Mr Consumatore

Io e Mr Consumatore facevamo un lavoro simile. O meglio quel che facevo io si poteva assimilare al cinquanta per certo a quello che faceva lui. E all’epoca non è che ci fossero poi così tanti altri con cui esistesse questa concordanza. Ciò me lo rese assai piacevole, dapprincipio.

Seppure fossimo diversi anche nelle cose che ci rendevano comparabili. Lui aveva un approccio insopportabilmente oggettivo, ovvero si sforzava di essere oltremodo impersonale, nell’ottusa ottica di ottenere un risultato superpartes, inattaccabile da alcuno, ineccepibile e pronto a farsi apprezzare da tutti. Per me era il contrario. Io facevo quel lavoro proprio per poter esprimere la mia visione, il mio punto di vista. Io ritenevo che le mie sentenze valessero più di ogni altra sentenza discorde. Io pensavo che quel che era troppo diverso da me fosse per forza sbagliato.

A ogni modo cominciai a interloquire con lui quasi giornalmente. Lui all’inizio mi rispondeva con sufficienza come fossi un parente stupido. Col tempo prese quasi a ignorarmi. Ero già mezzo stufo di lui quando gli feci una critica. Gli dissi chiaro e tondo che non si capiva cosa pensasse di un certo argomento. Lui rispose serafico. Ma di fatto la mia valutazione era stata molto più profonda di quel che non sembrasse. Difatti… a quale scopo mettersi su un piedistallo a parlare di qualcosa se alla fine non veniva comunicato neppure un giudizio parzialmente positivo o negativo? Che scopo aveva quel suo starnazzare? Che scopo aveva la sua esistenza dedita a quella futile missione? Era questo che gli avevo detto tra le righe!

Lui dovette incamerare quell’appunto con gradualità, in modo che piano piano gli entrò dentro. Così penso che avvenne che gli divenni oltremodo antipatico e fastidioso.

Poi un giorno ci fu la goccia che fece debordare il vaso. Una tizia prese a interloquire con lui lodandolo a più non posso, lui e il suo mestiere. Introdusse anche argomentazioni del tutto avulse da quella discussione che implicavano coinvolgimenti molto superiori di quelle poche stupide battute pronunciate da lui.

Quello mi fece infuriare. Non conoscevo la tizia, non l’avevo mai vista partecipare a una discussione con lui, eppure essa sembrava essere assai ad agio in quelle digressioni, e lui, da pari, le rispondeva come essa fosse stata un’amica di lunga data.

Mi intromisi nella discussione come una bomba dirompente. Dissi la mia; distrussi gli argomenti di lei; volli ottenere l’attenzione assoluta di lui. Lei decise di non replicare affatto. Lui pure mi trattò come un povero minorato e, ignorando totalmente la mia dotta e veritiera affermazione, decise di intrattenersi da quel momento unicamente con lei.

Fui certo che lei fosse una puttana e lui un poco stimabile omuncolo. Da allora lo abbandonai al suo destino. Non partecipai più ad alcuna discussione con lui perché il parteciparvi implicava già un’ammissione di accettazione nei suoi confronti.

Così oggi vi ho insegnato che non ci si mette al tavolo a parlare garbatamente con uno che non stimi. Se lo fai è come se tu affermassi che la sua opinione è rispettabile e vale quanto la tua. E lui vale quanto te.

Consumati ‘sto ç@$$°

Song to song

No, qui Malick ha toppato. Ed è questo il pericolo in cui può incorrere più facilmente questo regista indiscutibilmente bravo, con il suo ben preciso stile sontuoso, fatto di colori pastello, che si riconosce subito fin dalla prima inquadratura: di dissiparsi nel suo stesso (per quanto squisito) brodo primordiale, perdendo di vista la storia, essendosi concentrato troppo sulla forma…

