Arlington Road – L’inganno

Un professore universitario, da poco rimasto vedovo con un figlio piccolo, ma già, diciamo così, riaccasatosi con una nuova ragazza, si convince che un suo vicino possa essere chi non sembra. Ovvero che dietro un comune padre di famiglia si nasconda in realtà un terrorista eversore bombarolo finora sfuggito alle maglie della giustizia. Il vicino a sedici anni provò a mettere una bomba, e solo per un caso questa non scoppiò. Questi, venuto a conoscenza che il professore nutra tali sospetti su lui, si arrabbia un po’…

Forse la cosa che più di tutte rende atipico questo film è il finale, che vorrei tanto svelare ma se poi lo faccio mi rendo conto potrei far perder molto. Allora in questo caso mi taccio…

Il professore è un grassottello e sempre versatile Jeff Bridges.

Salvami

Per primo conobbi il suo amico. Si trattava di un gattino nero, senza un occhio, molto vispo, che si dava parecchio da fare per sopravvivere. Lo avevo soprannominato Nerino. Gli piaceva giocare, correre. Ma principalmente occupava il tempo cercando di procacciarsi il cibo, di cui sembrava non averne mai abbastanza.

Aveva capito che la strada più rapida per ottenerlo era stare appresso agli umani. Per cui, ogni volta che ne avvistava uno, gli si precipitava incontro sperando di ingraziarselo. Nerino era proprio un gran ruffiano…

Così fece anche con me. Si può dire che fu lui l’apripista per tutta la sua piccola colonia composta da circa una decina di gatti. Fu tramite lui quindi se anche gli altri felini riuscirono a ottenere dei pasti gratis che non si sarebbero mai immaginati di chiedere, in primis poiché si fidavano pochissimo degli umani.

Dunque il primo che conobbi fu Nerino. Il quale aveva come suo compare inseparabile quest’altro gatto, bianco-grigio. Ricordo bene la prima volta che l’incontrai. Non mi si voleva assolutamente avvicinare. Aveva molto timore. Ma la volta dopo già fu disposto ad approssimarmisi maggiormente. La terza volta ero diventato il contatto sicuro che lo riforniva di leccornie che sapevano di salmone.

Ciò mi fece riflettere. Per arrivare in così breve tempo a ritenermi suo amico evidente quel gatto aveva continuato a pensarmi assiduamente anche nei momenti in cui non mi vide.

Poi un giorno Nerino scomparve. Non so dire che fine fece. Forse la sua intraprendenza lo ficcò in qualche guaio. Forse un gatto più grosso lo accoppò. Mi piace sperare che Nerino, per via del bene che si faceva volere dagli umani, sia stato adottato da uno di loro. Avrei dovuto chiedere alla donna delle pulizie che bazzicava quel posto; anche lei dava loro da mangiare… In ogni caso Nerino scomparve. Ma rimase l’altro, che col tempo si può dire mi si affezionò parecchio. Avevo l’impressione ormai mi amasse, al di là del fatto che gli portassi ogni tanto quei lauti bocconi.

Quando lo lasciavo per tornare a casa, lui, se aveva finito di mangiare, mi si precipitava dietro. Alcune volte mi tagliava la strada a zigzag, come a dire: non andare! Spesso si spingeva al punto massimo in cui immaginavo fosse mai arrivato, ovvero nei pressi della strada. Avevo paura che mi seguisse anche lì, il che sarebbe stato un gran problema, per via della automobili che sempre vi sfrecciavano. Ma poi non varcava mai il portone, il quale evidentemente delimitava tutto quel suo mondo, oltre cui non era disposto a dislocarsi.

In quel periodo avevo un vecchio cagnolino a casa che immaginavo avrebbe preferito non doversi cimentare con lo stress di avere a che fare ventiquattro ore su ventiquattro con un gatto più giovane, scattante ed energico di lui. Per questo motivo fui sempre grato al destino che quel gatto non mi seguisse mai fino alla mia residenza. Non fosse stato per quello, sicuramente lo avrei adottato. O almeno avrei seriamente pensato di farlo.

