Lasciami entrare

Discreto horror svedese che si svolge in un paese innevato, dove c’è questo ragazzino vittima di bulli. Attraverso la conoscenza di una nuova ragazzina sistematasi da poco in loco trova il coraggio di ribellarsi. Nel frattempo cominciano a esserci strane uccisioni in zona, con gente dissanguata…

Non fatevi fregare: qualche scena forte e raccapricciante c’è, seppur all’inizio non ci scommettereste mai…

Dark City

Mi sorprende tanto che mi sia sfuggito questo film del 98 quanto che non venga mai passato (a parte gli ultimi tempi, in cui qualcuno si è ricordato che esiste). Perché è un bel film di fantascienza distopica e anche un thriller dal ritmo sostenuto.

Un uomo si sveglia bruscamente in una vasca da bagno. Non ricorda più (quasi) nulla di chi sia e di cosa faccia lì. Prima di scappare da quella stanza di albergo si accorge del corpo di una donna ammazzata. Dei loschi figuri però lo cercano. Loro si ricordano bene di lui e sembra non gli vogliano fare molto bene.

Questo tipo smemorato sembra sia molto ricercato, in effetti. Lo cerca l’avvenente moglie che non lo vede da due settimane; l’ispettore di polizia incaricato di acciuffare un serial killer di prostitute, convinto che il colpevole sia lui; …e uno strano dottore che dice alla moglie di essere il suo psichiatra (ma non lo sembra).

L’uomo smemorato, in possesso di facoltà mentali straordinarie, scoprirà che in quella città non c’è mai il sole. Ma come è possibile tutto ciò?

Andrea de Carlo: Treno di panna

Come forse saprete ho letto molti libri di questo autore. Dunque in lui ho visto più cose positive che negative. Tuttavia questo libro mi ha un po’ sorpreso, in negativo. Nel senso che è il suo primo, e rappresenta anche il suo successo apripista, e io non capisco perché, dato che è un libro normale e ha un paio di caratteristiche che personalmente reputo molto fastidiose (in realtà tipiche dell’autore), che a me sono subito saltate agli occhi. E dire che poi ci hanno fatto anche un film – con Rubini nel ruolo del protagonista, un film che si perde abbastanza nel finale, quando sul principio sembrava promettente, strambo e quasi grottesco, sicuramente comico. Un film che se non erro lo stesso autore ha diretto… E qui mi viene da pensare. Cioè, uno fa il suo esordio letterario con un libro normale che però ottiene un gran successo, e poi riesce pure a dirigere il film! Non è mica da tutti… Viene da pensare che Andrea abbia avuto qualche santo in paradiso. Ed effettivamente, scartabellando su internet, avrei trovato qualche suo appoggio che certo gli ha reso molto più facile l’esordio. In ogni caso, in seguito ha scritto anche dei libri bellissimi, almeno tre o quattro, per rimanere bassi. E me ne mancano ancora di suoi da leggere… Quindi non sto discutendo il suo valore oggettivo. Solo faccio notare che ben pochi possono contare su appoggi rilevanti quando esordiscono. E tante volte, questo dell’appoggio, può benissimo fare la differenza tra un autore pubblicato e uno che non lo sarà mai…

Ma dicevo delle cose che mi hanno infastidito, che sono: la narrazione sempre in prima persona (tipica di molti suoi romanzi), ma sopratutto al presente, che proprio non sopporto. Poi mi secca parecchio che in ogni suo libro ci siano sostanziose parti in cui perde tempo a descrivere le azioni pratiche (più che le reazioni psicologiche) dei suoi personaggi. Non sono assolutamente interessato a quelle parti. Se posso, quando scrivo un racconto, le taglio sempre perché le valuto inutili. Inoltre, nei suoi libri, tali scene finisco anche per comunicarmi un’ulteriore sensazione negativa, perché fanno apparire gli esseri umani per i miserabili che sono – io ci traggo questa lezione, che ci volete fare? –, poiché essi si affannano a compiere azioni che per l’appunto, a vederle da fuori, dall’esterno, fanno capire quanto le loro esistenze siano insulse e deleterie. E io non ho bisogno che questa occorrenza che ho ormai incamerato e do per scontata mi venga continuamente ricordata.

