Sigle: Forza Sugar!

Non amavo particolarmente questo cartone che parla di un ragazzino sfortunato (mi sembra orfano) che si dà alla boxe indottrinato dall’amorevole padre. Perché prima c’era stato un anime, sempre sul mondo della boxe, molto più intenso, ovvero Rocky Joe (di cui ho già parlato). Per cui il povero Sugar, schiacciato da tale raffronto, ci rimetteva…

Giole Dix: Manuale dell’automobilista incazzato

Libro che riporta forse uno dei primi e più grandi successi di questo artista.

Il tema centrale è, come si capisce, l’automobilista. La cosa che mi ha sorpreso è che Dix ha affrontato l’argomento praticamente a 360 gradi. Vi troverete celebri pezzi comici che hanno visto luce in tv, racconti più o meno umoristici, capitoli dedicati a temi specifici. Alla fine ci sarà perfino un quiz per capire che tipo di automobilista siete. Senza contare dei nuovi falsi quiz di scuola guida, da sbellicarsi.

Se vi piace l’autore, non vi annoierete.

😉

Sigle: Dragonball!

La forza principale di questo cartone (che ormai conoscono tutti) è quel tipo di serialità che ne incoraggia la visione. Dunque se si inizia a guardarlo si tende a continuare a farlo per vedere poi come andrà a finire… Solo che la fine è molto, molto lontana…

Ricordo come fosse ieri quando, all’incirca venticinque anni fa, un mio amico che comprava il fumetto, sbalordito della piega combattistica che ormai avesse preso la storia, se ne uscì dicendomi: non si regolano più!, stanno decisamente esagerando!, adesso Goku sfida pure Dio! – e non aveva torto.

Forse non tutti sanno che agli inizi Dragonball non era affatto solamente un prontuario infinito di combattimenti tra superguerrieri… Difatti nelle prime puntate si poteva trovare un mucchio di ironia. Akira Toriyama (l’autore del manga, che ancor oggi si sorprende lui stesso del successo conseguito da questa opera) al principio non aveva previsto dove sarebbe andato a parare, per cui lo aveva infarcito del suo tipico umorismo alla Arale

Qui riporto la sigla, perché è comunque carina…

Vasco: Toffee

Ho sempre immaginato, dato ciò che viene raccontato e la natura nostalgica e malinconica della canzone, che sia la storia di un amore finito male, in cui lei lo lascia senza dirgli niente mentre lui sta facendo la doccia. Per questo a un certo punto lui le chiede di passargli un asciugamano ma lei non glielo passa. Perché nel frattempo se n’è andata…

😥

Sigle: Daltanious!

Altro robot che segnò senz’altro un’epoca fu Daltanious.

Ricordo come fosse ieri le emozioni che mi suscitava; il mistero delle prime puntate, con la comparsa dapprima del robot base e poi del misterioso robot-leone, che poi si andava a incastrare con l’altro originando un guerriero meccanico molto più potente…

Ma la cosa che mi colpì maggiormente all’epoca fu la sigla, molto coinvolgente e ironica, in cui i vari personaggi del cartone si abbandonavano diffusamente a balli smodati, come a voler smorzare il carattere drammatico (?) della guerra con i soliti invasori alieni…

😉

Andrea de Carlo: Treno di panna

Come forse saprete ho letto molti libri di questo autore. Dunque in lui ho visto più cose positive che negative. Tuttavia questo libro mi ha un po’ sorpreso, in negativo. Nel senso che è il suo primo, e rappresenta anche il suo successo apripista, e io non capisco perché, dato che è un libro normale e ha un paio di caratteristiche che personalmente reputo molto fastidiose (in realtà tipiche dell’autore), che a me sono subito saltate agli occhi. E dire che poi ci hanno fatto anche un film – con Rubini nel ruolo del protagonista, un film che si perde abbastanza nel finale, quando sul principio sembrava promettente, strambo e quasi grottesco, sicuramente comico. Un film che se non erro lo stesso autore ha diretto… E qui mi viene da pensare. Cioè, uno fa il suo esordio letterario con un libro normale che però ottiene un gran successo, e poi riesce pure a dirigere il film! Non è mica da tutti… Viene da pensare che Andrea abbia avuto qualche santo in paradiso. Ed effettivamente, scartabellando su internet, avrei trovato qualche suo appoggio che certo gli ha reso molto più facile l’esordio. In ogni caso, in seguito ha scritto anche dei libri bellissimi, almeno tre o quattro, per rimanere bassi. E me ne mancano ancora di suoi da leggere… Quindi non sto discutendo il suo valore oggettivo. Solo faccio notare che ben pochi possono contare su appoggi rilevanti quando esordiscono. E tante volte, questo dell’appoggio, può benissimo fare la differenza tra un autore pubblicato e uno che non lo sarà mai…

Ma dicevo delle cose che mi hanno infastidito, che sono: la narrazione sempre in prima persona (tipica di molti suoi romanzi), ma sopratutto al presente, che proprio non sopporto. Poi mi secca parecchio che in ogni suo libro ci siano sostanziose parti in cui perde tempo a descrivere le azioni pratiche (più che le reazioni psicologiche) dei suoi personaggi. Non sono assolutamente interessato a quelle parti. Se posso, quando scrivo un racconto, le taglio sempre perché le valuto inutili. Inoltre, nei suoi libri, tali scene finisco anche per comunicarmi un’ulteriore sensazione negativa, perché fanno apparire gli esseri umani per i miserabili che sono – io ci traggo questa lezione, che ci volete fare? –, poiché essi si affannano a compiere azioni che per l’appunto, a vederle da fuori, dall’esterno, fanno capire quanto le loro esistenze siano insulse e deleterie. E io non ho bisogno che questa occorrenza che ho ormai incamerato e do per scontata mi venga continuamente ricordata.

Con questo non voglio affatto dire che il suo intento sia stato quello. Anzi, probabilmente semplicemente egli ritiene che sia consono, quando si narra una storia, arricchirla il più possibile di codeste descrizioni che a me sembrano pura aria fritta…

Un giovane va a stare da amici italiani che cercano di sfondare, in America. La convivenza però diventa insopportabile. Così, alla prima occasione, il ragazzo va a convivere con la cassiera di un ristorante italiano (in cui lui fa il cameriere ed è l’unico italiano a parte il padrone) con la quale ha un flirt. Forse una delle parti più belle del romanzo è proprio questa in cui l’autore esporre le dinamiche di un cameriere. Comunque a un certo punto al giovane il lavoro risulta insopportabile, dunque si licenzia e per sua fortuna viene subito preso come professore di italiano che impartisce lezioni linguistiche ad americani. Anche qui, dopo alcune esperienze controverse, approda a fornire lezioni a una famosa attrice, molto bella. Di cui lui ovviamente si invaghisce, e sembra che in parte sia contraccambiato, nonostante essa abbia già un marito, per la verità assai strepitante ed eccessivo…

Il finale del libro è abbastanza diverso da quello del film, se non ricordo male.