Sigle: Forza Sugar!

Non amavo particolarmente questo cartone che parla di un ragazzino sfortunato (mi sembra orfano) che si dà alla boxe indottrinato dall’amorevole padre. Perché prima c’era stato un anime, sempre sul mondo della boxe, molto più intenso, ovvero Rocky Joe (di cui ho già parlato). Per cui il povero Sugar, schiacciato da tale raffronto, ci rimetteva…

Una vita in sofferenza, storia di un bambino debole #9

. Tennis

Scoprii il tennis sul finire delle Medie. Me ne innamorai subito. Per prima cosa perché mi stancava molto meno del calcio. Di solito, infatti, ci giocavo in doppio, e in quella modalità nel complesso non mi risultava particolarmente probante. Poi perché il risultato finale non sarebbe passato per troppe variabili. Cioè al massimo eri tu e il tuo compagno. Stop. Per questo in pratica lo consideravo un gioco quasi singolo. E pazienza se tu eri in forma mentre il tuo compagno no e questi ti faceva perdere la partita.

Ovviamente i primi tempi il tennis non mi stancava molto perché io e i miei amici eravamo tutti delle pippe astronomiche e gli scambi duravano pochissimo. Ma ben presto divenimmo più bravi, chi più chi meno, e le nostre prestazioni fisiche dovettero incrementarsi di conseguenza. L’equazione era la seguente: più eri bravo, più affrontavi gente brava, più il livello doveva alzarsi, più duravano gli scambi, più si doveva correre dietro la palla o tirare forte per fare il punto.

Per alcuni anni posso dire con soddisfazione che divenni il tennista più forte tra i miei amici. Ma poi cominciai a faticare moltissimo a correre. Ricordo la nausea che non mi lasciava mai – allora, anche in quelle occasioni, dovevo sempre avere in bocca una caramella da succhiare per tenerla a bada.

Ricordo quella volta che dovetti affrontare un neofita della racchetta che però era in grado di correre moltissimo. Incredibile a dirsi, anche se ero partito in pompa magna, in totale controllo della partita, a un certo punto mi stancai e cominciai ad aver grossi problemi per fare il punto, dato che il mio avversario aveva la facoltà di rimandarmi quasi sempre la pallina dall’altro lato della rete. Alla fine, complice pure il buio calato che non mi permise di vedere bene, persi seppur di poco quella partita. E quella fu la prima volta che mi resi conto che i miei giorni col tennis erano contati. Il fattore fisico era troppo importante per tenerlo a bada solo con la tecnica.

Oppure, anni dopo, ricordo quella volta che decisi di andare a fare un singolare con un mio amico durante un rigidissimo inverno in cui le temperature erano sotto zero. Tra il freddo e la grossa fatica a correre, mi resi conto che il cuore rischiava di cedere. Batteva a una frequenza altissima mai sperimentata, ma allo stesso tempo era come se non fosse in grado di battere al massimo della forza, ed era come costipato. Infine mi era venuto lateralmente una specie di crampo. Un crampo al cuore, se non si fosse capito bene, non da qualche altra comune parte del corpo.

Dovetti accampare delle scuse per prendermi delle pause e riposarmi. Non so se alla fine il mio amico si rese conto che avevo qualcosa che non andava, sta di fatto che quando disse che per lui potevamo andarcene ne fui enormemente sollevato. E poi a casa le provai tutte per farmi passare quel crampo. Aspirina, bagno caldissimo, bibite bollenti. Alla fine l’afflizione migliorò e nel giro di tre/quattro giorni quel crampo al cuore prima si affievolì e poi se ne sparì. Inutile dire che in vita mia crampi di quel tipo ne ho avuti diversi – l’ultimo lo scorso inverno, sempre perché faceva troppo freddo.

A un certo punto anche i doppi cominciarono a pesarmi parecchio, così rinunciai del tutto a fare la battuta potente. Cioè, la mia prima palla divenne semplicemente una rimessa in campo che tentava di essere solamente precisa – eppure delle volte facevo ace lo stesso, tiè!

Volete sapere quando decisi di smettere definitivamente? Me lo ricordo bene. A un certo punto uno dei nuovi amici con cui giocavo in doppio mi chiese di confrontarci per una volta in un singolare. Non era mai capitato prima con lui. Accettai sapendo che probabilmente sarei andato incontro a una sconfitta sonora.

Venni praticamente distrutto. E i pochi game che feci in alcuni casi ebbi l’impressione che me li avesse regalati lui, per pietà. Tuttavia quella debacle non era accaduta perché era molto più forte di me. Il nostro livello tecnico era lo stesso. Ma solo perché io ero piegato sulle ginocchia dopo pochi scambi; lui no, lui poteva andare avanti per un tempo almeno doppio del mio prima di cominciare a stancarsi.