Così, la vicenda di queste persone che ruotano tutte attorno l’ambito musicale – qualcuno definisce assurdamente questo film un “musical”!, solo perché ci sono diversi brani d’accompagno e compare Patty Smith –, che formano triangoli, che si tradiscono, si lasciano e si rimettono assieme… appare alla fine troppo frammentaria. Il regista avrebbe potuto concentrarsi solo su un triangolo… ma no, a lui non bastava; allora ecco entrare in scena altri tre personaggi, anche loro che sembrano non approdare ad alcunché, nonostante la profusione di ottimi attori e ottime interpretazioni di grande intensità. Alla fine lo spettatore medio confonderà tra loro i personaggi e le loro vicende inficiando del tutto ogni seppur modesta parvenza di senso logico…

Qui recitano: Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara, Cate Blanchett, Natalie Portman, Val Kilmer. C’era pure Christian Bale ma il suo ruolo è stato tagliato!

PS: noterete che quasi tutti gli attori sono… nani! 😀

https://www.raiplay.it/programmi/songtosong

Vivere storie promiscue serve solo a incasinarsi!

Cartoni irrinunciabili: L’uomo Tigre!

Tra i cartoni animati più violenti e belli che abbia mai visto c’è il mitico Uomo Tigre! È la storia di un orfano che entra a far parte di una spietata organizzazione criminale che forma lottatori di wrestling professionisti che usano ogni mezzo (anche quelli scorretti) per vincere gli incontri. L’organizzazione si chiama Tana delle Tigri e infatti i lottatori più forti che sforna sono tutti ispirati a questo felino.

L’Uomo Tigre è il più brillante tra tutti i lottatori di Tana delle Tigri ma a un certo punto, nauseato dai loro metodi, fugge e si mette in proprio. Da allora Tana delle Tigri gli promette che lo assassinerà, magari proprio sul ring.

L’Uomo Tigre esordisce nel circuito di lotta professionistica all’inizio utilizzando i metodi malvagi di Tana delle Tigri ma in seguito si sforza di seguire le regole e non arrecare danni permanenti ai suoi avversari e non ammazzarli. Da questo momento questo sarà un leitmotiv della serie, che risalterà fuori ogni volta che l’Uomo Tigre si troverà in seria difficoltà sul ring, e magari starà affrontando anche un lottatore scorretto. La sua coscienza sarà tentata di tornare alle vecchie abitudini sentendosi quasi giustificato a farlo. Cederà solo praticamente nello struggente finale, in cui, dopo aver affrontato i lottatori più forti di Tana delle Tigri, Grossa Tigre, Tigre Nera e il Re delle Tigri, proprio con l’ultimo di essi, abbandonandosi alla rabbia e ormai senza maschera, certificherà che non è stato in grado di redimersi nonostante tutti i suoi sforzi.

Questa conclusione si rivelerà particolarmente amara, non solo per lui, ma per tutti i suoi fan che vedevano in lui un campione di rettitudine e forza. I più delusi e scioccati saranno i bambini dell’orfanotrofio da cui lui proveniva al quale lui continuava a tornare fornendo aiuto e mezzi economici.

A questa serie ne seguì un’altra in cui l’Uomo Tigre se non erro era incarnato proprio da uno dei ragazzini dell”orfanotrofio di cui sopra ormai cresciuto. Questa seconda serie è di buonissima fattura e molto più fluida e di qualità per quanto riguarda disegni e animazione, tuttavia non riesce a raggiungere il lirismo tragico della prima, che la surclassava anche in violenza.

Ho sentito poi che ci sarebbe una terza serie che si collocherebbe a cavallo tra queste due stagioni ma di essa non ricordo assolutamente nulla.

PS: nel cartone apparirono lottatori reali che all’epoca spopolavano in Giappone, tipo il mitico Antonio Inoki!

NINNINI: Scripta manent!

Era estate, faceva caldo, ma non caldissimo. Quel giorno Ninnini decise di leggere il suo libro a cui teneva di più, I tre moschettieri, il quale gli aveva donato la maestra alla fine della scuola. Aveva insistito molto, Ninnini, affinché fosse proprio quello e non un altro, perché la maestra avrebbe voluto dargli un libro più facile da leggere, e meno “pesante”, così aveva detto. Ma Ninnini si era talmente incaponito che la maestra, per non deluderlo, alla fine glielo aveva assegnato appioppandogli anche un compito, a lui come a tutti quelli che avevano ricevuto una siffatta regalia, e cioè quello di farci sopra un riassunto, che poteva essere anche solo verbale, e non scritto; il che aveva assai ringalluzzito Ninnini perché lo urtava sempre dover fare i sunti delle cose che leggeva, e se per una volta poteva farne solo uno mentale, o meglio orale, era più contento.

