La governante (teatro)

[Vabbè, il mio malessere già so che durerà tutta l’estate… Tanto vale approfittare dei giorni buoni… non dico per far finta che vada tutto bene… ma per portare avanti questo vecchio e stanco blog…]

Da un’opera di Vitaliano Brancati, Giorgio Albertazzi porta in scena un dramma che si distingue per la profondità dei temi trattati, che sono l’ipocrisia della società, ma anche l’omosessualità, vista quasi come fosse una malattia. La cosa che fa riflettere è che non è che oggi siamo giunti molto più lontano da allora, ovvero, in quarantacinque anni trascorsi, in tanti ancora esprimono quei concetti. E questo vuol dire che siamo in fase di regressione. Culturale ed evolutiva. Sociale! L’essere umano si è decisamente sopravvalutato…

Una nuova governante francese comincia a lavorare presso una famiglia borghese di siciliani ormai impiantatisi a Roma. La donna è un esempio morale per tutti, dato che in quel nucleo familiare, per un verso o per l’altro, ogni membro manifesta una qualche carenza che lo rende un essere umano indegno o infelice. Poi viene fuori che una domestica avrebbe fatto delle proposte omoerotiche alla bella e brava governante. Il tal fatto sembra sia una gravissima sventura che non può esser perdonata, almeno così si pensa in quella famiglia di gente così rispettabile… Ma ci saranno rivelazioni. Non tutto è come sembra, tutt’altro.

Con, tra gli altri, Giorgio Albertazzi e la grandissima Anna Proclemer, nel ruolo della governante.

Anna Proclemer viene ricordata troppo poco ai tempi d’oggi. E ciò è molto ingiusto.

https://www.raiplay.it/programmi/lagovernante

Long covid

Cari amici…

Non sto molto bene. Un vaccinato molto stronzo (mio padre) non rispettando la quarantena mi ha attaccato il covid. Il gran caldo ha fatto il resto…

Ogni giorno lotto. Ogni giorno mi sforzo di ricominciare dalla colazione. Ogni giorno lotto per mangiare un po’ di più. Ogni giorno lotto contro le sostanze che i miei vicini drogati rigurgitano incessantemente nell’ambiente.

Se sono un po’ sparito, adesso sapete perché.

Il mio cruccio più grande è quello di far preoccupare una ragazza meravigliosa che non lo merita proprio.

Ultimamente avete letto degli articoli che avevo programmato. Ma da adesso in poi non programmerò più articoli se non tornerò a stare decentemente.

Mi fa comunque piacere sapere che ci siate e che continuiate le vostre vite…

Un abbraccio a tutti.

Cam Girlz (documentario?!)

Questo genere di film (che passano su Cielo) vengono spacciati per documentari seri (!) di approfondimento su temi caldi, e hanno sempre una matrice sessuale.

Vi spiego perché fanno assolutamente schifo e perché sono il contrario di quello che si riprometterebbero di essere. Vi spiego perché sono assolutamente osceni, ma non per il motivo che uno potrebbe pensare.

Dunque il film vorrebbe indagare sul fenomeno di tutte quelle ragazze che, con l’arrivo della tecnologia, dotandosi di una semplice webcam, hanno pensato bene di sbarcare il lunario, dunque guadagnare dei soldi, facendo vedere a internauti vogliosi il loro corpo nudo, alcune volte cimentandosi in vere performance sessuali.

Da dove nascono questi film? Da un’esigenza: l’esigenza dei bigotti benpensanti, i quali si interrogano ipocritamente su come mai sia possibile che delle ragazze, che forse non sarebbero neppure così cattive, finiscano bellamente per prostituirsi… Già, quale diavolo sarà il motivo, eh, bigotti benpensanti di merda? Forse il denaro?! Forse viviamo in un mondo in cui le persone sono sempre più povere?! Forse sappiamo già che se poi uno nasce femmina sarà più probabile che non troverà un lavoro decente?! Dunque per quale cazzo di motivo delle pur brave ragazze finiscono per vendere le immagini del loro corpo nudo mentre hanno (sul serio o simulano) orgasmi?! Il motivo è che in questo cazzo di mondo, in cui senza denaro non puoi vivere, uno si arrabatta come può per stare a galla. Se poi questa attività è legale – e lo è sicuramente più di tante altre della finanza – allora dove sta il problema? Cioè il problema per l’appunto non è che queste ragazze fanno queste cose – le quali cose, siamo poi così sicuri che siano da biasimare a prescindere? –, ma che per loro il mondo riservi ben poche prospettive e spesso siano quasi costrette a farlo. E poi meglio questo che andare a prostituirsi sul serio, con clienti veri, che non si sa mai chi ti capita, o no?!