Ricordo quella volta in cui, dopo essersi sfamato a sazietà, mi mise una zampa addosso, come fanno tipicamente i gatti per sollecitare la tua attenzione. O forse voleva dire “fammi una carezza”, oppure “dai, adesso giochiamo a qualcosa che mi annoio”. :)))

Tempo dopo però lo ritrovai peggiorato. Gli era cambiato lo sguardo. Sembrava ora aver occhi contriti. Si profilava un inverno molto freddo; già allora le temperature stavano andando sotto lo zero. E lui aveva proprio il muso di un animale che soffriva cronicamente il gelo; e il sole che spuntava la mattina non gli bastava più per rimettersi a paro con quel che sentiva nelle ossa.

Nel frattempo il mio cagnolino era morto, quindi teoricamente avrei potuto prendere quel gatto e portarmelo a casa. Ma sarebbe stato giusto? I gatti sono animali sociali. Che ne sapevo di che rapporti stava intrattenendo nella sua comunità? Che ne sapevo se davvero avrebbe barattato la propria libertà con il cibo e un posto sicuro in cui vivere e annoiarsi per il resto dei suoi giorni? Inoltre quel gatto era ora molto legato anche a un altro gatto, che ormai spessissimo vedevo assieme a lui, un gatto completamente diverso, sia nel carattere che nell’aspetto. Si trattava di un gatto grigio molto pacioso e tranquillo che in mia presenza non aveva mai manifestato alcuna apprensione, il quale sembrava tanto vivesse la vita con un’estrema serenità. Aveva un pelo lunghissimo in cui talvolta, ahimè, finivano conficcate delle spighette.

Ero contento che il mio gatto avesse quell’amico sempre vicino. Ero sicuro che i due si aiutassero reciprocamente nelle difficoltà. Ecco, mi chiedevo, se prendo il mio gatto e me lo porto a casa, dovrei adottare anche l’altro, per non farlo sentire triste? Purtroppo, quelle, erano questioni insolvibili di cui non avrei mai avuto le risposte giuste.

Dunque permaneva la questione del suo sguardo, che si era adombrato parecchio, e della sua salute probabilmente non ottimale. Così pensai che se quella volta (che poi divenne l’ultima), quando me ne andai, mi avrebbe seguito, decidendo di varcare quella soglia per lui sempre stata tabù, me lo sarei portato a casa. La scelta finale in fondo era sua. Se davvero preferiva stare con un umano rispetto che con i suoi amici gatti, se davvero voleva il mio aiuto poiché stava male, avrebbe dovuto dimostrarmelo seguendomi oltre il cancello. Doveva indirizzare quella mia disposizione…

Quel giorno il gatto mi seguì, come di consueto; mi camminò davanti rischiando più volte di farmi inciampare, come al solito. Ma non ebbe, anche in quell’occasione, il coraggio di accodarsi oltre il limite del suo mondo conosciuto…

Poi venne la pandemia, il che significò per me l’impossibilità, per lunghissimi mesi, di andare a visitarlo.

Quando alla fine ricomparii dalle sue parti, dopo un inverno a tratti molto rigido, dopo giorni in cui aveva diluviato anche per tutto il tempo, e io mi chiedevo sempre come avesse mai potuto cavarsela… di lui non c’era più traccia. Né invero ce n’era degli altri componenti la colonia. Nessuno sapeva più che fine avessero fatto quei gatti che un tempo erano stati lì. Forse morirono tutti di stenti. La gente crede stoltamente che un gatto possa tranquillamente sopravvivere nelle città poiché di indole maggiormente selvatica rispetto a un cane, ma non è così. Dove possono farsi la cuccia? Dove possono stare in modo da non soffrire troppo né caldo né freddo? E poi che cosa possono mangiare? Uccelli e topi potrebbero essere non troppo facili da cacciare o procacciarsi…

Addio, gattino mio. Spero tu stia riposando in pace, adesso.

Lo Straordinario Viaggio di T. S. Spivet (film)

Storia di un bambino mezzo genio della Fisica che si porta dentro il senso di colpa per esser stato inavvertitamente la concausa della morte del fratello gemello durante un esperimento. Il genietto un giorno decide di andare a ritirare un premio per aver implementato una specie di macchina per il moto perpetuo utilizzando la forza elettromagnetica…

Film come questo strizzano l’occhio al buonismo utilizzando anche narrazioni fantastiche (tipo Il favoloso mondo di Amelie). Per quanto mi riguarda, non mi prendono particolarmente e mi sanno di già visto. Ma se amate le storie che non son altro in definitiva che rielaborazioni in chiave moderna di favole, dovrebbe piacervi.

