Amare non amare

Credere non credere

Il mio impetuoso adescamento

Cos’è questa tristezza

Il tuo cuore emozionato

Lasci andare

Come una serpe striscia il dubbio

Sarebbe l’occasione giusta

Io l’unico

Tu non lo sai

La possanza delle tue adulazioni

Torni ed è ancor festa

Paura o impostura

Vorrei essere con te

Il tuo cavallo di Troia entrato nel mio cuore

Non so ma so

La possibilità non colta

C’è altro

Vuoti insordenti

Cosa non dici

Fidarsi non fidarsi

Lasci passare

Entropiche fisarmonie

Questa grande opportunità

Nel sangue s’insinua l’amarezza

Tu come me

Con un dito sfiorai il tuo cuore

Me come te

Tu l’unica

Te e me

Il tuo volto rivelato

Non puoi negare

Il tempo ormai sta per finire

Unica rosa in un giardino

Un ballo con te

Un bacio prima di morire.

*

[versione alternativa originale]

Cos’è questa tristezza

Come una serpe striscia il dubbio

Credere non credere

Non so ma so

Vuoti insordenti

Denigrazioni dissuadenti

La possanza delle tue adulazioni

Il mio impetuoso adescamento

Cosa non dici

Fidarsi non fidarsi

Il tuo cavallo di Troia entrato nel mio cuore

La possibilità non colta

Lasci andare

Lasci passare

Questa grande opportunità

C’è altro

Nel sangue s’insinua l’amarezza

M’avvelena

Tu come me

Me come te

Tu l’unica

Io l’unico

Vorrei essere con te

Sarebbe l’occasione giusta

Paura o impostura

Te e me

Il tuo volto rivelato

Il tuo cuore emozionato

Non puoi negare

Con un dito sfiorai il tuo cuore

Tu non lo sai

Il tempo ormai sta per finire

Unica rosa in un giardino

Un ballo con te

Se torni sarà ancora festa

Un bacio prima di morire.

am

Passa l’angelo a Finistere

Ci fu quel giorno, ci fu quel giorno in cui la medaglietta di Gesù si ruppe.

Ce l’avevo al polso, come sempre.

A un tratto, sentii un rumore indescrivibile. Non sapevo da dove provenisse.

Fu come se qualcuno me l’avesse staccata con le tenaglie.

Lo strano fatto mi turbò non poco. Mi chiesi se per caso Dio non fosse più con me, con me che non mi sentivo di essermi davvero mai comportato male con nessuno.

A ripensarci, poi, da quel momento, cominciarono a succedermi delle cose non belle, che progressivamente andarono peggiorando.

Al culmine di ciò, una mattina mi svegliai con un fardello sul cuore.

Mi spaventai molto perché percepivo che da un momento all’altro avrei potuto morire.

Tuttavia in quel Male c’era anche un germe che avrebbe potuto permettermi di avere un’esistenza migliore.

Era come se da un lato qualcosa mi fosse stato tolto, per rifornirmi di qualcos’altro che mi avrebbe aiutato, che mi sarebbe servito per viver meglio.

Ma tutto ha un prezzo…

Era come avessi stipulato un patto di reciprocità di cui però non conoscevo i veri estremi…

(E con chi lo avevo fatto quel patto?)

Trascorsero cinque anni in cui mi godetti la vita in maniera probabilmente molto egoista. Difatti mi concentrai esclusivamente su me stesso.

Durante il corso di quegli anni però non mi sfuggì la sensazione che quel potere che mi aveva erogato tanta forza stava lentamente esaurendosi, cosicché un giorno si sarebbe del tutto spento.

E io mi domandavo cosa sarebbe accaduto quando ciò fosse avvenuto.

Un giorno ciò si attuò, e venni sprofondato nei tormenti più dolorosi e umilianti che essere umano poté mai provare.

D’un tratto pagavo il fio di quel benessere non spettatomi, il prezzo intero, tutto assieme.

Pagavo il prezzo di essere stato bene quando avrei dovuto star male.