Ma torniamo al film nello specifico… Il quale non fa altro che offrire una carrellata su queste ragazze, con brevissime pseudo interviste che dovrebbero mostrarci come per l’appunto esse siano esattamente uguali, in definitiva, alle ragazze che non svolgono questa attività – e forse qui sta l’unico pregio del film, per certi versi.

Tuttavia lo sconfortante quadro umano che finisce per fornire è talmente superficiale che pure le ragazze stesse finiscono per sembrarlo, superficiali. Cioè la cosa che pensa uno spettatore medio è la seguente: ma guarda queste, fanno queste cose ma sono ragazze comunissime, per nulla speciali, neppure particolarmente erotiche… Mentre un incel farà ancora peggio e penserà: guarda queste, che troie, sono ragazze comuni, con me non vogliono scopare, ma se le paghi si fanno fare di tutto! Che troie che sono, le ragazze sono tutte troie che non si meritano il mio rispetto, come pure di esser trattate bene.

Capito?!

Questo film è osceno non perché mostri ogni tanto qualche nudità (che, anche in questo caso, finisce per essere il contrario dell’erotismo; quindi, se cercate qualcosa per eccitarvi, non guardatelo, che non è buono nemmeno per quello). È osceno perché fa finta di svolgere un servizio di approfondimento e di cultura mentre il suo vero scopo è solo quello di attrarre più spettatori possibili, visto il tema. È osceno per lo sguardo che getta su queste ragazze, giudicandole dall’alto, nonostante apparentemente il montaggio senza commenti esterni vorrebbe sostenere che chi ha concepito il film non abbia fatto altro che mostrare oggettivamente le cose come stanno. Mentre noi sappiamo che non è così. Perché io posso fare un film sulla persona più interessante del mondo ma se il mio montaggio sarà carente, omissivo e non riuscirà a catturare lo spirito di chi vorrei ritrarre, il protagonista potrebbe sembrare un emerito nulla.

Vorrei tanto (ma tanto so che non sarò mai ascoltato) che Cielo la piantasse di replicare a ciclo continuo queste pellicole di merda. Che sono anticinema e antidocumentari. Servono solo agli incel per confermarsi che hanno ragione, farsi le pippe e fomentarsi tra loro.

Alla ridda camuffata dell’impostura (Parte V)

Controllò l’orologio. Come passavano lentamente i minuti quando si eseguivano attività sgradite! Tra una cosa e l’altra erano trascorsi appena trenta minuti!, e lui sentiva che non ce la faceva più a trovarsi in quell’ambiente dove pareva che tutti sorridessero come amici fraterni: tutti tranne lui, che probabilmente era il migliore di tutti.

Sapeva che la festicciola si sarebbe protratta almeno per un’altra ora, poi sarebbe ripreso il mai tanto ambito lavoro. Nemesis temeva che non ce l’avrebbe fatta a resistere fino ad allora. Così si sentiva sempre più afflitto e gli veniva pure da piangere. Aveva il terrore che prima o poi qualcuno, incrociando la sua faccia svilita, avrebbe capito che era l’unico a non divertirsi: l’unico a ritrovarsi solo, che non aveva neppure uno straccio di amico. L’unico che più tempo trascorreva in quell’azienda e meno persone gli sarebbero rimaste attorno a stimarlo. Ma la verità era che, per una ragione o per l’altra, quelli con cui aveva legato lui gli si erano tutti allontanati per cause fortuite…

Venne in suo sostegno la salvifica figura di Marbella. Ma certo!, Marbella!, pensò Nemesis; dovevo ricordarmi che lei sarebbe stata presente! Stranamente era in compagnia dello Zoppo Tartagliante che, pur conservando un muso assai serio, la stava facendo sbellicare. Inoltre, completava il trio, una grassona incolore che era la proiezione realistica di una mosceria fiacca e disingannata.

