Funeral parti

Trovo la sua foto su un giornale locale online. Dicono che era conosciuto nella zona (non dicono che era noto pure alle forze dell’ordine). Dicono che ci mancherà. Dicono che è stato sfortunato a finire sotto una macchina.

Mah. Io me lo ricordo diverso. Ricordo che puzzava sempre di ascisc, da fare davvero schifo. Lo incontravo al parco, dove infatti lo riconoscevo dalla puzza quando si avvicinava.

Ricordo quel giorno che attaccò bottone. Sembrava un mezzo sbandato. Voleva sapere dove abitavo. Ma fatti i cazzi tuoi!, ci sarebbe stato da dirgli.

Non sapeva parlare. Poteva sembrare anche ritardato. Probabilmente lo era diventato a causa della roba che si faceva incessantemente, senza che ci fosse un qualche genitore, un qualche pseudo amico che gli dicesse che stava esagerando, la merda.

E poi, sì, ricordo quella sua faccia da cazzo. Nella foto sul giornale ha la stessa espressione di sempre: sfacciata. Da demente che però si crede più dritto degli altri. Sì, sì. Vedi come sei stato dritto?

Addio coglione.

Beh, ogni tanto qualche buona notizia. Ti svegli una mattina e qualche rompiballe non c’è più. Peccato però che queste cose non te le godi. Te le goderesti molto di più se sapessi il giorno esatto della dipartita, penso.

ciao merda

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

In Sicilia, in ogni paese c’è uno scemo – ‘u babbu ro paisi[1] . In alcuni ce ne sono anche due o addirittura tre. La colpa è sempre stata delle madri. Qualunque fosse il difetto: genetico, fisico, estetico, il reclamo si porgeva sempre all’origine della fabbricazione. Spesso era motivo di abbandoni e separazioni. Spesso le donne […]

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Di questo parlo anche nel mio ultimo libro. Il sangue brucia. Ma non si spegne con l’acqua. Mi ha colorato i capelli di rosso e mi ha fatto la pelle debole al sole. Il sangue di Sicilia non finisce mai. Se non è abbastanza, arriva quello di riserva. Tenuto al fresco. In cantina. Tra le […]

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Convivenza #30

Lei digerisce pure i sassi e si può coricare tranquillamente a letto anche un minuto dopo essersi ingozzata.

Tu invece devi stare attento a non mangiar troppo o troppo tardi la sera sennò poi non digerisci e devi alzarti per favorire i rutti – se non lo fai, finisci per aver acidità. O, peggio, vomiti.

Questo, decisamente, glielo invidi.

W pasta e Ceci!

Alla ridda camuffata dell’impostura (Parte III)

Da una delle uscite di sicurezza che immettevano direttamente sul pianerottolo, Nemesis scorse affiorare Yellow Man e Pelle Liscia. Poi la porta si richiuse così come improvvisamente si era aperta.

Era quella una strana accoppiata, che Nemesis non aveva mai veduto scambiarsi una sola parola. Pensò dunque di farci una capatina. Si chiese se per caso non avrebbe rotto le uova nel paniere a Yellow Man, ma questi era uno dei tipi maggiormente assennati lì dentro, e non avrebbe mai provato un approccio con Pelle Liscia sapendola così libertina e sospirata. Quindi non vi era nulla da temere e Nemesis non avrebbe troncato proprio nessuna relazione sul nascere…

Aperta la porta capì però subito il suo grande abbaglio. In realtà Pelle Liscia, Yellow Man, come anche Plastic Boy, il Calvo Venditore e Troia Fumante (anche loro lì, assieme a un mucchio di altre persone) avevano tutti una cosa in comune: erano fumatori (del cazzo). Una nuvola di fumo infatti si stagliava alta come se quel luogo fosse stato la ciminiera di una fabbrica di materiale chimico. Era invero Plastic Boy quello intento a provarci con Pelle Liscia, non Yellow Man, che sorseggiava tranquillo dell’aranciata. Mentre Troia Fumante si godeva quelle boccate di puro veleno sorridendo laidamente, e il Calvo Venditore era immerso in una discussione politica su chi fosse meglio, se i personaggi della squallida Destra, o quelli della misera Sinistra. Pelle Liscia, notando lo stupore di Nemesis, volle prenderlo per i fondelli.

