Sogno #83: La malattia di Tereza dal sorriso immacolato

Lei mi piaceva, io l’amavo. Ma avevo scoperto che stava male.

Il suo stato di salute era irreversibile, non sarebbe dunque mai migliorato. Per cui avevo stabilito che la corte che le avrei fatto sarebbe dovuta essere “delicatissima”. Perché lei, un grande amore che l’avesse scossa da capo a piedi, non se lo sarebbe più potuto permettere, altrimenti rischiava la morte.

Così il mio intento, a quell’appuntamento, era quello di non eccedere. E, chissà, forse anche per quello mi ero portato appresso Azrael, che doveva un po’ svagarsi anche lui, oltre che fungere da elemento “cuscinetto” che avrebbe impedito che tra me e Tereza dal bel sorriso immacolato montasse un fuoco della passione troppo ardito.

Così ci ritrovammo seduti, noi tre, nell’anticamera di un ospedale, in attesa, per una visita medica. Il tempo a disposizione era tanto. Dunque parlammo, parlammo, discutendo di facezie ma anche di filosofia e d’amore.

Tereza studiava con attenzione Azrael – che vedeva per la prima volta – e le sue uscite balzane. Aveva forse compreso che aveva qualcosa che non andava, tuttavia era sempre abile a cavarsela e io non potevo che bearmi di lei dicendomi che mi ero scelto una donna davvero in gamba. La mia Tereza dal bel sorriso immacolato era molto intelligente ed empatica. E anche comprensiva.

A un certo punto mi sembrò che le cose andassero benissimo, proprio come avevo sperato. Infatti riuscii, neppure io so come, a distendere la testa sulle morbide gambe di Tereza, la quale, già innamorata di me, prese ad accarezzarmi delicatamente la cute continuando allo stesso tempo a discutere con Azrael, mentre invero il loro dibattito, da cui mi sentivo sempre più escluso ma ciò non mi importava, si faceva sempre più acceso. A ogni modo, seppure Azrael, come da sua natura, metteva talvolta in imbarazzo Tereza, lei era stata brava a non cadere nei suoi tranelli e dunque a non infervorarsi come forse il vile provocatore voleva fare in modo accadesse.

La situazione volgeva al meglio per quanto riguardava il rapporto tra me e Tereza, mentre era sotto controllo per quel che concerneva lei e Azrael. Fu così che mi addormentai.

Quando mi risvegliai non sapevo quanto avevo dormito. Ma proprio in quel momento – e dunque era lecito sospettare che mi fossi svegliato appositamente, proprio su invito esplicito di Tereza – essa mi fece capire con uno scossone che voleva alzarsi dalla sedia in cui sedeva immota da chissà quanto tempo, magari per sgranchirsi un po’, e dunque la mia testa non poteva più continuare a essere cullata così dolcemente dalle sue mani benevole.

Tornato in posizione eretta, notai che il viso di Tereza si era come mortalmente offeso imporporandosi tutto. Essa guardava me eppure doveva appena aver discusso con Azrael. Dunque quel che temevo di più si stava avverando: non sapevo dire per quale motivo, ma lei infine si stava stressando, eventualità che avrei voluto più di ogni altra scongiurare.

Ma perché sembrava avercela con me se sino allora aveva discusso solo con Azrael? Forse mi accusava ora di averlo portato, pur sapendo bene di cosa fosse capace, del suo notevole potere di rendere sempre tutto catastrofico e riottoso. Così, mentre ella parve fuggire in un altro locale, e lui le si buttò dietro prima ancora di me, potei intravedere il volto di Azrael, il quale appariva molto più serafico di quello di Tereza, eppure era tutto orientato esclusivamente verso lei, la puntava come un cane da caccia punta la selvaggina che anela.

Quando giunsi anche io nel nuovo posto dove Tereza aveva scelto di stare, una stanza esattamente come la precedente ma con la significativa differenza che intorno non avessimo altra gente, potei cogliere la coda di una loro terribile conversazione, in cui Azrael le diceva qualcosa del tipo che l’amava e che lei non poteva opporsi al suo immenso amore, perché lui era certo di essere contraccambiato. Sciagura!

Tereza aveva assunto un’aria dolente ma perlomeno non appariva più paonazza come prima. Tereza non gli disse, come mi sarei aspettato – neppure mi guardava più, per lei ormai esisteva solo Azrael con cui confrontarsi –, che amava me, per cui non avrebbe mai potuto accettare la sua corte serrata e violenta, bensì farfugliò solo qualcosa che non poteva, evidentemente per via della malattia mortale che l’affliggeva.

Tereza scappò verso un balcone poco distante per prendere un po’ d’aria. Vi si sarebbe anche gettata pur di fuggire al fardello che ora Azrael rappresentava. Azrael però chiaramente non era intenzionato a mollarla e fece subito per correrle dietro e asfissiarla, come sapeva fare bene quando voleva. Feci appena a tempo ad afferrarlo per un braccio. Allora dovette parlarmi per forza. E lui lo fece, anche se mi guardò negli occhi solo un istante, non volendo perdere di vista la sua irrinunciabile preda. Gli dissi velocemente, perché lui già stava per sfuggirmi:

«Ma tu sai che lei ama me! Lasciala stare! Non vedi che la fai soffrire?!»

Ma lui prontamente mi rispose:

«Macché, lei ama me!, sennò non starebbe così male adesso! Solo che non vuole ancora ammetterlo!», e dandomi una spinta si liberò di me e tornò ad assediarla al balcone…

Così compresi il grave fallo che avevo commesso. Non solo avevo perso Tereza dal bel sorriso conciliante, la quale, ingannata dal mio folle fratello, ora si era invaghita di lui, ma, cosa ancor peggiore, già sapevo che tra loro non avrebbe mai funzionato, perché Azrael non era affatto adatto a stare con una donna, a saperla gestire, difatti i suoi amori precedenti si erano conclusi tutti alla stessa maniera, con lui che veniva allontanato lestamente dalle femmine di cui si era invaghito appena esse erano venute a contatto con la sua vera essenza, con lui che infine le ripudiava odiandole e chiamandole pubbliche donne di facili costumi.

Dunque sapevo che quell’aborto di amore non sarebbe mai giunto a buon fine: ma non potevo farci niente per disinnescare esso e le sofferenze che ne sarebbero seguite, perché ormai Azrael si era spinto troppo oltre, e la povera Tereza sarebbe stata quella che ne avrebbe patito più di tutte le conseguenze, per colpa di un mio singolo errore, rivelatosi imperdonabile…

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