Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio — Al di là del Buco

Sono stata stuprata quando avevo quindici anni. Ero andata a trovare una amica che mi disse Rimani! e io restai in un lettone che ospitava me, lei e il suo ragazzo. Lui scavalcò e mi stuprò. Il giorno dopo capii che la mia amica gli procurava le adolescenti per il suo sollazzo. Lei sapeva. Non […]

Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio — Al di là del Buco

Sigle: Angie Girl!

Il cartone, in cui c’era questa ragazza bionda che risolveva casi come fosse stata uno Sherlock Holmes in gonnella, in realtà non mi piaceva granché e non lo reputavo di qualità (forse anche a causa del doppiaggio caricaturale?). La sigla però era fatta molto bene. 😉

Convivenza #29

Quando eri single vedevi tutte le coppie e ti dicevi con orgoglio: io non diverrò mai come questi due, che non si somigliano per niente, che discutono per sciocchezze, che non si sa proprio come si siano appaiati, se sono così diversi. Io non farò la fine di Giorgio Gaber e Ombretta Colli (che politicamente erano su due pianeti diversi)…

Poi un giorno capisci. Capisci che è toccato anche a te metterti con una che per certe cose è il tuo opposto – d’altronde lei è donna!

Tu sei di orientamento, diciamo così, comunitario. Lei si dichiara di destra.

Lei sarebbe per concedere libertà di parola a tutti indistintamente. Tu agli stronzi la leveresti.

Lei è cattolica; tu non credi nelle religioni.

Lei è bassa, tu sei alto…

Capisci che l’amore fa di questi scherzetti: ed è toccato pure a voi soggiacere a uno di essi.

Per fortuna avete un bel paio di cose in comune che vi permetteranno di andare avanti fino alla fine dei tempi. Siete entrambi buone persone. E anche molto sincere. Qualità, queste, molto rare al giorno d’oggi.

Mango: Oro (con preziosa spiegazione della canzone!)

Il nostro è davvero innamorato della sua lei – a proposito, nella realtà il nostro era omosessuale, dunque questa canzone, palesemente rivolta a una femmina, è metaforica e riprende modelli consolidati e prominenti. Il che, da un punto di vista artistico, è assolutamente accettabile. Solo lo stesso autore può dire se il suo proporre questo modello consueto e accettato sia frutto di vigliaccheria, per un maggior quieto vivere, o no. Quindi noi non staremo qui a sindacare sulla sua scelta…

Dicevamo, il nostro è davvero innamorato della sua lei, tanto che dichiara apertamente che per averla pagherebbe – che è anche segno che lei ha qualcosa di inaccessibile e distante, almeno all’inizio, per lui.

Per averti pagherei

Quantifica pure la somma di denaro che sarebbe disposto a sborsare…

un milione anche più

Addirittura sarebbe disposto a rinunciare all’ultima sigaretta, che per un tabagista del cavolo deve esser davvero un gesto di estrema generosità!

anche l’ultima Malrboro darei

Tutto ciò perché per lui, lei, è la cosa più preziosa; è come fosse fatta d’oro!

perché tu sei oro oro oro

Sennò, se lei preferisce, invece del milione, lui le potrebbe farle avere perfino un diamante!

un diamante per un sì

Tutto!, pur di averla come la vuole lui…

per averti così distesa pura

Sennonché, in queste ultime parole già si capisce l’enorme antinomia della sua brama. Pagherebbe una donna per giacere con lui, per vederla in tutta la sua nuda innocenza, la vorrebbe pura come una vergine… ma si tratterebbe pur sempre di una donna che ha dovuto pagare per arrivare a quel punto, non è forse vero?

ma tu ci stai

perché accetti e ci stai?

Ed ecco che il sogno idilliaco d’amore per lei comincia a sgretolarsi. Il nostro si chiede ingenuamente come mai lei abbia potuto accettare, se davvero era la donna stupenda che lui pensava. Cioè, lui la proposta indecente gliel’ha pur fatta, ma forse riteneva che una vera donna non avrebbe mai dovuto accettare di vendere il proprio corpo solo per denaro, o un diamante. Ciò lo lascia enormemente deluso e sconvolto!

E così tu cadi giù

io non ti voglio già più

inaccessibile non sei

non con gli dei

tu sei senza dei

L’immagine irrealistica di lei viene distrutta violentemente nella mente del nostro. Lei non è più su un piedistallo. Lei è raggiungibile fin troppo facilmente per chiunque sia disposto a sborsare del vile denaro per averla. Allora lui, sdegnato dallo scarso valore morale della femmina, non la vuole più! Perché lei non era la dea dell’amore che si era immaginato lui! Lei non era un eterea, ma solo un etera come tante!

