Paul Auster: Trilogia di New York – 1. Città di vetro

Un uomo che di mestiere fa lo scrittore di romanzi polizieschi, molto metodico, ormai vedovo, che vive praticamente solo di riflesso nelle blande pagine delle trame che imbastisce, riceve una notte una telefonata inquietante in cui cercano una persona che non è lui. Così per altre due notti. La terza decide di dire che è lui quella persona. Al che lo ingaggiano come investigatore privato, proprio come una parte di lui aveva sempre sognato.

Si reca a casa del suo cliente. Gli apre la porta una donna che da subito trova smisuratamente attraente. È la consorte della persona che l’ha ingaggiato. Di li a poco conosce il marito. Si tratta di un giovane che da infante ha subito pesanti violenze sia fisiche che psicologiche le quali lo hanno reso una specie di burattino fragilissimo, sia nel fisico che nella psiche, qualcosa che si fatica a considerare completamente umano. Il compito del novello investigatore sarà quello di impedire che l’artefice delle violenze sul giovane, cioè il padre, che sta per uscire di prigione, torni a fargli del male…

Una storia spiazzante con molteplici spunti di riflessione. Che avrebbe potuto spingersi in varie direzioni.

Sembra quasi un esercizio di stile, per dimostrare il duttile eclettismo dell’autore.

Personalmente avrei preferito un altro finale, ma anche così è un ottimo libro.

Immagine tratta dall’omonimo fumetto

2 pensieri riguardo “Paul Auster: Trilogia di New York – 1. Città di vetro

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