La trapezista

Tutta bianca e nera. Il suo vestito che sbrilluccica. Si tende in volo. Si lancia coraggiosa, incosciente, sicura, da un trapezio all’altro. Io penso: quanto è bella. Come può esser così bella? Non può essere umana come me, come tutti. Non sa quanto è bella. Non conosce il male. Fa qualcosa di molto pericoloso, senza senso. Eppure è la persona più serafica che esista. È in armonia col mondo. La amo. Non ti spiaccicare, non ti spiaccicare – prego. Lei non mi delude, non si sfracella. Da dove ti viene tutta quella tranquillità? Ma non hai problemi, tu? Tu non bevi. Non puoi, perché devi essere lucidissima, al millesimo di secondo, che se un giorno i tuoi riflessi fossero anche solo leggermente obnubilati avresti perso la scommessa col fato: che non cadrai mai, per tutta la vita, finché danzi nell’aria pur non avendo le ali. Quelle gambe, come le muovi bene. Agili, veloci, precise. Nate per camminare, eppure rivoltate a fluttuare. Sì, adesso capisco che tu sei tutta una rivolta, una rivolta tanto gentile quanto implacabile a cui è impossibile opporsi. Hai nel sangue la rivolta, negli occhi, nell’anima. C’è forse qualcosa di più rivoluzionario di quello che offri tu? Sputi sulla morte, perché sei viva. Eppure la tua vita è appesa a un filo, non è vero? Non è una contraddizione, questa? Ti libri. I capelli raccolti. Non devono andarti davanti gli occhi perché non devono distrarti neppure un istante, ti sarebbero fatali altrimenti. I capelli raccolti in quella crocchia. Il trucco perfetto. Il vestito aderente che non nasconde nulla del tuo corpo perfetto. Sei la donna ideale, rappresenti tutte le donne. Sei il motivo per cui gli uomini amano le donne. Sei il mistero. La dedizione assoluta. Il duro lavoro. Sei il costruire la bellezza di un attimo con il lavoro di anni. Sei una vita di sacrifici e solitudine. Sei un folle investimento per il domani. Sei la donna che tutte le donne vorrebbero essere, sei la più invidiata e vilipesa. Sei la donna che tutti gli uomini vorrebbero avere. Sei la più desiderata e fantasticata, e anche la più dispregiata se i tuoi favori non arridono a chi li desidera. Posso quasi sentire i tuoi pensieri. Da vicino nessun eroe è tale. Sono solo una donna, pensi. Una donna che sa fare bene il suo mestiere. Non mitizzatemi. Non fatevi troppe fantasie su di me. Se voi sapeste… Se voi sapeste che mangio e piango proprio come tutti voi e tutte voi… Non guardatemi con quegli occhi. Quegli occhi hanno qualcosa di profondamente sbagliato dentro, tra chi mi brama per una notte o per tutta la vita e chi vorrebbe immolarmi in un lancio feroce, definitivo, che andasse a culminare in una pozza schizzata di sangue, da lì fino al primo seggiolino del pubblico. Non sono la donna perfetta. Non so neppure cucinare. So solo volteggiare come una folle, nell’aria, in questa azione senza senso che però ha il grande merito di inseguire quel che più a l’uomo è sempre stato negato, cioè che più sogna: volare come un uccello e volteggiare nel vuoto…

Spider-Man: Far from home

Chissà perché nella recente trilogia aracnidiana c’è sempre la parola “home”… Comunque il primo di questi film non mi ha suscitato niente; il secondo, questo, l’ho trovato ben fatto e incredibilmente comico nella prima parte; mentre del terzo si dice un gran bene – e sembra che abbiano decisamente alzato il tiro, dato che si parla di mondi paralleli avendo pure riesumato lo Spider-man di Tobey Maguire, che tra parentesi secondo me fu quello maggiormente fedele alla storia fumettistica e a cui sono più legato.

Ma parliamo di questo… Peter si trova con la “scuola” a fare un bel giretto in Europa. Mentre cerca disperatamente di conquistare la sua amata Mary Jane – qui in una discutibile ma alquanto politicamente corretta versione latino-americana – compaiono dei mostri elementali che mettono a ferro a fuoco il vecchio continente. Tuttavia non è solo ad affrontarli. Con lui ci sono Fury e lo Shield a interessarsi della vicenda, oltre che un certo misterioso tipo di nome Mysterio, che sembrerebbe un supereroe molto figo e potente. Solo che non tutto è quel che sembra… 😉

Promosso a pieni voti. 😉

Cartoni irrinunciabili: Capitan Futuro!

