Francesco Cattani: Notte rosa

Serie di racconti piuttosto enigmatici e rarefatti, legati tra loro attraverso personaggi e atmosfere inquiete. Racconti solitamente piuttosto onirici, in cui forse vi si può trovare il solo filo comune della violenza, mentre per il resto si fatica a dargli un ordine e una direzione.

Fa probabilmente eccezione il solo, visionario racconto che dà il titolo all’opera, il quale sicuramente è anche quello dotato di maggior comprensibilità, che cioè funziona bene dall’inizio alla fine, risultando perfino poetico.

I personaggi che troverete qui si possono distinguere nelle seguenti categorie. Umani per come li conosciamo noi. Umani che però per qualche motivo hanno il volto di paperi (solitamente) o altre bestie. Bestie antropomorfe con il corpo da umani (che risultano sempre essere molto più grandi di stazza, feroci e cattive delle categorie precedenti). Altre creature gigantesche difficili da spiegare…

Cattani disegna bene padroneggiando l’uso del bianco e nero.

Sarebbe bello se il suo talento grafico fosse indirizzato in opere con maggior spessore (e concetto logico). Vi faccio un esempio: immaginate che David Lynch si abbandonasse completamente al suo subconscio. Ne verrebbe fuori qualcosa di affascinante, sì, ma talmente confuso e incomprensibile da chiedersi se tutto sommato ne sia valsa la pena – qui il discorso è lo stesso… Quando invece Lynch non rinuncia al suo stile ma gli dà un senso (in parte coerente e ragionevole) allora ecco opere in cui si grida al capolavoro. Penso di essermi spiegato.

Alita Battle Angel (film)

Ho adorato il manga fantascientifico da cui è tratto questo film, che dire fantascientifico e fermarsi lì neppure sarebbe accordargli un favore, perché era fatto così bene che poteva entusiasmare per più di un motivo, prima di ogni altra cosa forse per l’aspetto emotivo, estremamente coinvolgente.

Ero quasi certo che portando sullo schermo un’opera del genere non si sarebbero raggiunti gli stessi livelli lirici. Invece dobbiamo ringraziare il regista, Robert Rodriguez, se è stato capace in qualche modo di emulare e catturare lo spirito del manga non facendo sfigurare troppo il film nel raffronto.

La storia è abbastanza fedele all’originale e si concentra sul primo arco narrativo della saga. Scelta oltremodo azzeccata, questa. Primo, perché così rimangono molte goduriose parti da narrare – e mi sembra che infatti il finale del film sia abbastanza aperto lasciando più di una speranza per un sequel. Secondo, perché altrimenti si sarebbe rischiato una mistura frettolosa e inconsistente, non sfruttando a dovere le molteplici potenzialità della storia.

C’è questa ragazza cyborg, Alita. Che un giorno viene ritrovata agonizzante (o meglio, viene ritrovato quel che resta del suo corpo meccanico) in una discarica nella quale confluiscono i rifiuti di Salem, l’ultima città sospesa rimasta, sogno proibito di rivalsa di tutti i poveracci che invece si trovano a far la fame di sotto, arrabattandosi tra povertà e violenza estreme.

Il buon professore (un certo Ito) che la trova, per sua fortuna, è uno dei migliori medici meccanici del mondo, tanto che riesce a salvarla donandole un nuovo corpo con cui potersi muovere ed esistere. Solo che Alita non ricorda nulla del proprio passato…

Intorno a lei si muovono altre presenze ambigue, tra chi aspira alla ricchezza e chi per l’appunto ha il chiodo fisso di recarsi a Salem. Dove sembra in realtà esista solo un modo per entrare: vincere un pericolosissimo e violentissimo torneo di rollerblade, che probabilmente qualcuno ha istituito proprio per poter osservare dei miserabili scannarsi fino all’osso tra loro…

Il mondo di Alita è colmo di esseri viventi ibridati con parti meccaniche (come e peggio di lei). E Alita in realtà è una possente e scaltra guerriera, tra le migliori che siano mai esistite, e prima o poi finirà per ricordarlo…

Da un punto di vista grafico colpisce parecchio il volto di Alita, che ha degli occhi molto grandi ed espressivi – sì, hanno usato la computer grafica, e sì, per creare il personaggio si sono basati sulle fattezze di un’attrice realmente esistente. 😉

La sbandata 5/9

Il pensiero di quella ragazza, probabilmente malata, di cui nessuno si occupava, lo angustiò non poco. Così adesso Nemesis pensava ormai sempre a lei.

