Oliver Onions: Bomber

Oggi, volendo celebrare il motivo portante del film con Bud Spencer, Bomber, in cui il simpatico omaccione veste i panni di un ex pugile deluso dalle combine dietro gli incontri di boxe, in realtà vi fornirò una doppia razione della sezione sigle! Difatti ho rinnovato il ricordo di come la sigla del Galaxy Express sia praticamente identica alla suddetta! Difatti si narra che il regista di Bomber, dopo averla ascoltata, se ne innamorò e la volle nel suo film. Allora i fratelli De Angelis (ovvero gli Oliver Onions) gli cambiarono il testo e gliela concessero. 😉

Dato che ci sono, vorrei dire due parole anche sul cartone. Da piccolo mi intrigava parecchio questa idea bellissima di questo treno intergalattico che se ne va in giro per l’universo scoprendo sempre pianeti e culture nuove. E alcuni pianeti erano paradisiaci, altri facevano davvero spavento. Lo scopo del ragazzo che eseguiva il viaggio era quello di trovare un modo per ottenere un corpo robotico, così da vivere per sempre – anche se poi, se non ricordo male, alla fine si renderà conto che era meglio rimanere umani e campare gli anni che gli spettano accontentandosi di quello che la natura gli ha dato.

Da questo anime si evinceva facilmente anche la curiosa fissa del mangaka per le donne alte e magre con i capelli lunghi e biondi, e con la testa a pera. L’autore era Matsumoto, lo stesso di Capitan Harlock. Se date un occhio ai personaggi dei due cartoni infatti li troverete molto simili.

Tornando al Galaxy però, per quanto mi intrigasse, non è mai stato tra i miei preferiti. Forse perché per piacermi avrei dovuto essere un po’ più maturo? Forse perché alcune storie erano un po’ troppo inconsistenti? Chissà.

Cronache Postpsichiatriche: gli anni delle prime battaglie politiche — Al di là del Buco

Per la mia autobiografia. Appunti. A circa 15 anni mi intromisi in un viaggio organizzato da alcuni anarchici che andavano a Comiso per partecipare alla manifestazione contro la mania guerrafondaia della Nato di usare la Sicilia come immondezzaio dei suoi missili Cruise. Potete leggere i libri o gli articoli scritti da Antonio Mazzeo sulla presenza […]

Cronache Postpsichiatriche: gli anni delle prime battaglie politiche — Al di là del Buco

Gli amanti passeggeri

Commedia frizzante, almeno fino a ¾ di essa. Poi questo film sembra perdere un po’ di brillantezza e si trascina verso un finale in cui il regista Almodovar smarrisce la verve che lo aveva contraddistinto sino allora.

Siamo su un volo di linea che però ha un serio problema a un carrello. Quindi, appena si troverà una pista disponibile, dovranno effettuare un atterraggio di emergenza. Tra i passeggeri del volo ci sono tipi stravaganti. In ogni caso i piloti e gli steward – tutti rigorosamente gay, come invero spesso è sul serio anche nella realtà, e qualcuno mi spieghi come mai – preferiscono dapprincipio non dire nulla alla gente a bordo, per non allarmarla. Altri passeggeri invece li hanno proprio anestetizzati facendoli dormire…

Il film comincia a calare dopo il balletto degli omosessuali…

Cartoni irrinunciabili: Nanà Supergirl!

Ecco provenire direttamente dagli anni Ottanta un altro bellissimo cartone giapponese, molto comico, disegnato per l’epoca con uno stile avveniristico: Nanà supergirl!

Nanà è una ragazza che durante l’esperimento di un suo compagno di liceo perde la memoria, però acquisisce anche superpoteri, come la capacità di volare e la superforza. Ora, questo compagno di liceo, Leonetto, un tipo molto veniale e attaccato al denaro, mette su un’agenzia per risolvere problemi vari nella quale Nanà avrà un ruolo di assoluta rilevanza. Così, assieme anche a un altro compagno di liceo, se non erro Bobolo, i tre andranno in giro per il mondo a smatassare situazioni strambe create da personaggi ancor più strampalati che torneranno più volte durante la serie.

