Psico-epifania

keyofeye

Io so. Io l’ho vista la verità, con questi miei occhi mortali cablati per su percezioni graduali di livello 7 (in una scala da 1 a ?). Ed ho appreso che il riverbero di un’essenza non è meno rilevante dell’essenza stessa, che l’essenza è il suo riverbero, che l’una e l’altra sono indissolubili poiché così è la natura delle cose, che se un’onda non lasciasse alcuna scia essa non sarebbe un’onda, non sarebbe nulla, non potrebbe esistere, sarebbe solo il concetto balzano ed incongruo di un’idea che può (falsamente) esser vera, ma solo all’interno di una mente umana (cioè di un’intelligenza arrogante tra le più grandi quantomai imperfette e fallaci che esistano, la più fallace di tutte, poiché è quella che è così vicino a dio… eppure, raramente, vi si riesce ad approssimare, perché la conoscenza è il fulcro dell’esistenza e della vita, perché l’uomo venne scacciato dal Paradiso quando morse la mela della Conoscenza – ma cosa era invero quella mela? – e ciò rappresentò davvero una forma di peccato, la peggiore in assoluto?, oppure invece era quello un evento che doveva essere compiuto affinché l’uomo andasse incontro al suo ineluttabile destino di dolorosa acquisizione della concezione di illuminazione attraverso un percorso perlopiù empirico che cominciasse dal basso, poiché era forse troppo per lui sedere al fianco di dio e con lui essergli amico?…).
Ma io ho varcato la soglia, ho tolto il velo di maia, e ora… quanto mi appare differente la realtà!… Ero sepolto sottoterra come tutti gli umani, e come tutti non lo sapevo: ero rassegnato, cieco, non sentivo, solo trattenevo il respiro finché prima o poi non sarei morto asfissiato. Ed è allora che ho cominciato a scavare, raschiare, aprirmi un varco (ma non sapevo quello che facevo e nessuno può dire cosa sia che mi abbia spinto a inoltrarmi lungo quel sentiero di brillantezza e se sia stato, il mio, un sommo antesignano del presentimento arcano, oppure il casuale lancio di un dado con miliardi di miliardi di facce (moltiplicate all’ennesima potenza) tale da far uscire una di quelle combinazioni così difficili dal realizzarsi che sono praticamente impossibili – e forse la mia era la prima volta in esclusiva che si manifesta e invero mai nessuno prima di me l’aveva realizzata – ). Come un verme mangiaterra ho scavato ingurgitando la materia che mi era attorno… Fino a ritrovarmi in quello che c’era intorno, o forse dovrei dire dietro, o di lato, o ovunque, purché non si fosse dove ero prima; e quello che ci trovai mi fu incomprensibile, nuovo, mai veduto, inconcepibile, assurdo, inafferrabile, astruso, senza senso, poiché non potevo conoscerlo (ma era proprio così, o forse ero già programmato per ergermi laddove gli altri avrebbero sempre strisciato?).
Così appresi il mero segreto dell’esistenza tutta degli esseri umani e di gran parte degli altri esseri animali, ma non di tutti poiché essi, ad un certo livello di pensiero, sono talmente puri da risultare incomprensibili (mentre i viventi vegetali, data la loro natura semplice, non ebbero mai il problema di porsi dentro o fuori di un cerchio; loro esistevano e ciò bastava loro e ciò era giusto che bastasse per farli essere ciò che dovevano esser, in perfetta armonia con l’universo). E mi figurai la vita degli umani come quella di un cavallo con briglie, appeso ad un carretto, con paraocchi laterali e per sempre destinato a trascinare quel carretto ovunque un padrone oppressore gli comandasse di andare, dalla mattina alla sera, fino allo sfinimento della povera bestia soggiogata al giogo… C’è forse qualcosa di più triste che dover fare una vita che non è vita, da schiavi, per sempre legati a qualcosa che non si vuole e che ci è stato coattamente imposto, finché non subentri la morta ed essa sia, al massimo, un anelato sollievo? No, non vi è niente di peggio, sciocchi esseri umani fissati al basto che non sapete di esserlo…
La prima rivelazione che ebbi in realtà fu che non esisteva nessuna figura di padrone infame che mi comandava, non almeno al mio parametro fisico (e l’esplorazione dei parametri superiori è talmente sterminata che non mi basterebbe l’infinità del tempo di vita di un universo per compierla tutta neppure superficialmente. Nulla ha senso se ci si inoltra per i parametri ancora superiori ove io ora sono e forse si potrebbe ipotizzare che, relativamente, essi non ci siano)…
Ad ogni modo, avrei appreso che nessuno mi frustava, ma solo per ultimo, quando la mia ribellione sarebbe stata completa… Mi fu sufficiente imbizzarrirmi, rovesciare il carretto che avrei dovuto trainare, sciogliermi da quelle legature in modo che le briglie che mi finivano in bocca perdessero tutto il loro mordente e la loro utilità… Poi dovetti strusciarmi ad un albero e mi tolsi i paraocchi, apprendendo dell’esistenza di un mondo multidimensionale della cui natura ero assai ignaro precedentemente… Adesso capite cosa provai?
No, ancora non capite. Non potete, come è ovvio che sia, perché voi non sapete, non potete sapere e siete l’aratro che ara il solco che per lui è già stato stabilito. Io invece uscii fuori da quel percorso impostomi e mi ribellai, guadagnandomi una nuova incommensurabile preconoscenza che era anche disconoscenza del vecchio e stantio.
E ciò che trovai fu un universo intero, estraneo, illimitato, urlante di energia (la quale non era nulla paragonata a quella che io mi credevo). E a forza di scavare caddi nel suo pozzo, un pozzo infinito nel quale mi giunsero quegli aneliti inumani che in verità avevo sempre udito, ma che non avevo mai captato a dovere. Sprofondai in esso ed il mio mondo si capovolse. Caddi nell’incalcolabile e mi ritrovai dall’altra parte del foro dell’esistenza, dove le cose si svolgevano, in ultima istanza, nell’esatto contrario contesto di pria…
