Convivenza #24

E poi infine giunge il giorno del patatrac…

Lei sa che sei leggermente paranoico. Tuttavia ha in gran stima tutto quel che le dici, di cui tiene saggiamente conto, e non è mai successo che ti abbia dato del bugiardo – d’altronde, se così non fosse, non vi sareste mai messi assieme.

Tu l’avevi avvertita che hai dei vicini che si dilettano a spiare. E “spiare” non è un’esagerazione perché alcune volte ti hanno fatto delle foto col flash appena avvicinatoti alle finestre. Per questo le avevi detto di non girare nuda per casa come invece lei è abituata a fare a casa propria. E più o meno lei ti ha sempre accontentato…

Fin quando un giorno siete in cucina a mangiare. È estate, fa caldo ma avete chiuso la finestra (da cui comunque un po’ si vede attraverso) per non dare agli spioni degli ulteriori sproni di cui non hanno minimamente bisogno… Siete lì, con te di spalle alla finestra e lei che invece è davanti, sia a te che alla finestra… Quando lei ti dice che le è sembrato come di vedere un flash provenire da una finestra in alto.

Ti giri. Ti fai dire con esattezza quale sia la finestra e riconosci in quella indicata la presenza di spioni già consolidatisi nel tempo.

E niente. Alla fine gli spioni ti hanno fregato una foto della tua donna con le sue generose mammelle ben formate quasi al vento. E tu non puoi farci nulla.

Poppe ben formate

Mchy I Porosty

Oggi vi segnalo questo gruppo musicale semi sconosciuto che fa musica elettronica dance, trip (si dice così?) ma anche gore (si dice così?). Hanno collaborato a realizzare colonne sonore per giochi. Credo siano polacchi. E almeno uno di loro è un fumettista che infatti in alcune occasioni invita ad abbinare la lettura di un albo con certa musica specifica realizzata da loro.

Sicuramente sono molto interessanti.

Il link indirizza al loro canale su youtube, ai brani da loro stessi caricati. Se lo lasciate andare, li ascolterete tutti.

Cartoni irrinunciabili: Pollon!

Oggi sarà semplice incensare questo cartone, perché sono sicuro che tutti lo conosciate, quindi non ci sarà bisogno di dilungarsi troppo. Parliamo di Pollon!

È la storia di questa ragazzina, figlia di Apollo, che da grande vuol diventare una dea anche lei. Tra una cosa e l’altra finirà per ficcare il naso in alcune delle principali leggende riguardanti gli dei dell’Olimpo, ma sempre in chiave fortemente comica ed esilarante!

Pollon è uno dei cartoni più divertenti di sempre. È grazie ad esso se probabilmente mi sono così appassionato ai miti greci da comprarmi e poi leggermi quel grosso tomo che può esser considerato la bibbia su questo argomento, ovvero “I miti greci” di Robert Graves.

😉

Fischia il vento

Sono in metropolitana. A un certo punto entra una donna con una fisarmonica a braccio. Avrà circa quarantacinque/cinquanta anni ben portati. Altezza media. Corpo florido con bei fianchi e bel seno. Bel viso sorridente con un irreprensibile rossetto apposto. Carnagione bianca. Capelli corvini. Comincia a cantare accompagnandosi con la fisarmonica…

Canta bene. Il suo canto è gradevole. Riempie il cuore.

Chissà questa donna (sicuramente immigrata) quante deve averne viste in vita sua…

La sua voce scalda il cuore. Il suo sorriso conforta e accoglie. Sa risultare parimenti materna e seducente. Incarna la donna perfetta.

La sua vita non deve essere facile. Sulle vetture tutto il giorno. In piedi a cantare. Coi fasci che la disturbano. A fuggire poliziotti ligi alla demenza. E pensare che questa donna non dà fastidio a nessuno. Anzi, la sua presenza è una benedizione per tutti coloro che la incontrano. Tutti coloro che hanno un cuore nel petto che ancora batte.

Immagino che questa sia una canzone tradizionale del suo paese. Diffusasi durante la Guerra.

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjuša,
Sull’alta, ripida sponda.

