Povero bambino

Povero bambino.

Piccolo.

Avrà cinque anni, forse quattro.

Forse sembra solo più piccolo.

Forse è ritardato.

Piange spesso.

Di giorno e di notte.

Povero bambino.

Non parla.

O meglio non sa parlare l’italiano.

Ma nemmeno la sua lingua d’origine.

Per questo non fa che articolare suoni che somigliano più che altro a vocalizzi.

Povero bambino che non può neppure spiegare il suo malessere.

Povero bambino, figlio di famiglia povera, di immigrati.

Povero bambino che si sveglia la notte piangendo perché qualche caprone drogato del suo nucleo familiare non ha proprio potuto rinunciare a farsi di qualcosa.

Povero bambino con la tosse ormai divenuta cronica.

Non dovrebbe viver lì.

Non dovrebbe stare in quell’ambiente così insalubre.

Attorniato da gente che non pensa minimamente alla sua salute psicofisica.

Povero bambino, che si deve inventare come giocare.

Come passerà tutto il tempo se non possiede giocattoli e spesso non vede neppure altri bambini piccoli immigrati e miserabili come lui?

Povero bambino che sta sempre con una madre frustrata a cui spesso girano le scatole.

Così, quando lui piange, lei gli urla contro per farlo smettere.

Delle volte si sente la testa del bambino che sbatte sul muro e poi subito lui che piange.

Non credo che sia così distratto e goffo da procurarsi da solo quegli infortuni continui.

Credo invece che sia la madre, sempre incazzata col mondo per la propria condizione di donna sottomessa e rassegnata, che sfoga il proprio odio su lui poiché è l’unico che le è sotto in gerarchia.

Certo, quando il bambino crescerà le cose cambieranno.

Ma nel frattempo lei esercita quel sordido potere violento esattamente come i maschi lo esercitano su lei, e come il bambino un giorno, crescendo, potrà esercitare su tutte le donne del suo clan.

Povero bambino, negretto.

Finché è piccolo verrà visto dalla gente con simpatia.

Da grande lo guarderanno storto poiché negro.

E anche lui, sempre se arriverà un giorno a diventare un uomo, pure lui comincerà a ragionare nell’ottica del “noi” e del “loro”.

Una mattina ho visto il padre che se lo portava via, letteralmente.

Era un uomo nero con gli occhiali, vestito all’occidentale, come un colletto bianco, con le scarpe da geometra e la cinta ai pantaloni, non come i suoi compatrioti.

Se l’è caricato su una spalla come se il piccoletto fosse un pacco.

Una volta ho visto un macellaio portare un maialino morto a quel modo.

Il bambino, che doveva essere abituato a quel trattamento, messo a pancia sotto, non fiatava.

Chissà dove se l’è portato.

Chissà se gli ha fatto qualcosa.

Potrebbe usargli violenze di ogni tipo, chi mai lo scoprirebbe?

Chi mai farebbe sentire la sua voce muta?

Povero bambino senza futuro.

Se non ce l’ho io, un futuro, figuriamoci lui.

Povero bambino, nero, che non sa parlare, infelice, che piange sempre, con la tosse cronica per le schifezze che gli fanno respirare, senza amici, a cui non è concesso neppure di piangere quando è infelice.

Povero bambino, non amato dalla madre, scarto della società. Ultima ruota del carro della sua comunità di trogloditi. Che subisce da tutti.

Non ha scampo. Può solo sperare in qualche modo di sopravvivere. E poi un giorno crescere e scappare in una realtà meno dura.

Ma ce la farà mai ad arrivarci? In questo momento il suo futuro appare immutabilmente già segnato.

Convivenza #34

Lei ha un vizio, un’importante dipendenza di cui forse non si libererà mai. È una lettrice, forte. Non sa stare senza leggere. Se non lo fa per un periodo troppo lungo, diventa svogliata, irritabile, infelice, va in crisi d’astinenza. Per questo, dopo averle trovato un serbatoio quasi inesauribile di ebook gratuiti – MLOL, a cui lei però sembra non voglia attinger poiché preferisce di gran lunga i libri cartacei a quelli elettronici –, l’ultima volta che è venuta brevemente a stare da te le hai fatto trovare ben dieci nuovi libri da poter leggere.

Così il primo giorno si è messa lì e dopo attenta valutazione ne ha selezionati tre. Gli altri ha decretato non valgano il suo interesse.

