NINNINI: Partorirai con dolore

Ed eccoci giunti all’avventura di Ninnini che forse fu la più importante della sua intera esistenza…

Ninnini ebbe una bella grana da pelare che lo angustiò per interi anni della sua vita; ma non tutti i giorni, per fortuna, sennò a questo punto sarebbe già esploso. Ninnini era…stitico!

Eh, già. C’è chi nasce bello, chi brutto. Chi loquace, chi silente. Chi alto, chi basso. Chi secco allampanato, chi cicciabomba. E c’è anche chi nasce stitico e chi con la colite. E Ninnini era stitico.

Così, ogni tre o quattro giorni, si riproponeva la questione. Gli prendeva un certo dolore alla pancia che poteva essere più o meno debilitante, il quale gli veniva proprio da dentro – Ninnini pensava dalle “budella”. Quando accadeva non poteva concentrarsi adeguatamente su niente, perché quel tormento era troppo probante per esser sopportato seppure egli fosse un bambino intrepido, coraggioso e stoico.

Dunque Ninnini non poteva che appellarsi ai suoi genitori implorandoli di risolvergli la problematica, perché lui era troppo piccolo e non sapeva come fare. Allora la madre gli diceva che avrebbe dovuto muoversi maggiormente e non stare sempre buttato sulla poltrona a guardare passivamente la tv. Vabbè, ma ormai l’ho fatto, pensava Ninnini.

Il padre gli ricordava che se ogni tanto avesse mangiato anche le verdure ai pasti probabilmente non si sarebbe mai ritrovato in quelle condizioni angustianti. E pure questo era vero; ma che ci poteva fare se a lui piacevano solo patatine fritte, carni dure rinsecchite stracotte bruciacchiate e quasi niente altro sulla faccia del pianeta? Era forse colpa sua se Dio lo aveva fatto così?!

Il record di stitichezza di Ninnini, cioè senza andare di corpo, era di ben sette giorni consecutivi – primato che resiste tutt’oggi seppure il buon Ninnini abbia più volte tentato invano di batterlo per entrare nel Guinness dei primati.

Quando la stipsi era molto grave, i genitori gli impartivano il vecchio consiglio della nonna, che invero funzionava abbastanza, almeno per mitigare i doloretti più contorcenti: mettersi sdraiato sul letto a pancia sotto. Tale stratagemma gli permetteva di far uscire l’aria, ovvero quelle maleodoranti sostanze gassose che gli umani solitamente emettono con costanza dal loro posteriore. Infatti, per qualche ragione, se uno è stitico, per facilitare l’espulsione delle feci solide, deve dapprima liberarsi di quelle sostanze gassose dall’odore piuttosto fogniario custodite in sé; così in seguito sarà più semplice disfarsi della cacca vera e propria, bella solida e dura, che subdolamente si è annidata nell’intestino del povero malcapitato.

Il guaio però è che non sempre questo metodo bastava. Allora, delle volte, nei casi più disperati, se i genitori di Ninnini lo vedevano particolarmente provato, decidevano di portarlo dal medico, come a metter le mani avanti dichiarando al mondo: non è colpa nostra se questo non fa una vita sana, e se muore non vogliamo responsabilità con la polizia, che noi a questo glielo abbiamo detto quello che deve fare!, ma lui non lo fa mai perché è pigro e testone e non ci dà mai retta, a costo di rimetterci la pellaccia, che sia stramaledetto!

Dunque lo portavano dal medico, il quale ormai lo conosceva bene. Egli sapeva che se Ninnini gli era stato condotto innanzi c’erano il cinquanta per cento di possibilità che fosse lì per il solito motivo. Così, appena lo vedeva, gli faceva una faccia lievemente seccata e diceva: ancora problemi a evacuare come Cristo comanda? E Ninnini, nel cinquanta per cento delle volte, con il volto contratto e colpevole, doveva ammettergli che, sì, era proprio per quel motivo. Allora il medico lo guardava con una faccia del tipo: ma che ti posso fare io?!, se continui a non avere una vita sana un giorno finirai all’ospedale per davvero, che ti dovranno aprire la pancia per farti uscire tutta la popò accumulatasi in questi anni!; e ce ne sarà davvero molta da tirar fuori, secondo me, e puzzerà anche molto più della solita cacca normale, secondo me.