Così adesso stavo ancora più male…

Duro fu il cammino che mio malgrado dovetti intraprendere.

Un cammino fatto di sofferenze infinite, svilimenti, sassolini tremendamente pesanti che non riuscivo più a differire.

Tuttavia, in qualche modo, risalii il fiume.

Mi arrampicai sugli ultimi gradini della mia scala a chiocciola.

Dopo esser stato già baciato dalla Morte, me ne allontanai a sufficienza per sentirne molto meno l’odore.

E un giorno, era venerdì, sentii scorrermi di nuovo un barlume di giusto vigore nelle braccia.

Scioccamente, mi misi subito alla prova.

Ma poi mi diedi del pazzo chiedendomi se ancora non mi fosse bastato tutto quel che avevo patito e ancora ne volessi il resto.

Il giorno dopo era sabato e sperimentai la stessa sensazione provata quando il peso sul cuore mi donava energia.

Sarà che sia riuscito a riportarmi fin lì?, mi chiesi incredulo.

Trovai una piuma marrone sullo zerbino di casa mia.

Provai a scostarla col piede, ma quella non andò via.

Così, dato che la trovai bella, decisi di lasciarla lì, perché non mi avrebbe dato alcun disturbo.

Il giorno dopo era domenica e non avvertivo più alcun gravame sul cuore e nemmeno mi sentivo debole.

Ero tornato com’ero da bambino…

Uscendo di casa trovai ancora quella piuma sul mio zerbino.

Ma non era più marrone. Era diventata bianca.

Allora pensai che l’angelo era passato a farmi visita e mi aveva salvato.

La raccolsi riponendola in un cassetto.

angel

Quel prostibolante mercimonio del giornalismo #4

Lunabella sembra una modella, ma decaduta. Alta, snella. Un tempo appariva perfetta. Anche di profilo, con quel naso rifatto, l’unico ritocchino che lei ufficiosamente abbia ammesso si fece da giovane.

Fa sempre la dieta, Lunabella. Una dieta spietata per mantenersi snella, per farsi dire dai suoi follower che la adorano che è la più bella del creato tra tutte le giornaliste. Certo deve fare un po’ di ginnastica ogni giorno, che non le andrebbe, ma questo e ben altro pur di mantenersi bella. A ogni modo col tempo ha imparato quale le sia utile per non avere la pancia e non accumulare grasso sul culo, per cui si limita solo a quella, che poi se non mangia può anche non farla.

Peccato solo per il collo, con tutte quelle vene di fuori: è il solo tratto che la tradisce in tv, sennò (si è vista) sembra perfetta (ma lei sa di non esserlo).

Se lo fosse davvero, perfetta, sospira, il BellAntonio, il suo collega più bonazzo secondo lei, si concederebbe almeno una volta, anche se è sposato, sì. Ma lui non ha mai voluto cedere alla tentazione, e quella volta che si sono ritrovati a ridere smodatamente a pochi centimetri di distanza e lei ha provato a dargli un bacio, quello ha smesso immediatamente di ridere, l’ha guardata dritta negli occhi e le ha detto con fare grave: scusa Lunabella ma tu sai che sono sposato con una donna che amo molto, ho dei bambini piccoli. Le ha montato su un pistolotto di mezz’ora decisamente spropositato che l’ha fatta pentire assai di essersi esposta.

Era la prima volta per lei che qualcuno la respingeva. Lei ha provato a sdrammatizzare: ma sì, mica ci stavo provando, il mio era solo un bacio in amicizia! Lui ha finto di crederle. Fattostà che da allora lei si rode come una ragazzina a pensare a quell’adone con le spalle larghe, se lo sogna la notte, sempre nella stessa situazione in cui lui dapprima le dice della moglie… ma poi alla fine cede, e alla grande.

Così lei sogna un giorno di farselo. Deve solo attendere, avere la giusta pazienza. Sa che prima o poi qualche crisetta con la moglie capita a tutti: lo sa bene perché è separata. Dovrà essere brava a capire al volto i suoi umori, a capire quando lui ci starà. E sì, perché prima o poi ci starà, di questo è sicura. L’unica cosa che si chiede e se nel frattempo non sarà troppo invecchiata per lui, che già adesso ci sono diversi anni tra loro, e si vedono eccome, perché lui è un bell’uomo ancora giovane, mentre lei si avvia verso i cinquanta (e il sol pensiero la fa impazzire).

