Petit Blanche

Petit Blanche si distese sul letto bocconi. Poi si tirò giù gli shorts. Sotto era nuda, non aveva le mutandine. Così Nemesis poté osservare quel suo delizioso sederino bianco, che sembrava così incontaminato, puro – ma di certo non doveva esserlo, visto il suo passato.

Era quello il modo di Petit Blanche per dirgli di prenderla. Gli offriva il culo. Più chiaro di così… Accesa di eccitazione, voleva esser deflorata. Per di più riteneva che Nemesis meritasse quel premio: era stato così buono e paziente con lei; oh sì, anche troppo. Ed era ora che lei lo ricompensasse. Oh, come le piaceva l’idea di farlo infervorare, proprio lui che doveva essere una persona così retta, di saldi principi. Per questo gli offriva il culo, per iniziare. Poi gli avrebbe dato anche tutto il resto, se lui avesse voluto.

Lei non lo guardava. La faccia rivolta alla parete, come fosse stata una specie di punizione, perché a lei piaceva così. Era bello che fosse così. Tuttavia passati alcuni secondi si accorse che Nemesis, che pure sapeva esser lì, seduto sul letto, al suo fianco – poteva ancora sentire il peso del suo corpo che occupava lo spazio – non si era mosso di un’unghia. Allora, rosa dalla curiosità, decise di voltare la testa per osservare la sua faccia.

Si accorse che, come si aspettava, Nemesis era rimasto oltremodo stupito.

Che stupido, non si era atteso una cosa del genere? Davvero aveva pensato che lei avesse finalmente accettato di vederlo – dopo infiniti depistaggi, intrighi, pedinamenti alternati da parte di entrambi – solo per stringergli la mano e dargli un misero bacetto sulla guancia? Quello accese ancor di più il suo piacere – come era dolce prolungare quell’attesa ancora e ancora… Allora lo guardò con il suo sguardo satanico, quello che sapeva fosse in grado di far avvampare il desiderio in ogni uomo, che era il suo sguardo da bambina perversa. E lei in fondo non era forse una bambina perversa? Non era lei stessa che si sentiva così?

Nemesis appariva in grande imbarazzo. Si portò una mano al volto con la quale si coprì gli occhi. Ma non poteva non vedere quel morbido avvallamento che era il dolce sederino di Petit Blanche. Quella stessa mano, tremò. La tese verso quella parte nuda di lei. Petit Blanche allora chiuse gli occhi. Pensò: ecco, ci siamo. Esplorami. Fammi male! Oggi ti concedo tutto, Nemesis! Tutto! Giuro che non mi opporrò anche qualora dovessi rivelarti il più feroce bastardo che abbia mai posseduto il mio esile corpicino! Anzi, se poi da ultimo decidessi di uccidermi, sarei anche contenta da un certo punto di vista, perché così smetterei di soffrire in questo inferno infinito, e poi sarebbe giusto che fossi proprio tu a porre fine al mio dramma, proprio tu che sei il migliore, sei il migliore tra tutti quelli che ho incontrato, che so continueresti a esserlo anche qualora davvero decidessi di ammazzarmi come la cagna rognosa in calore che in fondo sono…

Ma poi la mano tremante di Nemesis, giunta a un centimetro dal suo sederino bianco profumato, non osò neppure toccarlo, come per lui fosse proibito, come esso fosse stato talmente prezioso che avrebbe rappresentato una bestemmia violarlo, anche solo sfiorarlo. Certo era ancora ironico che quel culo dato a tutti, nei ripostigli degli uffici, nei cessi più lerci dell’underground, negli scantinati più bui infestati dai topi, dato a uomini infimi della peggiore delle specie come merce di scambio, come pegno per qualcosa, o come semplice strumento di propagazione del peccato, avesse potuto esser ritenuto da un singolo uomo come qualcosa di così prezioso, ma questo Petit Blanche ancora non lo sapeva.

