Cartoni irrinunciabili: La famiglia Mezil

La famiglia Mezil – chissà in quanti se la ricorderanno, io confesso non rammentavo il nome ma ricordavo le sensazioni che mi lasciava e in parte le storie – è un vecchio cartone (ungherese!) che parla delle avventure fantastiche di una apparentemente ordinaria famiglia.

Anche stavolta mi sono appoggiato a Wikipedia per rinfrescare ricordi che altrimenti sarebbero stati troppo opachi. Così sembra che questo cartone così pieno di trovate si componga di tre stagioni. Nella prima un loro parente è in contatto con il figlio della famiglia dal futuro e le cose che gli manderà incasineranno non poco le loro vite. Nella seconda il ragazzino costruisce un razzo con il quale, in compagnia del cane, va all’esplorazione di mondi sconosciuti. Nella terza, di cui ho solo un vaghissimo ricordo, la famiglia si ritrova a girare per il mondo a causa del fidanzato della figlia…

Questo geniale cartone provò che un buon cartone animato poteva essere prodotto in qualsiasi parte del mondo, bastava volerlo!, non solo in Giappone. E che comunque se si avevano a disposizione delle buone idee queste sarebbero bastate. Detto ciò, non voglio dimenticare lo stile del disegno, che ricorda un po’ quello di alcune vignette caricaturali che si vedono su periodici tipo La settimana enigmistica, il quale certo ha avuto anch’esso un suo peso circa il suo successo…

Credo che farebbe bella figura pure oggi. 🙂

Cartoni irrinunciabili: Judo boy!

Quando ero piccolo impazzivo per questo cartone. Sia per la storia, non banale, che per i disegni, che all’epoca trovavo innovativi e in qualche misura realistici – certo, a rivederlo oggi, mi rendo ben conto di quanto ormai risultino anacronistici entrambi gli aspetti…

C’è questo ragazzo a cui uccidono il padre in un qualche modo vigliacco. Allora lui, in sella alla sua moto, comincia a girare il mondo alla ricerca spasmodica del colpevole, che non conosce, ma ha un indizio principe che può portarlo a lui: all’assassino manca un occhio – infatti da lì in poi questi sarà sempre “l’uomo da un occhio solo”!

Ah, un altro particolare non da poco è che il padre aveva una palestra di judo, e anche il figlio è un esperto e valente judoka. Difatti ogni incontro con un possibile sospettato si concreta in una tenzone con urli e salti vari, dopo che il nostro eroe ha indossato il suo kimono rosso, rievocazione del defunto genitore, e dunque anche simbolo della propria vendetta.

Ricordo che alcune avventure erano forse un po’ cruente. Ricordo che Judo Boy si imbatteva in tanti cattivi, e talvolta questi potevano corrispondere col profilo che cercava. Non ricordo però se alla fine lo becca, quell’uomo da un occhio solo – ma certo raddrizza tanti torti comunque… Su wikipedia ho letto che il finale è totalmente aperto e non esiste la puntata in cui lo trova. Ciò sarebbe terribile! Perché… immaginate dei bambini che ogni volta si mettono davanti al televisore sperando che Judo Boy abbia la sua giusta vendetta, e ogni volta si devono dire “sarà per la prossima volta”, solo che la volta in cui il torto viene sanato… non arriva mai! Terribile.

PS: mi sono ricordato che è da lì che avevo copiato il gesto di toccarmi il naso che per anni mi ha contraddistinto! 😀

Gente che cerca rogne

Mi alzo all’alba. Esco per andare a buttare la mondezza. Ho tre buste in mano. Sono consapevole che se uscissi tra una o due ore avrei meno probabilità di imbattermi in balordi. Tuttavia esco così presto anche perché comunque a quest’ora, in generale, c’è meno gente in giro…

Butto le buste ognuna nel suo corretto contenitore di smaltimento. Faccio per ritornare sul lato della strada che mi appartiene quando un taxi rischia quasi di investirmi. Lo guardo male seguendo il suo percorso. Alle mie spalle sento una voce infantile da uomo grasso che ce l’ha col mondo che fa:

«Evvai!», per poi subito aggiungere, altrimenti il suo commento non si sarebbe capito bene, «…Per il taxi!»

