Raf: Cosa resterà

Quando questa canzone uscì pensai: che scemo Raf a interrogarsi così malinconicamente sugli anni ’80. Avrei capito se fossero stati i ’60 o i ’70, ma gli ’80, che per me erano gli anni caciaroni ed effimeri dei paninari e del Drive In (la trasmissione trash di Italia1, proprio non trovavo che necessitassero di tributi nostalgici…
Si citava il confronto Reagan-Gorbaciov, che vabbè, per l’epoca fu importantissimo ma in definitiva… Reagan era una semplice merdina che infatti oggi nessuno più ricorda (né tanto meno si vuol celebrare) mentre Gorbaciov, beh, sì, lui la storia la fece, in una maniera o nell’altra.
A ogni modo era come paragonare uno gnomo con un gigante…
Venendo ai giorni d’oggi… devo dire che questa canzone ha lasciato il segno. Non tanto perché parla di quegli anni, ma perché si è imposta in generale come canzone che pensa al passato in maniera da rimpiangerlo.
E allora avanti con la nostalgia, visto che stiamo andando sempre più verso tempi duri…

Lucio Dalla: L’ultima luna

Proseguiamo il ciclo delle canzoni belle ma con testo “strampalato”. Stavolta è il turno di questa, di Lucio Dalla.

Non si capisce bene cosa vogliano significare queste lune. Forse sono solo lo scorrere del tempo. Forse rappresentano la molteciplità delle forme dell’esistenza umana. La quale difatti sembra essere il fulcro della narrazione. Vengono narrate esistenze talvolta inutili, spesso violente. E sullo sfondo ci sono Dio e angeli, che osservano. Probabilmente anche loro centrifugati nei vortici della ferocia della vita…


La settima luna
era quella del luna-park
lo scimmione si aggirava
dalla giostra al bar
mentre l’angelo di Dio bestemmiava
facendo sforzi di petto
grandi muscoli e poca carne
povero angelo benedetto.

La sesta luna era il cuore di un disgraziato
che, maledetto il giorno che era nato,
ma rideva sempre
da anni non vedeva le lenzuola
con le mani, con le mani sporche di carbone
toccava il culo a una signora
e rideva e toccava
sembrava lui il padrone.

La quinta luna
fece paura a tutti
era la testa di un signore
che con la morte vicino giocava a biliardino
era pelato ed elegante
né giovane né vecchio
forse malato
sicuramente era malato
perché perdeva sangue da un orecchio.

La quarta luna era una fila di prigionieri
che camminando
seguivano le rotaie del treno
avevano i piedi insanguinati
e le mani, e le mani, e le mani senza guanti
ma non preoccupatevi
il cielo è sereno
oggi non ce ne sono più tanti.

La terza luna uscirono tutti per guardarla
era così grande
che più di uno pensò al Padre Eterno
sospesero i giochi e si spensero le luci
cominciò l’inferno
la gente corse a casa perché per quella notte
ritornò l’inverno.

La seconda luna
portò la disperazione tra gli zingari
qualcuno addirittura si amputò un dito
andarono in banca a fare qualche operazione
ma che confusione
la maggior parte prese cani e figli
e corse alla stazione.

L’ultima luna
la vide solo un bimbo appena nato,
aveva occhi tondi e neri e fondi
e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
e volò via e volò via era l’uomo di domani
e volò via e volò via era l’uomo di domani

Sigle: Anna dai capelli rossi

Anna dai capelli rossi è la storia di una ragazzina, con i capelli rossi, orfana, vivente circa un paio di secoli fa…

A una mia amica piaceva tanto, questo cartone, a me personalmente non particolarmente. Lo trovavo più fumo che arrosto. A parte l’interessante atmosfera d’epoca, gira un po’ a vuoto. Se uno vede tutte le puntate una dietro l’altra, la serie appare un po’ scialba. Promette molto ma concretamente mantiene poco. Per questo l’ho inserito nella sezione sigle: secondo me la sigla è di maggior pregio rispetto al cartone.

