Esser guardati come una donna

Comprendo bene quando una donna mi guarda. Sono abbastanza piacente. Per cui è normale che le donne mi desiderino, siano allettate da me. Però non mi spiego perché anche gli uomini lo facciano! È disgustoso! E non è che mi guardino per curiosità o chissà quale lecita motivazione: no, mi guardano con sguardi laidi, come volessero possedermi, come fossi una donna, come fossero tutti una massa di pederasti che solo per facciata sposino donne ordinarie più o meno attraenti. E tutto ciò è incredibile perché allora vorrebbe dire che quasi tutto il mondo maschile è contaminato da questa rivoltante peculiarità.

Ma sembra che sia il solo a esserne consapevole. Sembra che nessuno lo noti, neppure le donne al fianco di questi disgustosi omosessuali-bisessuali. Se solo non mi guardassero con quella nauseante bramosia, non avrei nulla da ridire perché ognuno può nutrire i sogni erotici che vuole purché non arrechi danno ad alcuno. Ma non è così, e osano guardarmi con quegli occhi di brace, pure mentre sono accanto alle loro inconsapevoli, sciocche donne. Mi guardano come fossi una sgualdrina qualsiasi che mostra loro le tette, mentre io al massimo posso contraccambiare il loro abietto sguardo con un’espressione di profondo biasimo o anche di odio purissimo, per avvertirli di starmi alla larga altrimenti potrei anche reagire, un giorno.

DOT: La ragazza con il nasone 2

E un altro giorno ancora…
La ragazza con il nasone mi si è di nuovo seduta davanti, stavolta decisamente più vicina della volta scorsa. O almeno mi sembra che sia quella ragazza col bel corpicino che però era rovinata dalla sua proboscide: quella che a un tratto mi aveva guardato severamente volendomi comunicare chissà cosa, volendomi intimidire, la stronzetta.
Però, se anche è lei (non ne potrò esser certo neppure quando me ne andrò), molte cose sono cambiate. Per primo, dato che fa freddo, è molto più trapuntata di allora, per cui, non è più in grado, tramite la sua nudità spinta, alla quale ha dovuto rinunziare, di suscitare né in me né in nessun altro alcuna impressione dissoluta.
Poi, anche i suoi capelli hanno qualcosa di diverso… Ricordo che l’altra volta, per il caldo, li teneva legati. Invece stavolta li ha sciolti. E devo dire che non le stanno affatto male. Ondulati, neri, e quasi ricci, che le arrivano non oltre le spalle. Però, quel suo nasone (sarà che ce l’ho proprio davanti e mi si presenta esattamente di profilo) finisce irrimediabilmente per deturparla, anche più della volta scorsa. Dunque stavolta davvero non la guardo neppure per un secondo. E quando lei tenta di riproporre quel suo giochetto perverso del fissare intensamente qualcuno sperando che chi è fissato la riguardi, non le capitolo e non la degno di alcuna corrispondenza. Ben le sta!, dopo il raggiro che mi ha tirato l’altra volta. Io non dimentico, stronzetta.
La misera tapina sbadiglia, si stiracchia, tenta di sobillare la mia attenzione in qualche altro modo, ma fallisce, sempre. A proposito: c’è una cosa da dire. Non è solo lei a essere cambiata nel frattempo, ma anche io. E il mio look invernale è decisamente più affascinante di quello estivo, nel quale la mia magrezza finisce per farmi passare per un ragazzino tisico invecchiato precocemente. Ecco perché dunque lei mi spasima tanto. D’inverno sono proprio un gran fico!
Addio ragazza col nasone! Non hai più alcun potere su di me, sempre ammesso che tu ne abbia mai avuto almeno un cincinino.
Le tocca di sprofondare lo sguardo in quel libro che quest’oggi le risulta noiosissimo, in cui ogni pagina, per esser oltrepassata, deve esser letta più e più volte. Gioca un po’ con il cellulare ma, anche lì, cattive notizie: nessun bel ragazzo si è interessato o ha chiesto di lei. Rassegnati.
La volta dopo…
Rincontro la nasona. Fa più caldo, per cui può di nuovo sfoggiare quei sui completini che la lasciano mezza nuda. Almeno di questo sarà contenta…