Perché non ti elevi su di noi

e resti lì celeste

così io ti vorrei

immune dal sesso

Il nostro si dispiace piangendo di averla persa. E ancora vorrebbe riaverla splendida come credeva che fosse prima. Allora la stimola a esser una donna migliore di quella che è. Forse la trasformazione nella sua donna ideale è ancora possibile, deve pensare in una parte non troppo remota della sua mente. Lei potrebbe essere ancora una donna celestiale. Ma per esserlo, deve essere anche immune dal sesso… Ma questo lo farebbe tornare dapprincipio, a lui che la vuole, pagherebbe qualsiasi prezzo per averla. Così starebbe male sia qualora lei fosse davvero quell’essere divino che non è, sia se essa si dimostrasse una cortigiana affarista come tante…

ooooooorooooooo..

Così al nostro povero eroe non resta che tirarsene una e rimanere un onanista dei più accaniti, non risolvendo niente, ma perlomeno ponendo un lieve analgesico alle sue inappagabili e ardenti brame umane!

Fine

NINNINI: La prima avventura degli Ansiosi Quattro

Così Ninnini elaborò la prima storia degli Ansiosi Quattro. La quale si apriva con questo signore avvolto da un lungo soprabito, tipo impermeabile, come andavano una volta. Si intuiva che fosse ben vestito, però c’era un piccolo particolare che lo rendeva un po’ diverso dagli altri esseri umani: era tutto come coperto di fango – forse proprio perché era fatto di fango! –, dalla testa ai piedi. Era marrone, tutto, completamente, sia per quanto riguardava le scarpe, che l’impermeabile, che la faccia, la pelle, e perfino le palle degli occhi che sarebbero dovute essere tassativamente bianche ma non lo erano. A ogni modo nessuno ci faceva troppo caso, dato che erano tutti impegnati a farsi i fatti propri, andare a fare la spesa, al mercato, oppure a lavoro.

Così questo distinto uomo era seduto su una panchina al parco a leggersi il suo bel quotidiano sportivo, e ogni tanto si lasciava andare a un grugnito, quando si imbatteva in una notizia non tanto di suo gradimento, tipo che il certo lanciatore non era riuscito a eliminare il tizio alla battuta in una partita di baseball, eccetera.

A dire il vero però il distinto individuo tutto marrone si lamentava pure perché, con quelle mani fangose che si ritrovava, stava riducendo il giornale a una paccottiglia sempre più inservibile, e ben presto non sarebbe più riuscito nemmeno a girar le pagine. Allora gli venne in mente di andare a casa dell’Uomo Cerino, il quale, pensò, avrebbe potuto facilmente asciugare le pagine facendolo tornare a leggere tranquillamente il giornale come un comune mortale.

Dunque si recava da questo Uomo Cerino, con cui erano vecchi amici. In breve si ritrovò sul suo pianerottolo. Bussò alla sua porta. Si dispiacque assai per avergli lasciato delle tracce melmose sulla porta. Anche perché sapeva che l’Uomo Cerino era un tipo molto precisino e se la sarebbe presa a male.

L’Uomo Cerino gli aprì la porta. Lo riconobbe subito perché, nonostante l’Uomo Melma avesse assunto le fattezze di un distinto gentiluomo, era tutto marrone, fatto di fango, dunque non poteva che essere l’Uomo Melma sotto mentite spoglie, in realtà.

Allorché si accorse che l’Uomo Melma gli aveva appena insudiciato la porta se ne rammaricò. Gli disse: ma la vuoi finire una buona volta di sporcare tutto quello che tocchi? Che non è che siccome siamo amici te le debbo sempre lasciar passare tutte, non trovi? Non sarebbe ora di darsi una bella calmatina?

L’Uomo Melma si manifestò desolato. Fece dei grugniti, perché non sapeva parlare benissimo. Poi, additando il giornale, anch’esso tutto inzaccherato di fango, praticamente gli fece intendere che non era colpa sua se era nato così. A ogni modo era andato da lui proprio per quello, e se lui aveva un’idea per risolvere alla radice il suo problema – perché nella vita, bambini, c’è chi ha un problema di forfora, chi d’alito cattivo, chi di meteorismo e qualcuno poteva avere anche un problema con la melma superflua – l’avrebbe accettata volentieri.

