Dunkirk

Con questo film Nolan ci dimostra che non sa solo dirigere film che si interrogano sul concetto fisico/scientifico di tempo. Difatti questa storia, costatagli un lavoro di svariati anni di ricerca e approfondimento, si ispira e narra vicende di guerra più o meno realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dei soldati inglesi si ritrovarono incagliati in terra francese, su una spiaggia, in attesa di tornare in patria, con i tedeschi alle porte che li bombardavano tranquillamente, e i francesi che mantenevano una caparbia resistenza ma non potevano fare a meno di perder sempre più posizioni.

Praticamente si tratta di un film corale (anche se ci si concentra su alcuni personaggi in particolare) che segue tre diverse linee narrative, tra l’altro una a terra, una in mare e una in aria. In questo modo Nolan è come se fornisse una visione panoramica dell’intera vicenda. Il risultato ultimo è eccellente. Il film è pieno di tensione, dal principio alla fine, con alcune scene enfatiche di catartico sollievo.

Anche le musiche accompagnano perfettamente gli stati d’animo dello spettatore e dei protagonisti.

Il film dura meno di due ore ma è talmente intenso che sembrano di più. Alla fine si rimane esausti – e questo non è affatto casuale perché anche in altri film di Nolan accade esattamente la stessa cosa.

Se amate i film di guerra giudicherete questo film un vero e proprio capolavoro. Ma anche se non amate questo genere è indubbio che valuterete questo film assolutamente riuscito.

Nolan, ripeto ancora una volta, è uno dei registi contemporanei più bravi in assoluto. Qui ne fornisce un’ennesima soddisfacente prova.

La guerra la fanno gli Stati, non i popoli

Funeral parti

Trovo la sua foto su un giornale locale online. Dicono che era conosciuto nella zona (non dicono che era noto pure alle forze dell’ordine). Dicono che ci mancherà. Dicono che è stato sfortunato a finire sotto una macchina.

Mah. Io me lo ricordo diverso. Ricordo che puzzava sempre di ascisc, da fare davvero schifo. Lo incontravo al parco, dove infatti lo riconoscevo dalla puzza quando si avvicinava.

Ricordo quel giorno che attaccò bottone. Sembrava un mezzo sbandato. Voleva sapere dove abitavo. Ma fatti i cazzi tuoi!, ci sarebbe stato da dirgli.

Non sapeva parlare. Poteva sembrare anche ritardato. Probabilmente lo era diventato a causa della roba che si faceva incessantemente, senza che ci fosse un qualche genitore, un qualche pseudo amico che gli dicesse che stava esagerando, la merda.

E poi, sì, ricordo quella sua faccia da cazzo. Nella foto sul giornale ha la stessa espressione di sempre: sfacciata. Da demente che però si crede più dritto degli altri. Sì, sì. Vedi come sei stato dritto?

Addio coglione.

Beh, ogni tanto qualche buona notizia. Ti svegli una mattina e qualche rompiballe non c’è più. Peccato però che queste cose non te le godi. Te le goderesti molto di più se sapessi il giorno esatto della dipartita, penso.

ciao merda

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

In Sicilia, in ogni paese c’è uno scemo – ‘u babbu ro paisi[1] . In alcuni ce ne sono anche due o addirittura tre. La colpa è sempre stata delle madri. Qualunque fosse il difetto: genetico, fisico, estetico, il reclamo si porgeva sempre all’origine della fabbricazione. Spesso era motivo di abbandoni e separazioni. Spesso le donne […]

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Di questo parlo anche nel mio ultimo libro. Il sangue brucia. Ma non si spegne con l’acqua. Mi ha colorato i capelli di rosso e mi ha fatto la pelle debole al sole. Il sangue di Sicilia non finisce mai. Se non è abbastanza, arriva quello di riserva. Tenuto al fresco. In cantina. Tra le […]

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Convivenza #30

Lei digerisce pure i sassi e si può coricare tranquillamente a letto anche un minuto dopo essersi ingozzata.

Tu invece devi stare attento a non mangiar troppo o troppo tardi la sera sennò poi non digerisci e devi alzarti per favorire i rutti – se non lo fai, finisci per aver acidità. O, peggio, vomiti.

Questo, decisamente, glielo invidi.

W pasta e Ceci!

Raf: Cosa resterà

Quando questa canzone uscì pensai: che scemo Raf a interrogarsi così malinconicamente sugli anni ’80. Avrei capito se fossero stati i ’60 o i ’70, ma gli ’80, che per me erano gli anni caciaroni ed effimeri dei paninari e del Drive In (la trasmissione trash di Italia1, proprio non trovavo che necessitassero di tributi nostalgici…
Si citava il confronto Reagan-Gorbaciov, che vabbè, per l’epoca fu importantissimo ma in definitiva… Reagan era una semplice merdina che infatti oggi nessuno più ricorda (né tanto meno si vuol celebrare) mentre Gorbaciov, beh, sì, lui la storia la fece, in una maniera o nell’altra.
A ogni modo era come paragonare uno gnomo con un gigante…
Venendo ai giorni d’oggi… devo dire che questa canzone ha lasciato il segno. Non tanto perché parla di quegli anni, ma perché si è imposta in generale come canzone che pensa al passato in maniera da rimpiangerlo.
E allora avanti con la nostalgia, visto che stiamo andando sempre più verso tempi duri…

Chi ci risarcirà?