«Volevi forse qualcosa?», gli disse sardonica, avendo da tempo intuito quanto il malcapitato fosse incompatibile col fumo di sigaretta.

Nemesis fece in tempo a incrociare gli occhi placidi di Yellow Man, arrossì, quindi, richiudendo subito la porta, mentì:

«Niente. Cercavo uno…»

Ormai, non sapendo più dove sbattere la testa al muro, decise di assaggiare la famosa fetta di panettone gentilmente offertagli da Faccia di Luna. Ma, proprio come aveva sospettato, la ravvisò rancida, come si fosse trattato di un fondo di magazzino dell’anno prima.

Il trovarsi a quella festa, dove pareva che tutti fossero felici e contenti, mentre lui era negletto e triste, gli fece continuare ad avvertire in bocca quel sapore anche dopo che ebbe ingoiato il mal boccone.

Per qualche motivo si ricordò di quando, da bambino, dei suoi amichetti discoli gli avevano appiccicato sulla schiena un cartello con su scritto “Cry-Baby-Cry!” – poiché era risaputo che Nemesis fosse un irriducibile piagnone

Pelle Liscia non rinunciò a sferzarlo…

Una ragione per vivere — Al di là del Buco

A che punto sto? Vediamo… Sto al punto in cui sento una quiete interiore che mi addolcisce ma mi fa pensare che io stia perdendo la spinta verso un obiettivo. Dopo aver tanto parlato di me e del mio passato mi pare di essere incline a comprendere le ragioni di tutti. Incluso mio marito. No, […]

Una ragione per vivere — Al di là del Buco

Depressione: essere morte da vive — Al di là del Buco

C’è stato un momento in cui ho smesso di respirare. Vedevo me stessa in quella stessa posizione, per giorni, poi furono anni. Sul divano, con il computer acceso per vedere serie tv che mi scivolavano addosso, senza capire a volte di che parlassero. Solo per sentire un rumore che silenziasse i miei pensieri. C’era un […]

Depressione: essere morte da vive — Al di là del Buco

Depressione, violenza di genere e fantascienza — Al di là del Buco

Non so per gli altri ma a me la fantascienza ha salvato la vita in molti modi. Quando mio padre mi picchiava io immaginavo di poter migrare su un altro pianeta. Quando il mio ex marito mi lasciava fuori la notte, incinta, al gelo, immaginavo distopie post apocalittiche e ricorrevo alla fantasia per resistere a […]

Depressione, violenza di genere e fantascienza — Al di là del Buco

Alla ridda camuffata dell’impostura (Parte II)

Fin dall’inizio Nemesis si sentì a disagio. Rifletté: a quale di quei vomitevoli circoli poter aderire per passare quei pochi momenti di teorica gioia? Ma a quei tempi, per un motivo o per l’altro, aveva già tagliato i ponti un po’ con tutti. Il Papero e la Merla si erano licenziati da un pezzo e forse erano stati, in ultima istanza, più lungimiranti di lui; per non parlare di Vlad, che aveva trovato un’occupazione assai più remunerativa che ne limitava di molto le apparizioni in loco. Tolti essi… rimaneva forse qualcun altro da poter considerare amico?

Nemesis intravide Betty Sapone. Per l’occasione aveva indossato tacchi altissimi che la facevano sembrare più slanciata e sbilanciata del solito. Con un bicchiere in mano, pareva già brilla; ma ciò era impossibile poiché gli spumanti ancora non erano stati stappati. Ci stava provando con uno spilungone più giovane di lei di oltre venti anni, risoluta a festeggiare a ogni costo portandosi a letto qualche nuovo ospite di sangue fresco.

Nemesis si spinse più avanti. Osservò il Fascio Ariano con la sua perenne espressione tesa in volto. Affondava le grandi ganasce in una fettona di panettone che divorò con tre sole morsicate.

Poi finalmente avvistò gente passabile: l’Effimera sorrideva amabilmente accanto alla Tettona Occhialuta. Ma se c’era questa, allora ci doveva essere anche… E infatti, immancabilmente, comparve Faccia Ferma, con il suo cipiglio da morta. No. A Nemesis non andava di conversare con quella zombi con l’acido al posto delle vene. Così girò a largo e si portò in un’altra stanza.