Nemesis si chinò su di lei, verso il suo sedere, e lei pensò: ecco, stavolta si comincia sul serio!, quanto mi fai penare, Nemesis mio, per farmi avere la mia dose giornaliera di peccato!; ma sono sicura che l’attesa ne sarà valsa la pena! Nemesis fece per baciarle quella parte nuda di lei che lei gli aveva offerto come dono supremo di sé. Lei sentì il suo alito tiepido che le avviluppò la chiappa a lui più vicina. Sentì che lui, affannatosi per il piacere sublimato compresso troppo a lungo, quasi ora le soffiava dentro l’ano, e allora lei sentì il sangue tumultuare nelle vene sempre più impetuosamente e distese quei muscoli e fu pronta ad accogliere la sua lingua che era certa prestissimo si sarebbe approssimata al suo orifizio posteriore. Pensò: sì, Nemesis, leccami il culo! Comincia da lì, poi passa anche davanti che mi sto bagnando tutta…

Che delizia era sapere che lui lo stava per fare. L’attesa del piacere è ancora maggiore del piacere stesso. L’eccitazione di Petit Blanche era al culmine, il cuore le pompava forte. Lei voleva perdere la testa, non pensare più a niente, farsi trasportar via, stordirsi all’inverosimile, avere giramenti di testa infiniti che l’avrebbero trasmutata su un altro piano esistenziale, ben migliore di quello banale e odierno in cui viveva quasi sempre. Sì, forse lei, quello che aveva fatto per tutta la vita, era stato quello: cercare di trascendere la sua dimensione fisica, per trovarne un’altra migliore, assoluta, liquida. Da qui il suo uso smodato di droghe, l’autoflagellazione, le situazioni rischiose sempre più al limite in cui si ficcava consapevolmente volendo essere annientata prima o poi da qualcuno o qualcosa…

Eppure i secondi passavano e la lingua di Nemesis non la lambiva. Percepì un movimento, udì le molle del letto che si spostavano. Nemesis aveva alzato il suo fiero capo rimandando il pasto impudico grondante laidi piaceri che lei gli aveva offerto. Allora Petit Blanche, meravigliata – perché una cosa del genere non le era mai successa e per lei era totalmente nuova –, riaprì gli occhi e guardò ancora il viso di Nemesis. Che a sua volta trovò fisso su di lei a guardarla.

Aveva una faccia stranissima, eppure lei già poteva sapere tutto quello che essa significava. Ci lesse tanta pena per lei e la sua condizione, che la obbligava a quei comportamenti scostumati; ci lesse terribili conflitti interiori per aver rifiutato qualcosa che aveva inseguito da mesi – non era stato forse il suo sogno più grande quello di congiungersi carnalmente con lei, dato che lui era innamorato alla follia di lei? –; ci lesse il dispiacere di non riuscire ad accontentarla, proprio quando finalmente i loro desideri agli antipodi avevano finito per convergere in quello che sarebbe dovuto esser l’acme del loro travagliato rapporto… Eppure non lo era. Perché non lo è?, si chiese dispiaciuta Petit Blanche.

Nemesis cominciò a parlare. Non fu facile per lui visto i forti sentimenti che lo dilaniavano.

«Oh, mia piccola lattea, incolpevole Petit Blanche… Non devi… Tu non devi rammaricarti se non riesco… se non riesco a prender quel che così generosamente mi hai voluto porgere, dopo tutto questo tempo… Vorrei che fosse chiaro che mi piaci tantissimo, continui a piacermi, e in te e nel tuo sederino, e in nessuna altra parte del tuo corpo, non trovo nulla di male, davvero… È solo, mia piccola Petit Blanche, che non riesco… Non posso accettare, sapendo quel che vivi tu in questo momento, sapendo che lo fai non proprio per amore nei miei confronti, come sarebbe per me, ma solo perché la tua natura traviata ti costringe, per trovare uno sfogo alle passioni che ti consumano… Vedi, Petit Blanche, se è vero che c’è una parte di me che avrebbe firmato un contratto col sangue per giunger a questo punto, questo punto in cui tu ti dai con tutta te stessa a me, se è vero che lo desideravo da così tanto tempo e mi sono logorato in questa attesa, d’altro canto esiste una parte altamente morale ed etica in me che però mi impedirebbe di approfittarne, proprio perché so che sarebbe come approfittarsi di una bimba innocente per rubarle le caramelle…»

«Non sono così innocente come mi vedi, questo dovresti ormai saperlo, Nemesis», disse Petit Blanche sottovoce con la sua bella voce che lei neppure sapeva quanto lo fosse.

