Cartoni irrinunciabili: …Quelli di MTV!

Di solito in questa rubrica aperiodica procedo con una certa successione cronologica. Tuttavia stavolta ho deciso di fare un salto in avanti di qualche annetto sostanzialmente perché temo che se rimando di parlare di questi cartoni potrei dimenticarmene… 😉

…Perché solitamente tendo a rimuovere che siano esistiti i cartoni che passò MTV, probabilmente perché ce ne furono solo tre (che sono quelli di cui andrò a parlare) che mi colpirono molto ergendosi al ruolo dei migliori di sempre!

Il primo sicuramente fu Daria. Ve lo ricordate? Un’adolescente alternativa con gli occhialini, forse un po’ nerd, che si guardava intorno sentendosi oltremodo sconfortata dalla incipiente demenza del resto del mondo. Daria è stato un cartone molto ironico e di critica sociale. Il personaggio lo doppiava Marina Massironi, che certo aveva colto alla perfezione il carattere della ragazza…

Daria

Il secondo cartone che segnalo si discosta parecchio da Daria. Si tratta di Æon Flux, che fu un cartone fanta-distopico che mi intrigò moltissimo per il mondo futuristico che rappresentava. C’è questa eroina, Æon, mora, che se ne va in giro mezza nuda cercando di sventare i piani di un potere superiore tanto annichilente quanto possente… Il cartone era assai interessante per quel che narrava e per quello che lasciava intravedere dietro, che lasciava solo intuire. Ma non vi nascondo che era anche uno dei pochissimi cartoni mai esistiti volutamente “sessualmente allusivi”, creati per stuzzicare gli ormoni degli adolescenti. Con me ci riuscì benissimo, dato che finii per acquistare – cosa assai insolita per me – tutte le puntate della serie in dvd quando uscì! ;P

Æon Flux

Il terzo cartone di cui vi voglio parlare nacque proprio dal successo di Æon Flux, e difatti il disegnatore incaricato di sviluppare graficamente i personaggi fu lo stesso – se non erro un certo Chang, scusate se la mia pigrizia mi impedisce di fornire schede più accurate. Stavolta però forse il richiamo erotico, seppur presente, rimase secondario, e si tentò di fondere assieme sia temi mitologici che filosofici, oltre che fantastici. Venne così fuori Alexander, una saga ispirata ovviamente alle gesta di conquista di Alessandro il Grande.

Anche di questo cartone decisi di acquistare tutti i dvd! 3:-)

Alexander

MTV sfornò tantissimi altri cartoni, spesso undreground, ma nella maggior parte dei casi possiamo dire che furono trascurabili, e infatti oggi nessuno se li rammenta più…

Appena un minuto

Film di e con Max Giusti, pensato per esser qualcosa di estremamente leggero, volatile e usa e getta, …ma che finisce per esser sicuramente meglio di qualsiasi cinepanettone boldidesichiano. Perché in esso c’è una bella dose di Max Giusti (anche autore della sceneggiatura) e della sua brillante comicità.

Il pretesto per innescare l’azione è un certo cellulare (comprato dai cinesi! :D) che permette di tornare indietro nel tempo di un minuto. Con esso il nostro eroe, sbalestrato da avversità che gli hanno fatto perdere affetti familiari e non solo, cercherà di rimettere le cose a posto per inseguire una felicità a buon mercato.

Pieno di gag e battute. Qui si ride per davvero, non per finta come altrove.

NINNINI: Fine dell’amore

Il grande amore di Ninnini per Ninnina durò svariati giorni. Finché un giorno Ninnina non fece qualcosa che gli spezzò il cuore.

Quel giorno la vide tutta intenta a scapricciarsi il naso. Dapprincipio non capiva cosa stesse facendo. Poi comprese che cercava di infilarsi un adorabile ditino in un altrettanto adorabile narice, da cui cercava di cavare qualcosa che le dava evidentemente molto fastidio.

La poverina doveva soffrire molto visto quanto si dava pena. Ninnini pensò che forse le era finita una spina nel naso, per questo era già pronto ad aiutarla, un po’ come nella favola del leone e della spina. Sennonché poi Ninnina riuscì a fare quello che stava cercando di fare ed estirpò dal suo adorabile nasino all’insù una notevole caccoletta piuttosto filante la quale, una volta estratta, esaminò con scrupolo per alcuni secondi, per poi decidere di arrotolarsela sempre più tra le dita, finché, ridotta al puro stato solido e non più semiliquido, poté disfarsene gettandola con uggia sul terreno.