Strabic Boy e il Pelato si scambiavano sorrisi fasulli discorrendo di corbellerie. Poco più in là Susy Posacenere si era decisa ad azzannare un torrone al cioccolato, seppure ciò avrebbe potuto aggravare la sua già compromessa situazione epidermica.

Faccia di Luna appariva raggiante. Forse, per via della sua giovane età, credeva davvero all’aria di festa e a ciò che essa poteva simboleggiare. Era attorniata dalle solite persone adoranti le quali la ossequiavano a iosa da quando avevano capito che non fosse una team leader come gli altri, ma avesse un filo diretto con il temuto capo.

Faccia di Luna era una di coloro che si davano più da fare per distribuire le vettovaglie: difatti tagliava le fette di dolciumi e assegnava le porzioni. Appena intravide Nemesis, lo riconobbe e gli fu particolarmente propizia.

«Prendine una fetta, dai!», disse con entusiasmo.

Nemesis era intenzionato ad assaggiare ogni prelibatezza fosse stata resa disponibile, principalmente per due motivi: il primo era confermarsi che l’impasto di tutte quelle cibarie fosse decisamente grossolano; il secondo invece era che… sarebbe stato davvero difficile per lui trattenersi a una tale soirée, che non prometteva di fargli fare molte chiacchiere, senza neppure mangiare qualcosa per passare il tempo – come era ridotto male il povero Nemesis! Tuttavia, per un motivo che neppure lui comprese, fece il ritroso con Faccia di Luna.

«Non ho molta fame, a dir la verità…», le disse.

Probabilmente in quel momento, Nemesis, capricciosamente, cercava qualcuno che si occupasse di lui, o gli fosse accomodante. E, ottenuto il risultato che si attendeva, ovvero che Faccia di Luna insistesse, accettò il dono di una fetta di panettone con canditi e uvetta annessi, offertogli dalle giovani mani di quella ragazza così ambita e importante in azienda.

Quando i due furono particolarmente vicini, e le loro dita si sfiorarono, e Nemesis percepì che finalmente le loro rispettive curiosità potessero essere esaudite – perché era vero che Faccia di Luna fosse attratta dall’innegabile diversità di Nemesis, come pure lui dalle esuberanti carni di lei –, una tipa mai vista prima, più larga che alta, si avvicinò al tavolino dispensatore interrompendo il loro attuabile idillio.

«Faccia di Luna, scusa se te lo dico adesso, ma mi devi spostare. Io non posso fare quel turno a cui mi hai assegnato per il week end. Si è ammalata mia zia e la devo andare a trovare all’ospedale una volta al giorno, per darle il mio sangue, altrimenti morirà di pertosse convulsa e io perderò anche i soldi dell’eredità…»

L’azione dell’intrusa, tanto risoluta da risultare violenta, lasciò esterrefatta Faccia di Luna, la quale quasi sbiancò (ma per la rabbia, per quella che pareva tanto una colossale panzana riferita solo per ottenere una sospensione speciale in tempi di vacanza natalizie). Le disse: «Va bene. Ne parliamo dopo…», tentando di rimandare la questione. Ma l’altra non le diede tregua.

«No. Adesso devo andare per la trasfusione. Dopo non ci sono…»

Così Faccia di Luna dovette dirle:

«Okay! Ti sposto, allora. Fai gli auguri a tua zia da parte mia!»

«Non mancherò…», se ne andò felice quella.

Nel frattempo quel siparietto aveva reso non partecipe Nemesis, che quindi si era dovuto allontanare. Quando l’intrusa sparì, Faccia di Luna tornò splendente. Il suo ruolo di incensatrice eccelsa riprese a regime. Tuttavia Nemesis capì che il momento propizio era passato e quel prelibato bocconcino non si sarebbe più fermata a parlare con lui.

Faccia di Luna sembrava assai disponibile

Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio — Al di là del Buco

Sono stata stuprata quando avevo quindici anni. Ero andata a trovare una amica che mi disse Rimani! e io restai in un lettone che ospitava me, lei e il suo ragazzo. Lui scavalcò e mi stuprò. Il giorno dopo capii che la mia amica gli procurava le adolescenti per il suo sollazzo. Lei sapeva. Non […]

Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio — Al di là del Buco