Ora, ascoltatela e ditemi se non vi ricorda qualcosa…

Esatto! Se vi pare di conoscerla è perché è molto simile (nonostante sembra che l’autore affermi che non si tratti di una cover) di una nota canzone straniera, questa:

😉

Muccino: Gli anni più belli

Gabriele Muccino non è molto amato sui gruppi facebook che si occupano di cinema (almeno in quelli un po’ con la puzza sotto il naso). Anche perché è uno dei registi italiani che ha raggiunto presto fama all’estero (apparentemente non meritandosela). Eppure, se un regista sforna un bel film… Poi ne fa un altro… Poi un altro ancora… Solo un idiota potrebbe sostenere che quel regista non sia bravo. Così possiamo dire che il successo Muccino se l’è guadagnato col proprio lavoro, e pazienza se non tutti i suoi film sono da incorniciare. Per quanto mi riguarda, dopo questo film, metto Muccino nella short-list dei registi bravi.

Muccino con questo film dimostra di conoscere bene le radici culturali del cinema italiano, e anche di saper fare bellamente cinema, quando può avvalersi dei giusti fattori. Qui per esempio c’è una sceneggiatura che non sbafa mai; quattro attori nostrani molto bravi (Favino, Santamaria, Rossi Stuart, Ramazzotti) tra i più navigati, che hanno già dimostrato abbondantemente come loro rappresentino l’odierna generazione di attori; una regia perfetta per raccontare questa storia intensa che ti prende dall’inizio alla fine, una storia che rivisita componenti essenziali di ogni vita. Gli amori, l’amicizia, il tempo che passa, che ci cambia. I compromessi, la famiglia, i tradimenti. I pentimenti. Le crisi, le difficoltà economiche. Per questo motivo dico che questo è un film ispirato e assolutamente riuscitissimo.

Da segnalare infine due cose: omaggia “C’eravamo tanto amati” – ma secondo me i puristi non storceranno la bocca a visione ultimata, sia perché per l’appunto non è un rifacimento, sia perché il film in sé li avrà sufficientemente soddisfatti. E poi si avvale di un’eccellente colonna sonora, con celebri brani nostrani del passato – eh, sì, torno a dire: perché la musica del passato era molto meglio di quella di oggi… 😉

https://www.raiplay.it/video/2022/02/Gli-anni-piu-belli-620ae153-310c-4a6f-831c-cb57d678839d.html

La canzone più criptica dell’universo! :D

Proviamo a spiegare il testo de “La musica che gira intorno” di Ivano Fossati. Dai, che forse, se la analizziamo scientificamente tutti assieme, ce la faremo a svelarlo…

Per niente facili

uomini così poco allineati

li puoi chiamare ai numeri di ieri

se nella notte non li avranno cambiati

Beh, fin qui si capisce, no? Evidentemente si parla di uomini particolari, gente un pochino asociale che solitamente non è facile contattare… O almeno questo si evince dalle prime battute…

Per niente facili

uomini sempre allineati

li puoi pensare nelle strade di ieri

se non saranno rientrati

Ah, ma aspetta… ‘Sti uomini sono allineati oppure no? Ma sta parlando di altri uomini, o sempre di quelli (citando la teoria che gli opposti coincidono)? Forse si tratta di uomini allineati per certe cose e disallineati per altre… Beh, sicuramente i versi seguenti chiariranno la questione…

Sarà possibile sì

incontrarli in aereo

avranno mani e avranno faccia di chi

non fa per niente sul serio

Okay, questi uomini prendono l’aereo e sembra abbiano una faccia di chi “non fa sul serio”, qualsiasi cosa voglia dire…

Perché l’America così come Roma

gli fa paura

e il Medio Oriente qui da noi

non riscuote nessuna fortuna

A questi uomini fanno paura… i grandi paesi, le cose grosse, le responsabilità?! La cosa sul Medio Oriente non l’ho capita. Cioè che c’entra?! Ma forse è detta per arricchire il discorso…

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

Dunque il nostro prova ad attribuire la colpa di tutto alla musica… Allora c’è della musica che gira, che non ha futuro, perché evidentemente si tratta di canzonette, musica usa e getta, usata esclusivamente per intrattenere?!… Poi fornisce un’altra possibile soluzione: è colpa nostra che abbiamo un muro nel cervello, che evidentemente ci impedisce di essere aperti circa certe questioni. Sì, okay, ma quale cazzo era il problema, non si capisce!?

