Sigle: Arrivano i superboys! :D

Questa sono certo che ve la ricorderete, anche se il cartone non lo vedevate, perché era molto particolare e rimaneva impressa… 😉

Ben prima di Holly e Benji, ci fu questo cartone sul calcio, in cui questo sport veniva preso estremamente seriamente. In cui cominciarono a fioccare impossibili tiri iperbolici contro le leggi della Fisica…

😀

Cartoni irrinunciabili: Quelli della “principessa dei manga”!

Rumiko Takahashi è una straordinaria mangaka che nel corso della propria vita ha creato fumetti giapponesi di gran qualità, di genere comico e drammatico, che si son visti in tutto il mondo.

Non la conoscete? Adesso vi presento alcuni suoi titoli che ovviamente sono diventati cartoni animati che sicuramente avrete incrociato almeno una volta in vita vostra…

Il primo rappresenta anche il primo grande successo che l’ha fatta diventare famosa: Lamù la ragazza dello spazio! Che è la storia di un’aliena, che somiglia molto a un’orchessa della tradizione giapponese, che si fidanza con un certo Ataru, dapprincipio per una sorta di patto di non belligeranza tra alieni e terrestri, ma poi l’amore nasce sul serio, anche se Ataru sembra ritroso ad accettare il rapporto asfissiante con Lamù perché questo limiterebbe troppo la grande voglia che avrebbe di accoppiarsi praticamente con ogni ragazza carina dovesse incontrare!

È un cartone che fonde assieme umorismo (e sdoganò molte tematiche… diciamo così sessuali), tradizioni nipponiche… ma sa essere anche sentimentale. Da molti della mia generazione è considerato un capolavoro.

Ho già parlato di Lamù in altri post quindi non approfondirò ulteriormente, aggiungo solo che compaiono un mucchio di personaggi bizzarri che arricchiscono di volta in volta le avventure. 3<–

Devo dire che il secondo che presento per qualità media complessiva è anche superiore a Lamù ed è il mio preferito in assoluto tra quelli di Rumiko. Sto parlando di Maison Ikkoku, conosciuto anche come Cara dolce Kyoko.

È la storia a tratti divertente ma anche intrisa di momenti romantici e malinconici, di uno studente che va ad abitare in una certa pensione dove c’è questa padrona di casa, Kyoko, molto bella e più grande di lui, di cui lui si innamora subito. A dire il vero il sentimento del ragazzo potrebbe essere ricambiato dalla giovane vedova se non fosse che il ricordo del marito defunto è ancora troppo vivido in lei affinché si possa abbandonare all’amore. Inoltre anche la differenza di età tra i due rappresenta un aspetto da tenere in conto.

Questo cartone è semplicemente magnifico. Non mi viene in mente nulla che possa avvicinarsi maggiormente alla perfezione. Un bel dono da fare sarebbe regalare tutta la serie in dvd a qualcuno che sapete dotato di una sensibilità non comune. ❤

Il terzo cartone che vi presento è anche nettamente il più demenziale (in senso buono). Trattasi di Ranma ½.

La storia è un po’ la parodia di tutti quei manga che si occupano di combattimenti, come uno potrebbe essere Dragon Ball. C’è questo ragazzo, Ranma, che durante un combattimento cade in una sorgente magica capace di trasformarlo in ragazza, cioè nella propria versione femminile, ogni volta che tocca l’acqua (calda, se non erro).

Anche qui ci sono un mucchio di personaggi simpaticamente “da neuro” e le risate sono assicurate! :’D

Il quarto cartone di cui parlo, a dimostrazione di quanto sia eclettica questa autrice, pur mantenendo l’impronta a tratti umoristica che la contraddistingue, è propriamente un fantasy: Inuyasha. Che è una specie di spettro umanoide dello spirito di un cane – l’ho detto in maniera incasinata, lo so. Il quale intreccerà i suoi destini con una liceale che è la reincarnazione di una famosa arciera.

Tra tradizioni, maledizioni, poteri malefici, malefici di ogni sorta e lotte per il potere, questo avvincente cartone vi farà fare un bel giro nella magia e nel mondo dei demoni, lasciandovi molto soddisfatti del tour…

3;)

Cartoni irrinunciabili: Jenny la tennista!

Un cartone che comprende sia tematiche sentimentali che sportive e che all’epoca rappresentò decisamente una novità fu senz’altro Jenny la tennista.