Dunque quel giorno Ninnini si mise lì in cameretta. La luce che entrava dalla finestra, inondandogliela, era perfetta. Anche la temperatura era perfetta, perché in quella stanza non faceva né caldo né freddo. Perfetto, pensò Ninnini. Allora si sedette sulla sedia della sua piccola scrivania. A dire il vero impiegò un poco prima di trovare la posizione giusta che gli avrebbe permesso di stare più comodo sia con i glutei che con i gomiti, e pure la schiena, già che c’era.

Okay: adesso era pronto. Sennonché gli venne in mente che quello sarebbe stato un momento ottimo per andare a lavarsi i denti. Difatti la sera prima, essendo stato stanchissimo, aveva saltato quella convenzione; inoltre quando gli sarebbe ricapitato più non solo di ricordarsene ma pure di avere tempo a disposizione per farlo? Ma sì, doveva approfittarne adesso che poteva! Dunque si precipitò in bagno e si lavò i denti con dovizia, come raccomandavano i dentisti gengivali. Che una volta Ninnini era dovuto andare dal dentista, il quale gli aveva trovato una piccola carie e allora gli aveva dovuto prima trapanare un dente… Anzi prima ancora fare la pulizia dei denti, poi fare l’anestesia, poi trapanare il dente, poi fargli il ponte, poi mettergli un dente d’oro, poi togliergli il dente d’oro per mettergliene uno d’argento perché l’argento si addiceva maggiormente alla sua bocca; poi, già che c’era, gli aveva messo l’apparecchio per i denti, e questo per ben tre volte, perché i primi due apparecchi Ninnini se li era persi quando era andato a mangiare al ristorante con i nonni e quando era stato alla mensa aziendale di papà… Per questo motivo si capisce perché Ninnini cercasse di andare il meno possibile dal dentista. Quando stava lì, quello non lo voleva più mandar via! Tanto che era quasi diventato amico di famiglia del dentista gengivista. Già, ma quale amico!, pensava Ninnini scontrosamente: un amico mica sta sempre a ficcarti le mani disinfettate in bocca e ad armamentare con i suoi ferri del mestiere, che nella fattispecie erano anche temibili strumenti di tortura!

Sbrigata la pratica del lavaggio dei denti, Ninnini tornò nella sua cameretta. Ciononostante la luce era leggermente diversa da come l’aveva lasciata. Questo lo infastidì. Inoltre gli sembrò che l’aria, in quei cinque minuti trascorsi, fosse diventata un poco più calda della temperatura ottimale auspicabile per leggere un libro in una stanzetta per bambinetti della sua età. Così Ninnini ebbe un’idea geniale, di quelle che gli venivano di continuo: perché non andare a leggere in giardino? E così fece.

Effettivamente il giardino era più fresco della sua cameretta, perché c’era ancora l’arietta un po’ frizzantina del mattino, e poi, su quel lato, il sole non ci batteva completamente perché ci si poteva giovare di svariate porzioni d’ombra derivanti da un pergolato che gli correva tutto sopra la testa.

Ninnini trascinò una delle bianche sedie in plastica del giardino sotto l’ombra del pergolato. Poi però adocchiò una sdraio; allora si disse che quella sarebbe stata perfetta. Sarebbe stato ancora più comodo perché avrebbe potuto distendere le gambe! Si fece i complimenti per l’ennesima idea geniale avuta, dunque rispostò la sedia e al suo posto ci mise la sdraio che, quando ci si sedette, trovò davvero comoda.

A quel punto aprì il libro alla prima pagina e lesse la prima cosa che c’era scritta, cioè l’anno di stampa. Mmm, disse Ninnini, davvero notevole.