«Ciao, Nemesis! Come va?», gli disse subito lei.

Nemesis fu felice di rispondere al suo saluto.

«Benino… Mi annoio. A me non piacciono molto le feste…», si mise a nudo. «Dopo che uno ha rosicchiato qualcosa qui e qualcosa là, poi rimane ben poco da fare…»

Quello che Nemesis voleva comunicarle era piuttosto esplicito e Marbella lo comprese senza bisogno che aggiungesse altri dettagli. Nemesis cercò di buttare la conversazione sulla pessima qualità dei prodotti alimentari forniti, ma non riscosse gran successo e, nel giro di pochi secondi, sull’argomento fu posta una pietra tombale. Quindi, vedendola che continuava a sghignazzare sotto i baffi quando incrociava gli occhi dello Zoppo Tartagliante, le chiese affabilmente:

«Che avete tanto da ridacchiare voi due?»

«No, niente», si schermì lei. Tuttavia lo Zoppo Tartagliante fu più incline a soddisfare l’indiscrezione di Nemesis.

«Per-ché non glie-lo dici?», disse rivolgendosi a lei.

«No, no… Poi chissà che si pensa!», si dimostrò restia lei.

«Posso sapere di cosa parlate? Adesso mi avete davvero intrigato…», affermò Nemesis, disposto ad attaccarsi a qualsiasi sciocchezza pur di passare il tempo. E Marbella divenne possibilista.

«Non so… Se mi giuri che non mi prendi in giro e che poi non lo racconti a nessuno…»

«Ma certo. Sarò muto come un pesce!», rispose Nemesis.

Lo Zoppo Tartagliante gli si avvicinò, abbassò il tono di voce e gli sussurrò – tuttavia Marbella poteva udirlo benissimo –:

«Indo-oo-vina un po’ che cos-a si è naa-scosta ad-dosso Ma-ar-bella… Non lo scopri-rai mai.»

Nemesis squadrò dalla testa ai piedi l’abbondante fisico non proprio scultoreo di Marbella. Non vi era traccia di tasche nelle sue vesti, né di borsette. A cosa si riferiva lo Zoppo Tartagliante? Nemesis manifestò tutto il suo stupore.

«Mah… Non vedo nulla, veramente…»

«Ap-punto!», esclamò lo Zoppo Tartagliante come fosse stato un professore pazzo sul punto di rivelare al mondo un rinvenimento memorabile. Prese la parola Marbella, leggermente avvampata, che si preoccupava che la situazione avesse potuto prendere una posa troppo osé.

«Ma se gli dici così, questo si pensa chissà cosa! Nemesis, adesso ti faccio vedere, ma non andare a spifferarlo a nessuno, che non voglio che mi prendano in giro…» E dunque spiegò.

«Avevo il problema di come portami appresso una boccetta d’acqua senza tenermela tra le mani, per conservarmele libere per il resto. Così me la sono infilata qui dentro…»

Introdusse una mano in mezzo i grandi seni. Ne cavò una bottiglietta da trentatré centilitri. Era mirabolante come la bottiglia risultasse invisibile quando era nascosta tra le sue mammelle. Nemesis se ne sorprese. «Chi lo avrebbe mai detto!»

Lei gli sorrise. E ripeté il gesto della messa sottocoperta e del contrario per un paio di volte. «Vedi? Si fa così! Ed è talmente pratico questo metodo…» Infine lasciò la boccetta al caldo tra i suoi bianchi budini facendola scomparire un’ultima volta.

«Potresti fare la prestigiatrice!», le disse Nemesis chiedendosi quando fosse stata la prima volta che avesse utilizzato quelle sue doti. Forse Marbella si era impratichita rubando saltuariamente dei prodotti al supermercato?

Neppure un secondo dopo si avvicinò loro CicciaBrutta che li informò di un argomento alquanto fuori luogo, visto il contesto rilassato e mangereccio. Era piuttosto arrabbiata.

