Petit Blanche

Petit Blanche si distese sul letto bocconi. Poi si tirò giù gli shorts. Sotto era nuda, non aveva le mutandine. Così Nemesis poté osservare quel suo delizioso sederino bianco, che sembrava così incontaminato, puro – ma di certo non doveva esserlo, visto il suo passato.

Era quello il modo di Petit Blanche per dirgli di prenderla. Gli offriva il culo. Più chiaro di così… Accesa di eccitazione, voleva esser deflorata. Per di più riteneva che Nemesis meritasse quel premio: era stato così buono e paziente con lei; oh sì, anche troppo. Ed era ora che lei lo ricompensasse. Oh, come le piaceva l’idea di farlo infervorare, proprio lui che doveva essere una persona così retta, di saldi principi. Per questo gli offriva il culo, per iniziare. Poi gli avrebbe dato anche tutto il resto, se lui avesse voluto.

Lei non lo guardava. La faccia rivolta alla parete, come fosse stata una specie di punizione, perché a lei piaceva così. Era bello che fosse così. Tuttavia passati alcuni secondi si accorse che Nemesis, che pure sapeva esser lì, seduto sul letto, al suo fianco – poteva ancora sentire il peso del suo corpo che occupava lo spazio – non si era mosso di un’unghia. Allora, rosa dalla curiosità, decise di voltare la testa per osservare la sua faccia.

Si accorse che, come si aspettava, Nemesis era rimasto oltremodo stupito.

Che stupido, non si era atteso una cosa del genere? Davvero aveva pensato che lei avesse finalmente accettato di vederlo – dopo infiniti depistaggi, intrighi, pedinamenti alternati da parte di entrambi – solo per stringergli la mano e dargli un misero bacetto sulla guancia? Quello accese ancor di più il suo piacere – come era dolce prolungare quell’attesa ancora e ancora… Allora lo guardò con il suo sguardo satanico, quello che sapeva fosse in grado di far avvampare il desiderio in ogni uomo, che era il suo sguardo da bambina perversa. E lei in fondo non era forse una bambina perversa? Non era lei stessa che si sentiva così?

Nemesis appariva in grande imbarazzo. Si portò una mano al volto con la quale si coprì gli occhi. Ma non poteva non vedere quel morbido avvallamento che era il dolce sederino di Petit Blanche. Quella stessa mano, tremò. La tese verso quella parte nuda di lei. Petit Blanche allora chiuse gli occhi. Pensò: ecco, ci siamo. Esplorami. Fammi male! Oggi ti concedo tutto, Nemesis! Tutto! Giuro che non mi opporrò anche qualora dovessi rivelarti il più feroce bastardo che abbia mai posseduto il mio esile corpicino! Anzi, se poi da ultimo decidessi di uccidermi, sarei anche contenta da un certo punto di vista, perché così smetterei di soffrire in questo inferno infinito, e poi sarebbe giusto che fossi proprio tu a porre fine al mio dramma, proprio tu che sei il migliore, sei il migliore tra tutti quelli che ho incontrato, che so continueresti a esserlo anche qualora davvero decidessi di ammazzarmi come la cagna rognosa in calore che in fondo sono…

Ma poi la mano tremante di Nemesis, giunta a un centimetro dal suo sederino bianco profumato, non osò neppure toccarlo, come per lui fosse proibito, come esso fosse stato talmente prezioso che avrebbe rappresentato una bestemmia violarlo, anche solo sfiorarlo. Certo era ancora ironico che quel culo dato a tutti, nei ripostigli degli uffici, nei cessi più lerci dell’underground, negli scantinati più bui infestati dai topi, dato a uomini infimi della peggiore delle specie come merce di scambio, come pegno per qualcosa, o come semplice strumento di propagazione del peccato, avesse potuto esser ritenuto da un singolo uomo come qualcosa di così prezioso, ma questo Petit Blanche ancora non lo sapeva.

