Dunkirk

Con questo film Nolan ci dimostra che non sa solo dirigere film che si interrogano sul concetto fisico/scientifico di tempo. Difatti questa storia, costatagli un lavoro di svariati anni di ricerca e approfondimento, si ispira e narra vicende di guerra più o meno realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dei soldati inglesi si ritrovarono incagliati in terra francese, su una spiaggia, in attesa di tornare in patria, con i tedeschi alle porte che li bombardavano tranquillamente, e i francesi che mantenevano una caparbia resistenza ma non potevano fare a meno di perder sempre più posizioni.

Praticamente si tratta di un film corale (anche se ci si concentra su alcuni personaggi in particolare) che segue tre diverse linee narrative, tra l’altro una a terra, una in mare e una in aria. In questo modo Nolan è come se fornisse una visione panoramica dell’intera vicenda. Il risultato ultimo è eccellente. Il film è pieno di tensione, dal principio alla fine, con alcune scene enfatiche di catartico sollievo.

Anche le musiche accompagnano perfettamente gli stati d’animo dello spettatore e dei protagonisti.

Il film dura meno di due ore ma è talmente intenso che sembrano di più. Alla fine si rimane esausti – e questo non è affatto casuale perché anche in altri film di Nolan accade esattamente la stessa cosa.

Se amate i film di guerra giudicherete questo film un vero e proprio capolavoro. Ma anche se non amate questo genere è indubbio che valuterete questo film assolutamente riuscito.

Nolan, ripeto ancora una volta, è uno dei registi contemporanei più bravi in assoluto. Qui ne fornisce un’ennesima soddisfacente prova.

La guerra la fanno gli Stati, non i popoli

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

In Sicilia, in ogni paese c’è uno scemo – ‘u babbu ro paisi[1] . In alcuni ce ne sono anche due o addirittura tre. La colpa è sempre stata delle madri. Qualunque fosse il difetto: genetico, fisico, estetico, il reclamo si porgeva sempre all’origine della fabbricazione. Spesso era motivo di abbandoni e separazioni. Spesso le donne […]

Debito storico? No. Solo un po’ di etno/antropologia. — Al di là del Buco

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Di questo parlo anche nel mio ultimo libro. Il sangue brucia. Ma non si spegne con l’acqua. Mi ha colorato i capelli di rosso e mi ha fatto la pelle debole al sole. Il sangue di Sicilia non finisce mai. Se non è abbastanza, arriva quello di riserva. Tenuto al fresco. In cantina. Tra le […]

Sangue pazzo: la carnalità palermitana — Al di là del Buco

Mister Hyde contro Frankenstein (fumetto)

Secondo numero della collana Weird Tales della Cosmo che si occupa di rielabora celebre letteratura horror del passato facendo incontrare personaggi provenienti da percorsi e autori diversi. Stavolta è stato il turno del mostro più famoso di tutti e del malvagio più malvagio di tutti (dato che è la rappresentazione di tutto il male che compone l’essere umano).

La vicenda narrata però si è rivelata fin troppo e inutilmente complessa. Il sangue del mostro dovrebbe curare e rendere maggiormente stabile, secondo il dottore, il siero che lo trasforma nel cattivone. Questo il movente del dottore per cercare il mostro. Metteteci poi in mezzo pure personaggi storici realmente esistiti e teoricamente contemporanei, come l’Uomo Elefante e Sigmund Freud, e il gioco è fatto.

Diciamo che poteva riuscire meglio. In compenso i disegni, come la volta scorsa (quella di Holmes contro i vampiri) sono ancora una volta all’altezza della situazione.

Paul Auster: Lulù on the bridge (sceneggiatura)

Alcuni decenni fa a Paul Auster viene in mente una storia. Dato che sarebbe da realizzare più come film che come romanzo, e che lui viene già da due esperienze registiche che l’hanno sfinito (Smoke e Blue in the face), prova a ignorare la voce di quella storia. La quale però ormai gli è entrata nella testa talmente prepotentemente che non lo lascerà stare finché non l’avrà in qualche modo portata alla luce. Allora, per liberarsene, prova a scriverla sotto forma di romanzo. Sennonché il risultato ottenuto non lo soddisfa affatto, proprio perché la storia è troppo visiva per i suoi gusti. Allora infine cede: scrive una sceneggiatura. Di seguito prova a passarla al suo amico Wenders. Il quale in un primo momento accetta di portarla in scena. Ma anche qui c’è un intoppo… Infatti un bel giorno Wenders si rende conto che tutti i suoi ultimi film parlavano di registi che stavano facendo un film, cosa che in parte succede anche in Lulù in the bridge. Allora decide di declinare la proposta di Auster. Al quale non resta che dirigere lui stesso la propria opera, anche se all’inizio non ne aveva affatto voglia…

Dunque la storia di Lulù on the bridge esiste sia sotto forma di sceneggiatura, che ho letto, che sotto forma di film, che, se la mia mente non mi inganna, devo aver veduto secoli fa.