Camminava e cantava una canzone
Di un’aquila grigia della steppa,
Di colui che ella amava,
Di colui le cui lettere con cura conservava.

Oh canzone, canzone di una ragazza,
Vola seguendo il sole luminoso
E al soldato sulla frontiera lontana
Porta i saluti di Katjuša.

Fa’ che si rammenti di una semplice ragazza,
Fa’ che la senta cantare,
Possa egli proteggere la terra natia,
Come Katjuša protegge il loro amore.

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjuša,
Sull’alta, ripida sponda.

Ebbe così successo che dapprima venne tradotta in italiano nella famosa Fischia il vento.

E poi venne anche rielaborata nel Casatschok cantato da Dori Ghezzi e Dalida.

Fischia il vento è una canzone sempre valida. Perché ci sono sempre ovunque fasci da estirpare. C’è sempre un oppressore che vuole usarci violenza. Dei draghi da abbattere…

«Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Nella notte lo guidano le stelle
forte il cuore e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile e traditor.
Ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor.

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi, al fin liberi siam!
Sventolando la rossa sua bandiera,
vittoriosi al fin liberi siam!»

Tom King + Walta: Visione – Visioni del futuro

Primo fumetto supereroistico che leggo di questo scrittore che ora va per la maggiore. Il protagonista è Visione. Se avete visto i film degli Avengers/Vendicatori dovreste conoscerlo. Nato – costruito – dal supercattivo Ultron, stranamente venne fuori più umano e null’affatto malvagio, nonostante per l’appunto il suo padre creatore. Visione è un sintezoide autocosciente (che è un modo strambo per dire un robot dotato di intelligenza artificiale) con il potere di smaterializzarsi. In questo fumetto Visione, dopo la relazione andata male con Scarlet (e chissà se ne ha avute altre) si mette in testa la balzana idea di metter su una famiglia, annessa di donna e un paio di figli, per vivere in provincia proprio come fosse un comune cittadino americano. Ma… i supereroi hanno sempre tragedie dietro l’angolo che li attendono. Così un giorno un supercriminale gli va a casa incazzato nero e tenta di fare una strage. La moglie reagisce d’istinto ammazzandolo – quando sicuramente avrebbe potuto trovare altri modi per ridurlo all’impotenza, ma nell’occasione forse si dimostra troppo umana. Ora, Visione non ucciderebbe mai un nemico, ma sua moglie – che però non è esattamente come lui – lo ha fatto. Da questo ne seguono una serie di ripercussioni. La situazione precipiterà sempre più perché la moglie sceglierà di non dire niente a nessuno. E poi verrà ricattata…

Così vi anticipo che Visione si ritroverà costretto a compiere azioni che il Visione che conosco io non avrebbe mai compiuto. E con questo faccio una critica a Tom King, lo scrittore di questo fumetto in 12 parti, affermando che avrebbe potuto trovare altri escamotage più “realistici” per creare il solito scontro fratricida con gli altri suoi compagni d’armi (bug di programmazione, trojan dormienti, virus vari nei suoi software). Questa saga in definitiva è stata bella da leggere ma sul finale mi ha un po’ deluso.

Ultimi due appunti. I disegni, di un certo Walta, sono piuttosto naif (andrebbero pure bene) ma di certo non lasciano il segno né impreziosiscono l’opera. Funzionali e nulla più.

Infine ho letto che King un tempo ha lavorato per la CIA, e adesso mi spiego meglio perché abbia scritto Sheriff of Babylon, di cui vi ho già parlato in precedenza.

Roland Topor: L’inquilino del terzo piano

Romanzo da cui è stato tratto il celebre film. Un tale si trasferisce in un nuovo appartamento dove prima c’era una che fa appena in tempo a conoscere prima che muoia (suicida). Presto va incontro a dei problemi perché fa troppi rumori.

Proprio questo fatto dei rumori è uno dei temi principali e scatenanti della storia. Spesso ne verranno prodotti di inconsulti di provenienza ignota e lui continuerà a esser accusato ingiustamente di essere il colpevole.