Allora, nelle visioni che presero a visitarlo, si recava da lei e le parlava: le comprava l’aspirina e le medicine per abbassare la febbre. Poi la rifocillava per bene facendola mangiare cibi che l’avrebbero aiutata a rimettersi in salute. Quando poi veniva il momento di salutarsi, alla fine cedeva a quel pensiero persistente che già da un po’ gli ronzava nella testa: portarsela a casa, giusto il tempo che si rimettesse maggiormente in sesto…

Già, ma se poi quella non guariva? Se, afflitta da una qualche malattia cronica, la febbre non gli fosse più sparita? Avrebbe dovuto tenersi in casa una sconosciuta di cui sapeva per certo solo quanto fosse irascibile e potenzialmente inaffidabile? E se poi quella, una volta gustati i pregi non tanto dell’agiatezza ma della non-disagiatezza, avesse rifiutato di andarsene? Nemesis immaginava le scenate che ella avrebbe potuto montare ad arte per ricattarlo. Affacciatasi alla finestra, avrebbe urlato a squarciagola per dar da bere al vicinato che tentava di violentarla… Nemesis concepiva quanto sarebbe stato complicato sbarazzarsi di quella ragazza bizzosa, se le cose fossero andate male…

Per questo risolse la questione facendo sì, nella propria visione, che lui semplicemente le dicesse: vuoi dormire da me stanotte, così, stando al caldo, con un tetto sulla testa, potrai rimetterti meglio, potendoti fare anche una doccia? Con lei che gli rispondeva grata: magari, sarebbe proprio l’ideale. Sapessi da quanto non mi lavo decentemente… E poi si sarebbe vergognata, perché una ragazza che confessa a un uomo una cosa del genere è pur sempre una ragazza a cui potrebbe premere il giudizio di quell’uomo…

Dunque Nemesis l’avrebbe portata a casa propria, le avrebbe offerto l’acqua calda, i morbidi asciugamani del suo bagno, i deodoranti, i profumi, uno spazzolino da denti. E poi… E poi lei inevitabilmente avrebbe voluto mostrargli riconoscenza. Era quello il punto più delicato dell’intera questione.

Ora, sicuramente Nemesis non voleva che ella gli si offrisse come ricompensa per quel che lui aveva fatto esclusivamente per buon cuore; nondimeno comprendeva pure come quello fosse il solo modo in cui una ragazza come lei avrebbe potuto sdebitarsi. Allora sarebbe stato tentato di dirle che non voleva niente da lei, che non le aveva fatto del bene solo per ottenere di portarsela a letto; dunque la rifiutava… Solo che lei, a quella ricusazione, si sarebbe oscurata come un cielo in un giorno in cui il vento monta forte portando tante nuvole minacciose di pioggia. Allora Nemesis avrebbe compreso che così facendo le avrebbe inflitto una duplice delusione, che lei tra l’altro non era nemmeno in grado di accettare. Dunque alla fine Nemesis, sì, avrebbe fatto l’amore con lei, ma unicamente per non farla sentire ancora più in difetto…

A quel punto Nemesis sorvolava sui dettagli tecnici della visione… D’altronde la vicenda avrebbe potuto complicarsi in vari modi, tra un profilattico bucato, l’alito fetido della ragazza e sopratutto le terribili conseguenze che avrebbe prodotto il fatto (tutto sommato probabile) che ella avesse potuto innamorarsi di lui – e allora quanto sarebbe stato intricato ricambiare quella sbandata che presto sarebbe tornata a esser eccessiva in ogni suo atteggiamento, oltre che sboccata?

