La vita segreta delle api (film)

Film sentimentale che immagino abbia avuto molto successo quando uscì. Oggi, che siamo abituati perfino a Tarantino, credo abbia perso un filo di mordente. Ma rimane di qualità e ben fatto.

È la storia di una ragazzina orfana di madre che un giorno scappa dal padre violento, accompagnata da una domestica nera. La bambina cela in sé un terribile ricordo: quello di aver inavvertitamente ammazzato la madre con una rivoltellata; ma non è sicura che esso sia vero perché era molto piccola quando quel fatto avvenne. Così nutre la speranza che la madre sia ancora viva da qualche parte, anche perché il padre, in un momento di rabbia, le dice che non è morta e se n’è solo andata volendola abbandonare.

La storia della ragazzina si intreccia con quella della domestica e di tutta la gente nera dell’epoca, nel momento in cui avevano appena ottenuto il diritto di votare ma molta gente bianca, razzista, era restia ad accettarlo.

Le due fuggiasche verranno accolte da una famiglia nera piuttosto emancipata, di sole sorelle diventate benestanti attraverso il commercio del loro miele…

I personaggi, molto ben caratterizzati, sono forse la cosa migliore.

Scappa – Get Out

Un thriller/horror di argomento insolito, con lunghe premesse molto ben costruite. Poi il finale, come prevedibile, tracima in quello che ci si sarebbe potuti aspettare, giunti a quel punto. A ogni modo non inficiando la discreta qualità complessiva del film.

Un ragazzo nero è fidanzato con una ragazza bianca. I due sono molto affiatati e felici. A un certo punto però lei decide che è il momento di presentarlo ai genitori, ai quali non ha detto neppure che è nero. Così il ragazzo nero conosce la famiglia della sua ragazza. Ma ne ricava nel complesso una sensazione di fastidio e di estraniamento. In particolare nota come i domestici a servizio appaiano piuttosto strambi. Ha l’impressione che in quel posto ci sia, sotto sotto, un problema di tensioni interrazziali. Ma il massimo della paranoia lo raggiunge nel momento in cui in quella casa si dà un ricevimento con parenti vari provenienti da tutto il paese. Sembrano tutti un po’ tocchi. Sembra che tutti dicano delle cose per volerne indicare però delle altre…

Gautier: Jettatura

Curioso, visto l’argomento, romanzo “romantico” (di Romanticismo), scritto con uno stile, direi, classico, con molte descrizioni, su un argomento che non mi sarei mai aspettato di trovare in un romanzo serio francese: la jettatura! 😀

È la storia di un aristocratico inglese che si reca a Napoli, dove la sua fidanzata stanzia per motivi di salute. La fanciulla, assai delicata per natura, sembra essersi perfettamente ripresa; sennonché la vista del futuro sposo, che pure ella ama oltre ogni dubbio, sembra farla riprecipitare verso la sua vecchia malattia. E allora il corpo della bella si fa sempre più diafano, come stesse per diventare un angelo, o uno spettro. Contemporaneamente, le insolite fattezze dell’inglese ne fanno oggetto sia di scherno che di timore da parte della popolazione locale, che lo professa con progressiva ostinazione niente meno che uno jettatore! Tra di essi c’è anche un conte napoletano che spasima per la mano della ragazza, disposto a sfidarlo a duello pur di salvare la vita alla tenue fanciulla e altresì impalmarla lui…

Una gradevole sorpresa.

Porta sfiga credere alla sfiga…

Dalle ombre #9

. L’amara lezione

Un pomeriggio io e R.T. ci eravamo appartati in un’aula deserta della scuola per fare dei disegni che ci vedevano assai partecipi. Io mi dedicavo ai personaggi e lui agli sfondi. Il nostro palese intento era quello di ricopiare gli eroi dei cartoni animati. In verità non era la prima volta che ci ritagliavamo uno spazio simile, tra un gioco e l’altro, tra il fare i compiti assieme durante i pomeriggi del doposcuola.