Dopo averlo terrorizzato a dovere, il medico gli prescriveva qualche sciroppo per sturarlo come un “lavandino ingolfato”. Ed effettivamente quel provvedimento aveva un effetto redditizio, anche se piuttosto dirompente. Tuttavia, purtroppo, non gli garantiva, tranne nel caso degli ultimi modelli di sciroppi spurganti, che la cacca uscita non sarebbe stata dura dura. Perché capirete bene, bambini, che un conto è farla dura dura mentre tutt’altro è farla che è una soffice delicatezza, magari anche liquida, al limite. Se è liquida magari schizza ma esce che è una meraviglia; ma se è dura bisogna impegnarsi a spingere, spingere a più non posso, e ci si stanca pure. Così si può dire che, anche se Ninnini era maschio, alla sua età aveva già conosciuto le dolorose miserie del travaglio e del parto.

La storia della stitichezza andò avanti per anni in Ninnini, fin quando un giorno comprese che esistevano rimedi naturali per sturarsi comodamente senza prendere alcuna medicina, ed erano le prugne secche e lo yogurt, ma sopratutto doveva fare un po’ di moto e non starsene sempre fermo, oltre che mangiare le verdure. E per fortuna in seguito Ninnini prese a praticare lo sport del nuoto e poi anche a mangiar vegetali. Scoprì che ne esistevano, di vegetali, anche buonissimi, e alcuni gli rendevano la cacca percettibilmente morbida e modellabile come fosse stata pongo, come il cavolo e i broccoli, le quali però sapevano e avevano un odore non sempre auspicale, un odore di cavoli e broccoli!, che chissà come mai richiamava un po’ l’afrore di certe puzzette intestinali…

Il saggio rimedio di mettersi a pancia sotto…

File in farmacia per umiliare i non vaccinati

A parte che i tamponi non sono così affidabili da affidarci il destino di una persona, della comunità che frequenta quella persona e di tutto un paese ricolmo di dementi…

A parte questo, la faccenda è molto semplice: basterebbe poter prenotare un tampone a una certa ora per evitare di dover fare ogni volta una fila chilometrica in farmacia. Infatti le poche farmacie che lo fanno non hanno torme di persone sempre più incazzate fuori ad aspettare il proprio turno.

Tutte le altre perché non accettano prenotazioni?

Perché non gli va di stare al telefono?

Perché tanto a loro non cambia un cazzo e anzi così si devono pure risparmiare la scocciatura di rispondere al telefono?

Perché godono nel veder umiliati i non vaccinati (che si accomunano bellamente a tutti i malcapitati che hanno bisogno di un tampone negativo per poter sopravvivere)?

Perché hanno ricevuto direttive sottobanco dai piani alti per comportarsi così – sempre per lo scellerato motivo di spingere il più possibile la gente a vaccinarsi?

Comunque sia… siete degli infami.

Zerocalcare: A Babbo morto – Una storia di Natale

Una sera Babbo Natale viene scambiato per un comune ladro e ammazzato. Ciò scatena una serie di disgrazie a catena circa la sua azienda, da sempre incaricata di realizzare e distribuire pacchi natalizi su tutto il globo… Alla fine anche le befane verranno colpite da una crisi e dunque non rimarrà più nessuno a recapitare doni ai bambini!

Un Zerocalcare mai visto così sanguinoso, politicamente scorretto e caustico, il quale, narrando una storia umoristica, coglie l’occasione per far echeggiare le più o meno velate vergognose attualità del ributtante mondo di oggi.

