Requiem for a dream (film)

Probabilmente lo avevo sempre schivato (nonostante il titolo accattivante) dopo aver visto i primi minuti, data la storia (di drogati) che racconta e lo stile a tratti frenetico in cui viene narrata. Proprio non immaginavo cosa mi perdevo! Una storia terribile, ma pregevole! Tristissima, in cui i personaggi – che non a caso vengono tutti a contatto con droghe – finiscono malissimo: dall’anziana madre che vuol dimagrire dopo aver avuto un invito a partecipare a una trasmissione televisiva; al giovane figlio tossico che vuol svoltare cominciando a commercializzare lui stesso la roba di cui si fa; all’amico di merende; alla fidanzata che fugge dalla famiglia. Finiranno tutti malissimo! Come ad ammonire che chi usa le droghe è a forte rischio di finir male, il che è verissimo. Tanto male che si potrebbe aprire un dibattito se sia peggio ritrovarsi con un arto in cancrena, oppure finire in una clinica psichiatrica dove praticano l’elettroshock, in galera, oppure ridursi a fare porno per ottenere la roba. Fate un po’ voi… Saranno queste le sorti dei nostri protagonisti, nessuno dei quali davvero cattivo.

Infine faccio notare che il regista di questo film, Darren Aronofsky, ha realizzato tutte opere molto diverse eppur interessanti, quindi va tenuto decisamente d’occhio! 😉

Ecco l’elenco dei suoi film finora:

Pi greco – Il teorema del delirio (1998)

Requiem for a Dream (2000)

The Fountain – L’albero della vita (2006)

The Wrestler (2008)

Il cigno nero (2010)

Noah (2014)

Madre! (2017)

The Whale (2022)

Alessia Di Giovanni + Darkam: Piena di niente

Quattro storie vere di donne/ragazze abbastanza diverse tra loro che si sono trovate ad abortire o a desiderare di farlo nel nostro infelice e infausto paese.

L’intento sarebbe quello di attirare l’attenzione sull’obiezione di coscienza dei medici, sul fatto che l’Italia renda molto difficoltoso interrompere una gravidanza (qualunque sia il motivo che spinge a farlo), non rispettando tra l’altro neppure direttive europee piuttosto importanti e chiare in materia… Purtroppo però il risultato si perde nel vortice dei buoni sentimenti fatui e non è soddisfacente. Perché, i pur bei disegni di Darkam (che ricordano alcuni artisti distopici horror orientali di primo piano), che però tendono parecchio al cupo non facendo distinguere bene le figure umane, avrebbero avuto bisogno di una prosa molto più eplicativa, e non scarna, come invece è stato per questo fumetto.

Idea a azione sono in questo caso molto distanti tra loro. Scrittrice e disegnatrice non si amalgamano a sufficienza andando ognuna per conto proprio. Singolarmente avrebbero potuto andare bene, ma, assieme, l’una non ha tenuto contro dell’altra, non venendosi incontro.

Convivenza #37

Al mondo esistono due tipologie di persone. Quelle che quando mettono una sveglia si alzano subito – e a queste appartieni tu. E quelle che quando mettono una sveglia in realtà, per alzarsi, ne abbisognano di molte altre, ripetute, a distanza di qualche minuto – e a questa appartiene lei.

Così lei è capace di programmare anche decine di sveglie a partire da una data ora, se il suo scopo è quello di alzarsi (per davvero) un’ora e mezza dopo la prima di esse.

Tempo addietro nemmeno immaginavi potessero esistere persone appartenenti alla sua categoria. Eppure sai che lei non è unica al mondo. E forse queste persone tendono a essere più donne che uomini, a giudicare dalle tue statistiche personali.

My friend Dahmer – Le origini del mostro di Milwaukee

Scritto e disegnato da un giornalista e fumettista che conobbe veramente Jeff Dahmer, questo fumetto prova a comprendere come un comune ragazzo, abitualmente completamente ignorato dagli altri, poté finire per diventare uno dei più aberranti serial killer statunitensi.

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Scopriamo una serie di elementi che, certo, presi singolarmente non potevano bastare per renderlo tale, ma messi tutti assieme avranno certamente avuto un notevole peso specifico nella vicenda.