Che tradotto vuol dire: gioisco poiché il taxi ti stava quasi per metter sotto.

A questo punto si profilano due opzioni lungo il mio percorso periglioso: girarmi verso il tipo sardonico che cerca rogne, andare da lui e sfogare su di esso la rabbia che sta montando, mettendogli in conto sia la sua idiozia che la prepotenza del taxi; oppure alzare i tacchi e recarmi placido verso casa, non concedendo all’attaccabrighe neppure un appiglio per confermargli che è vivo e che sussista un qualche oscuro motivo che comprovi la sua esistenza.

Opto per la seconda. Ma mentre volto l’angolo sento che dietro di me il passo di quello si fa incalzante. Dato che non ho raccolto il suo guanto di sfida, adesso vuol venire lui a provocarmi ancor più direttamente?

Sennonché poi ci ripensa. Difatti ho tutto il tempo di aprire il portone di casa indisturbato. E mi accerto che nessuno si infili non invitato dentro lo stabile.

Vedi, amore, come sono maturo? Vedi cosa faccio per te, pur di non arrecarti preoccupazioni? Lascio perfino che della gente sprezzante che meriterebbe una bella lezione la passi liscia…

Psicotico che cerca rogne

Peninsula

In Corea si è diffusa un’epidemia zombesca che ha fatto in maniera di tagliarla fuori dal resto del mondo. Si dà il caso però che qualche persona non zombie ancora viva lì, e sopratutto lì sia rimasto un camion pieno di soldi. Allora dei tipi senza scrupoli e veniali incaricano questo (anti)eroe orientale perennemente desolato con la faccia da scimmia (che sono sicuro secondo loro sarebbe molto bello e affascinante) di recuperare il malloppo…

La cosa più bella del film sono le scene di azione con le automobili, davvero ben fatte. Poi ci sono molti zombie, ma differenti da quelli americani. Infatti codesti corrono come matti se vedono la luce…

Discreto film, costruito con un solido sviluppo della trama, come fosse un romanzo, ma non certo imperdibile, per me.

PS: ah, sembra che codesto film esista nello stesso universo narrativo di Train to Busan (che mi era piaciuto molto di più pur avendo una struttura narrativa molto più semplificata).

Parto col folle

Chiarissimo il riferimento a un vecchio film che amo molto, con Steve Martin e John Candy (rifatto molto malamente anche in Italia, con Brignano) in cui il primo deve compiere un lungo viaggio per tornare in tempo dalla propria famiglia ed è costretto a fare tutto il percorso con mezzi di fortuna assieme a un tipo molto invadente che presto impara a detestare.

Qui il copione è lo stesso. Solo che lo scassatore è il ciccio di Una notte da leoni, mentre il bravo padre di famiglia è impersonato da “Tony Stark”, ma senza l’armatura di Iron Man… 😉

Risultato gradevole. Ma il film originale è nella mia lista dei film comici che amo di più e non è battibile.

Parto col folle

Temporary Road – (Una) Vita di Franco Battiato

Per tutti quelli come me a cui manca un artista del calibro di Franco Battiato (che rimane molto simpatico anche umanamente) consiglio di recuperare questo film su di lui, sulla sua filosofia di vita, che ripercorre con le sue stesse parole la sua avventura su questa terra, sia da un punto di vista umano che musicale. Ovviamente non mancano curiosità e aneddoti, oltre che ovviamente le sue canzoni, da quelle più vecchie alle recenti.

https://www.raiplay.it/video/2016/08/Temporary-Road-una-vita-di-Franco-Battiato-0fed0f8d-7240-4bf2-9461-3c5a8fd667cf.html

G8 DI GENOVA: I DISGUSTOSI MEDIA OMISSIVI E LECCACULO DEL POTERE

Io c’ero. Non lì, direttamente, a Genova, ma davanti il televisore. E ricordo bene come andarono le cose. Come le televisioni presentarono le notizie nella maniera più distorta e blanda possibile. Con lo stupore incontaminato di chi guarda e non si capacita minimamente di cosa stia avvenendo!

