Piccoli crimini coniugali (spettacolo teatrale)

Un uomo (Michele Placido) torna a casa con la moglie (Anna Bonaiuto) dopo una convalescenza in ospedale. Ha perso la memoria e non ricorda nulla degli ultimi anni. Tuttavia i medici sono orientati a credere che il suo stato sia solo transitorio. La moglie comincia così a raccontargli chi è lui e le esperienze che hanno vissuto assieme. Il racconto si trasformerà in una spremuta di vicende di coppia alternando situazioni felici ad altre logoranti o patetiche, tipiche di un rapporto d’amore vissuto intensamente negli anni, con i suoi alti e i suoi bassi…

https://www.raiplay.it/programmi/piccolicriminiconiugaliteatro

Esiste anche un film tratto da quest’opera teatrale, con Sergio Castellitto e Margherita Buy, che per ora non ho visto ma segnalo:

https://www.raiplay.it/programmi/piccolicriminiconiugali

Quel postribolante mercimonio del giornalismo #15

C’era una volta un editore piduista molto corrotto il quale un giorno fece una chiamata a quello che allora era il suo direttore di telegiornale di punta dicendogli: senti, ma perché non fai qualche servizio su quella certa attrice stronza che mi rompe sempre il cazzo – non ci fu bisogno di specificare chi fosse perché, in quel contesto, totalmente asservito alla corruzione, ne esisteva solo una che poteva rientrare in quella categoria –? Si potrebbe fare in modo di farla apparire molto più cretina, no?

Il direttore di telegiornale, quello che si era sempre dichiarato “orgogliosamente libero di esercitare la mia professione – pompinara – senza alcuna ingerenza da parte di chi mi paga”, gli disse subito: ma certo, mica è così intelligente come sembra, lo faccio per la Verità, io, non c’è nemmeno bisogno che me lo chieda. Lo volevo già fare per conto mio, pensi un po’; riverisco…

In quel periodo l’attrice era impegnata a realizzare il suo primo film autoriale di un certo calibro e aveva molti problemi – anche perché l’editore di cui sopra era ammanicato anche con la produzione e la distribuzione del film. Arrivava stremata alla sera. Dopo tutto, sembrava ricevere molte pressioni a non farlo quel film. Ma lei teneva duro, e anche se pensava ogni giorno di mollare… poi non mollava.

Un giorno ricevette una telefonata da quel direttore di telegiornale. Il quale le disse che voleva proprio dedicarle un servizio per lo “spazio culturale” del suo tg. L’attrice provò a declinare la richiesta con garbo dicendogli che era davvero troppo impelagata e non c’era tanto con la testa; non se la sentiva di rispondere a domande politiche delicate – che sicuramente le sarebbero state poste – in quel momento, non almeno finché non avesse ultimato il film.

Allora il direttore le giurò che non le avrebbero fatto domande politiche, che avrebbero parlato solo del film che stava facendo, che poi le conveniva pure, così le facevano pubblicità. Lei volle sottolineare: ma guarda che io davvero non rispondo a domande politiche, eh!, guarda che se mi mandi uno che me le fa poi non apro bocca. Al che lui la tranquillizzò: ma certo, puoi contarci, guarda ti mando uno dei miei migliori giornalisti. Chi?, chiese lei. Le fece due nomi che non la facevano impazzire ma almeno non le erano antipatici. Così infine acconsentì all’intervista, purché non l’avesse impegnata più di un’ora.

Il giorno dell’intervista l’attrice capì che sarebbe stato molto meglio qualora non avesse mai accettato quella proposta, come invero il suo istinto le aveva consigliato fin dal principio. Infatti si presentò, a nome del direttore del tg, una scrofa con la puzza sotto il naso – che l’attrice conosceva già e deprecava – la quale, lasciata dal marito perché davvero una persona di merda, non scopava da dieci anni filati, da prima che il marito la lasciasse.

L’attrice non sapeva la storia del marito, a ogni modo, a pelle, le era sempre stata sul cazzo. E difatti la scrofa si dimostrò un’interlocutrice disdicevole. Attaccò con tutte domande politiche (e pure piuttosto insidiose). Quando l’attrice le disse che non intendeva rispondere perché non era quello l’accordo che aveva preso col suo superiore, quella le disse che non poteva limitare la libertà di farle le domande che voleva, che era contraria alle interviste concordate e in ogni caso escludeva che il suo direttore avesse dato il beneplacito a una cosa del genere.

Per evitare una discussione fiume a cui non voleva sottoporsi, si venne a un mezzo accordo. L’attrice avrebbe risposto a metà domande politiche e metà domande sul film che stava preparando, ma solo se quella si fosse accontentata delle risposte non incalzandola troppo con le questioni politiche…

Qualche giorno dopo uscì in televisione, al tg, il servizio sull’attrice, in cui essa sembrava una scema quasi totale, molto più superficiale di quanto non fosse nella realtà. E non venne riportato nulla circa il film in preparazione. Così l’attrice capì di essere caduta in un’imboscata mediatica bella e buona. Comprese anche oltre ogni ragionevole dubbio da che parte stava in realtà quel direttore che si era sempre dichiarato indipendente.

Se ne lamentò sui giornali. Ne venne fuori una polemica. Il direttore ribatté che non era vero. A quel punto le due versioni della storia erano inconciliabili. Uno dei due mentiva per forza. Allora, il direttore, tirò fuori dal cilindro un colpo da maestro corrotto aduso all’esercizio del vile potere quale era. Per ribadire la propria versione, mandò in onda uno spezzone inedito di intervista in cui lei appariva… ancora più stupida.

