline: basket (nonostante l’altezza!), ping pong, scherma, gare massacranti di resistenza, ecc., uscendone sempre vincitore, perché lui è un campione nato!

American Horror Story: Cult (SETTIMA STAGIONE)

All’indomani della raggiunta presidenza di Trump, una donna comincia a soffrire di terribili visioni in cui un gruppo di mostruosi clown le danno il tormento. Contemporaneamente però sembra che il frutto di quelle visioni degeneri in degli omicidi reali sui quali la polizia indaga. Un giovane arrivista coglie l’occasione per far carriera in politica alimentando le peggiori paure degli esseri umani. Il suo sogno è diventare un giorno presidente, proprio come Trump, ed è disposto a tutto pur di realizzarlo… Si parlerà allora della cultura femminista, di sette e di culti che hanno al centro delle forti personalità capaci di far compiere ai loro adepti qualsiasi azione, compreso l’omicidio, ecc.

La prima parte è risultata più interessante. La seconda è un po’ un guazzabuglio in cui comunque si affrontano argomenti che trattati in altra maniera sarebbero risultati maggiormente intriganti. In compenso il finale è buono.

In questa settima stagione sembra proprio che gli autori abbiano esagerato. Forse per carenza di idee, hanno mischiato atmosfere e argomenti che sarebbe stato meglio trattare a parte. E ormai gli attori storici della serie sono rimasti in pochi. Non c’è più la mia adorata Jessica Lange. Per fortuna c’è ancora Sarah Paulson, poi il ragazzo biondo (che qui interpreta una serie di santoni omicidi, compreso Manson); infine “la rossa”, ex angelo della morte nella seconda stagione.

Sinora questa stagione è quella che mi è risultata complessivamente più deludente, tra le quattro che ho visto – le prime tre più questa. La seconda rimane la mia preferita. Ne vedrò almeno un altro paio. 3:-)

Paul Auster: Gioco suicida

Qui troverete… Banditi ciarlieri. Perdenti effeminati masochisti che si spacciano per machi. Fatti intricati. Morti ammazzati. Avvertimenti della mala a non andare avanti. Poliziotti ottusi o corrotti. Pestaggi da cui si esce vivi per il rotto della cuffia. Donne fatali con più amanti alle quali non si può mai rifiutare un favore. Amanti che non sanno accettare d’esser stati lasciati. Uomini integerrimi che se poi vai a scavare non lo sono affatto. Gente capace anche per anni di covare atroci vendette…

Un’ex stella del baseball ingaggia un investigatore privato per scoprire chi lo vuole morto. Ha infatti ricevuto una lettera anonima tutta sgrammatica da cui si evince facilmente che qualcuno gliela farà pagare per qualcosa che però lui dichiara di non sapere assolutamente cosa sia. Di lì a pochi giorni lo sportivo muore davvero e sua moglie, con la quale non aveva un ottimo rapporto, viene incriminata per l’omicidio. Ma l’investigatore è convinto che non sia stata lei…

Il primo romanzo di Paul Auster – alias Benjamin – è un poliziesco in cui duplica sapientemente lo stile e le atmosfere tipiche di Chandler.

Il risultato quindi è divertente ma molto lontano dalla verosimiglianza. Il giallo si risolve tutto d’istinto, senza alcuna prova, con i colpevoli che confessano da soli!

C’ha proprio il sapore caratteristico!