Mario Y ha un buco in testa

{Ispirato ad una storia tristemente vera.}

Mario Y ha un buco in testa. E all’inizio non ricordava nulla di come fosse successo. Una mattina si ritrovò all’ospedale con la ragazza e i genitori al suo capezzale, con lei che piangeva e gli teneva la mano, con suo padre che era quasi spezzato dal troppo dolore, e con la madre che era anche più afflitta di tutti, perché un figlio è sempre un figlio…

Una sera Mario Y era in giro con la sua ragazza. Era uno dei giorni del week end. Cioè, forse era venerdì, o forse anche sabato o domenica, però era più probabile che fosse venerdì, perché in questo giorno la gente è più carica di voglia di divertirsi e di uscire dopo aver accumulato tensione e stress per una insulsa settimana lavorativa, ognuno con la sua, ognuna difforme all’altra, ma tutte unite da quel senso di vuoto che sempre attanaglia quando ci si rende conto che qualcuno ti sta fottendo il futuro (e anche il presente). Ma non divaghiamo…

Mario Y era uscito con la ragazza. Forse lei, o forse lui, quella sera non volevano uscire. Un moto di calda poltroneria aveva colto uno dei due (non è importante sapere chi dei due fosse) in maniera che lui/lei aveva detto all’altra/o, ma davvero vuoi uscire stasera? Perché a me non andrebbe poi tanto… In fondo che dobbiamo fare poi di fuori? Ho pochi soldi e non mi va di spenderli allo stesso modo, scialacquandoli in bibite gassate iperdolci che ce la fanno pagare a prezzo maggiorato… Poi la discoteca con le solite facce, un giro in macchina… Il dover fare per forza tardi… Un cornetto quando riviene fame all’alba… Ma chi ce lo fa fare? Oggi magari fanno pure qualcosa alla televisione… Aveva detto lui/lei. Quindi era seguita una discussione ma infine si era deciso di uscire perché si doveva rivedere gli amici e perché solo in quel giorno si poteva fare…. E Mario Y e la sua ragazza si erano avviati ignari di ciò che sarebbe accaduto. Pensavano che sarebbe stata una serata fin troppo monotona, un po’ come tante…

Mario Y all’inizio non aveva ben riconosciuto la ragazza e i suoi genitori, ma il giorno dopo però se li era ricordati. E fu allora che cominciò a chiedere loro: ma che mi è successo? Come sono finito in ospedale? Perché mi sento così… strano? Che cosa ho?… E i genitori guardarono (con una punta di colpevolezza la ragazza ma non era certo colpa sua) e lei si fece più avanti, lo fissò supplicante con i suoi occhi costantemente velati di lacrime e ormai arrossati, e gli sussurrò la verità, la qual cosa a Mario Y apparve subito insensata…

Dopo la discoteca, dopo le bevute, dopo le chiacchiere con gli amici, Mario Y e la fidanzata si erano salutati con la loro comitiva e avevano preferito recarsi da quel gelataio che faceva il gelato buono, in quel posto leggermente fuori mano eppure così vicino. Con la macchina ci avrebbero messo un attimo…

Mario Y e la ragazza si erano gustati i coni gelato (lei tutta frutta, lui aveva accoppiato pistacchio e cioccolata, entrambi con l’irrinunciabile panna) e poi si erano seduti, così, senza scopo, su di una panca lì vicino, nel buio, a guardare le stelle, ad ascoltare le cicale che frinivano (o erano i grilli che frinivano?).

Mario Y e la ragazza si erano seduti sulla panchina ed erano un po’ stanchi e assonnati. Tra poco sarebbero andati a casa a dormire…

Mario Y e la ragazza erano seduti pacificamente sulla panchina e quasi non si accorsero di quel gruppetto di tre persone che gli si era avvicinato silente e di soppiatto, come fiere a caccia (ma a caccia di cosa?).

Mario Y e la ragazza non facevano male a nessuno (come non gli era mai accaduto di fare nel corso della loro vita) poiché loro erano persone pacifiche e che non si cercavano i guai. Così, forse fu anche per quel motivo che i due vennero presi alla sprovvista: perché erano troppo buoni per restare sempre all’erta; non si sentivano nella giungla nella quale erano…

Mario Y e la ragazza erano seduti comodamente sulla panchina ed apparivano anche un poco imbambolati dall’umida frescura della sera e dalla pesante giornata lavorativa proseguita per ore con il suo contraltare del presunto piacere di trovarsi in buona compagnia, nella loro compagnia…

Mario Y non li vide per niente. Invece la ragazza li scorse quando erano ormai a pochi metri, quando i tre si erano curiosamente divisi, aprendosi a ventaglio su di loro, ed uno in particolare gli si stava avvicinando con in mano qualcosa (il suo primo pensiero fu che gli volessero chiedere un’informazione o un favore, o male che fosse andata qualche soldo… La sua mente vagò per un attimo interminabile figurandoseli con la macchina in panne a poca distanza da là…).