Poi però sorse un altro problema. Eh, già: lui se n’era già accorto da un pezzo ma per pigrizia aveva tentato di far finta di niente; però, andando avanti, aveva dovuto proprio sentenziare che… la luce sotto il porticato non era ottimale per leggere, ne serviva di più. Lo si poteva fare, certo, di leggere: però era meglio se si era esposti alla luce diretta del sole, la quale rendeva le lettere che componevano le parole molto più leggibili e limpide. Inoltre sotto il perticato doveva ammettersi che faceva pure un filino frescolino.

Ninnini rispostò la sdraio e la rimise esattamente dove stava prima, cioè sotto il sole, che comunque a quell’ora non era temibile come nelle ore centrali della giornata e quindi si poteva prendere tranquillamente. Dunque proseguì la lettura.

Adesso era proprio in prossimità della prima vera pagina della storia. Che emozione! Ninnini cominciò a leggere il titolo: “introduzione”. Ma presto si accorse che una zanzara stava dando l’assalto alle sue gambette scoperte con quei tipici pantaloncini corti che indossava sempre d’estate.

Eh, già: il problema delle zanzare sussisteva eccome, se stava in giardino; per questo, si ricordò, non ci stava mai troppo a lungo, sopratutto d’estate: sennò lo pizzicavano. Ora Ninnini doveva prendere una decisione drastica dalla quale sarebbe dipesa la sua intera giovinezza, o perlomeno per quanto concerneva la lettura di quel libro: doveva restare in giardino oppure tornarsene nella sua tranquillissima cameretta?

Voi che avreste fatto? La questione non era poi così semplice da redimere come a qualcuno sarebbe potuto sembrare. Ora, se decideva di rimanere in giardino, a quel punto avrebbe dovuto tassativamente tornare in camera per vestirsi con abiti più pesanti, o perlomeno lunghi, e oltre ai calzoni doveva cercarsi pure una maglietta con le maniche lunghe, sempre per le zanzare, che erano davvero molto, molto furbe quando si trattava di succhiare il sangue impunemente a qualcuno. Erano già bellamente predisposte ad attaccargli le gambe o le braccia, o peggio la faccia, o le orecchie. E Ninnini non voleva che questo succedesse. Per questo, Ninnini, controvoglia, decise di tornarsene proprio nella sua cameretta piuttosto che rivestirsi da capo con completini adatti al giardino. Era meglio restarsene lì, protetti, per leggere in santa pace il suo sacrosanto libro.

Due minuti dopo era tornato nella sua cameretta. Certo, gli era dispiaciuto molto dover rinunciare alla soave comodità della sedia sdraio ma… non poteva mica portarsela in cameretta, anche se… adesso che ci pensava non capiva perché. Stava di fatto che quelle sdraio non si erano mai mosse dal giardino, sia d’inverno che d’estate, al massimo si potevano mettere nel ripostiglio, tutte piegate; dunque sembrava proprio che lui non potesse spostarle altrove.

A ogni modo ormai Ninnini si era abituato all’idea di leggere in assoluta comodità per cui pensò di farlo direttamente… a letto. Infatti quale posto migliore poteva esistere sulla faccia della Terra? Nessuno, non ce n’era nessuno!

Allora cominciò a leggere da sdraiato, a pancia sopra. Ma si accorse presto che così non si poteva. Perché il libro gli pesava troppo e finiva che gli si addormentavano le braccia. O le mani. Allora, dopo una serie di tentavi andati a vuoto, trovò la posizione migliore. A pancia sotto, con le braccia fuori dal letto, in modo che il libro finisse per poggiare a terra, sul pavimento. Sì, non era affatto male quella posizione, Ninnini, al solito, si fece i complimenti per la sua astuzia da volpe.

Lesse ininterrottamente ben mezza paginetta. Poi gli venne un poco sonno. D’altronde quella mattina, tra il lavaggio dei denti e sopratutto quel continuo spostare sedie e sdraio, si era un po’ stancato. Allora si concesse un riposo ristoratore di mezz’ora, in cui non fece niente di niente e delle volte tenne anche gli occhi chiusi.