Leggere una sceneggiatura ovviamente è diverso da leggere un romanzo. Comunque posso dire che mi sia piaciuta. Si parla della vicenda di un certo Izzy, un musicista di buon successo, molto chiuso in sé, egocentrico e scontroso, a cui un giorno un fuori-di-testa spara. Quell’incidente, oltre che portarlo a un passo dalla morte, lo costringe a cambiare completamente vita. Lui era un musicista, e la musica era tutto per lui: ora non può più suonare. Così non sa più che fare della propria vita. Poi un giorno, per strada, si imbatte in un uomo morto ammazzato con accanto una valigetta. D’istinto Izzy la prende e se la squaglia. Dentro la valigetta trova una pietra che sembra magica: al buio irradia una luce azzurra e si solleva in aria. Ma non solo: probabilmente emana anche un’energia vitale, positiva. A ogni modo la pietra lo porterà a incontrare la donna della sua vita, che vuol far l’attrice. Solo che quella pietra è molto ambita e i tizi che hanno accoppato il tizio che la possedeva in precedenza torneranno alla carica per riottenerla…

Il film ha come protagonista maschile Harvey Keitel e per protagonista femminile Mira Sorvino. Non credo venga passato troppo spesso. Difatti, pur essendomi rimasto impresso il titolo, non lo ricordavo quasi per niente.

Il libro è corredato con foto di scena tratte dal film. Inoltre alla fine presenta una ricca sezione con interviste al regista e ad altri componenti della produzione.

“Lulù?” “Uì, se mua!”

Fiato sospeso (fumetto)

Olivia è una ragazzina nata con molteplici allergie che la tengono lontana dal mondo. Si sente come un pesce in una vasca, mentre fuori c’è tutto un mondo che vive esperienze che le sono precluse. Il suo unico amico è un bambino più piccolo, delle elementari, mezzo genio, con cui condivide una storia di esclusione. Il suo forse unico divertimento capace di farla sentire libera è invece andare in piscina, dove può nuotare per ore…

Una storia toccante, nella prima parte triste, ma con un finale ottimistico.

I disegni sono semplici, tondeggianti, come fossero fatti da bambini.

I colori sono solitamente avvolgenti e caldi.

I testi sono didascalici e stringati ma colpiscono nel segno.

Alla ridda camuffata dell’impostura (Parte III)

Da una delle uscite di sicurezza che immettevano direttamente sul pianerottolo, Nemesis scorse affiorare Yellow Man e Pelle Liscia. Poi la porta si richiuse così come improvvisamente si era aperta.

Era quella una strana accoppiata, che Nemesis non aveva mai veduto scambiarsi una sola parola. Pensò dunque di farci una capatina. Si chiese se per caso non avrebbe rotto le uova nel paniere a Yellow Man, ma questi era uno dei tipi maggiormente assennati lì dentro, e non avrebbe mai provato un approccio con Pelle Liscia sapendola così libertina e sospirata. Quindi non vi era nulla da temere e Nemesis non avrebbe troncato proprio nessuna relazione sul nascere…

Aperta la porta capì però subito il suo grande abbaglio. In realtà Pelle Liscia, Yellow Man, come anche Plastic Boy, il Calvo Venditore e Troia Fumante (anche loro lì, assieme a un mucchio di altre persone) avevano tutti una cosa in comune: erano fumatori (del cazzo). Una nuvola di fumo infatti si stagliava alta come se quel luogo fosse stato la ciminiera di una fabbrica di materiale chimico. Era invero Plastic Boy quello intento a provarci con Pelle Liscia, non Yellow Man, che sorseggiava tranquillo dell’aranciata. Mentre Troia Fumante si godeva quelle boccate di puro veleno sorridendo laidamente, e il Calvo Venditore era immerso in una discussione politica su chi fosse meglio, se i personaggi della squallida Destra, o quelli della misera Sinistra. Pelle Liscia, notando lo stupore di Nemesis, volle prenderlo per i fondelli.

«Volevi forse qualcosa?», gli disse sardonica, avendo da tempo intuito quanto il malcapitato fosse incompatibile col fumo di sigaretta.

Nemesis fece in tempo a incrociare gli occhi placidi di Yellow Man, arrossì, quindi, richiudendo subito la porta, mentì:

«Niente. Cercavo uno…»

Ormai, non sapendo più dove sbattere la testa al muro, decise di assaggiare la famosa fetta di panettone gentilmente offertagli da Faccia di Luna. Ma, proprio come aveva sospettato, la ravvisò rancida, come si fosse trattato di un fondo di magazzino dell’anno prima.

Il trovarsi a quella festa, dove pareva che tutti fossero felici e contenti, mentre lui era negletto e triste, gli fece continuare ad avvertire in bocca quel sapore anche dopo che ebbe ingoiato il mal boccone.