Chi ci risarcirà delle persone lasciate morire, col metodo della tachipirina e della vigile attesa?

Chi ci risarcirà dei medici di base e delle farmacie che non rispondono al telefono?

Chi ci risarcirà dei vecchi lasciati morire negli ospedali per favorire i più giovani?

Chi ci risarcirà dei vecchi murati vivi nelle rsa, poi contagiati e poi abbandonati a loro stessi senza nemmeno poter vedere i loro cari o dirgli addio?

Chi ci risarcirà dei medici e degli infermieri impreparati che infettavano coloro che avevano attorno?

Chi ci risarcirà degli ospedali che hanno gonfiato il numero dei morti per covid per ottenere un beneficio economico?

Chi ci risarcirà del fatto che in Italia si è morti di covid molto più che in altri paesi del mondo?

Chi ci risarcirà se la Lombardia ha il tasso di mortalità più alto del mondo per covid?

Chi ci risarcirà dell’odio, dapprima per quelli che andavano a correre e poi per chi legittimamente non si vaccinava perché, giustamente, non si fidava?

Chi ci risarcirà di regole assurde, tipo quella dell’obbligo di portare i guanti (che favorivano il contagio invece di contenerlo)?

Chi ci risarcirà delle questioni mai evase di cui si diceva “dopo ci penseremo”?

Chi ci risarcirà delle regole create con l’accetta senza mai tener conto dei casi particolari?

Chi ci risarcirà delle discriminazioni palesi, con i soliti figli e figliastri?

Chi ci risarcirà per le leggi fasciste contro cui si è mossa solo una piccola minoranza?

Chi ci risarcirà per le morti e per le reazioni avverse per il vaccino?

Chi ci risarcirà per un paese in cui la sinistra è ormai destra a tutti gli effetti?

Chi ci risarcirà per averci dimostrato che Mario Giordano è meglio della maggior parte dei giornalisti italiani?

Chi ci risarcirà per la rimozione sistematica della realtà nella narrazione quotidiana?

Chi ci risarcirà per la propaganda di regime?

Chi ci risarcirà per la memoria a lungo termine, del tutto cancellata dalla testa degli italioti?

Chi ci risarcirà per l’umiliazione dei tamponi, le file, la ghettizzazione, i costi gonfiati?

Chi ci risarcirà per le multinazionali dei farmaci che fanno soldi a palate con vaccini che non funzionano come dicevano, con la complicità di governi corrotti?

Chi ci risarcirà per l’aumento delle bollette, per renderci tutti più poveri e ricattabili?

Chi ci risarcirà di tutte le infinite cazzate dette dai virologhi, presentati come novelli santoni?

Chi ci risarcirà di aver avuto un premier analfabeta funzionale?

Chi ci risarcirà per le colpe dei potenti, che hanno reso le nostre vite estremamente più complicate, colpe che il popolo ignorante non farà mai scontar loro, poiché già dimenticate o neanche comprese?

Una ragione per vivere — Al di là del Buco

A che punto sto? Vediamo… Sto al punto in cui sento una quiete interiore che mi addolcisce ma mi fa pensare che io stia perdendo la spinta verso un obiettivo. Dopo aver tanto parlato di me e del mio passato mi pare di essere incline a comprendere le ragioni di tutti. Incluso mio marito. No, […]

Una ragione per vivere — Al di là del Buco

Banco del Mutuo Soccorso: Moby Dick

Di questa canzone mi piace molto la musica, che tende a prestarsi per evocazioni quasi epiche, mentre detesto proprio il testo. La ragione è molto semplice: trovo che in esso ci siano delle forzature insopportabili. Va bene le metafore ma qui accennano agli amori di una balena (concetto verso il quale tendo a esser molto poco empatico); si parla di vascelli fantasma; …e cavalieri del Santo Graal che la inseguono! Per queste ragioni questa canzone mi risulta indigeribile!

Depressione: essere morte da vive — Al di là del Buco

C’è stato un momento in cui ho smesso di respirare. Vedevo me stessa in quella stessa posizione, per giorni, poi furono anni. Sul divano, con il computer acceso per vedere serie tv che mi scivolavano addosso, senza capire a volte di che parlassero. Solo per sentire un rumore che silenziasse i miei pensieri. C’era un […]

Depressione: essere morte da vive — Al di là del Buco