Paul Auster: Sbarcare il lunario

Romanzo autobiografico che, a sorpresa, mi ha interessato, sulle grosse difficoltà incontrate dallo scrittore prima di sfondare in questo ramo così particolare e difficile. Auster ci racconta come da giovane fosse molto idealista e si convinse che avrebbe fatto lo scrittore senza scendere a compromessi. Poi però dovette scontrarsi con la dura realtà. Così arrivò a trenta anni avendo accumulato una serie di esperienze lavorative fallimentari e incredibili, di tutti i tipi (come mozzo su una petroliera, come sceneggiatore di film a Parigi, come traduttore e quant’altro), oltre che ben due matrimoni sul groppone…

Durante tutto questo periodo lui continuò quasi sempre a scrivere. Al principio sopratutto poesie. Poi anche atti teatrali unici. L’ultima fissa creativa che gli prese, anzi la penultima, fu inventarsi un gioco di carte che simula una partita di baseball. Un gioco che si impegnò con tutto se stesso per pubblicare in qualche maniera ma non vi riuscì mai nonostante sembra non fosse affatto male.

Invece l’ultima cosa che fece (con cui si conclude pure il libro) fu quella di scrivere un romanzo poliziesco che riprende molti stilemi tipici del genere (ma ne sovverte anche altri, in modo da risultare più intrigante per il lettore), romanzo che Auster non è che valutasse molto e infatti considerava e considera tutt’oggi un’opera meramente “commerciale”, ovvero creata per incassare dei soldi nel più breve tempo possibile. Di questo romanzo, che invero non ho trovato affatto malvagio, ho già parlato e si intitola Gioco Suicida. Nell’appendice lo troviamo qui ristampato per intero. Appendice che contiene anche il gioco di carte, e i tre atti unici teatrali di cui sopra, che sono: Laurel e Hardy vanno in paradiso; Blackout; Nascondino.

In Laurel e Hardy vanno in paradiso Auster utilizza i personaggi a cui immagino stiate pensando, cioè Stanlio e Ollio. Oltre a esserci scene comiche, ce ne sono anche di serie e fantastiche, perfino meditative. Praticamente Stanlio e Ollio devono costruire un muro accumulando pietre in una certa maniera che apprendono da un libro. Non si capisce dove si trovano. Non si capisce perché siano obbligati a compiere quel lavoro e perché lì appaiano praticamente solo loro, se si eccettua uno sconosciuto che una volta avvistano in lontananza ma che non si avvicinerà mai abbastanza per parlar loro. Stanlio e Ollio non ricordano neppure niente del loro passato. Probabilmente… perché sono morti e si trovano in un non-luogo… Curiosità: questa storia del muro da ricostruire è ripresa anche in un suo romanzo successivo, se non erro La musica del caso, che forse è il suo capolavoro – nota: secondo Auster tutto quello che ha scritto fa parte dello stesso identico libro, presentato in molteplici aspetti, delle volte molto dissimile dalle incarnazioni precedenti, ma pur sempre il medesimo libro.

In Blackout compaiono tre personaggi: Black, Green e Blue. I quali non fanno altro che parlare tra loro. Blue racconta una storia folle. Per mesi ha pedinato una persona che non sapeva chi fosse. Solo che questa persona non fa praticamente nulla di significativo, per quanto non si possa dire che non sia strana. Col tempo, Blue si convince che la persona a cui spedisce i suoi rapporti sia la stessa che deve spiare. Allora decide in qualche maniera di approcciarla, finché…

Se la trama vi dice qualcosa è perché una storia simile compare nel romanzo Trilogia di New York –e siamo a due.

In Nascondino invece ci sono sul palco un uomo e una donna, ognuno in un box rialzato, come fossero impiegati addetti a vendere biglietti di cinema, come fossero simili ma per sempre divisi. L’atto è una metafora dei rapporti uomo-donna, delle incomunicabilità tra loro, ma vuol esser anche piuttosto simbolico della condizione e dell’esistenza umana.

Per concludere, ho trovato questo tomo molto interessante, nonostante probabilmente in principio doveva esser stato concepito come semplice assemblaggio di scarti produttivi dello scrittore.