Con questo non voglio affatto dire che il suo intento sia stato quello. Anzi, probabilmente semplicemente egli ritiene che sia consono, quando si narra una storia, arricchirla il più possibile di codeste descrizioni che a me sembrano pura aria fritta…

Un giovane va a stare da amici italiani che cercano di sfondare, in America. La convivenza però diventa insopportabile. Così, alla prima occasione, il ragazzo va a convivere con la cassiera di un ristorante italiano (in cui lui fa il cameriere ed è l’unico italiano a parte il padrone) con la quale ha un flirt. Forse una delle parti più belle del romanzo è proprio questa in cui l’autore esporre le dinamiche di un cameriere. Comunque a un certo punto al giovane il lavoro risulta insopportabile, dunque si licenzia e per sua fortuna viene subito preso come professore di italiano che impartisce lezioni linguistiche ad americani. Anche qui, dopo alcune esperienze controverse, approda a fornire lezioni a una famosa attrice, molto bella. Di cui lui ovviamente si invaghisce, e sembra che in parte sia contraccambiato, nonostante essa abbia già un marito, per la verità assai strepitante ed eccessivo…

Il finale del libro è abbastanza diverso da quello del film, se non ricordo male.

Guido Tagliacozzo: Lo gnorri

Si tratta di un finto giallo. Un anziano signore, timido, pensionato e un poco paranoico, ormai vedovo e solo, che ama ricamare assai sulle proprie elucubrazioni finendo forse per esserne la prima vittima lui stesso, si ritrova suo malgrado come quasi imputato e poi testimone di un caso di morte violenta. Sembra infatti che una sua vecchissima fiamma di molti decenni prima sia stata ammazzata per mano di un ignoto. La polizia lo accusa di avere intrattenuto di recente con lei rapporti di cui lui nega recisamente l’esistenza. Gli dicono anche che hanno dei tabulati telefonici che lo proverebbero. Ma lui non ricorda affatto di aver parlato con quella donna, che addirittura non vedrebbe da forse cinquanta anni…

Il timoroso anziano, mentre cerca spiegazioni per quel mistero, troverà ulteriori domande che lo faranno sempre più interrogare circa quella singolare faccenda, anche perché al circolo ricreativo per pensionati che frequenta – a cui è dedicata una parte cospicua della storia e in cui giocherà svariate partite di bridge – si imbatterà in altre insperate quanto sorprendenti piste e indizi da seguire…

Il punto forte dell’autore è che conosce bene quel mondo degli anziani e la loro psicologia. Dunque da questo punto di vista il romanzo risulta assai credibile. Anche il suo stile narrativo è sicuramente incisivo, seppur a me personalmente sia risultato forse perfino troppo preciso, leggermente cattedratico e in definitiva noioso.

PS: il libro cita e in parte si svolge al quartiere della Garbatella, a Roma. A pensar male si potrebbe supporre che sia una ritorsione dell’autore verso tale rione, raffigurato così popolare e violento, nella visione fornita.

Disabitudine alla vita (Autodisinnesco)

Avevo conosciuto una ragazza fantastica, fuori dalla norma. Una ragazza che sembrava molto interessata a me. Tanto che si dichiarava pronta a venire a conoscermi direttamente a casa mia dopo essersi fatta in treno centinaia di chilometri e diverse ore di viaggio. Quante si sarebbero fidate e lo avrebbero fatto?

Finalmente, sì, l’avevo conosciuta, anche se la dovevo ancora incontrare fisicamente… Tuttavia avevo dei dubbi. Una parte di me mi diceva: vedrai che andrà male. Vedrai che si rivelerà l’ennesimo fallimento. È sempre andata così. Forse è solo una che cerca di fregarti. Magari, una volta giunta qui, ti mette un sonnifero nell’acqua e ti frega quel poco che hai. Forse mira a farsi sposare subito, per sistemarsi e diventare il tuo incubo. Si farà subito mettere incinta. Una volta impalmata, si comporterà da tiranna e diverrai il suo schiavo…

Beh, ero consapevole che sicuramente esagerassi in fatto di paranoie, ma i dubbi base comunque permanevano: la paura, quasi certezza – perché, statisticamente, è più facile che un rapporto vada in vacca che non il suo contrario, ovvero che si compia – che lei non si sarebbe rivelata così come la pensavo e che mi avrebbe deluso e tradito come avvenuto altre volte: o anche semplicemente che sarebbe andata male.

Lei era lì che praticamente aveva quasi preso il biglietto per il viaggio e mi chiese di parlarci al telefono. Fu allora che pensai: ma che sto facendo? Davvero voglio andare fino in fondo, io, sempre fuggito dalle responsabilità, che non ho un rapporto vero da secoli, anzi, diciamo pure che non l’ho mai avuto realmente, davvero voglio imbarcarmi in questa cosa?; se non abiuro subito poi farà molto male, farà molto male dovervi rinunciare o rimanere deluso per l’ennesima volta. Davvero vuoi esporti a tutto questo rischio di provare per l’ennesima volta dolore?

Questo mi chiedevo mentre dovevo scegliere a che ora sentirla per telefono. Potevo ancora svignarmela. Sarebbe stato più semplice. Al massimo, sarei tornato a starmene completamente da solo, come prima, che certo non era il massimo ma… sempre meglio di essere male accompagnati, no?