Ricordo il piacere di quando da bambino venne fuori dal cilindro questo cartone, che facevano sulla RAI, che parlava di questo Capitan Futuro e delle sue avventure spaziali. Il buon capitano era davvero molto buono e forte e non si lasciava mai andare nelle difficoltà. Se ne andava in giro per il cosmo a “sistemare” cattivi. Poi aveva quelle splendide pistole a raggi che all’occorrenza potevano anche fungere da propulsori, se si trovava in assenza di gravità. Era aiutato da un paio di tipi buffi, un robot (che si vedeva che era un robot) e una specie di androide (che non si vedeva che lo era) capace di assumere qualsiasi forma!

Capitan Futuro picchia duro anche per noi!”

😉

In Bruges – La coscienza dell’assassino

Film molto ironico che narra invece una storia che sarebbe abbastanza drammatica. Due killer si stabiliscono a Bruges, in Belgio, in attesa di ordini del loro capo. Uno dei due ha invero combinato un casino nell’ultimo “lavoro” compiuto: senza accorgersene, ha ammazzato un ragazzino…

Tra incontri bizzarri, battute fulminanti, crisi di coscienza con conseguenti pulsioni al suicidio e rapporti d’amicizia messi a dura prova dalla fedeltà e dall’onore. Con nani.

Alcuni considerano questo film un capolavoro. A me è semplicemente piaciuto.

Cartoni irrinunciabili: La famiglia Mezil

La famiglia Mezil – chissà in quanti se la ricorderanno, io confesso non rammentavo il nome ma ricordavo le sensazioni che mi lasciava e in parte le storie – è un vecchio cartone (ungherese!) che parla delle avventure fantastiche di una apparentemente ordinaria famiglia.

Anche stavolta mi sono appoggiato a Wikipedia per rinfrescare ricordi che altrimenti sarebbero stati troppo opachi. Così sembra che questo cartone così pieno di trovate si componga di tre stagioni. Nella prima un loro parente è in contatto con il figlio della famiglia dal futuro e le cose che gli manderà incasineranno non poco le loro vite. Nella seconda il ragazzino costruisce un razzo con il quale, in compagnia del cane, va all’esplorazione di mondi sconosciuti. Nella terza, di cui ho solo un vaghissimo ricordo, la famiglia si ritrova a girare per il mondo a causa del fidanzato della figlia…

Questo geniale cartone provò che un buon cartone animato poteva essere prodotto in qualsiasi parte del mondo, bastava volerlo!, non solo in Giappone. E che comunque se si avevano a disposizione delle buone idee queste sarebbero bastate. Detto ciò, non voglio dimenticare lo stile del disegno, che ricorda un po’ quello di alcune vignette caricaturali che si vedono su periodici tipo La settimana enigmistica, il quale certo ha avuto anch’esso un suo peso circa il suo successo…

Credo che farebbe bella figura pure oggi. 🙂

Cartoni irrinunciabili: Judo boy!

Quando ero piccolo impazzivo per questo cartone. Sia per la storia, non banale, che per i disegni, che all’epoca trovavo innovativi e in qualche misura realistici – certo, a rivederlo oggi, mi rendo ben conto di quanto ormai risultino anacronistici entrambi gli aspetti…

C’è questo ragazzo a cui uccidono il padre in un qualche modo vigliacco. Allora lui, in sella alla sua moto, comincia a girare il mondo alla ricerca spasmodica del colpevole, che non conosce, ma ha un indizio principe che può portarlo a lui: all’assassino manca un occhio – infatti da lì in poi questi sarà sempre “l’uomo da un occhio solo”!

Ah, un altro particolare non da poco è che il padre aveva una palestra di judo, e anche il figlio è un esperto e valente judoka. Difatti ogni incontro con un possibile sospettato si concreta in una tenzone con urli e salti vari, dopo che il nostro eroe ha indossato il suo kimono rosso, rievocazione del defunto genitore, e dunque anche simbolo della propria vendetta.

Ricordo che alcune avventure erano forse un po’ cruente. Ricordo che Judo Boy si imbatteva in tanti cattivi, e talvolta questi potevano corrispondere col profilo che cercava. Non ricordo però se alla fine lo becca, quell’uomo da un occhio solo – ma certo raddrizza tanti torti comunque… Su wikipedia ho letto che il finale è totalmente aperto e non esiste la puntata in cui lo trova. Ciò sarebbe terribile! Perché… immaginate dei bambini che ogni volta si mettono davanti al televisore sperando che Judo Boy abbia la sua giusta vendetta, e ogni volta si devono dire “sarà per la prossima volta”, solo che la volta in cui il torto viene sanato… non arriva mai! Terribile.