Dal canto suo lui però, da allora, è molto vigile, e cerca di non lasciarsi più coinvolgere in risate potenzialmente “sessuali” con lei. La tiene alla larga, lontana, anche se lei vuol sempre lavorare con lui e lui non può opporsi perché lei gli è un po’ sopra in gerarchia.

Che poi… non avesse quella voce così alta, non avesse l’abitudine di gridare sempre nelle orecchie parlando così veloce, a raffica… magari una pomiciatina se la sarebbe pure fatta, perché lei è una donna piacente che sa sicuramente cosa piace a un uomo. Ma già se la vede poi andare fuori dai gangheri facendosi venire accessi di gelosia perché lui torna a casa dalla moglie. Già ce la vede e non vuole che lei gli rovini la vita per sempre, a lui che ha sempre fatto le cose per bene, seguendo le regole, e certo non vuole farsi fregare dalla prima fuori di testa attempata che incontra sulla sua strada, seppur sexy.

E dire che se la farebbero tutti, in redazione, Lunabella. Tutti tranne lui…

Lunabellabellantonio

Strani giorni

Qualche settimana fa, quando il virus era già apparso al nord ma qui a Roma ancora si provava a far finta di nulla, mi venne voglia di pizza. Era un po’ strano perché era da poco che non ne mangiavo. Tuttavia, come presago di qualcosa nell’aria, o anche per cercare di tirarmi su il morale per le sciagure che sentivo sempre più prossime, volli prenderne ancora dal mio pizzaiolo di fiducia. C’era fila fuori il negozio perché la gente rispettava la distanza… Quel giorno feci la mia solita scorpacciata.

Il giorno dopo chiusero mezza città. Le pizzerie, non so per quale astruso motivo, facevano parte degli esercizi che non potevano più stare aperti (invece i fornai potevano, mah!).

Quel giorno mi ero ripromesso di andare in biblioteca a prendere un nuovo libro, dato che già da qualche giorno avevo terminato quello preso in prestito. Avrei potuto restituirlo già una settimana prima, ma poi, per una sorta di pigrizia, mi ero detto: non ci vado, non c’è fretta. E mi ero letto dei libri che avvedutamente avevo scambiato al book crossing.

Quel giorno mi venne in mente che potevano aver chiuso anche le biblioteche. Per non fare il viaggio a vuoto, telefonai. Mi colpì perché non rispondeva nessuno. In breve i miei sospetti furono confermati: avevano chiuso, anche loro.

Per qualche altro giorno tuttavia mi fu possibile uscire alla solita ora per andare al parco a leggere un libro. In giro c’era meno gente del solito, ma qualcuno ancora c’era. E ancora si poteva fare senza sentirsi troppo in colpa.

Poi sapete tutti cosa è successo: ci siamo ritrovati tutti chiusi in casa.

Da allora la gente è molto più triste e questa tristezza prova a investire anche me. Me ne viene addosso a ondate. Ma io non gliela voglio dar vinta. Io me ne sbatto il cazzo del virus e della paura di morire. Posso affermare con sicurezza che, anche se sarei uno di quei soggetti a rischio, non temo il virus. O meglio secondo me è più probabile per me crepare di tumore o simili, visto la zona in cui vivo, visto che la polizia municipale non interviene per questioni di salute pubblica arcinote che vanno avanti da anni (anni? Decenni!).

Di leggere mi era passata la voglia. Così, adesso che avevo anche più tempo – anche se la mia vita non è cambiata poi troppo e il tempo più o meno sarebbe lo stesso di prima – per giorni non ho letto niente. Non avevo proprio voglia. Perché sono abituato a leggere fuori, prendendo un po’ di sole. Dentro casa non è lo stesso. Ma ultimamente mi sono forzato a ricominciare e sto leggendo uno dei tanti libri digitali che mi sono scaricato durante gli anni dicendomi che un giorno mi sarebbero serviti quando magari sarei stato in ospedale (!).