Quel giorno tornai a casa con l’aria grave. Dissi a mia madre che quando sarebbe andata al mercatino dell’usato poteva portarci anche la mia racchetta, che non avrei mai più usato. Le dissi di insistere, che se non la volevano prendere gliela poteva anche regalare. Non la volevo più vedere.

Effettivamente la mia racchetta in quel momento al mercatino non serviva perché ne avevano già molte. Così, sapete a che prezzo venne venduta? Un euro. La giusta conclusione della mia fallimentare carriera sportiva.

La verità su tennis

Sigle: Arrivano i superboys! :D

Questa sono certo che ve la ricorderete, anche se il cartone non lo vedevate, perché era molto particolare e rimaneva impressa… 😉

Ben prima di Holly e Benji, ci fu questo cartone sul calcio, in cui questo sport veniva preso estremamente seriamente. In cui cominciarono a fioccare impossibili tiri iperbolici contro le leggi della Fisica…

😀

Cartoni irrinunciabili: Quelli della “principessa dei manga”!

Rumiko Takahashi è una straordinaria mangaka che nel corso della propria vita ha creato fumetti giapponesi di gran qualità, di genere comico e drammatico, che si son visti in tutto il mondo.

Non la conoscete? Adesso vi presento alcuni suoi titoli che ovviamente sono diventati cartoni animati che sicuramente avrete incrociato almeno una volta in vita vostra…

Il primo rappresenta anche il primo grande successo che l’ha fatta diventare famosa: Lamù la ragazza dello spazio! Che è la storia di un’aliena, che somiglia molto a un’orchessa della tradizione giapponese, che si fidanza con un certo Ataru, dapprincipio per una sorta di patto di non belligeranza tra alieni e terrestri, ma poi l’amore nasce sul serio, anche se Ataru sembra ritroso ad accettare il rapporto asfissiante con Lamù perché questo limiterebbe troppo la grande voglia che avrebbe di accoppiarsi praticamente con ogni ragazza carina dovesse incontrare!

È un cartone che fonde assieme umorismo (e sdoganò molte tematiche… diciamo così sessuali), tradizioni nipponiche… ma sa essere anche sentimentale. Da molti della mia generazione è considerato un capolavoro.

Ho già parlato di Lamù in altri post quindi non approfondirò ulteriormente, aggiungo solo che compaiono un mucchio di personaggi bizzarri che arricchiscono di volta in volta le avventure. 3<–

Devo dire che il secondo che presento per qualità media complessiva è anche superiore a Lamù ed è il mio preferito in assoluto tra quelli di Rumiko. Sto parlando di Maison Ikkoku, conosciuto anche come Cara dolce Kyoko.

È la storia a tratti divertente ma anche intrisa di momenti romantici e malinconici, di uno studente che va ad abitare in una certa pensione dove c’è questa padrona di casa, Kyoko, molto bella e più grande di lui, di cui lui si innamora subito. A dire il vero il sentimento del ragazzo potrebbe essere ricambiato dalla giovane vedova se non fosse che il ricordo del marito defunto è ancora troppo vivido in lei affinché si possa abbandonare all’amore. Inoltre anche la differenza di età tra i due rappresenta un aspetto da tenere in conto.

Questo cartone è semplicemente magnifico. Non mi viene in mente nulla che possa avvicinarsi maggiormente alla perfezione. Un bel dono da fare sarebbe regalare tutta la serie in dvd a qualcuno che sapete dotato di una sensibilità non comune. ❤

Il terzo cartone che vi presento è anche nettamente il più demenziale (in senso buono). Trattasi di Ranma ½.

La storia è un po’ la parodia di tutti quei manga che si occupano di combattimenti, come uno potrebbe essere Dragon Ball. C’è questo ragazzo, Ranma, che durante un combattimento cade in una sorgente magica capace di trasformarlo in ragazza, cioè nella propria versione femminile, ogni volta che tocca l’acqua (calda, se non erro).

Anche qui ci sono un mucchio di personaggi simpaticamente “da neuro” e le risate sono assicurate! :’D

Il quarto cartone di cui parlo, a dimostrazione di quanto sia eclettica questa autrice, pur mantenendo l’impronta a tratti umoristica che la contraddistingue, è propriamente un fantasy: Inuyasha. Che è una specie di spettro umanoide dello spirito di un cane – l’ho detto in maniera incasinata, lo so. Il quale intreccerà i suoi destini con una liceale che è la reincarnazione di una famosa arciera.

Tra tradizioni, maledizioni, poteri malefici, malefici di ogni sorta e lotte per il potere, questo avvincente cartone vi farà fare un bel giro nella magia e nel mondo dei demoni, lasciandovi molto soddisfatti del tour…

3;)

Cartoni irrinunciabili: Jenny la tennista!