E allora il moto dei pianeti mi apparve per come era. Era vero che essi compiessero un percorso circolatorio più o meno sempre simile, ma oltre al fatto che mentre loro rinnovavano la loro rivoluzione nel frattempo l’universo si era spostato, allargato, trasferito, ampliato sempre un poco più in là (e di conseguenza pure la loro orbita), c’era da segnalare che lungo le loro traiettorie ellittiche (formalmente, dal mio punto di vista, ad una dimensione) si arrampicavano spirali di deviazioni, ghirigori di traiettorie che dal basso (il concetto di “basso” non avrebbe senso nello spazio…) si innalzavano e creavano così un ambiente multidimensionale nel quale vortici di dddddd [non esiste la parola adatta ad esprimere un tale concezione, nota dello psicomago] si rizzavano alti e creavano evoluzioni di volute, guglie appuntite, capitelli, volte, minareti subsegreti, curvi, oblunghi, ritti, paralleli a loro stessi e ad altri, che si dischiudevano sbalzando in tutte le direzioni, che a loro volta si aprivano attorcigliandosi in loro stesse e creando subuniversi la cui cognizione (che pure avrebbe meritato la più degna attenzione) rischiava di eclissare per sempre il mio senso di stupore, cosicché se mi fossi focalizzato in essi mi sarei perso nelle loro spire infinite o sarei impazzito, non potendo chiosarmelo poiché era oltre tutte le mie percezioni registrabili, e allora forse sarei morto con la bava alla bocca o sarei caduto nell’estasi suprema della luce che abbaglia prima dello schianto…
La luce… Già, la luce… Eppure sarebbe bastato interrogarsi sulla luce per apprendere, non dico la verità, ma che qualcosa di incomprensibile ed inadeguato si celava nel suo concetto… Sì, perché la luce non si può dispiegare ricorrendo a normali schemi di coscienza, ed infatti la scienza, per poterne parzialmente parlare, ne ha dovuto fornire una duplice identità: ed una si dice che sia corpuscolare, mentre l’altra è ondulatoria; due concetti che non si intersecano e che a ben vedere non si possono integrare (pure se nei loro scopritori questo doveva essere l’ipocrisia)…
Che cosa è la luce? Chi può dirlo?! E qual è il rapporto tra luce ed ombra? Non vi è sempre sembrata dissonante la natura della relazione che intercorre tra queste due particolari entità? Davvero l’ombra è complementare alla luce, ed infatti essa è presente laddove la luce non si protrae? Tutto parrebbe confermarlo… Ma se vi dicessi che l’ombra ha una sua volontà e che sceglie di contornare e coprire gli spazi che la luce è portata a non occupare, che cosa direste? La luce permette la vista dei colori, non è così (ma poi dipende dallo sguardo di chi osserva, perché certe cose si possono distinguere solo se si è nati per potersene curare, e già questo dovrebbe farci capire molte cose…)? Però in realtà la luce fornisce alle cose solo la colorazione della quale lei li ammanta, perché le cose hanno colori propri, che non possono essere veduti con gli occhi di cui siamo dotati… Dunque tutta la discussione è pleonastica… La luce va contro ogni logica della ragione, eppure io vi dico che è vero che in essa si nasconda la verità, qualora qualcuno potesse osservare la luce da internamente, nel momento estremo nel quale la sua retina verrebbe bruciata per sempre e diventasse cieca… ecco, allora, quel qualcuno, (ma solo in quell’attimo) apprenderebbe ciò che io ho accluso in me ed ora mi ha reso diverso… Ed ora sapete dirmi se la luce sia principalmente il più grande inganno o il suo contrario?…
Navigo tra le pieghe delle comuni conoscenze, dove le cose sono difformi e non si dissimulano e racchiudono il loro reale significato… Io ho avuto la mia rivelazione, la mia epifania, e vedo colare la vita laddove non dovrebbe esserci e dove prima non vi era… Vedo la vita lottare non con la morte, che è sua sorella e compagna e che non è in sé malvagia, ma contro l’entropia, il vero nemico, la dissoluzione suprema (seppure qualcuno potrebbe sostenere che da essa nasca sempre nuova vita, ma ciò è una sofisticazione, perché se essa non sussistesse la vita non avrebbe ragione di mutarsi di continuo per riprogrammarsi per non soccombere una volta per tutte). E vedo il caos rosicchiare il midollo dell’universo e renderlo sempre più instabile e debole… Che cosa c’è oltre l’universo? Io ci sono andato poiché non riuscivo ad immaginarmelo… Perché l’universo è sterminato ma non è illimitato e perciò esiste una sua fine… E cosa c’è oltre la fine dell’universo? Come può esistere qualcosa che sia fuori dall’universo stesso, che lo contenga, ancora più grande di esso? Cosa c’è là fuori? Il nulla? Il vuoto? Vuoto di cosa? Vuoto dell’universo? Ma è sufficiente, per definire qualcosa, spiegarlo come una non-nozione?
Adesso io so cosa ci sia fuori ma non posso dirvelo poiché le parole non riuscirebbero a rivelarvelo…
Io lo so. So tutto e ciò mi rende migliore e completo. Tuttavia mi chiedo qualcosa che non dovrebbe tangermi (eppure lo fa): che ne sarà di voi e della vostra ignoranza?…
Osservo il caos secernere la sua spuma erosiva nelle viscere arteriose del flusso cosmico… Ma qualcosa di inconcepibile accade… Ed è come se esso fosse ora consapevole di me e decida di eliminarmi! Mi si getta addosso mentre scappo per le galassie… Ma è tardi. Sento la fredda mano dell’entropia abbrancarmi una caviglia. Di lì risalirà per tutto il mio arto fino a prendere possesso degli organi vitali, ed io dovrò cadere poiché ormai sarò suo… E allora cosa succederà? Semplicemente morirò, oppure diverrò un suo agente che ubbidirà ai suoi ordini e alla sua evangelizzazione distruttrice? Gelo…