Data la sua estrema voracità in tale ambito, qualche giorno dopo però – e dire che si è pure impegnata a stare ore al computer per rimandare il più possibile quel momento – la sua modesta scorta di libri finisce per esaurirsi… Allora, prima che diventi infelice, ricorrete alla vostra ultima sostanziosa risorsa, di cui invero le avevi accennato più volte per tranquillizzarla su questo argomento per lei così sensibile: si può andare in una biblioteca vicino dove ci sono forse centinaia di libri da portarsi a casa, e senza prenderli in prestito perché si tratta di un bookcrossing!

Dunque una mattina programmate la giornata in maniera da avere quella sortita come punto nevralgico della stessa. E ne vale davvero la pena. Infatti, appena immersa in quel mondo paradisiaco in cui si deve solo occupare di isolare i libri che più le aggradano dagli altri, il tuo amore comincia a sorridere benevolmente colmandosi di gioia.

A un certo punto vi mettete seduti a un tavolino per vagliare i tomi che avete scelto. Anche tra i tuoi ce ne sono alcuni che le interessano, bene. Per fortuna previdentemente ti sei portato dietro un carrello per fare la spesa, altrimenti adesso tutti quei volumi non sapreste proprio dove metterveli o come portarli a casa.

Ci vuole così poco per rendere felice la tua bambina… Basta non farle mai mancare dei libri nuovi da leggere. E più ne avrà a disposizione e più sarà felice, la tua bambina. ❤

Giole Dix: Manuale dell’automobilista incazzato

Libro che riporta forse uno dei primi e più grandi successi di questo artista.

Il tema centrale è, come si capisce, l’automobilista. La cosa che mi ha sorpreso è che Dix ha affrontato l’argomento praticamente a 360 gradi. Vi troverete celebri pezzi comici che hanno visto luce in tv, racconti più o meno umoristici, capitoli dedicati a temi specifici. Alla fine ci sarà perfino un quiz per capire che tipo di automobilista siete. Senza contare dei nuovi falsi quiz di scuola guida, da sbellicarsi.

Se vi piace l’autore, non vi annoierete.

😉

Maleducazione

Su una panchina a prendere il fresco intorno le 6:30 del mattino.

A un certo punto si avvicina un cane. Annusa qua e là. Fa le sue cose.

Ha il collare. Non è un randagio.

Il padrone è appostato in piedi dietro me. Non fa alcun rumore lo stronzo. Perché vuole avere la facoltà di spiarmi senza che io lo sappia. Tra parentesi: che gran coglione che è! Solo un deficiente penserebbe che in questo modo sia in grado in qualche maniera di rendersi invisibile all’osservato.

Anche io ho avuto un cane. E non mi sarei mai comportato in questa maniera da persona incivile e maleducata.

No, non è una cosa che si può fare quella di mettersi dietro uno senza fargli sapere espressamente che si è lì.

La gente è una merda. Non rispetta neppure le più elementari buone maniere.

Lo sciacallo – Nightcrawler

Un ragazzo, ladro di rame, piuttosto sveglio e spregiudicato al tempo stesso, si mette in testa che un modo facile e veloce in cui potrebbe far soldi sarebbe quello di trasformarsi in uno di quegli operatori che forniscono sempre tempestivamente materiali video ai tg che si occupano di cronaca e fatti violenti.

La sua bravura in accoppiata con la sua assenza di scrupoli lo rendono presto uno dei più ricercati del ramo. Tuttavia egli è molto ambizioso e vuole arrivare sempre più in alto. Così, quando si imbatte in una sparatoria con morti ammazzati, nasconde delle informazioni alla polizia per ricavarne maggior profitto possibile…

Il film dura due ore molto piene in cui succederanno tante cose senza che ci si perda un sol momento in trastulli. Già solo con la prima ora ci si sarebbe potuto tirar fuori un buon copione sull’immoralità dei media, i quali, per aumentare gli ascolti, farebbero di tutto. Il film si è tuttavia portato oltre riuscendo a intrattenerci un’altra oretta. Con buon profitto.

Salvami

Per primo conobbi il suo amico. Si trattava di un gattino nero, senza un occhio, molto vispo, che si dava parecchio da fare per sopravvivere. Lo avevo soprannominato Nerino. Gli piaceva giocare, correre. Ma principalmente occupava il tempo cercando di procacciarsi il cibo, di cui sembrava non averne mai abbastanza.