Ma uno che tiene i suoi anni al guinzaglio

e che si ferma ancora ad ogni lampione

o fa una musica senza futuro

o non ha capito mai nessuna lezione

Ah, questo è tutto da decodificare, ma forse ci si può arrivare. Allora, vediamo, uno che tiene i suoi anni al guinzaglio… è uno che si sente ancora giovane (lasciam perdere che si ferma a ogni lampione, che forse vuol dire che cerca la verità nella luce, o forse che è ubriaco). Dunque quest’uomo che si mantiene giovane, dice, o fa una musica senza futuro (la musica di cui sopra) o non ha capito nessuna lezione… Ma perché?! Perché sarebbe obbligato a fare della musicaccia?! Perché?! Perché?!

Sarà che l’anima della gente

funziona dappertutto come qui

sarà che l’anima della gente

non ha imparato a dire ancora un solo sì

Ed ecco che riprova a fornire una spiegazione… Sì, ma quale cazzo è il problema, la questione, il dilemma di cui stiamo parlando?! Non si capisce! L’anima della gente funziona dappertutto nello stesso modo, okay… L’anima della gente non ha imparato ancora a dire un solo sì. Dunque si nota una certa chiusura mentale, e anche prima c’eravamo imbattuti in qualcosa di simile, me lo ricordo, sì… E dunque?!

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

Insomma c’è sta musicaccia senza futuro e noi che abbiamo un muro… Ah, ma aspetta! Forse la musica non ha futuro non perché è usa e getta, ma perché la gente non la capisce?! Era questo il senso?!

Per niente facili

uomini così poco allineati

li puoi cercare ai numeri di ieri

se nella notte non li avranno cambiati

Sì, ma ‘sti uomini chi sono, i musicisti che fanno musica, che poi hanno paura ad andare in America, oppure sono la gente comune, la quale, essendo mediocre, non è capace ad apprezzare la musica vera e per questo la fa morire poco dopo, alla musica?!

Per niente facili

uomini poco affezionati

li puoi tenere tra i pensieri di ieri

se non ci avranno scordati

Vabbè, vabbè, capita l’antifona… Ma aspetta!… Tu puoi tenere tra i pensieri questi uomini se loro non ci avranno scordati?! Ma questa frase non dovrebbe essere il contrario, per avere un senso?!

Sarà la musica che gira intorno

quella che non ha futuro

sarà la musica che gira intorno

saremo noi che abbiamo nella testa

un maledetto muro

La canzone è finita… A Ivà… Nun se capisce ‘na mazza! Iscrivite a un corso de comunicazione!

PS: si narra che Ivano Fossati abbia scritto questa canzone dopo aver ascoltato “Life on Mars” di Bowie ed essersi calato un acido, dicendo: ah, sì, tu hai scritto questo, bowie?, e mo te faccio vedè io cosa pò scrive ‘n italiano! (SCHERZO) 😀

PPS: come forse saprete, Ivano Fossati mi è molto simpatico e apprezzo abbastanza la sua musica. Viene anche considerato una persona di una certa cultura e con bei testi… Però io non sono d’accordo sui testi, Ivano mi perdonerà… 😉

PPPS: Ah, ultima cosa: ho sentito dire che in realtà l’autore di questo testo neppure sarebbe Ivano, bensì Zucchero! 😀

Daniele Silvestri: L’uomo col megafono

L’uomo col megafono parla di un piccolo politico locale, che crede davvero in quel che fa, che si impegna in prima persona per quanto le proprie forze glielo permettono per rendere il mondo un posto migliore. Lo sguardo dell’artista lo percepisce e cattura in questa canzone…

Ma è davvero da stimare l’uomo col megafono? Un uomo che s’è bevuto la propaganda politica, che un tempo aveva come riferimento ideologico l’URSS, o peggio la Cina, o Cuba. Paesi idealizzati oltremisura, oltre l’ingenuità.