Ed effettivamente l’Uomo Cerino, che era un tipo molto brillante, anche se non come l’Uomo Condizionatore, ce l’aveva un’idea, anzi un’ideona. Con la sua fiamma calorifica gli avrebbe asciugato un poco la melma: in questo modo, seccandogliela al punto giusto, non gli avrebbe più fatto lasciare sconvenienti manate sporche in ogni posto, e questo valeva ovviamente anche per le impronte sul giornale, o le pedate sul parquet.

Allora l’Uomo Cerino disse “FUOCO!” e la faccia gli si accese. Poi da lì la fiamma gli si propagò per tutto il corpo finché non fu tra l’altro anche in grado di volare. A quel punto era pronto per metter in atto la sua idea. Quindi gli disse di non muoversi, che stava per compiere un’operazione molto delicata, che aveva, sì, la mano ferma, ma se lui si fosse mosso rischiava comunque di sfigurarlo per sempre. Al che l’Uomo Melma pensò: oh Signore!, è come se mi stessi facendo la liposuzione! Ad averlo saputo per tempo magari avrei potuto chiedergli anche di darmi un ritocchino alla vita, che certe volte per quanto mangio sembra che ho il verme solitario!

L’Uomo Cerino gli si avvicinò maggiormente. Dal dito sprizzava una leggera fiamma molto fine, che lo faceva sembrare quasi un saldatore, anche se lui preferiva atteggiarsi da alto chirurgo. Adesso comincerò dalle mani, per vedere come va; se andrà bene, passerò al resto del corpo, disse l’Uomo Cerino – che ora che mi ricordo si chiamava proprio Prospero di nome, manco a farlo apposta, come quel tipo di fiammifero.

Sennonché, se fu vero che dapprincipio la sua idea parve funzionare, e infatti la mani dell’Uomo Melma si seccarono quel tanto che bastava per non fargli più insozzare quel che toccava, ben presto si resero entrambi conto che però adesso l’Uomo Melma non poteva più muovere le proprie falangi bene come prima; se lo faceva gli si crepavano e rischiava di spezzarsi le dita in mille pezzi!

Per fortuna se ne accorsero subito, così l’Uomo Cerino si interruppe. Non va, non si può fare!, urlò. Le cose mi stanno scivolando di mano, disse. E si accalorò talmente tanto che anche se aveva smesso di essiccarlo con il raggio di fuoco, comunque crebbe di temperatura per il nervoso cosicché l’arsura nella stanza si innalzò anch’essa, così come i terribili squarci che cominciarono a solcare il povero corpo dell’Uomo Melma, il quale, terrorizzato, se la stava facendo addosso espellendo melma dal basso ventre…

A quel punto l’Uomo Cerino capì che si doveva agire in fretta; eppure non sapeva che fare, dato che aveva la mente in fiamme. L’unica soluzione percorribile così era quella di chiamare un suo amico scienziato ben più intelligente di lui, il quale era il solo a poter risolvere quella questione così urgente quanto delicata. Quindi l’Uomo Cerino disse all’Uomo Melma di non preoccuparsi e che sarebbe andato a cercare aiuto: sarebbe tornato al più presto. E così facendo se ne uscì dalla finestra volando verso la villetta dell’Uomo Condizionatore, che non era poi così distante da lì, difatti vivevano tutti nella stessa città.

Quando l’Uomo Cerino entrò nel giardino dell’Uomo Condizionatore si spense subito per non bruciargli le rose e le margherite che l’Uomo Condizionatore coltivava per l’appunto in giardino. L’Uomo Condizionatore stava giusto usando i suoi poteri per refrigerare le roselline rosse con una corrente frescolina perché aveva scoperto che alle roselline piaceva molto e poi crescevano pure meglio.

In un battibaleno l’Uomo Cerino informò l’Uomo Condizionatore dei tremendi fatti accaduti i quali minacciavano di procurare ingenti danni al povero Uomo Melma. L’Uomo Condizionatore ascoltò con attenzione mettendosi anche un dito sotto il mento in segno di accurata analisi. Poi gli disse, sicuro di sé: tranquillo, so come risolvere il problema, non temere!, ma mi serve anche l’aiuto della Ragazza Assorbente, che comunque, essendo mia moglie, provvedo a chiamare subito.