Non regalate questo fumetto a natale a nessun bambino – ci rimarrebbe troppo male. Però per gli adulti va bene. o<|:-)

Michela Murgia: Istruzioni per diventare fascista

Non mi è piaciuto per niente. Perché è ricolmo di retorica. Retorica fascista, direte voi. Non solo! Anche retorica su ciò che vuol dire essere fascista. Retorica comunista e antifascista, che è pur sempre retorica! E la retorica è uno dei maggiori mali del secolo. Perché la retorica è quello strumento secondo cui puoi convincere una persona di una certa tesi indipendentemente dall’esattezza o dalla veridicità della stessa.

In questo libro… si spaccia per fascismo quello che talvolta non lo è. Si dicono frasi ad effetto che in fondo non vogliono dire un cacchio. Si enfatizzano concetti molto alti che dovrebbero certificare la superiorità dei non-fascisti sui fascisti. Peccato che quei discorsi però, essendo retorici, perdano del tutto di valenza. E tenete presente che io mi considero un grande antifascista… A questo punto sarebbe stato molto meglio scrivere un libro di satira con lo scopo manifesto di prendere per il culo il Fascismo, e basta.

Così ho scoperto che la Murgia è un’abile retorica, sì. E non è certo un pregio, da par mio. Ribadisco che la preferisco romanziera.

Detto questo, sono certo che la Murgia, leggendo il mio blog, lo troverebbe fascista… 😀

E non ho sentito dire neppure mezza parola alla Murgia sul fatto che codesto odierno regime si stia comportando in maniera fascista. Dunque per lei, questo, non è fascismo. Dunque alla prova dei fatti, anche lei si è allineata. Non occorre essere un virologo per capire certe cose. Pure lei si è contentata dell’informazione e degli slogan di regime. Povera lei.

Ecco perché ci mancano personaggi come Pasolini. Il quale non si sarebbe mai lasciato infinocchiare (passatemi la battuta involontaria) da questo dragoniano regime fascista.

Pier Paolo Pasolini: Meditazione orale [Audiolibro]

Cinque poesie assai evocative di Pasolini, lette con efficacia dallo stesso autore. Cinque poesie di lotta proletaria, contro il vile capitalismo. Cinque poesie che si consumano tra le strade di Roma, citate espressamente più volte. Cinque lunghe poesie che nascono dal cuore di Roma interrogandosi sulla lotta di classe e la differenza tra azione e teoria.

Infine aggiungo questa postilla: dovete sapere che ultimamente Ascanio Celestini (di cui avevo molta stima fino a pochi giorni fa) si sta dando molto da fare per portare avanti una sorta di memoria su Pasolini, e questa iniziativa si chiama la Casa di Pasolini. Si dà il caso che seguissi questo artista da tempo… Un giorno se ne esce però con un post palesemente pro governo, pro-vaccini, contro chi non vuole vaccinarsi (si vedeva che non guardava Report e si informava con RaiNews24). Abbiamo finito per “litigare”. Non c’è stato verso di fargli cambiare idea. Applicava strumenti retorici divulgando fake news già sentite. Alla fine gli ho detto che Pasolini si sarebbe rivoltato nella tomba a sapere che uno come lui portava avanti la sua memoria, uno che non sa riconoscere forme marcate di fascismo quando le vede. Lui mi ha dato del borghese, a me!, affermando che Pasolini sarebbe stato invece dalla sua parte. Già che c’ero gli ho detto di ripassarsi pure Primo Levi. Da allora non lo seguo più…

Ecco perché individui come Pasolini rappresentano perdite inestimabili per il nostro paese e non solo. Oggi gli intellettuali non esistono più.

