Tutto un equilibrio sopra la follia #0

Osservo alla televisione gli attori di film o fiction. Mi chiedo se e quanto sarei più bravo di loro a interpretare un ruolo.

Poi penso però quanto per me sarebbe difficile recitare non essendo capace, in certi periodi, neppure di stare in piedi. In certi periodi mi devo come rinchiudere in un bozzolo cercando di consumare meno energie possibili perché non ho la forza neppure di alzare un dito.

Allora infine, disincantato, penso: no, io non potrei mai farlo, l’attore.

Joseph Roth: Il mercante di coralli

Raccolta dei seguenti racconti e romanzi brevi di questo talentuoso e incostante scrittore:

L’ALLIEVO MODELLO

LO SPECCHIO CIECO

APRILE. LA STORIA DI UN AMORE

IL CAPOSTAZIONE FALLMERAYER

TRIONFO DELLA BELLEZZA

IL BUSTO DELL’IMPERATORE

LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE

IL LEVIATANO

Alcune di queste storie sono puro piacere da leggere, per quanta semplice leggiadria contengano. Per l’aggettivo giusto davanti al sostantivo… Probabilmente, da un punto di vista tecnico e di scorrevolezza, uno dei migliori scrittori di sempre (prima che l’alcol decretasse il suo decadimento assoluto).

In genere, i racconti, per un comune scrittore, rappresentano qualcosa di molto inferiore ai suoi romanzi. Non è però il caso di J. Roth, che ha scritto racconti bellissimi, talvolta anche superiori ad alcuni suoi celebri romanzi.

Sigle: L’APE MAGÀ!

Dopo quell’altra ape più famosa (di cui si parlerà prossimamente)… giunse in Italia anche l’ape Magà!

Diciamo subito che in realtà era di sesso maschile, e non femminile, come l’altra… Le sue avventure erano anche molto più cruente: infatti l’ape Magà era costantemente in lotta con altri insetti (tra cui se non erro le vespe erano i principali) per il territorio, le risorse, eccetera.

Eh, non era facile la sua vita!

Poi aveva strani colori: non era la classica ape giallo-nera…

Lars Von Trier: Epidemic

A sorpresa, è un film che non mi è dispiaciuto.

Lars mostra come fin dai primordi conoscesse benissimo la vera essenza del cinema. Questo film sicuramente è stato fatto con pochissimi mezzi e una buona idea iniziale. Si compone di piccole parti (alcune delle quali indubitabilmente superflue e messe quasi a caso, ma in qualche modo “avvolgenti”) che finiscono per comporre un puzzle dignitoso.

C’è tutto in questo film. Le inquadrature giuste, la colonna sonora adatta. Perfino le parti divaganti e inutili. Due storie che vanno in parallelo e che in un modo o nell’altro combaciano al culmine. Proprio il finale rappresenta l’acme acciocché, almeno a mio modesto giudizio, si possa dire che il film sia discreto (e non una cagata immane).

Due sceneggiatori stanno scrivendo una storia su una misteriosa letale epidemia simile alla peste che invade il mondo (sicuramente si ispirano alle atmosfere della famosa opera di Camus). Non sanno però che, curiosamente, proprio in quegli stessi giorni, un’epidemia (molto simile a quella descritta da loro) è davvero giunta a mietere inesorabilmente vittime. Se ne accorgeranno quando sarà troppo tardi…

Wa(l)ter Veltroni: La scoperta dell’alba

Primo sorprendente romanzo, di genere fantastico (ma non solo), di quest’uomo che ha sprecato gran parte della propria vita dedicandosi alla politica, quando è evidente avrebbe dovuto buttarsi a pesce nell’arte, e tutto il mondo sarebbe stato più contento, lui per primo compreso.

Qualora leggeste questo libro non conoscendone l’autore, potreste tranquillamente confonderlo con uno della Tamaro, per quanto il tono risulta nostalgico e malinconico assieme.