E difatti la chiamò a voce e pochi istanti dopo, proveniente direttamente dalla cucina dove stava cucinando dei cavoletti di Bruxelles, giunse, come una specie di colomba bianca gigante, una femmina in volo. Si trattava della bianca Donna/Ragazza Assorbente, la quale era provvista anche di una sorta di alettoni sotto le ascelle, perché si sa che anche gli assorbenti possono avere le ali…

Dopo di che i tre presero tutto il necessario, cioè un grosso secchio pieno d’acqua, e si avviarono speranzosi verso casa dell’Uomo Cerino, dove si trovava ancora l’Uomo Melma.

Una volta sul luogo, si accorsero che l’Uomo Melma era più pietrificato di prima. Il poveretto aveva evitato il più possibile di muoversi per non sfragnarsi in mille pezzettoni, il che a dire il vero non gli era venuto difficile perché il calore tendeva per l’appunto a irrigidirlo tutto. Sennonché poi era subentrato anche un altro problema. Difatti l’Uomo Melma soffriva un po’ di vene varicose e non poteva rimanere fermo in piedi per troppo tempo sennò poi finiva che gli facevano male le gambe e doveva mettersi le calze strette strette, che però erano un po’ femminili e dunque lui non voleva dare l’idea di essere un travestito, dato che non lo era. Alternativamente, avrebbe potuto proprio fingere di essere una donna assumendone l’aspetto: questo avrebbe aperto scenari che non staremo qui a trattare perché troppo incasinati e comunque di non facile diramazione, e poi voi siete ancora piccoli per capire alcune cose, bambini, quindi non chiedetemi di approfondire le questioni sessuali…

In un battibaleno l’Uomo Condizionatore assegnò a tutti i compiti necessari. L’Uomo Cerino, rigorosamente da spento, perché non doveva peggiorare la situazione, doveva ritmicamente intingere una mano nel secchio, inzupparla bene e poi schizzare con moderazione, con le dita, l’Uomo Melma, il quale sarebbe dovuto rimanere il più possibile fermo e immobile – e questo per lui fu molto facile. Poi l’Uomo Condizionatore lo avrebbe investito con le sue raffiche di aria, fredda, perché se fossero state calde avrebbero prodotto l’effetto contrario di quello sperato. Così l’Uomo Melma si sarebbe nuovamente idratato. Infine il compito della Donna Assorbente sarebbe stato quello di assorbire i getti d’acqua che si sarebbero rivelati troppo ingenti e, con l’ausilio dell’Uomo Condizionatore, fare in modo che poi il corpo dell’Uomo Melma non diventasse troppo liquido.

Così, in men che non si dica, dopo appena dieci minuti, l’Uomo Melma tornò a essere il solito mattacchione di sempre. E una volta che si fu detto completamente guarito provvide ad abbracciare affettuosamente uno a uno i suoi cari salvatori lasciando loro invero qualche macchiolina di troppo sugli abiti, ma a quel punto quello era preventivato e nessuno si arrabbiò.

Dopodiché l’Uomo Condizionatore se ne uscì con quel discorso che poi rimase mitico, scolpito per sempre nella storia dei supererrori. Ragazzi, questa è stata la nostra prima avventura, disse. Come avete visto i nostri poteri si amalgamano alla perfezione. Così è nostro intrasferibile dovere fornire al mondo il nostro aiuto per sventare i piani cattivi di tutti i super-criminali da strapazzo che impazzano ovunque. Ecco, a dire il vero, se solo avessimo avuto con noi un Uomo Acqua saremmo stati davvero perfetti, perché non avremmo avuto bisogno di niente, neppure del secchio per inumidire! Allora sapete che vi dico, d’ora in poi il nostro intento sarà duplice. E la notte ci scontreremo contro i criminali cattivi e i loro folli piani di conquista del mondo perbene, mentre di giorno ci prodigheremo nel cercare un qualche Uomo d’Acqua, che deve pur esistere da qualche parte nel globo!, e quando l’avremo trovato saremo diventati il gruppo di persone più forte di tutti i tempi e i criminali li sconfiggeremo come niente fosse, e poi potremo davvero fare tutto quello che vogliamo, compreso costruire case, abbatterle, vendere gelati freschi e, sono certo, se ci industriamo un po’, anche fare i benzinai!

E quella fu la prima grandiosa, strabiliante, miracolosa, grottesca, mirabolante impresa rischiosa dei favolosi Ansiosi Quattro – che se un giorno davvero avessero incontrato l’Uomo d’Acqua ed esso si fosse unito con loro, sarebbero diventati Cinque!