Guido Tagliacozzo: Lo gnorri

Si tratta di un finto giallo. Un anziano signore, timido, pensionato e un poco paranoico, ormai vedovo e solo, che ama ricamare assai sulle proprie elucubrazioni finendo forse per esserne la prima vittima lui stesso, si ritrova suo malgrado come quasi imputato e poi testimone di un caso di morte violenta. Sembra infatti che una sua vecchissima fiamma di molti decenni prima sia stata ammazzata per mano di un ignoto. La polizia lo accusa di avere intrattenuto di recente con lei rapporti di cui lui nega recisamente l’esistenza. Gli dicono anche che hanno dei tabulati telefonici che lo proverebbero. Ma lui non ricorda affatto di aver parlato con quella donna, che addirittura non vedrebbe da forse cinquanta anni…

Il timoroso anziano, mentre cerca spiegazioni per quel mistero, troverà ulteriori domande che lo faranno sempre più interrogare circa quella singolare faccenda, anche perché al circolo ricreativo per pensionati che frequenta – a cui è dedicata una parte cospicua della storia e in cui giocherà svariate partite di bridge – si imbatterà in altre insperate quanto sorprendenti piste e indizi da seguire…

Il punto forte dell’autore è che conosce bene quel mondo degli anziani e la loro psicologia. Dunque da questo punto di vista il romanzo risulta assai credibile. Anche il suo stile narrativo è sicuramente incisivo, seppur a me personalmente sia risultato forse perfino troppo preciso, leggermente cattedratico e in definitiva noioso.

PS: il libro cita e in parte si svolge al quartiere della Garbatella, a Roma. A pensar male si potrebbe supporre che sia una ritorsione dell’autore verso tale rione, raffigurato così popolare e violento, nella visione fornita.

Cocciante: Cervo a primavera (con spiegazione del testo)

È questa una delle più belle e intense canzoni di Riccardo Cocciante, sicuramente impressa a fuoco nella storia della musica italiana – a proposito, signora laura pausini, signor fedez, voi che non siete e non sarete mai capaci di produrre canzoni del genere, di questa qualità, con che faccia pretendete di continuare a cantare? Cioè, sapere che non raggiungerete mai questi livelli non vi fa venire in mente che forse dovreste proprio smettere, voi che in fondo non avete nulla da dire e neppure lo sapete dire?

Bene, non ho potuto fare a meno di questa reprimenda ammonitoria… Ma torniamo a bomba.

Dicevo di questa canzone meravigliosa… Ma lo avete mai ascoltato sul serio il testo? È molto particolare. Eccolo:

Io rinascerò

cervo a primavera

oppure diverrò

gabbiano da scogliera

senza più niente da scordare

senza domande più da fare

con uno spazio da occupare

e io rinascerò

amico che mi sai capire

e mi trasformerò

in qualcuno che non può più fallire

una pernice di montagna

che vola eppur non sogna

in una foglia o una castagna

e io rinascerò

amico caro amico mio

e mi ritroverò

con penne e piume senza io

senza paura di cadere

intento solo a volteggiare

come un eterno migratore…

Senza paura di cadere

intento solo a volteggiare

come un eterno migratore

e io rinascerò

senza complessi e frustrazioni

amico mio ascolterò

le sinfonie delle stagioni

con un mio ruolo definito

così felice d’esser nato

fra cielo terra e l’infinito

ah…

e io rinascerò

senza complessi e frustrazioni

amico mio ascolterò

le sinfonie delle stagioni

con un mio ruolo definito

così felice d’esser nato

fra cielo terra e l’infinito

ah…

e io rinascerò

io rinascerò

na na na na na

Se si legge tra le righe ci si renderà conto della profonda tristezza di chi parla, il quale si confida a un amico come quasi fosse prossimo a un suicidio in grado però finalmente di renderlo libero, facendolo reincarnare in una creatura più vicina alla natura di quanto possa essere un essere umano (la cui esistenza è vista come intrinsecamente fallace e sbagliata). Una creatura che può essere un comune cervo, un uccello, perfino una castagna o un sasso sarebbero meglio di vivere come essere umano. Il nostro parla espressamente di addivenire così a una vita senza complessi, frustrazioni, rinunciando a un ingombrante quanto deleterio io

La canzone è un manifesto tanto filosofico quanto emozionale.