Nemesis si chinò su di lei, verso il suo sedere, e lei pensò: ecco, stavolta si comincia sul serio!, quanto mi fai penare, Nemesis mio, per farmi avere la mia dose giornaliera di peccato!; ma sono sicura che l’attesa ne sarà valsa la pena! Nemesis fece per baciarle quella parte nuda di lei che lei gli aveva offerto come dono supremo di sé. Lei sentì il suo alito tiepido che le avviluppò la chiappa a lui più vicina. Sentì che lui, affannatosi per il piacere sublimato compresso troppo a lungo, quasi ora le soffiava dentro l’ano, e allora lei sentì il sangue tumultuare nelle vene sempre più impetuosamente e distese quei muscoli e fu pronta ad accogliere la sua lingua che era certa prestissimo si sarebbe approssimata al suo orifizio posteriore. Pensò: sì, Nemesis, leccami il culo! Comincia da lì, poi passa anche davanti che mi sto bagnando tutta…

Che delizia era sapere che lui lo stava per fare. L’attesa del piacere è ancora maggiore del piacere stesso. L’eccitazione di Petit Blanche era al culmine, il cuore le pompava forte. Lei voleva perdere la testa, non pensare più a niente, farsi trasportar via, stordirsi all’inverosimile, avere giramenti di testa infiniti che l’avrebbero trasmutata su un altro piano esistenziale, ben migliore di quello banale e odierno in cui viveva quasi sempre. Sì, forse lei, quello che aveva fatto per tutta la vita, era stato quello: cercare di trascendere la sua dimensione fisica, per trovarne un’altra migliore, assoluta, liquida. Da qui il suo uso smodato di droghe, l’autoflagellazione, le situazioni rischiose sempre più al limite in cui si ficcava consapevolmente volendo essere annientata prima o poi da qualcuno o qualcosa…

Eppure i secondi passavano e la lingua di Nemesis non la lambiva. Percepì un movimento, udì le molle del letto che si spostavano. Nemesis aveva alzato il suo fiero capo rimandando il pasto impudico grondante laidi piaceri che lei gli aveva offerto. Allora Petit Blanche, meravigliata – perché una cosa del genere non le era mai successa e per lei era totalmente nuova –, riaprì gli occhi e guardò ancora il viso di Nemesis. Che a sua volta trovò fisso su di lei a guardarla.

Aveva una faccia stranissima, eppure lei già poteva sapere tutto quello che essa significava. Ci lesse tanta pena per lei e la sua condizione, che la obbligava a quei comportamenti scostumati; ci lesse terribili conflitti interiori per aver rifiutato qualcosa che aveva inseguito da mesi – non era stato forse il suo sogno più grande quello di congiungersi carnalmente con lei, dato che lui era innamorato alla follia di lei? –; ci lesse il dispiacere di non riuscire ad accontentarla, proprio quando finalmente i loro desideri agli antipodi avevano finito per convergere in quello che sarebbe dovuto esser l’acme del loro travagliato rapporto… Eppure non lo era. Perché non lo è?, si chiese dispiaciuta Petit Blanche.

Nemesis cominciò a parlare. Non fu facile per lui visto i forti sentimenti che lo dilaniavano.

«Oh, mia piccola lattea, incolpevole Petit Blanche… Non devi… Tu non devi rammaricarti se non riesco… se non riesco a prender quel che così generosamente mi hai voluto porgere, dopo tutto questo tempo… Vorrei che fosse chiaro che mi piaci tantissimo, continui a piacermi, e in te e nel tuo sederino, e in nessuna altra parte del tuo corpo, non trovo nulla di male, davvero… È solo, mia piccola Petit Blanche, che non riesco… Non posso accettare, sapendo quel che vivi tu in questo momento, sapendo che lo fai non proprio per amore nei miei confronti, come sarebbe per me, ma solo perché la tua natura traviata ti costringe, per trovare uno sfogo alle passioni che ti consumano… Vedi, Petit Blanche, se è vero che c’è una parte di me che avrebbe firmato un contratto col sangue per giunger a questo punto, questo punto in cui tu ti dai con tutta te stessa a me, se è vero che lo desideravo da così tanto tempo e mi sono logorato in questa attesa, d’altro canto esiste una parte altamente morale ed etica in me che però mi impedirebbe di approfittarne, proprio perché so che sarebbe come approfittarsi di una bimba innocente per rubarle le caramelle…»

«Non sono così innocente come mi vedi, questo dovresti ormai saperlo, Nemesis», disse Petit Blanche sottovoce con la sua bella voce che lei neppure sapeva quanto lo fosse.

