Su Tong: Cipria

In questo romanzo ci troviamo in Cina intorno gli anni ’50, nel periodo in cui il governo si mise in testa che la prostituzione fosse un’indecenza e sarebbe quindi dovuta sparire. Le prostitute vennero allora obbligate a reintegrarsi nella società in ruoli considerati più ammodo. È la storia in particolare di due di esse, molto amiche, con caratteri che si compensano, una mite l’altra più tosta, le quali si ritrovarono egualmente spiazzate da questa costrizione. Una fugge. L’altra, suo malgrado, rimane nel centro di reintegro ma non riesce ad adeguarsi ai nuovi standard e ai ritmi richiesti…

Questo romanzo ci dà uno spaccato adeguato della Cina che fu (ma faccio notare che tali concetti sono facilmente estendili a ogni luogo ove esista la prostituzione); ma sopratutto sgretola con incredibile semplicità alcuni falsi miti sul mercimonio del corpo svelando l’ipocrisia che da sempre riguarda questo argomento quando se ne parla. Per esempio i benpensanti bigotti sembrano sempre ignorare che esistano prostitute che si prostituiscono essendone soddisfatte. Esistono prostitute che si sentono maggiormente sfruttate svolgendo altri impieghi (oggi le chiameremmo sex-workers). In questi casi è menzognero e fuori da ogni logica cercare di “emancipare” delle persone che prediligono avere quel ruolo all’interno della società piuttosto che un altro.

Su Tong, in maniera asciutta, riesce a far capire molte cose. Si sofferma in particolare sulla singolare e spiacevole situazione di queste prostitute “redente”. Disprezzate quando facevano le prostitute, ma bistrattate anche una volta che hanno smesso di fare il mestiere, perché il loro stigma rimane comunque immutabile.

Io sono perfettamente d’accordo con la tesi-teorema del libro: se una persona non è sfruttata da nessuno e preferisce questo lavoro a un qualsiasi altro, non c’è chiaramente nulla di male.

È molto, molto peggio quando invece uno prostituisce i propri ideali. Quello è davvero immorale e imperdonabile. Tipo i politici. Loro sì che sono delle vere mignotte. Le peggiori di tutte. Come pure quelli che per duemila euro al mese eseguono le leggi/disposizioni dei superiori senza obiettare mai nulla, neppure quando esse sono palesemente ingiuste. Pensate, esistono persone che rinunciano alla propria anima per appena duemila euro al mese. Non vi sembra un po’ pochino? Il Diavolo sta proprio facendo affari d’oro in questo periodo…

3:-)

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