Aveva capito che la strada più rapida per ottenerlo era stare appresso agli umani. Per cui, ogni volta che ne avvistava uno, gli si precipitava incontro sperando di ingraziarselo. Nerino era proprio un gran ruffiano…

Così fece anche con me. Si può dire che fu lui l’apripista per tutta la sua piccola colonia composta da circa una decina di gatti. Fu tramite lui quindi se anche gli altri felini riuscirono a ottenere dei pasti gratis che non si sarebbero mai immaginati di chiedere, in primis poiché si fidavano pochissimo degli umani.

Dunque il primo che conobbi fu Nerino. Il quale aveva come suo compare inseparabile quest’altro gatto, bianco-grigio. Ricordo bene la prima volta che l’incontrai. Non mi si voleva assolutamente avvicinare. Aveva molto timore. Ma la volta dopo già fu disposto ad approssimarmisi maggiormente. La terza volta ero diventato il contatto sicuro che lo riforniva di leccornie che sapevano di salmone.

Ciò mi fece riflettere. Per arrivare in così breve tempo a ritenermi suo amico evidente quel gatto aveva continuato a pensarmi assiduamente anche nei momenti in cui non mi vide.

Poi un giorno Nerino scomparve. Non so dire che fine fece. Forse la sua intraprendenza lo ficcò in qualche guaio. Forse un gatto più grosso lo accoppò. Mi piace sperare che Nerino, per via del bene che si faceva volere dagli umani, sia stato adottato da uno di loro. Avrei dovuto chiedere alla donna delle pulizie che bazzicava quel posto; anche lei dava loro da mangiare… In ogni caso Nerino scomparve. Ma rimase l’altro, che col tempo si può dire mi si affezionò parecchio. Avevo l’impressione ormai mi amasse, al di là del fatto che gli portassi ogni tanto quei lauti bocconi.

Quando lo lasciavo per tornare a casa, lui, se aveva finito di mangiare, mi si precipitava dietro. Alcune volte mi tagliava la strada a zigzag, come a dire: non andare! Spesso si spingeva al punto massimo in cui immaginavo fosse mai arrivato, ovvero nei pressi della strada. Avevo paura che mi seguisse anche lì, il che sarebbe stato un gran problema, per via della automobili che sempre vi sfrecciavano. Ma poi non varcava mai il portone, il quale evidentemente delimitava tutto quel suo mondo, oltre cui non era disposto a dislocarsi.

In quel periodo avevo un vecchio cagnolino a casa che immaginavo avrebbe preferito non doversi cimentare con lo stress di avere a che fare ventiquattro ore su ventiquattro con un gatto più giovane, scattante ed energico di lui. Per questo motivo fui sempre grato al destino che quel gatto non mi seguisse mai fino alla mia residenza. Non fosse stato per quello, sicuramente lo avrei adottato. O almeno avrei seriamente pensato di farlo.

Ricordo quella volta in cui, dopo essersi sfamato a sazietà, mi mise una zampa addosso, come fanno tipicamente i gatti per sollecitare la tua attenzione. O forse voleva dire “fammi una carezza”, oppure “dai, adesso giochiamo a qualcosa che mi annoio”. :)))

Tempo dopo però lo ritrovai peggiorato. Gli era cambiato lo sguardo. Sembrava ora aver occhi contriti. Si profilava un inverno molto freddo; già allora le temperature stavano andando sotto lo zero. E lui aveva proprio il muso di un animale che soffriva cronicamente il gelo; e il sole che spuntava la mattina non gli bastava più per rimettersi a paro con quel che sentiva nelle ossa.

Nel frattempo il mio cagnolino era morto, quindi teoricamente avrei potuto prendere quel gatto e portarmelo a casa. Ma sarebbe stato giusto? I gatti sono animali sociali. Che ne sapevo di che rapporti stava intrattenendo nella sua comunità? Che ne sapevo se davvero avrebbe barattato la propria libertà con il cibo e un posto sicuro in cui vivere e annoiarsi per il resto dei suoi giorni? Inoltre quel gatto era ora molto legato anche a un altro gatto, che ormai spessissimo vedevo assieme a lui, un gatto completamente diverso, sia nel carattere che nell’aspetto. Si trattava di un gatto grigio molto pacioso e tranquillo che in mia presenza non aveva mai manifestato alcuna apprensione, il quale sembrava tanto vivesse la vita con un’estrema serenità. Aveva un pelo lunghissimo in cui talvolta, ahimè, finivano conficcate delle spighette.