Oliver Onions: Bomber

Oggi, volendo celebrare il motivo portante del film con Bud Spencer, Bomber, in cui il simpatico omaccione veste i panni di un ex pugile deluso dalle combine dietro gli incontri di boxe, in realtà vi fornirò una doppia razione della sezione sigle! Difatti ho rinnovato il ricordo di come la sigla del Galaxy Express sia praticamente identica alla suddetta! Difatti si narra che il regista di Bomber, dopo averla ascoltata, se ne innamorò e la volle nel suo film. Allora i fratelli De Angelis (ovvero gli Oliver Onions) gli cambiarono il testo e gliela concessero. 😉

Dato che ci sono, vorrei dire due parole anche sul cartone. Da piccolo mi intrigava parecchio questa idea bellissima di questo treno intergalattico che se ne va in giro per l’universo scoprendo sempre pianeti e culture nuove. E alcuni pianeti erano paradisiaci, altri facevano davvero spavento. Lo scopo del ragazzo che eseguiva il viaggio era quello di trovare un modo per ottenere un corpo robotico, così da vivere per sempre – anche se poi, se non ricordo male, alla fine si renderà conto che era meglio rimanere umani e campare gli anni che gli spettano accontentandosi di quello che la natura gli ha dato.

Da questo anime si evinceva facilmente anche la curiosa fissa del mangaka per le donne alte e magre con i capelli lunghi e biondi, e con la testa a pera. L’autore era Matsumoto, lo stesso di Capitan Harlock. Se date un occhio ai personaggi dei due cartoni infatti li troverete molto simili.

Tornando al Galaxy però, per quanto mi intrigasse, non è mai stato tra i miei preferiti. Forse perché per piacermi avrei dovuto essere un po’ più maturo? Forse perché alcune storie erano un po’ troppo inconsistenti? Chissà.

Dunkirk

Con questo film Nolan ci dimostra che non sa solo dirigere film che si interrogano sul concetto fisico/scientifico di tempo. Difatti questa storia, costatagli un lavoro di svariati anni di ricerca e approfondimento, si ispira e narra vicende di guerra più o meno realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dei soldati inglesi si ritrovarono incagliati in terra francese, su una spiaggia, in attesa di tornare in patria, con i tedeschi alle porte che li bombardavano tranquillamente, e i francesi che mantenevano una caparbia resistenza ma non potevano fare a meno di perder sempre più posizioni.

Praticamente si tratta di un film corale (anche se ci si concentra su alcuni personaggi in particolare) che segue tre diverse linee narrative, tra l’altro una a terra, una in mare e una in aria. In questo modo Nolan è come se fornisse una visione panoramica dell’intera vicenda. Il risultato ultimo è eccellente. Il film è pieno di tensione, dal principio alla fine, con alcune scene enfatiche di catartico sollievo.

Anche le musiche accompagnano perfettamente gli stati d’animo dello spettatore e dei protagonisti.

Il film dura meno di due ore ma è talmente intenso che sembrano di più. Alla fine si rimane esausti – e questo non è affatto casuale perché anche in altri film di Nolan accade esattamente la stessa cosa.

Se amate i film di guerra giudicherete questo film un vero e proprio capolavoro. Ma anche se non amate questo genere è indubbio che valuterete questo film assolutamente riuscito.

Nolan, ripeto ancora una volta, è uno dei registi contemporanei più bravi in assoluto. Qui ne fornisce un’ennesima soddisfacente prova.

La guerra la fanno gli Stati, non i popoli

I sogni segreti di Walter Mitty

Walter Mitty è un mite impiegato – che si ritrova in età matura a esser single, probabilmente proprio a causa della sua mitezza/timidezza – al quale capita sovente di perdersi letteralmente in sogni ad occhi aperti. Un giorno l’agenzia per cui lavora viene assorbita da un’altra. Questo vuol dire nuovi dirigenti con cui confrontarsi… I quali decidono subito di fare piazza pulita dei ruoli e delle persone che essi giudicano secondari o in esubero. Anche lui chiaramente finisce nelle mire di un antipaticissimo tipo tanto spocchioso quanto ignorante. Ma ha un’àncora di salvataggio: se riesce a recuperare la foto andata persa di un famoso fotografo, conserverà il posto. Così il mite Walter, per una volta nella vita, fa qualcosa che non aveva mai osato prima: si lancia nella corrente del destino, laddove questo vorrebbe portarlo, senza opporsi, verso la quasi impossibile impresa di rintracciare quel fantomatico fotografo, che tra l’altro è anche un gran misantropo e ama ficcarsi nei più disparati buchi del culo del mondo.