«Lo so, Petit Blanche. O meglio, so che tu ti vedi così e sei molto severa con te stessa. Anche tu sei scissa a metà come lo sono io adesso. Ma mentre io sono scisso tra il voler fare l’amore con te, che è la cosa che più desidero al mondo in questo momento, e il non poterlo fare per non approfittarmi di una povera ragazza che soggiace sempre alle sue pulsioni non essendo in grado di imbrigliarle, e dunque entrambe le mie componenti sono vere, tu sei scissa tra quella parte di te che si giudica male, si vede dall’alto e non si sopporta, si fa schifo, prova disprezzo della propria corrotta debolezza, e un’altra parte che sa che in fondo lei non è colpevole, ed è questa e solo questa secondo me che ha più ragione dell’altra…»

Petit Blanche provò una strana sensazione, come, dopo essersi sbronzata alla grande, in un attimo fosse tornata lucida avendo messo la testa sotto l’acqua gelata ed essersi bevuta una vagonata di caffè. Fu come tornare sulla terra, a un’austera materialità, quando lei pensava di esser in viaggio verso la Luna, con tutte le sensazioni del caso. Provò un po’ di fresco al sederino oltre che sentirsi leggermente in imbarazzo perché non aveva più motivo di stare con le chiappe al vento. Allora si ritirò su gli shorts. Riassunse una posizione da eretta e fu di nuovo seduta accanto a Nemesis, da pari, su quel letto infame. Subito la catturò una sensazione di noia manifesta. D’un tratto non seppe più cosa dire, perché lei era giunta a quell’appuntamento pregustando quel momento di splendente lussuria, e ora quel momento… puff!… era come evaporato, come avesse avuto la consistenza di una bolla di sapone.

«So che ti dispiace di non esser stata soddisfatta», continuò Nemesis che percepì perfettamente il suo spaesamento, «ma non riesco proprio a farlo. So altresì che sono una eccezione, e che tu probabilmente non hai mai incontrato nessuno uomo…», lei lo interruppe «…E neppure una donna.» «…E neppure una donna in grado di rifiutare un amplesso con te. Ma ti ripeto che il mio non è proprio un rifiuto alla tua persona, che stimo e bramo più di ogni altra cosa al mondo. Ma è un non volersi approfittare di te e della tua affezione…»

Lei pensò ancora nascostamente: sì, però io volevo che tu ti approfittassi di me, quindi perché non farlo?

«So anche», proseguì Nemesis, «che forse un giorno lo rimpiangerò. Sì, sicuramente. E allora mi darò del matto, dello stupido, dello smidollato, del vigliacco, di uno che si dà sempre la zappa sui piedi. Senza contare che forse con questo mio comportamento sto facendo il contrario di quello che sarebbe giusto fare, lo ammetto, ma questo in definitiva non posso saperlo. E sai perché Petit Blanche?», Petit Blanche fece segno di no con la testa di capelli biondi ossigenati tagliati corti, «Mia piccola Blanche, sai, delle volte anche il troppo amore è sbagliato. Uno si sbatte per fare le cose per bene, per fare quelle giuste! Ma le cose giuste in quel momento sono sbagliate! Cioè delle volte le cose devono fare il loro corso… Dunque chissà se non cedendo al peccato, alle cose sbagliate, in definitiva non stia facendo, alla lunga, la vera cosa sbagliata…»

Si percepiva che Petit Blanche non lo seguiva più tanto.