Mia madre prima di partire mi aveva fatto, di sua iniziativa, una scorta di scatolame. L’avevo presa in giro per la sua ignoranza. Le avevo detto che i supermercati non avrebbero mai chiuso sennò sarebbe collassato tutto il sistema. Ironia della sorte, in qualche modo ha avuto ragione lei. Solo che se i prodotti scarseggiano non è tanto per quello che pensava lei, ma perché la gente ha cominciato a prenderli d’assalto, per i suoi stessi motivi! Così, adesso mi tocca prendere le scorte anche a me, sennò la prossima volta rischio di non trovare quel che cerco! Ma vaff! Comunque in questo momento, a parte frutta e verdura fresche, potrei tranquillamente sopravvivere per trenta giorni filati, penso. Compresa la carta igienica. Poi, vivendo solo, consumo pochissimo…

In questo periodo i miei vicini mi hanno dimostrato che sono esattamente gli stessi stronzi di sempre – non che avessi dei dubbi. No, loro non cambieranno mai, in salute e in malattia, sempre stronzi rimarranno. Loro sono quelli che alle 12 e alle 18 facevano casino per far casino. Rompevano il cazzo in una maniera che non vi immaginate. Tra l’altro ho scoperto che si davano anche appuntamento gli uni nelle case degli altri, in barba alle più elementari norme odierne!

Loro cantano Azzurro fuori tempo: non so come facciano, ma lo fanno. Loro, dopo le canzoni istituzionali, mettevano e intonavano i cori del commando ultrà della Roma. Trogloditi ritardati che non sono altro. Loro facevano l’happy hour a partire dalle 18. Loro sono anche molto litigiosi tra loro ma per ora stanno evitando di scannarsi. Eppure io ci spero sempre che tornino ad azzannarsi come ai bei vecchi tempi. Sarebbe il momento ideale affinché si tolgano finalmente dalle palle una volta per tutte. Io ci spero…

Una cosa di cui in pochi tengono conto è l’umore depresso. Perché questa crisi sta mettendo a dura prova per prima cosa la nostra psiche. Cioè io ho passato di molto peggio in vita mia e mi posso permettere il lusso di sbattermene. No, io non impazzirò per questo virus di merda. Io non sono impazzito prima e dunque non impazzirò per questa bazzecola… Però capisco che tanti stanno affrontando forse il periodo peggiore della loro esistenza ignava e potrebbero trovarsi in grossa difficoltà. Per questo ho sentito di gente che si è suicidata. O anche che sono aumentati i TSO. Mi spiace. Senza contare tutte quelle donne murate vive con il loro coniuge aguzzino. O i bambini con genitori pedofili…

Ormai mi sento con i miei vecchi tutti i giorni. Mio padre mi sembra stia accusando la pesantezza della situazione. Le ultime volte l’ho sentito molto giù. Ma forse è solo perché, piovendo e facendo freddo, non è potuto almeno evadere in giardino.

Essendo un pizza-dipendente, la pizza me la faccio in casa. Certo non è lo stesso. La faccio senza lievito e così sazia molto più della pizza normale. E non ha la stessa fragranza. Però sempre meglio di niente. Poi sopra ci si può mettere quel che si vuole…

Che cosa potete fare tutti voi per far passare il tempo? Ecco i miei consigli…

Primo: leggere. Dovete sapere che in questo periodo molti editori offrono degli ebook gratuiti. Approfittatene. L’unica cosa è che in genere il formato di questi file è epub. Insomma se avete un ereader li leggete sennò, se siete nel paleolitico come me, vi attaccate, o vi cercate più semplicemente i pdf.

Secondo: vedere film. A parte il sito di Raiplay, che è completamente gratuito, potete cercare film su youtube, o anche su siti appositi che in questo periodo li fanno vedere gratis.