Walter viaggerà in capo al mondo, vivendo avventure al limite dell’incredibile (non più sognate ma reali). E ci sarà anche di mezzo l’immancabile innamoramento per una donna.

Infine scoprirà quale era il famoso soggetto della foto smarrita e questo rappresenterà per lui una grossa sorpresa…

Il mio amato Ben Stiller è il protagonista di questa toccante commedia avventurosa di rivalsa.

Un bel film, con anche alcune scene magnifiche e iconiche che sono già entrate nella storia del cinema, in cui forse la più famosa è quella con la canzone di Bowie e l’elicottero…

PS: ho da poco appreso che il film si ispira a un racconto breve del 1939 e che già una volta questa storia era stata portata sullo schermo con buoni risultati (seppur in maniera molto diversa da questa). 😉

Vai, Walter!

E. D. Biggers: Charlie Chan e la tragica promessa

Ricordo, da piccolo, il piacere che provavo la domenica mattina ad alzarmi dal letto per subito sintonizzarmi se non erro su RAI3, che passava uno dei numerosi film in bianco e nero di Charlie Chan – forse addirittura un periodo ne passavano due di seguito, o sbaglio? Charlie Chan che, per chi non lo sapesse, era un simpatico, ironico e saggio detective orientale che risolveva sempre i casi a cui lavorava (e si trattava sempre di assassinii).

Fin da allora mi ero ripromesso di leggere prima o poi qualche libro da cui erano tratti codesti film. Cosa che ho fatto casualmente recentemente…

Non vorrei sbagliare ma posso affermare abbastanza decisamente che probabilmente anche di questo romanzo ci avevano fatto un film. Difatti la scena dell’ascensore, in cui viene assassinata una donna, mi era rimasta particolarmente impressa e l’ho ritrovata qui intatta nel suo tetro fascino, anzi l’ho preavvertita.

Beh, se dovessi giudicare l’intera opera di questo scrittore unicamente da questo libro direi che se amate i gialli in giro c’è di meglio. Sarà che questi sono anche polizieschi e c’è molta più azione e i fatti possono anche protrarsi a lungo nel tempo – come in questo caso, in cui un detective insegue un assassino in giro per il mondo – rispetto ai gialli classici in stile Agatha Christie a cui sono più legato… A ogni modo ho trovato questo libro un po’ troppo prolisso e scarsamente eccitante, seppur ironico (nelle parti con Charlie Chan).

Per quasi tutto il suo protrarsi mi sono chiesto se l’assassino non fosse una certa persona su cui l’autore aveva puntato il dito – in tal caso, il suo, sarebbe stato un clamoroso autogol, perché si sarebbe rovinato da solo tutta la tensione. E invece no. Poi si scopre che l’assassino è un altro, mentre quel personaggio esce di scena senza che me ne sia accorto! Bah!

Una notte viene ammazzato un rispettabile ricco signore, apparentemente ben voluto da tutti. Il colpevole deve trovarsi sicuramente tra gli avventori che stanno facendo con lui un lungo viaggio turistico, ma chi può essere? Presto si scopre che si è trattato di un errore, uno scambio di persona. Difatti la persona che l’assassino deve accoppare viene fatta fuori al secondo turno, di lì a poco. Solo che il detective incaricato delle indagini è costretto a lasciar andare l’eterogenea brigata dato che non ha trovato alcuna prova per incastrare uno di essi. Prova che salta però fuori in seguito e allora… via all’inseguimento della compagnia lungo le tappe del loro tour del mondo – tra l’altro, una curiosità è che faranno scalo pure a Sanremo!

Charlie Chan, stranezza della storia, salta fuori molto dopo, solo quando il detective che segue le indagini viene a sua volta ferito dallo spietato malvivente…

“Dice il saggio…”

La Ragazza Meraviglia torna nell’Ancient Blurp (dove la gente ruttava dalla mattina alla sera e diceva parolacce)

Un giorno la Ragazza delle Meraviglie decise assieme al suo amore: ce ne torniamo nel Vecchio Continente!