Si parla di questa giovane ragazza, molto insicura, che giocherebbe a tennis praticamente solo per hobby. Ammira molto la tecnica di un’altra tennista bella e bionda facente parte del suo circolo, Madame Butterfly, da tutti amata e rispettata per l’eleganza e l’efficacia del suo gioco. Jenny teme il serissimo e poco loquace allenatore del circolo il quale però incredibilmente la punta e insiste per spronarla a dare il meglio di sé. Il furbone ha l’occhio lungo e ha intravisto in lei delle potenzialità da campionessa…

La storia va avanti così, tra le crisi esistenziali di Jenny, gli allenamenti duri, i primi amori adolescenziali, l’invidia e la competizione spietata tra tenniste e la scalata alle classifiche…

❤

Cartoni irrinunciabili: Gigi la trottola!

Gigi la trottola è semplicemente uno dei cartoni più divertenti mai realizzati. Parla di un ragazzino (bassissimo) di liceo che per tante cose sarebbe proprio una peste. Ama alla follia le mutandine bianche (che considera forse una specie di simbolo di purezza estrema) e in particolare quelle della sua amata Annina. Ma Gigi è anche un fenomeno in ogni sport che pratica. Così si dedicherà a varie discipline: basket (nonostante l’altezza!), ping pong, scherma, gare massacranti di resistenza, ecc., uscendone sempre vincitore, perché lui è un campione nato!

Paul Auster: Gioco suicida

Qui troverete… Banditi ciarlieri. Perdenti effeminati masochisti che si spacciano per machi. Fatti intricati. Morti ammazzati. Avvertimenti della mala a non andare avanti. Poliziotti ottusi o corrotti. Pestaggi da cui si esce vivi per il rotto della cuffia. Donne fatali con più amanti alle quali non si può mai rifiutare un favore. Amanti che non sanno accettare d’esser stati lasciati. Uomini integerrimi che se poi vai a scavare non lo sono affatto. Gente capace anche per anni di covare atroci vendette…

Un’ex stella del baseball ingaggia un investigatore privato per scoprire chi lo vuole morto. Ha infatti ricevuto una lettera anonima tutta sgrammatica da cui si evince facilmente che qualcuno gliela farà pagare per qualcosa che però lui dichiara di non sapere assolutamente cosa sia. Di lì a pochi giorni lo sportivo muore davvero e sua moglie, con la quale non aveva un ottimo rapporto, viene incriminata per l’omicidio. Ma l’investigatore è convinto che non sia stata lei…

Il primo romanzo di Paul Auster – alias Benjamin – è un poliziesco in cui duplica sapientemente lo stile e le atmosfere tipiche di Chandler.

Il risultato quindi è divertente ma molto lontano dalla verosimiglianza. Il giallo si risolve tutto d’istinto, senza alcuna prova, con i colpevoli che confessano da soli!

C’ha proprio il sapore caratteristico!

Etica dello sport in RAI pari a zero!

Il 26 novembre c’erano i sorteggi per gli spareggi di calcio dell’Italia maschile. La rai ha pensato bene di accorpare l’evento con la trasmissione della partita di calcio della nazionale femminile (era una gara ufficiale, anche molto importante).

Lo stomachevole e vomitevole risultato è stato che, anche se i sorteggi sono terminati prima dell’inizio della partita femminile, quei £%%%%&oni hanno continuato a parlare dei sorteggi, riservando al più, a tratti, solo metà dello schermo alla partita delle ragazze. Durante quelle chiacchiere inutili e stucchevoli tra l’altro la squadra che affrontava le azzurre ha pure rischiato di segnare (e nessuno ha commentato quell’azione).

Aggiungiamo anche un altro paio di cosette sul televideo della rai. Primo: danno notizie del calcio femminile, o meglio del campionato, sì, ma quelle pagine sono piuttosto imboscate e te le devi ricercare per bene prima di scovarle.

Due: anche se nelle pagine dedicate ai programmi ne danno conto, in tutte le altre, ovvero in quelle sportive, vengono oscurate le partite della nazionale femminile. Non dicono quando gioca e chi affronta. Al massimo, proprio a sprecarsi, talvolta ne danno conto, ma solo nelle “brevissime” del calcio. Ecco poi se io voglio sapere l’Italia femminile quanti punti ha e come sta messa nel girone di qualificazione… basandomi sul televideo rai questo non lo posso sapere!

Questo è sessismo. È stronzagine. È criminale. Non è sportivo. Non è etico. È non fare bene il proprio lavoro. Per questo questi tipi andrebbero licenziati, radiati e messi pure in galera.