Un vero gioiellino! ❤

La Ragazza Meraviglia torna nell’Ancient Blurp (dove la gente ruttava dalla mattina alla sera e diceva parolacce)

Un giorno la Ragazza delle Meraviglie decise assieme al suo amore: ce ne torniamo nel Vecchio Continente!

Non ne potevano più di quella gentaglia così diversa da loro. In un primo momento era stata contenta, sì, di ritrovarsi intorno tutti quegli androidi che scimmiottavano la vita umana, che in apparenza sembravano umani, ma parlavano in una maniera strana, sempre sfocata, si vestivano a cazzo (spesso con sandali e infradito), e oltre a far soldi a palate sembrava non fossero in grado di realizzare niente altro. Ma perché campano?, si era chiesta la Ragazza Meraviglia non riuscendo a trovare una risposta soddisfacente. Ma davvero pensano che la vita sia questa?

E poi erano così kitsch. Aveva ancora negli occhi tutta quella gamma di immani minchionerie: le scale irte senza corrimano che si estendevano anche per cento metri d’altezza; anelli dell’umore ormai storicizzati nel resto del globo ma non lì; pitture per render la cacca di un altro colore; notizie di incendi un giorno sì e uno no; assistere a colossali eventi stralunati che invero polarizzavano nel paese gente da tutto il pianeta rendendo quei posti più saturi dei suoi normali livelli di sopportazione; dover discutere per email tutto il giorno con gente di cui ignorava la faccia; subire le pressioni dei vicini che la reguardivano perché faceva troppo rumore – troppo rumore, lei?! Le sembrava quasi di essere in quel film di quel regista polacco e stare al terzo piano! – od osava anche solo fischiettare un motivetto che richiamava il canto dei suoi amati pappagallini. Ma più di ogni altra cosa le erano mancati gli affetti, tutti troppo lontani per non poterne sentire la nostalgia.

Gli animali strambi e bizzarri di cui quel luogo era ricolmo però le sarebbero mancati, oh sì! Di quelli non ne aveva mai abbastanza, perché erano vivi, per davvero, e anche se talvolta si palesavano apparentemente brutti o sghembi, avrebbe voluto tutti coccolarseli stringendoseli al petto.

Ordunque avevano colto l’occasione al volo, lei e il suo maritino trasduttore istantaneo, per cambiare lavoro, prospettive, continente, tutto! E riavvicinarsi a casa. Anche se il luogo dove sarebbero rientrati era ancora super-segreto, difatti non volevano che eventuali super-scocciatori locali avessero potuto seguirli giusto con l’idea di rovinargli le uova nel paniere.

Quel giorno in cui il sole si era un po’ offuscato la Ragazza Meraviglia salì sull’aviogetto. Si voltò indietro a guardare i paesaggi mozzafiato e si disse: sì, tornerò per questi posti, per questi animali meravigliosi, non per la gente, ma comunque tornerò, lo prometto. Però ora… e che razzo!, me ne voglio proprio andare, che mi hanno proprio scassato!

E con quel pensiero in capo non si voltò più. Qualcuno chiuse uno sportello alle sue spalle e lei si andò a sedere nel posto prenotato che già la stava aspettando. Una nuova avventura in Teutonia l’attendeva!

In Bruges – La coscienza dell’assassino

Film molto ironico che narra invece una storia che sarebbe abbastanza drammatica. Due killer si stabiliscono a Bruges, in Belgio, in attesa di ordini del loro capo. Uno dei due ha invero combinato un casino nell’ultimo “lavoro” compiuto: senza accorgersene, ha ammazzato un ragazzino…

Tra incontri bizzarri, battute fulminanti, crisi di coscienza con conseguenti pulsioni al suicidio e rapporti d’amicizia messi a dura prova dalla fedeltà e dall’onore. Con nani.

Alcuni considerano questo film un capolavoro. A me è semplicemente piaciuto.

Cartoni irrinunciabili: La famiglia Mezil

La famiglia Mezil – chissà in quanti se la ricorderanno, io confesso non rammentavo il nome ma ricordavo le sensazioni che mi lasciava e in parte le storie – è un vecchio cartone (ungherese!) che parla delle avventure fantastiche di una apparentemente ordinaria famiglia.

