Delirius Dementhia: Cuscini

Torna a casa tutta trafelata. La sento: è piena di fruscianti sporte. Chissà che ha comprato stavolta… Abbiamo tutto, non ci serve niente. E lei sempre a darsi da fare, ad acquistare cose nuove, buttare le “vecchie” (ancora efficientissime) e ricominciare il ciclo all’infinito. Ah, lo shopping compulsivo, che peste che è per le donne!

Farfuglia cose. Cerco di tenerla fuori dalla mia stanza ma lei si avvicina e mi obbliga ad ascoltare quel che ha da dire:

«…Hai sentito?! Ho preso i cuscini nuovi… Se dopo ti vuoi divertire a metterli… Io intanto lavo i vecchi…»

No, non mi voglio affatto “divertire”. Non è divertente quando ti piomba in casa una schiavista che ti vorrebbe subito assoggettare a una mansione, di cui tra l’altro a te non solo non frega niente ma trovi anche che sia altamente inutile e una perdita totale di tempo. Così non faccio un cazzo. Non mi muovo.

Sento che mette su la lavatrice.

Più tardi, è sera. Tira fuori la roba dal cestello. Mentre cerco di mangiare in santa pace, si viene a lamentare da me in cucina.

«Non è venuta bene!», apre davanti a me uno di quei cuscini imbottiti per sedie che avevamo usato fino a un giorno fa ed era sempre andato benissimo e neppure si era mai deformato. La gommapiuma è tutta sfaldata, quasi polverizzata. Ammiro il suo ennesimo “capolavoro”.

«Complimenti», dico caustico.

«…Perché non vanno messi in lavatrice, che sennò si rovinano!», si affretta a giustificarsi. «Anche a casa di quella mia amica gliela avevo fatto fare ed era successa la stessa cosa…», ammette.

Ah, dunque lo sapevi già! E allora perché cazzo l’hai rifatto, demente?!, penso.

«Questa roba non va in lavatrice!», sentenzia. «Andrebbero lavate solo le foderette esterne!»

Adesso ci sei arrivata, idiota?, e perché prima non ci hai pensato, tu e la tua solita irruenza distruttrice?!

Come al solito, poi, fa tutto da sola.

«Adesso butto tutto!» (che sarebbe una delle sue godurie preferite).

«E allora butta, butta…», dico con noncuranza.

Ma lei non vuole davvero buttare quella roba, anche se ormai inservibile, perché farlo sarebbe come ammettere platealmente davanti ai miei occhi che ha fallito, cosa che lei non vuol minimamente concedermi.

«Anzi, no. Sai che faccio? Ci ricompro i cuscini dentro, così ho il cambio con le nuove», fa una giravolta.

«E allora non buttare niente…», commento laconico, tanto è impossibile stare appresso alle sue bizze cervicali.

«Ma questa roba dentro la devo buttare!», esegue un’altra giravolta per volermi per forza contraddire in qualche modo. «Adesso la scuoto fuori dalla finestra!», aggiunge.

«Non farlo!», le dico. «È incivile. Poi quella roba neppure è biodegradabile. Non va messa in circolo nell’ambiente circostante come se niente fosse!»

«E allora come faccio?!», sbotta come se fosse colpa mia e le dovessi fornire io un’altra soluzione.

«La butti a terra e poi la scopi e la metti nel secchio della mondezza, scema!», le dico volendo esser molto più gentile di quanto meriterebbe.

Lei comincia a farlo ma, subito, smette, come perdendo ogni entusiasmo.

«Non viene… Non viene… Rimane dentro! Questa roba va sgrullata fuori!», ritorna alla carica. Ormai ha questa idea fissa nella capoccia bacata che possiede e nessuno può togliergliela. Non si capisce perché mai, la stessa azione, compiuta sul pavimento di casa nostra non debba funzionare mentre eseguita fuori la finestra sì.

«Non farlo!», le impongo io, che non voglio litigare coi vicini di sotto essendo per di più dalla parte del torto. Se mi prendono in castagna che dico?, che ho una moglie sciagurata e fuori di testa?!

Lei comunque la smette. «Vabbè, ci penso dopo…», dice, che tradotto significa che lo farà quando non guardo. Ma per ora mi va bene: non posso controllarla ventiquattro ore su ventiquattro.

Un’ora dopo, quando mi sto per appisolare davanti la tv, la sento sbattere furiosamente quelle foderette fuori la finestra, con quella violenza insita in lei, che sempre la contraddistingue.

Che donna deprecabile. Signora dell’ipocrisia. Regina della stoltezza.

“Dove li sgrullo?”

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