Un cartone che comprende sia tematiche sentimentali che sportive e che all’epoca rappresentò decisamente una novità fu senz’altro Jenny la tennista.

Si parla di questa giovane ragazza, molto insicura, che giocherebbe a tennis praticamente solo per hobby. Ammira molto la tecnica di un’altra tennista bella e bionda facente parte del suo circolo, Madame Butterfly, da tutti amata e rispettata per l’eleganza e l’efficacia del suo gioco. Jenny teme il serissimo e poco loquace allenatore del circolo il quale però incredibilmente la punta e insiste per spronarla a dare il meglio di sé. Il furbone ha l’occhio lungo e ha intravisto in lei delle potenzialità da campionessa…

La storia va avanti così, tra le crisi esistenziali di Jenny, gli allenamenti duri, i primi amori adolescenziali, l’invidia e la competizione spietata tra tenniste e la scalata alle classifiche…

❤

Cartoni irrinunciabili: Gigi la trottola!

Gigi la trottola è semplicemente uno dei cartoni più divertenti mai realizzati. Parla di un ragazzino (bassissimo) di liceo che per tante cose sarebbe proprio una peste. Ama alla follia le mutandine bianche (che considera forse una specie di simbolo di purezza estrema) e in particolare quelle della sua amata Annina. Ma Gigi è anche un fenomeno in ogni sport che pratica. Così si dedicherà a varie discipline: basket (nonostante l’altezza!), ping pong, scherma, gare massacranti di resistenza, ecc., uscendone sempre vincitore, perché lui è un campione nato!

Paul Auster: Gioco suicida

Qui troverete… Banditi ciarlieri. Perdenti effeminati masochisti che si spacciano per machi. Fatti intricati. Morti ammazzati. Avvertimenti della mala a non andare avanti. Poliziotti ottusi o corrotti. Pestaggi da cui si esce vivi per il rotto della cuffia. Donne fatali con più amanti alle quali non si può mai rifiutare un favore. Amanti che non sanno accettare d’esser stati lasciati. Uomini integerrimi che se poi vai a scavare non lo sono affatto. Gente capace anche per anni di covare atroci vendette…

Un’ex stella del baseball ingaggia un investigatore privato per scoprire chi lo vuole morto. Ha infatti ricevuto una lettera anonima tutta sgrammatica da cui si evince facilmente che qualcuno gliela farà pagare per qualcosa che però lui dichiara di non sapere assolutamente cosa sia. Di lì a pochi giorni lo sportivo muore davvero e sua moglie, con la quale non aveva un ottimo rapporto, viene incriminata per l’omicidio. Ma l’investigatore è convinto che non sia stata lei…

Il primo romanzo di Paul Auster – alias Benjamin – è un poliziesco in cui duplica sapientemente lo stile e le atmosfere tipiche di Chandler.

Il risultato quindi è divertente ma molto lontano dalla verosimiglianza. Il giallo si risolve tutto d’istinto, senza alcuna prova, con i colpevoli che confessano da soli!

C’ha proprio il sapore caratteristico!

Etica dello sport in RAI pari a zero!

Il 26 novembre c’erano i sorteggi per gli spareggi di calcio dell’Italia maschile. La rai ha pensato bene di accorpare l’evento con la trasmissione della partita di calcio della nazionale femminile (era una gara ufficiale, anche molto importante).

Lo stomachevole e vomitevole risultato è stato che, anche se i sorteggi sono terminati prima dell’inizio della partita femminile, quei £%%%%&oni hanno continuato a parlare dei sorteggi, riservando al più, a tratti, solo metà dello schermo alla partita delle ragazze. Durante quelle chiacchiere inutili e stucchevoli tra l’altro la squadra che affrontava le azzurre ha pure rischiato di segnare (e nessuno ha commentato quell’azione).

Aggiungiamo anche un altro paio di cosette sul televideo della rai. Primo: danno notizie del calcio femminile, o meglio del campionato, sì, ma quelle pagine sono piuttosto imboscate e te le devi ricercare per bene prima di scovarle.

Due: anche se nelle pagine dedicate ai programmi ne danno conto, in tutte le altre, ovvero in quelle sportive, vengono oscurate le partite della nazionale femminile. Non dicono quando gioca e chi affronta. Al massimo, proprio a sprecarsi, talvolta ne danno conto, ma solo nelle “brevissime” del calcio. Ecco poi se io voglio sapere l’Italia femminile quanti punti ha e come sta messa nel girone di qualificazione… basandomi sul televideo rai questo non lo posso sapere!

Questo è sessismo. È stronzagine. È criminale. Non è sportivo. Non è etico. È non fare bene il proprio lavoro. Per questo questi tipi andrebbero licenziati, radiati e messi pure in galera.

Giornalisti puttane dei soldo che paga di più!

Non hanno la minima idea di cosa sia l’etica