Vecchi album di fotografie lasciati ingiallire (Parte II)

Poi ci sono le foto della comunione. All’epoca mi sembravano rilevanti, per questo volli mettercele. Ricordo quei giorni frenetici che precedettero la celebrazione. Probabilmente fu quello il primo vero periodo stressante che vissi. Tutti mi dicevano che sarebbe stato un giorno importante. Poi c’era anche il “ritiro” da dover fare, una specie di full immersion di Sacra Novella, con ore e ore passate all’oratorio e nella chiesa. Ci facevano pure dei quiz sulla storia narrata dalla Bibbia e i Vangeli. Io mi resi conto che… non sapevo un’acca. La tal cosa mi atterrì terrorizzandomi. Fu la prima volta in vita mia che ebbi la sensazione come di vivere un incubo da cui non potessi scappare. Chissà perché non sapevo rispondere a quasi nessuna domanda. Ma per fortuna le interrogazioni erano casuali e io la sfangai sempre. Delle volte venivano interrogati i miei vicini, ma io mai. A ognuno di noi era stato assegnato un numero, e il mio numero non uscì mai. Mentre ci furono degli sfortunati che vennero beccati due o tre volte. Per chi rispondeva bene c’era come premio una caramella. Ma c’era un ragazzino paffutello, che in seguito avrei rincontrato alle scuole medie, che era un gran dritto e, senza dare nell’occhio, si appropriava di quelle piccole leccornie rubandole lì davanti a tutti. Facendo lo gnorri, dopo il furto con destrezza, se le pappava subito per cancellare le prove. Sua sorella, che era divenuta mia amica, mi rivelò il fattaccio e allora restavamo a guardarlo entrambe sorridendo. Quando il ragazzino si accorse di essere osservato perché avevamo scoperto la sua marachella, ci guardò male, come a dirci: che volete? Non sto facendo niente! Non mi guardate sennò mi fate scoprire, e se succederà poi saranno botte. Ne sarebbe stato capace. Il furfantello era un attaccabrighe.

Nelle foto della comunione compare anche il mio migliore amico, con il quale eravamo inseparabili. All’epoca lui sentiva di avere una grande stima di se stesso, ed effettivamente nelle foto questo fatto emerge stentoreo. Sembra un Apollo, incredibilmente bello, con quegli occhi tra il verde e il grigio. Oggi il mio amico è molto più dimesso e non si sente più la persona più importante e felice del mondo. Ha dovuto abbassare le penne per via delle numerose scoppole prese dalla vita. Delle volte penso di avergli attaccato molta della mia insicurezza. Nelle foto compare anche un altro nostro compagno di scuola. Era un tipo molto violento che quando aggrediva qualcuno mi dava sempre la tremarella, mi paralizzava assistere alle sue crisi di brutalità. Oggi ho scoperto che è morto. L’ho letto sul giornale. Lo hanno ammazzato accoltellandolo. Da allora qualcosa dentro me non trova pace. Perché sapevo che sarebbe andata così e non ho mai fatto niente per cambiare le cose. Ricordo che una volta, quando facevamo le Elementari, stavamo parlando di cosa avremmo fatto da grandi. Tutti favoleggiavamo e ci facevamo fantasie su noi stessi e gli altri bambini. Ma quando dovetti pensare a lui, fu come se delle scure nubi si addensassero sul suo destino. Non percepivo il suo futuro, o perlomeno non vedevo un futuro normale. Ero certa che sarebbe finito in galera, o ammazzato, perché era un tipo che non si sottraeva mai alla lotta. Non l’avevo mai visto arretrare una volta in vita sua. Comunque avevo ragione in entrambi i casi: è stato in galera e poi lo hanno pure accoppato. Ho provato a scrivere qualcosa su di lui, la sua storia, anche per riabilitarlo. Ma non ci sono riuscita perché nella sua vicenda c’è solo violenza. E non sono capace di scrivere una storia così cupa senza rischiare una depressione incipiente.

Poi ci sono le foto di carnevale. Da piccola mi vestivo sempre o da strega oppure, quando divenni più grande, da principessa. Ricordo l’orgoglio del vestito da principessa, ricordo come mi sentissi bella e femminile. Invece quel ragazzo che oggi è morto ricordo che fu l’unico, l’ultimo anno delle Elementari, ad avere il coraggio a vestirsi da donna. Nessuno lo avrebbe fatto, per non essere scambiato per un invertito o lesbica. Lui invece, che avrebbe spezzato le ossa a tutti coloro avessero insinuato qualcosa in merito, poteva permetterselo. E ricordo che nessuno osò fargli una battuta del genere. Neppure uno. Un giorno capitai con lui in bagno. Mi fece vedere il suo cazzino. Lui già si faceva le pippine, al contrario di me che non mi ero mai minimamente sfiorata. Penso che gli piacessi. E avrebbe pure potuto farmisi se in qualche maniera non avesse nutrito una qualche forma di rispetto per me.

Altre foto… Le foto del mare, di quando andammo nel sud del paese. Ricordo bene quel viaggio che si rivelò per me molto amaro. C’era anche quella volta mia cugina, che flirtava con me… Ma poi una notte vennero dei tipi nuovi. Da allora mia cugina tenne un atteggiamento di odio sconfinato verso me. Chissà perché regalò ai nuovi venuti tutte le sue migliori blandizie, mentre a me cominciò ad odiarmi a più non posso. Quella fu la prima volta in cui mi resi conto chi fosse in realtà mia cugina e di cosa fosse capace. Fino allora non avevo mai patito un tal odio sconfinato e insensato di cui non avevo avuto nessuna colpa. Vedo quelle foto e ricordo l’angoscia di quei giorni in cui non sapevo dove andarmi a nascondere. Vedo il volto di mia cugina sorridere vigliaccamente all’obiettivo della Signora, vedo il suo sorriso falso mentre sta odiando sua cugina, cioè me… Che brutto periodo fu quello, e come sanno esser cattive le bambine….

Anche il diffidente e chiuso Signore un giorno scoprii che guardava quelle foto con nostalgia. Dunque anche lui aveva un cuore, dopotutto. Ben sepolto negli escrementi, ma ce l’aveva.

laila

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