L’uomo col megafono è un idiota fallito che finché ha avuto quel megafono in mano ha creduto alle bugie dei politici di alto livello del proprio partito non essendo capace di vedere come stavano realmente le cose, cioè che la politica è tutta una merda, da qualsiasi parte della barricata tu sia. Che il problema del mondo sono i politici, i quali non stanno lì per aiutarci a vivere meglio, al contrario son lì solo per depredare, non risolvere mai i problemi, che creano tra l’altro loro stessi, fingendo che la loro azione sia necessaria.

Mango: Oro (con preziosa spiegazione della canzone!)

Il nostro è davvero innamorato della sua lei – a proposito, nella realtà il nostro era omosessuale, dunque questa canzone, palesemente rivolta a una femmina, è metaforica e riprende modelli consolidati e prominenti. Il che, da un punto di vista artistico, è assolutamente accettabile. Solo lo stesso autore può dire se il suo proporre questo modello consueto e accettato sia frutto di vigliaccheria, per un maggior quieto vivere, o no. Quindi noi non staremo qui a sindacare sulla sua scelta…

Dicevamo, il nostro è davvero innamorato della sua lei, tanto che dichiara apertamente che per averla pagherebbe – che è anche segno che lei ha qualcosa di inaccessibile e distante, almeno all’inizio, per lui.

Per averti pagherei

Quantifica pure la somma di denaro che sarebbe disposto a sborsare…

un milione anche più

Addirittura sarebbe disposto a rinunciare all’ultima sigaretta, che per un tabagista del cavolo deve esser davvero un gesto di estrema generosità!

anche l’ultima Malrboro darei

Tutto ciò perché per lui, lei, è la cosa più preziosa; è come fosse fatta d’oro!

perché tu sei oro oro oro

Sennò, se lei preferisce, invece del milione, lui le potrebbe farle avere perfino un diamante!

un diamante per un sì

…

Tutto!, pur di averla come la vuole lui…

per averti così distesa pura

Sennonché, in queste ultime parole già si capisce l’enorme antinomia della sua brama. Pagherebbe una donna per giacere con lui, per vederla in tutta la sua nuda innocenza, la vorrebbe pura come una vergine… ma si tratterebbe pur sempre di una donna che ha dovuto pagare per arrivare a quel punto, non è forse vero?

ma tu ci stai

perché accetti e ci stai?

Ed ecco che il sogno idilliaco d’amore per lei comincia a sgretolarsi. Il nostro si chiede ingenuamente come mai lei abbia potuto accettare, se davvero era la donna stupenda che lui pensava. Cioè, lui la proposta indecente gliel’ha pur fatta, ma forse riteneva che una vera donna non avrebbe mai dovuto accettare di vendere il proprio corpo solo per denaro, o un diamante. Ciò lo lascia enormemente deluso e sconvolto!

E così tu cadi giù

io non ti voglio già più

inaccessibile non sei

non con gli dei

tu sei senza dei

L’immagine irrealistica di lei viene distrutta violentemente nella mente del nostro. Lei non è più su un piedistallo. Lei è raggiungibile fin troppo facilmente per chiunque sia disposto a sborsare del vile denaro per averla. Allora lui, sdegnato dallo scarso valore morale della femmina, non la vuole più! Perché lei non era la dea dell’amore che si era immaginato lui! Lei non era un eterea, ma solo un etera come tante!

…

Perché non ti elevi su di noi

e resti lì celeste

così io ti vorrei

immune dal sesso

Il nostro si dispiace piangendo di averla persa. E ancora vorrebbe riaverla splendida come credeva che fosse prima. Allora la stimola a esser una donna migliore di quella che è. Forse la trasformazione nella sua donna ideale è ancora possibile, deve pensare in una parte non troppo remota della sua mente. Lei potrebbe essere ancora una donna celestiale. Ma per esserlo, deve essere anche immune dal sesso… Ma questo lo farebbe tornare dapprincipio, a lui che la vuole, pagherebbe qualsiasi prezzo per averla. Così starebbe male sia qualora lei fosse davvero quell’essere divino che non è, sia se essa si dimostrasse una cortigiana affarista come tante…

ooooooorooooooo..

Così al nostro povero eroe non resta che tirarsene una e rimanere un onanista dei più accaniti, non risolvendo niente, ma perlomeno ponendo un lieve analgesico alle sue inappagabili e ardenti brame umane!

Fine