Giornalisti puttane dei soldo che paga di più!

Non hanno la minima idea di cosa sia l’etica

Buffalo ’66

Un ragazzo esce di prigione. Non sa dove andare. Torna dai genitori, che lo credevano in giro per il mondo. Ma prima sequestra una ragazza la quale dovrà fingere di essere la sua compagna!

La sua prossima mossa sarebbe quella di ammazzare la persona che lui ritiene colpevole della propria passata detenzione in galera. Ma tra lui e la ragazza nascerà qualcosa che forse sarà in grado di salvarlo dal suo destino autodistruttivo…

Un film cult di e con Vincent Gallo, che non passano mai in tv. Un po’ bizzarro. Forse anche grottesco. Con momenti piuttosto ironici. Che mescola leggerezza con dramma. Registicamente interessante. Sicuramente bello. Con fatti e dialoghi che sono certo siano piaciuti molto a Tarantino. Capisci ammia! 😉

Dio li fa poi li accoppia

Cartoni irrinunciabili: Rocky Joe!

Rocky Joe è il titolo del primo cartone che ricordi di aver visto dedicato al mondo del pugilato. Come si può intuire, la storia è null’affatto delicata; al contrario, spesso appare molto dura. C’è questo Joe, un orfano, che è praticamente un delinquentucolo senzatetto che dorme sotto i ponti. Un giorno fa a botte con un vecchio ex pugile il quale, dopo la batosta, intuisce il grande talento pugilistico di Joe. Allora lo tartassa fino a quando il ragazzo non accetta di allenarsi con lui, che vuol redimerlo e renderlo un pugile professionista. Ma Joe non vede ancora la boxe come un modo lecito per emergere dai bassifondi della società e si lascia attrarre da una truffa (ai danni di una ragazza ricca che tornerà altre volte nella sua storia) che lo spedisce dritto dritto in riformatorio. Presto lì si fa un nome come boxer di valore e nasce la sua grande rivalità con un certo Ricky (lo scrivo così, occidentalizzandolo) il quale non vede l’ora di dimostrare che è più forte di Joe.

In carcere fanno un torneo che termina con un pareggio tra Joe e Ricky, dopo che quest’ultimo aveva condotto per tutto il match. Infatti Joe alle ultimissime battute gli rifila quello che da lì in poi diverrà la sua specialità: il pugno incrociato (ovvero lasciarsi colpire da un pungo dell’avversario mentre tu gliene dai uno a tua volta). [Inutile dire che il pugno incrociato divenne qualcosa che colpì molto noi bambini che cercavamo sempre di replicarlo tra noi, con effetti esilaranti! XD]

La rivalità tra Joe e Ricky prosegue anche al di fuori del carcere. Ricky vuole incontrarlo e batterlo in un incontro ufficiale. Ma per farlo, dato che Joe è nettamente più leggero di lui, deve calare di peso. Questo gli minerà il fisico e lo porterà in bocca al suo tragico destino…

In definitiva Rocky Joe è un bellissimo anime (tratto da un manga) che parla di povertà, boxe, criminalità, amicizia e orgoglio. C’è anche spazio per l’amore – ricordate la ragazza ricca imbrogliata da Joe? – ma certamente questo non è il tema principale… 😉

Cartoni irrinunciabili: L’uomo Tigre!

Tra i cartoni animati più violenti e belli che abbia mai visto c’è il mitico Uomo Tigre! È la storia di un orfano che entra a far parte di una spietata organizzazione criminale che forma lottatori di wrestling professionisti che usano ogni mezzo (anche quelli scorretti) per vincere gli incontri. L’organizzazione si chiama Tana delle Tigri e infatti i lottatori più forti che sforna sono tutti ispirati a questo felino.

L’Uomo Tigre è il più brillante tra tutti i lottatori di Tana delle Tigri ma a un certo punto, nauseato dai loro metodi, fugge e si mette in proprio. Da allora Tana delle Tigri gli promette che lo assassinerà, magari proprio sul ring.

L’Uomo Tigre esordisce nel circuito di lotta professionistica all’inizio utilizzando i metodi malvagi di Tana delle Tigri ma in seguito si sforza di seguire le regole e non arrecare danni permanenti ai suoi avversari e non ammazzarli. Da questo momento questo sarà un leitmotiv della serie, che risalterà fuori ogni volta che l’Uomo Tigre si troverà in seria difficoltà sul ring, e magari starà affrontando anche un lottatore scorretto. La sua coscienza sarà tentata di tornare alle vecchie abitudini sentendosi quasi giustificato a farlo. Cederà solo praticamente nello struggente finale, in cui, dopo aver affrontato i lottatori più forti di Tana delle Tigri, Grossa Tigre, Tigre Nera e il Re delle Tigri, proprio con l’ultimo di essi, abbandonandosi alla rabbia e ormai senza maschera, certificherà che non è stato in grado di redimersi nonostante tutti i suoi sforzi.