Rinunzie

Rinunziai alla bellezza perché, mi dissi, le donne belle sono troppo difficili da conquistare. Hanno un mucchio di spasimanti che fanno incessantemente loro la corte. E poi, anche dopo la conquista, non sarebbe stato per nulla semplice tenerle con me. Le ragazze belle hanno una visione del mondo troppo incentrata su loro stesse ed è assai difficile andarci d’accordo. Quella fu la prima rinunzia: la bellezza.
Rinunciai appresso alla sincerità, perché mi resi conto che le ragazze mentivano sempre perché avevano sempre qualcosa da nascondere sentendosi assai inadeguate rispetto all’altro sesso e pure alle altre donne. Dunque era quasi una crudeltà pretendere che loro non mi mentissero dicendomi ogni volta la verità. Sarebbe stato come snaturarle, violentando la loro essenzialità più vera. Per questo rinunziai alla sincerità.
Ma rinunziare alla sincerità andava a braccetto con rinunziare alla fedeltà. Le ragazze sono sempre così problematiche, poverine. Non lo fanno apposta. Per questo hanno bisogno di continue conferme. Per questo sono infedeli e promiscue. Non lo fanno mica con cattiveria. Anzi. Più amanti hanno e più ciò è indizio della loro insicurezza. E io dovrei essere l’orco di vedute ristrette che le coarta a stare con me e solo con me, come avessero le catene? No, io non voglio essere quell’orco che le fa stare tanto male, che restringe le mura delle loro fantasie facendole sentire in prigione. Per questo rinunziai anche alla loro fedeltà.
In seguito rinunziai all’intelligenza. Infatti, a cosa serviva avere accanto una ragazza intelligente se le mancavano altre doti? No, l’intelligenza era una qualità superflua, in fondo. In fondo si sarebbe potuto star bene anche con un mucchio di ragazze stupide. Meglio una stupida con cui stare bene che una intelligente con la quale non si condivide nulla a livello emotivo. Le ragazze troppo intelligenti vivono su un altro pianeta ed è impossibile indovinare i loro desideri, anche quando te li dicono. Hanno valori troppo differenti dai miei e tendono alla depressione e a un’eccessiva serietà. Meglio rinunziare all’intelligenza allora! Lo feci a cuor leggero.
Non passò molto che rinunziai anche alla simpatia. Anche quella non era una dote fondamentale che dovesse avere una ragazza. Ragazze simpatiche? Sì, magari lì per lì ti diverti, ma poi, quando si fanno i conti, che cosa rimane di una ragazza simpatica se ti rendi conto che quella è davvero l’unica cosa che ti può dare? E poi alla lunga quella simpatia finisce per scolorire anch’essa. No, a che ti serve farti due risate se poi magari quella ti tradisce, è tragicamente idiota, bugiarda e totalmente inaffidabile (anche se ho rinunciato già alla sincerità, alla fedeltà e all’intelligenza)?
Per un periodo pensai che la spensieratezza fosse una dote che doveva possedere la mia ragazza. Ma non era così, nonostante più volte avessi riscontrato come fosse impossibile stare con ragazze troppo tristi che al massimo non potevano che attaccarti la loro tristezza. Per questo avevo pensato fossero da preferire le ragazze spensierate. Il fatto però era che quelle troppo spensierate avevano la testa sulle nuvole, vivevano in un mondo tutto loro, fuori dalla realtà. Erano talmente sconclusionate che con loro si avrebbero avuti problemi anche solo a decidere che cosa mangiare al ristorante e dove andare…
Una delle ultime rinunzie che feci fu il sesso. A un certo punto infatti mi accorsi che fare sesso con una ragazza dava più grane che soddisfazioni. Okay, a parte la mera soddisfazione sessuale che poi durava, stringi stringi, pochi secondi, quando c’era, e se non era troppo corta o troppo lunga, sempre sperando che per entrambi avesse raggiunto più o meno la stessa intensità; a parte questo, c’erano un mucchio di complicazioni da considerare o anche lati negativi. Vogliamo fare un rapidissimo elenco delle questioni fortemente sensibili a rischio di mandare tutto a puttane? La sua soddisfazione sessuale, che in certi periodi veniva raggiunta all’istante, in altri era complicata come spedire un fottuto razzo sulla luna; il mistero dei preliminari (quando li voleva e quando no); la mia eiaculazione precox (ogni uomo sa che prima o poi gli tocca, non c’è nulla da fare, ma vaglielo a spiegare a una donna, che ti taccerà subito di impotenza più o meno latente); le posizioni; quando farlo e come farlo; i suoi mal di testa posticci. I suoi piedi gelati. I suoi momenti in cui lasciandosi andare ti abbatte la libido e rimani a chiederti: oh mio dio, ma per quale motivo devo fare questo immane sforzo di trombarmi questa tipa che, senza trucco (trucchi), ha questa faccia qua che sembra che mi accusi di qualcosa e nemmeno so di cosa?!