Per cui la visione bene o male terminava con lui che generosamente l’amava come mai ella era stata in vita sua: la faceva sentire davvero donna, costringendola a piangere di gioia. Di gioia ma anche di tristezza, perché l’indomani ella sarebbe tornata sulla strada da dove proveniva, e Nemesis non sarebbe stato più il suo magnifico anfitrione, e lei non sarebbe più stata amata fisicamente da lui…

Nondimeno lui sarebbe tornato sempre con contentezza a passare per quella via. E quando l’avrebbe incontrata, le avrebbe offerto il solito pasto ricco di importanti nutrienti. Avrebbero fatto due chiacchiere. E lui le avrebbe parlato del proprio lavoro, del proprio mondo. E lei, e lei… Che cosa avrebbe mai potuto rivelargli se non il vero motivo del perché si trovasse sulla strada e la terribile situazione da cui proveniva o scappasse?

Così la visione finiva. Con quella nella testa, Nemesis riuscì finalmente ad addormentarsi senza sentirsi troppo in colpa nei confronti della ragazza sbandata.

Triangle

Una ragazza, madre di un bambino autistico, nonostante appaia piuttosto confusa, accetta di prender parte a una gita in barca con degli amici. Ma i poveracci non sanno che si imbatteranno in una tempesta che li renderà naufraghi. La venuta di una grossa nave (con curiosamente un solo passeggero a bordo) sembrerà allora che li possa salvare… Ma a dire il vero ciò rappresenterà invece l’inizio del loro incubo (in particolare per la ragazza madre), perché un tipo misterioso, mascherato, cercherà di ucciderli in tutti i modi possibili…

Detto così sembra un comune thriller ma aggiungo che qui troverete loop temporali a non finire. Se amate il genere, vi intrigherà.

Inoltre ho scoperto che il film è particolarmente considerato dai disabili, o almeno da alcuni di essi, i quali, circa alcuni aspetti della storia, vedono contenute in esso possibili metafore sulla loro condizione…

A me è piaciuto.

Blacksad: L’inferno, il silenzio

Quarta parte delle avventure del nostro investigatore felino. Che stavolta si mette sulle tracce di un musicista jazz tossicomane che non si riesce a trovare. Anche in questo caso le cose sono molto meno semplici di quanto appaiono.

Perché il musicista è irreperibile? Eppure si vocifera che abbia sfornato la sua ultima canzone, la più bella di sempre, anche se qualcuno, sapendo dell’esistenza di quella canzone, si è assai spaventato.

Qualcuno sembra lo voglia uccidere, esattamente come sta avvenendo per gli altri membri della sua vecchia band. Allora la soluzione del mistero deve esser celata nel passato…

La sbandata 4/9

Il giorno dopo Nemesis volle passare nuovamente per quella via per accertarsi delle condizioni della ragazza sbandata. Gli si strinse il cuore allorquando la trovò quasi nella stessa identica posizione di quando l’aveva veduta ventiquattro ore prima, con qualche ciuffo di capelli che spuntava appena dall’ampio piumone.

Sicuramente, ancora una volta, non aveva potuto dormire come si doveva la notte e ora doveva recuperare. Sennonché un’idea più subdolamente afflittiva gli si fece spazio nella testa: era malata. Ecco perché stava sempre ferma, non la vedeva più agitarsi, per non dire proprio berciare litigando coi passanti. Nemesis se ne addolorò.

