Quel postribolante mercimonio del giornalismo #15

C’era una volta un editore piduista molto corrotto il quale un giorno fece una chiamata a quello che allora era il suo direttore di telegiornale di punta dicendogli: senti, ma perché non fai qualche servizio su quella certa attrice stronza che mi rompe sempre il cazzo – non ci fu bisogno di specificare chi fosse perché, in quel contesto, totalmente asservito alla corruzione, ne esisteva solo una che poteva rientrare in quella categoria –? Si potrebbe fare in modo di farla apparire molto più cretina, no?

Il direttore di telegiornale, quello che si era sempre dichiarato “orgogliosamente libero di esercitare la mia professione – pompinara – senza alcuna ingerenza da parte di chi mi paga”, gli disse subito: ma certo, mica è così intelligente come sembra, lo faccio per la Verità, io, non c’è nemmeno bisogno che me lo chieda. Lo volevo già fare per conto mio, pensi un po’; riverisco…

In quel periodo l’attrice era impegnata a realizzare il suo primo film autoriale di un certo calibro e aveva molti problemi – anche perché l’editore di cui sopra era ammanicato anche con la produzione e la distribuzione del film. Arrivava stremata alla sera. Dopo tutto, sembrava ricevere molte pressioni a non farlo quel film. Ma lei teneva duro, e anche se pensava ogni giorno di mollare… poi non mollava.

Un giorno ricevette una telefonata da quel direttore di telegiornale. Il quale le disse che voleva proprio dedicarle un servizio per lo “spazio culturale” del suo tg. L’attrice provò a declinare la richiesta con garbo dicendogli che era davvero troppo impelagata e non c’era tanto con la testa; non se la sentiva di rispondere a domande politiche delicate – che sicuramente le sarebbero state poste – in quel momento, non almeno finché non avesse ultimato il film.

Allora il direttore le giurò che non le avrebbero fatto domande politiche, che avrebbero parlato solo del film che stava facendo, che poi le conveniva pure, così le facevano pubblicità. Lei volle sottolineare: ma guarda che io davvero non rispondo a domande politiche, eh!, guarda che se mi mandi uno che me le fa poi non apro bocca. Al che lui la tranquillizzò: ma certo, puoi contarci, guarda ti mando uno dei miei migliori giornalisti. Chi?, chiese lei. Le fece due nomi che non la facevano impazzire ma almeno non le erano antipatici. Così infine acconsentì all’intervista, purché non l’avesse impegnata più di un’ora.

Il giorno dell’intervista l’attrice capì che sarebbe stato molto meglio qualora non avesse mai accettato quella proposta, come invero il suo istinto le aveva consigliato fin dal principio. Infatti si presentò, a nome del direttore del tg, una scrofa con la puzza sotto il naso – che l’attrice conosceva già e deprecava – la quale, lasciata dal marito perché davvero una persona di merda, non scopava da dieci anni filati, da prima che il marito la lasciasse.

L’attrice non sapeva la storia del marito, a ogni modo, a pelle, le era sempre stata sul cazzo. E difatti la scrofa si dimostrò un’interlocutrice disdicevole. Attaccò con tutte domande politiche (e pure piuttosto insidiose). Quando l’attrice le disse che non intendeva rispondere perché non era quello l’accordo che aveva preso col suo superiore, quella le disse che non poteva limitare la libertà di farle le domande che voleva, che era contraria alle interviste concordate e in ogni caso escludeva che il suo direttore avesse dato il beneplacito a una cosa del genere.

Per evitare una discussione fiume a cui non voleva sottoporsi, si venne a un mezzo accordo. L’attrice avrebbe risposto a metà domande politiche e metà domande sul film che stava preparando, ma solo se quella si fosse accontentata delle risposte non incalzandola troppo con le questioni politiche…

Qualche giorno dopo uscì in televisione, al tg, il servizio sull’attrice, in cui essa sembrava una scema quasi totale, molto più superficiale di quanto non fosse nella realtà. E non venne riportato nulla circa il film in preparazione. Così l’attrice capì di essere caduta in un’imboscata mediatica bella e buona. Comprese anche oltre ogni ragionevole dubbio da che parte stava in realtà quel direttore che si era sempre dichiarato indipendente.

Se ne lamentò sui giornali. Ne venne fuori una polemica. Il direttore ribatté che non era vero. A quel punto le due versioni della storia erano inconciliabili. Uno dei due mentiva per forza. Allora, il direttore, tirò fuori dal cilindro un colpo da maestro corrotto aduso all’esercizio del vile potere quale era. Per ribadire la propria versione, mandò in onda uno spezzone inedito di intervista in cui lei appariva… ancora più stupida.

A quel punto lei poteva però giocarsi il jolly. Infatti, caso volle che, mentre la scrofa la intervistava, fosse stato presente anche un altro giornalista (non nemico, di un’altra testata) che aveva assistito a tutto. L’attrice contattò il giornalista per telefono per chiedergli se se la sentiva di confermare la sua versione a danno del potente direttore. Ma il giornalista le disse che il direttore lo aveva già abbordato intimandogli che se parlava lo rovinava; dunque lui non se la sentiva di mettersi contro un tipo così influente, capace di non farlo più lavorare da nessuna parte…

Oggi quel direttore è ancora un direttore. Non lavora più dal piduista corrotto ma da un’altra parte. E da molti stolti è considerato ancora “un bravo giornalista superpartes”.

Se legge questo post, è capace pure di querelarmi. Anche se sotto c’è scritto…

[Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. E anche cazzuale.]

PS: la scrofa ricevette come premio per il suo lavoretto un toy-boy con il quale poté finalmente tornare a scopare per ben un mese di seguito.

PPS: dopo quel mese, il toy-boy si suicidò.

Giornalisti che distorcono la realtà…

6 pensieri riguardo “Quel postribolante mercimonio del giornalismo #15

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