Mario Y era seduto sulla panchina e non vide arrivare nessuno. Però notò l’espressione interrogativa negli occhi della sua ragazza, che si era voltata di lato a fissare qualcosa ad altezza uomo e che pareva che avesse appena accennato una mossa di fastidio, o curiosità, o qualche cos’altro. Dunque lui si stava per girare per vedere quale fosse il motivo del suo accenno…

La ragazza di Mario Y capì che le cose sarebbero andate male solo quando fu troppo tardi, quando il tipo che gli si accostava ebbe un’accelerazione e… In quel momento capì che erano dei malintenzionati ed ebbe paura… Ebbe quindi il riflesso di afferrare per il giubbotto il braccio di Mario Y che, stupito da quel gesto improvviso, fissò la propria attenzione sul braccio appena toccato e non vide quindi niente altro…

Mario Y sentì un rumore, il rumore di qualcosa che andava in pezzi, un rumore che non aveva mai udito, e poi accusò uno strano senso di straniamento, mentre qualcosa di caldo e vischioso gli calava sul collo e lui era in terra a guardare il terreno e a sentire l’odore di esso (per qualche motivo si ricordò di quando era bambino e trascorreva le serate alla casa al mare, in Calabria)…

La ragazza di Mario Y si chiese quanti soldi avesse in tasca lei e Mario Y e pensò che erano quasi ripuliti (e allora avrebbe voluto averne molti, molti di più, così da poter placare quelle belve che li contornavano). Ma, a ben vedere, il problema non si poneva per niente, perché quegli individui sbucati dal nulla non volevano affatto rapinarli… No, infatti neppure chiesero loro nulla (né prima, né dopo l’aggressione a Mario Y)…

Mario Y non si accorse di niente. Non si accorse di essere stato colpito con un pesante sasso scagliato a due mani dal tipo minaccioso che gli si era approssimato senza neppure proferire una parola…

La ragazza di Mario Y li intravide appena, però i loro lineamenti le rimasero per sempre scolpiti nella memoria (e anche oggi se li sogna spesso e quello è il suo incubo ricorrente che non l’abbandonerà mai, che si porterà nella tomba, perché nulla potrà mai cancellare il ricordo di quei momenti così assurdi e terribili nei quali la sua vita e quella di Mario Y furono stravolte per sempre). Quello che scagliò rabbiosamente il colpo pareva posseduto da un demone (alcol? droga? violenza? Che importanza può avere? La cosa importante era che lui stesso si era trasformato, o era sempre stato in fondo, un demone). Era alto uno e ottanta, vestiva tutto di nero e calzava anfibi. Aveva i capelli neri corti, con un po’ di gel che gli disegnava una specie di corni che gli finivano verso l’alto. Forse aveva anche un pearcing al naso (ma no, la ragazza di Mario Y in questo si sbaglia, perché tipi del genere non somigliano ai punk-bestia che si agitano nella sua immaginazione, perché essi appartengono ad un’altra razza: a quella dei naziskin).
Gli altri due invece avevano una specie di ghigno beffardo sul viso (poiché era indubbio che sapessero quello che sarebbe successo e se lo sarebbero goduto). Uno era più grassoccio e aveva una specie di portachiavi assurdo con grosse catene che gli pendeva dai pantaloni militareschi (era rasato a zero). L’altro invece aveva i capelli lunghi e somigliava ad un moschettiere. Era magro (ma forse appariva così perché era affiancato al ciccione) ed aveva un naso adunco, pronunciato, come pure il mento…

Mario Y non li vide mai, non vide mai quella luce nera che brillava (?) nei loro occhi, quella luce che forse più che brillare assorbiva la luce altrui, come provenisse da un famelico buco nero annichilente… La ragazza di Mario Y vide il suo ragazzo esser colpito dall’alto verso il basso con un sasso bello grosso (che infatti era stato impugnato con due mani), con una furia insensata e animalesca… E lei sbarrò gli occhi poiché percepiva il pericolo ma quando tutto ciò avvenne non sapeva che fare… Avrebbe voluto in qualche maniera evitarlo, avrebbe voluto chieder loro che cosa volevano, o che gli avrebbero dato i pochi soldi che avevano senza fiatare, o quale era il motivo del loro comportamento… Ma non ne ebbe il tempo (anche se nella sua memoria quegli attimi rimasero per sempre cristallizzati e lei da allora si immagina che, se fosse stata più desta, qualcosa, magari anche qualcosa di sciocco, avrebbe pure potuto farla, anche se non sa bene cosa).
In un attimo si dileguarono, corsero via e le diedero le spalle urlando la loro gioia mefistofelica. E lei rimase sconvolta con Mario Y tramortito a terra, dalla cui testa usciva sangue, che aveva… la testa… aperta… rotta… Anche se pareva incredibile…