Poi, a un certo punto, sentì il padre che era tornato dal centro del paese con i giornali, tra cui anche i suoi amati fumetti, e i cornetti freschi per fare colazione, allora si precipitò da lui a fargli le feste e il libro se lo scordò per tutto il giorno.

Ah, ma ci avrebbe riprovato, bambini, non temete, perché Ninnini era un tipo tosto che non si rassegnava a capitolare alla prima avversità, ormai lo avrete capito. Nossignore! Lui andava diritto per la sua via e travolgeva ogni ostacolo avesse potuto trovare! Ninnini era un bambinetto eccezionale! Mica come certe pappemolli che girano oggi! Senza fare nomi…

Ninnini è un bambino intellettuale…

Riesumazioni: CARDOTEK

Oggi, ho scoperto casualmente che il CARDOTEK, il NOTO FARMACO PER CANI, NON VA SOMMINISTRATO NECESSARIAMENTE OGNI MESE, MA SOLO IN CERTI PERIODI DELL’ANNO E SE SI VIVE IN CERTE ZONE CON CERTE ZANZARE.

Questa informazione non mi era mai stata fornita!

Al contrario, mi avevano sempre detto che il mio cane doveva prenderlo tutti i mesi!

Questo fa molto riflettere sull’industria farmaceutica e i loro servi medici, che non fanno il nostro bene, e neppure quello degli animali, ma solo il loro.

FATE DAVVERO SCHIFO! SIETE DELLE MERDE! UN GIORNO VI CANCELLEREMO DALLA FACCIA DEL PIANETA!

Quel postribolante mercimonio del giornalismo #14

Valentina e Valentino sono due postribolanti giornalisti che hanno senso solo in coppia.

Lei la conoscevo da tempo. Era una gatta rinsecchita, perennemente mortifera che giustamente da tempo aveva capito la scevra efficacia della sua mansione lavorativa. Anche se più che altro l’atterriva la carenza di veraci rapporti umani nella sua vita infruttuosa.

Capelli lunghissimi, single, sentiva di non esser desiderata da nessuno. Ecco, era questo il cruccio che la deprimeva più d’ogni altra cosa. Allora teneva i capelli sempre più vicini agli occhi. Fosse stato per lei si sarebbe nascosta completamente il viso allo sguardo del mondo.

Un lieve sollievo glielo davano gli onanisti immaturi dei social che, contattandola, le scrivevano proposte ardentemente oscene e vogliose, secondo le quali lei era una donna stupenda, magniloquente profumatosa. Ovviamente quella specie di “complimenti” non valevano un’acca poiché provenienti da gente del tutto analfabeta funzionale, o incel, tra torme di impotenti e precox – ovvero quelli che vengono nelle mutande appena immaginano di avere anche solo un contatto fisico con l’altro sesso. Ma erano pur sempre meglio di niente e le servivano per non buttarsi al fiume.

Però non bastavano a impedirle di avere crisi di autolesionismo in cui avrebbe voluto estirparsi il bene più prezioso che aveva, cioè i capelli, i quali nei suoi incubi sognava di radersi a zero, per punizione, mentre nella realtà non faceva che acconciarsi sempre in maniera diversa. Un giorno la vidi che si era fatta mora. Il giorno dopo era diventata castana. Il giorno ancora dopo li aveva legati in maniera che sembrassero più corti, mentre si era solo accorciata la frangetta. Avrebbe potuto andare avanti così fino a consumarseli tutti, quei poveri capelli… Non fosse stato però che a un certo punto incontrò la sua anima gemella, Valentino, ovvero un collega single bisognoso d’amore proprio come lei.

Allora lei rifiorì. Per prima cosa trovò il coraggio di accorciarseli per davvero i capelli adottando un taglio più sbarazzino (per sembrargli più giovane). Poi si vide a occhio nudo che riprese a sorridere come da ventenne colma di speranze. Infine osò anche smettere quelle lunghe tuniche marroni a righe verticali che sempre indossava per nascondere le magre forme del suo corpo scarsamente attraente. Allora via a far vedere perfino le braccia con la pelle inflaccidita! Via ad aumentare la scollatura sul seno scheletrico! Via a comprare pushup che le regalavano una… se non due… taglie di più!

