Così poteva finire

Sentivo dentro

come un buco nero

che mi risucchiava.

Per cambiar stato nell’universo

mi sembrava normale

che il corso della linfa

s’arrestasse

fino a invertirsi.

Vinto il panico ero pronto:

“Prendimi, non ho rimpianti;

son così presuntuoso…

Certo sarebbero tante le cose da fare

ma sono acquietato.”

Sospirai affannoso

con voce non azionata.

Paura,

paura di morire.

Morire

L’invasa

Cade la pioggia

sulla tua landanima.

La tua terra santa

in balia delle invasioni.

Incendi e distruzione.

Poi cala una pace avvolgente,

fino alla prossima campagna.

Ti faccio mangiare l’insalata,

le verdurine nella pasta,

così te ne nutri.

Con la manina tieni

la forchettina.

Eccomi qua.

Il tuo salvatore.

Sono il crociato

del tuo inverno rivoluzionario.

La spada in alto

stretta nelle mani,

lo sguardo fiero.

Non mi fermerò finché

non sarai liberata.

Ma per te invasore

son pur io

perché prima non c’ero

adesso ci sono.

Povera bambina:

i miei buoni intenti,

il tuo mondo a ferro e fuoco.

La tua sottile ragnatela

a fatica

tiene uniti i pezzi.

La mia venuta sconquassa.

I mutamenti rovesciano.

Devi avere il controllo.

Il nuovo che entra

potrebbe annientarti.

Più entra

più ti dissolvi.

È il prezzo da pagare

per questo Male.

Quand’io non esistevo,

quando la tua terra era assediata,

in preda ai demoni,

quasi la preferivi.

Perché, seppur nella mestizia,

la conoscevi meglio.

Adesso invece c’è questo crociato,

alto e maschio,

che vuole salvarti.

In certa misura

per te

demone anche lui.

L’invasa

La raggi(a) ner pi(g)neto

Tacci.
…Tua!
Su le soglie
del raccordo non odo
parole che dici
umane (anche per via dei grugniti
dei cinghiali); ma odo
parole più nove
che parlano gocciole e foglie
lontane.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sull’amianto
scaglioso dei tetti
de roma,
mai rimosso,
perché, per carità!,
null’hanno fatto l’artri
nullo farai mai te!

Piove su i vostri volti
sorcini,
piove su le vostre mani
lorde dei peccati
dei malavitosi.
Piove,
su la favola bella
che ieri
c’illuse, che oggi t’illude,
che potevi fa’ la sindaca
de roma.
E li mortacci tua
n’artra vorta.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
cicoria de strada
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più cade, più sale,
l’acqua.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
dell’autobusse in fiamme
che ora non impaura,
perché finarmente
s’è spento.

E immersi
noi siam nello spirto
pedestre;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o sozzura terrestre
che hai nome
virginia.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delli aerei gabbiani
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce
nelle pattumiere a cielo aperto
ove la puzza impera sempre
e ora imperla pure,
che meraviglia.

Ricordo bene quando c’era
marino
e tu lo chiamavi criticandolo
aspremente
“sottomarino”
perché quanno pioveva
dicevi
che s’annava sottacqua.
Adesso ce sei te
e, li mortacci tua!,
è pure peggio.
Virgì,
ma li voi pulì quei tombini!
Virgì,
Rome nunn’è Venezia!
Li mortacci tua
e de tutti li corrotti.

E piove su le tue ciglia,
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere.
Sei felice perché c’hai inculato.
E i giornalisti muti.
Mai ‘na domanna scomoda.
Adesso non ti fa più tanta paura
fa’ er sindaco,
anzi la sindaca, eh?
Adesso sai che
pure una come te
po fa finta d’esse all’artezza.
E de vito e marra te salutano,
diversi eppure eguali,
nemici,
ma di fatto
per sempre
amici tua.

E andiam di fratta in fratta,
e la vergogna e la decenza
se la so’ svignata
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i vostri futuri vitalizi
piove su le vostre mani
lorde,
che neppure ‘na vagonata d’acqua
riuscirà ‘n giorno
a ripulì.
Fate schifo ar cazzo
cinque stelle
o politicanti altri
che siate,
sete la rovina
de Roma e l’italia intiera.
E ‘n giorno
‘a pagherete.

E tu…
sì, tu…
che ancora voti…
sei solo ‘n cojone.
La prossima vorta
tajate la mano
piuttosto che mettela nell’urna.

Ogni volta che rileggo le tue lettere

Per non esser stata capace a tenermi con te.

Per avermi troppo preso in giro.

Per avermi mostrato squarci d’anima

Nascondendomi gli occhi.

Sei contenta del tuo gioco al massacro?

Eppure c’era più di qualcosa tra noi.

Ma tu hai voluto defecarci sopra.

Non avrai più alcun potere su me.

Questo è un addio.

*

(seconda versione)

Mostravi squarci d’anima nascondendomi gli occhi.

Soddisfatta del tuo gioco al massacro?

Non avrai più alcun potere su me.

Eppure c’era qualcosa tra noi.

Tu hai voluto defecarci sopra.

Mi hai troppo preso in giro.

Inetta a tenermi con te.

E adesso cosa ti resta?

Questo è un addio.

La specializzazione di un collegio

Quel lungo viale alberato…

Un professore severissimo mi pungolava.

Aveva due donne assistenti.

La prima era buona e neutra;

l’altra malfida e passionale

ma gli ero simpatico.

Un giorno confezionai un pacchettino arrangiato.

Non era a regola d’arte

ma lei sorvolò

essendomi benigna.

Mi toccò una mano con dissoluzione.

Nella scuola d’elite suprema

c’erano tanti alunni.

Damien ripeteva da sei anni.

Eppure era il più brillante.

Non capivo come potessimo avere noi

speranze di promozione

se lui aveva fallito tante volte.

Damien possedeva tutte le risposte

tuttavia esse non gli erano bastate.

Un giorno incontrai Sabelle.

Alla fine delle lezioni

mi portò nel suo alloggio

nella sezione femminile.

Altre ragazze giocavano tra loro.

Con la sua guida potei entrare

nella loro stanza segreta.

A un tratto si distese sul letto languida.

Stese il braccio indicando un fazzoletto.

Quando glielo passai

mi accorsi che mi voleva.

Tenevo a casa un dono prezioso

di cui andavo molto fiero:

una potente moto che filava per aria.

Trovai Bianca in salotto.

Rimase a dormire.