… Il modo in cui guardava quando lo facevamo. Come guardava la parete come pensasse alla spesa da fare (come stesse facendo uno sforzo per ricordare quella cosa che doveva assolutamente comperare); oppure le volte che chiudeva gli occhi tenendoli stretti stretti come fosse lei a non voler vedere la mia faccia… Oppure la sua arte annichilente: come potesse tirar fuori un argomento in grado di distruggere l’eccitazione maschile come niente altro; e lo fanno apposta anche se loro giurano che non è così. Come quando tu stai lì tutto preso a pensare: okay, tengo, tengo, tengo, vado dritto duro fino in fondo stavolta, e allora ti stai anche immaginando di scoparti Monica Bellucci, tanto per ringalluzzire l’attrezzo, e lei se ne esce con… sua madre. E quell’immagine immonda che tu odi come potrebbe non avere effetti devastanti su quello che tanto difficilmente si sta tentando di fare? A quel punto non puoi che pensare che ti stai trombando la figlia di quella donna schifosa, la versione giovane di quella donna; nondimeno un giorno la tua versione sarà esattamente uguale a quella vecchia e allora ti renderai conto che sei stato un grandissimo coglione a farti infinocchiare con una donna così bisbetica, così come era stato un grandissimo coglione il coglione prima di te, cioè il padre della tua ragazza nonché marito della vecchia strega… Così, anche se vorresti non dargliela vinta continuando a tentare l’impossibile e cioè scopartela nonostante quell’inopportuna evocazione maligna, sei lì con il membro dentro lei e pensi che ti stai trombando quella ragazza tanto simile a sua madre, uscita dalla vagina di quella donna insopportabile…
Beh, potrei andare avanti per ore sul perché alla fine decisi di rinunziare al sesso. Solo questo argomento prenderebbe centinaia di pagine e pagine, e non arriverei a terminare mai il discorso. Per questo mi fermo qui…
Una volta rinunziato al sesso, mi chiesi: che cosa mi rimane di una ragazza, se non facciamo sesso e ho già rinunziato a un sacco di altre cose che avrebbe potuto darmi? Allora mi dissi: beh, è sempre un essere umano la ragazza con cui mi accompagno, no? Non potremmo quindi essere “amici”? Ma mi zittii subito. No! Impossibile! Una donna non potrà mai esserti amica perché non è nel loro DNA esserlo. Guarda per esempio come esse si trattano tra loro. E come mai potrebbero essere amiche con persone di una razza differente se con quelle della loro razza (cioè con le altre femmine) non riescono minimamente a essere davvero amiche nonostante le facciate di circostanza?
Ma non è che abbia rinunziato ad averle come amiche. Perché in realtà questa ipotesi non l’ho mai contemplata sul serio. Bensì ho rinunciato a farci due parole. Perché in fondo, resomi conto che avevo rinunciato a tutto, mi sono accorto che avevo accanto delle sconosciute con nessuna cosa in comune con me, troppo differenti per poterle trattare come un mio pari. Non siamo d’accordo su niente, né mai lo saremo. Per questo rinunziai a scambiare due parole con loro…
Beh, è facile capire come andò poi, quale fu il passo successivo. Una volta rinunziato anche a parlarci, dopo aver rinunziato a tutto il resto, un giorno non mi rimase che convenire che non c’era più nulla che mi potesse fornire un qualsiasi motivo per rimanere con loro. Così feci il grande passo e rinunziai alle ragazze. A tutte.
Ma ero un cuore tenero, io, anche se non sembra, e volevo ancora ostinarmi a credere nell’amore per cui… mi guardai un po’ intorno e decisi di provare a passare… agli uomini. La mia fu una scelta per nulla dettata dalla cupidigia erotica, tutt’altro, fu una decisione completamente fredda e scientifica. Infatti con gli uomini sarei stato in grado di parlare, pensavo, comprenderli, di non avere alcun segreto dato che erano esattamente come me, no? Questo pensai cominciando ad avere relazioni con gente del mio stesso sesso…
Che amarezza quando mi resi conto che non funzionava neppure così! Che neppure le tante cose in comune con gli altri ragazzi potevano saziare  quell’apparentemente semplice desiderio di amore che sentivo di avere nel fondo del cuore… No, neppure con loro funzionò perché scoprii che non era tanto una questione di uomini o donne, né tanto meno di caratteristiche o peculiarità dei singoli. Si trattava di un’insormontabile questione di egocentrismo. L’egocentrismo insito in tutti gli esseri umani avrebbe sempre impedito loro di trarre soddisfazioni dalle relazioni che essi avrebbero intrattenuto. Non c’era speranza! E quella era una tautologia…
Fu per questo che infine rinunzia a una rinunzia messa in atto molti anni fa e tornai a farmi le pippe. E da allora trovai tutto quel cercavo. Qualcuno che mi amava, che mi conosceva a menadito, che faceva sempre il mio bene e che mi faceva godere esattamente come, quando e quanto volevo. Qualcuno con cui parlare che mi dava sempre il massimo della sua attenzione. Qualcuno estremamente ironico esattamente orientato come me, su tutto, su qualsiasi cosa. Un sogno! Così, dopo aver rinunziato a quasi tutto tranne che all’onanismo, potei trovare finalmente quella felicità tanto agognata che non sapevo proprio dove ricercare, che, erroneamente, avevo sempre cercato nelle altre persone, in persone incomplete e inadeguate. E invece, tutto quel di cui avevo sempre avuto bisogno, era sempre stato solo dentro me… Amen.