Ero contento che il mio gatto avesse quell’amico sempre vicino. Ero sicuro che i due si aiutassero reciprocamente nelle difficoltà. Ecco, mi chiedevo, se prendo il mio gatto e me lo porto a casa, dovrei adottare anche l’altro, per non farlo sentire triste? Purtroppo, quelle, erano questioni insolvibili di cui non avrei mai avuto le risposte giuste.

Dunque permaneva la questione del suo sguardo, che si era adombrato parecchio, e della sua salute probabilmente non ottimale. Così pensai che se quella volta (che poi divenne l’ultima), quando me ne andai, mi avrebbe seguito, decidendo di varcare quella soglia per lui sempre stata tabù, me lo sarei portato a casa. La scelta finale in fondo era sua. Se davvero preferiva stare con un umano rispetto che con i suoi amici gatti, se davvero voleva il mio aiuto poiché stava male, avrebbe dovuto dimostrarmelo seguendomi oltre il cancello. Doveva indirizzare quella mia disposizione…

Quel giorno il gatto mi seguì, come di consueto; mi camminò davanti rischiando più volte di farmi inciampare, come al solito. Ma non ebbe, anche in quell’occasione, il coraggio di accodarsi oltre il limite del suo mondo conosciuto…

Poi venne la pandemia, il che significò per me l’impossibilità, per lunghissimi mesi, di andare a visitarlo.

Quando alla fine ricomparii dalle sue parti, dopo un inverno a tratti molto rigido, dopo giorni in cui aveva diluviato anche per tutto il tempo, e io mi chiedevo sempre come avesse mai potuto cavarsela… di lui non c’era più traccia. Né invero ce n’era degli altri componenti la colonia. Nessuno sapeva più che fine avessero fatto quei gatti che un tempo erano stati lì. Forse morirono tutti di stenti. La gente crede stoltamente che un gatto possa tranquillamente sopravvivere nelle città poiché di indole maggiormente selvatica rispetto a un cane, ma non è così. Dove possono farsi la cuccia? Dove possono stare in modo da non soffrire troppo né caldo né freddo? E poi che cosa possono mangiare? Uccelli e topi potrebbero essere non troppo facili da cacciare o procacciarsi…

Addio, gattino mio. Spero tu stia riposando in pace, adesso.

Disabitudine alla vita (Autodisinnesco)

Avevo conosciuto una ragazza fantastica, fuori dalla norma. Una ragazza che sembrava molto interessata a me. Tanto che si dichiarava pronta a venire a conoscermi direttamente a casa mia dopo essersi fatta in treno centinaia di chilometri e diverse ore di viaggio. Quante si sarebbero fidate e lo avrebbero fatto?

Finalmente, sì, l’avevo conosciuta, anche se la dovevo ancora incontrare fisicamente… Tuttavia avevo dei dubbi. Una parte di me mi diceva: vedrai che andrà male. Vedrai che si rivelerà l’ennesimo fallimento. È sempre andata così. Forse è solo una che cerca di fregarti. Magari, una volta giunta qui, ti mette un sonnifero nell’acqua e ti frega quel poco che hai. Forse mira a farsi sposare subito, per sistemarsi e diventare il tuo incubo. Si farà subito mettere incinta. Una volta impalmata, si comporterà da tiranna e diverrai il suo schiavo…

Beh, ero consapevole che sicuramente esagerassi in fatto di paranoie, ma i dubbi base comunque permanevano: la paura, quasi certezza – perché, statisticamente, è più facile che un rapporto vada in vacca che non il suo contrario, ovvero che si compia – che lei non si sarebbe rivelata così come la pensavo e che mi avrebbe deluso e tradito come avvenuto altre volte: o anche semplicemente che sarebbe andata male.

Lei era lì che praticamente aveva quasi preso il biglietto per il viaggio e mi chiese di parlarci al telefono. Fu allora che pensai: ma che sto facendo? Davvero voglio andare fino in fondo, io, sempre fuggito dalle responsabilità, che non ho un rapporto vero da secoli, anzi, diciamo pure che non l’ho mai avuto realmente, davvero voglio imbarcarmi in questa cosa?; se non abiuro subito poi farà molto male, farà molto male dovervi rinunciare o rimanere deluso per l’ennesima volta. Davvero vuoi esporti a tutto questo rischio di provare per l’ennesima volta dolore?