Terzo: scrivere. Spesso, per sfogarsi, se sentite che avete qualcosa da dire, può essere molto utile. Qualsiasi cosa, quello che volete. Improperi contro il Governo, i vicini. Poesie. La storia che avreste sempre voluto raccontare. Se riuscite a concentrarvi e non avete troppo casino intorno, scrivere può essere la cosa migliore che vi possa salvare.

Quarto: giocare a giochi elettronici. Ce ne sono un mucchio. Quelli online, in flash, sono per lo più per stupidi. Ma se volete andare sul sicuro scaricatevi i giochi per pc di una volta, che oggi sono gratuiti. C’è di tutto: rompicapi, sport, arcade, picchiaduro. Doom. Tetris. Pietre miliari del mondo dei videogames. Confesso che ad alcuni io ci gioco ancora perché sono fatti benissimo e hanno una lunghissima giocabilità. C’è solo da scegliere quello giusto per voi. Mi permetto di lasciarvi un suggerimento: scaricateli da gamesnostalgia.

🙂

Più volte ho pensato di cominciare a scrivere una serie di racconti sui momenti che viviamo. Però finora non l’ho voluto fare. Perché farlo vorrebbe dire, tutti i giorni, pensare a questa cosa. E io non voglio essere schiavo di questo pensiero.

Ah, se volete anche io posso contribuire a far circolare risorse gratuite offrendo alcuni dei miei libri. Non credo che interessino a qualcuno però non si sa mai… Così ho pensato che, a chi me ne farà richiesta, posso mandare il pdf gratuito dei seguenti titoli:

Anarcolessia (la profezia di come un gruppo di anarchici porteranno il mondo alla rivoluzione planetaria; è un’opera prima, con pregi e difetti del caso)

La sottile fascinazione degli opposti (il mio libro più letto e apprezzato, che parla di due colleghi che si amanodiano e un giorno, a causa di un terremoto, rimangono bloccati a lavoro)

Elizabeth (la bizzarra storia di un amore impossibile; avverto: contiene scene di sesso esplicito)

Venti giorni (un amore nato nelle corsie di un ospedale)

Nelle spirali del tempo lei piange (che trovate interamente online su un sito dedicato; il link è nella colonna a destra, in fondo).

Sono tutte storie di amore e morte, da lì non si scappa.

Buona quarantena.

E se avete una vita di merda, questo è il momento giusto per riflettere e decidere come cambiarla quando tutto riprenderà, non dico normalmente, ma quasi.

Fate un fioretto: se e quando questa cosa finirà e voi ne uscirete vivi e vegeti, voi allora farete…

Coule la vie.

key4bb

La signora della Trinacria

La signora della Trinacria

ogni tanto viene da me

a farmi visita.

C’è qualcosa di molto commuovente

in questo suo appuntamento.

Si ricorda di me

entra nella mia vita

mi vuole bene

perché mi ritiene suo amico.

Immagino faccia così con tutti.

Con tutti i suoi amici.

La signora della Trinacria

passa il tempo a visitare i suoi amici.

Ma più di tutto

è immersa nel suo mondo

di poesia

suggestioni

letterature

e languide nostalgie

per un passato che non c’è più.

La signora della Trinacria

trascrive tutto il giorno poesie

di grandi autori

delle volte ne fa di sue

poi le condivide coi suoi amici.

La signora della Trinacria

delle volte si arrabbia.

Se la prende sopratutto

con quelli che chiama falsi artisti

tronfi tromboni

che non sanno scriver

e comunque si offendono

se solo dici loro

qualcosa di vagamente critico.

In quei casi

la signora della Trinacria

sbotta

e mi fa vedere che è molto viva

viva come me.

La signora della Trinacria

aveva una volta un grande amico artista

ma un giorno questi non la volle più vedere

non è chiaro il motivo

forse un fraintendimento

forse una volta fu troppo sibillina con lui.

Fattostà che lui a un certo punto

è stato implacabile

l’ha cancellata dalla sua vita.

La signora della Trinacria

c’è rimasta molto male.

Allora molte sono state le cose che

ella ha scritto per lui

per riportarlo da lei.