«Per caso è stato uno di voi a ridurre il bagno in quello stato?! Perché è proprio uno schifo!» Ma si fece subito più indulgente. «Capisco che uno possa star male di stomaco o di intestino, ma se così fosse basterebbe che lo dica…» I quattro ragazzi capirono a cosa si riferiva, ma solo Nemesis parlò serenamente con CicciaBrutta, giusto per ribadire oltre ogni dubbio che lui, con quella faccenda defecatoria, non c’entrava nulla, e che nel momento di cagare non soleva schizzare ovunque come un ippopotamo quando piscia.

«È ridotto così male?», disse ingenuamente.

«Direi!», rispose CicciaBrutta. E, capito che nessuno di loro fosse presumibilmente l’artefice di quel misfatto, si allontanò verso un altro gruppetto di persone, tentando di rovinare la merenda anche a loro.

Nemesis rifletté sull’assurda circostanza che essa, in quel modo bislacco, pretendeva di scovare il vero esecutore della porcheria. Ma come poteva pensare, CicciaBrutta, che, così facendo qualcuno le avrebbe ammesso “sì, sono stato io a cagare tutto liquido di fuori, poiché mi è venuto un attacco fulminante di diarrea per tutto il torrone nocciolato che ho mangiato, che forse era anche di pessima qualità ed aveva troppe scaglie di prugne all’interno che hanno funto da effetto sturante”?! Nessuno avrebbe mai ammesso davanti ad altri che si era quasi cagato addosso e che per uscire da quel cesso avesse passato probabilmente decine di minuti per ripulirsi per bene il culo e forse pure le mutande e gli abiti…

Nemesis fissò la sua attenzione sull’unico membro del quartetto che non aveva dato fiato alla bocca: la cicciona che non conosceva. Il suo intuito lo convinse che doveva essere stata proprio lei a compiere quel liquefatto sfacelo.

Ma non ebbe modo di interrogarsi oltre circa quella faccenda in quanto Marbella dichiarò che si sarebbe presa delle chips, così facendo si tirò appresso anche gli altri due, senza che Nemesis facesse a tempo ad accodarsi a quel treno. Così si ritrovò ancora una volta totalmente solo.

Dunque anche Marbella, che in quella giornata era stata la sua unica boa galleggiante in un mare di inimicizia, era scomparsa all’orizzonte. Per un secondo Nemesis si chiese: possibile che se ne sia andata per non stare con me? Ma già conosceva la risposta a quella domanda: Marbella era una tipa “pane al pane e vino al vino”, e se Nemesis non le fosse stato simpatico lui lo avrebbe di certo percepito da eoni.

La vita segreta delle api (film)

Film sentimentale che immagino abbia avuto molto successo quando uscì. Oggi, che siamo abituati perfino a Tarantino, credo abbia perso un filo di mordente. Ma rimane di qualità e ben fatto.

È la storia di una ragazzina orfana di madre che un giorno scappa dal padre violento, accompagnata da una domestica nera. La bambina cela in sé un terribile ricordo: quello di aver inavvertitamente ammazzato la madre con una rivoltellata; ma non è sicura che esso sia vero perché era molto piccola quando quel fatto avvenne. Così nutre la speranza che la madre sia ancora viva da qualche parte, anche perché il padre, in un momento di rabbia, le dice che non è morta e se n’è solo andata volendola abbandonare.

La storia della ragazzina si intreccia con quella della domestica e di tutta la gente nera dell’epoca, nel momento in cui avevano appena ottenuto il diritto di votare ma molta gente bianca, razzista, era restia ad accettarlo.

Le due fuggiasche verranno accolte da una famiglia nera piuttosto emancipata, di sole sorelle diventate benestanti attraverso il commercio del loro miele…

I personaggi, molto ben caratterizzati, sono forse la cosa migliore.

Scappa – Get Out

Un thriller/horror di argomento insolito, con lunghe premesse molto ben costruite. Poi il finale, come prevedibile, tracima in quello che ci si sarebbe potuti aspettare, giunti a quel punto. A ogni modo non inficiando la discreta qualità complessiva del film.

