Il gaio carrozzone #1

Il carrozzone è pieno zeppo di gay. Ne avevano in principio solo uno, come il fashion-trandy più spinto consigliava. Poi ne aggiunsero un altro, e videro che andava bene lo stesso. Poi ancora uno, perché nessuno ne aveva mai avuti tre. Poi un altro. Poi un altro ancora. Oggi nessuno conosce esattamente il numero vero di omosessuali presenti nel circo, neppure i loro produttori, gay anch’essi.

Questa scelta fa comodo a tutti. Li fa credere alla moda. Lascia erroneamente intendere che all’interno della Corporazione si rispettino le quote gay. E poi tutto fa spettacolo. Il carrozzone è un idra a dieci teste. E rimarrebbe tale a prescindere dalla presenza di gay o meno.

Il carrozzone è un caleidoscopio di colori brillanti. Oggi prevale un rosso innaturale, accecante. L’imbonitrice cavallerizza entra in scena presentando tutto il baraccone. Un tempo era giovane e bella, rappresentava una sex-symbol. Oggi le si sta sempre più allargando la faccia. Oggi appare come schiacciata verso il basso, come le avessero assestato una martellata in testa. Le sue ossa si sono fatte rachitiche. Le spalle piccole. L’imbonitrice si comporta come se avesse ancora cinquanta anni, quando ne ha quasi venti di più.

[Ovviamente, questo racconto di fantasia non è contro gli omosessuali. Ogni riferimento a fatti o personaggi realmente esistenti è puramente casuale. E anche cazzuale.]

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