Forse la signora della Trinacria

lo amava anche un po’

comunque lui non la volle più vedere

e la signora della Trinacria

dovette rassegnarsi.

La signora della Trinacria

pubblica sue foto da giovane.

Un tempo l’avrei considerato frivolo

oggi no

oggi penso che anche io

al posto suo

farei così.

Perché la signora della Trinacria

si immedesima con la ragazza

e la donna che fu ed è.

È lei quella lì.

È sempre quella.

Dentro è bella

e giovane

come lo era fuori.

La signora della Trinacria

non credo abbia molti rimpianti.

Ha vissuto una vita piena

con affetti e amori

marito e prole.

Solo oggi è triste perché

suo marito non c’è più

e sua figlia è diventata grande

si è fatta una vita lontano da lei.

La signora della Trinacria

vuol diffonder la cultura.

La signora della Trinacria

divulga foto e aneddoti

di monumenti e fiori.

La signora della Trinacria

ha molti ricordi del tempo che fu

immersi in nature selvagge

caldi imperlati di goccioline di sudore

e brezze leggere.

La signora della Trinacria

aveva un viso fiero e bello

neri erano i suoi capelli

e scura la sua pelle.

Chissà come era da giovane

la signora della Trinacria.

Era così la signora della Trinacria.

C’è qualcosa di molto commuovente

nella sua malinconica nostalgia

nel suo battersi per la bellezza

e quando viene da me

perché mi è amica

non volendo lasciarmi solo.

trinacria

Addio Gabbiano! (Parte I/III)

Un mese dopo erano cambiate molte cose nella vita di Nemesis. Innanzitutto non lavorava più per la Voli di Gabbiano. Un giorno il suo supervisore gli aveva consigliato di prendersi un “momento di pausa” poiché i suoi indici di vendita di prodotti per pulire erano crollati. Infatti uno dei compiti maggiormente retribuiti sui quali la ditta delle pulizie spingeva a più non posso concerneva proprio lo smerciare presso i clienti prodotti extra di siffatta natura. Da tempo Nemesis si era posto la domanda circa quanto quell’attività fosse lecita, dato pure che non si sentiva affatto né voleva esser un mero venditore. Lui, un banale piazzista che, con la scusa di pulire i cessi di qualcuno, doveva anche darsi da fare per pubblicizzare alcune gamme di detergenti piuttosto che altre?!, giammai!, si ripeteva.

Da quel momento aveva deciso fosse ora di trovarsi un lavoro più serio. Così, quando venne richiamato dall’agenzia per tornare in servizio, mentì loro dicendo che non era più disponibile avendo trovato un altro impiego.

Dunque si esaurì così il suo asfittico rapporto con la Voli di Gabbiano la quale, per rifarsi in qualche modo su di lui, come era avvezza fare, mise in giro la voce che aveva operato in maniera scorretta, che se ne era approfittato per spacciare dei prodotti suoi, danneggiando in questo modo anche la stessa azienda. E, solo poiché erano molto clementi e gli si erano affezionati, per ora non avevano intentato alcuna causa legale contro di lui.

La cosa sarebbe potuta finir lì, ma il caso volle che Nemesis vantasse dei crediti non riscossi con la Voli di Gabbiano. Così, dopo qualche tempo, fu costretto a tornarci. E quello che trovò non fu piacevolissimo.

Ovunque c’era gente che lo guardava di sbieco: taluni perché si erano bevuti le voci che l’azienda aveva sparso ad arte su di lui; altri provavano pena per il suo allontanamento e temevano che ciò potesse capitare anche a loro; altri ancora non l’avevano mai sentito amico e adesso che non lavorava più là lo ritenevano una presenza ancor più estranea all’azienda; infine altri avevano sempre detestato quel suo look e modo di fare da anticonformista-poeta-libero pensatore e ora quell’astio lo potevano esprimere senza più tenersi.

Quel giorno Nemesis avvertì così tanto disagio che considerò anche l’idea di andarsene senza incassare il suo compenso. Ma poi si disse che esso gli spettava. Perciò si fece forza ripetendosi che presto non avrebbe più veduto nessuno di quelli che in quel mentre lo scrutavano così foscamente.