«Lo so, Petit Blanche. O meglio, so che tu ti vedi così e sei molto severa con te stessa. Anche tu sei scissa a metà come lo sono io adesso. Ma mentre io sono scisso tra il voler fare l’amore con te, che è la cosa che più desidero al mondo in questo momento, e il non poterlo fare per non approfittarmi di una povera ragazza che soggiace sempre alle sue pulsioni non essendo in grado di imbrigliarle, e dunque entrambe le mie componenti sono vere, tu sei scissa tra quella parte di te che si giudica male, si vede dall’alto e non si sopporta, si fa schifo, prova disprezzo della propria corrotta debolezza, e un’altra parte che sa che in fondo lei non è colpevole, ed è questa e solo questa secondo me che ha più ragione dell’altra…»

Petit Blanche provò una strana sensazione, come, dopo essersi sbronzata alla grande, in un attimo fosse tornata lucida avendo messo la testa sotto l’acqua gelata ed essersi bevuta una vagonata di caffè. Fu come tornare sulla terra, a un’austera materialità, quando lei pensava di esser in viaggio verso la Luna, con tutte le sensazioni del caso. Provò un po’ di fresco al sederino oltre che sentirsi leggermente in imbarazzo perché non aveva più motivo di stare con le chiappe al vento. Allora si ritirò su gli shorts. Riassunse una posizione da eretta e fu di nuovo seduta accanto a Nemesis, da pari, su quel letto infame. Subito la catturò una sensazione di noia manifesta. D’un tratto non seppe più cosa dire, perché lei era giunta a quell’appuntamento pregustando quel momento di splendente lussuria, e ora quel momento… puff!… era come evaporato, come avesse avuto la consistenza di una bolla di sapone.

«So che ti dispiace di non esser stata soddisfatta», continuò Nemesis che percepì perfettamente il suo spaesamento, «ma non riesco proprio a farlo. So altresì che sono una eccezione, e che tu probabilmente non hai mai incontrato nessuno uomo…», lei lo interruppe «…E neppure una donna.» «…E neppure una donna in grado di rifiutare un amplesso con te. Ma ti ripeto che il mio non è proprio un rifiuto alla tua persona, che stimo e bramo più di ogni altra cosa al mondo. Ma è un non volersi approfittare di te e della tua affezione…»

Lei pensò ancora nascostamente: sì, però io volevo che tu ti approfittassi di me, quindi perché non farlo?

«So anche», proseguì Nemesis, «che forse un giorno lo rimpiangerò. Sì, sicuramente. E allora mi darò del matto, dello stupido, dello smidollato, del vigliacco, di uno che si dà sempre la zappa sui piedi. Senza contare che forse con questo mio comportamento sto facendo il contrario di quello che sarebbe giusto fare, lo ammetto, ma questo in definitiva non posso saperlo. E sai perché Petit Blanche?», Petit Blanche fece segno di no con la testa di capelli biondi ossigenati tagliati corti, «Mia piccola Blanche, sai, delle volte anche il troppo amore è sbagliato. Uno si sbatte per fare le cose per bene, per fare quelle giuste! Ma le cose giuste in quel momento sono sbagliate! Cioè delle volte le cose devono fare il loro corso… Dunque chissà se non cedendo al peccato, alle cose sbagliate, in definitiva non stia facendo, alla lunga, la vera cosa sbagliata…»

Si percepiva che Petit Blanche non lo seguiva più tanto.

«Non mi capisci vero, mia piccola Bianca? Sto dicendo… che se magari avessi accettato davvero di cedere a questa terribile tentazione… magari le cose sarebbero andate “meglio”, chi può dirlo? Magari tu ti toglievi lo sfizio. Io certo mi sarei ancor più innamorato di te e non avrei potuto più viver senza te; tu magari ti saresti presto stancata di me, e tra qualche tempo mi avresti lasciato semplicemente perché io non ti interessavo più. Dunque così il potere sessuale che ti avrei scaricato si sarebbe esaurito presto. Invece così… chi può dire come andrà? Forse il mio diniego di accoppiarmi selvaggiamente con te ti scatenerà una tale voglia di farlo, cioè di fare questa cosa che io ti avrei precluso, che finirà che ti innamorerai di me ancora più intensamente di quanto avresti dovuto, e ciò finirà per esser una tragedia, sia per te che per me, perché i grandissimi amori sono ingestibili e fanno molto più soffrire che gioire; dunque facendo adesso una cosa che sembra buona in realtà ti condannerei alle fiamme infinite dell’inferno, mia piccola Bianca, oppure è il contrario, mi capisci?»

