Cartoni irrinunciabili: Ken il guerriero!

Tempo fa un blogger mi chiedeva se me lo ricordavo Ken il guerriero. E certo! Anche Ken il guerriero ha tutti i requisiti per essere citato in questa rubrica! Ci mancherebbe!

Fu un cartone di grande successo, replicato più volte. Nel suo genere si può dire che fu anche abbastanza, per certi versi, innovativo.

La storia (tratta da un manga): dopo un qualche grosso disastro nucleare la civiltà è rapidamente regredita verso il caos più completo. Ogni prepotente spadroneggia senza che nessuno abbia la forza di opporsi… Eppure esiste una luce capace di rischiarare le tenebre in cui il mondo è sprofondato: Kenshiro! Che in realtà è semplicemente alla ricerca (almeno nella prima serie) della sua amata Giulia, rapita da qualche supercattivone che gliel’ha soffiata.

Kenshiro è uno dei più alti esponenti di una antica e letale scuola di arti marziali, Hokuto, e userà tutta la sua forza e la sua tecnica contro chi gli si parerà contro. Tuttavia Ken non è il solo combattente in grado di spazzare via orde di persone con alcune velocissime mosse e colpi piazzati nei punti giusti… Ci sono molti altri maestri sparsi per il globo: alcuni si dimostreranno suoi amici, mentre altri no.

Il mio personaggio preferito (della prima stagione) era Rei, perché era buono e nei suoi abiti c’era quell’azzurrino che lo faceva sembrare ancora più buono…

😉

Cartoni irrinunciabili: Occhi di gatto!

Ritorno a questa rubrica (momentaneamente sospesa a favore della meno impegnativa “Sigle”) per celebrare brevemente questo cartone che credo ormai conoscano tutti. Eh, sì, perché quando un cartone vale, nella maggior parte dei casi, viene replicato più volte, così che finisce per esser conosciuto tanto dalle nuove leve quanto dalle vecchie! 😉

Occhi di gatto è la storia di tre ragazze bellissime che nascondono, dietro un’ordinaria e pacifica facciata da bariste, una doppia vita di ladre abilissime. Ma non sono cattive, e non è che si siano date al crimine per cupidigia o gusto di infrangere le regole. Si dà il caso che con quei furti non vogliano far altro che rientrare in possesso di opere appartenute al defunto e amato padre.

Dovranno affrontare sempre nuove e impegnative sfide, e sopratutto l’opposizione della polizia che, ovviamente, si è messa in testa di arrestarle. E fatalità il poliziotto maggiormente incaricato del casi che le riguardano altri non è che il fidanzato un po’ frescone di una delle tre.

Risate, azione e commedia rosa garantiti per questo anime proveniente dalla fervida immaginazione del grande mangaka Tsukasa Hojo (anche creatore di City Hunter, tra l’altro).

Pure la sigla è venuta bene ed è una delle poche di Cristina d’Avena che troverete in questa rubrica.

Qual è la vostra Occhi di gatto preferita? Preferite forse il fascino della donna matura, tipo Kelly? Oppure siete più per le sgarzoline, e allora tenete per Tati? Sennò quella di mezzo è sempre una sicurezza, Sheila… 😉

Io da bambino stravedevo per Tati…

Sigle: LA BANDA DEI RANOCCHI!

Questo cartone lo facevano quando frequentavo le Elementari. Me lo ricordo perché ho un riferimento preciso…

Era la storia di quello che accadeva in una comunità di ranocchi in cui c’era un dispotico re che comandava su tutti il quale aveva una figlia bella e buona di cui si era innamorato un certo bravo ranocchio che poi era il vero protagonista della serie.

‘Sti ranocchi stavano sempre nei guai… Che stress!

C’era una volta in Anatolia

Partiamo dicendo che, a pelle, i turchi già mi stanno sulle palle – perché son bassi, barbuti, mori e fumano (e di conseguenza puzzano); perché non hanno una democrazia decente; perché non hanno i requisiti per far parte dell’Unione Europea, eppure ci stanno dentro con tutte le scarpe… Stabilite voi se questo è “razzista” (non lo è)… Poi i turchi che vengono mostrati in questo film sono anche piuttosto antipatici di loro, ciarlieri, ecc… Ma sopratutto il film delude raccontando una storia che probabilmente vorrebbe esser corale, mentre invece finisce per non centrare a sufficienza alcun bersaglio che si proponeva.

Due fratelli confessano l’omicidio di un uomo – poi si capirà un possibile movente – alla polizia, la quale si reca subito sul luogo indicato per accertare i fatti e trovare la salma. Ma la persona che ha dichiarato l’uccisione era ubriaca quando ha agito e non ricorda bene l’ubicazione del corpo, per cui si dovranno fare più tentativi. Nel frattempo un medico e un pezzo grosso della città, anche loro al seguito della combriccola che sta vagando per trovare la salma, discutono di un fatto definito assai curioso da uno dei due. Alla fine del film quel fatto avrà assunto tutt’altra rilevanza.

Due ore e mezza di menate. Avrei preferito minore lunghezza e maggiore incisività, forse così mi sarebbe piaciuto di più.

Enola Gay

Gli esseri umani si dividono in 3 tipologie: gli schiavi, i padroni e coloro che si ribellano ai padroni.

Finché la maggioranza delle persone saranno schiavi ritardati e ignoranti, felici di esser tali, i padroni riusciranno sempre a fare delle altre categorie carne da macello. Sono dei soldati che eseguono gli ordini gli artefici fattivi delle guerre, non i padroni che li comandano, che stabiliscano ci debba esser una tal guerra.

Sigle: KEN FALCO!

Ken Falco è tra i primissimi cartoni che vidi (dopo Goldrake, ovviamente). Ricordo i pomeriggi in cui si cominciava a stare davanti i televisori a rincoglionirsi con un cartone dietro l’altro… Le tv private avevano scoperto l’oro e facevano man bassa di ogni cartone che gli capitava a tiro…

Ken Falco era un pilota di gran prix. Il cartone mi sembra non fosse particolarmente interessante, oltre che piuttosto inverosimile.

Ricordo che mi piacque molto di più, sempre sul tema automobilismo, un cartone che venne dopo, il quale sembrava molto più maturo e in cui come personaggio comprimario c’era perfino Niki Lauda (o uno che gli somigliava parecchio, ovvero un pilota rimasto sfigurato dopo un incidente incendiario sulla pista). Però la sigla era peggiore dell’altra…

7 sconosciuti a El Royale

Un uomo nasconde una valigia nel pavimento di un hotel, poi viene fatto fuori.

Dieci anni dopo sette persone molto diverse tra loro convergono nello stesso luogo, che tra l’altro presenta l’insolita particolarità di sorgere a cavallo tra due distinti Stati degli USA.

Uno di questi sconosciuti è lì per il denaro, gli altri no. A ogni modo tutti quanti, per un verso o per l’altro, hanno fegato abbastanza per ficcarsi nei guai e affrontarne le letali conseguenze.

Il film si presenta molto intrigante. La narrazione con espedienti narrativi moderni – ovvero flashback rivelatori del passato dei protagonisti; colpi di scena a ripetizione; …e il far scorgere una data scena più volte cambiando però ogni volta punto di vista aggiungendo particolari nuovi – si sono dimostrati un’efficace trovata.

Sinceramente solo il finale (dove questo stile non si è più seguito ed è diventato tutto molto più lineare) mi ha leggermente deluso.

PS: dimenticavo, se non ricordo male, il film si avvale di una importante colonna sonora. 😉