Nella grande sala dove tutti i pulitori erano riuniti, avvistò l’inconfondibile figura di Vlad, al quale fece un gesto di saluto, che però non ricevette alcun riscontro particolarmente positivo. Vlad si limitò a farsi venire un abbozzo di protuberanza sulla guancia destra. Nemesis individuò pure Rose, che quasi volle ignorarlo, probabilmente ingelositasi che Nemesis avesse cercato un’intesa prima con Vlad che con lei.

Ma prima ancora di stringere qualche mano in segno di saluto – dopo ci sarebbe stato tutto il tempo di farlo con comodo –, lo scopo di Nemesis era quello di cercare la tipa addetta all’amministrazione e alle incombenze dei pagamenti e costringerla a dargli quel che gli doveva. Nemesis, chissà perché, presentiva che avrebbe avuto più di qualche problema in tal senso.

Dovette chiedere con estrema timidezza alla nuova segretaria – ogni tanto ce n’era una che non conosceva proprio –: «C’è per caso Matilda

La collaboratrice lo esaminò con disgusto, come Nemesis avesse avuto addosso qualche evidente avvisaglia della sua miseria la ripugnasse. Rispose a fatica, quasi urtata per l’affronto che Nemesis le avesse rivolto la parola. «Sì…», disse, ma era un “sì” che sapeva di “no”. E con altra otturata cortesia Nemesis le disse: «Le posso parlare?» E quella rispose subito, con la medesima stizza: «Non lo so! Dipende se è libera!»

Dopodiché tacque e Nemesis dovette ritirarsi in un angolino a pensare come procedere. Quella sgarbata e inefficace impiegata non era lì proprio per svolgere quel compito di pubbliche relazioni? Allora perché non lo faceva decentemente, si urtava se lui le parlava, e rispondeva smozzicando le parole e con grande sforzo? Nemesis si sentì sempre più ingiustamente umiliato.

Decise di entrare nella stanza dove sapeva che l’amministratrice di solito si intratteneva. E infatti la trovò seduta, con il culo su una comoda poltrona imbottita e le gambe incrociate su di un tavolo, mentre si gustava un caffè da due soldi residuato di una macchinetta espressa.

Vi erano dieci metri che separavano la donna da Nemesis. Lei poteva esaminare con la coda dell’occhio chi fosse entrato in quella stanza senza far capire con sicurezza all’ospite se lo avesse notato oppure no. Appena Matilda scorse la figura alta e inequivocabile di Nemesis, fu come scossa da un fremito, come si fosse accorta solo allora di avere le pulci nelle mutande. Finse di doversi subitamente alzare in piedi per svolgere una faccenda improrogabile. Nemesis capì le sue intenzioni e le corse appresso dicendole ad alta voce: «Ferma! Non scappare!» Ma ovviamente Matilda finse di non sentirlo e andò dritta per la sua strada.

Era già accaduto. Nemesis aveva avuto dei dissapori con lei, sostanzialmente perché essa, seppur all’inizio si era mostrata con lui molto aperta e amichevole, presto gli si era rivelata come l’ottusa schiava dei padroni che tendeva a proferire farneticazioni sconclusionate pretendendo atteggiamenti parimente senza senso da lui. Come quella volta in cui aveva distribuito delle dispense informative circa il modo migliore per smacchiare pavimentazioni pigmentate da acido; solo che tra di esse vi erano dei fogli con regole sbagliate e, quando lei aveva sgridato qualcuno perché vi si era attenuto alla lettera, Nemesis aveva difeso quell’individuo davanti a tutti dicendo che sarebbe stato molto più semplice e comprensibile se avessero rimosso quelle regole fallaci ristampando il documento per intero piuttosto che tenere costantemente a mente che talune di quelle disposizioni non andassero seguite. A quelle osservazioni Matilda – che Nemesis aveva soprannominato Faccia di Pesce, perché delle volte, ravvisandole la conformazione degli occhi e della bocca assieme, sembrava proprio avere un’espressione stupida da pesce lesso – si era arrampicata sugli specchi rintuzzando il criterio estremamente razionale di Nemesis senza tuttavia addurre alcuna argomentazione ragionevole in grado di contraddirlo…