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Dahmer viveva in una famiglia in cui i genitori litigavano spesso ed erano troppo concentrati su se stessi per rendersi conto che loro figlio avesse dei problemi, e non solo di socializzazione.

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Dahmer a scuola era oggetto di bullismo, al quale non reagì mai, neanche quando poi, divenendo molto più grosso, robusto e alto, avrebbe potuto.

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Dahmer cominciò a farsi notare a scuola solo nel momento in cui prese a imitare i movimenti e le azioni di uno spastico. Poi si sarebbe scoperto che non faceva altro che mutuare alcune crisi che prendevano la madre depressa.

In quel modo Dahmer riusciva a far ridere gli altri studenti. Ciò lo rese popolare ma, incredibilmente, non venne ugualmente mai realmente considerato da nessuno come “amico”.

Ci fu un gruppetto di studenti, tra cui l’autore dell’opera, che addirittura crearono un suo fan club e dei fumetti comici su di lui, ma nessuno di loro praticamente lo invitò mai a fare merenda con loro o a studiare, perché era come se lui fosse stato troppo strano e diverso da loro per avere il privilegio di condividere la vita vera con loro.

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Dahmer da piccolo cominciò collezionando carcasse di animali morti. Poi proseguì spolpandoli fino all’osso. L’ultimo atto delle sue macabre azioni sarebbe stato quello di accoppare uomini per lui attraenti, allo scopo di distendersi accanto a loro per fare sesso. Delle volte arrivando perfino a mangiare parti del loro corpo, per conservarli dentro sé.

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Quando Dahmer entrò nella pubertà i suoi desideri si acuirono mettendosi maggiormente a fuoco. Aveva la fantasia di avere il controllo totale della persona con la quale fare sesso. Fu probabilmente quello il periodo in cui cominciò a fantasticare di giacere con i morti. Forse il suo problema a monte era che non riusciva a stabilire nessun tipo di legame reale con chicchessia.

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Per un periodo tenne a bada le sue insane pulsioni praticamente rimanendo sempre ubriaco. Anche in questo caso fu incredibile che quasi nessuno se ne accorgesse o fosse realmente interessato a distoglierlo.

Ma quando si trovò ad abitare in casa da solo, senza più nemmeno un genitore o un parente intorno che svolgesse il ruolo di una sorta di superio, l’alcol non fu più in grado di anestetizzarlo e le sue brame presero il sopravvento. E lui non riuscì più a trattenersi.

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Leggendo questo fumetto non vi verrà tanto di prendervela con questo disperato. Capirete che in qualche modo lui era la prima vittima di se stesso.

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Dahmer fu un emarginato di cui tutti più o meno sapevano che era strano: un emarginato che nessuno ebbe mai la voglia o il coraggio di aiutare. Né i suoi familiari assenti. Né dei professori distratti. Né le sue pseudo “amicizie”, ovvero i coetanei che gli erano più vicini…

Don’t worry (film)

Gus Van Sant è un regista che ho stabilito mi sia antipatico a priori. Per prima cosa perché non gli perdonerò mai Psycho, ovvero l’assurda pretesa di tentare di rifare, cambiando poche inquadrature, un capolavoro del cinema mondiale. E poi per altri suoi film che giudico presuntuosi. Tuttavia in questo caso lo promuovo in pieno. 🙂

Grazie a un grande Joaquin Phoenix, racconta la storia di un alcolizzato che, a causa proprio dell’alcolismo, ha un incidente e rimane invalido. Ci viene mostrato il lungo e difficoltoso percorso di un uomo per uscire dalla dipendenza.

Una bella storia, che può essere anche un esempio positivo e concreto per tanti.

Direi che con film del genere un regista può giustificare la sua intera esistenza. Nel senso che uno potrebbe dire: era una merda, però ha fatto quel film…

🙂

La disputa di Allen, che sposò la figlia adottiva…

Ricordo quanto mi spiazzò questa vicenda quando ne venni a conoscenza. Woody Allen, che avevo molto in stima da un punto di vista artistico, si era messo e poi sposato con la figlia adottiva… Cosa ne dovevo pensare?

