La commessa: Mora-bionda 6

La Mora-bionda non c’è più, e infatti hanno assunto gente nuova che la sostituisce…

Così c’è questa ragazza mai vista alla cassa, tinta di rosso. Sembra tranquilla. Ha un atteggiamento morigerato. Eppure dà una strana sensazione: come se qualcosa di inquieto alberghi nel profondo del suo animo. Mi guarda stranamente. Non ne conosco il motivo. Potrei fare delle ipotesi ma stavolta credo che non c’entri col fatto che le possa piacere. Sembra intimorita da me. Forse ha paura…

Quando pago ho la sensazione che mi dia molto più resto, tipo dieci euro. Ma il suo errore sarebbe talmente enorme e grossolano che penso: devo essere io che ho sbagliato i conti. Tra l’altro neppure i centesimi mi tornano. Che strano.

Me ne rimango zitto e mosca. Se per una volta non mi hanno fregato, può anche andarmi bene.

Fatalità rivado al supermercato il giorno dopo – beh, non è proprio un caso, confesso che volevo rimetterla alla prova.

C’è sempre lei alla cassa. Appena entro mi riconosce. Mi fissa come il giorno prima. Ma che avrò in faccia, i pupazzetti? Sembra che la mia presenza le regali sempre un brivido. Ma di cosa? Piacere o panico? E lo fa con tutti o solo con me?

Quando sono alla cassa sbaglia ancora a darmi il resto, e stavolta ne sono sicuro perché mi sono mantenuto attentissimo. Mi restituisce quasi quattro euro in più, e pure stavolta i centesimi a casaccio.

Ci rifletto un attimo su. È il caso di dirglielo? Perché lo fa? Perché mi dà più resto? È il suo modo di corteggiare, per farsi benvolere? Vaglio anche l’ipotesi di conferire col suo superiore, un ragazzo più giovane di me con cui già altre volte ho riscontato come si possa parlare in libertà. Ma se lo riferisco a lui è probabile che le faccia perdere il posto. Allora mi guardo attorno, ravviso che non c’è nessuno nei paraggi e mi sfiora l’idea di sussurrarle: “hey, è la seconda volta che sbagli a darmi il resto, come mai?” Ma la temperanza mi suggerisce di non fare niente. Meglio non svegliare il can che dorme. Perché non ho alcuna idea circa il vero carattere di quella bestia…

Infoiato da questa novità, che per una volta non è il supermercato che mi turlupina ma in qualche maniera sono io a guadagnarci, rivado a compiere un piccolo acquisto anche due giorni dopo. Si ripete lo stesso copione: sguardo travagliato della commessa; elargizione di più resto del dovuto. A questo punto è certezza!

Una settima dopo… non la trovo più. È netto il sentore che sia stata defenestrata. Non ho neppure il coraggio di chiedere in giro. Non è durata niente perché si sono accorti che non era in grado di lavorare. Peccato. Mi spiace.

Tuttavia mi rimane il dubbio. Perché mi dava più resto? Le piacevo? Oppure le ricordavo qualcuno di cui aveva paura? O anche era una ribelle che giustamente riteneva che i supermercati e chi li possiede siano i ladri peggiori, per cui tentava, nel suo piccolo, di rifondere i danni donando a chi ha di meno, come Robin Hood?

Temo che si sia trattato semplicemente di una ragazza in difficoltà psicologica. Non so dire esattamente quale fosse il suo problema. Non so se magari proprio non fosse in grado di fare i conti oppure non avesse capito come funzionasse lo stare alla cassa. In ogni caso mi chiedo che fine abbia fatto la poverina adesso.

(LA PROSSIMA SARÀ L’ULTIMA PUNTATA…)

Una nuova cassiera

7 pensieri riguardo “La commessa: Mora-bionda 6

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