Come non fare un’intervista (Belve: puntata del 25/02/2022)

È ospite Morgan il quale, si sa, talvolta potrebbe non esser la persona ideale e più facile da intervistare, perché è uno che “eccede”. Per di più stavolta si capisce fin da subito come sia già “su di giri”. Non so perché. Probabilmente perché ha scambiato due parole con la donna che lo intervisterà capendo che è un osso duro e non gli lascerà scampo; o forse s’è fumato qualcosa di troppo, chissà.

Fattostà che l’intervista parte a razzo ed è subito un fuoco di fila. La donna, con i suoi occhi chiari, la fermezza nella voce, che sa di essere bella e forte, intellettualmente forte, o almeno così si sente lei, nasconde nell’intonazione garbata i non tanti velati preconcetti che Morgan sia solo un mero idiota, e lei vuole dimostrarlo al mondo, dall’alto della propria superiorità.

Ora, Morgan, che mi è simpatico, ha fatto innumerevoli sbagli in vita sua, tutti pagati caramente, compiuti più per una sorta di “generosità” nei confronti della vita che perché sia stronzo o sbagliato lui. Morgan è l’artista geniale che, dato in pasto a una qualsiasi torma di gente riottosa, finirebbe presto per assumere il ruolo di capro espiatorio dei mali del mondo. Così Morgan casca nei tranelli della donna con tutte le scarpe, come da sua ingenua prerogativa.

Prova a ribattere, con quella favella di cui invero è dotato. Ma sotto quell’assedio, quelle domande che non gli lasciano neppure il tempo di organizzare una difesa, non può che cedere e fare la parte del mentecatto, del presuntuoso, o del demagogo. Ho visto altre interviste di Morgan; se è a suo agio, sono molto interessanti e intense, o anche divertenti. Invece qui Morgan prova a essere ironico, ma non ci riesce perché si trova sempre di fronte gli occhi di ghiaccio prevenuti dell’intervistatrice castrante che lo giudica, anzi lo ha già giudicato, e non si fermerà finché Morgan non si dilanierà da solo. Non gli lascia neppure il tempo di rispondere a una domanda che subito gliene fa un’altra. E Morgan ci casca: avrebbe talmente tanta voglia di difendersi da quelle accuse che neppure contesta la forma suicida, suicida per lui, che la donna ha adottato.

Così finisce per arrabbiarsi. Tra le tante frasi retoriche, che altrove avevano funzionato brillantemente ma qui non sortiscono effetto, pronuncia una frase molto vera: sono un artista! Fatemi parlare di musica, non di altro! Io so solo parlare di musica! Ma quella ovviamente non coglie la sua supplica e non gli fa neppure una sola domanda che entri nel merito della musica, perché Morgan è la sua preda da sventrare e spolpare. Così scopriamo che la vera belva è lei, non certo Morgan. Lei che spara sulla croce rossa di Morgan.

Questo tipo di pseudo interviste non servono a niente. Sono puro intrattenimento usa e getta. Al massimo, se vanno bene, si possono avvicinare a una sorta di chiacchierata con l’ospite di turno, buone solo da un punto di vista immediatamente emozionale. Se vanno male, finiscono per essere del tutto inconcludenti, acefale, negative, smerdanti, come in questo caso.

Vi ho spiegato la tv.

PS: Peccato anche per l’intervistatrice, che sono convinto sia una donna intelligente. E in quanto tale dovrebbe trovare ben altri modi per dimostrarlo.

ROOOAAR!

https://www.raiplay.it/video/2022/02/Belve—Puntata-del-25022022-34f88f1d-2e3d-4780-a49d-47f13e8b655a.html

La commessa: Epilogo

Sono passati anni. Almeno un paio dalla prima volta che ne scrissi. Ogni tanto mi chiedo che fine abbia fatto quella che chiamavo la commessa bionda, quella che poi andò in gravidanza e sparì. Facile pensare che l’abbiano licenziata. Funziona così ormai nel mercato del lavoro, dove si hanno sempre meno diritti. Figuriamoci se un supermercato come questo, dove c’è sempre un fortissimo ricambio – a proposito, ormai non è rimasto praticamente nessuno di quelli originali; l’Infida Mora è sparita, così come il Norcino, ma anche tutte le altre facce note col tempo si sono volatilizzate, e chissà come mai. Per non dovergli fare un contratto con i diritti minimi da lavoratori, da dipendenti… –, non l’ha sbattuta fuori alla velocità della luce appena è rimasta gravida, con quell’enorme pancione che ormai sembrava stesse per partorire da un momento all’altro…