Dico subito che ci fu un solo giornalista che disse cosa stava accadendo davvero. Santoro. Non a caso oggi non lavora più in RAI. Cacciato via da berlusconi col famoso “editto bulgaro” che colpì anche Enzo Biagi e il comico Luttazzi, non venne mai reintegrato, neppure dai governi di centrosinistra, perché era uno che criticava secondo coscienza – dunque pur essendo “fazioso”, nel senso che si sapeva che era di sinistra, era almeno un libero pensatore che non rispettava le spinte dei partiti, di questo gli va dato grande merito visto l’odierno, ributtante livello degli altri esponenti-escrementi della sua categoria.

Eppure Santoro non fece nulla di straordinario: lasciò che emergesse che la polizia stava massacrando la gente (e ci andò anche molto cauto, perché certo non è mai stato un anarchico rivoluzionario). Fu l’unico che pose la domanda: come mai la polizia sembra lasciar stare i black bloc mentre si accanisce su chi non c’entra assolutamente niente?

Venne in possesso di un filmato in cui la polizia interagiva in maniera strana con i black bloc e semplicemente lo mandò in onda ponendosi alcune domande. Ci sono poliziotti infiltrati nei black bloc? Oppure in alcuni casi potrebbero essere proprio dei poliziotti travestiti da essi a creare i disordini, per avere poi la scusa di dover intervenire con durezza? Forse non lo disse così esplicitamente, ma sicuramente ventilò queste ipotesi.

Mandò in onda il filmato in cui un poliziotto provava a incastrare un comune manifestante per la morte di Carlo Giuliani, ma col commento giusto. Infatti tanti media si erano limitati a passarlo senza dir nulla, così che la gente pensasse per l’appunto che era stato quel manifestante (incolpevole) a ucciderlo. Invece Santoro fece uno più uno e ci fece capire per l’appunto che quel poliziotto stava cercando di incastrare un innocente per attribuirgli quella morte. Mostrò solo la manifesta evidenza, null’altro. E tra parentesi mi chiedo: ha mai subito qualche procedimento disciplinare quel poliziotto? No perché i casi son due: o soffriva di allucinazioni, e in tal caso, un tipo del genere non può certo fare il poliziotto e deve andare subito in pensione; oppure, che è anche peggio, attuò quel comportamento in malafede, e allora va messo pure in galera, non trovate bravi cittadini addestrati a non criticare mai chi vi sta sopra se temete che poi ci possano essere ripercussioni? Vorrei tanto sapere che fine ha fatto quel poliziotto. Qualcuno sa dirmi chi è? Lo Stato sa perfettamente di chi si tratta…

Tornando a bomba. A parte Santoro, dicevo, nessuno in tv disse che si stava compiendo una vera e propria sistematica carneficina. I telegiornali per lo più, come detto, ci inondavano di immagini, ma nessuno diceva che eravamo di fronte a palesi abusi di potere, di dimensioni astronomiche. Ci sono rimaste ore e ore di filmati di violenze, di manifestanti manganellati, inseguiti, accerchiati, torturati, portati all’ospedale, gente assolutamente pacifica che passava solo di lì presa a randellate ma… se ci fate caso, ogni volta manca la voce fuoricampo del giornalista che prova a chieder conto alla polizia di quello che sta facendo. Cioè, a vedere un tale macello, a veder sfilare tutte quelle persone sanguinanti con la testa spaccata in barella, pure a voi, se foste stati giornalisti, non sarebbe venuto di andare lì con un microfono e chiedere alla polizia: ma come mai tutti questi feriti? Ma da dove vengono? Li avete picchiati voi? Non è un caso che il giornalista che si è preso la testata dal capo dei clan Spada non fosse propriamente un dipendente ma solo un precario della RAI…