«Non mi capisci vero, mia piccola Bianca? Sto dicendo… che se magari avessi accettato davvero di cedere a questa terribile tentazione… magari le cose sarebbero andate “meglio”, chi può dirlo? Magari tu ti toglievi lo sfizio. Io certo mi sarei ancor più innamorato di te e non avrei potuto più viver senza te; tu magari ti saresti presto stancata di me, e tra qualche tempo mi avresti lasciato semplicemente perché io non ti interessavo più. Dunque così il potere sessuale che ti avrei scaricato si sarebbe esaurito presto. Invece così… chi può dire come andrà? Forse il mio diniego di accoppiarmi selvaggiamente con te ti scatenerà una tale voglia di farlo, cioè di fare questa cosa che io ti avrei precluso, che finirà che ti innamorerai di me ancora più intensamente di quanto avresti dovuto, e ciò finirà per esser una tragedia, sia per te che per me, perché i grandissimi amori sono ingestibili e fanno molto più soffrire che gioire; dunque facendo adesso una cosa che sembra buona in realtà ti condannerei alle fiamme infinite dell’inferno, mia piccola Bianca, oppure è il contrario, mi capisci?»

Ma lei non lo afferrava in pieno. C’era qualcosa che non gli tornava…

«E così, amore mio, siamo adesso io e te come Tristano e Isotta, hai presente?, quando i due finalmente sono lì lì per copulare, dopo tante tribolazioni, ma lui non vuole, e allora infilza la sua spada nel terreno tra i loro due corpi e le dice di non valicare quel varco immaginario per nessun motivo al mondo, mia piccola Bianca…»

Una volta stabilito che non avrebbero scopato, in nessuna maniera, fu come se d’improvviso non avessero più null’altro da dirsi. Così lei gli chiese per cortesia se voleva un caffè. Lui le disse che il caffè lo rendeva nervoso. Lei non se la sentì di replicare e colse la palla al balzo per cercare di andarsene.

«Allora è meglio se vado», gli disse. E anche se, fosse stato per lui, l’avrebbe tenuta lì fino alla fine dei suoi giorni, Nemesis avallò la sua disposizione convincendosi che la piccolina doveva avere il tempo di confrontarsi con la sua scelta saggia, talmente saggia che chissà quanto tempo avrebbe impiegato per comprenderne tutti i risvolti altamente etici che la stessa comprendeva.

Dunque i due si divisero e la piccola Bianca prese la porta di casa, e anche Nemesis si sentì un po’ più libero, anche se avrebbe tanto voluto sporgersi poi dalla finestra per dirle che era stato un pazzo, che ci ripensava!, che non voleva niente altro che fare l’amore con lei in tutti i modi possibili fino allo sfinimento delle carni. Tuttavia Nemesis ebbe solo un attimo per guardarla dalla finestra che se ne andava cheta, e quella ragazzina che gli aveva così gentilmente offerto il culo… un attimo dopo era già sparita – per sempre.

Però a lui era rimasta addosso tutta quell’eccitazione che gli intorbidiva il sangue. Allora non poté far altro che recarsi in bagno e sgravarsi di quella sessualità, di quella stessa sessualità malata che avrebbe potuto sfogare con lei, ma lui aveva rifiutato.

Dal canto suo la piccola Bianca si ritrovò in strada come smarrita. Fu come se un attimo prima avesse avuto una febbre consumante che le bruciava il corpo, e il secondo dopo, quella febbre già non c’era più, portata via col vento dalla magia di un mago passeggero che gliela aveva fatta passare senza che lei avesse potuto viverla appieno, come invero adesso avrebbe voluto.

Sì, adesso la piccola Bianca era lucida. Schifosamente lucida e noiosamente lucida, dal suo punto di vista. Adesso era come non fosse in grado di pensare alle cose sporche. Non c’era più peccato in lei, era stata come battezzata per la prima volta, o forse, meglio dire ripulita. Ecco, era come una drogata nel momento in cui non patisce più dipendenze fisiche da droghe. Aveva un’altra opportunità di salvezza. Gliela aveva donata Nemesis non accentando di giocare al suo gioco perverso.

La strada le sembrava una stupida strada. La piccola Bianca cercava i volti delle persone, e li vedeva per quel che erano. Borghesucci che si affaccendavano nelle loro vite per lo più ordinarie. Una parte di lei in fondo aveva sempre desiderato quello per sé – ovvero la tranquillità dello sciatto conformismo –; senonché quella scelta in precedenza non le era mai stata concessa. Adesso per la prima volta avrebbe potuto abbracciarla, se davvero la voleva.