Al solito i media vi si gettarono sopra come avvoltoi non chiarendo nulla della vicenda, anzi creando ancora più confusione.

Mi veniva da dire che non avrebbe dovuto farlo ma… non ne ero completamente convinto. E poi, anche qualora fosse stato da condannare… che avrei dovuto fare? Non vedere più nessuno dei suoi bei film? La questione mi lasciava alquanto interdetto…

La gente comunque si divise nettamente tra quelli che da allora lo avrebbero odiato e quelli che in ogni caso ci sarebbero passati sopra, vista la notevole statura dell’artista di cui si dibatteva…

Ricordo che di li a poco giunsero anche le accuse reciproche tra Allen e la Farrow. Lei lo accusò di aver sedotto e traviato la loro innocente bambina (dandogli in pratica del pedofilo). Lui ovviamente disse che la cosa era successa per caso, non c’era dolo; e comunque lei probabilmente era lesbica, e se non lo fosse stata probabilmente lui non sarebbe mai incappato in un’altra relazione con chicchessia.

Bene. All’epoca ero giovane e su certi argomenti mi lasciavo ancora confondere dalle opinioni degli altri… Oggi però sono adulto e vedo le cose con molta più chiarezza. Così la mia opinione definitiva su tale faccenda è la seguente:

Come possiamo, noi, che non conosciamo tutti i fatti e non ne siamo dentro, giudicare questa unione? Non possiamo!

Dico solo che se davvero il loro amore era sincero e in esso non c’era nulla di abnorme o perverso (come sono propenso a credere) non c’era e non c’è nulla di male in esso.

Certo, uno dovrebbe evitare, in linea di massima, di finire a letto con una persona che ha molti anni di meno (e in questo caso era appena maggiorenne)… Certo, uno dovrebbe anche evitare di finire a letto con la propria figlia adottiva ma… Può anche capitare di innamorarsi di qualcuno (contraccambiati), e se quel qualcuno non ha in fondo il nostro sangue… amen! Per me il matrimonio si può fare. Chi siamo noi per decretare oltre ogni ragionevole dubbio che la loro unione non vada celebrata?

PS: E sì: comunque i film di Allen avrei continuato a vederli anche qualora fosse venuto fuori che era uno stupratore, perché in ogni caso la sua persona non inficia il suo lavoro artistico.

🙂

Enola Gay

Gli esseri umani si dividono in 3 tipologie: gli schiavi, i padroni e coloro che si ribellano ai padroni.

Finché la maggioranza delle persone saranno schiavi ritardati e ignoranti, felici di esser tali, i padroni riusciranno sempre a fare delle altre categorie carne da macello. Sono dei soldati che eseguono gli ordini gli artefici fattivi delle guerre, non i padroni che li comandano, che stabiliscano ci debba esser una tal guerra.

Tecnologia (e sputo)

Se ne parlava l’altro giorno. Questo concetto lo voglio ribadire per bene, perché si sappia in giro.

La tecnologia è una grandissima presa per i fondelli. Viene accreditata molto più di quanto meriterebbe (ve lo dice un programmatore!). La cosa brutta è che sta sempre più prendendo piede. Si digitalizza ovunque… Poi vediamo un giorno che succede se un virus cancella tutte le informazioni di, non so, un’anagrafe. Voglio proprio vedere…

Vi faccio alcuni brevi esempi…

Una volta stavo svolgendo il mio ruolo di programmatore. Ero in un bel CED (centro elaborazione dati) con i controfiocchi con temperatura più fredda del normale, come la norma richiede (per non far scaldare i numerosi server e computer presenti). Lancio (ovvero eseguo) un programma e… ta-dan! Va in errore! …Quando non avrebbe assolutamente dovuto farlo. Cerco di capirne il motivo…

Il motivo non c’era. Prova ne è che poi quando l’ho rilanciato è andato tutto liscio.

In pratica, per un qualsiasi motivo che non ci è dato sapere, il programma non aveva funzionato come doveva. E nonostante lo avessi fatto ripassare, dei danni erano ormai stati fatti.