Detto ciò, c’erano quelli come mentana che davano sempre una botta al cerchio ogni volta che per forza di cose, anche se non avrebbe mai voluto farlo ma gli toccava, doveva proprio dire che la polizia aveva fatto qualche “piccolo” abuso; dunque prendeva spunto dai black bloc per poter affermare che comunque dei teppisti così non dovevano esser lasciati liberi di agire e andavano fermati in ogni maniera, e se le polizia aveva usato la violenza era stato solo per difendersi, perché quegli altri erano degli scalmanati rissosi che andavano ridotti all’impotenza al più presto.

Poi c’erano invece i tg fantasiosi di Rete4, completamente sbilanciati, che raccontavano le favolette, proprio il contrario, il falso sperticato…

Ecco, io non mi dimentico di come i media televisivi trattarono le violenze della polizia al G8 di Genova. Non mi scordo che furono troppo morbidi, nella maggior parte dei casi. Se non proprio criminali e conniventi.

Perfino oggi che si ricordano quei fatti tendono a essere omissivi. “Ah, che brutte cose sono successero”, dicono. Ma non osano spingersi alla questione più importante: gli abusi della polizia, di cui parlano in maniera didascalica, talvolta inevitabile, come fossero quelli elementi che seppur disdicevoli vadano accettati così e non ci si potesse far niente. Neppure viene loro in mente di chiedere pene certe per i poliziotti corrotti. Per carità!

E non scordo neppure che, anche se le polizie sono tutte uguali, di certo una cosa del genere non sarebbe mai accaduta (perlomeno a questo abnorme livello) se berlusconi non fosse stato il presidente del consiglio e fini il ministro dell’interno.

Poi uno dice che “i politici possono essere corrotti ma non ammazzano nessuno però”. Certo… Come no… Il fatto è che le loro mani sono lorde del sangue dei più deboli, ma voi non lo vedete perché il lavoro sporco lo fanno altri. Ed è ora che cominciate a svegliarvi e vedete le cose per quelle che sono. Sennò siete dalla loro parte pure voi.

GREEN PASS – In un mondo ideale…

In un mondo ideale vaccinarsi vuol dire essere buoni e salvare se stessi e gli altri, certo. Ma il mondo reale è diverso. Non è così che vanno le cose. Sappiamo che i vaccini hanno forti controindicazioni per alcuni soggetti. Sappiamo che alcuni vaccini in passato sono stati commercializzati solo per meri fini di lucro. Sappiamo sopratutto che questi ultimi del covid sono stati realizzati molto in fretta e dunque sono molto meno testati e affidabili degli altri.

In un mondo ideale se ti ammali di covid ti vengono a fare il tampone a casa e poi eventualmente ti ricoverano curandoti con le terapie migliori. Nella realtà può benissimo accadere che ti abbandonino a te stesso e neppure ti facciano un solo tampone. Può accadere che se sei vecchio semplicemente scelgano scientemente di disinteressarsi di te e farti morire, in barba a ogni diritto alla salute e alla costituzione italiana, che dicono ben altro.

In un mondo ideale è cattivo chi fa assembramenti e non porta la mascherina. Poi però i primi a dare il cattivo esempio sono i politici – ovvero coloro che fanno le leggi e stabiliscono le regole – e gli idioti che gli vanno dietro (e allora andassero affanculo tutti). Per non parlare dei calciatori, che prima degli altri possono accedere ai tamponi (ogni volta che gli serve) e poi si abbracciano, si baciano e scopano tra loro o con altri senza mascherina dopo (o anche prima) un gol. Ma non c’era quella direttiva che vietava il contatto fisico? Come mai è stata come dimenticata? Come mai ai calciatori è permesso tutto?!

