Viaggio (in pandemia) #5

(METRO)

Scendiamo dal treno. Sulla banchina ci assalgono subito le puzze delle sigarette di quelli appena scesi – non dite che sono io che ce l’ho con i fumatori, sono loro che rompono sempre il @a$$o.

Presto siamo accolti nel terminal di Termini. Ci perdiamo gli altri passeggeri che erano avanti a noi: l’ambiente è assai dispersivo. Luci accecanti ovunque nel deserto di questi ambienti a cui il covid ha pure chiuso molti negozi.

Siamo incerti sulla direzione da prendere. Il fatto è che… i cartelli con le indicazioni sono caotici, lei la volta scorsa si è praticamente persa, io non passavo di qui da parecchio e forse siamo anche un po’ cotti per il lungo viaggio. Fattostà che scendiamo una scalinata e bene o male arriviamo sulla banchina della metropolitana che dobbiamo prendere. La quale metro passa subito e anche questa è vuota, così ci possiamo sedere tranquillamente vicini. Beh, visto l’ora ne ero certo.

Mi saggio scoprendomi un po’ stanco. Sento che il corpo reclamerebbe riposo ma anche energia nuova da trasformare in sangue. Se penso a quel poco che ho ingurgitato nelle ultime ore non capisco quasi come faccia a stare in piedi.

…Ed ecco che ci ritroviamo a piedi all’aperto, a pochi minuti da casa. Riconosco i familiari paesaggi della zona. Annuso l’aria. Me l’aspettavo molto più puzzolente. Ma si vede che il lockdown ha avuto effetti benefici anche su questo. Il diavolo fa i coperchi ma non le pentole e viceversa.

Nella piazzetta appena fuori la stazione della metro noto che ci sono dei lavori. Per la cronaca, lì i mattoncini che compongono la pavimentazione si rompono sempre. Li fanno apposta così. L’indomani scoprirò che la raggi – che aveva giurato di non ricandidarsi a sindaco di Roma ma poi si è rimangiata la parola – ha la faccia tosta di vantarsi di questo normalissimo intervento di manutenzione.

È insomma tutto uguale a prima della mia partenza. Ma a dire il vero una singola cosa che deturpa fortemente il paesaggio per come lo ricordavo sussiste: difatti ovunque vedo abbandonati molti più monopattini elettrici di quanto ricordassi.

In pochi istanti siamo sull’uscio di casa mia. La mia ragazza si manifesta felice. Io la riprendo: aspetta a essere così baldanzosa, amore, vediamo se riesco ad aprire la porta, o se dentro troviamo qualche perdita d’acqua, o se s’è rotto qualcosa…

Ma poi entriamo e ci rendiamo conto che funziona tutto, è tutto okay, a parte una leggera puzza di pesce che si sente entrando in bagno – a cui daremo un senso giorni dopo.

Abbiamo tre settimane per passare le vacanze natalizie come i fidanzatini innamorati che siamo…

;-*

FINE

PS: pochi giorni dopo l’aria di Roma ha ripreso a puzzare come ai bei vecchi tempi. E mi pareva…

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