Ma lei non lo afferrava in pieno. C’era qualcosa che non gli tornava…

«E così, amore mio, siamo adesso io e te come Tristano e Isotta, hai presente?, quando i due finalmente sono lì lì per copulare, dopo tante tribolazioni, ma lui non vuole, e allora infilza la sua spada nel terreno tra i loro due corpi e le dice di non valicare quel varco immaginario per nessun motivo al mondo, mia piccola Bianca…»

Una volta stabilito che non avrebbero scopato, in nessuna maniera, fu come se d’improvviso non avessero più null’altro da dirsi. Così lei gli chiese per cortesia se voleva un caffè. Lui le disse che il caffè lo rendeva nervoso. Lei non se la sentì di replicare e colse la palla al balzo per cercare di andarsene.

«Allora è meglio se vado», gli disse. E anche se, fosse stato per lui, l’avrebbe tenuta lì fino alla fine dei suoi giorni, Nemesis avallò la sua disposizione convincendosi che la piccolina doveva avere il tempo di confrontarsi con la sua scelta saggia, talmente saggia che chissà quanto tempo avrebbe impiegato per comprenderne tutti i risvolti altamente etici che la stessa comprendeva.

Dunque i due si divisero e la piccola Bianca prese la porta di casa, e anche Nemesis si sentì un po’ più libero, anche se avrebbe tanto voluto sporgersi poi dalla finestra per dirle che era stato un pazzo, che ci ripensava!, che non voleva niente altro che fare l’amore con lei in tutti i modi possibili fino allo sfinimento delle carni. Tuttavia Nemesis ebbe solo un attimo per guardarla dalla finestra che se ne andava cheta, e quella ragazzina che gli aveva così gentilmente offerto il culo… un attimo dopo era già sparita – per sempre.

Però a lui era rimasta addosso tutta quell’eccitazione che gli intorbidiva il sangue. Allora non poté far altro che recarsi in bagno e sgravarsi di quella sessualità, di quella stessa sessualità malata che avrebbe potuto sfogare con lei, ma lui aveva rifiutato.

Dal canto suo la piccola Bianca si ritrovò in strada come smarrita. Fu come se un attimo prima avesse avuto una febbre consumante che le bruciava il corpo, e il secondo dopo, quella febbre già non c’era più, portata via col vento dalla magia di un mago passeggero che gliela aveva fatta passare senza che lei avesse potuto viverla appieno, come invero adesso avrebbe voluto.

Sì, adesso la piccola Bianca era lucida. Schifosamente lucida e noiosamente lucida, dal suo punto di vista. Adesso era come non fosse in grado di pensare alle cose sporche. Non c’era più peccato in lei, era stata come battezzata per la prima volta, o forse, meglio dire ripulita. Ecco, era come una drogata nel momento in cui non patisce più dipendenze fisiche da droghe. Aveva un’altra opportunità di salvezza. Gliela aveva donata Nemesis non accentando di giocare al suo gioco perverso.

La strada le sembrava una stupida strada. La piccola Bianca cercava i volti delle persone, e li vedeva per quel che erano. Borghesucci che si affaccendavano nelle loro vite per lo più ordinarie. Una parte di lei in fondo aveva sempre desiderato quello per sé – ovvero la tranquillità dello sciatto conformismo –; senonché quella scelta in precedenza non le era mai stata concessa. Adesso per la prima volta avrebbe potuto abbracciarla, se davvero la voleva.

La piccola Bianca se ne tornò mestamente a casa sua. Era sola. Si chiese se chiamare quel ciccione che la tampinava sempre coi messaggi e le foto del suo pene, grasso anche lui. Smanettò un po’ col cellulare. Scrisse: sono libera adesso, ma devi sbrigarti. Poi glielo stava per mandare ma si chiese: ma che faccio? Ho ancora voglia di porcherie? No, veramente adesso non ho voglia di un bel niente. Così quella sera la piccola Bianca la passò davanti al televisore a riguardare Henry ti presento Sally, e si commosse, al solito, nei soliti punti, e nei soliti punti rise a crepapelle. Mangiò solo latte e biscotti perché non le andava altro.