La trapezista

Tutta bianca e nera. Il suo vestito che sbrilluccica. Si tende in volo. Si lancia coraggiosa, incosciente, sicura, da un trapezio all’altro. Io penso: quanto è bella. Come può esser così bella? Non può essere umana come me, come tutti. Non sa quanto è bella. Non conosce il male. Fa qualcosa di molto pericoloso, senza senso. Eppure è la persona più serafica che esista. È in armonia col mondo. La amo. Non ti spiaccicare, non ti spiaccicare – prego. Lei non mi delude, non si sfracella. Da dove ti viene tutta quella tranquillità? Ma non hai problemi, tu? Tu non bevi. Non puoi, perché devi essere lucidissima, al millesimo di secondo, che se un giorno i tuoi riflessi fossero anche solo leggermente obnubilati avresti perso la scommessa col fato: che non cadrai mai, per tutta la vita, finché danzi nell’aria pur non avendo le ali. Quelle gambe, come le muovi bene. Agili, veloci, precise. Nate per camminare, eppure rivoltate a fluttuare. Sì, adesso capisco che tu sei tutta una rivolta, una rivolta tanto gentile quanto implacabile a cui è impossibile opporsi. Hai nel sangue la rivolta, negli occhi, nell’anima. C’è forse qualcosa di più rivoluzionario di quello che offri tu? Sputi sulla morte, perché sei viva. Eppure la tua vita è appesa a un filo, non è vero? Non è una contraddizione, questa? Ti libri. I capelli raccolti. Non devono andarti davanti gli occhi perché non devono distrarti neppure un istante, ti sarebbero fatali altrimenti. I capelli raccolti in quella crocchia. Il trucco perfetto. Il vestito aderente che non nasconde nulla del tuo corpo perfetto. Sei la donna ideale, rappresenti tutte le donne. Sei il motivo per cui gli uomini amano le donne. Sei il mistero. La dedizione assoluta. Il duro lavoro. Sei il costruire la bellezza di un attimo con il lavoro di anni. Sei una vita di sacrifici e solitudine. Sei un folle investimento per il domani. Sei la donna che tutte le donne vorrebbero essere, sei la più invidiata e vilipesa. Sei la donna che tutti gli uomini vorrebbero avere. Sei la più desiderata e fantasticata, e anche la più dispregiata se i tuoi favori non arridono a chi li desidera. Posso quasi sentire i tuoi pensieri. Da vicino nessun eroe è tale. Sono solo una donna, pensi. Una donna che sa fare bene il suo mestiere. Non mitizzatemi. Non fatevi troppe fantasie su di me. Se voi sapeste… Se voi sapeste che mangio e piango proprio come tutti voi e tutte voi… Non guardatemi con quegli occhi. Quegli occhi hanno qualcosa di profondamente sbagliato dentro, tra chi mi brama per una notte o per tutta la vita e chi vorrebbe immolarmi in un lancio feroce, definitivo, che andasse a culminare in una pozza schizzata di sangue, da lì fino al primo seggiolino del pubblico. Non sono la donna perfetta. Non so neppure cucinare. So solo volteggiare come una folle, nell’aria, in questa azione senza senso che però ha il grande merito di inseguire quel che più a l’uomo è sempre stato negato, cioè che più sogna: volare come un uccello e volteggiare nel vuoto…

Master & Commander [ovvero Molto Rumore Per Nulla!]

Per primo diciamo la cosa più importante di tutte: HA UN PESSIMO AUDIO. Il che vuol dire che dovrete sempre stare col telecomando in mano, perché in certe scene i personaggi amano sussurrare all’inverosimile, mentre in altre, nelle guerriglie, i rumori di fondo sono così alti che… se non abbasserete l’audio diventerete presto sordi!

Già per questo il film sarebbe da mettere all’indice. Per il resto, trovo sia assolutamente sopravvalutato. La tensione è incentrata quasi tutta dalla competizione navale con susseguenti strategie messe in atto tra due galeoni da battaglia dotati di cannoni. Tale tensione bene o male regge fin quando non sbarcano a terra per una pausa. Da quel momento il film perde mordente. E questo è tanto vero che addirittura la battaglia finale con la nave antagonista si consuma così velocemente che lo spettatore medio potrebbe esclamare: già fatto?!

Russell Crowe col passare dei minuti mi è sembrato sempre più risibile e ridicolo, in quegli abiti da intrepido navigatore.

PS: una curiosità… Non ricordo di aver visto mezza donna nemmeno a pagarla oro in questo film! Alla lunga questa mancanza si avverte… 😉