Ma chi era lui, colui che le ridonò la vita? Semplicemente un collega timido, lasciato dalla moglie per la troppa mitezza. Un tipo usuale che fino a ieri era un ragazzino ma poi si era ritrovato cinquantenne deluso senza figa. Di lui altro non so né conta dire.

So solo che Valentino e Valentina da allora fecero carte false per farsi mettere a lavorare alla stessa trasmissione. E ci riuscirono facilmente perché nessuno di rilevante aveva accampato diritti negli ambiti marginali a cui fin dal principio essi erano stati confinati.

Che spettacolo fu assistere a lui che si impampinava in diretta per l’emozione di condurre con lei, e lei che gli veniva in soccorso sorridendogli bonariamente… Signore e signori, chi siamo noi per pontificare su di loro? Se, pur essendo dei postribolanti giornalisti, in fondo hanno trovato il loro posto al sole? Chi siamo noi per smerdarli? Possiamo solo dire che almeno siamo felici per loro; anche se essi rimangono pur sempre di quella razza bastarda che serve il padrone e dice bugie per fottere le brave persone. Ah, ma questo non glielo si può perdonare…

Un prostituto
Una prostituta

Mystère

Credo che con questo film (insolitamente “serio”, un thriller) i vanzina credessero di aver realizzato quasi un capolavoro (!). Ma ovviamente così non è stato. Perché nella pellicola compaiono immani incongruenze di sceneggiatura, giusto per citare il difetto maggiore che salta immediatamente agli occhi. Anche se ammetto che la presenza scenica dell’attrice protagonista (un’intrigantissima Carole Bouquet) sia notevole e capace di infondere al film un minimo di senso…

Il che mi dà l’occasione di fare due piccole considerazioni. La prima: all’epoca, nei primi anni Ottanta, questa attrice era considerata il perfetto esemplare di bellezza. Oggi ragazze simili avrebbero quasi dei complessi perché sono cambiati i criteri di valutazione. È troppo secca. E ha un viso forse troppo androgino. Oggi una così potrebbe quasi passare per racchia! O andrebbe bene solo per il sadomaso! 😀

La seconda considerazione è più complessa. Al netto dei difetti di sceneggiatura a cui accennavo sopra, oggi, al contrario di quanto avrei potuto pensare ieri, credo proprio che personaggi di quel genere, con quei caratteri che una volta potevano sembrare eccessivamente caricati e caricaturali, possano esistere davvero nella realtà. Oggi la protagonista potrei vederla come una donna delusa, inaridita dalla vita sentimentale come da un mondo crudele, che ha imparato a celare bene le proprie emozioni dietro una robusta coltre di apparente freddezza e pronta causticità, in modo da far credere di essere una donna forte, e non una vittima. Eppure tutte le volte che riceve una violenza è costretta a chinare la testa, anche se ci tiene a dare da bere che quella sia quasi una sua libera scelta. Per non parlare del masochismo che nasconde il suo animo, che l’abitua a concedersi a uomini che pure disprezza (che magari l’hanno appena minacciata di morte o picchiata). Per non parlare del poliziotto di cui si innamora, che la frega, che lei vuole ostinatamente continuare ad amare…

Mystère è un’alta e mora prostituta di alto bordo. Una sera viene coinvolta da una sua amica in una serata a tre con un disgustoso panzone. La sua cara amica bionda, prostituta anche lei, non resiste dal rubare al panzone ipopotente il suo accendino d’oro. Peccato che in esso però siano imboscate delle foto che mostrano il killer di un importante politico americano assassinato proprio a piazza di Spagna… Da allora dei malvagi si mettono alla ricerca di quell’accendino…

Carole Bouquet

Il falsario – Operazione Bernhard

Il film racconta una storia vera. Prima che terminasse la Seconda Guerra Mondiale il regime nazista (che stava andando in bancarotta) mise su un gruppo di prigionieri con competenze specifiche i quali doveno occuparsi di falsificare valute estere antagoniste. Dapprima la sterlina inglese. Poi il dollaro USA. L’intento era di distruggere la loro economia immettendo in circolazione forti quantità di denaro falso.

