La pecora nera (film di Ascanio Celestini)

 


Ascanio Celestini è un vero artista. Ascanio Celestini è un narratore nato. Ascanio Celestini ha incamerato un importante bagaglio culturale nel corso della sua vita d’artista così ricca di esperienze e verità e consapevolezza e socialità.

Ascanio Celestini è anche dotato di un’etica non comune.

Per questo, non mi sorprende che il suo film, La pecora nera, tratto dal libro omonimo, sia riuscitissimo, molto bello e molto toccante.

È la storia di un ragazzino non troppo benvoluto dalla famiglia che finisce quasi incidentalmente per vivere in un manicomio, ai tempi in cui ancora si faceva l’elettroshock…

Giochi mentali

 


Se la marmellata alla ciliegia o alla fragola non fosse così rossa, la compreresti ugualmente? Ne sei certo? È il rosso che ti vendono, non la marmellata in sé.

I bravi signori della pubblicità (sembravano così perbene) usavano questa strategia per adempiere i loro immondi scopi. Dicevano che chi avrebbe risposto alle loro domande (per carità, semplici, innocue “ricerche di mercato”!) avrebbe avuto qualche prodotto gratis. Così un po’ di gente ci cascava e finiva nella loro rete. Un tot erano allettati dalle mercanzie a sbafo (essendo molto avidi), ma molti altri lo facevano per narcisismo, perché volevano mettersi in mostra, essere ascoltati e sentirsi importanti. Entrambe le categorie erano comunque i destinatari finali della campagna promozionale tramite la quale i pubblicitari stavano indagando gli istinti della popolazione consumista.

Furono fatti accomodare in una stanza accogliente e spaziosa, riscaldata, una stanza con un tavolino basso circolare in cui tutti si potevano guardare negli occhi. I cappotti furono tolti poiché non erano necessari. Dunque ognuno cominciò metaforicamente a spogliarsi un po’ di fronte agli altri. Presto avrebbe denudato ogni brandello della sua anima.

Sarebbero stati sequestrati lì dentro per almeno un’ora, ma forse anche due o tre, e in cambio avrebbero avuto pochi euro, per di più in risibili prodotti finali già realizzati: paccottiglia.

Come funzionava poi la loro tattica? Grandi sorrisi ingiustificati, aria rilassata e pacata all’inizio. Domande generiche, ostentata ricerca d’empatia. Questa tecnica era perfetta per l’inizio, per la fase dell’analisi mirata ai prodotti più normali. Ma poi si entrava nella fase che prevedeva di frugare nei complessi meccanismi psicologici orientati a quei prodotti che facevano loro guadagnare di più. E per arrivare là dovevano spingersi nella parte più nascosta della loro coscienza, e ci dovevano arrivare con qualsiasi mezzo.

Allora talvolta qualcuno (di loro) si lasciava andare a un’affermazione molto sincera, da far diventare rossi, così qualcun altro si sarebbe sentito in diritto di essere o molto d’accordo o molto in disaccordo, o avrebbe fatto anche lui un’affermazione di pari contenuto rivelante. Così, gradualmente, si sarebbe finiti per giungere in un’atmosfera assai disinibita, in cui tutti avrebbero detto quello che davvero pensavano (o credevano di pensare), che era proprio quello che i fraudolenti pubblicitari volevano assimilare.

Un conto sono le statistiche serie che si interessano semplicemente di fornire un quadro veritiero della popolazione. Tutt’altra cosa sono le subdole indagini dei pubblicitari studiate ad arte, che hanno come scopo finale quello di fottere l’essere umano senza che egli neppure se ne accorga.

Secondo la mia religione non è dunque peccato fottere un pubblicitario, perché lui non esiterà a fare lo stesso con voi, marmaglia.

Il selezionatore

 


Mi mise a mio agio con grandi sorrisi. Mi disse subito che lui non credeva nei colloqui formali e rigidi e quindi mi invitò a trattarlo come un vecchio compagno (inoffensivo). Indagò un po’ qua un po’ là nel mio curriculum. Qualche volta era inquietantemente incalzante nonostante quanto affermato in precedenza. Mi disse che anche lui faceva quella cosa, o l’aveva fatta, o l’avrebbe fatta. Questo quindi ci rendeva uniti. Eravamo senz’altro amici, secondo lui.

Poi, una volta scoperta, secondo lui, quella grave pecca nel mio curriculum, smise di sorridere, cominciò a essere scontroso ed elusivo e in quattro e quattrotto cercò di fottermi.

Il colloquio era terminato e io non l’avevo superato, nonostante tutte le sue rassicurazioni iniziali.

