James Ballard: Il Condominio

I romanzi di Ballard sono storie a orologeria in cui si sa che prima o poi la violenza (insita nell’uomo) scaturirà in tutta la sua possanza fino all’inevitabile destino. Anche qui il copione non cambia. Ballard, con la sua intera produzione, sembra ammonirci rammentandoci quanto sia meschino e limitato l’essere umano. Oltre a essere l’animale più intelligente, probabilmente è anche quello che si è sopravvalutato maggiormente, che si crede il migliore, quando invece basta un niente a farlo risprofondare nei retaggi più ancestrali e bestiali della propria anima, laddove l’inconscio si fonde con l’istinto di sopravvivenza.

Bella storia, questa del condominio, anche se personalmente mi ha riservato meno sorprese del solito e trovo che esistano altre sue opere che le sono superiori. A ogni modo, anche se era facile immaginare come la vicenda si sarebbe conclusa, fin dalle prime battute, perché ciò è largamente intuibile, è stato bello farsi guidare in questo itinerario di regressione nella psiche umana, dove l’istinto, i sensi, il territorio e la violenza diventano elementi imprescindibili per ogni essere vivente presente nel romanzo.

C’è questo condominio che in realtà è anche un grattacielo. Ovviamente la gente lo ha colonizzato in base all’appartenenza alla propria classe economica. Più in basso c’è il proletariato. In mezzo la classe medio-borghese. Più in alto i ricchi. Ben presto all’interno del condominio nascono attriti, che tutti noi possiamo facilmente intuire, per la musica alta, per aver lasciato la mondezza dove non si doveva, per altri atti di inciviltà varia. Le dispute si ingigantiscono divenendo faide accorpate per l’appunto per classe sociale. Così gli inquilini dei piani più bassi si alleano più o meno tra loro contro quelli dei piani intermedi e contro quelli dei piani più alti, in una rappresaglia che prende sempre più piede… Fino all’annientamento totale della civiltà e a un regresso a veri e propri uomini delle caverne.

Certo è un romanzo di genere “fantastico”, nel senso che non è realistico al cento per cento, perché una cosa del genere non potrebbe mai accadere. Tuttavia sicuramente è assai realistica invece la potenzialità di questo evento, il quale potrebbe manifestarsi con maggior probabilità qualora ad esempio non sussistesse la paura di dover subire una punizione da parte di un’autorità superiore (tipo la polizia). Qui questo freno inibitore è stato narrativamente rimosso con un pretesto. Così questo romanzo è il risultato di cosa accadrebbe se la gente non temesse più tanto la possibilità di finire in galera…

Ma si noti che è un romanzo pessimistico verso l’essere umano, non tanto verso l’anarchia. Non afferma che in assenza di uno Stato ci si potrebbe presto ridurre così. Al contrario, spesso, per Ballard, è un’autorità superiore, o la società stessa, che determina la vessazione dell’essere umano.

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10 pensieri riguardo “James Ballard: Il Condominio

  1. OK. Perfetto.
    Ho smesso di vivere in un condominio prima ancora di smettere di fumare e di bere.
    Era il lontano A.D. 2005 ed ho rischiato di causare la morte di un uomo. Per colpa del condominio.
    L’ uomo (uno stimato ingegnere di una certa età che abitava due piani sotto di me e col quale ero in buoni rapporti) si attacca al mio citofono alle ore 23:30 circa di una notte d’estate, gridando frasi quasi incomprensibili ma dicendomi in sostanza di scendere di corsa.
    Mi rimetto le scarpe, un paio di pantaloni (non in quest’ ordine), prendo le chiavi, il telefono ed esco. Ci ripenso (due settimane prima avevano rapinato in garage una coppia di condòmini), rientro, prendo la pistola, esco. Otto piani di scale in discesa di corsa (chi cazzo è che tiene occupato l’ascensore alle undici e mezza di sera) e arrivo giù.
    Il problema era si in garage, ma era che avevo parcheggiato con le ruote di destra sulla linea di divisione fra i nostri posti auto.

    All’ inizio non ci potevo credere, poi quando ho capito che faceva sul serio è iniziata una discussione animata (senza mai venire alle mani, ma molto animata) nel corso della quale sono uscite fuori cose che mai avrei pensato avrebbero potuto essermi rinfacciate (tutte cose da condominio). Confesso di essermi incazzato di brutto e di aver urlato parecchio. Almeno quanto lui. A un certo punto ha sbiancato in volto, si è seduto in macchina ed ha cominciato a respirare in modo strano. I sintomi di un infarto li riconosco, fortunatamente avevo portato il telefono e mentre cercavo di metterlo a suo agio il più possibile ho chiamato un’ ambulanza, che stranamente è arrivata in fretta e se lo è portato via.

    E’ finito tutto per il meglio, ma la cosa migliore è che questo evento mi ha dato la spinta definitiva per cercarmi un posto dove starmene per i cazzi miei. Da allora sono un uomo migliore. Molto migliore.

    Il condominio è un abominio.

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    1. Storia molto interessante.
      Sì, il condominio, così come è ora, sarebbe qualcosa da evitare il più possibile. Qualcosa che sembra fatto apposta per far sorgere litigi.
      Il fatto è che uno se li dovrebbe scegliere i vicini, altrimenti è scontato che nasceranno alterchi. Il condomino dice tutto dell’essere umano. Di quello che si crede di essere, di quello che è in realtà.

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      1. E’ già la parola in se’ ad essere un controsenso. Un dominio in comune non si è mai visto. Se uno è “dominus” di una cosa non possono essercene altri.
        Il problema è la pressione che si crea. Troppo vicini, poco spazio, le cose montano anche perchè la gente è per natura portata a non farsi i cazzi propri ed il condominio aumenta le possibilità di impicciarsi degli altri.
        Per esempio (complice anche la scarsa qualità costruttiva del casermone fine anni ’80 “Caltagirone Style”) sapevo tutto mio malgrado (e credo la cosa fosse reciproca) di quelli che mi abitavano sotto. Ma proprio tutto tutto: nel silenzio della notte potevo captare anche le singole scoregge. Davvero troppo.
        Se non l’avessero già fatto, potrei scriverci un libro…

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      2. 😀 Confesso che sto per iniziare una serie di racconti su… la mia nuova vicina! 😀
        Pure da me si sente molto. Però le scoregge no. E ci sono incessanti e ripetuti strani rumori non ben comprensibili che sembrano mobili che vengono spostati… 😀

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      3. Almeno è bòna ? 😉 L’ unica cosa buona del condominio di cui sopra era che le finestre dei bagni “piccoli” davano tutte su un cortile interno e avevo una dirimpettaia che (non so quanto inconsapevolmente) mi sollazzava con divertenti siparietti.
        Sul rumore di mobili non mi arrovellerei più di tanto. Probabilmente sono mobili che si spostano. Certa gente non si dà pace…

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      4. La nuova vicina bona? Non lo so, l’ho vista una sola volta! In ogni caso nei racconti lo sarà a sufficienza… 😉
        No, sui rumori di mobili a tarda notte devi sapere che c’è tutta una storiografia letteraria che va da Lovecraft (alieni/demoni) a me (scoregge). E’ uno dei misteri più irrisolti e inconfessabili dell’universo 😀

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