È la storia di un uomo maturo sostanzialmente segnato dalla propria vita familiare, con una figlia down di cui non riesce a occuparsi, ma soprattutto con alle spalle un evento fortemente traumatico: l’abbandono apparentemente inspiegabile del padre quando era ancora adolescente. Un giorno quest’uomo riuscirà incredibilmente, attraverso un vecchio apparecchio telefonico, a mettersi in contatto con il bambino che era un tempo, proprio pochi giorni prima la fuga del padre, allora non resisterà dall’indagare circa i veri motivi che portarono il genitore a dileguarsi. E scoprirà che in definitiva non sapeva nulla di lui…

Moltissime citazioni. Tantissimi temi. Una parte corposa e fondamentale della storia parla anche del Terrorismo.

Interessante.

Non puote

Posso io avercela

Con l’amor mio?

Ognuno è incatenato

A desirar ciò

Che non puote.

.

Posso fors’io

Mirar nella nebbia?

Posso fors’io

Asciugar l’umida area?

Posso fors’io

Alimentar il mare?

Posso fors’io

Attraversar la roccia?

Può forse un uomo

Innalzarsi su simil suoi?

Posso fors’io

Non esaurir la linfa mia?

Potrei io curar

Un ammalato di morte?

Posso fors’io

Fermar il tempo

Per costringerlo a spettare?

Sarei io l’unico capace

A districare eventi?

Son fors’io

Quell’unico che mai s’abate

Se avanza l’affezione?

.

No, non puote.

Alla ridda camuffata dell’impostura (Parte VI)

Il problema di far passare il tempo si riproponeva incessantemente e Nemesis non sapeva proprio come risolverlo. Pensò perfino di uscire dall’edificio e tornare successivamente. Poi anche di uscire e non tornare più, simulando un’improvvisa malattia. Tuttavia il Pelato lo aveva visto, e anche reguardito, e quindi si sarebbe ricordato di lui deducendone che aveva messo in piedi una sceneggiata. E allora… chi lo avrebbe sentito quello lì?!

Poteva trincerarsi in bagno per una mezz’ora come fosse stato indisposto. Perché no? Ma doveva stare attento a prendere il cesso giusto. Quel giorno non avrebbe sopportato la vista della merda liquefatta di qualcun’altro che colava giù da un water…

Infine però Nemesis non fece nulla di tutto ciò. Semplicemente si spense in un angoletto sorseggiando ossessivamente dal proprio bicchiere. E, quando lo svuotò, finse che fosse ancora pieno e continuò con quel gesto illimitatamente, poiché il liquido della bibita gli faceva troppo schifo e non voleva introdursene altro nel sangue. Eppure gli serviva di eseguire quell’azione (che in breve divenne rito) per mascherare la sua incommensurabile amarezza.

Così, incredibilmente, un’ora passò. E da ultimo fece il suo ingresso, tutto impettito, come un potente collerico regnante, il Boss Nano. Ciò voleva dire che ci sarebbe stato il brindisi finale, il quale avrebbe posto termine a quel tormento.

Aveva al solito una faccia seria e irrazionalmente arrogante. Teneva il mento alto come chi disprezza la plebe alla quale si deve tuttavia mischiare per mere questioni di etichetta. I suoi occhi non si soffermavano su nessuno dei vili villani, i quali non meritavano il suo sguardo, i quali attraversava nel corpo come fossero stati invisibili. Annoiato, teneva un grosso boccione di spumante dritto per dare il là a tutti gli altri. In un secondo, i team leader dovettero arraffare in fretta il loro boccione di competenza e sincronizzarsi con lui per eruttare tutti quanti nello stesso identico momento.

Da uomo consumato qual era, il Boss Nano impartì una inappuntabile lezione circa la perfetta tecnica per stappare una bottiglia e non far versare a terra neppure una stilla di preziosa sostanza con le bollicine – chissà le volte che aveva replicato quel gesto in vita sua. Nessuno degli altri riuscì a imitarlo. Ci andò vicino solo il Pelato; ma anche lui dovette inchinarsi alla forza centrifuga che da ultimo spinse l’alcol fuori più velocemente di quanto avesse potuto gestirlo. Il Boss Nano, aspettandosi che i suoi servitori non sarebbero stati alla sua altezza, almeno in quell’occasione non si infuriò verso loro per aver irrorato il pavimento, dimostrandosi altresì oltremodo comprensivo.