Ma quel giorno avemmo una bruttissima sorpresa. All’improvviso vedemmo entrare nella stanza L.C. assieme a un altro ragazzo del nostro gruppetto esclusivo (il quale quel giorno indossava un cappellino che lo faceva sentire un gran giamburrasca fico), oltre che il bullo che le suonava a tutti nella classe, con cui L.C. aveva finito per affiliarsi non avendo potuto fare di meglio.

Erano venuti apposta per menare le mani, lo capii subito dal loro modo di fare autoritario. Ciò mi spaventò a morte, perché ai tempi ero molto sensibile e pauroso e la violenza mi paralizzava sconvolgendomi. A ogni modo scoprii presto che non erano lì tanto per me, che in definitiva piacevo a tutti e si poteva dire non avessi nemici. Erano lì per R.T. Non mi ci volle molto anche per comprendere che esso non aveva alcuno scampo. Si erano messi in testa di punirlo per alcuni suoi atteggiamenti. Tutti e tre infatti nutrivano nei suoi riguardi delle acredini più o meno marcate, e in taluni casi c’ero di mezzo io, o meglio la gelosia per il rapporto che intrattenevo con lui a discapito loro.

Così lo attaccarono con delle scuse puerili che rappresentavano meri pretesti. Fu il bulletto il primo ad alzare le mani dando l’esempio. E R.T., vedendosi perso, si mise subito a piangere. Poi anche gli altri due non rinunciarono ad assestargli la sua sanzione, che si materializzò in un paio di schiaffi. Quando toccò a L.C., lui si manifestò molto più cattivo degli altri e, anche se il colpo che gli assestò fu solo uno, non si poté dire che non fosse proprio sentito.

Il bulletto, abituato a ben altre battaglie a perdifiato nelle strade selvagge del rione popolare in cui viveva e imperversava, di fronte alle subitanee lacrime inconsolabili di R.T., non poté che perder presto interesse per lui canzonandolo per la sua codardia mentre già gli voltava le spalle andandosene. Sicuramente non si era aspettato molta opposizione, però così non c’era gusto per lui, tanto più che al suo fianco, per una volta, insolitamente, aveva potuto contare sul supporto di altri due bambini scudieri agguerriti che gli facevano da guardia-spalle, a lui che tra l’altro si sarebbe gettato in una rissa anche contro cento persone pur di non fare la parte del vigliacco.

Così i tre se ne andarono alla chetichella; ma non prima che L.C. mi avvertisse dicendomi chiaro e tondo come stavano le cose. Se avessi continuato a frequentare R.T., anche io avrei potuto fare una brutta fine prima o poi. Quella frase mi fece molta paura.

Mentre tentavo inutilmente d’esser di conforto a R.T., esso era perfettamente consapevole che non potevo dargliene in nessuna maniera, di conforto o aiuto. Perché anche io ero debole esattamente come lui. Perfino di più, come vedremo.

Oggi, a rievocare quell’amara punizione, penso: dunque quei tre ragazzini si erano messi d’accordo per menare espressamente le mani. Ma come era stato possibile tutto ciò? Che si erano detti: adesso andiamo lì e lo picchiamo? E da dove e da chi era partita quella violenza? Come avevano potuto, quei tre, così diversi tra loro, aver trovato un comune accordo su quella cosa così aberrante e malvagia? Che si erano detti per, infine, avallare tutto ciò?!

Non lo scoprirò mai. Erano solo bambini. Ma si erano comportati da gangster.

The quiet american (film)

Siamo negli anni in cui si contendevano il Viet Nam i francesi e i comunisti, quando gli americani non avevano ancora deciso di entrare apertamente in guerra, seppure la loro lunga mano già influenzasse abbondantemente lo scenario, ovviamente appestandolo.