Beh, in realtà non andò proprio così… Vi abbiamo appena narrato una storia edulcorandola… Quella cosa non avrebbe sconvolto Ninnini talmente tanto da spezzargli il cuore, perché tra l’altro anche lui saltuariamente si scavava nel naso alla ricerca di pepite più o meno grosse che gli ottundevano la respirazione. No, se proprio dobbiamo esser sinceri, non andò così il finale di questa storia. Il fatto è che l’abbiamo censurata per non turbare gli animi più sensibili. Volete sapere come andò sul serio? Allora facciamo così, chi se la sente continui pure ad ascoltare o a leggere, mentre chi non se la sente salti al capitolo successivo, oppure si tappi le orecchie, siamo intesi?

Bene. Siete pronti a scoprire l’inimmaginabile turpe tragedia che si consumò in quel parchetto di periferia? Adesso ve la dico nuda e cruda, la verità, ma io vi ho avvertiti! Dunque non voglio grane con denunce, sappiatelo. Ecco, ve lo dico… Ninnina, dopo essersi tolta la caccola dal naso… se la mangiò! Ma neppure questo turbò Ninnini, in verità. Lo turbò piuttosto l’imprecazione che lei si lasciò laidamente scappare, che fu: mmm, che buona! La tal cosa Ninnini non poté proprio lasciarle passare, perché anche lui una volta aveva assaggiato una caccola, ma non l’aveva trovata tutto questo granché, perché Ninnini amava più il dolce del salato. E questa insormontabile differenza sentiva che un giorno avrebbe impedito loro di sposarsi, perché in definitiva erano troppo diversi.

Dunque meglio lasciarsi subito, pensò avvedutamente Ninnini, piuttosto che doverlo fare in seguito con un divorzio, con la divisione dei beni e pure i figli che ci sarebbero andati di mezzo. Senza contare quanto sarebbe stato difficile dividersi i giocattoli e i fumetti una volta messi assieme.

Ah! Come è caduco l’amore!

Ma (film)

Si tratta di un horror, sì, ma non aspettatevi ritmi incalzanti e squartamenti a gogò. Gli autori si prendono tutto il tempo necessario per narrarci di questa vicenda che nasce da un passato con una brutta esperienza mai realmente assorbita dalla protagonista, esperienza che ha determinato tutta la sua vita successiva, anche se non sembra.

Un giorno dei ragazzi minorenni tentano di farsi comprare degli alcolici per una festa da una donna di colore. La donna alla fine accetta. E fa anche di più: propone loro di spostare la festicciola nella sua cantina. I ragazzi accettano. Col tempo le feste diventano sempre più frequenti e si allargano a molte altre persone: quella cantina diventa un po’ una zona franca per il divertimento di minorenni. Ma quali sono le vere motivazioni della donna?

Film con una sua dignità, di buona fattura.

Ma però non si dice…

Buffalo ’66

Un ragazzo esce di prigione. Non sa dove andare. Torna dai genitori, che lo credevano in giro per il mondo. Ma prima sequestra una ragazza la quale dovrà fingere di essere la sua compagna!

La sua prossima mossa sarebbe quella di ammazzare la persona che lui ritiene colpevole della propria passata detenzione in galera. Ma tra lui e la ragazza nascerà qualcosa che forse sarà in grado di salvarlo dal suo destino autodistruttivo…

Un film cult di e con Vincent Gallo, che non passano mai in tv. Un po’ bizzarro. Forse anche grottesco. Con momenti piuttosto ironici. Che mescola leggerezza con dramma. Registicamente interessante. Sicuramente bello. Con fatti e dialoghi che sono certo siano piaciuti molto a Tarantino. Capisci ammia! 😉

Dio li fa poi li accoppia

Convivenza #23

Viene da una famiglia in cui entrambi i genitori non eran certo giganti. Di conseguenza anche lei è piccolina. Ha arti brevi. È di altezza modesta. Ha manine piccoline. Tanto che la assimili a una bimbetta in tutto e per tutto.