Questo mi chiedevo mentre dovevo scegliere a che ora sentirla per telefono. Potevo ancora svignarmela. Sarebbe stato più semplice. Al massimo, sarei tornato a starmene completamente da solo, come prima, che certo non era il massimo ma… sempre meglio di essere male accompagnati, no?

Senonché esisteva una parte di me che invece mi spingeva a procedere, che mi diceva che ero solo un codardo, che nella vita certe esperienze vanno fatte, che non si può rinunciare a priori solo perché le probabilità sono contro di noi – che poi esisterebbe pure la legge dei grandi numeri che, declinata nel mio caso, poteva affermare che alla lunga una cazzo di donna decente l’avrei trovata; era solo questione di tempo, sì, e anche uno come me l’avrebbe trovata…

Insomma, se la storia non fosse andata a buon fine, pazienza. Era il momento di mettermi alla prova, di capire quanto fossi in grado di avere una relazione seria, dopo decenni di relazioni non serie, o meglio “non-relazioni”.

Fu così che alla fine ci sentimmo per telefono… Il primo impatto fu molto anomalo e mi lasciò una netta sensazione di estraneità: lei aveva un forte accento del nord il quale mi fece pensare per l’ennesima (ma ultima!) volta: ma sei proprio sicuro che ti vuoi mettere con una così?! Ma ti ci vedi con una così, con questo cazzo di accento bresciano? Ma come fanno a parlare così da quelle parti senza non sentirsi italiani?! 😀

Tuttavia non scappai neppure lì e… il dado fu tratto. Alcuni giorni dopo lei venne coraggiosamente a casa mia per conoscermi di persona… Il resto è storia. Era lei quella che cercavo. Certo non era come me la immaginavo, ma neppure io ero il suo principe azzurro sputato. La cosa importante fu che era la ragazza per me e, anche se diversi, eravamo uniti dalla cose più importanti. E nati per stare assieme.

PERCHÈ STO CATZO DI VIRUS ROMPE ANCORA IL CATZO DOPO PIÙ DI DUE ANNI QUANDO AVREBBE DOVUTO ESTINGUERSI DA TEMPO

In realtà quel che è accaduto (e sta accadendo tuttora) era purtroppo ampiamente preventivabile. Tanto più che alcuni virologhi seri (non le supermerde che solitamente si vedono in televisione, smentitesi da soli milioni di volte, anche se ancora li chiamano) lo avevano pronosticato. Vaccinare durante una pandemia (per di più con quei vaccini “sperimentali”) era da sconsigliarsi perché rischiava di rendere il virus in qualche maniera più forte aumentando la probabilità di mutazioni resistenti, dicevano. E questo è puntualmente avvenuto.

D’altronde, nei paesi in cui i vaccinati sono stati pochi, non c’è stata affatto alcuna strage, come invece si attendevano i virologhi supermerde delle tv.

DUNQUE DOBBIAMO FAR PAGARE AI POLITICI IL PREZZO ALTISSIMO DELLE LORO DECISIONI SCELLERATE. NON POSSIAMO LASCIARE A PIEDE LIBERO QUESTI ASSASSINI LOBBYSTI DELLE CRIMINALI MULTINAZIONALI DEI FARMACI.

Non voglio più vedere le loro facce da catzo!

Long covid

Cari amici…

Non sto molto bene. Un vaccinato molto stronzo (mio padre) non rispettando la quarantena mi ha attaccato il covid. Il gran caldo ha fatto il resto…

Ogni giorno lotto. Ogni giorno mi sforzo di ricominciare dalla colazione. Ogni giorno lotto per mangiare un po’ di più. Ogni giorno lotto contro le sostanze che i miei vicini drogati rigurgitano incessantemente nell’ambiente.

Se sono un po’ sparito, adesso sapete perché.

Il mio cruccio più grande è quello di far preoccupare una ragazza meravigliosa che non lo merita proprio.

Ultimamente avete letto degli articoli che avevo programmato. Ma da adesso in poi non programmerò più articoli se non tornerò a stare decentemente.

Mi fa comunque piacere sapere che ci siate e che continuiate le vostre vite…

Un abbraccio a tutti.