Oppure c’era stata la volta nella quale Nemesis aveva avuto da ridire con lei perché, negli assegni erogatigli per le sue prestazioni, sistematicamente, aveva rivelato degli ammanchi sostanziosi, anche del quaranta percento del totale. E allora, dopo innumerevoli rimandi e contese di ogni sorta, lei gli aveva concesso il privilegio di esser finalmente ricevuto nella sua stanzetta e si era messa lì a fare manualmente, davanti a lui, i singoli conteggi dei mesi in questione. E quando infine, per giustificare gli errori, aveva fatto vedere a Nemesis un foglio elettronico con già introdotti i canoni di cui il sistema doveva tener conto per fornire la cifra di accredito, si era giustificata dicendo che era stata “colpa del computer”. Ma Nemesis, che non era certo uno sprovveduto come tanti e che di calcolatori ne sapeva molto più di lei, non aveva mancato di farle notare che quegli ammanchi fossero dovuti a cantonate umane: non potevano esser fatti passare per imponderabili e innocenti abbagli del calcolatore, poiché il suddetto foglio elettronico era stato compilato con formule immesse direttamente da un programmatore, o da qualcun altro che aveva ricevuto delega per impostarle. Fu quella l’occasione nella quale Nemesis le disse quella frase memorabile, che di fatto le fece prendere coscienza che Nemesis era arrabbiato con lei e da quel momento non le avrebbe più fatto passar nulla, cioè:

«Indubbiamente qui qualcuno scambia la mia enorme pazienza e cordialità per stupidità.»

Poco dopo Matilda gli aveva promesso il suo assegno di riparazione il quale, gli assicurò, gli sarebbe giunto entro l’ora successiva. La faccenda si risolse con Matilda che due ore dopo giunse con vari assegni da consegnare anche ad altri operatori che avevano subìto simili disavanzi. Così fece passare di mano in mano quei preziosi fogliettini di carta tra coloro che erano in fila indiana ad attenderli. Ed essendo Nemesis uno degli ultimi, il suo assegno dovette passare in numerose mani prima di arrivare nella sua. Comprese quelle di un interessato lavoratore impiccione il quale non resistette dalla voglia di mirare la cifra che vi era scritta sopra. Il tipo, un occhialuto tra coloro che avevano i migliori tassi di vendita – ma si erano scoperti taroccati da dei suoi intrallazzi che li rendevano per la maggior parte fittizi e furfanteschi; tuttavia non era stata minimamente presa in considerazione dall’azienda l’idea di allontanarlo –, quando rialzò la testa a pallone e porse l’assegno a Nemesis manifestò tutto il suo stupito ribrezzo, poiché evidentemente essa era ben poca cosa rispetto ai suoi soliti lucri. E Nemesis quella volta pensò: la curiosità uccide il gatto…

facciadipesce

Riesumazioni: Premura

Appena uscivi, accendevo il cellulare. Che non si sa mai. Che magari ti ficcavi nei guai: mi avresti fatto una telefonata disperata in cui mi chiedevi aiuto e mi sarei dovuto precipitare a salvarti. Eri così spericolata. Tu nemmeno sapevi i pericoli a cui andavi incontro…

Oppure avrei dovuto spegner il cellulare, tanto lo odiavo. Non vedevo l’ora di farlo. Ma sapevo che forse sarebbe potuto accadere che mi avresti chiamato. Allora quanto soffrivo ad aspettare una chiamata che non sarebbe mai giunta. Perché in realtà tu cercavi di non pensarmi per niente. Facevi in maniera che io fossi l’ultimo dei tuoi pensieri.

Così tu eri fuori, senza me, che non mi pensavi; mentre io stavo lì ad affliggermi per qualcosa che non avrebbe avuto motivo di esistere. Eppure c’era.

premura