Anaïs Nin: Henry e June


Un libro che mi ha davvero molto colpito. Non è un romanzo. Sono i diari senza censure di una scrittrice in piena evoluzione esistenziale allo snodo principale della sua vita. Una donna forse frigida, forse ninfomane, forse entrambe le cose. Una donna capace di giacere in una giornata con tre uomini diversi (che ama tutti). Una donna che non sa quello che fa, però lo vuole fare e guai se qualcuno glielo impedisce. Una donna che non sa chi è. Crede di essere qualcuno che verrà spazzato via nel suo prossimo futuro. Una donna che vive nella menzogna costante, che mente anche a se stessa, anche nel suo diario. Una donna che scrive un diario poiché nevrotica. Una donna che ricerca con pervicacia il vero significato dell’amore, del sesso, della vita, della gioia, del dolore, delle inibizioni, delle esperienze del passato che ci formano, dell’essenza della psicanalisi, della seduzione, della vanità, della bontà, del sapersi dare, del prendere quel che si vuole senza sensi di colpa.

Si innamora, tra l’altro, in forme diverse, di Henry Miller e della sua bellissima moglie June. Con il primo sarà donna. Con la seconda desidererà essere uomo.

È un libro che comprerò (dopo che l’ho letto in biblioteca). Perché ho come l’impressione che, sapendo distinguere tra menzogne e verità, che si susseguono incessantemente per tutto l’arco narrativo, si possa arrivare a comprendere la vera natura dell’amore, senza ipocrisie. L’atroce mistero dell’amore.

Avrei voluto inserire numerose citazioni da questo libro ma avendo l’imbarazzo della scelta ho deciso di riportare il passo finale…

Ieri sera ho pianto. Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso. Ho pianto perché non sono più una bambina con la fede cieca di una bambina. Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà: sull’egoismo di Henry, sulla smania di potere di June, sulla mia creatività insaziabile che deve sempre occuparsi degli altri e non sa bastare a se stessa. Ho pianto perché non posso più credere e io amo credere. Posso ancora amare appassionatamente senza credere. Questo significa che amo ugualmente. Ho pianto perché d’ora in avanti piangerò meno. Ho pianto perché ho perso il mio dolore e non sono ancora abituata alla sua assenza.

E così, Henry verrà oggi pomeriggio, e domani io uscirò con June.”

 

Quattro fascistucoli incappucciati


I quattro giovani scelsero con cura la zona. Individuarono il covo nel quale avrebbero potuto trasformarsi in supercriminali (perché loro avevano sempre detestato Batman). Sotto delle impalcature abbandonate sembrava l’ideale. Complice pure la notte, sarebbero stati nascosti dagli occhi di tutti. Poi si trattava solo di aspettare…

Poco dopo scoprirono una coppietta in macchina che si era appartata. Ecco le vittime perfette. Andarono nel loro nascondiglio, si tirarono su i cappucci e presero le mazze: divennero supercriminali. Si diressero come bestie feroci sulla vettura, due per parte. I piccioncini non avevano messo la sicura alle portiere. Fu un gioco da ragazzi per gli incappucciati aprirle e minacciarli coi coltelli sotto la gola. Dateci tutto quello che avete, se non volete che vi ammazziamo!, dissero con crudeltà. Ma la rapina era solo una scusa. Una vile scusa per fare i cattivi. Perché a loro piaceva stare dalla parte dei cattivi, perché erano delle merde fasciste…

Infatti, dopo aver incamerato soldi e cellulari, il ragazzo fu trascinato di peso fuori dall’auto, accerchiato e cominciarono le botte. Poi presumibilmente sarebbe toccato alla ragazza, che prima sarebbe stata stuprata…

Tuttavia i fari di un auto di transito sconsigliarono loro di continuare. Fuggirono, come i conigli fascisti che erano.

I fidanzatini se l’erano scampata bella e tutto sommato neppure avevano ricavato troppi danni. Spaventati, si recarono subito alla polizia per denunciare i fatti.