Poi un giorno mi reco al supermercato in un orario insolito: il sabato pomeriggio. In giro noto facce insolite, sia per quel che riguarda i clienti che per i commessi. Deve trattarsi, per i lavoratori, di gente accorpata qui appositamente per coprire orari festivi, una specie di riservisti di emergenza. Alla cassa per esempio c’è una mora nuova, bassa, che in questo momento sta sistemando dei prodotti negli scaffali. Mi lancia una occhiata alla velocità della luce, poi torna a rintanarsi nel suo compito. Si muove a suo agio però, per esser nuova. Ha un sedere grosso.

A un tratto un vecchio la saluta con molta considerazione, come la conoscesse da anni. Che malata certa gente, penso subito. Certa gente ha talmente tanta voglia di provarci che non esita a prendersi delle licenze che non ha e che non sono state richieste. Eppure una certa idea comincia a ronzarmi in testa… Non può essere…, mi dico. Rimando quel pensiero a dopo, quando avrò modo di appurarlo.

Quando sono alla cassa, quel pensiero torna… Vuoi vedere che questa ragazza bassa, col culo grosso, silenziosa, salutata così affettuosamente da quel vecchio è…

Lei è lì che scansiona i prodotti. C’è un po’ di fila. Sembra le stiano tutti col fiato sul collo poiché quella è l’unica cassa attiva. Ho modo di vederla bene adesso. Ha il naso lungo, questa commessa, una frangetta che sembra fatta apposta che nasconderle il più possibile il volto e gli occhi… ma infine stabilisco… Sì, è lei: e la commessa bionda, quella che era andata in maternità e poi non si era più vista!

Quindi lavora ancora qui, seppur part-time. Avevo malgiudicato i responsabili del supermercato. Ma sì, in fondo, conosco il ragazzetto a cui è affidata la baracca: ricordo che è uno straniero che viene dallo stesso posto della ragazza. Ed è un bravo ragazzo. Per questo deve esser stato ben contento di tenerle un posticino, seppur piccolo, al caldo. E adesso penso che lei mi aveva riconosciuto fin dal primo sguardo, fin da quando ero entrato.

Come è più calma, riflessiva. In lei non c’è più traccia di quella accentuata, riottosa scontrosità. È comprensibile. Adesso ha un figlio (sempre se nel frattempo non ha deciso di farne un altro) e deve esser più morigerata. Deve tenere un profilo basso. Basso come invero lei, che sembra rimpicciolita rispetto a come la ricordavo io. Prima era alta come me, adesso si è tutta rinsecchita – non ci sono più neppure quei floridi seni –; niente vanità di capelli lunghi al sedere, adesso li porta corti; niente tinte di biondo per sembrar più bella. Adesso si è sistemata, non è in cerca né di rogne né di niente. Ehhh!, sembra un’altra persona. Beh, di fatto lo è. È cambiata.

Mi fa piacere per lei che si sia sistemata, in tutti i sensi. Almeno ha smesso di farmi la guerra, penso con una punta di egocentrismo. Solo una cosa vorrei sapere, solo una. Chissà se si ricorda ancora delle nostre simpatiche schermaglie. Chissà se ricorda che si incazzava quando al supermercato non l’andavo a trovare da troppo tempo. Chissà se ricorda quella volta che pioveva e mi sono offerto di accompagnarla al posto di lavoro sotto il mio ombrello dopo averla incontrata alla metro. Chissà se ricorda le dicerie cretine che scambiava con l’Infida Mora su di me. Chissà…

Quando è il mio turno, non mi guarda in faccia. E dopo che ho pagato mi dice meccanicamente buonasera. Ah, ricordo che delle volte, arrabbiata con me, mi rifiutava il saluto finale. Altre volte lo diceva freddamente, per ripicca. Infine altre volte lo pronunciava come fossi davvero una persona importante per lei invitandomi così a ripresentarmi presto e sopratutto farmi un po’ più avanti. Addio, commessa bionda, ormai tornata mora, diventata mamma, senza più fronzoli per la testa, senza più scarpe alte, col seno piallato dall’allattamento. Ti auguro il meglio che possa augurarti: una vita serena, senza più assurde paturnie.

FINE

La rivoluzione perfetta, dei ricconi ladroni e assassini – un racconto di superfantasia, nevvero?!