Le tematiche del film potete immaginarle. La guerra. I nazisti. La fame. La prigionia. I privilegi di alcuni prigionieri. Fin dove ci si può spingere se si ha l’obiettivo di permanere in vita… E poi le violenze dei nazisti sugli ebrei, così simili a quelle, per rimanere a fatti recenti, della polizia penitenziaria sui galeotti…

Un discreto film, imperdibile se amate questo genere di storie.

Si può vedere gratis al seguente link:

https://www.raiplay.it/video/2018/07/Il-falsario—Operazione-Bernhard-e488ac36-7959-4938-8d0c-97debeebd098.html

Queen: I want to break free

Un video entrato nella storia. Freddy (omosessuale convinto) riuscì a trascinare gli altri membri del gruppo (eterosessuali al 90%) in questa “avventura”. In realtà credo che più che altro fossero propensi a voler stupire per veicolare l’attenzione su di loro a fini commerciali. Ma rimane il fatto che oggi può esser considerato facente parte una fondamentale battaglia contro l’omofobia.

Un video che se si vede 100 volte ci si diverte a vederlo 100 volte. In particolare Freddy vestito da donna è orribile, anche per via di quei baffoni! Mentre stupisce il biondo, che in panni femminili diventa una bionda… invitante. 😉

Dedicato a tutti gli omofobi (nell’accezione del termine che intendo io), specie se politicanti da strapazzo o gay repressi che fan finta d’esser machi (ma andate a cagare).

Cartoni irrinunciabili: Robottoni!

Ricordo, sì, ricordo bene… In principio ci fu lui… Sì, lui fu il primo. Ricordo come e quanto mi piacesse assistere a quel cartone animato che all’epoca per me rappresentava una novità assoluta. Andava in onda la sera, prima del telegiornale. E lo facevano sul canale più importante, a testimoniare che avesse l’avallo di (quasi) tutto il Paese – sulla questione ci torno sotto –! Mi piacevano quei bizzarri nemici alieni cattivissimi, invasori, così peculiari, ognuno così diverso dagli altri. E mi piacevano tantissimo i buoni, che erano pure molto belli e generosi. E poi mi piaceva quel robot così speciale. Neppure uno di quelli giunti dopo gli avrebbe assomigliato troppo, e questo lo avrebbe reso per sempre unico!

E poi che dire di quelle sigle musicali di apertura e chiusura? In Italia su questo siamo stati sempre fortunatissimi. Spesso era gente di primo piano che si dedicava a realizzarle. Così talvolta ne venivan fuori dei piccoli grandi capolavori… Io avevo anche il quarantacinque giri, con i due lati che ascoltavo incessantemente nel mio mangiadischi! Avrete capito che sto parlando di Goldrake, alias Ufo Robot!

sigla finale Goldrake

Mi spiace aver dovuto constatare come il passare del tempo non sia stato troppo clemente con lui. Mi riferisco al fatto che a rivederli oggi, quei cartoni, mi sembrano poco riusciti e abbastanza inconcludenti. Insomma il loro maggior pregio è stato quello di uscir fuori dalla zucca del genio di Go Nagai, colui il quale forse più di tutti ha improntato maggiormente il genere, e farci sognare e vivere emozioni. So che per molti di voi “vecchietti” Goldrake rappresenta il non plus ultra, ma se gli togliete quella sigla fenomenale e lo rivedete oggi… dovrete convenire mestamente con me che non era poi questo granché.

sigla Jeeg

Sopratutto se lo confrontate con altri robot. Per esempio Jeeg, Robot d’acciaio (tra l’altro dello stesso ideatore, Go Nagai), gli era superiore. E anche se oggi non va più in onda, credo si sia dimostrato più longevo. Forse anche il Grande Mazinga – che apparteneva allo stesso universo narrativo di Goldrake, e infatti furono realizzati dei film in cui i due robot comparivano contemporaneamente! – gli era superiore. Mentre il Mazinga originale (più vecchiotto), da noi conosciuto come Mazinga Z, che la Rai mandò in onda successivamente a Goldrake dopo il successo di questi, era molto più modesto e pacchiano.