Ma i quattro fascistucoli non erano contenti non avendo finito il gioco che avevano scelto di fare. L’adrenalina che scorreva a fiumi li aveva inebriati e ne volevano ancora, ancora. Volevano godere del male fatto a un innocente. Avessero potuto trucidare e sgozzare un cane da sacrificare a satana, in quel momento lo avrebbero fatto. Prima di tornare a casa, volevano andare fino in fondo almeno una volta con qualcuno.

Mezz’ora dopo erano ancora per le vie a cercarsi un’altra vittima. Trovarono un ragazzo che tutto solo si avviava verso la stazione della metro. Si ritrasformarono in supercriminali e gli si gettarono addosso con le mazze. Stavolta neppure la scusa della rapina… Menarono ovunque: alle gambe, alle braccia, al torace e alla testa. Poi il sangue macchiò l’asfalto. Il ragazzo era ormai da un pezzo che neppure si muoveva più. E loro non si erano fermati.

Non era più così divertente per i quattro fascisti incappucciati. Allora se ne andarono via, ognuno alle rispettive casette di appartenenza, con gli amorevoli genitori che li aspettavano. E quando uno di loro rincasò, il padre lo incrociò sull’uscio e gli fece una domanda, anche se non gliene faceva quasi mai circa la sua vita notturna. Come va, vi siete divertiti?, gli chiese con tedio. E il ragazzo con un mezzo sorriso rispose: abbastanza.

Il giorno dopo la polizia riuscì a rintracciarli, dato che gli spietati quattro incappucciati erano stati così furbi da non accorgersi di essere ripresi da una telecamera, che li aveva immortalati mentre si trasformavano in supercriminali (che coglioni! Beh, i fascisti lo sono sempre).

I quattro vennero condotti in caserma dove si sciolsero all’istante piangendo come vitellini al macello. Confessarono tutto, d’altronde le prove erano schiaccianti. E quando gli agenti che li interrogavano chiesero il motivo delle loro turpi e vigliacche azioni gratuite, i ragazzi risposero che, il loro, voleva essere solo un gioco, volevano vedere cosa si provava a stare dalla parte malvagia. Ma sicuramente non ci sarebbero più stati da quella parte, perché loro in fondo erano buoni, aggiunsero. Non volevano ammazzare nessuno. Solo ridurre qualcuno in fin di vita.

Due di loro finirono in carcere. Gli altri due, curiosamente, no (mi chiedo se sia il caso di scrivere un secondo raccontino per approfondire questa tematica. Davvero volete che lo faccia? Mi vengono in mente solo motivazioni inconsistenti e truffaldine)…

Così, quattro giovani ragazzi incappucciati avevano compiuto la violenza peggiore di tutte: una violenza gratuita contro qualcuno che neppure conoscevano. Cioè, capirete bene che qualora magari fossero vissuti in un paese senza libertà e quella violenza l’avessero indirizzata verso il dittatore che li opprimeva, tutto sarebbe stato molto, molto diverso, perché quella violenza sarebbe stata sacrosanta. Anche qualora avessero aggredito qualcuno che stava semplicemente loro sulle palle, tutto sommato le cose sarebbero state diverse, anche se analogamente non giustificabili. E invece no. Loro avevano voluto pestare degli sconosciuti, perché volevano fare i cattivi, per il gusto di perpetrare della violenza fine a se stessa. E così facendo, si erano macchiati del peggior reato possibile immaginabile: il dispregio per la vita e il dolore altrui.

E quale pena avrebbe potuto lavare una colpa così considerevole, una colpa che se compiuta una volta nella vita, già sarebbe stata una volta di troppo?

Solo dedicando il resto delle loro vite ad aiutare il prossimo avrebbero potuto forse, e sottolineo forse, espiare le loro gravissime colpe. Sennò una giusta condanna per essi sarebbe potuta essere quella di staccar innanzitutto loro gambe e braccia, in modo da essere sicuri che per nessun motivo al mondo avrebbero potuto ripetere quei loro gesti dissennati; e poi di essere angariati a loro volta da gente come loro. Questa sarebbe stata una giusta condanna. Ma, certo, un paese “civile”, non gliel’avrebbe mai accordata.