Un ragazzo nero è fidanzato con una ragazza bianca. I due sono molto affiatati e felici. A un certo punto però lei decide che è il momento di presentarlo ai genitori, ai quali non ha detto neppure che è nero. Così il ragazzo nero conosce la famiglia della sua ragazza. Ma ne ricava nel complesso una sensazione di fastidio e di estraniamento. In particolare nota come i domestici a servizio appaiano piuttosto strambi. Ha l’impressione che in quel posto ci sia, sotto sotto, un problema di tensioni interrazziali. Ma il massimo della paranoia lo raggiunge nel momento in cui in quella casa si dà un ricevimento con parenti vari provenienti da tutto il paese. Sembrano tutti un po’ tocchi. Sembra che tutti dicano delle cose per volerne indicare però delle altre…

Dalle ombre #9

. L’amara lezione

Un pomeriggio io e R.T. ci eravamo appartati in un’aula deserta della scuola per fare dei disegni che ci vedevano assai partecipi. Io mi dedicavo ai personaggi e lui agli sfondi. Il nostro palese intento era quello di ricopiare gli eroi dei cartoni animati. In verità non era la prima volta che ci ritagliavamo uno spazio simile, tra un gioco e l’altro, tra il fare i compiti assieme durante i pomeriggi del doposcuola.

Ma quel giorno avemmo una bruttissima sorpresa. All’improvviso vedemmo entrare nella stanza L.C. assieme a un altro ragazzo del nostro gruppetto esclusivo (il quale quel giorno indossava un cappellino che lo faceva sentire un gran giamburrasca fico), oltre che il bullo che le suonava a tutti nella classe, con cui L.C. aveva finito per affiliarsi non avendo potuto fare di meglio.

Erano venuti apposta per menare le mani, lo capii subito dal loro modo di fare autoritario. Ciò mi spaventò a morte, perché ai tempi ero molto sensibile e pauroso e la violenza mi paralizzava sconvolgendomi. A ogni modo scoprii presto che non erano lì tanto per me, che in definitiva piacevo a tutti e si poteva dire non avessi nemici. Erano lì per R.T. Non mi ci volle molto anche per comprendere che esso non aveva alcuno scampo. Si erano messi in testa di punirlo per alcuni suoi atteggiamenti. Tutti e tre infatti nutrivano nei suoi riguardi delle acredini più o meno marcate, e in taluni casi c’ero di mezzo io, o meglio la gelosia per il rapporto che intrattenevo con lui a discapito loro.

Così lo attaccarono con delle scuse puerili che rappresentavano meri pretesti. Fu il bulletto il primo ad alzare le mani dando l’esempio. E R.T., vedendosi perso, si mise subito a piangere. Poi anche gli altri due non rinunciarono ad assestargli la sua sanzione, che si materializzò in un paio di schiaffi. Quando toccò a L.C., lui si manifestò molto più cattivo degli altri e, anche se il colpo che gli assestò fu solo uno, non si poté dire che non fosse proprio sentito.

Il bulletto, abituato a ben altre battaglie a perdifiato nelle strade selvagge del rione popolare in cui viveva e imperversava, di fronte alle subitanee lacrime inconsolabili di R.T., non poté che perder presto interesse per lui canzonandolo per la sua codardia mentre già gli voltava le spalle andandosene. Sicuramente non si era aspettato molta opposizione, però così non c’era gusto per lui, tanto più che al suo fianco, per una volta, insolitamente, aveva potuto contare sul supporto di altri due bambini scudieri agguerriti che gli facevano da guardia-spalle, a lui che tra l’altro si sarebbe gettato in una rissa anche contro cento persone pur di non fare la parte del vigliacco.

Così i tre se ne andarono alla chetichella; ma non prima che L.C. mi avvertisse dicendomi chiaro e tondo come stavano le cose. Se avessi continuato a frequentare R.T., anche io avrei potuto fare una brutta fine prima o poi. Quella frase mi fece molta paura.

Mentre tentavo inutilmente d’esser di conforto a R.T., esso era perfettamente consapevole che non potevo dargliene in nessuna maniera, di conforto o aiuto. Perché anche io ero debole esattamente come lui. Perfino di più, come vedremo.