Anche casa sua sembra costruita tutta in base alle sue dimensioni. Porte e soffitti bassi. Letti piccoli. Copertine mini.

Delle volte ti sembra di stare in una casa di bambole.

Fischia il vento

Sono in metropolitana. A un certo punto entra una donna con una fisarmonica a braccio. Avrà circa quarantacinque/cinquanta anni ben portati. Altezza media. Corpo florido con bei fianchi e bel seno. Bel viso sorridente con un irreprensibile rossetto apposto. Carnagione bianca. Capelli corvini. Comincia a cantare accompagnandosi con la fisarmonica…

Canta bene. Il suo canto è gradevole. Riempie il cuore.

Chissà questa donna (sicuramente immigrata) quante deve averne viste in vita sua…

La sua voce scalda il cuore. Il suo sorriso conforta e accoglie. Sa risultare parimenti materna e seducente. Incarna la donna perfetta.

La sua vita non deve essere facile. Sulle vetture tutto il giorno. In piedi a cantare. Coi fasci che la disturbano. A fuggire poliziotti ligi alla demenza. E pensare che questa donna non dà fastidio a nessuno. Anzi, la sua presenza è una benedizione per tutti coloro che la incontrano. Tutti coloro che hanno un cuore nel petto che ancora batte.

Immagino che questa sia una canzone tradizionale del suo paese. Diffusasi durante la Guerra.

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjuša,
Sull’alta, ripida sponda.

Camminava e cantava una canzone
Di un’aquila grigia della steppa,
Di colui che ella amava,
Di colui le cui lettere con cura conservava.

Oh canzone, canzone di una ragazza,
Vola seguendo il sole luminoso
E al soldato sulla frontiera lontana
Porta i saluti di Katjuša.

Fa’ che si rammenti di una semplice ragazza,
Fa’ che la senta cantare,
Possa egli proteggere la terra natia,
Come Katjuša protegge il loro amore.

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjuša,
Sull’alta, ripida sponda.

Ebbe così successo che dapprima venne tradotta in italiano nella famosa Fischia il vento.

E poi venne anche rielaborata nel Casatschok cantato da Dori Ghezzi e Dalida.

Fischia il vento è una canzone sempre valida. Perché ci sono sempre ovunque fasci da estirpare. C’è sempre un oppressore che vuole usarci violenza. Dei draghi da abbattere…

«Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Nella notte lo guidano le stelle
forte il cuore e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile e traditor.
Ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor.

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi, al fin liberi siam!
Sventolando la rossa sua bandiera,
vittoriosi al fin liberi siam!»

Cartoni irrinunciabili: Capitan Futuro!

Ricordo il piacere di quando da bambino venne fuori dal cilindro questo cartone, che facevano sulla RAI, che parlava di questo Capitan Futuro e delle sue avventure spaziali. Il buon capitano era davvero molto buono e forte e non si lasciava mai andare nelle difficoltà. Se ne andava in giro per il cosmo a “sistemare” cattivi. Poi aveva quelle splendide pistole a raggi che all’occorrenza potevano anche fungere da propulsori, se si trovava in assenza di gravità. Era aiutato da un paio di tipi buffi, un robot (che si vedeva che era un robot) e una specie di androide (che non si vedeva che lo era) capace di assumere qualsiasi forma!

“Capitan Futuro picchia duro anche per noi!”

😉

Tom King + Walta: Visione – Visioni del futuro

Primo fumetto supereroistico che leggo di questo scrittore che ora va per la maggiore. Il protagonista è Visione. Se avete visto i film degli Avengers/Vendicatori dovreste conoscerlo. Nato – costruito – dal supercattivo Ultron, stranamente venne fuori più umano e null’affatto malvagio, nonostante per l’appunto il suo padre creatore. Visione è un sintezoide autocosciente (che è un modo strambo per dire un robot dotato di intelligenza artificiale) con il potere di smaterializzarsi. In questo fumetto Visione, dopo la relazione andata male con Scarlet (e chissà se ne ha avute altre) si mette in testa la balzana idea di metter su una famiglia, annessa di donna e un paio di figli, per vivere in provincia proprio come fosse un comune cittadino americano. Ma… i supereroi hanno sempre tragedie dietro l’angolo che li attendono. Così un giorno un supercriminale gli va a casa incazzato nero e tenta di fare una strage. La moglie reagisce d’istinto ammazzandolo – quando sicuramente avrebbe potuto trovare altri modi per ridurlo all’impotenza, ma nell’occasione forse si dimostra troppo umana. Ora, Visione non ucciderebbe mai un nemico, ma sua moglie – che però non è esattamente come lui – lo ha fatto. Da questo ne seguono una serie di ripercussioni. La situazione precipiterà sempre più perché la moglie sceglierà di non dire niente a nessuno. E poi verrà ricattata…