PS: mi sono ricordato che è da lì che avevo copiato il gesto di toccarmi il naso che per anni mi ha contraddistinto! 😀

Gente che cerca rogne

Mi alzo all’alba. Esco per andare a buttare la mondezza. Ho tre buste in mano. Sono consapevole che se uscissi tra una o due ore avrei meno probabilità di imbattermi in balordi. Tuttavia esco così presto anche perché comunque a quest’ora, in generale, c’è meno gente in giro…

Butto le buste ognuna nel suo corretto contenitore di smaltimento. Faccio per ritornare sul lato della strada che mi appartiene quando un taxi rischia quasi di investirmi. Lo guardo male seguendo il suo percorso. Alle mie spalle sento una voce infantile da uomo grasso che ce l’ha col mondo che fa:

«Evvai!», per poi subito aggiungere, altrimenti il suo commento non si sarebbe capito bene, «…Per il taxi!»

Che tradotto vuol dire: gioisco poiché il taxi ti stava quasi per metter sotto.

A questo punto si profilano due opzioni lungo il mio percorso periglioso: girarmi verso il tipo sardonico che cerca rogne, andare da lui e sfogare su di esso la rabbia che sta montando, mettendogli in conto sia la sua idiozia che la prepotenza del taxi; oppure alzare i tacchi e recarmi placido verso casa, non concedendo all’attaccabrighe neppure un appiglio per confermargli che è vivo e che sussista un qualche oscuro motivo che comprovi la sua esistenza.

Opto per la seconda. Ma mentre volto l’angolo sento che dietro di me il passo di quello si fa incalzante. Dato che non ho raccolto il suo guanto di sfida, adesso vuol venire lui a provocarmi ancor più direttamente?

Sennonché poi ci ripensa. Difatti ho tutto il tempo di aprire il portone di casa indisturbato. E mi accerto che nessuno si infili non invitato dentro lo stabile.

Vedi, amore, come sono maturo? Vedi cosa faccio per te, pur di non arrecarti preoccupazioni? Lascio perfino che della gente sprezzante che meriterebbe una bella lezione la passi liscia…

Psicotico che cerca rogne

Peninsula

In Corea si è diffusa un’epidemia zombesca che ha fatto in maniera di tagliarla fuori dal resto del mondo. Si dà il caso però che qualche persona non zombie ancora viva lì, e sopratutto lì sia rimasto un camion pieno di soldi. Allora dei tipi senza scrupoli e veniali incaricano questo (anti)eroe orientale perennemente desolato con la faccia da scimmia (che sono sicuro secondo loro sarebbe molto bello e affascinante) di recuperare il malloppo…

La cosa più bella del film sono le scene di azione con le automobili, davvero ben fatte. Poi ci sono molti zombie, ma differenti da quelli americani. Infatti codesti corrono come matti se vedono la luce…

Discreto film, costruito con un solido sviluppo della trama, come fosse un romanzo, ma non certo imperdibile, per me.

PS: ah, sembra che codesto film esista nello stesso universo narrativo di Train to Busan (che mi era piaciuto molto di più pur avendo una struttura narrativa molto più semplificata).

Parto col folle

Chiarissimo il riferimento a un vecchio film che amo molto, con Steve Martin e John Candy (rifatto molto malamente anche in Italia, con Brignano) in cui il primo deve compiere un lungo viaggio per tornare in tempo dalla propria famiglia ed è costretto a fare tutto il percorso con mezzi di fortuna assieme a un tipo molto invadente che presto impara a detestare.

Qui il copione è lo stesso. Solo che lo scassatore è il ciccio di Una notte da leoni, mentre il bravo padre di famiglia è impersonato da “Tony Stark”, ma senza l’armatura di Iron Man… 😉

Risultato gradevole. Ma il film originale è nella mia lista dei film comici che amo di più e non è battibile.

Parto col folle

Temporary Road – (Una) Vita di Franco Battiato

Per tutti quelli come me a cui manca un artista del calibro di Franco Battiato (che rimane molto simpatico anche umanamente) consiglio di recuperare questo film su di lui, sulla sua filosofia di vita, che ripercorre con le sue stesse parole la sua avventura su questa terra, sia da un punto di vista umano che musicale. Ovviamente non mancano curiosità e aneddoti, oltre che ovviamente le sue canzoni, da quelle più vecchie alle recenti.

https://www.raiplay.it/video/2016/08/Temporary-Road-una-vita-di-Franco-Battiato-0fed0f8d-7240-4bf2-9461-3c5a8fd667cf.html