In un mondo ideale, vaccinato o no, finché esisterà questo virus devi continuare a portare la mascherina e non fare assembramenti; non ti dai alle feste in casa e alla vita sociale come prima solo perché sei un coglione vaccinato.

In un mondo ideale non esistono cittadini di seria A e di serie B, vengono trattati tutti allo stesso modo. Ma abbiamo visto che non siamo in un mondo ideale.

In un mondo ideale i governi del mondo, se gli arriva un’informativa che dall’altra parte del mondo si è sviluppata una malattia potenzialmente globale, intervengono subito, non aspettano mesi che essa giunga anche nel loro paese.

In un mondo ideale i governi del mondo non permettono che nei mercati si vendano animali selvatici che hanno dei virus potenzialmente letali per l’uomo.

In un mondo ideale i governi del mondo neppure permettono che degli scienziati in un laboratorio scherzino a creare virus potentissimi capaci di sterminare la razza umana.

In un mondo ideale i governi del mondo impediscono il disboscamento e la deforestazione che anch’essi fanno in maniera di venire a contatto con animali selvaggi che hanno virus potenzialmente dannosi per l’essere umano.

Ora che sapete come stanno le cose, avete ancora il coraggio di puntare il dito accusatore su chi non si vaccina e non ha il green pass e lasciare impunite le altre immani responsabilità che hanno creato tutta questa emergenza? Perché non volete inchiodare i politici alle loro colpe? Siete talmente tanto bene asserviti allo Stato da esser incapaci a ribellarvi, perfino quando è in gioco la vostra vita e quella dei vostri cari?! Siete delle merde senza speranza.

Vaccinati stoca$$o

Cartoni irrinunciabili: I drammoni strappalacrime degli ’80/’90!

All’epoca dei primi cartoni animati la gente, in Italia – non certo in Giappone dove venivano prodotti da decenni e infatti erano già ben diversificati per genere e target –, faceva spesso l’errore di attribuire ai cartoni stessi una valenza inderogabilmente “per bambini”. Mai associazione poté esser più sbagliata e pressapochista. Perché c’erano, e ci sono, cartoni e cartoni.

Per esempio un bel cartone che da piccolo mi son sciroppato tutto ma mi angosciava terribilmente era… Dolce Remy. Che è la storia, in larga parte tristissima, di un ragazzino che si ritrova col nonno artista di strada e qualche animale a vagare per il mondo cercando di sopravvivere alla giornata lottando costantemente con la fame – vi ricordate quel pezzo della sigla che dice ipocritamente per sdrammatizzare: “senza cena però che allegria”?! 😀 –, la gente malvagia che se li vuole inchiappettare, eventi climatici avversi e sfighe quotidiane. Ecco a me quel cartone da piccolo – avrò avuto credo cinque o sei anni – mi faceva venire il magone, anche se lo attendevo con ansia e infatti mia madre mi aveva comprato anche il pupazzetto di Dolce Remy. Ricordo che mia ingenua genitrice mi diceva: ecco, adesso comincia Remy, sei contento? E io mi sedevo rassegnato e raggelato davanti la tv col desiderio di tagliarmi le vene, pensando: chissà stavolta che cacchio gli capita a quel poveraccio…

Questo per dire che esistono dei cartoni che andrebbero somministrati non propriamente in bambini molto piccoli, in particolare quelli di stampo drammatico. Ne posso citare anche altri, che per fortuna mi gustai un po’ più grandicello… Candy Candy, Lady Oscar, Georgie.