sigla il Grande Mazinga

Di Daitarn 3 ho già parlato. Molti ritengono questo il cartone più bello con tema robotico che sia mai stato prodotto…

E che dire di Gundam? Ve lo ricordate? Per anni anche questo rappresentò un robot particolare, forse anche di nicchia, dato che per la prima volta con questo cartone vennero espresse tematiche più che altro militar-guerresche, in cui cioè il robot era un po’ in secondo piano, era solo il mezzo per giocare un conflitto più grande a cui miseri soldati partecipavano. Che poi so che non ve lo aspettereste mai ma l’autore di Gundam (ovvero del manga-fumetto) è lo stesso di Daitarn 3, pensate un po’…

sigla Gundam

A questo punto non resisto dal nominare anche vecchi robottoni che di certo non aspirano al trono di migliore di tutti i tempi però hanno un posto speciale nei cuori di coloro che ci sono cresciuti… Per esempio mi piaceva molto il robot di Danguard, che esteticamente penso fosse tra i migliori… Poi ci fu un certo Baldios, che mi ricordava molto il Daitarn… Poi c’era il Trider G7, con la sua aquila di fuoco sul petto. Poi c’è stato quello dei cinque robot leoni che si univano in un’unica entità… E visto che parliamo di robot componibili, impossibile non citare quelli creati da (sempre lui) Go Nagai, i Getter robot, e gli Space robot, in cui quello rosso-bianco (colori tradizionali della bandiera giapponese) era sempre il più figo… Poi tutti quanti abbiamo ballato la sigla di Daltanius… 😀

Spostandoci più avanti negli anni, ricordo che mi piaceva molto la serie di Robotech, il cui difetto era però che… in realtà erano più serie, nella fattispecie tre, che dei folli censori americani avevano deciso di tagliare e cucire per riassemblarla come fosse stata una sola…

Forse la serie robot di maggior successo nei tempi moderni è stata Evangelion, su cui non mi dilungherò sia perché non seguii mai con troppa costanza sia perché si potrebbero scrivere dei trattati interi (e infatti qualcuno lo ha fatto) su di essa…

Detto questo, qual è il vostro robot preferito di tutti i tempi?

PS: se vi viene in mente un vecchio cartone a cui siete molto legati che credete potrei dimenticare magari segnalatemelo. Potrei parlarne in seguito. 😉

PPS: sopra dicevo che Goldrake e compagnia robottante avevano il beneplacito del Paese. Ma in realtà esistevano delle persone che li osteggiavano apertamente e chiedevano che venissero rimossi da ogni palinsesto poiché, secondo loro, erano troppo violenti (!). Era una specie di Comitato Mamme Rincretinite d’Italia… Inutile dire quanto la storia le abbia ridicolmente sconfessate. Non solo quei cartoni non erano artefici di un incremento della tendenza alla violenza nei bambini ma sopratutto… DOPO E’ VENUTO MOLTO MA MOLTO PEGGIO! E DOVE CAZZO ERANO QUESTE MAMME RICRETINITE DOPO?! INOLTRE LA VIOLENZA PEGGIORE IN ASSOLUTO CHE INFLUENZA NEGATIVAMENTE UN BAMBINO E’ QUELLA DI DUE GENITORI STRONZI CHE MAGARI LITIGANO TRA LORO O TRATTANO MALE I BAMBINI. E QUESTE DONNE RINCOGLIONITE E FALLITE SI SONO FORSE MAI (S)BATTUTE PER QUESTO?! COL RAZZO! E HANNO MAI CHIESTO SCUSA QUESTE FALLITE PER LE LORO BATTAGLIE INSULSE E FUORI DA OGNI LOGICA?! COL RAZZO! MA ANDATE A CAGARE, MERDE SUBUMANE! VI AVREBBERO DOVUTO TOGLIERE I FIGLI POICHÉ NON IN GRADO DI CRESCERLI, FALLITE, FALLITE E FALLITE UN’ALTRA VOLTA!