La piccola Bianca se ne tornò mestamente a casa sua. Era sola. Si chiese se chiamare quel ciccione che la tampinava sempre coi messaggi e le foto del suo pene, grasso anche lui. Smanettò un po’ col cellulare. Scrisse: sono libera adesso, ma devi sbrigarti. Poi glielo stava per mandare ma si chiese: ma che faccio? Ho ancora voglia di porcherie? No, veramente adesso non ho voglia di un bel niente. Così quella sera la piccola Bianca la passò davanti al televisore a riguardare Henry ti presento Sally, e si commosse, al solito, nei soliti punti, e nei soliti punti rise a crepapelle. Mangiò solo latte e biscotti perché non le andava altro.

Quando si ritrovò nel letto sotto le coperte pensò languidamente a Nemesis, al mistero di quel ragazzo. Ma chi era davvero Nemesis? Come poteva aver avuto la forza necessaria di rifiutare il suo bel culetto irresistibile?, nessuno prima di lui l’aveva fatto, neppure alcune ragazze. Allora Nemesis era davvero un tipo straordinario, il più straordinario che avesse conosciuto? E se fosse stato Nemesis… quell’amore della vita che aveva sempre cercato? Se lo chiese ma a dire il vero per lei era peggio la circostanza d’essere stata respinta, che l’aveva fatta rimaner molto male. Forse Nemesis in definita me l’ha solo intortata, forse semplicemente non gli piacevo abbastanza… Ma allora come spiegare quei mesi di messaggi accorati? Ce li ho ancora tutti. Mi ha detto tante volte che mi amava. Allora perché non c’è stato quando finalmente avrebbe potuto avermi? Solo per il motivo che mi ha detto? Che più ci penso più mi sembra confuso…? E se, Nemesis, in realtà fosse impotente? E se Nemesis se la fosse fatta solo addosso al momento di scoparmi, perché è un vigliacco e teme il confronto? E se soffrisse di venuta precoce? E questo fu l’ultimo pensiero che la piccola Bianca si fece prima di addormentarsi beatamente come non le succedeva da tempo.

Il giorno dopo però si sentiva così pulita che quasi provava un senso di fastidio. Non sono abituata ad avere l’anima così linda, pensò. Allora le rivenne voglia di sporcarsela. Così, altro che ciccio!, spedì a dieci persone equivoche che la asfissiavano sempre una foto di lei in mutandine promettendosi al primo che l’avesse reclamata. Due secondi dopo le giunse la prima delle dieci risposte affermative…

Fu così che Nemesis non trombò neppure quella volta, mentre quella che avrebbe potuto trombare con lui, si dedicò ad altri.

Lieto fine?

Il corriere – The mule

Secondo me il pur onesto (artisticamente parlando) Clint Eastwood-regista ha finito di dare il suo apporto al mondo del cinema da un pezzo, nel senso che non sarà più capace, dopo Un mondo perfetto e Mystic River (e mettiamoci pure I ponti di Madison County) di sfornare film di quella intensità: è quindi purtroppo destinato a ripetere alcune situazioni (per lo più violente) delle pellicole precedenti dando sempre meno emozioni.

Detto questo, sicuramente però qui parliamo di un film buono, seppure non apporterà novità nella vostra vita di squallidi osservatori seriali che non smuoveranno mai il culo per cambiare la ripugnante realtà lì fuori.

È la storia di questo anziano, un floricoltore, che va in bancarotta definitiva dopo l’avvento di internet. Avendo dedicato tutta la sua vita al lavoro, sacrificando volontariamente la famiglia, si trova in forte imbarazzo perché non può contribuire neppure nell’erogazione di una qualche somma per il matrimonio della nipote. Allora, dopo esser stato agganciato da un losco figuro che gli propone di divenire un corriere, dato che gli piace molto guidare, l’anziano signore accetta di divenire complice di malavitosi, probabilmente anche con una facilità che lui stesso non si sarebbe mai aspettato. Il finale è prevedibile, in fondo.

Nel film ci troveremo anche molto umorismo, affidato per intero alla figura del pacifico vecchietto.

La battuta del film che mi ha fatto più ridere è la seguente (cito a memoria):

«Ne ho le palle piene!», gli dice un criminale minacciosamente.