I ricconi del mondo avevano due dilemmi da dover affrontare.

Il primo: come sgraffignare ancor di più? Infatti, dopo secoli di ruberie esponenziali, era sempre più complicato per loro sottrarre l’essenziale alla povera gente onesta mantenendo una parvenza di legalità: ovvero avevano talmente rubato in precedenza che ormai stavano raschiando il fondo del barile.

Il secondo: come annientare gli odiosi ambientalisti, i difensori dei diritti degli esseri umani, così come degli animali, che col tempo erano sempre più numerosi e consapevoli? I ricconi sapevano che se non avessero messo in atto alcun stratagemma era solo questione di tempo: prima o poi quelli si sarebbero accorti che il loro vero nemico erano per l’appunto i ricconi. E se si fosse giunti a quel momento non ci sarebbe stato più nulla da fare, perché, ricchezza o non ricchezza, la gente sarebbe venuta a prenderli nelle loro fortezze superprotette per lapidarli come accadeva in tempi passati. Certo, esistevano svariati piani di sviamento e fuga (già ampiamente approntati)… ma i ricconi non avrebbero mai rinunciato a cuor leggero a parte delle loro ricchezze, ottenute in secoli e secoli di corruzioni scientifiche di ogni strato sociale della collettività.

Ora, i ricconi, anche se non erano tanto intelligenti, potevano però contare su torme di spin doctor, filosofi, sociologi, psicologhi, pensatori, tuttologi, analisti matematici e comportamentali al loro soldo in grado di trovare una soluzione a ogni problema. Così misero assieme tutta quella loro venduta ciurmaglia la quale ben presto trovò invero una soluzione che addirittura sarebbe stata in grado di risolvere entrambe le questioni contemporaneamente, dato pure che esse erano assolutamente collegate.

Il piano era il seguente… Dunque, affinché si rubasse ancor più di prima eludendo le leggi in vigore e affinché si calpestassero ancor di più i diritti delle persone e si mettessero a tacere gli attivisti che rompevano il cazzo per i soprusi, l’etica, eccetera… dovevano creare una sorta di emergenza perenne in grado di fornire ai politici – da sempre i primi al loro servizio – tutti quegli strumenti e quegli avalli di cui necessitassero per bypassare ogni sorta di legge e stramaledetto diritto mai emanato sulla terra!…

Dunque il punto primo era creare una forte paura, qualcosa per la quale la gente avrebbe presto rinunciato a ogni sorta di diritto pur di continuare a vivere. E quale paura più grande poteva esserci se non quella di… morire? Quindi si creò una malattia molto contagiosa capace di far ammalare ogni essere umano – sarebbe bastata dargli un’origine fittizia naturale per spiegare da dove provenisse, e ovviamente scienziati prezzolati di fama mondiale avrebbero giurato sulla propria testa che non era stata creata appositamente in laboratorio. Una malattia tipo un’influenza, da cui non si diventa mai realmente immuni. Ovviamente, prima d’esser diffusa, gli scienziati avrebbero individuato delle strategie per disinnescarla, in maniera che se un riccone si fosse ammalato di certo non ci avrebbe lasciato le penne; e ovviamente tali cure non sarebbero mai state rese pubbliche, altrimenti la malattia avrebbe rapidamente perso di importanza, mentre loro volevano che permanesse per anni, decenni, forse secoli, insomma il tempo necessario affinché loro divenissero gli assoluti padroni del mondo, non dovendo più ricorrer a sotterfugi continui per poter esercitare il loro potere più o meno occulto.

Una volta che la malattia fosse stata diffusa nel mondo, la popolazione avrebbe avuto una fifa blu di morire, dunque si sarebbe affidata, come sempre accade in tali situazioni, ai loro governanti di turno. I quali li avrebbero chiusi in casa per mesi cominciando a distruggere metodicamente la piccola economia. Eh, sì, perché dato che c’erano si sarebbero promulgate leggi affinché potessero rimanere aperti solo i supermercati, mentre chiudessero i mercati rionali; si sarebbe resa un inferno la vita per i piccoli commercianti, nel chiaro intento di azzerare ogni attività che non fosse appartenuta a un colosso dell’economia. Eh, sì, perché dovevano tutti diventare poveri e fallire, dovevano tutti andare a lavorare per i soli colossi che, unici, sarebbero rimasti nel mercato del lavoro, facendoli diventare di fatto loro schiavi.