Anche stavolta mi sono appoggiato a Wikipedia per rinfrescare ricordi che altrimenti sarebbero stati troppo opachi. Così sembra che questo cartone così pieno di trovate si componga di tre stagioni. Nella prima un loro parente è in contatto con il figlio della famiglia dal futuro e le cose che gli manderà incasineranno non poco le loro vite. Nella seconda il ragazzino costruisce un razzo con il quale, in compagnia del cane, va all’esplorazione di mondi sconosciuti. Nella terza, di cui ho solo un vaghissimo ricordo, la famiglia si ritrova a girare per il mondo a causa del fidanzato della figlia…

Questo geniale cartone provò che un buon cartone animato poteva essere prodotto in qualsiasi parte del mondo, bastava volerlo!, non solo in Giappone. E che comunque se si avevano a disposizione delle buone idee queste sarebbero bastate. Detto ciò, non voglio dimenticare lo stile del disegno, che ricorda un po’ quello di alcune vignette caricaturali che si vedono su periodici tipo La settimana enigmistica, il quale certo ha avuto anch’esso un suo peso circa il suo successo…

Credo che farebbe bella figura pure oggi. 🙂

Cartoni irrinunciabili: Kimba il leone bianco!

Signore e signori, qui siamo di fronte a uno dei più belli, antesignani, intensi e animalisti cartoni di sempre! Kimba, il leone bianco – che ovviamente influenzò parecchio Il Re Leone della Disney.

Una postilla per iniziare: dovete sapere che i leoni bianchi in natura esistono sul serio – se ancora non li hanno estinti – anche se sono molto meno numerosi dei non-bianchi e più che bianchi hanno un manto diciamo più stinto…

Il cartone nasce dal manga del grande Osamu Tezuka – qualcosa mi dice che questo nome risalterà fuori quando parlerò anche di altri cartoni mitici entrati nella storia. Gli animali della storia vivono tutti assieme nella foresta/savana. La saga è costruita come fosse una comune storia di potere fra animali, ma poi ci sono anche tematiche assai avanguardiste che affrontano temi quali i cacciatori di frodo, e più in generale il devastante e nefasto impatto dell’essere umano nel mondo della natura. Difatti l’essere umano è qui visto come il cattivo per eccellenza – personalmente sottoscrivo in pieno.

Le storie sono commuoventi, vivaci, talvolta crude e seguono Kimba da quando nasce ed è cucciolo a quando diventerà grande e re…

Tra i top di sempre.

Cartoni irrinunciabili: Judo boy!

Quando ero piccolo impazzivo per questo cartone. Sia per la storia, non banale, che per i disegni, che all’epoca trovavo innovativi e in qualche misura realistici – certo, a rivederlo oggi, mi rendo ben conto di quanto ormai risultino anacronistici entrambi gli aspetti…

C’è questo ragazzo a cui uccidono il padre in un qualche modo vigliacco. Allora lui, in sella alla sua moto, comincia a girare il mondo alla ricerca spasmodica del colpevole, che non conosce, ma ha un indizio principe che può portarlo a lui: all’assassino manca un occhio – infatti da lì in poi questi sarà sempre “l’uomo da un occhio solo”!

Ah, un altro particolare non da poco è che il padre aveva una palestra di judo, e anche il figlio è un esperto e valente judoka. Difatti ogni incontro con un possibile sospettato si concreta in una tenzone con urli e salti vari, dopo che il nostro eroe ha indossato il suo kimono rosso, rievocazione del defunto genitore, e dunque anche simbolo della propria vendetta.

Ricordo che alcune avventure erano forse un po’ cruente. Ricordo che Judo Boy si imbatteva in tanti cattivi, e talvolta questi potevano corrispondere col profilo che cercava. Non ricordo però se alla fine lo becca, quell’uomo da un occhio solo – ma certo raddrizza tanti torti comunque… Su wikipedia ho letto che il finale è totalmente aperto e non esiste la puntata in cui lo trova. Ciò sarebbe terribile! Perché… immaginate dei bambini che ogni volta si mettono davanti al televisore sperando che Judo Boy abbia la sua giusta vendetta, e ogni volta si devono dire “sarà per la prossima volta”, solo che la volta in cui il torto viene sanato… non arriva mai! Terribile.

PS: mi sono ricordato che è da lì che avevo copiato il gesto di toccarmi il naso che per anni mi ha contraddistinto! 😀