Dunque, comunque la si veda, i quattro fascistucoli l’avrebbero fatta franca: avrebbero scontato una pena molto inferiore al dovuto, sempre se tale pena davvero sarebbe stata loro combinata, che era il minimo che si imponesse.

E poi che cosa vogliamo dire delle famiglie dei quattro fascistucoli? Tutti loro dissero che non sapevano quanto i loro figli fossero sulla cattiva strada. Molti di loro dissero che non sapevano proprio cosa potevano aver sbagliato nell’educazione dei loro cari figliuoli fascistucoli. Qualcuno addirittura li difendeva, difendeva l’indifendibile, perché nella loro ottica le cose loro erano sempre più importanti delle cose altrui: il proprio orticello contava, mentre quello degli altri no (faccio notare che questa è un’ottica prettamente mafiosa). Invece di dare un calcio nel culo ai loro figli degeneri, se davvero erano stati dei figli che non gli somigliavano, li difendevano insensatamente. Fino a negare l’evidenza.

Non si parlava di malati di mente non responsabili delle loro azioni. Ma solo di ributtante feccia fascista che con le loro azioni mostravano ancora una volta quanto disprezzo avessero per la vita e la civiltà. Mostravano al mondo quanto fosse intollerabile tollerare la loro nefasta esistenza su questa terra.

E finché li tollererete (perché siete voialtri che li tollerate, che permettete loro di esistere, voi che vi dite “società civile”), ci sarà bisogno di qualcuno come me che ci scriva sopra un racconto.

 

Privacy zero

Ho visto il documentario su LaF “Rete padrona: Privacy zero” e adesso sono molto incazzato. Lo consiglio a tutti.

Ogni tanto, su feisbuk, mettete dei mi piace a ca$$o, mi raccomando, così li depisterete. Io una volta l’ho messo pure a ignaziolarussa, pensa un po’ te, cioè la feccia della feccia (sto esprimendo un giudizio politico, per cui non sono querelabile)…

Sto pensando a dei metodi per fottere tutti quelli che ci spiano togliendoci anche libertà elementari…

Lo sapevate che quando cancellate un’immagine quelli se la tengono e potrebbero usarla a fini commerciali come e quando vogliono?

Uno una volta ha scritto un tweet in cui diceva che andava a distruggere un certo paese (era un modo di dire). E quando è entrato in quel paese, l’hanno fermato all’aeroporto chiedendogli cosa intendesse in quel tweet. Ci sono tanti casi simili che i media non riportano…

Sadik e Masokist


S: Adesso ti farò tanto male…

M: Oh, sììììì!

S: Anzi… no!

M: Oh, no! Sei crudele!

S: Eh! Eh!

M: Mi fai tanto soffrire… Oh, che bello…

S: Cos…?! Allora ti farò male come ti avevo detto!

M: Davvero? Oh, che bello! Allora incomincia…

S: Cos…?! No, no, tu ne godresti troppo e io non voglio! E io non voglio!

M: Oh, no! E allora che farai?

S: Non farò un tubo! Eh! Eh!

M: Oh, no! Così mi farai tanto soffrire… Che bello!

 

15 +1 principi di vita


1 Puoi fare tutto quello che vuoi, purché non arrechi danno a nessuno.

2 Si può fare l’amore e instaurare un rapporto profondo con chi si desidera purché si sia tra persone adulte e consapevoli e purché sia chiara la natura dei rapporti. Cioè se per esempio si sta assieme perché uno è innamorato mentre l’altro lo fa per sesso, quel rapporto non va bene.

3 Gli esseri umani nascono egocentrici e imperfetti. Per cui bisogna sempre sforzarsi di migliorare. E dato che non si raggiungerà mai la perfezione, occorrerà sforzarsi e migliorare per tutta la vita.

4 Bisogna volersi bene. Se non ci vogliamo bene probabilmente non ci hanno insegnato a volercene appropriatamente.

5 Se in passato avete commesso errori gravi che vi ossessionano, potete sempre espiarli divenendo una persona migliore e facendo del bene agli altri. Si è quello che si fa nel presente, non quello che si è fatto nel passato.

