Viaggio (in pandemia) #1

(PULLMAN)

La valigia per fortuna non è molto pesante. E poi ha le rotelle.

Mi siedo sul marciapiede, al lato della strada. Mentre la mia adorata fidanzata è in piedi vicino la carreggiata per vedere quando passa il pullman. Per fortuna non ci fa attendere troppo.

Saliamo e lo troviamo vuoto. Che delizia! Possiamo sceglierci i posti. Ovviamente optiamo per quelli centrali proprio vicino all’uscita, in modo che quando scenderemo non dovremo fare chissà quali manovre. E poi sono anche un po’ più spaziosi degli altri. Così comincia ufficialmente il nostro lungo viaggio!

Osservo altre persone introdursi sul mezzo. Ogni volta, appena saliti, si guardano intorno per adocchiare i posti liberi; poi scelgono se andare avanti o dietro. Qualcuno è lì lì che quasi si vorrebbe fermare al centro, ma io lo scaccio con lo sguardo. Non voglio nessuno vicino! Primo perché si tratterebbe di assembramento. Secondo perché, per me, viaggiare così sarebbe ancora più problematico. Sto già lottando contro me stesso per non cedere a una patologia che si chiama asma e non voglio altri pensieri.

E sì: la sento premere, per venir fuori, la mia asma. Eseguo allora lunghi respiri. La mascherina l’ho messa sotto il naso, per incamerare più ossigeno. Il fatto è che questo riscaldamento scadente che abbiamo trovato sul pullman sembra fatto apposta per farmi venir l’asma.

Conto i minuti che mi separano dall’arrivo.

Ogni tanto mi volto verso il mio amore, come a chiederle quanto manca, ma non spiccico parola: non voglio angustiarla. Delle volte è lei che mi previene domandandomi come mi trovo. Io le faccio segno che è tutto okay. Se sapesse quanto è facile per me scivolare nell’asma… finirebbe per stare anche lei in apprensione; allora meglio soffrire in silenzio. Dai che ce la faccio, posso farcela…, mi ripeto.

Ma fisso l’orologio del pullman appeso in alto al centro e i minuti non passano mai. Ce la farò a fare questo lungo viaggio senza sentirmi male? Se mi abbandonassi alla paura, direi di no, che sono stato avventato a credere di potercela fare. Tuttavia non la voglio dar vinta al mio fato avverso. D’altronde da quando c’è lei ho fatto cose inimmaginabili fino a poco tempo fa. Ce la farò anche stavolta, penso. La notizia positiva è che la nausea perlomeno non c’è quasi più.

Dopo circa mezz’ora di viaggio il mio amore mi dà la bella notizia: siamo arrivati.

Oh, che bello! Che meraviglia, non me n’ero nemmeno accorto! Adoro queste sorprese del tutto inattese che ti salvano la vita!

Nel frattempo si è fatto buio, un buio già pesto che ci ricorda che Gotham City in fondo sarebbe a un passo da noi.

Scendiamo dal pullman e torno a respirare l’aria. Bene. Perfetto! Mi sembra pure quasi pulita, pensa un po’ te.

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