Allora mi consultai con il mio capo di allora, che per fortuna era anche lui un programmatore e pure di alto livello e sapeva il fatto suo, il quale, esaminato il log (ovvero un file che dice che ha fatto e cosa non ha fatto un dato programma), mi disse che ovviamente non era stata colpa mia e che delle volte la stessa cosa era capitata anche a lui!

Ma se lui comprese come erano andate le cose, essendo ben dentro le problematiche reali della questione, ben più difficile fu far capire all’ottusa responsabile della ditta per cui lavoravamo, che non ci capiva un cazzo di programmazione, che non avevo commesso alcun errore e non era stata colpa mia! Ancora ricordo la sua telefonata oltraggiata, nella quale, con quella voce del cazzo, mi chiese “ma cosa hai fatto?!” volendomi far confessare una colpa mai commessa. Roba da prenderla a sberle per il resto dei suoi giorni. Quella donna ignorante ancora oggi è convinta che io abbia commesso un errore e non abbia voluto confessare. Che si fottano gli ignoranti!

Sennò vogliamo parlare di quella volta che la Nokia aveva messo sul mercato un modello di cellulare molto economico… Solo che aveva il leggerissimo incaglio che ben il 10% di essi erano difettosi!

Vi lascio con un ultimo esempio, che è anche un consiglio… Mi è successo per ben due volte che mi si rovinasse l’utente con il quale mi loggavo sul pc. Che intendo per rovinasse? Che da un giorno all’altro non accettava più la mia password, e non l’avevo cambiata. Per questo vi consiglio, anche se siete i soli a utilizzare un computer, di creare sempre almeno due utenti amministratori, perché se ne create uno solo e per qualche sciagura quello vi si rovina, poi dovete riformattare tutto!

Il messaggio che lascio ai posteri è il seguente:

LA TECNOLOGIA SE AREGGE COLLO SPUTO!

Altman: Buffalo Bill e gli indiani

Sì. C’è Buffalo Bill. Ci sono indiani e cowboy. Compaiono cavalli… Ma non è affatto un western! È un film di forte impatto sociale e sopratutto di satira! Altman si conferma ancora una volta uno che l’ha sempre messo nel cu*** all’ipocrisia del mondo. Il suo Buffalo Bill, interpretato da un grande Paul Newman, è un piccolo uomo spocchioso e bugiardo, il cui scopo principale è quello di portare in giro per il mondo il suo spettacolo, cercandolo di arricchirlo di sempre nuovi numeri più intriganti per gli spettatori, e nel frattempo arricchirsi lui.

A un certo punto riuscirà nell’inverosimile: ingaggiare nientemeno che Toro Seduto, uno dei più importanti (e forse feroci) capi indiani, uno che fino a qualche tempo fa ancora faceva la guerra ai bianchi. Ma il confronto con questo grande capo si rivelerà assai impietoso per lui, dato che Toro Seduto gli infliggerà più di una lezione morale.

Dramma più comicità per questo gran film del maestro Altman, che sicuramente conosceva la Storia vera ed era dalla parte degli indiani. O comunque era contro la tracotante prepotenza dell’Occidente.

Gerald Durrell: La mia famiglia e altri animali

Un romanzo abbastanza divertente. Di uno zoologo, che narra praticamente come gli venne la voglia di svolgere quella professione. Quando era piccolo la sua numerosa e facoltosa famiglia ebbe l’idea di fare una vacanza in Grecia, nello specifico a Corfù, che allora era ancora una terra in larga parte incontaminata, piena zeppa di flora e fauna primigenia, seppur largamente abitata da uomini. La vacanza si tradusse in uno stanziamento in loco lungo anni. Durante i quali il piccolo Durrell poté collezionare animali e insetti di tutti i tipi, apprendere il più possibile delle loro esistenze straordinarie e sopratutto accorgersi che era proprio quella la strada che faceva per lui. Così un ragazzino incolto che commetteva molti errori ortografici divenne in seguito un accanito studioso del mondo naturale, e poi anche uno scrittore.

Se cercate un libro scanzonato (del tutto scevro delle probanti iatture del mondo) e piano zeppo di animali anche bizzarri, alcuni dei quali certo non conoscerete, penso che questa lettura vi allieterà.