A quel punto lei poteva però giocarsi il jolly. Infatti, caso volle che, mentre la scrofa la intervistava, fosse stato presente anche un altro giornalista (non nemico, di un’altra testata) che aveva assistito a tutto. L’attrice contattò il giornalista per telefono per chiedergli se se la sentiva di confermare la sua versione a danno del potente direttore. Ma il giornalista le disse che il direttore lo aveva già abbordato intimandogli che se parlava lo rovinava; dunque lui non se la sentiva di mettersi contro un tipo così influente, capace di non farlo più lavorare da nessuna parte…

Oggi quel direttore è ancora un direttore. Non lavora più dal piduista corrotto ma da un’altra parte. E da molti stolti è considerato ancora “un bravo giornalista superpartes”.

Se legge questo post, è capace pure di querelarmi. Anche se sotto c’è scritto…

[Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. E anche cazzuale.]

PS: la scrofa ricevette come premio per il suo lavoretto un toy-boy con il quale poté finalmente tornare a scopare per ben un mese di seguito.

PPS: dopo quel mese, il toy-boy si suicidò.

Giornalisti che distorcono la realtà…

Decretati questo greenpassato stocazzo

Si calpestano le minoranze. Le si prendono di mira attribuendo loro le colpe di tutto, colpe che sono invece sempre di chi comanda.

Si promulgano decreti che andranno in vigore poche ore dopo. E la gente, addestrata alla catena, tutta lì inginocchiata in fremente attesa…

Si spacciano menzogne per verità.

Si tagliano sempre le fronde su tutto. Si impostano argomentazioni retoricamente e superficialmente. Si danno in pasto alla gente dei motti retorici da ripetere e imparare a memoria i quali diverranno inscalfibili verità.

Non si affrontano le vere cause dei problemi, bensì, se va bene, solo le conseguenze – ma spesso neppure quelle.

Non si vogliono prendere in considerazione modi di agire maggiormente calibrati e razionali che pure già esistono e sono stati diffusi.

Si dice tutto e il contrario di tutto. E poi si fa in maniera che l’ultima cosa detta risulti come la più di buonsenso, e non sia mai stata in contraddizione con quelle precedenti. Esattamente come in 1984 di Orwell.

Si danno soldi agli amici, si mettono in ginocchio i nemici. L’emergenza è un modo per essere ancora più corrotti.

Si applicano protocolli incostituzionali, illiberali,

Non si risponde mai nel merito alle vere questioni. Si dice: vedremo, faremo, intanto facciamo così… Ma poi quelle interrogazioni non verranno mai evase, anzi verranno rimosse come non fossero mai emerse.

Semplicemente non si risponde alle critiche giuste e ci si trincera dietro sterili slogan di regime che nei loro piani dovrebbero livellare ogni contraddittorio.

Sono loro a creare le crisi… e poi vogliono dare le cure.

Ma le cure sono sbagliate in maniera che poi dovranno reintervenire con altre cure sbagliate.

E la gente ignorante, adusa al pensiero conformista, starà ancora lì a dire: ah, vedi come si danno da fare? Senza di loro saremmo persi…

Quando è esattamente il contrario.

E loro, che sono i veri colpevoli, non pagheranno mai per le loro colpe delittuose. Perché la gente asservita al potere, troppo occupata a scagliarsi con le minoranze indicate dal potere per impegnarsi in qualsiasi altro ragionamento (per non parlare di “rivolta”), non gliela farà mai pagare.

https://www.raiplay.it/video/2017/04/reazioni-avverse-cbec47d0-0562-4cf7-9bce-871fc3f63c1d.html

Brignano: Un’ora sola vi vorrei

RAI2 fa schifo. Il suo palinsesto è pieno di tv trash. Le (presunte) finestre informative sono occupate da anni da (pseudo) giornalismo servile appecorato a certi poteri. Comunque per fortuna questa bella trasmissione con Brignano non collima col contesto generale. A tal proposito dovete sapere che talvolta programmi come questi vengono usati per giustificare l’esistenza di un’intera rete, che per il resto opera in totale accordo con la voluta decerebrazione del volgo: cioè osano sostenere: vedete?, abbiamo pure Brignano che fa satira, dunque siamo davvero una rete innovativa, poliedrica, pluralista, democratica e in linea coi gusti della gente!, che volete di più da noi?!

Sì, effettivamente, Brignano fa anche satira, ed uno dei pochi rimasti a farla a parte Crozza, il quale ne ha fatto giustamente il vanto di tutta la sua carriera.

Il fatto che duri poco – un’ora e poco più – è sicuramente non casuale e nei piani alti doveva essere un modo per depotenziarla. Personalmente invece credo che sia lo spazio ottimale per far rendere al massimo chi vi partecipa impedendo agli onesti telespettatori di sfinirsi in inutili maratone che arrivano fino a mezzanotte, in cui tutto il materiale presentato neppure finisce per essere completamente assimilato o all’altezza della puntata.

Nina Zilli, che ha partecipato ad alcune puntate, non mi piace. Non ha meriti particolari di nessun tipo. Sembra molto spinta dal Sistema che l’ha piazzata coattemente, lì come in altri programmi.

Insomma Brignano è un ottimo comico, uno dei migliori attuali, che solitamente si presta a pessimi film, ma da umorista ancora dice la sua, anche se con il passare degli anni pare un po’ appesantito, probabilmente dai troppo bucatini ingollati.

https://www.raiplay.it/programmi/unorasolavivorrei