Candy Candy è la storia di un’orfana cresciuta proprio in un orfanotrofio – da notare che pure Remy lo era, orfano, salvo poi scoprire che aveva un parente ricco, se non erro la madre, ancora viva che infatti lo cercava – la quale, una volta uscita da quel luogo in fondo sicuro per lei, ne passa di tutti i colori, dapprima in collegio, poi quando va a servizio da un paio di fratelli stronzi che non vi dico. Tra una cattiveria e l’altra per fortuna trova il tempo di innamorarsi ricambiata di un bel ragazzo biondo, che con lei è sempre gentilissimo. Sennonché la sfiga vuole che egli sia destinato a rimanerci secco da giovane… E come ti sbagli! Ma per fortuna c’è un altro che già la ama anche se lei ancora non l’ha minimamente capito e cagato… Candy Candy aveva anche una seconda stagione in cui si ritrovava per la strada a fare una vita itinerante (come Remy!)…

In Lady Oscar invece c’è questa ragazza cresciuta come un maschio che col tempo fa carriera salendo sempre più di rango, arrivando a diventare tipo capo delle guardie reali. Solo che sono tempi duri per il lavoro che svolge perché il tutto accade proprio poco prima della… Rivoluzione Francese! Nella serie si intrecciano tantissimi temi, da quelli inerenti l’ambizione personale, all’antagonismo ricchi-poveri, a quelli militareschi. Ma è chiaro che la fa da padrone il conflitto che Oscar vive col proprio corpo – che poi lei neppure è lesbica!… Sopratutto quando a un certo punto un suo amico di infanzia si farà avanti dicendole che la ama…

Qui, al contrario dei due cartoni precedenti, il finale che è tragicissimo! Sigh! 😥

Ma se Atene piange, pure Sparta non ride! Difatti pure Georgie non è che farà tutta questa vita felice… Per cominciare viene adottata da una famiglia che sarebbe pure buona sennonché… con la morte prematura del capofamiglia si scatena la gelosia della matrigna la quale la ritiene responsabile di quella dipartita. Per di più Georgie crescendo diventa una ragazza bellissima e i due fratelli che le sono al fianco non possono fare a meno di innamorarsi di lei. Dunque sensi di colpa a gogò! Così il maggiore dei fratelli, per non pensare troppo a lei, si imbatterà su un cargo battente bandiera liberiana; mentre il minore finirà in un brutto giro, nelle mani di due poco di buono, un uomo e una donna, che lo renderanno loro succube (e schiavo sessuale, non scherzo!). Da notare che questa parte della storia è stata bellamente censurata in Italia perché riguardava distintamente omosessualità, prostituzione e violenze varie. Per questo, assistendo al cartone, potreste avere la netta sensazione che in questa porzione ci sia qualcosa che non torna. Nel frattempo Georgie si troverà un fidanzato altolocato, solo anche lui afflitto dalla sfiga, destinato come minimo a morire in preda a immani sofferenze…

Se non ricordo male almeno c’è un parziale lieto fine. Infatti in realtà Georgie viene ritrovata da chi la cercava e si scopre che pure lei era nobile e ricca…

Sipario.

sigla Georgie

B. Akunin: LE CITTÀ SENZA TEMPO – STORIE DI CIMITERI

Dall’amore per i cimiteri di Akunin è nato questo libro che si presenta in duplice veste. Difatti i viaggi dello scrittore nei vari cimiteri del mondo hanno fatto sì che sia il romanziere che il saggista in lui si siano sentiti di dire la loro sulle suggestioni introitate. Dunque la parte che somiglia a un saggio funge da introduzione dei racconti che seguono i quali si ispirano alle informazioni espresse nel rispettivo saggio di riferimento ogni volta su un cimitero diverso. Il risultato è sorprendente e positivo.

Se amate curiosità sui cimiteri, ve lo consiglio.

Akunin è un esperto novelliere. Nella sua storia si è cimentato con successo anche in gialli, e nei suoi scritti non lesina elementi ironici e fantastici. Definirei il suo stile piuttosto “classico”, per i racconti.