Beautiful boy (film)

Struggente storia di un padre che un giorno scopre che il suo ragazzo d’oro, suo figlio, che gli aveva sempre riservato molte soddisfazioni, si ritrova nel tunnel della droga, e la sua condizione è talmente grave che non riesce (e in parte non vuole) uscirne.

Film del genere sono devastanti, perché parlano di malesseri assolutamente veri che credo tutti possano capire o abbiano vissuto in prima persona. In ogni caso tutti hanno conosciuto drammi che per certi versi possono essere assimilati a questi, perché sono, come si dice a un certo punto del film, come dei lutti.

Grande colonna sonora.

Il film alterna la narrazione al presente a frequenti flashback del padre e del figlio in svariati momenti della loro esistenza.

Nota personale: le mie reminiscenze scolastiche stanno regredendo. Ero convinto che “beautiful” si scrivesse correttamente “beautyfull”…

Mordecai

Film comico tra La pantera rosa, di Blake Edwards, e Una pallottola spuntata, con Laslie Nielsen… 😀 Con Johnny Depp – mi scuso se in precedenza l’ho sempre scritto Deep, ma è più forte di me – nei panni di un arruffone esperto d’arte in bolletta che viene incastrato nella pericolosa ricerca di un quadro di Goya che si credeva ormai perduto, quadro su cui vogliono metter le mani in tanti e dietro cui tra l’altro ci sarebbe un’indicazione che porta direttamente al tesoro segreto di un famoso e ricco nazista.

Sicuramente bello se amate questo tipo di comicità.

https://www.raiplay.it/programmi/mortdecai

Disabitudine alla vita (Autodisinnesco)

Avevo conosciuto una ragazza fantastica, fuori dalla norma. Una ragazza che sembrava molto interessata a me. Tanto che si dichiarava pronta a venire a conoscermi direttamente a casa mia dopo essersi fatta in treno centinaia di chilometri e diverse ore di viaggio. Quante si sarebbero fidate e lo avrebbero fatto?

Finalmente, sì, l’avevo conosciuta, anche se la dovevo ancora incontrare fisicamente… Tuttavia avevo dei dubbi. Una parte di me mi diceva: vedrai che andrà male. Vedrai che si rivelerà l’ennesimo fallimento. È sempre andata così. Forse è solo una che cerca di fregarti. Magari, una volta giunta qui, ti mette un sonnifero nell’acqua e ti frega quel poco che hai. Forse mira a farsi sposare subito, per sistemarsi e diventare il tuo incubo. Si farà subito mettere incinta. Una volta impalmata, si comporterà da tiranna e diverrai il suo schiavo…

Beh, ero consapevole che sicuramente esagerassi in fatto di paranoie, ma i dubbi base comunque permanevano: la paura, quasi certezza – perché, statisticamente, è più facile che un rapporto vada in vacca che non il suo contrario, ovvero che si compia – che lei non si sarebbe rivelata così come la pensavo e che mi avrebbe deluso e tradito come avvenuto altre volte: o anche semplicemente che sarebbe andata male.

Lei era lì che praticamente aveva quasi preso il biglietto per il viaggio e mi chiese di parlarci al telefono. Fu allora che pensai: ma che sto facendo? Davvero voglio andare fino in fondo, io, sempre fuggito dalle responsabilità, che non ho un rapporto vero da secoli, anzi, diciamo pure che non l’ho mai avuto realmente, davvero voglio imbarcarmi in questa cosa?; se non abiuro subito poi farà molto male, farà molto male dovervi rinunciare o rimanere deluso per l’ennesima volta. Davvero vuoi esporti a tutto questo rischio di provare per l’ennesima volta dolore?