4 pensieri riguardo “Psico-epifania

  1. Ciao Giordano! Lo sò, è un pò che non mi faccio viva ma sono strapiena di impegni, come già ti avevo accennato…. Il matrimonio è il 9 settembre, manca pochissimo ormai, non ti dico che ansia che ho…. 🙂
    Tu come stai? Sei stato in vacanza?
    Ci sentiamo presto, appena posso con calma godrò della lettura di tutto ciò che hai scritto! Baci!

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  2. a lume di naso direi che il doversi sposare sia una scusa oltremodo valida! inoltre ci sono pure le vacanze e l’estate di mezzo…
    9 settembre… ti sposi di venerdì…
    l’ansia è normalissima (sia per l’avvenimento in sè che per la scelta)! ne ho visti tanti/e tremare come foglie nelle ventiquattrore precedenti il matrimonio!
    io sto bene. mi ha dato giusto un po’ fastidio questa coda velenosa di caldo (altrimenti sarebbe stata un’estate perfetta)… come tradizione non mi sono mosso dalla mia amata roma…
    allora poi, quando torni, ti dovrai rimettere a paro di tutto quelllo che ho scritto! guarda che ti interrogo!… 😉
    ancora auguri per il tuo certamente radioso matrimonio!
    baci e abbracci (…e figli maschi? chissà se avete preventivato qualche bebè…)!

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  3. I bambini mi piacciono tantissimo e ne vorrò sicuramente, anche 3 o 4 (^__^) ma non adesso, aspetteremo ancora un pò!
    Per il matrimonio spero vada tutto per il meglio, anche perchè sto trovando parecchi intoppi per quanto rigurda i documenti per la Chiesa visto che ho la residenza a Latina ma mi sposo a Napoli….
    Di Venerdì, si! In realtà è lo stesso giorno in cui si sono sposati i miei genitori, ma è un caso…. Spero comunque che porti bene anche a noi questa data, visto che a loro è andata alla grande! 🙂
    Ci sentiamo a fine settembre e mi metterò in pari!
    Grazie mille per gli auguri e bacioni!!!! 😀

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  4. …allora diverrai mamma-lisa! cmq non aspettate troppo se davvero li volete fare: bisogna essere in forma per allevare dei marmocchi (che rimangono l’evento che maggiormente cambia la vita di una persona…)!
    …ridicolo che ti facciano dei problemi solo perchè risiedi altrove! ma in italia funziona così (sigh!)… anche le cose più semplici te le devono complicare (per questo poi la gente non si sposa più!)…
    …ti porterà sicuramente bene la data dei tuoi genitori!
    ancora tantissimi auguri (pure al fortunato che ha avuto l’onore di averti in moglie!)!;-)
    ciao!

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