Immaginate il capolavoro… Tutta quella gente che falliva e tutte le attività e i beni che in un colpo solo divenivano di proprietà delle banche (da sempre facenti parte dei turpi giri dei ricconi). Già che le congiunture erano propizie, avrebbero anche aumentato le tasse indiscriminatamente del cinquanta per cento facendo schizzare a livelli mai visti l’inflazione, ma questo sarebbe stato fatto solo in una seconda fase, quando la gente non avrebbe più avuto la forza neppure di contestare le decisioni dei governi.

Ovviamente, con la gente chiusa in casa, sarebbero cresciuti a dismisura gli acquisti online, sempre a discapito dei piccoli imprenditori che agivano sul territorio… Poi, alcuni mesi dopo, dopo aver ridotto sul lastrico la gente e dopo aver fatto morire di quella malattia migliaia di persone, in particolare i vecchi, che erano i più facili da falcidiare poiché più deboli, se ne sarebbero usciti che erano stati creati i primi vaccini. E da lì il gioco sarebbe stato fatto…

Dopo aver eseguito un costante lavaggio del cervello alla popolazione circa l’efficacia e l’irrinunciabilità dei vaccini, preparandoli ad assumerli praticamente per sempre, avrebbero poi approfittato della situazione per rilasciare pass che avrebbero dato diritto a ciò che prima era libero, mentre ora diventava proibito se non si fosse stati in possesso di suddetto pass acquisito con il vaccino. Avrebbero cioè cominciato ad abituare la gente che anche per avere qualcosa di “naturale” serviva una loro autorizzazione, e se non l’avevi sarebbe stato giusto non aver accesso a quella risorsa.

Tra l’altro in quei vaccini avrebbero potuto infilarci di tutto, qualsiasi cosa avesse potuto tornar loro utile in futuro, tipo, magari un altro veleno di cui sarebbe servito una specie di antidoto se non si voleva morire in seguito… (Ma preferiamo glissare su questo argomento perché già solo a immaginare tutto quello che ci avrebbero potuto metter dentro non basterebbe un’enciclopedia).

Giunti a quel punto non si sarebbe più potuto tornare indietro. E le proteste, con la scusa degli assembramenti (che favorivano la malattia), sarebbero state vietate…

Ovviamente i media avrebbero avuto un ruolo centrale in tutta questa ributtante vicenda, infatti sarebbe stato tramite loro che la popolazione, in particolare quella più ignorante, che non era in grado di ricordare le innumerevoli contraddizioni che i politici e gli scienziati vari avrebbero affermato una dietro l’altra, avrebbe subito il lavaggio del cervello sistematico finendo per esser del tutto riprogrammata, tanto da anelare i vaccini e disprezzare fino all’odio, fino a ritenere giuste le discriminazioni, chi non voleva vaccinarsi.

Perfino i cosiddetti “intellettuali”, bombardati da tutte le parti con quel lavaggio del cervello, avrebbero finito col cedere il passo, non alzando alcuna voce di dissenso. Per non parlare degli artisti, i quali, ricattati con la storia che non avrebbero più potuto lavorare se sprovvisti di pass, avrebbero rinunciato a ragionare e obiettare e sarebbero stati i primi a farsi vaccinare e dare l’esempio.

Così sarebbe rimasta solo una categoria ad opporsi, quella più discriminata di tutti. I non vaccinati. Con in aggiunta quei pochi che ancora sapevano pensare con la propria testa. I soli che, per una ragione o per l’altra, erano riusciti a capire che c’era qualcosa di marcio dietro tutto quel sistema…

Ed ora ecco il lieto fine… E così tutta la popolazione sarebbe diventata schiava. Tranne quei pochi che avrebbero continuato ostinatamente a opporsi, i quali avrebbero cominciato a esser chiamati “ribelli”, per poi un giorno venir dichiarati proprio fuorilegge. Gli stati mondiali avrebbero così emanato una legge che diceva che i ribelli non avevano più diritto a vivere. E il resto della popolazione, che neppure ricordava più come era cominciata tutta la storia ma riusciva a rammentare solo che i ribelli meritassero il peggio del peggio, non avrebbero fatto niente per difenderli e anzi sarebbero stati molto felici che quei ribelli, da loro considerati i criminali peggiori, fossero cassati una volta per tutte dall’esistenza umana. Così infine non sarebbe rimasto più nessuno a dissentire. I ricconi, ladri e assassini superiori, avrebbero prosperato fino alla fine dell’esistenza. E così sarà…

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