Un reporter inglese da tempo segue pigramente l’evoluzione dei fatti. La verità è che quella guerra piena di morti lo nausea ed è ormai per lui scarsamente importante. Ciononostante è interessato a rimanere lì poiché innamorato di una giovane ragazza locale la quale senza il suo intervento sarebbe stata probabilmente destinata alla prostituzione. Lei d’altronde lo ricambia, vedendolo come il proprio salvatore. A turbare il loro idillio d’amore – che però sarebbe senza futuro poiché lui, a Londra, è già sposato con una donna cattolica non intenzionata a concedergli il divorzio per nessun motivo al mondo – subentrano alcuni fattori. Primo: il giornale per cui lavora gli chiede di tornare indietro, dato che ritiene ampiamente esaurito il suo ruolo in loco. Lui allora si inventa che deve indagare su una grossa storia e prende tempo. Grossa storia che poi si materializzerà davvero… Secondo: l’arrivo di un americano – tanto per bene e fascinoso – che ha un ruolo di ausilio alla popolazione; che gli fa lo scherzetto di innamorarsi a prima vista della sua compagna, di fatto entrando in competizione con lui per lei… Terzo: la comparsa di una misteriosa terza egemonia, né comunista, né francese, che si interpone tra le fazioni con il chiaro intento di estrometterle. Tale egemonia è capeggiata da un belligerante leader fascista che non si sa bene dove abbia racimolato esercito e armi in dotazione, ma si capisce facilmente che non esiterà a sacrificare civili innocenti pur di arrivare laddove si propone.

Una buona storia, tratta da un libro, con Michael Caine, in cui emergeranno in maniera palese gli scempi e i massacri che da sempre governi che si dicono civilizzati pur compiono sulle popolazioni. Primi fra tutti, gli USA.

Vatti a fidare degli americani!

Tech-NO-logy

La mattina mi arriva un suo sms che dice pressapoco che le dispiace tanto ma il nostro previsto matrimonio salta, poi mi spiegherà meglio perché.

Le rispondo subito allarmato chiedendole spiegazioni, invitandola a contattarmi appena può.

Non la chiamo, no, anche se è importante, perché lei è a lavoro, e soprattutto la mattina ha da fare.

Altri al posto mio darebbero di matto. Ma io cerco di mantenermi calmo. Lei so che in certe situazioni si stressa facilmente. Attribuisco a quello il motivo del suo ripensamento. Conto di essere in grado di tranquillizzarla a sufficienza per convincerla a tornare sui suoi passi. Anche se non sarebbe il massimo sposarsi con tali premesse…

Ho una sensazione di nausea, che non passa. La sensazione che ancora una volta mi abbiano fregato. Stavolta proprio non credevo sarebbe potuto accadere, non con lei. Ma a questo punto forse mi sbagliavo. Forse…

Passano i minuti e lei non risponde. So che quando è a lavoro spesso si comporta così, quindi non dovrei necessariamente preoccuparmi. Ma certo il non sapere niente mi consuma.

Circa un paio d’ore dopo squilla il telefono. È lei. Faccio un bel respiro profondo e rispondo.

Non hai ribattuto niente. Ho deciso di chiamarti. Hai letto il secondo messaggio, sì?, mi fa immediatamente.

Rifletto un attimo. No, non l’ho letto, le dico. Mi è arrivato solo un messaggio in cui mi dici che non vuoi più sposarti, affermo sconfortato. Ce ne era forse un altro? E comunque ti ho risposto…

Mannaggia, mi fa lei; nel secondo messaggio ti dicevo che era tutto uno scherzo! Perché oggi è il primo di aprile! Pesce d’aprile, ammmooore!

Le dico che è un’impudente. Si fida troppo della tecnologia. Che non si fanno questi scherzi del cavolo. Che io non le avrei mai fatto questo scherzo perché so che avrei potuto rischiare di farcela rimanere secca.

Il non detto di questa storia d’altronde è anche che… si capisce che se si è sentita di farmi questo scherzo, è proprio perché dà per scontato che il nostro matrimonio sia qualcosa di irrevocabile. 🙂

Praticamente la cosa avvenuta è la seguente, sentite qui, giusto per farvi capire quanto sia inaffidabile la tecnologia…

Cominciamo dal principio… La mattina mi manda quel messaggio in cui mi dice che non vuole più sposarsi. Ma subito dopo me ne manda un altro in cui mi dice che ovviamente è uno scherzo.