Oggi, a rievocare quell’amara punizione, penso: dunque quei tre ragazzini si erano messi d’accordo per menare espressamente le mani. Ma come era stato possibile tutto ciò? Che si erano detti: adesso andiamo lì e lo picchiamo? E da dove e da chi era partita quella violenza? Come avevano potuto, quei tre, così diversi tra loro, aver trovato un comune accordo su quella cosa così aberrante e malvagia? Che si erano detti per, infine, avallare tutto ciò?!

Non lo scoprirò mai. Erano solo bambini. Ma si erano comportati da gangster.

The quiet american (film)

Siamo negli anni in cui si contendevano il Viet Nam i francesi e i comunisti, quando gli americani non avevano ancora deciso di entrare apertamente in guerra, seppure la loro lunga mano già influenzasse abbondantemente lo scenario, ovviamente appestandolo.

Un reporter inglese da tempo segue pigramente l’evoluzione dei fatti. La verità è che quella guerra piena di morti lo nausea ed è ormai per lui scarsamente importante. Ciononostante è interessato a rimanere lì poiché innamorato di una giovane ragazza locale la quale senza il suo intervento sarebbe stata probabilmente destinata alla prostituzione. Lei d’altronde lo ricambia, vedendolo come il proprio salvatore. A turbare il loro idillio d’amore – che però sarebbe senza futuro poiché lui, a Londra, è già sposato con una donna cattolica non intenzionata a concedergli il divorzio per nessun motivo al mondo – subentrano alcuni fattori. Primo: il giornale per cui lavora gli chiede di tornare indietro, dato che ritiene ampiamente esaurito il suo ruolo in loco. Lui allora si inventa che deve indagare su una grossa storia e prende tempo. Grossa storia che poi si materializzerà davvero… Secondo: l’arrivo di un americano – tanto per bene e fascinoso – che ha un ruolo di ausilio alla popolazione; che gli fa lo scherzetto di innamorarsi a prima vista della sua compagna, di fatto entrando in competizione con lui per lei… Terzo: la comparsa di una misteriosa terza egemonia, né comunista, né francese, che si interpone tra le fazioni con il chiaro intento di estrometterle. Tale egemonia è capeggiata da un belligerante leader fascista che non si sa bene dove abbia racimolato esercito e armi in dotazione, ma si capisce facilmente che non esiterà a sacrificare civili innocenti pur di arrivare laddove si propone.

Una buona storia, tratta da un libro, con Michael Caine, in cui emergeranno in maniera palese gli scempi e i massacri che da sempre governi che si dicono civilizzati pur compiono sulle popolazioni. Primi fra tutti, gli USA.

Vatti a fidare degli americani!

Delirius Dementhia: Cuscini

Torna a casa tutta trafelata. La sento: è piena di fruscianti sporte. Chissà che ha comprato stavolta… Abbiamo tutto, non ci serve niente. E lei sempre a darsi da fare, ad acquistare cose nuove, buttare le “vecchie” (ancora efficientissime) e ricominciare il ciclo all’infinito. Ah, lo shopping compulsivo, che peste che è per le donne!

Farfuglia cose. Cerco di tenerla fuori dalla mia stanza ma lei si avvicina e mi obbliga ad ascoltare quel che ha da dire:

«…Hai sentito?! Ho preso i cuscini nuovi… Se dopo ti vuoi divertire a metterli… Io intanto lavo i vecchi…»

No, non mi voglio affatto “divertire”. Non è divertente quando ti piomba in casa una schiavista che ti vorrebbe subito assoggettare a una mansione, di cui tra l’altro a te non solo non frega niente ma trovi anche che sia altamente inutile e una perdita totale di tempo. Così non faccio un cazzo. Non mi muovo.

Sento che mette su la lavatrice.

Più tardi, è sera. Tira fuori la roba dal cestello. Mentre cerco di mangiare in santa pace, si viene a lamentare da me in cucina.

«Non è venuta bene!», apre davanti a me uno di quei cuscini imbottiti per sedie che avevamo usato fino a un giorno fa ed era sempre andato benissimo e neppure si era mai deformato. La gommapiuma è tutta sfaldata, quasi polverizzata. Ammiro il suo ennesimo “capolavoro”.

«Complimenti», dico caustico.

«…Perché non vanno messi in lavatrice, che sennò si rovinano!», si affretta a giustificarsi. «Anche a casa di quella mia amica gliela avevo fatto fare ed era successa la stessa cosa…», ammette.

