Senso di colpa

Forse l’unico rimpianto della mia vita è quello di non aver mai realmente reso felice una donna (finora). Questo mi pesa. Mai resa felice per un tempo sufficientemente lungo.

L’amore nella mia vita è stato sempre assai fugace. Spesso per colpa mia, nel senso che avendo molti timori, di non essere all’altezza delle aspettative delle mie partner (per via della mia salute ballerina), tante volte sono stato sfuggente, mi sono dileguato, o non ho insistito quando avrei dovuto, quando loro volevano che io dimostrassi quanto ci tenevo.

Quando poi sorgeva un problema, tante volte mi dicevo questa triste cosa: vabbè, forse è meglio così; meglio se si allontana subito così non soffrirà troppo dopo.

In tutta questa faccenda però non mi ero mai accorto del mio grande senso di colpa. È strano che me ne sia reso conto completamente solo recentemente, aprendomi con una persona che ora credo si possa considerare la mia ragazza.

Sì, ho un grande senso di colpa pregresso nei riguardi dell’altro sesso. Mi dispiace immensamente di averle deluse. Di aver dato loro l’impressione che non mi interessassero abbastanza. Mi dispiace di averle fatte fuggire. Mi dispiace di averle spaventate.

Mi dispiace che non abbiano voluto comprendermi, neppure nelle poche occasioni in cui ho dato loro la possibilità di vedere il segreto celato nel mio scrigno.

Più di tutto mi dispiace che, non comprendendomi, mi abbiano odiato. Alcune volte molto intensamente.

Ho scoperto che mi odiano anche ragazze che non dovrebbero. Questo mi ha fatto molto pensare.

Ho scoperto che qualcuna mi odia anche dopo moltissimo tempo, quando io non la odio più (e magari sarei dovuto esser io quello più autorizzato a odiarla).

Mi spiace molto per questa situazione. Mi sento responsabile; ma allo stesso tempo so di essere innocente delle colpe che mi vengono ascritte. Non sono uno stronzo. Non vi ho mai preso in giro. Eh, no, non sono neppure gay (qualcuna potrebbe pensarlo dato che sovente mi sono sottratto agli atti amorosi e anche solo ai baci, per non aumentare il coinvolgimento).

Detto questo, un paio di grosse stronze credo di averle incontrate lo stesso.

La Cecilia infuriata

Il 19 ero a letto. A fine giornata. E ripensavo a quella cosa.

Non mi ha risposto, riflettevo. Forse sono stato troppo duro. Sicuramente. Ah, ho paura di aver esagerato. Temo che adesso comincerà a non rispondermi più. Le lascerò dei messaggi e lei… non mi dirà nulla. Mi ignorerà. Che deficiente che sono. Una ragazza così intelligente, sensibile… Ecco, l’ho fatto di nuovo. Ho sabotato un potenziale bel rapporto, tra l’altro ferendo chi non se lo meritava. Sembra quasi che ogni tanto mi sia impossibile non farlo. Mi sono dato la zappa sui piedi. Perché lei mi piaceva. E molto. Spero di non perdermela per strada. Ma forse già ora è tardi…

Il giorno dopo interrompe il suo silenzio: si manifesta.

È anche peggio di quanto immaginassi: è infuriata. Scaglia le sue ire come fossero fulmini, quasi tutte incentrate su di me – la sfiga è che pure un altro le ha creato problemi proprio nello stesso momento e i nostri influssi nefasti devono essersi come accresciuti a vicenda.

Mi sale un senso di nausea dallo stomaco. Ohhh, no. Un’altra volta perdo una che mi interessa… Eppure capisco il suo punto di vista. Riesco a comprendere le sue emozioni. Non sa che io agli amici parlo francamente. Sono io quello strano che non ha usato il giusto tatto. Le mie critiche erano per dire che l’ho talmente in stima che mi aspetto il massimo da lei. Lei si è comportata in una maniera comprensibile. Avrei dovuto saperlo che se mi ponevo in quella maniera, che poteva sembrare aggressiva, lei si sarebbe risentita.

Avrei voglia di mollar tutto. Chiuder tutto, uscire – ma non si può nemmeno farlo perché siamo in quarantena! Andarmi a nascondere e non pensarci più. Ormai ho rovinato tutto… Ma la cosa che più mi addolora è che mi odi, e non avrei mai voluto crearle una reazione di questo tipo.

Oddio, mi ha già bloccato sul suo blog, che cazzo. Neppure posso scusarmi! Ma forse… Forse faccio a tempo a scusarmi per email. Forse lì si è dimenticata di farlo. Forse pensa che non sia necessario. Forse pensa che, essendosi palesata adesso così ostile nei miei confronti, alzerò i tacchi e me ne andrò.

Così, anche se il mio istinto era quello di allontanarmi al più presto da quella situazione che mi stava dando la nausea, mi affretto a scriverle per email.

Le spedisco la lettera. Non mi torna indietro nessun messaggio strano – una volta mi è successo (e non si trattava di un semplice “noreply”) – ma in fondo non vuol dir niente. Adesso non mi resta che attendere e sperare che legga e voglia perdonarmi. È una ragazza sensibile, forse apprezzerà la mia sincerità, anche se, per sua stessa ammissione, è un po’ permalosa, e me l’aveva pure detto di non stuzzicarla, invece io ho fatto il contrario, stupido che non sono altro…

Il giorno dopo controllo l’email col cuore in gola. Mi ha risposto! Oddio, che cosa mi dirà? Mi manderà affanculo ancora più poderosamente dicendomi di non importunarla più sennò mi denuncia… oppure accetta le scuse?

Lei è ancora molto arrabbiata ma… mi parla. Accetta il dialogo, che è un ottimo segno. Mi cazzia a dovere, mi avverte di non farla più incazzare. Sostanzialmente accetta le mie scuse, le quali forse non si aspettava proprio. Mi saluta dandomi appuntamento a domani, sul suo blog, dove, dice, concluderemo la vicenda una volta per tutte. Mi comunica pure l’orario in cui pubblicherà il suo articolo.

L’indomani mi reco ansioso sul suo blog. Ha scritto un lungo articolo. Non è affatto tenera. Mi chiedo come la devo prendere. Forse è una sfida per vedere come reagisco. Ieri mi sembrava mi avesse perdonato; adesso, almeno a giudicare da quel che trovo scritto qui, sembra ancora una tigre.

Io lo interpreto come una prova. Se mi offendo, dopo che io l’ho offesa per prima, è finita. Ma io non mi offendo perché capisco il suo punto di vista e mi sento anzi ancora mortalmente dispiaciuto per aver fatto star male una persona sensibile come lei facendole scrivere questo sfogo pieno di rabbia. Allora mi tocca di rispondere…

Incrocio le dita e parlo col cuore. Butto tutto me stesso in quelle parole. Così, se lei ha un cuore buono, come credo, mi perdonerà, sennò vorrà dire che in fondo pure ieri non mi aveva affatto perdonato e voleva solo vendetta.

Fortunatamente mi sembra che il lungo discorso mi riesca bene. Sono sorpreso anche io. Avrei potuto bloccarmi, come delle volte mi capita quando avrei un mucchio di cose da dire e la testa mi va in cortocircuito. Ma non è successo.

Lei risponde pochissimo, indirettamente. Ma mi ha perdonato. Oh, sì!

Glielo avevo detto, per email: se superiamo questa crisi, saremo uniti per sempre. È andata così.