Con fare compassato distribuì poi lui stesso il contenuto del suo intero boccione, così come Gesù lavò i piedi dei suoi apostoli, che pure gli erano inferiori. Ebbe però l’avvedutezza di tenere l’ultimo bicchiere per sé. Infine fece sentire il vocione – il quale immancabilmente conservava qualcosa di invariabilmente iracondo – e disse un artificiosissimo «Auguri a tutti!», alzò il calice – divenuto Santo Graal –, e tutti gli altri pecoroni gli andarono dietro alzando il loro incompostabile bicchierino di plastica. Quindi fu sancita la piena riuscita della festa e il Boss Nano sparì così come era apparso, e le ultime parole che disse, battendo le mani, a mo di far fretta, furono: «Adesso però si lavora! Non approfittate della mia pazienza!» E allora tutti i team leader scattarono all’unisono e si industriarono per far sparire al più presto i resti mangerecci della festicciola; i quali resti vennero in larga parte impacchettati in fogli di alluminio, in modo da poter essere riutilizzati e consumati forse a capodanno – forse l’anno dopo.

Ma Nemesis a capodanno non ci sarebbe stato. Fu infatti in quel momento che maturò la convinzione che per nessun motivo al mondo avrebbe più dovuto rivivere quello strazio. Inoltre, quando si era brindato, era stato l’unico che non aveva voluto condividere con tutti gli altri quell’ignobile momento di falsa partecipazione. Per questo aveva mirato con astio il nano infame, considerato la giusta personificazione di quell’azienda alienante, ed era insorto odiandolo con sincera malignità, assieme a tutti gli altri che non gli si opponevano. E Nemesis non se ne era accorto ma, in quel mentre, era stato ancora una volta il Pelato, che ormai lo piantonava fisso, a notare come quella sua non adesione contenesse già i primi germi dell’insubordinazione più fragorosa. E il Pelato aveva pensato, con molto disprezzo verso lui: questo qui è fatto al contrario! prima vuol lavorare, quando non si deve! e poi non brinda, quando lo fanno tutti! ah, ma dopo mi sentirà! Ma quando poi lo cercò tra le postazioni di coloro che riprendevano servizio, non lo trovò più perché Nemesis se n’era andato, con l’intenzione di non mettere mai più piede in quel luogo nefasto.

Sigle: DAIKENGO!

Trattasi di un vecchio cartone un po’ strano. Ricordo che c’era una guerra, con degli invasori, un robot molto forte, un protagonista coi capelli lunghi vestito di un giallo intrigante e un misterioso vagabondo robotico con una specie di ghigno fisso sulla faccia di cui non si sapeva l’identità, che ogni tanto saltava fuori per salvare capre e cavoli al protagonista…

Complessivamente il cartone non era granché. La sigla, anche in questo caso, era meglio… 😉

Kid – Una strana storia

Breve fumetto per collezionisti, distribuito a Lucca Comics nel 1996 per celebrare i cento anni del media.

Non ci sarebbe molto altro da aggiungere, vista la natura puramente didascalica dell’opera, ma la trama ve la racconto lo stesso… Un ragazzino (con un orecchino) si ritrova catapultato/risucchiato nel magico mondo dei fumetti, da cui non fa che cercare di scappare. Incontra ben cento personaggi famosi dei giornalini, da Superman a l’Uomo Mascherato, da Diabolik al gruppo TNT, da Tarzan a Mandrake, da Dylan Dog a Paperino… Alla fine il ragazzino riesce a tornare a casa, si toglie la parrucca, si capisce che è calvo e si scopre che in realtà era… La sorpresa finale non ve la racconto… Vediamo se qualcuno indovina solo con questi indizi… 😉

È un albo in bianco e nero, disegnato abbastanza bene. Forse imperdibile per alcuni appassionati di questo pittoresco universo.