Non ne potevano più di quella gentaglia così diversa da loro. In un primo momento era stata contenta, sì, di ritrovarsi intorno tutti quegli androidi che scimmiottavano la vita umana, che in apparenza sembravano umani, ma parlavano in una maniera strana, sempre sfocata, si vestivano a cazzo (spesso con sandali e infradito), e oltre a far soldi a palate sembrava non fossero in grado di realizzare niente altro. Ma perché campano?, si era chiesta la Ragazza Meraviglia non riuscendo a trovare una risposta soddisfacente. Ma davvero pensano che la vita sia questa?

E poi erano così kitsch. Aveva ancora negli occhi tutta quella gamma di immani minchionerie: le scale irte senza corrimano che si estendevano anche per cento metri d’altezza; anelli dell’umore ormai storicizzati nel resto del globo ma non lì; pitture per render la cacca di un altro colore; notizie di incendi un giorno sì e uno no; assistere a colossali eventi stralunati che invero polarizzavano nel paese gente da tutto il pianeta rendendo quei posti più saturi dei suoi normali livelli di sopportazione; dover discutere per email tutto il giorno con gente di cui ignorava la faccia; subire le pressioni dei vicini che la reguardivano perché faceva troppo rumore – troppo rumore, lei?! Le sembrava quasi di essere in quel film di quel regista polacco e stare al terzo piano! – od osava anche solo fischiettare un motivetto che richiamava il canto dei suoi amati pappagallini. Ma più di ogni altra cosa le erano mancati gli affetti, tutti troppo lontani per non poterne sentire la nostalgia.

Gli animali strambi e bizzarri di cui quel luogo era ricolmo però le sarebbero mancati, oh sì! Di quelli non ne aveva mai abbastanza, perché erano vivi, per davvero, e anche se talvolta si palesavano apparentemente brutti o sghembi, avrebbe voluto tutti coccolarseli stringendoseli al petto.

Ordunque avevano colto l’occasione al volo, lei e il suo maritino trasduttore istantaneo, per cambiare lavoro, prospettive, continente, tutto! E riavvicinarsi a casa. Anche se il luogo dove sarebbero rientrati era ancora super-segreto, difatti non volevano che eventuali super-scocciatori locali avessero potuto seguirli giusto con l’idea di rovinargli le uova nel paniere.

Quel giorno in cui il sole si era un po’ offuscato la Ragazza Meraviglia salì sull’aviogetto. Si voltò indietro a guardare i paesaggi mozzafiato e si disse: sì, tornerò per questi posti, per questi animali meravigliosi, non per la gente, ma comunque tornerò, lo prometto. Però ora… e che razzo!, me ne voglio proprio andare, che mi hanno proprio scassato!

E con quel pensiero in capo non si voltò più. Qualcuno chiuse uno sportello alle sue spalle e lei si andò a sedere nel posto prenotato che già la stava aspettando. Una nuova avventura in Teutonia l’attendeva!