Senonché esisteva una parte di me che invece mi spingeva a procedere, che mi diceva che ero solo un codardo, che nella vita certe esperienze vanno fatte, che non si può rinunciare a priori solo perché le probabilità sono contro di noi – che poi esisterebbe pure la legge dei grandi numeri che, declinata nel mio caso, poteva affermare che alla lunga una cazzo di donna decente l’avrei trovata; era solo questione di tempo, sì, e anche uno come me l’avrebbe trovata…

Insomma, se la storia non fosse andata a buon fine, pazienza. Era il momento di mettermi alla prova, di capire quanto fossi in grado di avere una relazione seria, dopo decenni di relazioni non serie, o meglio “non-relazioni”.

Fu così che alla fine ci sentimmo per telefono… Il primo impatto fu molto anomalo e mi lasciò una netta sensazione di estraneità: lei aveva un forte accento del nord il quale mi fece pensare per l’ennesima (ma ultima!) volta: ma sei proprio sicuro che ti vuoi mettere con una così?! Ma ti ci vedi con una così, con questo cazzo di accento bresciano? Ma come fanno a parlare così da quelle parti senza non sentirsi italiani?! 😀

Tuttavia non scappai neppure lì e… il dado fu tratto. Alcuni giorni dopo lei venne coraggiosamente a casa mia per conoscermi di persona… Il resto è storia. Era lei quella che cercavo. Certo non era come me la immaginavo, ma neppure io ero il suo principe azzurro sputato. La cosa importante fu che era la ragazza per me e, anche se diversi, eravamo uniti dalla cose più importanti. E nati per stare assieme.

PERCHÈ STO CATZO DI VIRUS ROMPE ANCORA IL CATZO DOPO PIÙ DI DUE ANNI QUANDO AVREBBE DOVUTO ESTINGUERSI DA TEMPO

In realtà quel che è accaduto (e sta accadendo tuttora) era purtroppo ampiamente preventivabile. Tanto più che alcuni virologhi seri (non le supermerde che solitamente si vedono in televisione, smentitesi da soli milioni di volte, anche se ancora li chiamano) lo avevano pronosticato. Vaccinare durante una pandemia (per di più con quei vaccini “sperimentali”) era da sconsigliarsi perché rischiava di rendere il virus in qualche maniera più forte aumentando la probabilità di mutazioni resistenti, dicevano. E questo è puntualmente avvenuto.

D’altronde, nei paesi in cui i vaccinati sono stati pochi, non c’è stata affatto alcuna strage, come invece si attendevano i virologhi supermerde delle tv.

DUNQUE DOBBIAMO FAR PAGARE AI POLITICI IL PREZZO ALTISSIMO DELLE LORO DECISIONI SCELLERATE. NON POSSIAMO LASCIARE A PIEDE LIBERO QUESTI ASSASSINI LOBBYSTI DELLE CRIMINALI MULTINAZIONALI DEI FARMACI.

Non voglio più vedere le loro facce da catzo!

Cam Girlz (documentario?!)

Questo genere di film (che passano su Cielo) vengono spacciati per documentari seri (!) di approfondimento su temi caldi, e hanno sempre una matrice sessuale.

Vi spiego perché fanno assolutamente schifo e perché sono il contrario di quello che si riprometterebbero di essere. Vi spiego perché sono assolutamente osceni, ma non per il motivo che uno potrebbe pensare.

Dunque il film vorrebbe indagare sul fenomeno di tutte quelle ragazze che, con l’arrivo della tecnologia, dotandosi di una semplice webcam, hanno pensato bene di sbarcare il lunario, dunque guadagnare dei soldi, facendo vedere a internauti vogliosi il loro corpo nudo, alcune volte cimentandosi in vere performance sessuali.

Da dove nascono questi film? Da un’esigenza: l’esigenza dei bigotti benpensanti, i quali si interrogano ipocritamente su come mai sia possibile che delle ragazze, che forse non sarebbero neppure così cattive, finiscano bellamente per prostituirsi… Già, quale diavolo sarà il motivo, eh, bigotti benpensanti di merda? Forse il denaro?! Forse viviamo in un mondo in cui le persone sono sempre più povere?! Forse sappiamo già che se poi uno nasce femmina sarà più probabile che non troverà un lavoro decente?! Dunque per quale cazzo di motivo delle pur brave ragazze finiscono per vendere le immagini del loro corpo nudo mentre hanno (sul serio o simulano) orgasmi?! Il motivo è che in questo cazzo di mondo, in cui senza denaro non puoi vivere, uno si arrabatta come può per stare a galla. Se poi questa attività è legale – e lo è sicuramente più di tante altre della finanza – allora dove sta il problema? Cioè il problema per l’appunto non è che queste ragazze fanno queste cose – le quali cose, siamo poi così sicuri che siano da biasimare a prescindere? –, ma che per loro il mondo riservi ben poche prospettive e spesso siano quasi costrette a farlo. E poi meglio questo che andare a prostituirsi sul serio, con clienti veri, che non si sa mai chi ti capita, o no?!