Quando accendo il cellulare, a me arriva solo il primo. A cui rispondo come detto sopra. Ora, pure a lei questo mio messaggio non è mai arrivato…

Ci mandiamo entrambi gli screenshot dei messaggi ricevuti per dimostrarci ciò, anche se non ce n’è bisogno. Fine.

Capito quanto è affidabile la tecnologia?!

E vi assicuro che, anche se normalmente riterrei assai improbabile quanto accaduto, i fatti sono andati davvero così!

In culo alla tecnologia!

Paul Auster: Sbarcare il lunario

Romanzo autobiografico che, a sorpresa, mi ha interessato, sulle grosse difficoltà incontrate dallo scrittore prima di sfondare in questo ramo così particolare e difficile. Auster ci racconta come da giovane fosse molto idealista e si convinse che avrebbe fatto lo scrittore senza scendere a compromessi. Poi però dovette scontrarsi con la dura realtà. Così arrivò a trenta anni avendo accumulato una serie di esperienze lavorative fallimentari e incredibili, di tutti i tipi (come mozzo su una petroliera, come sceneggiatore di film a Parigi, come traduttore e quant’altro), oltre che ben due matrimoni sul groppone…

Durante tutto questo periodo lui continuò quasi sempre a scrivere. Al principio sopratutto poesie. Poi anche atti teatrali unici. L’ultima fissa creativa che gli prese, anzi la penultima, fu inventarsi un gioco di carte che simula una partita di baseball. Un gioco che si impegnò con tutto se stesso per pubblicare in qualche maniera ma non vi riuscì mai nonostante sembra non fosse affatto male.

Invece l’ultima cosa che fece (con cui si conclude pure il libro) fu quella di scrivere un romanzo poliziesco che riprende molti stilemi tipici del genere (ma ne sovverte anche altri, in modo da risultare più intrigante per il lettore), romanzo che Auster non è che valutasse molto e infatti considerava e considera tutt’oggi un’opera meramente “commerciale”, ovvero creata per incassare dei soldi nel più breve tempo possibile. Di questo romanzo, che invero non ho trovato affatto malvagio, ho già parlato e si intitola Gioco Suicida. Nell’appendice lo troviamo qui ristampato per intero. Appendice che contiene anche il gioco di carte, e i tre atti unici teatrali di cui sopra, che sono: Laurel e Hardy vanno in paradiso; Blackout; Nascondino.

In Laurel e Hardy vanno in paradiso Auster utilizza i personaggi a cui immagino stiate pensando, cioè Stanlio e Ollio. Oltre a esserci scene comiche, ce ne sono anche di serie e fantastiche, perfino meditative. Praticamente Stanlio e Ollio devono costruire un muro accumulando pietre in una certa maniera che apprendono da un libro. Non si capisce dove si trovano. Non si capisce perché siano obbligati a compiere quel lavoro e perché lì appaiano praticamente solo loro, se si eccettua uno sconosciuto che una volta avvistano in lontananza ma che non si avvicinerà mai abbastanza per parlar loro. Stanlio e Ollio non ricordano neppure niente del loro passato. Probabilmente… perché sono morti e si trovano in un non-luogo… Curiosità: questa storia del muro da ricostruire è ripresa anche in un suo romanzo successivo, se non erro La musica del caso, che forse è il suo capolavoro – nota: secondo Auster tutto quello che ha scritto fa parte dello stesso identico libro, presentato in molteplici aspetti, delle volte molto dissimile dalle incarnazioni precedenti, ma pur sempre il medesimo libro.

In Blackout compaiono tre personaggi: Black, Green e Blue. I quali non fanno altro che parlare tra loro. Blue racconta una storia folle. Per mesi ha pedinato una persona che non sapeva chi fosse. Solo che questa persona non fa praticamente nulla di significativo, per quanto non si possa dire che non sia strana. Col tempo, Blue si convince che la persona a cui spedisce i suoi rapporti sia la stessa che deve spiare. Allora decide in qualche maniera di approcciarla, finché…

Se la trama vi dice qualcosa è perché una storia simile compare nel romanzo Trilogia di New York –e siamo a due.