Per qualche motivo si ricordò di quando, da bambino, dei suoi amichetti discoli gli avevano appiccicato sulla schiena un cartello con su scritto “Cry-Baby-Cry!” – poiché era risaputo che Nemesis fosse un irriducibile piagnone

Pelle Liscia non rinunciò a sferzarlo…

Giuseppina Torregrossa: Morte accidentale di un amministratore di condominio

Si sa, gli amministratori di condominio sono tutti un po’ ladri e non risolvono i problemi della gente. Per cui… Chi di noi non ha mai sognato di ammazzare un amministratore di condominio? Quando ho visto questo titolo, non ho resistito. Dovevo leggerlo! 😀

La lettura si è rivelata un mero intrattenimento. Il tono del libro è molto ironico. Scorre via veloce, senza approfondimenti di sorta. I personaggi sono sempre solo accennati. Compreso l’ispettore incaricato delle indagini.

La vicenda si apre con la fresca morte della madre dello stesso – pure questa appena accennata, tanto che verrebbe da pensare che la storia si incastri in altre avventure narrate precedentemente… C’è stato un delitto in una palazzina bene. È morto l’amministratore di condominio, un tipo che sembra avesse il vizio delle donne. La sua scomparsa parrebbe accidentale. Eppure molte cose non tornano. Vi anticipo solo che l’autrice, ritratta in terza di copertina con un bel sigaro in mano – e ciò non depone a suo favore nemmeno un po’ – ha elaborato un’uccisione assai inverosimile…

Kill the administrator!

Elegia Nera

Elegante fumetto francese, poliziesco, in bianco e nero, alla Chandler. Se vi piace il genere rimarrete molto soddisfatti.

Il protagonista è un consulente giuridico, praticamente detective privato, che si lascia trasportare in un grosso guaio dalla solita bionda fatale la quale cerca un aiuto per effettuare il “semplice” furto di alcuni dossier che dovrebbero preservare la reputazione della povera immacolata vittima. Ma a ladrocinio avvenuto lei lo frega facendogli piombare addosso una gang che lo pesta. Di lì a poco il giro si complicherà sempre più. Cosa contenevano davvero quei dossier? Per chi lavorava la ragazza? Chi voleva incastrare davvero? Sono tutte domande a cui il nostro (alcolizzato) eroe arriverà infine, ovviamente lasciandosi dietro una lunga scia di bastonature e anche sangue…

Il disegnatore è bravo ma ama rendere caricaturali i volti dei personaggi.

Vatti a fidare delle bionde…

Chi ci risarcirà?

Chi ci risarcirà delle persone lasciate morire, col metodo della tachipirina e della vigile attesa?

Chi ci risarcirà dei medici di base e delle farmacie che non rispondono al telefono?

Chi ci risarcirà dei vecchi lasciati morire negli ospedali per favorire i più giovani?

Chi ci risarcirà dei vecchi murati vivi nelle rsa, poi contagiati e poi abbandonati a loro stessi senza nemmeno poter vedere i loro cari o dirgli addio?

Chi ci risarcirà dei medici e degli infermieri impreparati che infettavano coloro che avevano attorno?

Chi ci risarcirà degli ospedali che hanno gonfiato il numero dei morti per covid per ottenere un beneficio economico?

Chi ci risarcirà del fatto che in Italia si è morti di covid molto più che in altri paesi del mondo?

Chi ci risarcirà se la Lombardia ha il tasso di mortalità più alto del mondo per covid?

Chi ci risarcirà dell’odio, dapprima per quelli che andavano a correre e poi per chi legittimamente non si vaccinava perché, giustamente, non si fidava?

Chi ci risarcirà di regole assurde, tipo quella dell’obbligo di portare i guanti (che favorivano il contagio invece di contenerlo)?

Chi ci risarcirà delle questioni mai evase di cui si diceva “dopo ci penseremo”?

Chi ci risarcirà delle regole create con l’accetta senza mai tener conto dei casi particolari?

Chi ci risarcirà delle discriminazioni palesi, con i soliti figli e figliastri?

Chi ci risarcirà per le leggi fasciste contro cui si è mossa solo una piccola minoranza?

Chi ci risarcirà per le morti e per le reazioni avverse per il vaccino?

Chi ci risarcirà per un paese in cui la sinistra è ormai destra a tutti gli effetti?

Chi ci risarcirà per averci dimostrato che Mario Giordano è meglio della maggior parte dei giornalisti italiani?

Chi ci risarcirà per la rimozione sistematica della realtà nella narrazione quotidiana?

Chi ci risarcirà per la propaganda di regime?

Chi ci risarcirà per la memoria a lungo termine, del tutto cancellata dalla testa degli italioti?

Chi ci risarcirà per l’umiliazione dei tamponi, le file, la ghettizzazione, i costi gonfiati?

Chi ci risarcirà per le multinazionali dei farmaci che fanno soldi a palate con vaccini che non funzionano come dicevano, con la complicità di governi corrotti?

Chi ci risarcirà per l’aumento delle bollette, per renderci tutti più poveri e ricattabili?

Chi ci risarcirà di tutte le infinite cazzate dette dai virologhi, presentati come novelli santoni?

Chi ci risarcirà di aver avuto un premier analfabeta funzionale?

Chi ci risarcirà per le colpe dei potenti, che hanno reso le nostre vite estremamente più complicate, colpe che il popolo ignorante non farà mai scontar loro, poiché già dimenticate o neanche comprese?