«Fatti vedere da un andrologo», gli risponde il vecchietto bonariamente e seriamente, prendendolo alla lettera e non volendo risultare affatto offensivo.

😀

La commessa: Solo l’Infida Mora

In questo periodo non vedo più la bella commessa bionda gravida. Chissà come sta. Immagino abbia la pancia troppo grossa per venire a lavorare (che già ultimamente sembrava dovesse sgravarsi da un momento all’altro). Deve mancare poco ormai. Qui i mesi mi passano sempre come niente, visto la vita che conduco…

Comunque c’è l’Infida Mora che vivacizza quello che altrimenti sarebbe un piattume inenarrabile. Sì, perché lei sembra sempre animata da una sottile vena di perfidia che la fa esser felice di stare al mondo per attuare le sue trame diaboliche.

Spesso oramai la incontro piazzata alla cassa, a posto della bionda. È al settimo cielo per aver avuto l’autorizzazione di liberarsi dell’odioso e disgustoso Norcino, promosso al banco del fornaio – che schifo provo a immaginare le sue mani sozze toccare gli alimenti dopo che deve essersi appena scaccolato con gusto, per non dire proprio toccato il cazzo.

Ricordo i primi tempi, quando lui, che comunque non aveva bisogno di ragioni extra per tampinarla perché lo avrebbe fatto comunque perché fa parte della sua natura ributtante, alterata e prevaricatrice… le dava il tormento, abbacinato dal suo fascino di mora bellissima e altissima. Doveva sembrargli perfetta, con quelle sue membra affusolate, quel volto così divinamente simmetrico, quei suoi capelli lunghi di fata nera e quella voce abituata a darsi seducentemente per irretire sempre sia i maschi che le femmine.

Delle volte la importunava pure fisicamente; e a lei toccava tener botta. Si adombrava non poco cercando di fargli capire che non voleva che, con la scusa di dover condividere lo stesso spazio vitale, le toccasse il culo; che non doveva farlo, sennò sarebbe stata triste e sopratutto non gli avrebbe più riservato tutte quelle carinerie di cui altrimenti non avrebbe potuto usufruire. Ovviamente la sua tecnica si rivelò vincente. Perché presto lui preferì averla come (falsa) amica che rideva alle sue battute piuttosto che come collega scontenta di esser molestata.

Dunque oggi l’Infida Mora è felice. Felice perché ce l’ha a distanza, il Norcino. Inoltre alla cassa si annoia molto meno: può flirtare e giocare con i clienti quanto meglio.

Eppure anche qui un po’ scontenta dei suoi colleghi è. Per esempio una volta l’ho sentita lamentarsi del fatto che uno dei ragazzi preposti a quel compito non l’avesse rifornita di spicci, essenziali per dare il resto. Allora l’avevo sentita bofonchiare: ah, questo proprio non ci sta col cervello!… Poi due secondi dopo però quello era entrato nel supermercato e le aveva portato gli spicci e lei ha fatto finta di non aver mai pronunciato quella frase…

Oggi l’Infida Mora è di umore brillante. Si vede che le va tutto bene. Allorché mi ha visto mi ha voluto salutare chiassosamente, quando non ce n’era alcun bisogno. Come le fosse interessato di me: ma non sono così ingenuo da creder di poter interessare una biscia falsa come lei che neppure sarebbe in grado di apprezzarmi. Molto più probabile che invece volesse segnalare la mia presenza al Norcino, per uno dei loro insulsi giochetti da perdigiorno malelingue.

Forse in passato hanno discusso di me. Fattostà che ultimamente, quando vado a pagare, me lo ritrovo sempre lì, il Norcino, che guarda caso si sta prendendo il caffè. Ma io dico: possibile che se lo prenda sempre quando sto lì io? Che si son detti su di me? Che gli ha detto lei? Quale sarebbe il gioco malsano che mi riguarda che intercorre tra loro?

Delle volte il Norcino ha una tale faccia da cazzo o dice delle scempiaggini così enormi e aride che mi verrebbe voglia di rispondergli per le rime, o spaccargli subito la faccia.

Tra noi non ci potrebbe mai esser alcun dialogo. È troppo ignorante.