Questo mi chiedevo mentre dovevo scegliere a che ora sentirla per telefono. Potevo ancora svignarmela. Sarebbe stato più semplice. Al massimo, sarei tornato a starmene completamente da solo, come prima, che certo non era il massimo ma… sempre meglio di essere male accompagnati, no?

Senonché esisteva una parte di me che invece mi spingeva a procedere, che mi diceva che ero solo un codardo, che nella vita certe esperienze vanno fatte, che non si può rinunciare a priori solo perché le probabilità sono contro di noi – che poi esisterebbe pure la legge dei grandi numeri che, declinata nel mio caso, poteva affermare che alla lunga una cazzo di donna decente l’avrei trovata; era solo questione di tempo, sì, e anche uno come me l’avrebbe trovata…

Insomma, se la storia non fosse andata a buon fine, pazienza. Era il momento di mettermi alla prova, di capire quanto fossi in grado di avere una relazione seria, dopo decenni di relazioni non serie, o meglio “non-relazioni”.

Fu così che alla fine ci sentimmo per telefono… Il primo impatto fu molto anomalo e mi lasciò una netta sensazione di estraneità: lei aveva un forte accento del nord il quale mi fece pensare per l’ennesima (ma ultima!) volta: ma sei proprio sicuro che ti vuoi mettere con una così?! Ma ti ci vedi con una così, con questo cazzo di accento bresciano? Ma come fanno a parlare così da quelle parti senza non sentirsi italiani?! 😀

Tuttavia non scappai neppure lì e… il dado fu tratto. Alcuni giorni dopo lei venne coraggiosamente a casa mia per conoscermi di persona… Il resto è storia. Era lei quella che cercavo. Certo non era come me la immaginavo, ma neppure io ero il suo principe azzurro sputato. La cosa importante fu che era la ragazza per me e, anche se diversi, eravamo uniti dalla cose più importanti. E nati per stare assieme.

PERCHÈ STO CATZO DI VIRUS ROMPE ANCORA IL CATZO DOPO PIÙ DI DUE ANNI QUANDO AVREBBE DOVUTO ESTINGUERSI DA TEMPO

In realtà quel che è accaduto (e sta accadendo tuttora) era purtroppo ampiamente preventivabile. Tanto più che alcuni virologhi seri (non le supermerde che solitamente si vedono in televisione, smentitesi da soli milioni di volte, anche se ancora li chiamano) lo avevano pronosticato. Vaccinare durante una pandemia (per di più con quei vaccini “sperimentali”) era da sconsigliarsi perché rischiava di rendere il virus in qualche maniera più forte aumentando la probabilità di mutazioni resistenti, dicevano. E questo è puntualmente avvenuto.

D’altronde, nei paesi in cui i vaccinati sono stati pochi, non c’è stata affatto alcuna strage, come invece si attendevano i virologhi supermerde delle tv.

DUNQUE DOBBIAMO FAR PAGARE AI POLITICI IL PREZZO ALTISSIMO DELLE LORO DECISIONI SCELLERATE. NON POSSIAMO LASCIARE A PIEDE LIBERO QUESTI ASSASSINI LOBBYSTI DELLE CRIMINALI MULTINAZIONALI DEI FARMACI.

Non voglio più vedere le loro facce da catzo!

Noi (film horror)

Una bambina si allontana dai genitori mentre si trova nel lunapark di una spiaggia. Nella casa degli specchi le succede qualcosa che la traumatizza tanto che per anni non riesce più a parlare.

Torna in quella località da adulta e madre, con la sua nuova famiglia. Una sera nota nel loro giardino di casa quattro persone ferme che non rispondono alle loro domande su cosa facciano lì. Gli sconosciuti diventano il loro incubo, dato che vogliono ammazzarli. Ma la cosa strana è che essi sono praticamente identici a ogni membro della sua famiglia, compresa lei, e la sua controparte sembra essere il capo della combriccola malvagia…

Il film potrà sembrarvi una mera variazione sul tema degli zombie. Ma non dovete fare l’errore di non guardarlo tutto, se non volete perdervi le (ben due!) grandi rivelazioni dei minuti finali che cambieranno prospettiva all’intera vicenda.

Rimarranno delle domande inevase, certo. Ma meglio quel finale rispetto quello che sembrava deputato…