6 La felicità è un’astrazione mentale. È un’esperienza soggettiva, non oggettiva. Da ciò ne consegue che possiamo in larga misura scegliere di essere felici.

7 Sempre meglio una terribile verità che una bugia ambigua o un’omissione. La verità prima o poi sarà superata, per quanto possa essere brutta. La bugia o l’omissione invece potrebbe essere come una ferita che non si chiuderà mai, che un giorno potrebbe infettarsi per portare alle ovvie conseguenze.

8 La morte fa parte della vita e va accettata. Tutto ciò che vive un giorno morirà. Ma questo non vuol dire accettare passivamente che la nostra società ci avveleni giorno dopo giorno, istante dopo istante, in cambio di un presunto “progresso” che in realtà arricchisce solo i soliti prepotenti e a noi non fornisce quella “felicità oggettiva” di cui qualcuno parla.

9 Cercate sempre di dire o comunque esprimere chiaramente ciò che provate. Non fa bene tenersi tutto dentro. E cercate di parlare la stessa lingua di colui con il quale vi relazionate. Molti dissidi e dolori inutili nascono dal non comprendersi perché ci si esprime in maniere differenti.

10 L’ironia deve essere una componente fondamentale della vita. Non drammatizziamo sempre ciò che ci accade. Inoltre spesso le cose non sono poi così brutte. Interrompere una relazione con una persona sbagliata per noi è qualcosa che dobbiamo auspicare, non su cui piangerci sopra.

11 L’essere umano è un animale sociale e dunque ha bisogno di relazionarsi con gli altri. Non dimentichiamolo mai.

12 È normale desiderare di appagarsi attraverso i piaceri. Ma un piacere che dà dipendenza o che è deleterio non può dirsi un vero piacere e va considerato come un’ossessione di cui liberarci al più presto.

13 Bisogna fare molta attenzione a ciò che si prova e che si pensa. Alcune volte non ci rendiamo conto che quello che proviamo o pensiamo deriva dall’influsso nefasto di qualcuno. Gli esseri umani sono molto sensibili e fragili. Basta poco per mandarci in mille pezzi. Ma così come basta che uno la mattina sia sgarbato con noi attraversandoci la strada per disporci al malanimo, alla stessa stregua basta ricevere un bel gesto, magari gratuito, per improntarci a una disposizione mentale più positiva. E scegliamo il bene, dunque.

14 Il Potere delle persone sulle altre persone è sempre sbagliato. E un giorno, quando saremo la maggioranza ad averlo capito, faremo la Rivoluzione, abbatteremo ogni forma di Potere e saremo tutti felici. Chi vuole governarci desidera solo il proprio marcio benessere a discapito del nostro. Tutti quelli che hanno qualcosa di più, lo hanno a discapito di chi non ce l’ha o ne ha di meno.

15 Su alcune cose non si può essere neutrali e bisogna prendere una posizione. Non si può dire che non ci riguardano o che non abbiamo tempo o non ne sappiamo nulla. Se in tali casi non prendiamo posizione, è come se ci affiliassimo con la parte sbagliata.

15 + 1 Gli animali sono purtroppo l’ultima ruota del carro di questo nostro mondo malato. Loro non hanno praticamente diritti. Loro possono essere torturati e seviziati senza che i colpevoli paghino quel che meritano. Cerchiamo quindi di avere un occhio di riguardo per gli animali e pensiamo che non esistono animali malvagi. Anche quegli animali domestici che magari ci potrebbero sembrare aggressivi, magari lo sono per colpa dell’uomo o perché magari sono malati e noi non lo sappiamo.

 

Luxuria neo piduista?


 

P: adesso tutto il mondo sa che posso costringerlo a fargli fare qualsiasi cosa!

P: adesso tutto il mondo sa che lo tengo per le palle!

P: adesso tutto il mondo sa in realtà chi porta i pantaloni in famiglia!

P: se potrebbi lo facessi!

*

B: me tapino!

B: mamma mia come mi son ridotto male! Come ho potuto ridurmi così, come?!

B: mi faccio pena da solo!

B: dalle tope alle cesse! Dalle fighe agli invertiti!