La trapezista

Tutta bianca e nera. Il suo vestito che sbrilluccica. Si tende in volo. Si lancia coraggiosa, incosciente, sicura, da un trapezio all’altro. Io penso: quanto è bella. Come può esser così bella? Non può essere umana come me, come tutti. Non sa quanto è bella. Non conosce il male. Fa qualcosa di molto pericoloso, senza senso. Eppure è la persona più serafica che esista. È in armonia col mondo. La amo. Non ti spiaccicare, non ti spiaccicare – prego. Lei non mi delude, non si sfracella. Da dove ti viene tutta quella tranquillità? Ma non hai problemi, tu? Tu non bevi. Non puoi, perché devi essere lucidissima, al millesimo di secondo, che se un giorno i tuoi riflessi fossero anche solo leggermente obnubilati avresti perso la scommessa col fato: che non cadrai mai, per tutta la vita, finché danzi nell’aria pur non avendo le ali. Quelle gambe, come le muovi bene. Agili, veloci, precise. Nate per camminare, eppure rivoltate a fluttuare. Sì, adesso capisco che tu sei tutta una rivolta, una rivolta tanto gentile quanto implacabile a cui è impossibile opporsi. Hai nel sangue la rivolta, negli occhi, nell’anima. C’è forse qualcosa di più rivoluzionario di quello che offri tu? Sputi sulla morte, perché sei viva. Eppure la tua vita è appesa a un filo, non è vero? Non è una contraddizione, questa? Ti libri. I capelli raccolti. Non devono andarti davanti gli occhi perché non devono distrarti neppure un istante, ti sarebbero fatali altrimenti. I capelli raccolti in quella crocchia. Il trucco perfetto. Il vestito aderente che non nasconde nulla del tuo corpo perfetto. Sei la donna ideale, rappresenti tutte le donne. Sei il motivo per cui gli uomini amano le donne. Sei il mistero. La dedizione assoluta. Il duro lavoro. Sei il costruire la bellezza di un attimo con il lavoro di anni. Sei una vita di sacrifici e solitudine. Sei un folle investimento per il domani. Sei la donna che tutte le donne vorrebbero essere, sei la più invidiata e vilipesa. Sei la donna che tutti gli uomini vorrebbero avere. Sei la più desiderata e fantasticata, e anche la più dispregiata se i tuoi favori non arridono a chi li desidera. Posso quasi sentire i tuoi pensieri. Da vicino nessun eroe è tale. Sono solo una donna, pensi. Una donna che sa fare bene il suo mestiere. Non mitizzatemi. Non fatevi troppe fantasie su di me. Se voi sapeste… Se voi sapeste che mangio e piango proprio come tutti voi e tutte voi… Non guardatemi con quegli occhi. Quegli occhi hanno qualcosa di profondamente sbagliato dentro, tra chi mi brama per una notte o per tutta la vita e chi vorrebbe immolarmi in un lancio feroce, definitivo, che andasse a culminare in una pozza schizzata di sangue, da lì fino al primo seggiolino del pubblico. Non sono la donna perfetta. Non so neppure cucinare. So solo volteggiare come una folle, nell’aria, in questa azione senza senso che però ha il grande merito di inseguire quel che più a l’uomo è sempre stato negato, cioè che più sogna: volare come un uccello e volteggiare nel vuoto…

Spider-Man: Far from home

Chissà perché nella recente trilogia aracnidiana c’è sempre la parola “home”… Comunque il primo di questi film non mi ha suscitato niente; il secondo, questo, l’ho trovato ben fatto e incredibilmente comico nella prima parte; mentre del terzo si dice un gran bene – e sembra che abbiano decisamente alzato il tiro, dato che si parla di mondi paralleli avendo pure riesumato lo Spider-man di Tobey Maguire, che tra parentesi secondo me fu quello maggiormente fedele alla storia fumettistica e a cui sono più legato.

Ma parliamo di questo… Peter si trova con la “scuola” a fare un bel giretto in Europa. Mentre cerca disperatamente di conquistare la sua amata Mary Jane – qui in una discutibile ma alquanto politicamente corretta versione latino-americana – compaiono dei mostri elementali che mettono a ferro a fuoco il vecchio continente. Tuttavia non è solo ad affrontarli. Con lui ci sono Fury e lo Shield a interessarsi della vicenda, oltre che un certo misterioso tipo di nome Mysterio, che sembrerebbe un supereroe molto figo e potente. Solo che non tutto è quel che sembra… 😉

Promosso a pieni voti. 😉

Cartoni irrinunciabili: Capitan Futuro!

Ricordo il piacere di quando da bambino venne fuori dal cilindro questo cartone, che facevano sulla RAI, che parlava di questo Capitan Futuro e delle sue avventure spaziali. Il buon capitano era davvero molto buono e forte e non si lasciava mai andare nelle difficoltà. Se ne andava in giro per il cosmo a “sistemare” cattivi. Poi aveva quelle splendide pistole a raggi che all’occorrenza potevano anche fungere da propulsori, se si trovava in assenza di gravità. Era aiutato da un paio di tipi buffi, un robot (che si vedeva che era un robot) e una specie di androide (che non si vedeva che lo era) capace di assumere qualsiasi forma!

Capitan Futuro picchia duro anche per noi!”

😉