Questa conclusione si rivelerà particolarmente amara, non solo per lui, ma per tutti i suoi fan che vedevano in lui un campione di rettitudine e forza. I più delusi e scioccati saranno i bambini dell’orfanotrofio da cui lui proveniva al quale lui continuava a tornare fornendo aiuto e mezzi economici.

A questa serie ne seguì un’altra in cui l’Uomo Tigre se non erro era incarnato proprio da uno dei ragazzini dell”orfanotrofio di cui sopra ormai cresciuto. Questa seconda serie è di buonissima fattura e molto più fluida e di qualità per quanto riguarda disegni e animazione, tuttavia non riesce a raggiungere il lirismo tragico della prima, che la surclassava anche in violenza.

Ho sentito poi che ci sarebbe una terza serie che si collocherebbe a cavallo tra queste due stagioni ma di essa non ricordo assolutamente nulla.

PS: nel cartone apparirono lottatori reali che all’epoca spopolavano in Giappone, tipo il mitico Antonio Inoki!

Dalle ombre #5

. L’ardimento del sangue

L.C. amava sbucciarsi le ginocchia, farsele proprio sanguinare. Aveva visto che succedeva spesso agli altri bambini turbolenti, e che poi essi potevano anche stare lì a piagnucolare per parecchio tempo. Lui adottava invece un atteggiamento diverso. Lui se le sbucciava apposta, poi tutti vedevano che gli colava il sangue; e se andavo lì e gli chiedevo se gli faceva male, lui mi diceva che avrebbe resistito, avrebbe fatto lo stoico, dunque potevamo continuare a giocare come prima…

Solo oggi posso immaginare le innumerevoli occasioni in cui finiva tagliato fuori senza neppure che me ne accorgessi. Si giocava a guardie e ladri? Lui spariva. Si giocava a fare le olimpiadi? Lui spariva. Lui non poteva correre decentemente, era questo il suo dilemma: per questo si dissolveva.

Ma dove andava quando stabilivamo di optare per un gioco a cui lui non avrebbe mai potuto partecipare? Effettivamente non lo so. Non l’ho mai saputo. Forse si metteva in un angolino a osservarci mestamente. Forse tornava in classe a far finta di studiare, o disegnare. Forse provava ad avere più fortuna con i bambini più piccoli, i quali si sarebbero accontentati con maggiore facilità di un mezzo bambino come lui. Bambini più piccoli sui quali poteva già esercitare parte del suo proto-potere malvagio ancora piuttosto in erba.

Per fortuna, in un gioco molto popolare, L.C. un ruolo era stato in grado di ritagliarselo. Si era scelto il ruolo del portiere di calcio. Certo, era chiaro che il suo handicap esisteva ugualmente però, vista la modestia dell’attività che praticavamo, il più delle volte faceva la sua figura non facendo rimpiangere gli altri due portieri presenti. Eh, sì: poi c’era anche quel problema. I portieri erano dispari: tre. Dunque o si facevano tre squadre (e una a rotazione avrebbe dovuto attendere di giocare mentre le altre due si sfidavano, ipotesi questa che non andava a genio a nessuno perché volevamo tutti partecipare al gioco subito); oppure uno dei portieri (quasi mai lui, perché lui avrebbe preferito non giocare piuttosto che far finta che fosse in grado di correre) si adattava a fare il difensore.

Comunque fare il portiere nelle sue condizioni voleva dire esser molto coraggiosi. Per lui, arrivare su una palla, era più facile con le mani che non con i piedi. Ciò implicava che dovesse coordinarsi al limite delle possibilità umane e scegliere il momento giusto per “cadere” a terra. Se avesse scelto il momento sbagliato, l’attaccante non solo avrebbe segnato ma lo avrebbe anche umiliato mettendolo letteralmente col sedere per terra. Proprio da qui era nato quel suo frequente sbucciarsi le ginocchia. Quando sbagliava il tempo di “caduta” non era infrequente poi che qualche bambino che non ci stava a perdere gli facesse piovere addosso critiche feroci…