Quell’idiota di nostro fratello

C’è questo Candid fricchettone che crede oltre ogni limite nella bontà e nella sincerità umana e un giorno, per fargli un favore, vende a un poliziotto in divisa della marijuana. Finisce in galera. Quando ne esce la ragazza l’ha lasciato mettendosi con un altro, fregandogli pure il cane a cui era molto affezionato.

Allora questo tipo non sa dove andare e finisce per ritornare a casa dai genitori. Così entra a piedi uniti nelle vite delle sue tre sorelle stravolgendogliele. Gliele incasina così tanto che a un certo punto tutte e tre lo odiano, anche se lui in realtà non ha fatto nulla di male perché si è limitato a continuare a professare i suoi principi morali da bravo ragazzo…

Il protagonista di questa amabile commedia è il Mike di Friends – che verso la fine della serie si mette con Phoebe e la sposa –; avete presente quel tipo bassino?

https://www.raiplay.it/video/2019/05/Quellidiota-di-nostro-fratello-7bba3280-186f-484b-a5a6-62591e3ede5c.html

Lo Stato contro Fritz Bauer

Bel film che racconta la storia vera di questo tale incaricato di scovare dove siano nascosti i nazisti nel dopoguerra. Il suo problema è che: per prima cosa, molti ex nazisti fanno ancora parte dello Stato e gli mettono i bastoni tra le ruote e lo depistano; per seconda cosa, anche i segmenti non nazisti dello Stato non lo incoraggiano, perché comunque catturare un nazista è come gettar discredito sulla nuova Germania (secondo il loro pensiero del piffero).

Inoltre il nostro eroe era anche omosessuale, nel periodo storico in cui era reato esserlo, in quella nazione…

Forse l’unico difetto del film è quello che per esser molto fedele alla storia originale vera si è rinunciato a qualche guizzo. Insomma la storia mi è sembrata un po’ statica – la maggior parte del tempo il nostro eroe lo passa dietro una scrivania, e al massimo fa qualche viaggetto per recarsi in un posto dove ancora si siederà a un tavolo a discutere di nazisti e di come prenderli.

Ovviamente in Italia, finita la Guerra, è successo esattamente lo stesso. Anzi no: diciamo che in Italia le cose non sono andate affatto così perché molti scaltri fascisti si sono immediatamente riciclati come paladini del nuovo Stato libero, neppure hanno dovuto prendersi la briga di fuggire chissà dove. Ed è per questo che in Italia (e in Germania no!) ci sono state le stragi di Stato, gli attentati senza colpevoli, Ustica, Gladio, servizi segreti deviati, ecc. Perché le fondamenta dello Stato erano e sono ampiamente corrotte.

Viva l’antifascismo. Fanculo il fascismo.

Dalle ombre #4

. Il cambiamento

Proprio in quel periodo in cui gli sedevo accanto, L.C. decise di cambiare drasticamente registro. Evidentemente l’essersi reso conto quanto fosse stato facile avermi per amico lo galvanizzò.

Dopo aver osservato i maschi che si azzuffavano per il potere – perché erano ancora troppo piccoli per azzuffarsi per le ragazze, nonostante le prime problematiche pulsioni avessero già afflitto i prodromi di noi –, si convinse che quella fosse l’unica strada da percorrere per diventare eminente nella classe: la violenza. Così dovette accapigliarsi addirittura con il più forte della combriccola, che era uno che le suonava a tutti, belli e brutti, alti e bassi, perché era uno che veniva dalla strada e sapeva battersi e per lui sarebbe stata una vera onta rifiutare un combattimento.

Questo tipo non si fece scrupoli. L.C. aveva alzato troppo la cresta insultandolo di proposito e lui decise di dargli quel che meritava. Anche il suo handicap fisico, che in un primo momento avrebbe potuto salvarlo, non contava nulla se L.C. voleva essere trattato esattamente come tutti gli altri. D’altronde L.C. si era ficcato in quella situazione per scalare le gerarchie della classe, del resto non gli importava.

