Chant d’Hiver

Mi fa ridere pensare che un tempo avrei bollato questo film come immensa cagata pazzesca di uno che probabilmente voleva fare il verso a Luis Buñuel pur non essendone minimamente all’altezza, uno che doveva esser un tipo molto presuntuoso…

E invece alla fine mi sono quasi divertito a vedere questo film strampalato, ironico, immaginifico, senza una trama chiara, con un mucchio di personaggi, che contiene anche elementi fantastici (che non c’entrano un mazzo col resto). Un film che non consiglio e non mi consiglierei di (ri)vedere, un film che rasenta l’anticinema (per quanto è disgregata la materia grezza di cui è composto). Però in fondo un film che ha diritto di esistere nella mente (malata? :-D) di chi l’ha concepito. E allora io sono in grado di cogliere la sua bellezza, anche se in giro ce n’è di molta migliore e più cristallina.

Provo a riassumere la trama: delle giovani scippatrici; uno che si è innamorato di una ragazza ma non sa cosa dirle; poliziotti rompiballe o corrotti; due vecchi amici che discutono sempre tra loro, che a un certo punto litigano a causa di una vecchia che piace forse a entrambi (ma comunque tra loro si creerà anche un grosso equivoco); una porta che si apre su un muro, ma solo in certi momenti; altri due che non so chi siano; un padre di famiglia con prole trattato male da una donna, interpretato da Enrico Ghezzi, uno degli ideatori di Blob e Fuori Orario, a cui certo questo film sarà piaciuto un sacco perché l’intera pellicola è una specie di “blob” informe senza trama…

https://www.raiplay.it/video/2020/01/chant-dhiver-28da4951-a8b1-492d-8f75-f8b338cc0eb5.html

Una vita (film)

Chiariamo subito che non c’entra niente col bel romanzo di Italo Svevo. È invece la trasposizione dall’omonimo romanzo di Maupassant.

Questo film francese parla di una ragazza che si innamora di un uomo e poi lo sposa. Poi il suo matrimonio va in crisi perché lui la tradisce con un’altra donna. Poi lei scopre chi è questa donna… Poi ha un figlio… Poi questo figlio cresce e le si allontana e lei comincia ad accumulare un mucchio di debiti per aiutarlo economicamente. Poi il figlio sposa anche una ragazza. Così la madre, che per il figlio farebbe qualsiasi cosa, che era partita più che benestante, finisce per vendersi e impegnarsi tutto quello che può… Tuttavia il finale è positivo.

È un’opera “naturalistica”, con pochi fronzoli, in cui l’obiettivo della telecamera sembra quasi spiare le vicende narrate.

A me è piaciuta.

https://www.raiplay.it/video/2020/05/una-vita-40180756-7318-4e4b-9e3e-93ca0c7a6ead.html

Ultimo minuto (film)

Da bambino questo film mi aveva molto emozionato. Mi ero chiesto come mai non esistessero altri film sul mondo del calcio, il quale a dire il vero pensavo fosse stato qui rappresentato in maniera troppo guasta. Ma ovviamente sbagliavo alla grande, per eccesso di ingenuità. A rivederlo oggi mi è sembrato assolutamente realistico, forse fin troppo tollerante col calcio, anche quello di una volta, che certo era meno cattivo e più dilettantistico di quello di oggi.

È la storia del dirigente sportivo di una società calcistica che si barcamena tra diplomazie e corruzioni, dovendo anche star dietro le bizze di alcuni calciatori che poi si vendono le partite. In più ha una figlia che ha avuto una storia con uno dei suoi calciatori più testa calda.

L’ottimo Ugo Tognazzi è il protagonista assoluto della pellicola, e infatti compare in quasi ogni scena.

Il film (di Pupi Avati, scritto anche con l’apporto del giornalista sportivo Michele Plastino), affrontando senza sosta un mucchio di tematiche, risulta quasi naif. Nel senso che contiene molteplici elementi interessanti che avrebbero potuto anche essere approfonditi maggiormente facendo di esso un prodotto sontuoso. Invece così il risultato è un film carino ma decisamente minore.

Fido (film)

In un’alternativa America anni ’50 o giù di lì, accade un evento (una nebbia radioattiva?) che fa sì che la gente che muore diventi zombie. Così ci si ritrova pieni fino al collo di questi morti viventi. Allora che fare?

Ovviamente qualche imprenditore dritto pensa subito di inventare un collare in grado di calmarli, per utilizzarli praticamente come schiavi. Se il collare però si rompe o è difettoso? E se poi finisce che ci si affeziona a quegli zombie? E se qualcuno se li tromba pure?

Penso spesso a quanto sia incredibile che il concetto di zombie sia entrato così in profondità nella cultura americana (e di conseguenza anche mondiale). Anche a me divertono… ma perché questo successo?

Horror carino. La cosa migliore è la caratterizzazione dei personaggi e del mondo creato. Talmente efficace che affermo senza paura di smentita che da questo film avrebbe potuto tranquillamente trarsi una bella serie.

Altra nota positiva: in uno dei ruoli principali compare quella mora di cui all’epoca ci innamorammo tutti, in Matrix (se non erro lì si chiamava Trinity), qui ormai donna matura, milf con prole al seguito. Felice di averla rincontrata.

🙂

fido

https://www.raiplay.it/video/2018/03/Fido-6c6ecdf3-a57c-416b-811b-c91dde90d5ff.html

Angelo Branduardi: Alla fiera dell’est

In questa celeberrima canzone non ci vedo solo una semplice cantilena che si richiama forse a tradizionali narrazioni orali. Ci vedo molto di più. È come fosse una specie di metafora della vita dell’uomo, del suo inestricabile legame con la natura e anche una specie di racconto sull’ineluttabilità del destino.

Oh!, sarò strano io, ma questo è quello che ci vedo… 😉

Poi ho messo anche la dissacrante presa in giro di questa canzone, di Lillo e Greg… 😉