Così vi anticipo che Visione si ritroverà costretto a compiere azioni che il Visione che conosco io non avrebbe mai compiuto. E con questo faccio una critica a Tom King, lo scrittore di questo fumetto in 12 parti, affermando che avrebbe potuto trovare altri escamotage più “realistici” per creare il solito scontro fratricida con gli altri suoi compagni d’armi (bug di programmazione, trojan dormienti, virus vari nei suoi software). Questa saga in definitiva è stata bella da leggere ma sul finale mi ha un po’ deluso.

Ultimi due appunti. I disegni, di un certo Walta, sono piuttosto naif (andrebbero pure bene) ma di certo non lasciano il segno né impreziosiscono l’opera. Funzionali e nulla più.

Infine ho letto che King un tempo ha lavorato per la CIA, e adesso mi spiego meglio perché abbia scritto Sheriff of Babylon, di cui vi ho già parlato in precedenza.

Personaggi perlopiù insignificanti dell’agenzia Voli di Gabbiano #16 (Seconda Parte)

Per via di quell’episodio, in cui aveva recitato un (seppur ridotto) ruolo di complice, ci fu un periodo in cui Nemesis guardò al Compulsivo con tenerezza tentando di espiare il senso di colpa provato nei suoi confronti. Così per un po’ si sforzò di frequentarlo e trattarlo da amico, anche se presto capì che il Compulsivo era una persona abietta, un idiota integrale del tutto indegno della sua pietà.

Gli capitò dunque di uscire con lui e di assistere ad altre inconsulte circostanze che videro esplodere pubblicamente le sue fissazioni. Una volta, per esempio, stabilirono di recarsi in una libreria per acquistare libri. Avrebbero dovuto prendere la metropolitana per poi dirigersi al suddetto negozio. Ma dopo alcuni minuti che erano già in movimento su un vagone, Nemesis osservò come l’attenzione del Compulsivo si andasse a depositare su tutti quei cartelli che sui treni abbondano. Allora lo vide appoggiarsi alla porta scorrevole, poiché aveva letto che fosse proibito posarvisi. Ma ben peggio accadde quando il Compulsivo fissò gli occhi sulla leva da premere solo in caso di necessità, che infatti a un certo punto non riuscì a non tirare giù tutta quanta con una furia che fece inchiodare la vettura all’improvviso. A quel punto non restò loro che scappare dalla carrozza come fossero stati fetidi teppistelli e farsi a piedi il resto della strada che li divideva dalla libreria, alla quale giunsero stremati.

Ma nel negozio fu forse ancora peggio perché, quando si fermavano a discorrere circa un volume, poi succedeva sempre che il Compulsivo non resistesse alla tentazione di metterselo sotto braccio per acquistarlo. Nemesis, capendolo, smise di segnalargli titoli che aveva trovato particolarmente ben scritti. Ma non servì a molto, perché dopo un momento di calma apparente in cui sembrava che il Compulsivo si fosse placato, poi questi proseguì nella sua caccia sfrenata all’acquisto a tutti i costi e non si fermò più di fronte a niente. E allora bastò che rintracciasse un volume che lui stesso aveva già letto una volta, con la scusa che non lo possedeva in quella edizione; oppure cominciò ad accumulare libri verso i quali la bella copertina prometteva letture inenarrabili e di sicura bontà. Alla fine il Compulsivo uscì dalla libreria con quattro pesanti buste piene zeppe di libri appena comperati. E se non dovettero affittare un camion per il trasporto fu solo perché Nemesis ebbe l’intuizione di obbligarlo con la forza a sloggiare dalla libreria, prima che il decerebrato depennasse tutti i propri risparmi.