Ma aveva fatto il passo più lungo della gamba. L.C. prese le botte con irrisoria facilità. Il demone che lo menava lo ripassò per bene, e poi dovette lasciarlo lì, nella polvere, abbandonato a se stesso, perché infierire su di lui avrebbe significato esser un pusillanime.

Ricordo che poi ci andai a parlare per assicurarmi delle sue condizioni e lui, con gli occhi che trattenevano a stento le lacrime, più per la manifesta inferiorità fisica che per il male che doveva provare in quel momento, mi rassicurò dicendomi che se la sarebbe cavata: se ne sarebbe stato un po’ da solo, tra poco sarebbe stato meglio, non c’era da preoccuparsi. Così me ne andai in giardino a giocare con gli altri mentre lui rimase da solo con i suoi pensieri tristi.

Il suo dolore era certo autentico, però a L.C. piaceva esser molto teatrale e caricato, esattamente come avveniva nei cartoni animati che vedevamo tutti a quell’epoca.

Comunque, anche se il suo sconforto fu tanto perché aveva avuto la prova che non sarebbe mai potuto giungere in cima, dove si era proposto di arrivare, alla fine L.C. dovette dirsi che in fondo… Per prima cosa gli era andata bene a essere ancora tutto intero. Per secondo, non aveva pianto – almeno non in pubblico, e questo per lui era vero motivo di vanto. Infine, tutti lo avevano visto, avevano visto che non si era tirato indietro, aveva affrontato il drago infinitamente più forte di lui, aveva avuto fegato.

Forse anche qualche squinzia se ne era accorta, doveva sperar in cuor suo…

Per i nostalgici di Lamù! <3

Volevo segnalare che sul sito Paramounth Network trovate una serie di oav di Lamù (che per me erano inediti!) visibili gratuitamente senza neppure registrazione!

Si tratta di 8 episodi che hanno temi “classici” di Lamù (e alcuni contengono palesi citazioni a vecchie puntate). Quindi viaggi nel tempo con futuri alternativi. Leggende, maledizioni, fantasmi, e strumenti o personaggi alieni che hanno effetti devastanti sulla Terra. Ma più di ogni altra cosa ritroverete con piacere l’instancabile voglia di Ataru di procacciarsi ragazze, la rabbia di Shinobu, la gelosia di Lamù, l’invidia di Ran…

In particolare mi sono piaciute le puntate con protagonista Ryunosuke e il padre, e quella con il padre di Mendo. Da sbellicarsi!

😀

PS: ci ho anche trovato un personaggio che non avevo mai visto, almeno negli anime, ma forse potevo aver avvistato nel manga, un ninja oppositore di Mendo che ovviamente in precedenza si era innamorato di Lamù e aveva provato a rapirla…

https://www.paramountnetwork.it/programmi/fg4w0h/lamu-la-ragazza-dello-spazio-oav

L’assenza

Adesso attenta a dove metti i piedi, che la strada è piena di buche e saliscendi, capito?, pensò Nemesis, anche se era solo, perché quando percorreva quella via pensava sempre a lei, chissà poi perché…

Probabilmente a causa di un’antica mezza promessa, appena un accenno, che Tereza gli aveva fatto quando erano ancora in buoni rapporti. Da allora Nemesis, che avrebbe tanto voluto essere il suo anfitrione, ogni volta che passava per quei luoghi immaginava che lei facesse ancora parte della sua vita, anche se non era più così.

tereza

Tutti lo sanno (film)

Melodramma in salsa spagnola che mi ha impressionato per profondità e capacità di entrare negli interstizi della vita di una famiglia.

Durante un festeggiamento, viene rapita una certa ragazza, tra l’altro già sofferente per sue debolezze fisiche. Allora tutta la famiglia e gli amici della ragazza si stringono tra loro, nonostante vecchie storie di soldi mai sopite, fraintendimenti e gelosie.

Ma chi mai può aver rapito la ragazza sotto i loro occhi senza che nessuno se ne accorgesse? Senza contare poi che essa stava riposando in una stanza del loro casolare…

Col tempo si fa largo la pista interna. Ovvero il sospetto sempre più atroce che i rapitori conoscessero bene le abitudini della famiglia poiché in realtà vi fossero molto vicini. O anche che vi appartenessero.

tutti