Quando si ritrovò nel letto sotto le coperte pensò languidamente a Nemesis, al mistero di quel ragazzo. Ma chi era davvero Nemesis? Come poteva aver avuto la forza necessaria di rifiutare il suo bel culetto irresistibile?, nessuno prima di lui l’aveva fatto, neppure alcune ragazze. Allora Nemesis era davvero un tipo straordinario, il più straordinario che avesse conosciuto? E se fosse stato Nemesis… quell’amore della vita che aveva sempre cercato? Se lo chiese ma a dire il vero per lei era peggio la circostanza d’essere stata respinta, che l’aveva fatta rimaner molto male. Forse Nemesis in definita me l’ha solo intortata, forse semplicemente non gli piacevo abbastanza… Ma allora come spiegare quei mesi di messaggi accorati? Ce li ho ancora tutti. Mi ha detto tante volte che mi amava. Allora perché non c’è stato quando finalmente avrebbe potuto avermi? Solo per il motivo che mi ha detto? Che più ci penso più mi sembra confuso…? E se, Nemesis, in realtà fosse impotente? E se Nemesis se la fosse fatta solo addosso al momento di scoparmi, perché è un vigliacco e teme il confronto? E se soffrisse di venuta precoce? E questo fu l’ultimo pensiero che la piccola Bianca si fece prima di addormentarsi beatamente come non le succedeva da tempo.

Il giorno dopo però si sentiva così pulita che quasi provava un senso di fastidio. Non sono abituata ad avere l’anima così linda, pensò. Allora le rivenne voglia di sporcarsela. Così, altro che ciccio!, spedì a dieci persone equivoche che la asfissiavano sempre una foto di lei in mutandine promettendosi al primo che l’avesse reclamata. Due secondi dopo le giunse la prima delle dieci risposte affermative…

Fu così che Nemesis non trombò neppure quella volta, mentre quella che avrebbe potuto trombare con lui, si dedicò ad altri.

Lieto fine?

5 pensieri riguardo “Petit Blanche

      1. Come mai eri convinto che non mi sarebbe piaciuto?

        Uhm, potrei dire tante cose.
        Vediamo di non disperderci…
        Innanzitutto è analitico al punto giusto – forse un po’ eccessivo là dove anche Blanche perde il filo, anche se poi alla fine il concetto si chiarisce. E hai messo in campo una, anzi due psicologie plausibili, sensate e che del resto esistono – non qualcosa di troppo macchinoso e improbabile, insomma.
        Poi, soprattutto, mi piace l’atteggiamento di Nemesis; questo è intuibile.
        (Un’altra coincidenza: in un post scritto ieri sera ho citato la castità, e Nemesis qui è casto. Non perché non scopa, sia chiaro, ma per come legge le cose e per come le considera).
        E non è detto che, se alla fine la ragazza cede nuovamente, non possa avere un esito positivo sul medio-lungo termine. Certi vizi son duri da estirpare. Però un seme di dubbio s’è insinuato, in ogni caso.
        Magari di quei frutti godrà qualcun altro, ma tutte le conclusioni sono comunque possibili.

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      2. Applausi, applausi! Mi piace la tua analisi. Per quanto ti stimi oltremodo delle volte ti sottovaluto perfino io… :*

        …Anche se ci avrei scommesso che ti piaceva anche perché Nemesis in finale… non scopa! 😀
        Beh, sì, il personaggio è controverso, non è cattivo ma delle volte un po’ misogino. Però in fondo è buono e… puoi star tranquilla che difficilmente tromba! Tromba solo nei sogni!
        Chissà poi da dove mi è venuta l’ispirazione per creare questo strano personaggio, chissà! 😉
        Se lo vuoi veder trombare sul serio col suo amore devi aspettare che pubblicherò a puntate il terzo e ultimo tomo della sua saga (tieni presente che adesso sto pubblicando la seconda, che però è un prequel a La teoria del complotto, che è il primo romanzo), allorché tromberà e amerà una ragazza molto speciale, creata apposta per lui, Nemesita! Che tra l’altro è una che si crede lui! Ah, che fascino la saga di Nemesis! Peccato non interessi nessuno! 😉

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