Solo in quel momento la ragazza di Mario Y comprese il modo nel quale i tre si erano avvicinati loro cosicché, se avessero tentato una improbabile fuga, essi gliela avrebbero impedita (e dunque il loro destino era già stato segnato appena quei balordi nazisti li avevano scorti. Quello doveva essere un piano premeditato, e ciò lo rendeva ancora più aberrante)…

Da allora Mario Y non è più lui. Ha sempre mal di testa, parla lento, fatica a muoversi, è quasi sempre a letto, e sopratutto ha un buco in testa che non è stato possibile per il momento turare, cioè gli manca proprio una parte di cranio. Per questo indossa sempre una specie di velo leggerissimo bianco che i medici e gli infermieri gli cambiano appena vedono che si sia troppo macchiato (e lui si sente entrare l’aria nel cervello e l’umidità è forse diventata la sua prima fonte di preoccupazione consapevole)…

Mario Y ha sempre la nausea e se non gli impedissero farmacologicamente di vomitare si vomiterebbe pure l’anima (nell’inconsistente speranza che dopo si possa sentire meglio, magari come prima dell’incidente).

La ragazza di Mario Y si sente in colpa. Se lei avesse fatto qualcosa, se fosse stata più pronta, magari lui non sarebbe ridotto in questa condizione pietosa in cui versa adesso. Se magari loro l’avessero violentata, se almeno quello fosse stato il loro scopo, il tutto sarebbe stato ugualmente aberrante, ma almeno avrebbe avuto uno straccio di senso… Invece così è la cosa peggiore che possa essere accaduta perché tutti hanno capito che il loro gesto è stato del tutto gratuito, immotivato, ingiustificabile, perversamente inammissibile.
Se l’avessero violentata lei almeno avrebbe da dividere con lui qualcosa, invece così si sente impotente ed inutile…
Invece il padre di Mario Y si tormenta e vorrebbe farsi giustizia da solo (poiché la polizia gli ha detto che assai difficilmente li acciufferanno e che magari quelli neppure sono più in città). Così qualche volta la sera prende un bastone e si va ad appostare più o meno nello stesso punto dove Mario Y e la sua ragazzi vennero aggrediti. Si mette dietro a dei cespugli da dove può osservare il movimento. Ma fino ad oggi ha colto solo delle coppiette che volevano appartarsi, ed una volta che è stato scoperto il suo atteggiamento è stato frainteso e da allora è attenzionato dalla polizia, dalla stessa polizia che dovrebbe cercare di acciuffare quei disgraziati che se ne stanno a piede libero, ma che invece perde il proprio tempo con lui…
La madre di Mario Y è diventata una larva, come suo figlio, solo che lei non ha impedimenti fisici oggettivi che le impediscano di muoversi o fare qualsiasi cosa come Mario Y.

Mario Y è diventato dipendente dai farmaci e ormai sta più di là che di qua. Solo il sonno pare mitigare parzialmente le sue cefalee, ma spesso si sveglia che ha già il mal di testa e allora chiede ossessivamente all’infermiera di dargli qualcosa che glielo faccia passare, ma lei gli risponde che già gli ha dato tutto quello che il medico gli ha prescritto e che la morfina è tossica e non si può esagerare nella sua somministrazione. Ma Mario Y sbraita, protesta e si duole dichiarando a tutti che preferirebbe essere morto (e a tutti si gela il sangue ogni volta che lo afferma).

Un giorno Mario Y stava guardando la televisione come uno zombi con la bava alla bocca e stranamente qualcuno aveva messo su una di quelle trasmissioni che, servendosi di filmati originali, raccontano delle storie vere (in genere di violenza estrema), quindi era una trasmissione che Mario Y non avrebbe mai dovuto guardare e per più di un motivo…
Una delle storie narrate faceva vedere tre tipi che aggredivano selvaggiamente una coppietta, senza alcuna ragione, proprio come era stato per lui e la sua ragazza. E quando Mario Y ha assistito alla scena qualcosa è scattato dentro di lui e allora si è infervorato, è scattato in piedi ed ha urlato: sono loro! Sono loro che mi hanno fatto questo!
Ma non erano loro, ma è vero che si era trattato di persone animalesche proprio come loro, persone tra le più spregevoli al mondo poiché compiono i loro atti di distruzione senza alcuna ragione lontanamente comprensibile…
Mario Y, tra le lacrime, è stato sedato.

Non ci può essere alcun perdono rispetto a gentaglia di questo tipo che si macchia di simili atroci atti inconsulti. Tale gentaglia non deve più avere la possibilità di camminare tra le persone normali, per nessun motivo, poiché l’errore che hanno commesso è talmente grande che non può essere giustificato o riabilitato in alcun modo.
Non c’è Franti che tenga… Non esiste una motivazione valida che faccia compiere a qualcuno un atto di insensata violenza verso qualcun altro, qualsiasi sia la storia che uno si lascia alle spalle o dalla quale scaturisca, qualsiasi siano le compagnie nefaste e ammorbanti che ha frequentato. Non esiste scusa valida.

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