Tom King + Walta: Visione – Visioni del futuro

Primo fumetto supereroistico che leggo di questo scrittore che ora va per la maggiore. Il protagonista è Visione. Se avete visto i film degli Avengers/Vendicatori dovreste conoscerlo. Nato – costruito – dal supercattivo Ultron, stranamente venne fuori più umano e null’affatto malvagio, nonostante per l’appunto il suo padre creatore. Visione è un sintezoide autocosciente (che è un modo strambo per dire un robot dotato di intelligenza artificiale) con il potere di smaterializzarsi. In questo fumetto Visione, dopo la relazione andata male con Scarlet (e chissà se ne ha avute altre) si mette in testa la balzana idea di metter su una famiglia, annessa di donna e un paio di figli, per vivere in provincia proprio come fosse un comune cittadino americano. Ma… i supereroi hanno sempre tragedie dietro l’angolo che li attendono. Così un giorno un supercriminale gli va a casa incazzato nero e tenta di fare una strage. La moglie reagisce d’istinto ammazzandolo – quando sicuramente avrebbe potuto trovare altri modi per ridurlo all’impotenza, ma nell’occasione forse si dimostra troppo umana. Ora, Visione non ucciderebbe mai un nemico, ma sua moglie – che però non è esattamente come lui – lo ha fatto. Da questo ne seguono una serie di ripercussioni. La situazione precipiterà sempre più perché la moglie sceglierà di non dire niente a nessuno. E poi verrà ricattata…

Così vi anticipo che Visione si ritroverà costretto a compiere azioni che il Visione che conosco io non avrebbe mai compiuto. E con questo faccio una critica a Tom King, lo scrittore di questo fumetto in 12 parti, affermando che avrebbe potuto trovare altri escamotage più “realistici” per creare il solito scontro fratricida con gli altri suoi compagni d’armi (bug di programmazione, trojan dormienti, virus vari nei suoi software). Questa saga in definitiva è stata bella da leggere ma sul finale mi ha un po’ deluso.

Ultimi due appunti. I disegni, di un certo Walta, sono piuttosto naif (andrebbero pure bene) ma di certo non lasciano il segno né impreziosiscono l’opera. Funzionali e nulla più.

Infine ho letto che King un tempo ha lavorato per la CIA, e adesso mi spiego meglio perché abbia scritto Sheriff of Babylon, di cui vi ho già parlato in precedenza.

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