Quando conobbi Richard

Il giorno prima io e Miriam avemmo quella discussione tribolata. Al solito non la vedevamo affatto alla stessa maniera. Ma non solo. In quell’occasione espressi in libertà esattamente quel che pensavo, senza filtri; e certo dovetti finire per sembrarle esagerato. Esaltato. Potenzialmente pericoloso. Eh, sì. So di cosa poteva esser capace quella testolina paranoica quando si azionava, in particolare quando c’ero di mezzo io. Perché una cosa ormai era certa: lei non si fidava di me.

Così, l’indomani a metà mattinata, Miriam – durante la pausa caffè – annunziò ai presenti – ovvero un paio di altre colleghe più me e Belosh, la tal cosa mi fece distintamente percepire che fin dal principio quell’annuncio fosse stato impacchettato appositamente per me – che Richard sarebbe probabilmente giunto in sede durante la pausa pranzo per farle una visitina. Poi si rivolse direttamente a me dicendomi: tu ancora non l’hai mai visto; così lo conoscerai.

Il suo tono era oltremodo amichevole. Non vi si poteva rintracciare nulla di vagamente carico di doppisensi. Meno che mai ansia. O minacce. Né allusioni. Niente. Ma conoscevo le sue doti d’attrice da Oscar e pensai subito quella cosa, di cui fui assolutamente certo…

Ebbi come la nitida visione di quel che doveva esser accaduto la sera innanzi. Miriam, ancora colpita dalle mie parole di appena poche ore prima, per lei troppo oltranziste, tornata a casa aveva deciso di confidarsi col suo smanceroso fidanzato. Chi meglio di lui poteva proteggerla dai mali potenziali del mondo? Allora doveva aver sciorinato tutta quella serie di dubbi paranoici che io le davo sempre – invero non solo io, ma lei e il suo tonto lacchè almeno per quella volta avrebbero deciso di non considerare quell’evidenza. Potevo facilmente immaginarla mentre, con tono allarmato e sostenuto, si prendeva il proscenio recitando la parte della ragazza che ha paura che un uomo le abbia appena fornito il suo letale biglietto da visita tramite il quale prima o poi le presenterà il conto… mettendola a serio repentaglio.

Allora, quell’allocco del suo ragazzo, anche lui paranoico perso, il quale sicuramente sarebbe stato sempre dalla sua parte a meno che sull’altra sponda non ci fosse stato lui, aveva imboccato con tutte le scarpe avallando in pieno quelle sue paventate illazioni. Dunque doveva quindi averle detto: lo voglio conoscere!, voglio vederlo in faccia questo tipo!, può sempre esser utile una tal cosa; voglio vedere coi miei occhi se può essere un tipo realmente pericoloso o no, che io i delinquenti veri li sgamo subito col lanternino!

Dunque Miriam stabilisce che il giorno dopo, per la prima volta in vita sua, mi avrebbe presentato Richard, eventualità che prima non si era mai lontanamente concretata o ipotizzata. Già, perché adesso che aveva affermato quelle scempiaggini il suo ragazzo era scattato. E voleva vedermi negli occhi per stabilire, dall’alto del suo insindacabile giudizio, se ero o no quel pericoloso soggetto che Miriam temeva tanto fossi.

La notizia del suo arrivo ammetto che mi turbò un poco. Chissà com’è Richard, pensai. Non conoscevo la sua immagine, però conoscevo un po’ i gusti di Miriam in materia di uomini – e per la cronaca, il confronto, da quel punto di vista, non lo temevo affatto.

Una volta avevo udito la sua voce, nel corso di una chiamata effettuata da Miriam a viva voce per far sapere all’ufficio anche lì quanto lei fosse vittima di lui – lei faceva sempre quella parte, anche se cambiava di continuo la controparte. Però non conoscevo molto altro di lui. In particolare non sapevo… Ecco, forse posso ammettere che temevo eventualmente la sua lingua. Cioè, quello aveva avuto tutto il tempo di elaborare una strategia per provocarmi. Magari, appena ci fossimo presentati, se ne sarebbe uscito subito con qualche affermazione urticante che poteva rifarsi alle mie parole del giorno prima. In tal caso sarei riuscito a mantenere la calma e rimetterlo a posto come meritava? Di certo aveva il vantaggio della prima mossa, e di conoscere già la mia opinione su alcune questioni, mentre io potevo solo vagheggiare che lui la pensasse stoltamente come Miriam, ma molto vagamente, non avevo ben precise le sfumature e gli angoli delle sue fissazioni.

In ogni caso ero certo di una cosa. Veniva sopratutto per marcare il territorio. La sua venuta era come pisciare metaforicamente su Miriam per farmi sapere che gli apparteneva e dovevo girarle attorno. Che dovevo lasciarla stare. Che in ogni caso lui le era subito dietro le spalle, anche se io non lo vedevo mai. Quindi non dovevo dimenticarmi della sua presenza. Dovevo darmi una calmata e non prenderla più di petto. Non la dovevo più né contraddire né sbugiardare con la veemenza che avevo usato il giorno prima.

Dopo le tredici, quando già era scattata in azienda la pausa pranzo e infatti io stavo immancabilmente consumando il mio panino farcito, seduto dignitosamente alla mia scrivania, avendolo già addentato per metà… entrò Richard nella stanza. Era alto più o meno quanto me, forse un filo di meno. Aveva l’atteggiamento calmo, pacato, quieto-riflessivo, di uno che si trovava in trasferta e dunque doveva muoversi con accortezza mantenendo un profilo basso. In un lampo seppi che non mi avrebbe provocato.

Entrando salutò tutti genericamente con un formale buongiorno, con un tono di voce sommesso ma non troppo. Tutti lo salutarono, anche io. Miriam ci presentò immediatamente. Lui è Ariel, gli disse, un collega che non avevi mai visto. Così ci stringemmo la mano – nessuno dei due strinse troppo forte o debolmente la mano dell’altro. Mi venne anche di sfoderare un sorriso molto amichevole, ma senza mostrare i denti.

Il nostro incontro durò pochissimi secondi. Certo forse rimase sconvolto nell’apprendere che quel collega oltranzista potenziale terrorista anarchico avesse la scrivania proprio di fronte alla sua Miriam – ma in realtà non era proprio così, quel giorno mi ero dovuto sistemare su quel computer per svolgere delle attività –, in maniera che avremmo potuto guardarci negli occhi per tutto il tempo qualora avessimo voluto farlo. Per il resto non aveva motivo di fare o dire nulla, così uscì con lei per andare a mangiare qualcosa chissà dove.

Adesso gli altri colleghi presenti sembrarono tutti ridere sotto i baffi consapevoli che quel giorno era avvenuto uno strano incontro epocale, perfettamente informati del motivo reale che lo aveva scatenato.

Quando tornai alla mia postazione usuale, la prima cosa che mi disse Belosh, con quel suo sorriso da orso, fu: allora hai conosciuto Richard, eh? E non aggiunse altro, come mordendosi le labbra per non rivelare che sapeva qualcosa che gli era stato detto di non rifermi per nessun motivo al mondo. Qualcosa che lo divertiva e lo metteva di buonumore. Perché, uno come lui, che mi aveva molto in stima, non poteva credere che quella voce fosse vera: che mi fossi invaghito di Miriam. Una stronzetta del genere.

Miriam

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