In Nascondino invece ci sono sul palco un uomo e una donna, ognuno in un box rialzato, come fossero impiegati addetti a vendere biglietti di cinema, come fossero simili ma per sempre divisi. L’atto è una metafora dei rapporti uomo-donna, delle incomunicabilità tra loro, ma vuol esser anche piuttosto simbolico della condizione e dell’esistenza umana.

Per concludere, ho trovato questo tomo molto interessante, nonostante probabilmente in principio doveva esser stato concepito come semplice assemblaggio di scarti produttivi dello scrittore.

Serenity

Primo lungometraggio accreditato da scrittore e regista per Joss Whedon. Dopo sette anni sfornerà il blockbuster degli Avengers e la qualità sarà molto più scintillante. Qui invece sembra un altro, in questo film che in realtà dovrebbe essere una specie di epilogo per una serie tv troncata prima della sua normale conclusione. Non c’è niente che sia perfettamente a punto. Dalla recitazione degli attori, alla trama, agli effetti speciali, alla regia. Tutto è abbastanza raffazzonato. In effetti è più una storia da fumetto che da film, per come è realizzata, dunque non siamo di fronte a un film imperdibile. Tutt’altro. Seppure mi abbia sorpreso scoprire come qualcuno consideri tanto questa pellicola.

Siamo nel futuro. C’è una ragazzina con poteri particolari (non si sa bene quali, a un certo punto sembra solo che sappia combattere come una macchina) la quale viene sottratta dal fratello all’Alleanza (una federazione di pianeti che impera su tutto l’universo, che ricorda parecchio gli Stati Uniti) per ridarle la libertà. Ma l’Alleanza si incacchia di brutto. E andando avanti con la storia sembra che i motivi di interesse per la ragazza siano più rilevanti di quanto si potesse supporre, perché lei ha sepolto da qualche parte nella coscienza un’informazione che non vogliono venga divulgata. Allora partono all’inseguimento dei due, i quali trovano riparo su una nave di pirati spaziali, molto sgarrupati anche loro. A render ancor più complicata la questione c’è una razza di uomini bestiali ferocissimi che sembra siano tutti pazzi e infatti praticano cannibalismo. Una razza la cui origine non è nota…

La serenità è tutto nella vita…

L’anello, a letto

Lei era odiosa. Cattiva, violenta. Mi tirava appresso i piatti di porcellana. Ce l’aveva sempre con me. Mi urlava dietro. A letto però diventava quasi dolce. Si faceva tollerante. Si poteva dire che un’indulgenza ondivaga l’accompagnasse. Quando eravamo sotto le lenzuola, non voleva né farmi sfigurare né affossarmi psicologicamente.

Lei era grassa e voluminosa. Molto pesante. Avrebbe potuto facilmente stritolarmi, asfissiarmi, uccidermi. Quando eravamo a letto però sapeva essere dolce e delicata come un coniglietto che salta. Adoravo quanto fosse soffice.

Lei era magra. Anzi, proprio secca come una stampella, un chiodo. Poco invogliante, da quel punto di vista. Le tette non erano pervenute. Ma quando eravamo a letto e il mio sesso le entrava dentro calzandola come un guanto, cominciava un’estasi che lei sapeva condurre come poche. Facevo fare tutto a lei. La vedevo piegarsi fino all’inverosimile e darmi piaceri inimmaginabili.

Con lei invece era impossibile. Litigavamo sempre. Il nostro era un vero rapporto d’amore e d’odio. Avevo compreso che non potevamo andare d’accordo né mai lo avremmo fatto. Quando ci trovavamo a letto però riuscivamo a capirci, ad anticiparci, a completarci come davvero fossimo stati le due metà di una mela. Assieme eravamo perfetti e non ci serviva niente altro. Ma solo a letto.

Lei era altera, irrazionale. Spesso di cattivo umore, sfogava su di me le sue paturnie. Ed era tanta. Non solo alta ma anche larga. Dopo che avevamo giaciuto assieme mi rialzavo sempre da quell’alcova con un larvato senso di colpa, come non fossi riuscito a soddisfarla in pieno. Avrò toccato tutti i punti giusti? Avrò dimenticato qualcosa?, mi chiedevo. Mi rimaneva sempre una sensazione di inadeguatezza. Era troppo grande e qualche parte di lei doveva essermi rimasta per forza estranea. Lei però sembrava non lamentarsi.