Ma torniamo al film nello specifico… Il quale non fa altro che offrire una carrellata su queste ragazze, con brevissime pseudo interviste che dovrebbero mostrarci come per l’appunto esse siano esattamente uguali, in definitiva, alle ragazze che non svolgono questa attività – e forse qui sta l’unico pregio del film, per certi versi.

Tuttavia lo sconfortante quadro umano che finisce per fornire è talmente superficiale che pure le ragazze stesse finiscono per sembrarlo, superficiali. Cioè la cosa che pensa uno spettatore medio è la seguente: ma guarda queste, fanno queste cose ma sono ragazze comunissime, per nulla speciali, neppure particolarmente erotiche… Mentre un incel farà ancora peggio e penserà: guarda queste, che troie, sono ragazze comuni, con me non vogliono scopare, ma se le paghi si fanno fare di tutto! Che troie che sono, le ragazze sono tutte troie che non si meritano il mio rispetto, come pure di esser trattate bene.

Capito?!

Questo film è osceno non perché mostri ogni tanto qualche nudità (che, anche in questo caso, finisce per essere il contrario dell’erotismo; quindi, se cercate qualcosa per eccitarvi, non guardatelo, che non è buono nemmeno per quello). È osceno perché fa finta di svolgere un servizio di approfondimento e di cultura mentre il suo vero scopo è solo quello di attrarre più spettatori possibili, visto il tema. È osceno per lo sguardo che getta su queste ragazze, giudicandole dall’alto, nonostante apparentemente il montaggio senza commenti esterni vorrebbe sostenere che chi ha concepito il film non abbia fatto altro che mostrare oggettivamente le cose come stanno. Mentre noi sappiamo che non è così. Perché io posso fare un film sulla persona più interessante del mondo ma se il mio montaggio sarà carente, omissivo e non riuscirà a catturare lo spirito di chi vorrei ritrarre, il protagonista potrebbe sembrare un emerito nulla.

Vorrei tanto (ma tanto so che non sarò mai ascoltato) che Cielo la piantasse di replicare a ciclo continuo queste pellicole di merda. Che sono anticinema e antidocumentari. Servono solo agli incel per confermarsi che hanno ragione, farsi le pippe e fomentarsi tra loro.

La vita segreta delle api (film)

Film sentimentale che immagino abbia avuto molto successo quando uscì. Oggi, che siamo abituati perfino a Tarantino, credo abbia perso un filo di mordente. Ma rimane di qualità e ben fatto.

È la storia di una ragazzina orfana di madre che un giorno scappa dal padre violento, accompagnata da una domestica nera. La bambina cela in sé un terribile ricordo: quello di aver inavvertitamente ammazzato la madre con una rivoltellata; ma non è sicura che esso sia vero perché era molto piccola quando quel fatto avvenne. Così nutre la speranza che la madre sia ancora viva da qualche parte, anche perché il padre, in un momento di rabbia, le dice che non è morta e se n’è solo andata volendola abbandonare.

La storia della ragazzina si intreccia con quella della domestica e di tutta la gente nera dell’epoca, nel momento in cui avevano appena ottenuto il diritto di votare ma molta gente bianca, razzista, era restia ad accettarlo.

Le due fuggiasche verranno accolte da una famiglia nera piuttosto emancipata, di sole sorelle diventate benestanti attraverso il commercio del loro miele…

I personaggi, molto ben caratterizzati, sono forse la cosa migliore.

Gautier: Jettatura

Curioso, visto l’argomento, romanzo “romantico” (di Romanticismo), scritto con uno stile, direi, classico, con molte descrizioni, su un argomento che non mi sarei mai aspettato di trovare in un romanzo serio francese: la jettatura! 😀

È la storia di un aristocratico inglese che si reca a Napoli, dove la sua fidanzata stanzia per motivi di salute. La fanciulla, assai delicata per natura, sembra essersi perfettamente ripresa; sennonché la vista del futuro sposo, che pure ella ama oltre ogni dubbio, sembra farla riprecipitare verso la sua vecchia malattia. E allora il corpo della bella si fa sempre più diafano, come stesse per diventare un angelo, o uno spettro. Contemporaneamente, le insolite fattezze dell’inglese ne fanno oggetto sia di scherno che di timore da parte della popolazione locale, che lo professa con progressiva ostinazione niente meno che uno jettatore! Tra di essi c’è anche un conte napoletano che spasima per la mano della ragazza, disposto a sfidarlo a duello pur di salvare la vita alla tenue fanciulla e altresì impalmarla lui…

Una gradevole sorpresa.

Porta sfiga credere alla sfiga…