Si era rivelata la sua strategia pianificata. Cioè il tipo era uno di quei grossi stronzi ripieni di merda che credevano davvero che si dovesse tenere un certo atteggiamento contraffatto per snidare le reali caratteristiche dello scrutinato. E come ci si divertiva in quel suo passatempo ripugnante che lo faceva credere più furbo di tanti altri, delle sue vittime… E come magari amava distruggere e umiliare qualcuno degli sventurati che passavano per le sue mani… Sì, perché lui era uno di quei sadici che al tempo del Nazismo avrebbero fatto sicura carriera, mentre oggi dovevano contentarsi di selezionare il personale in aziende in verità molto più spietate di quanto lo era stato il Nazismo.

Dove sono i nazisti in tempo di pace? I nazisti sono sempre nazisti, pace o guerra che ci sia. Sempre bastardi rimarranno.

L’ascesa di Thanos (di Jason Aaron – Simone Bianchi)

 


Attirato dai disegni di Simone Bianchi come una falena da una luce, ho acquistato questa miniserie in due parti (in originale in cinque).

Giudizio? Simone Bianchi offre una buona prova però il formato comic book non rende giustizia ai suoi disegni i quali, per essere apprezzati al meglio, necessitano di un formato più ampio. Sarà quindi anche per questo che mi hanno lasciato meno entusiasta del solito. Insomma, i fasti asgardiani sembrano lontani anni luce, se vogliamo fare un paragone. Sarà forse anche perché il genere fantascientifico di questa storia gli si addice meno che il fantasy puro da cappa e spada e magia…

Per quanto riguarda la storia, all’inizio mi ha molto deluso. Il fatto che Aaron non si sia dimostrato all’altezza di immaginare l’infanzia di un distruttore cosmico e folle quale è Thanos, mi ha insoddisfatto. Del resto non era facilissimo farlo. Sennonché mi sarei aspettato qualcosa di molto meglio piuttosto dell’osservare un ragazzo un po’ timido additato per la sua diversità, diverso e brutto dagli altri fin dall’aspetto, che si confronta con classiche tematiche scolastiche americane, compresa l’incivile vivisezione delle creaturine più piccole. Quella prima parte l’ho trovata assai pessima, del tutto priva d’inventiva, orrendamente e mestamente americana. Pensate un po’, state scrivendo la storia di uno che diventerà uno dei maggiori attentatori della vita nell’universo e che fate? Lo mandate a scuola come gli altri? Ma siete scemi?!

Ma non solo. Thanos è stato anche umanizzato (mostrotizzato?) parecchio con la storia del serial killer pazzo, perché Aaron lo farà agire proprio come uno dei tanti psicotici della storia umana che dapprincipio uccideranno spinti da una sete di conoscenza, cercando all’interno dei corpi il senso della vita, e quindi, una volta che ci avranno preso gusto, si ammetteranno che forse lo avevano fatto perché si divertivano e non per altro…

L’esempio emblematico di questa prima parte secondo me gestita malissimo è quando Thanos disseziona pure sua madre! E la scena, che avrebbe potuto caricarsi di un pathos non indifferente e sulla quale si sarebbe potuto scrivere un poema della tragedia, viene risolta in un paio di vignette (sicuramente per non incorrere nella bigotta censura americana, che un tempo era certo più rilevante, ma ancora oggi, consciamente o meno, è comunque sempre presente nella testa degli autori).

Per fortuna la seconda parte migliora riscattandosi ed è molto bella una delle scene finali in cui la personificazione della Morte gli si rivela per quel che è strappandosi la pelle e la carne dalle ossa…

Noah Village 15

 


La prima volta che vidi The Village mi piacque ma, aspettandomi un film fantasy, rimasi un po’ deluso dal finale, quando si scopriva che la storia era comunque ambientata nel mondo reale.

Rivedendolo oggi invece l’ho apprezzato molto di più. Davvero un film sontuoso, dove ogni dialogo, ogni scena, ogni inquadratura, ogni musica è stata calibrata con maestria.

Quando rivedere è meglio di vedere.

Circa il tradimento di Holland…

 


…Fatevi queste domande:

1 Come mai un tipo come Holland si è sposato con una tipa come quella, lui che è così goffo, bruttino, poco simpatico e che non ha nulla di particolarmente bello da offrire se non che è un uomo di potere, lei che invece è decisamente carina…?

2 Quella donna non sapeva chi si stava sposando?

3 E come mai un tipo come Holland, non solo trova una moglie carina da sposarsi, ma poi la tradisce pure?

4 E quella donna con cui ha tradito, anche lei, che cazzo ci troverà in quel babbeo di Holland?

*

Una sola risposta valida per tutte le domande. Potere. Il potere corrompe. Non provate pietà per nessuno dei personaggi coinvolti. Sono corrotti.