Ah, dunque lo sapevi già! E allora perché cazzo l’hai rifatto, demente?!, penso.

«Questa roba non va in lavatrice!», sentenzia. «Andrebbero lavate solo le foderette esterne!»

Adesso ci sei arrivata, idiota?, e perché prima non ci hai pensato, tu e la tua solita irruenza distruttrice?!

Come al solito, poi, fa tutto da sola.

«Adesso butto tutto!» (che sarebbe una delle sue godurie preferite).

«E allora butta, butta…», dico con noncuranza.

Ma lei non vuole davvero buttare quella roba, anche se ormai inservibile, perché farlo sarebbe come ammettere platealmente davanti ai miei occhi che ha fallito, cosa che lei non vuol minimamente concedermi.

«Anzi, no. Sai che faccio? Ci ricompro i cuscini dentro, così ho il cambio con le nuove», fa una giravolta.

«E allora non buttare niente…», commento laconico, tanto è impossibile stare appresso alle sue bizze cervicali.

«Ma questa roba dentro la devo buttare!», esegue un’altra giravolta per volermi per forza contraddire in qualche modo. «Adesso la scuoto fuori dalla finestra!», aggiunge.

«Non farlo!», le dico. «È incivile. Poi quella roba neppure è biodegradabile. Non va messa in circolo nell’ambiente circostante come se niente fosse!»

«E allora come faccio?!», sbotta come se fosse colpa mia e le dovessi fornire io un’altra soluzione.

«La butti a terra e poi la scopi e la metti nel secchio della mondezza, scema!», le dico volendo esser molto più gentile di quanto meriterebbe.

Lei comincia a farlo ma, subito, smette, come perdendo ogni entusiasmo.

«Non viene… Non viene… Rimane dentro! Questa roba va sgrullata fuori!», ritorna alla carica. Ormai ha questa idea fissa nella capoccia bacata che possiede e nessuno può togliergliela. Non si capisce perché mai, la stessa azione, compiuta sul pavimento di casa nostra non debba funzionare mentre eseguita fuori la finestra sì.

«Non farlo!», le impongo io, che non voglio litigare coi vicini di sotto essendo per di più dalla parte del torto. Se mi prendono in castagna che dico?, che ho una moglie sciagurata e fuori di testa?!

Lei comunque la smette. «Vabbè, ci penso dopo…», dice, che tradotto significa che lo farà quando non guardo. Ma per ora mi va bene: non posso controllarla ventiquattro ore su ventiquattro.

Un’ora dopo, quando mi sto per appisolare davanti la tv, la sento sbattere furiosamente quelle foderette fuori la finestra, con quella violenza insita in lei, che sempre la contraddistingue.

Che donna deprecabile. Signora dell’ipocrisia. Regina della stoltezza.

“Dove li sgrullo?”

Upgrade (film)

Siamo in un futuro dove la tecnologia è più avanzata. Una sera una coppia di persone subiscono un brutto incidente d’auto. Subito dopo vengono presi di mira da una gang di balordi. Lei viene ammazzata. Lui rimane paralizzato. Diventa tetraplegico, incagliato a una sedia a rotelle, praticamente paralizzato dalla testa in giù, con nessuna voglia di vivere visto gli ultimi eventi che hanno funestato la sua vita. Sennonché un genio dell’elettronica gli propone di tornare alla piena efficienza fisica. Basterà innestargli una sua invenzione bionica. Cioè avviene. Una volta ristabilitosi, l’uomo vuole trovare i responsabili dell’uccisione della moglie. Ma scopre che il sistema che gli è stato impiantato è in grado di comunicare con lui e sembra dotato di una sorta di intelligenza artificiale che gli tornerà molto utile per compiere la sua missione. Alla fine troverà i veri responsabili dell’omicidio. E non saranno propriamente quelli che si attendeva…

Un buon film che fonde assieme il genere fantascientifico, il thriller e il film d’azione.

Per quanto riguarda la parte tecnologica, daun punto di vista grafico, è un incrocio tra Videodrome e Terminator (quando lo vedrete, capirete perché).

“Connettiti a una connessione wifi…”