Il romanzo è una perfetta parabola paranoica. Mano a mano che si va avanti il protagonista si troverà sempre più solo e comincerà a pensare che ci sia un complotto per fargli abbandonare l’appartamento o anche farlo fuori come fu per l’inquilina precedente.

Rispetto al film di Polanski ci sono delle differenze. Nel libro il protagonista mi è parso molto più solo. Insomma, si capisce che la storia è tutta incentrata sulla paranoia. Nel film questo aspetto è più ambiguo. Inoltre nel libro viene spiegato il perché di certi comportamenti del protagonista che nel film rimangono maggiormente confusi. Nel film la ragazza con cui il protagonista ha una relazione sessuale risulta più importante per lui di quanto non lo sia nel romanzo. Anche il finale è leggermente diverso. Nel film appare più rapido di quanto non lo sia nel libro.

In conclusione posso affermare che il libro è scritto in maniera estremamente semplice e non risulta certo un capolavoro, seppur abbia tutto il fascino di una storia paranoide. Il film, essendo più enigmatico, seppur in alcuni aspetti avrebbe potuto essere più chiaro, finisce per esser maggiormente intrigante.

Ultima annotazione su Topor, l’autore del libro: fu anche un ottimo pittore che però aveva temi sempre tendenti al macabro, l’asocialità, la solitudine e l’angoscia dell’essere umano e della società. Sotto, un esempio, che avrebbe potuto essere tranquillamente la copertina del libro.

Cartoni irrinunciabili: Rocky Joe!

Rocky Joe è il titolo del primo cartone che ricordi di aver visto dedicato al mondo del pugilato. Come si può intuire, la storia è null’affatto delicata; al contrario, spesso appare molto dura. C’è questo Joe, un orfano, che è praticamente un delinquentucolo senzatetto che dorme sotto i ponti. Un giorno fa a botte con un vecchio ex pugile il quale, dopo la batosta, intuisce il grande talento pugilistico di Joe. Allora lo tartassa fino a quando il ragazzo non accetta di allenarsi con lui, che vuol redimerlo e renderlo un pugile professionista. Ma Joe non vede ancora la boxe come un modo lecito per emergere dai bassifondi della società e si lascia attrarre da una truffa (ai danni di una ragazza ricca che tornerà altre volte nella sua storia) che lo spedisce dritto dritto in riformatorio. Presto lì si fa un nome come boxer di valore e nasce la sua grande rivalità con un certo Ricky (lo scrivo così, occidentalizzandolo) il quale non vede l’ora di dimostrare che è più forte di Joe.

In carcere fanno un torneo che termina con un pareggio tra Joe e Ricky, dopo che quest’ultimo aveva condotto per tutto il match. Infatti Joe alle ultimissime battute gli rifila quello che da lì in poi diverrà la sua specialità: il pugno incrociato (ovvero lasciarsi colpire da un pungo dell’avversario mentre tu gliene dai uno a tua volta). [Inutile dire che il pugno incrociato divenne qualcosa che colpì molto noi bambini che cercavamo sempre di replicarlo tra noi, con effetti esilaranti! XD]

La rivalità tra Joe e Ricky prosegue anche al di fuori del carcere. Ricky vuole incontrarlo e batterlo in un incontro ufficiale. Ma per farlo, dato che Joe è nettamente più leggero di lui, deve calare di peso. Questo gli minerà il fisico e lo porterà in bocca al suo tragico destino…

In definitiva Rocky Joe è un bellissimo anime (tratto da un manga) che parla di povertà, boxe, criminalità, amicizia e orgoglio. C’è anche spazio per l’amore – ricordate la ragazza ricca imbrogliata da Joe? – ma certamente questo non è il tema principale… 😉

Riesumazioni: Tabaccai offesi dalla campagna contro il fumo con Frassica

«Con quella campagna, criminalizzano implicitamente anche noi…»

Eccerto! Certo che siete complici! Come potete avere la coscienza a posto sapendo di vendere qualcosa che nuoce gravemente alla salute?!

Solo perché il Governo per ora vi permette ancora di farlo questo non vuol dire che non avete colpe.

Come quando c’erano le leggi razziali: quello non voleva dire che chi le applicava fosse esente da responsabilità.

Fuma sa!