B: no, ti prego no! La foto no! Pure la foto vuoi fare per umiliarmi?!

B: che tocca fa pe’ campà!

B: ahi! Bei tempi andati!

B: è da questo che si vede quanto sia calato il mio potere d’acquisto!

B: altro che bunga-bunga! Qui al massimo finisce a incularella!

B: spero tanto che non si aspetti di essere trattata/o come le altre!

B: spero che non mi trovi attraente…

B: oddio, non vorrà mica che ci provi anche con lei/lui!

B: Nicole, dove sei amore mio?! Quanto rimpiango il tuo velo da suora e le tue tette grosse! Che bello quanto ti battezzavo!

B: sono proprio diventato un povero vecchio!

*

L: beh, abbiamo passato una bella serata!

L: come abbiamo mangiato bene!

L: lo faccio per i diritti dei gay, io! Mica per crearmi nuove strade!

L: spero che così gli spacciatori cattivi non mi diano più fastidio, ora che sto sotto la sua protezione!

L: la prossima settimana vado da Riina a discutere di affiliazione aziendale ed esplosivi al plastico…

L: assumiamo un’aria contenta! Nessuno deve pensare che mi sono venduta! Devono credere che credo davvero in quel che faccio! Che mi sacrifico per i DIRITTI DEI GAY!

L: se mi chiede di ciucciarglielo glielo ciuccio subito!

L: sicuramente preferisce essere attivo che passivo, ma non si sa mai… Devo essere preparata… Tanto a me va bene tutto…

L: Non è poi così cattivo il drago da vicino! Non ci ha neppure provato con me! Girano certe voci esagerate su di lui!

L: in fondo è una brava persona! P2, Mangano, Dell’Utri, l’evasione fiscale, i fondi neri, le tangenti, Mills, la Mondadori, la prostituzione minorile… non bastano mica per descrivere la vera moralità di una persona!

*

D: sarò stupido io, ma capto un’atmosfera appena appena un po’ ristagnante rispetto al passato. Ma dove sono finite tutte quelle belle ragazze che mi facevano tante feste? Qui da un po’ c’è un’aria così morigerata…

D: non so chi dei tre puzza più di sperma…

D: mi è venuta voglia di fare la cacca. Ma nessuno che mi accompagni fuori per defecare. Mo gliela ammollo sotto il divano a sti bastardi che stanno sempre a spupazzarmi ma non pensano minimamente ai miei bisogni primari… Bastardi!

Eclettiche lacerazioni d’infanzia #5


Fu Azrael che fece apprendere a Nemesis i dettami del gioco degli scacchi. Azrael, oltre a essere il fratello maggiore, da bambino era giudicato molto intelligente, più di Nemesis. Così all’inizio lo batteva sempre. In seguitò però subentrò un lungo periodo nel quale i due potevano dirsi più o meno sullo stesso livello.

Poi seguì un ulteriore periodo nel quale Azrael cominciò a battere ripetutamente Nemesis. Ma un giorno Nemesis, arcistufo di dover sempre chinare il capo alle strutturatissime astuzie di Azrael, decise di impegnarsi al massimo delle sue capacità. E da allora le sfide con Azrael divennero sfiancanti partite interminabili nelle quali alla fine però prevaleva sempre Nemesis. Questo almeno all’inizio.

Da ultimo i rapporti di forza tra i due si stravolsero in maniera spropositata a favore di Nemesis, e Azrael, consumato da quel confronto inumano, cominciò a essere battuto facilmente, solitamente in meno di un’ora.

Azrael non afferrava la natura delle strategie che gli si opponevano, le quali si rivelavano essere sia accorte che vincenti. Come pure non capiva dove mai il suo fratellino avesse potuto assimilarle.

Un giorno, dopo la decima debacle consecutiva, rovesciò la scacchiera e, irato, dichiarò che non avrebbe più giocato a scacchi con Nemesis in vita sua.

E così fu, perché da allora rispettò la sua parola e Nemesis dovette accontentarsi di sfidare il computer, il quale solitamente sconfiggeva, quando aveva la pazienza di attendere che esso si decidesse a muovere…