Una ragazza che sta sulla strada, che si ammala, ha molte più probabilità di una persona comune di sviluppare una patologia grave, rifletté Nemesis. Così al ritorno, quando stava per ripassarle davanti, – per quanto la sua indole riservata non glielo avrebbe mai prescritto – pensò che forse era il momento di intervenire. Allora immaginò che, una volta nei pressi di quella panchina adibita a giaciglio, si sarebbe seduto sull’altra panchina gemella che era proprio lì accanto. Dunque avrebbe atteso che lei si fosse accorta di lui; ma se anche lei non l’avesse fatto, lui a un certo punto le avrebbe detto: ciao, come stai? Ti senti bene? Ultimamente ti vedo sempre sdraiata come fossi malata? Hai forse bisogno che ti compri una medicina? Hai la febbre? Su questa via, come saprai, c’è una farmacia…

Ma quando Nemesis effettivamente si trovò a passar di lì, semplicemente, non ebbe il coraggio di fermarsi per cercare di parlarle. Tra le altre cose, temeva che ella avesse potuto reagire in maniera sconsiderata mandandolo a quel paese, per quanto in quel mentre sembrasse invece assolutamente remissiva e battuta dalla vita: bisognosa di tutto l’aiuto del mondo.

Requiem for a dream (film)

Probabilmente lo avevo sempre schivato (nonostante il titolo accattivante) dopo aver visto i primi minuti, data la storia (di drogati) che racconta e lo stile a tratti frenetico in cui viene narrata. Proprio non immaginavo cosa mi perdevo! Una storia terribile, ma pregevole! Tristissima, in cui i personaggi – che non a caso vengono tutti a contatto con droghe – finiscono malissimo: dall’anziana madre che vuol dimagrire dopo aver avuto un invito a partecipare a una trasmissione televisiva; al giovane figlio tossico che vuol svoltare cominciando a commercializzare lui stesso la roba di cui si fa; all’amico di merende; alla fidanzata che fugge dalla famiglia. Finiranno tutti malissimo! Come ad ammonire che chi usa le droghe è a forte rischio di finir male, il che è verissimo. Tanto male che si potrebbe aprire un dibattito se sia peggio ritrovarsi con un arto in cancrena, oppure finire in una clinica psichiatrica dove praticano l’elettroshock, in galera, oppure ridursi a fare porno per ottenere la roba. Fate un po’ voi… Saranno queste le sorti dei nostri protagonisti, nessuno dei quali davvero cattivo.

Infine faccio notare che il regista di questo film, Darren Aronofsky, ha realizzato tutte opere molto diverse eppur interessanti, quindi va tenuto decisamente d’occhio! 😉

Ecco l’elenco dei suoi film finora:

Pi greco – Il teorema del delirio (1998)

Requiem for a Dream (2000)

The Fountain – L’albero della vita (2006)

The Wrestler (2008)

Il cigno nero (2010)

Noah (2014)

Madre! (2017)

The Whale (2022)

Joseph Roth: Il mercante di coralli

Raccolta dei seguenti racconti e romanzi brevi di questo talentuoso e incostante scrittore:

L’ALLIEVO MODELLO

LO SPECCHIO CIECO

APRILE. LA STORIA DI UN AMORE

IL CAPOSTAZIONE FALLMERAYER

TRIONFO DELLA BELLEZZA

IL BUSTO DELL’IMPERATORE

LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE

IL LEVIATANO

Alcune di queste storie sono puro piacere da leggere, per quanta semplice leggiadria contengano. Per l’aggettivo giusto davanti al sostantivo… Probabilmente, da un punto di vista tecnico e di scorrevolezza, uno dei migliori scrittori di sempre (prima che l’alcol decretasse il suo decadimento assoluto).

In genere, i racconti, per un comune scrittore, rappresentano qualcosa di molto inferiore ai suoi romanzi. Non è però il caso di J. Roth, che ha scritto racconti bellissimi, talvolta anche superiori ad alcuni suoi celebri romanzi.

Jimmy Corrigan – Il ragazzo più in gamba sulla terra

La vita è breve, e io non ho tutto il tempo del mondo. Per questo motivo ho smesso di leggere questo fumetto prima di averlo terminato tutto.

In ogni caso il tempo che vi ho dedicato mi è bastato per poter decretare che non mi sia piaciuto.