Lei invece era minutissima, come una bambolina. Gambine piccine. Braccine piccine. Manine non ne parliamo. Quasi una nana. Un visino da bimba. Però era maggiorenne, lo voglio specificare. Ma aveva tutto piccolo. Anche i suoi buchetti lo erano, piccoli. Le prime volte, anzi sempre… all’inizio dovevo fare attenzione per non romperla. Poi, una volta lubrificato bene e preso gradualmente il ritmo, mi sentivo di entrare in uno spazio comunque ridotto. E di occuparlo tutto. Tutto. Tutto. Con neppure uno spaziettino libero. Quella sensazione me la dava solo lei. A lei sembrava piacesse molto.

Con lui invece fu molto particolare. Un doppio piacere, alternato. Prima uno lo prendeva, poi lo dava. Non ebbi modo di imparare quale delle due azioni preferissi venisse prima perché la relazione non durò troppo a lungo. Sapete, quando si è adolescenti i rapporti si sciolgono facilmente perché ancora non si sa bene come funzionano le cose. Con lui mi sentivo anche un po’ femmina, e questo all’epoca mi dava un po’ fastidio.

Infine venne esso. Un semplice anello. E io avevo sempre adorato gli anelli. Lo mettevo quando volevo scoparmi, fottermi. O fottere. Si capisce la differenza? Forse no. Ma c’è. Potevo usare il punto di vista che prediligevo – cioè che stavo scopando o mi stessero fottendo. Quel giorno che rinunziai ad avere ogni tipo di rapporto con gli altri esseri viventi, quel giorno adottai e scoprii lui. Ero a letto quando mi chiesi: ho forse bisogno di altro? Risposi di no. Un semplice pezzo di metallo che vibra. Se uno si ama, può anche non esser necessario ricercare l’amore negli sconosciuti, ovvero in persone a te estranee, che sono fuori di/da te, giusto?

Vvvvvvhhhh…

“Un anello per domarli…”

Oliver Onions: Bomber

Oggi, volendo celebrare il motivo portante del film con Bud Spencer, Bomber, in cui il simpatico omaccione veste i panni di un ex pugile deluso dalle combine dietro gli incontri di boxe, in realtà vi fornirò una doppia razione della sezione sigle! Difatti ho rinnovato il ricordo di come la sigla del Galaxy Express sia praticamente identica alla suddetta! Difatti si narra che il regista di Bomber, dopo averla ascoltata, se ne innamorò e la volle nel suo film. Allora i fratelli De Angelis (ovvero gli Oliver Onions) gli cambiarono il testo e gliela concessero. 😉

Dato che ci sono, vorrei dire due parole anche sul cartone. Da piccolo mi intrigava parecchio questa idea bellissima di questo treno intergalattico che se ne va in giro per l’universo scoprendo sempre pianeti e culture nuove. E alcuni pianeti erano paradisiaci, altri facevano davvero spavento. Lo scopo del ragazzo che eseguiva il viaggio era quello di trovare un modo per ottenere un corpo robotico, così da vivere per sempre – anche se poi, se non ricordo male, alla fine si renderà conto che era meglio rimanere umani e campare gli anni che gli spettano accontentandosi di quello che la natura gli ha dato.

Da questo anime si evinceva facilmente anche la curiosa fissa del mangaka per le donne alte e magre con i capelli lunghi e biondi, e con la testa a pera. L’autore era Matsumoto, lo stesso di Capitan Harlock. Se date un occhio ai personaggi dei due cartoni infatti li troverete molto simili.

Tornando al Galaxy però, per quanto mi intrigasse, non è mai stato tra i miei preferiti. Forse perché per piacermi avrei dovuto essere un po’ più maturo? Forse perché alcune storie erano un po’ troppo inconsistenti? Chissà.