Cam Girlz (documentario?!)

Questo genere di film (che passano su Cielo) vengono spacciati per documentari seri (!) di approfondimento su temi caldi, e hanno sempre una matrice sessuale.

Vi spiego perché fanno assolutamente schifo e perché sono il contrario di quello che si riprometterebbero di essere. Vi spiego perché sono assolutamente osceni, ma non per il motivo che uno potrebbe pensare.

Dunque il film vorrebbe indagare sul fenomeno di tutte quelle ragazze che, con l’arrivo della tecnologia, dotandosi di una semplice webcam, hanno pensato bene di sbarcare il lunario, dunque guadagnare dei soldi, facendo vedere a internauti vogliosi il loro corpo nudo, alcune volte cimentandosi in vere performance sessuali.

Da dove nascono questi film? Da un’esigenza: l’esigenza dei bigotti benpensanti, i quali si interrogano ipocritamente su come mai sia possibile che delle ragazze, che forse non sarebbero neppure così cattive, finiscano bellamente per prostituirsi… Già, quale diavolo sarà il motivo, eh, bigotti benpensanti di merda? Forse il denaro?! Forse viviamo in un mondo in cui le persone sono sempre più povere?! Forse sappiamo già che se poi uno nasce femmina sarà più probabile che non troverà un lavoro decente?! Dunque per quale cazzo di motivo delle pur brave ragazze finiscono per vendere le immagini del loro corpo nudo mentre hanno (sul serio o simulano) orgasmi?! Il motivo è che in questo cazzo di mondo, in cui senza denaro non puoi vivere, uno si arrabatta come può per stare a galla. Se poi questa attività è legale – e lo è sicuramente più di tante altre della finanza – allora dove sta il problema? Cioè il problema per l’appunto non è che queste ragazze fanno queste cose – le quali cose, siamo poi così sicuri che siano da biasimare a prescindere? –, ma che per loro il mondo riservi ben poche prospettive e spesso siano quasi costrette a farlo. E poi meglio questo che andare a prostituirsi sul serio, con clienti veri, che non si sa mai chi ti capita, o no?!

Ma torniamo al film nello specifico… Il quale non fa altro che offrire una carrellata su queste ragazze, con brevissime pseudo interviste che dovrebbero mostrarci come per l’appunto esse siano esattamente uguali, in definitiva, alle ragazze che non svolgono questa attività – e forse qui sta l’unico pregio del film, per certi versi.

Tuttavia lo sconfortante quadro umano che finisce per fornire è talmente superficiale che pure le ragazze stesse finiscono per sembrarlo, superficiali. Cioè la cosa che pensa uno spettatore medio è la seguente: ma guarda queste, fanno queste cose ma sono ragazze comunissime, per nulla speciali, neppure particolarmente erotiche… Mentre un incel farà ancora peggio e penserà: guarda queste, che troie, sono ragazze comuni, con me non vogliono scopare, ma se le paghi si fanno fare di tutto! Che troie che sono, le ragazze sono tutte troie che non si meritano il mio rispetto, come pure di esser trattate bene.

Capito?!

Questo film è osceno non perché mostri ogni tanto qualche nudità (che, anche in questo caso, finisce per essere il contrario dell’erotismo; quindi, se cercate qualcosa per eccitarvi, non guardatelo, che non è buono nemmeno per quello). È osceno perché fa finta di svolgere un servizio di approfondimento e di cultura mentre il suo vero scopo è solo quello di attrarre più spettatori possibili, visto il tema. È osceno per lo sguardo che getta su queste ragazze, giudicandole dall’alto, nonostante apparentemente il montaggio senza commenti esterni vorrebbe sostenere che chi ha concepito il film non abbia fatto altro che mostrare oggettivamente le cose come stanno. Mentre noi sappiamo che non è così. Perché io posso fare un film sulla persona più interessante del mondo ma se il mio montaggio sarà carente, omissivo e non riuscirà a catturare lo spirito di chi vorrei ritrarre, il protagonista potrebbe sembrare un emerito nulla.

Vorrei tanto (ma tanto so che non sarò mai ascoltato) che Cielo la piantasse di replicare a ciclo continuo queste pellicole di merda. Che sono anticinema e antidocumentari. Servono solo agli incel per confermarsi che hanno ragione, farsi le pippe e fomentarsi tra loro.