Già la cosa era cominciata male… Il formato proposto era sbagliato. Il lettering di talune vignette era troppo piccolo per i miei occhi… per cui lo potevo leggere (senza aiutarmi con lenti o quant’altro) solo quando c’era il sole!

Qui si narra la (triste) storia di questo Jimmy Corrigan. Lo vediamo dapprima nelle vesti di bambino a cui vengono costantemente tarpate le ali dai genitori (una madre apprensiva e un padre violento); e poi ci viene mostrato come adulto assai timoroso e complessato.

Si alternano, mescolati, episodi del passato o del presente di Jimmy, oltre che bislacche visioni oniriche spesso scarsamente distinguibili dalla realtà.

Ma la cosa peggiore è che questo fumetto, semplicemente esibendo la vita di Jimmy, demoralizza abbastanza, fin dalle prime pagine.

Ecco, probabilmente l’autore era convinto di star realizzando un fumetto top, mentre invece… da par mio, si è impegnato senza costrutto, perché il frutto della sua fatica gli è venuto piuttosto male.

Questa è la mia critica spietatissima, ma c’è chi lo considera un capolavoro.

La sbandata 3/9

Trascorsa una settimana, Nemesis ripassò per quella via.

Ogni volta si chiedeva se avrebbe preferito rivederla oppure non esser più disturbato da lei, poiché evidentemente la ragazza poteva anche mostrarsi piuttosto fuori di testa quando le prendevano i cinque minuti. E Nemesis aveva idea che quei cinque minuti in realtà fossero molti di più: magari intere manciate di ore nell’arco di una giornata.

La cercò nei paraggi ma non la vide – perlomeno non ad altezza uomo. Allora pensò che per una volta si fosse spostata da qualche altra parte. Ma sbagliava. Infatti, appena scostato lo sguardo verso una panchina, si accorse subito che lì vicino comparivano le sue solite due valigie e che lei stava nientepopodimeno che dormendo pesantemente – così gli parve – sulla panchina stessa, tutta fasciata da una grande trapunta che doveva esser molto calda.

A vederla a quel modo, così malmessa, docile, domata, forse stracca, buttata su quel ricovero di emergenza a quell’ora del giorno inoltrato, Nemesis ebbe un moto di pena. Pensò che la poverina: o la notte prima per qualche ragione non avesse dormito; oppure doveva essersi presa un malanno. Allora ricordò che effettivamente la notte innanzi aveva piovuto. Dunque quella sbandata non aveva potuto riposare; forse s’era pure buscata un brutto acquazzone.

Nemesis si pentì, quasi vergognandosene, di aver avuto verso lei dei pensieri di incomodo. Si sentì assai colpevole di aver quasi desiderato di non vederla più. Adesso, che la scrutava così poco pimpante, comprendeva tutta la sua debolezza.

Dopo averla sorpassata, si girò indietro per constatare se per caso essa avesse reagito al suo passaggio. Ma essa non si era mossa neppure di una virgola. Doveva esser davvero stanchissima.

Al ritornò gli sembro di trovarla sprofondata esattamente nella stessa posizione. Anzi, adesso con la coperta aveva preso a occultarsi maggiormente la testa, come a volersi isolare dal resto del mondo crudele che la confinava in quella condizione di esule.

Pure a casa Nemesis pensò alla ragazza. Allora, quella notte, quando ancora una volta piovve, si domandò dolentemente: come farà la giovane barbona adesso? Dove se ne andrà a dormire? Cercò di far mente locale per individuare nei paraggi almeno un posto coperto. In un primo momento si disse con malanimo che non vi era, perché i tetti dei palazzi in quella zona erano tutti rasenti agli edifici e non comparivano abitazioni con terrazze. Ma poi si ricordò di un luogo, che fungeva quasi da anticamera d’ingresso di un edificio, vicino quelle panchine, in cui compariva una sorta di soffitto riparato. Allora tripudiò per lei, perché essa doveva sicuramente conoscerlo. E non era un caso se aveva deciso di stabilirsi proprio lì.